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MONCRIVELLO SANTUARIO DEL TROMPONE - Il grazie dei parrocchiani di Villareggia, Mazzè, Tonengo al Parroco Don Alberto Carlevato per un ministero pastorale intelligente e dedito alla testimonianza del Vangelo - Tanti gli insegnamenti del Sacerdote ora destinato a servire un'altra comunità - Ma il suo magistero avrà durata, si dilaterà in echi e risonanze, come il suono di una parola sincera - IL VIDEO E LA GALLERY

E dalla Cantoria un regalo davvero speciale

Quanto bene ha fatto Don Alberto Carlevato, lungo trent’anni e più, nella sua esperienza pastorale quasi interamente vissuta a servizio delle parrocchie e del popolo di Dio che è in Villareggia, Mazzè, Tonengo?

Lo possono raccontare i suoi parrocchiani, lo possono testimoniare le tante persone che lui ha aiutato anche nei tornanti più difficili di quello che Cesare Pavese ha chiamato “Il mestiere di vivere”.

Sempre con discrezione, sentimenti fraterni, umiltà, capacità di ascolto.

Le mie mani – diceva di sé Madre Teresa di Calcutta – hanno asciugato tante lacrime.

Lo raccontano, però, con efficacia comunicativa non eguagliabile, le lacrime che scorrono sui volti degli Animatori del Centro estivo, dell’Oratorio “MTV”, sigla che è facile decifrare.

Lacrime che nel nostro filmato, unito a queste note, non abbiamo ostentato, ma nemmeno abbiamo “tagliato”.

Le lacrime parlano più di tante parole.

Dicono di un contrasto: il contrasto tra i sentimenti di questo giorno, che è un giorno di commiato, anche se certamente non è un addio, ed i sentimenti delle tante giornate di divertimento, formazione, crescita gioiosa nella fede offerta come un dono prezioso anche ai più piccoli, perché si incamminassero sulla “strada diritta”.

Abbiamo “convissuto” alcune giornate delle uscite estive presso il Santuario del Trompone, vera “cerniera” pastorale tra Canavese e Vercellese, insieme a ragazzi ed Animatori.

Con loro, lungo tutte le giornate, sempre il Parroco, ad ascoltare, guidare, organizzare, inventarsi appuntamenti, giochi, gite.

Con lui tanti Volontari che per anni hanno dato vita a quella che ci piace chiamare (si conceda il linguaggio da Protezione Civile) “Unità di intervento pastorale”

Una Chiesa viva.

Sarà anche, con locuzione moderna, una “Chiesa in uscita?”.

Forse.

Di sicuro è una Chiesa profondamente inserita nella società, perché sa parlare ai cuori ed ascolta i cuori.

Una chiesa che non solo annuncia, ma testimonia il Vangelo.

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Se dicessimo che solo gli Animatori avevano gli occhi lucidi mentiremmo.

Non erano i soli.

Eppure era palpabile anche la gioia di poter dire un “grazie” forte e chiaro ad una persona che lo ha meritato con il dono della propria vita, spesa ogni giorno senza afasie.

Con un carisma particolare, come sappiamo.

Don Alberto ha raccolto il testimone di Don Sandro Giovannone che aveva tradotto nella pratica pastorale l’insegnamento di Sant’Agostino: “Chi canta prega due volte”.

Insegnamento che poi, molto più tardi, Mons. Marco Frisina avrebbe in qualche modo pragmaticamente integrato aggiungendo un piccolo, ma importante avverbio: “Chi canta bene prega due volte”.

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La S.Messa che sabato 29 agosto si è celebrata presso il Santuario del Trompone (XXII T.O. – Ger 20, 7-9; Sal.62; Rm 12, 1-2; Mt 16, 21-27.) ha reso palpabile che attorno al Verbo Incarnato si compie il linguaggio dell’amore.

Linguaggio che ha offerto tante espressioni.

Anzitutto, l’illuminante omelia di Don Stefano Revello (anch’essa integrale nel filmato che accompagna queste note).

Hanno concelebrato Mons. Lorenzo Piretto (Arcivescovo Emerito di Smirne) e Don Thierry Aimé Tomo dei Silenziosi Operai della Croce.

Poi il pensiero di Don Giovan Giuseppe Torre, Rettore del Santuario: a quale figura biblica potremmo accostare don Alberto?

Certamente al Buon Samaritano.

Che non si sottrae al dovere ed all’impegno della prossimità.

E’ la cosa essenziale, ma forse non è ancora tutto, non mancano altre iridescenze.

Ed è proprio Don Alberto, giunti al termine della Celebrazione, tra i ringraziamenti (lo ascoltiamo in video), a dire: non ho fatto nulla di straordinario, ho fatto il Parroco.

Che è un po’ come richiamare il Vangelo di Luca (17,10):

“Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare””.

Ma soprattutto ciò che conta nella vita di un Pastore e del gregge che a lui è affidato, è l’adesione a quella missione illustrata in Giovanni, 21,17:

“Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”, e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore (…)”.

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Ed è forse proprio questa la chiave che aiuta ad affrontare il futuro non già dimenticando ciò che è stato.

Ciò che è stato sarà ancora perché una comunità ormai cresciuta saprà fare tesoro di un esempio e perpetuare un insegnamento.

Un insegnamento che nella vita quotidiana delle persone si dilaterà in echi e risonanze che avranno durata, come il suono di una parola sincera.

Ma ci sono altre comunità che ora attendono questa testimonianza, questo insegnamento, questo amore.

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Villareggia, Mazzè e Tonengo, insieme a Moncrivello, sono state (come in tante altre occasioni) rappresentate dai Primi Cittadini, accompagnati da altri Amministratori dei rispettivi Comuni: un ulteriore segno di una feconda comunicazione tra comunità civile e comunità religiosa.

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Che dire della Corale interparrocchiale che tante volte abbiamo ascoltato e che è un maturo frutto pastorale di Don Alberto?

I suoi Coristi (hanno diretto le Signore Paola Repetto e Viviana Gerardi) hanno avuto, insieme al Maestro Sandro Frola (accompagnato per l’occasione al violino dal Maestro Edoardo Malannino) offrire a Don Alberto un dono veramente straordinario.

Una versione dell’Ave Maria che il prof. Frola ha composto per lui, per questo giorno di saluto e ringraziamento.

Un inedito prezioso che siamo lieti di offrire in video ai  Lettori.

Infine, un ringraziamento anche da parte nostra.

A Don Alberto, prima di tutto, che ci ha sempre onorati della propria amicizia e collaborazione nel nostro lavoro.

Ai suoi Volontari ed alla Corale.

Ultimo, ma certo non per importanza, a Don Giovan Giuseppe Torre, testimone autentico della Parola e con lui l’intera comunità dei Silenziosi Operai della Croce.

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