Mese: Agosto 2026
Quanto bene ha fatto Don Alberto Carlevato, lungo trent’anni e più, nella sua esperienza pastorale quasi interamente vissuta a servizio delle parrocchie e del popolo di Dio che è in Villareggia, Mazzè, Tonengo?
Lo possono raccontare i suoi parrocchiani, lo possono testimoniare le tante persone che lui ha aiutato anche nei tornanti più difficili di quello che Cesare Pavese ha chiamato “Il mestiere di vivere”.
Sempre con discrezione, sentimenti fraterni, umiltà, capacità di ascolto.
Le mie mani – diceva di sé Madre Teresa di Calcutta – hanno asciugato tante lacrime.

Lo raccontano, però, con efficacia comunicativa non eguagliabile, le lacrime che scorrono sui volti degli Animatori del Centro estivo, dell’Oratorio “MTV”, sigla che è facile decifrare.
Lacrime che nel nostro filmato, unito a queste note, non abbiamo ostentato, ma nemmeno abbiamo “tagliato”.
Le lacrime parlano più di tante parole.
Dicono di un contrasto: il contrasto tra i sentimenti di questo giorno, che è un giorno di commiato, anche se certamente non è un addio, ed i sentimenti delle tante giornate di divertimento, formazione, crescita gioiosa nella fede offerta come un dono prezioso anche ai più piccoli, perché si incamminassero sulla “strada diritta”.

Abbiamo “convissuto” alcune giornate delle uscite estive presso il Santuario del Trompone, vera “cerniera” pastorale tra Canavese e Vercellese, insieme a ragazzi ed Animatori.
Con loro, lungo tutte le giornate, sempre il Parroco, ad ascoltare, guidare, organizzare, inventarsi appuntamenti, giochi, gite.
Con lui tanti Volontari che per anni hanno dato vita a quella che ci piace chiamare (si conceda il linguaggio da Protezione Civile) “Unità di intervento pastorale”
Una Chiesa viva.
Sarà anche, con locuzione moderna, una “Chiesa in uscita?”.
Forse.
Di sicuro è una Chiesa profondamente inserita nella società, perché sa parlare ai cuori ed ascolta i cuori.
Una chiesa che non solo annuncia, ma testimonia il Vangelo.
***
Se dicessimo che solo gli Animatori avevano gli occhi lucidi mentiremmo.
Non erano i soli.
Eppure era palpabile anche la gioia di poter dire un “grazie” forte e chiaro ad una persona che lo ha meritato con il dono della propria vita, spesa ogni giorno senza afasie.
Con un carisma particolare, come sappiamo.

Don Alberto ha raccolto il testimone di Don Sandro Giovannone che aveva tradotto nella pratica pastorale l’insegnamento di Sant’Agostino: “Chi canta prega due volte”.
Insegnamento che poi, molto più tardi, Mons. Marco Frisina avrebbe in qualche modo pragmaticamente integrato aggiungendo un piccolo, ma importante avverbio: “Chi canta bene prega due volte”.
***
La S.Messa che sabato 29 agosto si è celebrata presso il Santuario del Trompone (XXII T.O. – Ger 20, 7-9; Sal.62; Rm 12, 1-2; Mt 16, 21-27.) ha reso palpabile che attorno al Verbo Incarnato si compie il linguaggio dell’amore.
Linguaggio che ha offerto tante espressioni.
Anzitutto, l’illuminante omelia di Don Stefano Revello (anch’essa integrale nel filmato che accompagna queste note).
Hanno concelebrato Mons. Lorenzo Piretto (Arcivescovo Emerito di Smirne) e Don Thierry Aimé Tomo dei Silenziosi Operai della Croce.

Poi il pensiero di Don Giovan Giuseppe Torre, Rettore del Santuario: a quale figura biblica potremmo accostare don Alberto?
Certamente al Buon Samaritano.
Che non si sottrae al dovere ed all’impegno della prossimità.
E’ la cosa essenziale, ma forse non è ancora tutto, non mancano altre iridescenze.
Ed è proprio Don Alberto, giunti al termine della Celebrazione, tra i ringraziamenti (lo ascoltiamo in video), a dire: non ho fatto nulla di straordinario, ho fatto il Parroco.
Che è un po’ come richiamare il Vangelo di Luca (17,10):
“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare””.
Ma soprattutto ciò che conta nella vita di un Pastore e del gregge che a lui è affidato, è l’adesione a quella missione illustrata in Giovanni, 21,17:
“Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”, e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore (…)”.
***
Ed è forse proprio questa la chiave che aiuta ad affrontare il futuro non già dimenticando ciò che è stato.
Ciò che è stato sarà ancora perché una comunità ormai cresciuta saprà fare tesoro di un esempio e perpetuare un insegnamento.
Un insegnamento che nella vita quotidiana delle persone si dilaterà in echi e risonanze che avranno durata, come il suono di una parola sincera.
Ma ci sono altre comunità che ora attendono questa testimonianza, questo insegnamento, questo amore.
***

Villareggia, Mazzè e Tonengo, insieme a Moncrivello, sono state (come in tante altre occasioni) rappresentate dai Primi Cittadini, accompagnati da altri Amministratori dei rispettivi Comuni: un ulteriore segno di una feconda comunicazione tra comunità civile e comunità religiosa.
***
Che dire della Corale interparrocchiale che tante volte abbiamo ascoltato e che è un maturo frutto pastorale di Don Alberto?

I suoi Coristi (hanno diretto le Signore Paola Repetto e Viviana Gerardi) hanno avuto, insieme al Maestro Sandro Frola (accompagnato per l’occasione al violino dal Maestro Edoardo Malannino) offrire a Don Alberto un dono veramente straordinario.

Una versione dell’Ave Maria che il prof. Frola ha composto per lui, per questo giorno di saluto e ringraziamento.
Un inedito prezioso che siamo lieti di offrire in video ai Lettori.
Infine, un ringraziamento anche da parte nostra.
A Don Alberto, prima di tutto, che ci ha sempre onorati della propria amicizia e collaborazione nel nostro lavoro.
Ai suoi Volontari ed alla Corale.
Ultimo, ma certo non per importanza, a Don Giovan Giuseppe Torre, testimone autentico della Parola e con lui l’intera comunità dei Silenziosi Operai della Croce.
Novara, 31/08/2026 – C’è una parola che Costanza Gallina, consulente HR e orientatrice professionale, ripete più di ogni altra quando racconta il suo lavoro: consapevolezza. Non è un concetto astratto da corso motivazionale ma il cuore di un metodo che applica da anni su due fronti non troppo distanti: da un lato le persone, spesso donne, che cercano una nuova direzione nel loro percorso di orientamento professionale; dall’altro le aziende, che le affidano l’attività di ricerca e selezione del personale e servizi specialistici, come la valutazione dello stress lavoro correlato.
Un doppio binario che, a guardarlo da vicino, racconta la stessa storia da due prospettive opposte: capire chi si è, prima ancora di decidere cosa fare o chi assumere.
Il rischio di ridurre le persone a parole chiave
Nell’epoca in cui la selezione del personale si affida sempre più spesso a software che scremano curriculum per keyword e algoritmi che assegnano punteggi di “match” tra candidato e posizione, Gallina non nasconde una certa preoccupazione, che esprime senza mezzi termini:
«Ci stiamo innamorando dell’intelligenza artificiale anche nella selezione del personale. Ma assumere qualcuno non significa trovare la migliore combinazione di parole chiave; anch’io uso strumenti digitali e AI — sarebbe assurdo non farlo oggi — ma gli strumenti devono stare nelle mani di professionisti capaci di leggere le persone.»
È una distinzione che sembra sottile e che invece è tutto il punto: non è la tecnologia il problema ma l’idea che possa sostituire il giudizio, l’esperienza e la sensibilità di chi un colloquio lo sa condurre davvero, oltre la scheda del CV. Un tema che riguarda le aziende, che rischiano di scartare i profili giusti per un algoritmo troppo rigido ma anche i candidati, sempre più spesso valutati da un sistema prima ancora di parlare con una persona.
Dalla teoria alla pratica: un metodo che nasce dall’ascolto
Questa filosofia non è nata a tavolino. Gallina la applica quotidianamente nei suoi due ambiti di lavoro, che a prima vista sembrano distanti ma che condividono la stessa domanda di fondo.
Sul fronte B2C, lavora soprattutto con donne che, in momenti diversi della vita, un cambio di città, una maternità, un licenziamento, o semplicemente la sensazione di essere ferme da troppo tempo, cercano di ritrovare una direzione professionale che sia davvero loro e con essa un’indipendenza economica che spesso è la premessa, più che la conseguenza, di ogni altro cambiamento.
Sul fronte B2B, la stessa attenzione alla persona si traduce in due servizi molto concreti per le aziende: la ricerca e selezione del personale, condotta con un metodo che non si accontenta della corrispondenza tra competenze e job description, e la valutazione dello stress lavoro correlato, un obbligo di legge che Gallina tratta come un’occasione , oltre che adempimento agli obblighi di legge, per capire davvero come stanno le persone che lavorano dentro quell’organizzazione.
“Realizza chi sei”: la consapevolezza come conquista, non come dono
Questo doppio percorso, professionale e umano, è al centro di “Realizza chi sei. Un percorso di self-empowerment” (2023), il libro in cui Costanza Gallina mette nero su bianco alcune riflesisoni sull’importanza del “conoscere se stessi”. La tesi di fondo è tanto semplice quanto, nella pratica, difficile da realizzare: la consapevolezza di sé non è un talento con cui si nasce ma una competenza che si costruisce, attraverso impegno, determinazione e soprattutto il desiderio genuino di potersi guardare allo specchio e cambiare in meglio.
Nel libro, che raccoglie strumenti pratici più che teoria, Costanza accompagna il lettore in un percorso che parte da una domanda scomoda: chi sono davvero, al netto dei ruoli che gli altri mi hanno assegnato, per arrivare a strumenti concreti di auto-orientamento. Non un manuale di produttività ma un percorso di self-empowerment nel senso più letterale del termine, ossia riprendersi il potere di decidere della propria vita professionale, invece di subirla.
Un filo che tiene insieme persone e aziende
Quello che rende interessante il percorso professionale di Costanza Gallina non è tanto il fatto di occuparsi sia di persone che di aziende, quanto il rifiuto di trattarle come due mondi separati da metodi diversi. Se un’azienda vuole assumere bene, deve saper leggere le persone, non solo le competenze. E se una persona vuole ritrovare la propria strada professionale, deve prima di tutto conoscersi; esattamente come chiede a un recruiter di fare con i candidati.
In un mercato del lavoro sempre più affidato ad algoritmi, filtri ATS e chatbot di selezione, Gallina sceglie di scommettere su ciò che, per fortuna, nessuna tecnologia sa ancora fare davvero: leggere le persone. Comprenderne il valore, le competenze, le contraddizioni e il potenziale. Perché dietro un curriculum c’è sempre una persona. E lo stesso vale quando siamo noi a doverci guardare allo specchio e capire chi siamo, cosa sappiamo fare e dove vogliamo andare.
Costanza Gallina è consulente HR e orientatrice professionale. Si occupa di orientamento e riposizionamento professionale per privati e di ricerca e selezione del personale e valutazione dello stress lavoro-correlato per le aziende. Nel corso della sua esperienza professionale ha lavorato anche in ambito universitario e ha partecipato a convegni nazionali e internazionali dedicati al valore del lavoro nella vita delle persone, con attenzione all’inclusione e all’occupabilità delle persone con disabilità È autrice di “Realizza chi sei. Un percorso di self-empowerment” (2023).
Dati di Contatto
Dr.ssa Costanza Gallina
Telefono 340.87.36.461
https://www.costanzagallina.it
Il cammino in Coppa Italia del Borgosesia si interrompe al cospetto di una concreta Biellese, capace di colpire nei momenti chiave del match.
Nonostante la sconfitta per 3-0, la compagine valsesiana non ha affatto demeritato, disputando una prova gagliarda ma condannata da un blackout di appena dieci minuti a cavallo dell’intervallo.
Nel quartier generale dei bianconeri, mister Luca Prina si affida a un abbottonato 4-4-2: Vergna in porta; retroguardia formata da Germano, Brancato, Pavan e De Mori; linea mediana con Di Cesare, Salducco, Caselli e Sangiorgio, mentre il peso dell’attacco è affidato al tandem Naamad-Beltrame.
Risponde il Borgosesia di mister Thomas Forzatti schierandosi con un offensivo 4-3-3: tra i pali c’è Salina; difesa composta da Negretti, Calafiore, Cagia e Fiumanò; in mezzo al campo agiscono il metronomo Pinheiro, Bazzan e Gerbino, con il tridente offensivo formato da Cum e Daniello ai lati di Berni.
La prima frazione scorre via sul filo di un sostanziale equilibrio, con un ritmo sostenuto ma poche vere emozioni e manovre che ristagnano a centrocampo.
I granata si fanno vivi al quarto d’ora con Fiumanò, che sugli sviluppi di una punizione calcia alto in spaccata.
La replica locale arriva con il destro a lato di Beltrame (17′) e con l’incornata imprecisa dell’ex Pavan.
Alla mezzora Naamad sfonda centralmente ma viene murato al momento della conclusione, mentre al 38′ è ancora Fiumanò, di testa da posizione defilata, a fallire il bersaglio.
Quando l’intervallo sembra ormai alle porte, si spezza l’equilibrio: Naamad scatta in contropiede e serve Beltrame; il numero 10 controlla maldestramente la sfera, ma dalle retrovie spunta Germano che fredda il portiere da due passi.
In pieno recupero, un tacco al volo di Berni non trova fortuna.
La ripresa si apre senza sostituzioni ma con il micidiale raddoppio dei padroni di casa.
Passano appena cinque minuti: Caselli sfonda per vie centrali, Pinheiro entra in tackle e la sfera, anziché fermarsi per il probabile fallo, carambola favorevolmente sui piedi di Naamad, il quale s’in invola solitario e sigla il 2-0 che indirizza definitivamente la contesa.
Mister Forzatti prova a scuotere i suoi inserendo Valentino in attacco.
Il Borgosesia reagisce con orgoglio: al 20′ Cum spreca da ottima posizione alzando troppo la mira e un minuto più tardi lo stesso esterno si invola sulla destra servendo sul secondo palo un pallone d’oro che Manto, in scivolata, spedisce sul fondo.
I valsesiani alzano il baricentro e stringono i denti alla ricerca del gol: prima Pinheiro impegna la retroguardia con un tiro deviato in corner, poi nel finale un vero e proprio arrembaggio con tentativi ravvicinati di Manto e Capogna.
L’assedio granata dura fino al triplice fischio, ma il punteggio non muta più.
Questo sino al 48′ quando per un fallo di Fiumanò la Biellese fa 3-0 su rigore con Sekka.
Per il Borgosesia è ora di voltare pagina e focalizzarsi sul debutto in campionato, fissato per domenica 6 settembre sul difficile campo del Chisola.
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Redazione di Vercelli
La presenza salesiana a Vercelli ha una data di inizio “ufficiale”, considerando nel 1912 l’avvio dell’attività parrocchiale al Belvedere.
Ma sappiamo che – a partire dalle visite dello stesso San Giovanni Bosco, la prima il 15 settembre 1861 – quello del 1912 è in realtà il momento in cui giunge a compimento un progetto e, prima ancora, un’idea, che aveva permesso di celebrare la prima Messa in un luogo destinato a diventare
parte della storia della città e della diocesi, già il 12 maggio 1901.
Come sempre, quando c’è di mezzo l’azione dello Spirito Santo, quando è all’opera la sollecitudine materna di Maria Ausiliatrice, un traguardo non è che un punto di partenza e così è possibile, in questo 2026, celebrare tanto i 125 anni di missione della Congregazione a Vercelli, quanto i 114 della sua partecipazione “organica” alla vita diocesana.

Diciamo “celebrare” e non “festeggiare” perché, purtroppo, oggi, 30 agosto 2026, è il giorno di un commiato.
I Salesiani lasciano Vercelli.
Non ripeteremo quanto hanno detto bene tanto don Claudio Giovannini, sia nel saluto introduttivo, sia nell’omelia dettata nel corso della S.Messa di questa mattina, (il video ripropone questi e altri momenti della Liturgia), quanto altri testimoni: il Diacono Claudio Maniscalco, il rappresentante della comunità parrocchiale Angelo Benedetti, le Figlie di Maria Ausiliatrice.

La contrazione delle presenze di Ordini e Congregazioni religiosi in tutta la Chiesa italiana e non soltanto a Vercelli è, del resto, un dato di fatto con cui fare i conti, ovviamente senza alcun compiacimento, ma anche senza fatalismo e senza drammi e con fiduciosa remissione ai disegni della Provvidenza.
Sempre misericordiosi, anche quando misteriosi: un mistero che impariamo a conoscere sin dall’incontro con quel punto interrogativo che sigilla il versetto di San Luca, 18,8.
Un punto interrogativo che interpella l’uomo e la donna di ogni tempo, senza escludere ciascuno di noi nel tempo che ci è dato di vivere.
Un Mistero che ci interpella anche quando, di fronte al tabernacolo che custodisce l’ostia consacrata, proviamo a “connetterci” con quella Persona che è vero Dio e vero uomo, nato da Maria Vergine; Persona in cui tutto si ricapitola: la Storia, le storie, l’umana vicenda, il principio e la fine di ciò che si inizia informando che: “Bereshit barà Elohim”.
***
Ma questi pensieri oggi lasciano il posto – anzi, in qualche modo si compiono – nell’espressione di una parola, breve e sincera: grazie.
Grazie di tutto.
Grazie in anticipo anche al nuovo Parroco, Don Andrea Passera, oggi presente a concelebrare (ha presieduto il Vicario dell’Ispettore Don Michele Molinar, concelebranti alcuni Confratelli) che si è assunto un impegno di grande rilievo per tutta la Comunità pastorale 18: siamo certi che lo onorerà al meglio.
***

Concludiamo volentieri quanto doverosamente queste note dicendo dei canti come sempre molto belli offerti dalla Corale parrocchiale diretta dalla Signora Antonella Ganzaroli; all’organo il Maestro Marco Pultronaggio.
La Città di Vercelli ha partecipato questa mattina, domenica 30 agosto, alla commemorazione del terzo anniversario della tragedia ferroviaria in cui persero la vita Kevin Laganà, Michael Zanera, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Aversa e Giuseppe Sovillo.
Il Sindaco, Roberto Scheda, su invito del sindaco di Brandizzo Monica Durante, ha portato la vicinanza dell’intera comunità vercellese alle famiglie delle cinque vittime: “𝐿𝑎 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑏𝑎𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀. 𝐿𝑎 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑎𝑙𝑖𝑒𝑛𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝑈𝑛𝑎 𝑅𝑒𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎, 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑢𝑙 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜, 𝑛𝑜𝑛 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑟𝑎𝑠𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑖. 𝐴𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑙 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒, 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜𝑙𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑒 𝑐𝑖𝑜̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑒̀ 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑠𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑎 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑟𝑣𝑖”.
Scheda ha infine rimarcato: “Il lavoro deve dare dignità. Il lavoro deve dare futuro, non togliere la vita”.
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Redazione di Vercelli
La seconda edizione di Risò, in programma a Vercelli dall’11 al 13 settembre, coinvolge attivamente le scuole del territorio vercellese, chiamando gli studenti a partecipare non soltanto come visitatori, ma come parte integrante della manifestazione. Il Festival diventa così un vero e proprio laboratorio sul campo, nel quale le competenze acquisite durante il percorso scolastico potranno essere applicate in un contesto operativo, a diretto contatto con il pubblico, gli organizzatori e le diverse realtà del territorio.
Ad affiancare il personale di accoglienza al Village, in Piazza Antico Ospedale, saranno circa 80 studenti dell’Istituto di Istruzione Tecnico “Camillo Cavour”, dell’Istituto Professionale “B. Lanino” e dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Galileo Ferraris” che parteciperanno nell’ambito della Formazione Scuola Lavoro, mettendo in pratica le conoscenze e le abilità acquisite nei rispettivi settori di formazione (tecnologico ed economico, AFM – Amministrazione, Finanza e Marketing, Turismo, CAT – Costruzioni, Ambiente e Territorio, Servizi Commerciali e Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale, Agraria e Alberghiero), con un’esperienza diretta nel contesto della manifestazione.
L’Istituto d’Istruzione Superiore “Lombardi”, invece, in collaborazione con la Banca del Tempo di Vercelli, sarà protagonista dell’evento “Vercelli si veste di RISÒ – Riso Memorie e Creatività”, una sfilata di moda ispirata al mondo del riso e alla figura delle mondine negli anni Quaranta, simbolo del lavoro femminile nelle risaie e parte fondamentale dell’identità del territorio vercellese. Le studentesse del Dipartimento Moda dell’Istituto presenteranno una collezione di abiti ispirata agli elementi caratteristici della vita nelle risaie reinterpretati in chiave stilistica contemporanea.
La presenza delle scuole conferma la volontà di Risò di costruire un Festival capace di coinvolgere concretamente la città e le sue realtà formative.
Attraverso l’accoglienza, l’esperienza organizzativa e la creatività, gli studenti contribuiranno a raccontare l’identità risicola del territorio con uno sguardo nuovo, trasformando il patrimonio locale in competenze, consapevolezza e partecipazione.
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