Mese: Ottobre 2026
“Radici forti per spiccare il volo”: un titolo che racchiude il senso della serata divulgativa in programma mercoledì 14 ottobre, alle ore 18.00, nella Sala Conferenze di Villa Paolotti a Gattinara, (Corso Valsesia 112).
Un incontro gratuito, interessante e informativo, pensato per approfondire alcuni degli aspetti più importanti che accompagnano la crescita e lo sviluppo del bambino nei primi sei anni di vita.
A condurre la serata saranno Francesca Dossena, logopedista e Gaia Morino, TNPEE – Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, che metteranno a disposizione la propria esperienza professionale per offrire spunti, informazioni e strumenti utili nella quotidianità.
L’appuntamento è rivolto non soltanto ai genitori e ai futuri genitori, ma anche a caregiver, insegnanti, educatori e, più in generale, a tutti coloro che accompagnano i bambini nel loro percorso di crescita.
Nel corso dell’incontro saranno affrontati diversi temi: dai bisogni emotivi e relazionali del bambino allo sviluppo del linguaggio e della comunicazione, dal valore del gioco nella crescita al ruolo fondamentale degli adulti nell’accompagnare lo sviluppo, fino ad alcune strategie pratiche da utilizzare nella vita di tutti i giorni.
L’obiettivo è offrire un momento accessibile e partecipato nel quale comprendere meglio le diverse tappe dello sviluppo infantile e riflettere sull’importanza delle relazioni, dell’ascolto e degli stimoli che accompagnano i primi anni di vita.
Il messaggio scelto per la serata ne sintetizza efficacemente lo spirito: “Per crescere ogni bambino ha bisogno di radici solide che gli permettano di spiccare il volo”.
«I primi anni di vita sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo di ogni bambino – sottolineano il Sindaco di Gattinara, Maria Vittoria Casazza e il Vicesindaco Daniele Baglione -. Incontri come questo rappresentano un’occasione preziosa per offrire alle famiglie, agli insegnanti e agli educatori informazioni, strumenti e maggiore consapevolezza. Accompagnare un bambino nella crescita significa saperne ascoltare i bisogni, rispettarne i tempi e aiutarlo, giorno dopo giorno, a costruire quelle “radici forti” che gli consentiranno, domani, di spiccare il volo. Ringraziamo la Dottoressa Dossena e la Dottoressa Morino che hanno promosso questa iniziativa e che metteranno le loro competenze a disposizione della nostra Comunità».
L’appuntamento è quindi per mercoledì 14 ottobre alle ore 18.00, nella Sala Conferenze di Villa Paolotti a Gattinara, la partecipazione è gratuita.
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Redazione di Vercelli
RIFIORIRE. L’idea di quest’anno è quella di aprire, approfondire e offrire esperienze positive: storie di rinascita, di ritrovata voglia di futuro tra persone di diversa cultura e provenienza.
Torniamo dunque al cuore di FESTA POPOLI: una grande occasione di incontro e di fiducia per poter costruire insieme una comunità solida, pacifica, ricca di possibilità per tutti.
In un tempo appesantito da fatiche e difficoltà di relazione, da notizie di guerre, tensioni, catastrofi, porre al centro il tema del RIFIORIRE vuol dire per noi impostare e favorire una sana e feconda linea educativa non solo per le nuove generazioni, ma anche per il mondo adulto, provato nella speranza e nei legami.
Stiamo continuando a vivere giorni di preoccupazione, soprattutto per i troppi fronti di guerra e di oppressione che sembrano non chiudersi mai. La nostra manifestazione non potrà dunque che dare spazio anche a questo, e lo farà privilegiando testimonianze incoraggianti, che possano aiutare nella resilienza e nella fiducia nel cambiamento. Non solo con migranti o nuovi cittadini: anche e soprattutto a partire da giovani italiani che hanno attraversato curve difficili ma ne sono usciti più forti.
Come sempre tutto questo sarà declinato secondo differenti approcci, dai più teorici e accademici, proposti in grande misura da docenti universitari ed esperti, a quelli più informali e conviviali, luoghi privilegiati per conoscere altre persone e riscoprire il gusto dello stare insieme.
FESTA POPOLI quest’anno diventa maggiorenne; torna per la diciottesima volta, e conferma l’intesa tra i promotori: ideata dalla Diocesi di Vercelli, e in modo particolare dalla Pastorale universitaria, è organizzata insieme al Comune di Vercelli e gode del supporto del Centro Territoriale per il Volontariato VC-BI. Un contributo consistente è dato inoltre dai numerosi docenti dell’Università del Piemonte Orientale, presenti in quasi tutti gli appuntamenti.
Molti dei professori sono inoltre membri del MiDiS (Centro universitario interdipartimentale di ricerca e formazione su migrazione, diversità e sviluppo sostenibile), che si occupa di ricerca e formazione sulle trasformazioni delle società contemporanee legate alla mobilità umana e alla diversità culturale.
L’animazione di FESTA POPOLI, l’assistenza tecnica, la creatività che fa bello ogni incontro è opera dei giovani, i tanti giovani coinvolti per la preparazione provenienti dal mondo universitario ma anche del Servizio civile.
Negli anni si è infatti consolidato il rapporto tra Pastorale universitaria e Servizio civile: il frutto più gustoso lo si può forse cogliere nella freschezza e nel clima di festa e di mondialità che attraversa ogni tappa di FESTA POPOLI.
GLI APPUNTAMENTI
Mercoledì 7 ottobre ore 18 (Seminario Arcivescovile, piazza sant’Eusebio 10)
Rifiorire qui oggi
FESTA POPOLI 2026 inizierà ufficialmente mercoledì 7 ottobre in Seminario arcivescovile, lo spazio ormai tradizionale che farà da cornice a tutti gli appuntamenti di approfondimento.
La tavola rotonda sarà moderata dal giurista Roberto Mazzola, docente presso l’Università del Piemonte Orientale e membro del MiDis. Egli presenterà anche alcune riflessioni politico-sociali sull’appassire e il rifiorire.
Interverrà anche il vescovo di Asti, monsignor Marco Prastaro, presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese, segnalando alcuni passaggi biblici fondamentali e fondativi della cura dei credenti verso i fratelli migranti.
Insieme a loro siederanno il sindaco di Vercelli, avvocato Roberto Scheda e il professor Menico Rizzi, rettore dell’Università del Piemonte Orientale, che avranno modo di presentare le risorse e l’apporto prezioso offerto da Comune e Università perché a tutti sia dato di fiorire e rifiorire.
Venerdì 9 ottobre (Spazio GIOIN, via Laviny 67) ore 17.30
Biblioteca vivente di belle storie
Il pomeriggio del venerdì 9 ottobre si cambierà location: gli appuntamenti del venerdì sono infatti ospitati nello spazio GIOIN in via Laviny 67.
Nell’ampio cortile sarà aperta, alle 17.30, una speciale biblioteca, dove i libri sono vivi: i testimoni di storie belle di rinascita diventeranno libri da consultare, da leggere con cura, da interrogare ma soprattutto da conoscere con fiducia e gratitudine.
I libri, provenienti da diversi Paesi e da molteplici esperienze, potranno essere letti in “salottini” ad hoc, dopo essere stati scelti dal catalogo generale sul desk d’ingresso.
Alcune delle copertine di questi libri stanno già girando sui social della Pastorale universitaria, grazie al coordinamento di Stefania Erbetta, Sara Ghirardi e Lorenzo Santagata.
La scelta di questa modalità di incontro deriva dall’intento fondamentale di favorire il dialogo e la comprensione reciproca, in linea con i consolidati riconoscimenti come buona prassi per il dialogo interculturale e la promozione dei diritti umani. Vuole essere anche un modo per superare i pregiudizi e per sperimentare come le categorie di fatto non esistono: ogni persona ha la sua storia e compie le sue scelte.
Ore 19 Aperipopolo
Subito dopo, negli stessi spazi, tornerà il primo degli attesi APERIPOPOLI: ancora una volta gusti, lingue, animazioni da ogni parte del mondo intratterranno i partecipanti in allegra amicizia. Nel cortile saranno allestiti stand-laboratorio per la realizzazione di fiori, con differenti tecniche, e la musica sarà garantita dal rap degli Ariza e dalle sonorità di Capo Verde. Il tutto grazie sempre ai giovani della Pastorale e del Servizio civile e al catering della cooperativa 181, secondo una consueta e tradizionale collaborazione.
Lunedì 12 ottobre, ore 18.30 (Seminario Arcivescovile)
Rifiorire, tra fatiche e traguardi
In questo nuovo spazio di approfondimento a intervenire saranno Maria Rita Mottola (Centro studi Cendon), Irene Ponzo (DISSTE – MiDiS), Davide Porporato (DISUM) e William Revello (Fondazione Ufficio Pio).
Quest’ultimo presenterà un contributo dal titolo Fiorire per rifiorire. Creare opportunità, prevenire le disuguaglianze. A partire dall’esperienza della Fondazione Ufficio Pio, si rifletterà sulla responsabilità comune di contrastare le crescenti disuguaglianze e creare opportunità di fioritura per tutti: accanto ai servizi, ai percorsi di accompagnamento e ai trasferimenti monetari, diventa strategico sostenere le persone nella costruzione di asset che consentano loro di scegliere liberamente e realizzare i propri progetti di vita, personali e familiari.
L’avvocato Mottola proporrà un patto di rifioritura, sulla linea dell’idea del professor Paolo Cendon e le potenziali opportunità per una vita nuova. Verranno dunque esaminati i problemi connessi alla libertà di scelta, al bilanciamento tra diritti e doveri delle persone fragili, per concludere con un richiamo alla necessità di rivedere il concetto stesso di capacità di volere.
Il professor Davide Porporato, delegato UPO per i servizi agli studenti, offrirà una riflessione sul fiore della rinascita. A partire da una prospettiva etnoantropologica, si osserverà come le comunità abbiano storicamente affrontato le fatiche dell’esistenza e propiziato la rinascita collettiva e individuale.
Gli ostacoli del vivere in Italia: problemi comuni e possibili alleanze tra vecchi e nuovi cittadini è il titolo del contributo della professoressa Irene Ponzo, che evidenzierà come molti di tali ostacoli rispecchino, amplificandole, le debolezze del paese e, spesso, la tendenza storica dello stato italiano a scaricare sui territori, quando non sui privati, l’onere di risolvere i problemi. Impegnarsi insieme per risolvere problemi che sono di tutti, vecchi e nuovi cittadini, appare quindi essenziale per contribuire a far rifiorire l’Italia e le vite di chi la abita.
Martedì 13 ottobre, ore 14 (Seminario arcivescovile)
Studenti internazionali. percorsi e prospettive
Sul tema della mobilità internazionale e della presenza degli studenti stranieri si soffermerà l’appuntamento successivo: il Seminario ospiterà l’incontro Studenti internazionali. Percorsi e prospettive, con Luca Ragazzoni (DISSTE), Clizia Ranghino (UPO) e alcuni studenti internazionali.
È noto come l’UPO stia impiegando molte energie per l’ampliamento del processo di internazionalizzazione tra gli studenti, nella fiducia in un futuro al plurale. Tra l’altro, in linea con tale impegno programmatico, nel 2025 UPO ha lanciato il Centro Interdipartimentale MiDiS (Migrazioni, Diversità e Sviluppo sostenibile), concependo la mobilità umana come una dimensione trasformativa primaria della società attuale.
Giovedì 15 ottobre, ore 8.30-14 (Seminario Arcivescovile)
Rifiorire attraverso lo studio
Il programma continuerà giovedì 15 ottobre, dalle 8.30, con la mattinata di studi organizzata presso il Seminario arcivescovile, dedicata primariamente agli studenti degli ultimi anni degli Istituti superiori e a quelli universitari. Gli interventi iniziali saranno proposti dai docenti UPO, Laurence Audéoud (DISUM), Alice Colombo (UPO), Carla Ferrario (DISEI- MiDiS).
Come di consuetudine, ai loro contributi assembleari seguiranno i laboratori interattivi di approfondimento condotti dai relatori della prima parte della mattinata, ai quali se ne aggiungono altri condotti dal professor Giampiero Valè (DISSTE), dai giovani della Pastorale universitaria e del Servizio civile.
Venerdì 16 ottobre ore 19 (Spazio GIOIN, via Laviny 67)
Aperipopolo
Anche quest’anno FESTA POPOLI si chiude davvero in festa con il secondo Aperipopolo: tornano i sapori, le danze, le storie e tante piccole e grandi attività giocose proposte dai giovani organizzatori italiani e stranieri. La collaborazione con le associazioni, con Slow Food, con Il Vercellese verso Santa Cruz, con i gruppi musicali Kumalé Toubab e Trio Diferente arricchirà la serata aperta, come ogni appuntamento, a tutti coloro che desiderano sperimentare la gioia dello stare insieme.
Oltre gli appuntamenti
FESTA POPOLI non vorrebbe essere una semplice carrellata di eventi… l’intento è di lanciare ma anche custodire e coltivare messaggi di autentica amicizia, fiducia, formazione e solidarietà. Per questo gli appuntamenti sono solo la parte più visibile di processi e di percorsi che si sviluppano nel tempo e nella sinergia con molte persone e realtà professionali, del terzo settore, istituzionali.
Le piantine – simboliche per il tema di quest’anno – che sono state distribuite, soprattutto tra i vari volontari coinvolti, sono state offerte dal tenimento agricolo della Casa circondariale di Vercelli, luogo in cui la parola RIFIORIRE sembra spesso, più che una prospettiva, un’illusione. Crediamo però che ogni filo, ogni connessione, possa contribuire a sostenere la speranza e la volontà di cambiamento, per quanto difficile e sofferto possa essere.
Anche varie associazioni, soprattutto attraverso il CTV VC-BI, hanno offerto un prezioso contributo. E sempre con il CTV, attraverso la splendida grafica di Glenda Giorcelli, è stato possibile vestire di colori e armonia la comunicazione di FESTA POPOLI.
Un ringraziamento speciale va anche a Mirella Benazzo e Fabiana Innocenti, che hanno seguito la progettazione delle T-shirt di FESTA POPOLI e a Kinan Nahhass e Georges Cheiko che hanno portato, dalla Siria, i braccialetti.
Torniamo infine a ribadire che FESTA POPOLI è frutto di percorsi e attività durate mesi: dietro c’è la formazione e l’impegno dei giovani della Pastorale universitaria e dei tanti che hanno voluto aggregarsi. Dunque… molto è venuto prima e molto continuerà ben oltre gli appuntamenti di FESTA POPOLI.
Allo stesso modo ogni singolo evento raccoglie e rilancia collaborazioni e amicizie.
Chi manca? Attendiamo voi…
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Redazione di Vercelli
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Sicurezza, territorio e coesione sociale.
Sono questi i temi principali che saranno affrontati venerdì 16 ottobre alle ore 21 presso il Salone Polivalente in viale IV Novembre 15, a Livorno Ferraris.
L’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli dialogherà con Marco Porcedda, Assessore alla sicurezza del Comune di Torino e a Simona Paonessa, Consigliera Regionale del Partito Democratico.
Al centro del dibattito aperto al pubblico ci saranno i temi cruciali della sicurezza urbana, della legalità e della coesione sociale, affrontati attraverso le competenze e le esperienze degli ospiti.
In un momento segnato dall’inizio della campagna elettorale che pone al centro della querelle politica il tema della sicurezza, l’incontro intende approfondire e riflettere sulle sfide di oggi alla vivibilità del territorio, all’accoglienza e alla costruzione di comunità più sicure e coese, partendo proprio dalla lunga esperienza “sul campo” di Porcedda, Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri, e Gabrielli.
Quest’ultimo, già prefetto di Roma dal 2016 al 2021, ha ricoperto l’incarico di Capo della Polizia e direttore generale della pubblica sicurezza. Dal 2021 al 2022 è stato inoltre sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Draghi.
Al termine dell’incontro è previsto un momento conviviale con un aperitivo aperto a tutti i partecipanti.
L’incontro rientra nell’Autunno Democratico, il ciclo di incontri sul territorio organizzati dal Partito Democratico di Trino, Crescentino, Livorno Ferraris e Bianzè sui grandi temi che riguardano il nostro Paese e le nostre comunità.
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Redazione di Vercelli
Saranno tre gli appuntamenti dedicati a San Francesco d’Assisi e alla presenza francescana nella storia di Casale Monferrato in occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte del Santo, con un programma che intreccia celebrazione istituzionale, ricerca storica, letteratura e musica.
Il primo appuntamento è in programma lunedì 5 ottobre alle ore 10,30, in piazza San Francesco, presso il monumento di San Francesco Orante, con la Cerimonia commemorativa del Santo Patrono d’Italia.
Dopo i saluti del Sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra e del Rev. Mons. Francesco Mancinelli, sono previste le riflessioni sulla figura di San Francesco affidate a Padre Massimo Colli Franzone.
La cerimonia sarà accompagnata da un intrattenimento musicale a cura delle scuole casalesi.
Il programma proseguirà venerdì 9 ottobre alle ore 18,00, nel Salone del Senato della Biblioteca Civica “G. Canna”, con l’edizione speciale di “Una Storia da Attraversare”, dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi: l’incontro, curato dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l’Associazione Arte, vedrà protagonista Bruno Ferrero, con la collaborazione di Alessandro Togneri, sul tema “I Francescani a Casale Monferrato. Una storia secolare”.
L’appuntamento sarà dedicato alla ricostruzione delle principali tappe della presenza francescana a Casale, a partire dall’insediamento del 1233 e dal successivo stabilirsi, nel 1266, nell’area del cantone Lago.
Saranno, inoltre, oggetto di trattazione le vicende e le grandi figure del francescanesimo casalese fino alla fondazione del convento di San Maurizio di Conzano nel 1422.
Nel corso dell’incontro, Alessandro Togneri accompagnerà la narrazione con una serie di immagini dedicate alla grande letteratura francescana e alla ricostruzione dell’impianto del complesso della chiesa e del convento di San Francesco che sorgeva in cantone Lago.
A concludere il programma sarà, domenica 11 ottobre alle ore 21,00, presso l’Auditorium Santa Chiara, “Arbor Vitae. Da San Francesco a Ubertino da Casale”, iniziativa organizzata dalla Biblioteca Civica “G. Canna” in collaborazione con l’Associazione Arte e Storia e l’Ensemble “Gli Invaghiti”, che proporrà un percorso tra storia, letteratura e musica dedicato a San Francesco e, in particolare, a Ubertino da Casale, protagonista della prima fase della storia dell’Ordine francescano e leader della corrente degli Spirituali: la sua vita, tormentata e complessa, è ricordata anche da Dante nella “Divina Commedia” e, in epoca più recente, è tra i protagonisti de “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
Il titolo della serata richiama l’ “Arbor vitae crucifixae Jesu Christi”, opera di Ubertino pubblicata per la prima volta nel 1305 e ampiamente diffusa in Europa.
La sua vicenda umana e spirituale sarà ripercorsa attraverso gli interventi storici di Antonella Perin e Luigi Mantovani, le letture di Giorgio Milani e le musiche selezionate ed eseguite dall’ensemble.
La partecipazione alle iniziative sarà libero e gratuito.
Per informazioni è possibile telefonare allo 0142 444246 o scrivere a bibliote@comune.casale-monferrato.al.it .
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Redazione di Vercelli
Tutti ricordano il nome di Malala Yousafzai, diventata un simbolo.
Un nome che immediatamente evoca scenari di lotta per il diritto all’istruzione, soprattutto per le bambine e le ragazze, in un contesto segnato da conflitti e da integralismo religioso. La voce di Malala, sopravvissuta ad un attentato dei Talebani mentre si recava a scuola, è diventata l’esempio e il riferimento per tutte le bambine nel mondo, che sono ancora escluse dalla possibilità di accedere alla scolarizzazione. Tante. Troppe.
Il premio Nobel per la pace assegnatole nel 2014 non ha impedito che la sua storia si ripeta in quell’area geopolitica e in molte altre realtà.
Tante Malala continuano a non avere le opportunità di imparare a leggere né a scrivere, né l’accesso all’istruzione necessaria per rivestire un ruolo pubblico e sociale, anzitutto per avere coscienza della propria dignità.
Tante bambine e ragazze restano ancora oggi limitate e ostacolate nella loro crescita da pregiudizi di genere, perché la scuola per le bambine spesso non c’è.
La scuola: presidio di cultura, di conoscenza, di consapevolezza, di progresso sociale ed economico per tante Malala non c’è.
Qualche volta, tuttavia, quasi per una sorta di miracolo di compensazione, alcune persone, lungimiranti e operose, singolarmente o in comunità, suppliscono in parte a questi deficit delle istituzioni, impegnandosi per superare gli ostacoli e innescare esempi positivi.
Una vicenda di questo genere è l’oggetto del nostro racconto che sottoponiamo all’attenzione di chi legge, non solo con intenti consolatori, ma anche per segnalare un’esperienza significativa e aggiungere un’ulteriore sfaccettatura di valore alla parola “Insegnare”.
Una storia che evidenzia la forza dell’insegnamento come impegno civile, come operazione di investimento sociale capace di moltiplicare opportunità per gli abitanti di un intero villaggio.
Quella dell’insegnante è una professione difficile sempre, ma lo è in particolare in alcune aree del mondo dove essa è anche rischiosa per l’incolumità stessa dei maestri, tanto da obbligarli quasi alla clandestinità.
Parliamo ancora una volta di una regione, molto ampia geograficamente, al confine tra il Nord del Pakistan e l’ Afghanisthan. La valle dello Swat è la zona in cui è nata Malala, e proprio nel territorio adiacente c’è il Bajaur, la regione dove si svolge la storia che raccontiamo.
E’ qui che alcuni attivisti, trovano la forza di organizzarsi e cooperare per ottenere le risorse necessarie e così supplire alle carenze, agli ostacoli della dura realtà. E anche questa volta ciò è possibile grazie a una rete di collegamento che unisce persone abitanti in luoghi lontanissimi e che,pur parlando lingue diverse, si intendono benissimo e condividono un obiettivo comune: finanziareuna scuola e dare un’occasione di istruzione ed emancipazione a chi altrimenti non l’avrebbe.
La storia è quella di Habib Hazrat, un giovane nato e cresciuto in un villaggio del Bajaur, da cui è stato costretto a fuggire per salvare la propria vita. Dopo un lungo viaggio nel quale ha affrontato violenze, soprusi e respingimenti, è riuscito ad arrivare in Italia, dove oggi vive e lavora.
Qui Habib non ha mai dimenticato il suo villaggio di origine e, anche da così lontano, ha continuato ad inviare aiuti per sostenere un progetto, un sogno: costruire e sovvenzionare una scuola, un luogo di accoglienza, di formazione e preparazione, per bambini e bambine nel suo villaggio.
Habib, in questo suo intento, per fortuna, non è rimasto da solo: a Vercelli, cittadina lontana migliaia di chilometri da quel villaggio in cui è nato, nel dicembre 2024, si è costituita una piccola associazione di volontariato, grazie all’iniziativa di un gruppo di persone già attive in ambito umanitario nel territorio. Habib è stato così aiutato a reperire fondi da spedire nel suo villaggio, per supportare gli insegnanti e i piccoli studenti della scuola e acquistare i materiali didattici necessari.
Habib spiega che, inizialmente, quando la scuola ha cominciato la sua attività nel villaggio, la reazione di molte famiglie è stata di diffidenza, soprattutto verso l’opportunità di far frequentare le lezioni anche alle bambine. Ma poi persino gli stessi padri hanno compreso quanto possa essere utile che le loro figlie sappiano cavarsela nella gestione della vita quotidiana grazie all’istruzione, aiutando la famiglia a risolvere le difficoltà. Così sono proprio i padri a favorire la frequenza scolastica delle loro figlie.
Nel villaggio comincia a farsi strada la consapevolezza di quanto sia importante l’istruzione, soprattutto femminile, perché essa produce conseguenze e ricadute positive per tutti i membri delle famiglie e della comunità. Tanto che si sta realizzando un effetto sorprendente: attualmente più di duecento, tra bambini e bambine, si sono inseriti in lista di attesa per essere ammessi alla scuola!
Non si tratta di un miracolo, è il buon esempio che, diffondendosi, attiva un processo virtuoso per la collettività perché l’istruzione è vantaggiosa per tutti, migliora la vita, combatte la povertà, limita le ingiustizie, soprattutto quando riguarda l’infanzia femminile.
Per questo la celebre frase di Rita Levi Montalcini “Se istruisci un bambino, avrai un uomo istruito. Se istruisci una bambina, avrai una donna, una famiglia, una società istruita” è diventata il motto dell’associazione vercellese, che con Habib collabora per sostenere la scuola in Bajaur.
Motto ben evidenziato sul sito online dell’associazione che prende il nome di “Bright Future Welfare Foundation”.
L’associazione ha avviato diversi progetti per rispondere ai bisogni della comunità del villaggio, contribuendo al rifornimento di generi alimentari (farina, zucchero, legumi) e medicine alle famiglie in maggiore difficoltà, partecipando all’ organizzazione di campi medici all’interno della scuola, offrendo i mezzi economici per visite e medicine gratuite alla popolazione del villaggio.
Qui infatti è alto il numero di persone in condizioni di estrema povertà, che non hanno le risorse per pagare i servizi sanitari, mentre altre non riescono nemmeno a raggiungere un ambulatorio a causa delle grandi distanze o della mancanza di trasporti. Malesseri comuni come febbre, mal di pancia o tosse spesso restano senza cure. Pertanto l’associazione si preoccupa anche di necessità basilari come cibo e farmaci.
Grazie a questo impegno, piccolo ma tenace, l’associazione, che ha come presidente proprio Habib, ha ricevuto, l’otto dicembre 2025, il Premio Bontà di Vercelli, assegnato ogni anno dal giornale locale La Sesia, e consegnato durante una cerimonia che vede la partecipazione numerosa e commossa della cittadinanza.
Un riconoscimento importante che incoraggia le attività e i progetti e che segnala, una volta di più, come la globalizzazione dell’economia e della finanza deve necessariamente essere incalzata e regolata dalla globalizzazione dei diritti e della solidarietà tra i popoli.
Attualmente l’associazione si è posta alcuni nuovi obiettivi da perseguire e raggiungere.
In particolare si mira al completamento dei lavori per la costruzione di un pozzo vicino al villaggio e alla scuola, sicuro, capace di dare acqua a chine abbia bisogno, perché attualmente la comunità dipende per l’approvvigionamento dell’acqua da un serbatoio collegato a un pozzo lontano diversi chilometri. Inoltre le scorte, faticosamente recuperate dopo diversi viaggi, spesso non bastano.
Ma tutto è complicato in questa regione, non solo per la povertà, ma anche per i conflitti che periodicamente esplodono in episodi di violenza.
Il Bajaur è un distretto governativo, abitato da un milione e mezzo di abitanti, per lo più di etnia pashtun, con una società di tipo prevalentemente rurale. Il distretto si trova al confine occidentale del Pakistan, condividendo una linea di confine di 52 km con la provincia afghana di Kunar.
Con una superficie di 498 chilometri quadrati, il Bajaur occupa un piccolo bacino montuoso, con capoluogo la città di Khar, situata al centro del distretto.
Questa regione, il Bajaur, è situata in una zona di confine dove di recente sono ripresi attacchi tra gruppi talebani afghani e forze militari pakistane.
Il governo pakistano accusa il regime di Kabul, reinsediatosi in Afghanistan dopo la ritirata americana del 2021, di fornire basi al TTP, Tehreek-e-Taliban Pakistan, che, secondo Islamabad, sarebbe responsabile di attentati terroristici in Pakistan. M in gioco c’è anche la linea di confine tra i due paesi, sempre contesa in assenza di accordi definitivi.
Di tale conflitto poco si parla sui media, ma, stando alle informazioni reperibili anche sul sito di Amnesty International, esso esplode periodicamente in violenze e massacri improvvisi, in cui i civili inermi, donne bambini e anziani, pagano le più dure conseguenze.
E’ in condizioni così difficili e precarie che Habib e l’associazione “Bright Future Welfare Foundation” stanno cercando di far funzionare una scuola autogestita. Infatti le scuole pubbliche statali, disposte ad accogliere anche le bambine, sono poche e sono molto distanti, difficili da raggiungere, perché mancano strade percorribili e perché si corrono rischi di attacchi terroristici, di violenze.
Così la comunità che vive in queste zone si auto-organizza, con l’ostinata volontà di coloro che si battono coraggiosamente per dare un futuro ai propri bambini, sapendo che la scuola è l’unica strada per il futuro, perché la scuola consente di imparare a vivere e non solo sopravvivere a fatica senza orizzonti né prospettive.
Cosi, oggi, questa scuola accoglie 152 alunni, suddivisi in cinque classi.
Una classe per il kindergarten (l’asilo) e poi le quattro classi delle elementari, dalla prima alla quarta.
I bambini iniziano a frequentare a cinque anni e vengono assegnati alle varie classi in base alle loro capacità.
L’orario scolastico cerca di assicurare quattro ore di lezione dal lunedì al sabato.
Ci sono sei maestri che insegnano diverse discipline: il pashtu (lingua parlata in Pakistan e Afghanistan), la lingua urdu (lingua ufficiale del Pakistan), e poi matematica, inglese, religione e scienze.
Anche grazie all’associazione Bright Future Welfare Foundation, guidata da Habib, sono stati forniti banchi e lavagne per le aule, libri di testo.
Si lavora e si studia in inverno e in estate, sfidando ostacoli e avversità di ogni tipo.
L’elettricità viene ricavata da pannelli solari e sono questi ad alimentare i ventilatori d’estate. D’inverno il clima rigido richiede giacche pesanti e scarpe robuste per i bambini e le bambine.
Ma spesso si tratta di indumenti “di lusso”, che non tutti possiedono, al massimo ciabatte o scarpe rovinate dall’usura.
Allora la comunità locale, con il supporto anche dell’associazione vercellese, interviene fornendo, per quanto possibile, il materiale necessario.
Ogni giorno di lezione è una conquista, mai da dare per scontata, mai definitiva. Ogni giorno di lezione è una prospettiva in più per il futuro, non solo individuale ma per lo sviluppo dell’intera comunità.
E questo lo sanno bene Ahmed, Hassan, Zainab, Noor e tanti altri bambini e bambine che, entrando nella scuola del villaggio nel Bajaur, sorridono. Lo sanno bene mentre tengono in mano “un libro e una matita come se fossero l’arma più potente per cambiare il mondo”.
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Redazione di Vercelli
Presso il Circolo Ricreativo di Vercelli, si è tenuta, martedì 29 settembre, la seconda riunione conviviale dell’anno rotariano 2026/2027 organizzata dal Rotary Club Vercelli presieduto da Federico Maria Gastaldi.
La serata è stata partecipata da varie autorità Rotariane e da numerosi soci.
La relazione attorno a cui ha ruotato la conviviale è stata tenuta dal Dottor Nicolò Gozzi, originario di Buronzo e figlio dell’Incoming President del Club Lorenzo Gozzi, che è ricercatore senior presso la Fondazione I.S.I. di Torino, un prestigioso ente di ricerca scientifica privato finanziato dalla Fondazione C.R.T. che da oltre 40 anni si dedica alla ricerca di eccellenza nei settori della fisica dei sistemi complessi, della scienza dei dati afferenti allo studio della previsione riguardante la diffusione delle malattie infettive.
Gozzi è anche ricercatore affiliato presso il Network Science Institute della Northeastern University di Boston.
Formatosi presso l’Università di Torino e il Collegio Carlo Alberto, Gozzi è laureato in Fisica e ha conseguito il dottorato in Data Science ed Epidemiologia Computazionale presso l’Università di Greenwich di Londra.
La sua ricerca attuale si concentra sullo sviluppo di metodi matematici e computazionali per la previsione di epidemie su larga scala.
Oltre all’attività di ricerca, Nicolò porta avanti collaborazioni di supporto con enti internazionali quali la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.
Il giovane ricercatore è anche tra i coordinatori della piattaforma RespiCast, il primo hub europeo per la previsione delle malattie respiratorie.
La sua relazione, che ha avvinto e appassionato i molti soci del Rotary presenti, ha dapprima illustrato in modo sintetico il campo di ricerca in cui il giovane fisico opera, facendo comprendere ai presenti come nel Mondo attuale ci si trovi a fronteggiare situazioni e contesti complessi, in cui tutto è connesso ed interconnesso.
Vale per gli uomini, le organizzazioni, la cultura, la medicina, la crisi climatica, la scienza e i problemi sociali.
L’approccio sistemico basato sulla relazione si concentra sulle interazioni tra gli elementi del problema e sull’analisi delle relazioni tra di essi.
In questo modo, si può cercare di comprendere come i diversi fattori influiscano l’uno sull’altro e come il cambiare un fattore possa avere un effetto sull’intero sistema.
Gozzi ha anche ricordato nella sua relazione il famoso “esperimento del mondo piccolo”, messo in campo dallo psicologo sociale Stanley Milgram, che chiese ad alcune persone nel Midwest americano di far arrivare un pacchetto ad un estraneo nel Massachusetts, spedendolo solo a conoscenti diretti che avrebbero potuto avvicinarsi all’obiettivo con il risultato che i pacchetti arrivarono a destinazione con una media di circa sei passaggi.
Quindi per rendere più comprensibile il suo metodo di ricerca Gozzi ha applicato i suoi sistemi a due casi di studio, la cosiddetta “Peste Antonina”, conosciuta anche come peste di Galeno, che afflisse l’Impero Romano tra il 165 e il 180 dopo Cristo.
Il giovane ricercatore attraverso una spettacolare ricostruzione informatica delle reti di collegamento viarie e navigabili dell’epoca è riuscito a visualizzare davanti agli occhi dei soci Rotary la modalità di diffusione della malattia, probabilmente un’epidemia di vaiolo, attraverso le reti sociali e di collegamento dell’epoca.
Quindi Gozzi ha utilizzato i suoi strumenti di ricerca applicandoli alle reti sociali, e agli elementi in possesso degli investigatori che indagarono sul famoso caso del “Mostro di Firenze”.
Anche in questo caso con una ricostruzione digitale delle reti e delle connessioni che hanno animato il caso di cronaca nera il ricercatore è riuscito a mostrare un metodo di indagine innovativo.
La relazione ha suscitato una serie di domande e interventi che hanno dimostrato l’interesse dei soci e l’apprezzamento per la relazione del Dottor Gozzi.
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Redazione di Vercelli
Riceviamo e pubblichiamo
Con la presente, a seguito di una lunga riflessione, ho deciso di lasciare il Movimento della Lega per Salvini Premier di cui sono segretario locale della Valsesia e in passato sono stato coordinatore provinciale.
La decisione è maturata per una distanza accumulata negli anni sia a livello nazionale, per la quale nemmeno con le recenti dinamiche congressuali intravedo una svolta, sia a livello locale, dove non condivido l’attuale operato.
Lascio senza rancori e portandomi dietro un’esperienza importante per la mia vita. Ci tengo a ringraziare tutti i Militanti con cui sarò lieto di continuare a collaborare in futuro.
Prima di tutto sono un valsesiano, ed era ormai venuto meno quel valore aggiunto che potevo portare al territorio continuando la mia Militanza.
Mi auguro di poter proseguire nel portare avanti le istanze delle autonomie territoriali e locali cui ho sempre tenuto, che sono anche la mia professione, e di cui ho recentemente discusso una seconda tesi di Laurea di Scienze Politiche.
Grazie a tutti.
Carlo Stragiotti
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Redazione di Vercelli
È stato identificato e denunciato il presunto responsabile di un rilevante abbandono di rifiuti avvenuto il 2 settembre scorso in via Massarenti, nella zona industriale di Casale Monferrato.
L’attività di indagine è stata condotta dalla Polizia Locale a seguito di una segnalazione di Cosmo relativa alla presenza di rifiuti, anche speciali, abbandonati nell’area.
A seguito della segnalazione, il Comando di Polizia Locale ha effettuato un sopralluogo, verificando la presenza di mobili, elettrodomestici, tra cui un frigorifero, parti di serramenti e numerosi sacchi contenenti rifiuti non differenziati.
L’analisi degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona ha consentito di individuare l’autocarro utilizzato per il trasporto dei rifiuti e, successivamente, di risalire al proprietario, individuato quale presunto responsabile dello scarico.
Si tratta di un cittadino comunitario residente in città, già interessato da numerosi precedenti di polizia, che è stato denunciato all’autorità giudiziaria per il reato previsto dall’articolo 255 del Testo Unico dell’Ambiente.
Al responsabile, secondo le procedure previste, è stato inoltre imposto l’immediato recupero dei rifiuti abbandonati.
I materiali sono stati successivamente regolarmente smaltiti presso il Centro di Raccolta di Cosmo, sotto il controllo della Polizia Locale.
L’intervento si inserisce nella continuità dell’attività di controllo e contrasto agli abbandoni incontrollati di rifiuti, attraverso l’attività della Polizia Locale e l’utilizzo degli strumenti di videosorveglianza presenti sul territorio.
“L’attività svolta dalla Polizia Locale dimostra l’importanza dei controlli e degli strumenti di videosorveglianza nel contrasto all’abbandono dei rifiuti – sottolinea l’Assessore all’Ambiente, Gigliola Fracchia –. Il contrasto a questi comportamenti prosegue attraverso un’attività costante di controllo del territorio e in questo caso è stato possibile individuare il mezzo utilizzato e risalire al presunto responsabile, assicurando anche il recupero dei rifiuti e il loro corretto conferimento”.
“L’abbandono incontrollato dei rifiuti rappresenta un comportamento che incide sul decoro e sulla corretta gestione del territorio – dichiara il Vice Sindaco di Casale Monferrato, Luca Novelli -. L’intervento della Polizia Locale ha consentito di ricostruire quanto accaduto e di arrivare all’identificazione del presunto responsabile, oltre a garantire il ripristino dell’area attraverso il recupero e il regolare smaltimento dei materiali”.
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Redazione di Vercelli














