Mese: Agosto 2026
L’ufficializzazione del Girone A di Serie D 2026/2027 non ha tracciato soltanto i confini agonistici del cammino del Borgosesia Calcio, ma ha disegnato una vera e propria mappa geografica che vedrà le aquile protagoniste di un lungo itinerario tra Piemonte e Liguria.
Analizzando nel dettaglio le distanze chilometriche che separano la sede granata dalle 17 avversarie del raggruppamento, emerge chiaramente la portata dell’impegno logistico che attende la squadra e i propri sostenitori al seguito.
Tra andata e ritorno, il contachilometri del Borgosesia segnerà una cifra imponente: 5.318 chilometri totali da percorrere durante l’arco della stagione regolare per le sole gare esterne.
Il percorso offre un netto contrasto tra sfide a chilometro zero e trasferte ad alto coefficiente di chilometraggio.
La trasferta più breve dell’anno si confermerà il sentitissimo derby contro il Gozzano, distante appena 18 km (36 km tra A/R), seguito a breve distanza dalla vicina trasferta contro la Biellese (39 km, 78 km A/R).
Restando entro i confini regionali, le distanze rimangono contenute per le sfide contro la Valenzana Mado a Valenza (95 km), l’Alessandria (105 km), l’Asti (107 km) e il Lascaris a Pianezza (110 km). Poco più distanti si trovano il Derthona (Tortona, 117 km), il Chisola a Vinovo (122 km), il Bra (152 km) e il Saluzzo (169 km).
Il vero picco di sforzo logistico coinciderà invece con le sette tappe in terra ligure.
Le prime mete costiere e d’oltre appennino vedranno il Borgosesia impegnato contro il Ligorna a Genova (183 km), il Celle Varazze (186 km) e il Millesimo (189 km).
Salendo con il chilometraggio si incontreranno il Sestri Levante (230 km) e l’Imperia (261 km), fino ad arrivare alle due trasferte più estreme dell’intero campionato: la Fezzanese a La Spezia (283 km, 566 km A/R) e la lunghissima marcia verso la Sanremese a Sanremo, punto più distante in assoluto con i suoi 289 km di sola andata (578 km A/R).
Un viaggio affascinante e impegnativo lungo le strade del Nord-Ovest, dove il sostegno dei tifosi farà ancora di più la differenza per spingere il Borgosesia in ogni singolo campo del girone.
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Redazione di Vercelli
Risò e la F.C. Pro Vercelli 1892 hanno annunciato una collaborazione che unisce due dei simboli più rappresentativi del nostro territorio: il riso, protagonista della cucina italiana e uno dei prodotti d’eccellenza del Made in Italy, e la Bianca Casacca, da oltre 130 anni ambasciatrice della città e della provincia nel panorama calcistico italiano.
In occasione della seconda edizione del Festival Internazionale del Riso, così, la Pro Vercelli scenderà in campo per le prime due partite casalinghe del campionato indossando sul fronte della propria maglia il logo di Risò, trasformando uno dei simboli più riconoscibili della provincia in un veicolo di promozione dell’evento e dell’intero territorio.
“Risò è stato voluto fortemente per promuovere un prodotto che non solo è uno dei protagonisti di quella cucina italiana riconosciuta patrimonio immateriale dell’UNESCO, ma anche simbolo di un’identità chiara e forte. Coltura e cultura sono connesse in modo inevitabile e il vercellese ne è la dimostrazione. Ho accolto con piacere la proposta della Pro Vercelli, in quanto ciascuno nel proprio ambito rappresentano due delle espressioni più riconoscibili della nostra provincia. Ho apprezzato particolarmente il significato che la Pro Vercelli ha voluto dare a questo progetto; la scelta di dedicare il principale spazio della propria maglia alla promozione del territorio rappresenta, infatti, un gesto di grande valore istituzionale e civile. È un messaggio che va oltre il calcio: significa riconoscere che i simboli più importanti di una comunità possono mettersi al servizio della comunità stessa”.
L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato dalla Pro Vercelli con il progetto “La Maglia della Città“, attraverso il quale centinaia di tifosi e cittadini hanno espresso il desiderio di rendere la Bianca Casacca sempre più rappresentativa dell’identità territoriale e delle eccellenze vercellesi.
Nell’ambito della collaborazione, una maglia ufficiale della Pro Vercelli con il logo di Risò sarà inoltre consegnata come dono istituzionale al Presidente del Consiglio Meloni e alle altre autorità presenti all’inaugurazione del Festival, quale simbolo della volontà di rappresentare e promuovere, attraverso lo sport, l’identità e i valori della Provincia di Vercelli.
Ludovic Deléchat – Presidente F.C. Pro Vercelli 1892 dichiara: “Fin dal nostro arrivo a Vercelli abbiamo espresso una convinzione molto chiara: una società come la Pro Vercelli può crescere davvero solo crescendo insieme al proprio territorio. Per questo abbiamo accolto con entusiasmo questa iniziativa. La nostra maglia è uno dei simboli più conosciuti della provincia e metterla, anche solo per alcune partite, al servizio della promozione di un’eccellenza come Risò rappresenta perfettamente la visione del nostro Club. Crediamo che il calcio moderno debba essere sempre più capace di creare valore per la comunità che rappresenta e questa collaborazione dimostra come sport, istituzioni e territorio possano parlare la stessa lingua”.
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Redazione di Vercelli
È tempo di tracciare la rotta per la nuova stagione del Borgosesia Calcio, che ha conosciuto ufficialmente la composizione del proprio cammino nel campionato di Serie D 2026/2027.
La LND ha inserito i granata nel Girone A, un raggruppamento a 18 squadre ad alto tasso tecnico e dal forte sapore territoriale, caratterizzato da 11 compagini piemontesi e 7 rappresentanti del calcio ligure.
Per la truppa di mister Thomas Forzatti si preannuncia una roadmap avvincente, ricca di derby storici e sfide suggestive.
Il girone completo comprende, oltre al Borgosesia, club di grande tradizione e piazze ambiziose: Alessandria, Asti, Biellese, Bra, Celle Varazze, Chisola, Derthona, Fezzanese, Gozzano, Imperia, Lascaris, Ligorna, Millesimo, Saluzzo, Sanremese, Sestri Levante e Valenzana Mado.
Un mix avvincente tra sfide d’alta quota e battaglie da prendere con le pinze, che definirà la corsa al vertice e alla salvezza del prossimo torneo.
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Redazione di Vercelli
Il suono delle scarpe che stridono sul parquet, il rimbalzo ritmico del pallone e le risate che riempiono la palestra: con l’inizio dell’anno scolastico ripartono ufficialmente i corsi di Minibasket, e quest’anno i riflettori sono tutti puntati sul movimento femminile.
Agli ormai consolidati e collaudati corsi di minibasket maschili e misti, Luca Colombi e Stefano Gherzi, responsabili dei Vercelli Bugs, insieme al nutrito team di istruttori che da vent’anni manda avanti il sodalizio vercellese, hanno il desiderio di continuare a fornire nuove leve alla Pallacanestro Femminile, che quest’anno ha visto il ritorno della prima squadra in serie B, un successo incredibile frutto della passione e del lavoro di questi anni, sin dalle piccole annate.
Luca Colombi, istruttore responsabile della società: “Un’ondata di entusiasmo rosa sta travolgendo le palestre italiane, dimostrando che la pallacanestro non è solo uno sport di forza, ma una straordinaria palestra di vita, coordinazione e amicizia. Il Minibasket (dedicato alle bambine e ai bambini dai 5 agli 11 anni) non è semplicemente il basket dei grandi in miniatura. Si tratta di un gioco-sport incentrato sulla crescita globale della persona. Per le bambine, in particolare, offre benefici unici: sviluppo motorio completo, autostima e leadership, inclusione e socializzazione, superamento degli stereotipi. È la dimostrazione che sul campo grinta, tecnica e determinazione non hanno genere: il Minibasket è lo Sport Ideale per le Bambine”.
Ecco allora che i Bugs lanciano con entusiasmo l’idea dei Canestri in Rosa.
Il Movimento Pink è in forte crescita, negli ultimi anni i Bugs stanno investendo nella creazione di gruppi interamente femminili fin dai primi anni di Minibasket.
Ecco allora l’invito da parte della società vercellese: siete pronte ad allacciare le Scarpe?
Le porte delle palestre sono aperte!
Da lunedì 14 settembre inizieranno gli open day e le settimane di prova gratuite, per consentire alle bambine di innamorarsi di questo sport senza alcun impegno iniziale.
Tutto ciò che serve è un paio di scarpe da ginnastica pulite, una maglietta comoda e tanta voglia di divertirsi.
Per tutti i gruppi in partenza nella prossima stagione sportiva, maschili e femminili, dall’annata 2021 all’annata 2015, è possibile contattare i Responsabili alla mail istituzionale vercellibugs@libero.it, al telefono dei due responsabili Luca Colombi 349.7241599 e Stefano Gherzi 346.5847510, o sui loro canali social.
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Redazione di Vercelli
Il Presidente dell’Unione Montana dei Comuni della Valsesia Francesco Pietrasanta informa sulla situazione attuale:
Rima ancora solita fumata ma sotto controllo;
Cravagliana ancora una piccola fumata, presenza di 2 squadre AIB che stanno bonificando da terra;
Valbella (nuovo incendio di Alpe Cevia) l’incendio è arrivato in cresta lato Rimella fuma molto ma non abbiamo visione senza sorvolo, zona non accessibile sia lato Rimella che lato Sabbia Alpe Campo;
Cervatto/Fobello solita fumata zona non accessibile, presenza di DOS VVF;
RES presenza di diverse fumate importanti lato sinistro abbastanza in alto;
Monte Barone situazione complicata con vasta estensione delle fiamme. Stanno operando mezzi aerei.
“La situazione è critica ma non desta preoccupazione per immobili o persone. Si sta facendo il possibile per contenere l’avanzata delle fiamme”.
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Redazione di Vercelli
«La valorizzazione della storia, delle tradizioni popolari e delle radici identitarie del nostro territorio si conferma una priorità centrale nell’agenda della Regione Piemonte. L’erogazione di oltre 84 mila euro, destinati alle associazioni e alle realtà del Vercellese e della Valsesia per l’organizzazione delle rievocazioni e dei carnevali storici, è un segnale concreto di attenzione verso il prezioso patrimonio culturale immateriale della nostra provincia e verso chi lavora ogni giorno per mantenerlo vivo».
A dichiararlo è Carlo Riva Vercellotti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale alla pubblicazione dell’atto dell’Assessorato alla cultura.
«I carnevali storici e le rievocazioni – sottolinea Riva Vercellotti –rappresentano un’espressione autentica della cultura, della storia e delle tradizioni delle nostre comunità. Dietro ciascuna di queste manifestazioni ci sono mesi di impegno, passione e abnegazione portati avanti da centinaia di volontari. Senza il loro lavoro, secolari consuetudini e vicende storiche della nostra terra rischierebbero di essere dimenticate. Sostenere economicamente questi progetti significa riconoscere l’insostituibile valore sociale e culturale del tessuto associativo vercellese».
Il capogruppo di FdI evidenzia inoltre l’impatto turistico ed economico dei contributi regionali: «Conservare e promuovere le nostre radici storiche significa anche generare un importante volano di attrazione turistica ed economica per i comuni del Vercellese. Come Fratelli d’Italia sosteniamo da sempre la difesa dell’identità storica e culturale dei nostri borghi, un patrimonio vivo capace di creare indotto e coesione sociale. La Regione dimostra con i fatti di essere vicina alle comunità locali, custodi di una tradizione che continuiamo a valorizzare con orgoglio», conclude Riva Vercellotti.
Nel dettaglio, questi sono i beneficiari e l’importo dei contributi:
Associazione Storica Compania de le Quatr’Arme (Moncrivello), 8.252 euro per Vita Militare e Civile nel Risorgimento Italiano – IX edizione;
Associazione Pro Loco Santhià, 38.470 euro per il Carnevale storico;
Associazione Comitato Carnevale Storico di Borgosesia, 38.470 euro;
Associazione Nuovo Carnevale Trinese ODV, 7.391 euro per l’organizzazione della 75ª edizione del Carnevale storico di Trino.
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Redazione di Vercelli
Borgosesia 1
Casatese 1
Marcatori: 24’ pt Valentino (B), 45’ pt Diana (C).
Borgosesia: Salina, Negretti, Calafiore, Dayan Pineiro, Cagia, Fiumanò, Manto, Gheller, Valentino, Gerbino, Daniello.
Subentrati: Autoriello, Crepaldi, Pellicone, Capogna, Dalla Valle, Bazzan, Berni, Piraccini, Bernabè, Lo Porto, Guidetti, Pizzi, Salvalaggio.
Allenatore: Thomas Forzatti.
Casatese: D’Errico, Sartorelli, Geddo, Menni, Crotti, Montesano, Losa, Intraloni, Goffi, Isella, Diana.
Subentrati: Bragotto, Corno, Bertani, Adenynio, Citterio, Purita, Divitini, Garavello, Mungari, Gningue, Lassey, Cucchi.
Allenatore: Comisso.
Nonostante il gran caldo, con la colonnina di mercurio arrivata a toccare i 36°, il Borgosesia torna sul terreno di gioco del “Comunale” per la seconda amichevole del suo pre-campionato.
Avversario di giornata la Casatese, solida ed esperta formazione lombarda che milita nel campionato di Serie D.
Per l’occasione, mister Thomas Forzatti ripropone il suo 4-3-3 propositivo.
Tra i pali c’è Salina, protetto da una linea difensiva a quattro formata da Negretti sulla corsia di destra, Calafiore su quella opposta e la coppia Cagia-Fiumanò al centro.
In cabina di regia le chiavi del gioco sono affidate a Dayan Pineiro, affiancato dalle mezzali Gheller e Gerbino, mentre il tridente d’attacco vede Manto e Daniello ad agire sugli esterni a supporto dell’unica punta Valentino.
I granata approcciano la gara con l’atteggiamento giusto e, dopo un avvio vivace, sbloccano il punteggio al 24’: sviluppi di manovra sulla corsia mancina, pennellata precisa di Gerbino al centro dell’area dove Valentino si fa trovare pronto e di testa incorna alle spalle di D’Errico per l’1-0.
La reazione del Borgo è veemente e produce subito altre due nitide occasioni per raddoppiare, prima con un’incursione di Gerbino e poco dopo con un bell’inserimento di Gheller.
Nel momento migliore dei padroni di casa, però, allo scadere della prima frazione arriva la doccia fredda: Diana trova il varco giusto in area e con un diagonale preciso firma l’1-1 con cui si va al riposo.
Nella ripresa inizia la classica girandola di sostituzioni per ambedue le compagini.
Mister Forzatti attinge a piene mani dalla panchina ruotando l’intero organico a disposizione, ma senza alterare l’assetto tattico di base.
Nonostante le molte facce nuove e la stanchezza dovuta alle alte temperature, il ritmo resta piacevole e la squadra continua a mostrare buone geometrie di gioco.
Finisce 1-1, un risultato che regala indicazioni preziose allo staff tecnico in vista dei prossimi carichi di lavoro.
Per i granata il cammino di avvicinamento ai primi impegni ufficiali prosegue: il prossimo test è fissato per sabato 8 agosto nella prestigiosa trasferta sul campo della Pro Sesto.
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Redazione di Vercelli
Ancora incendi in Valsesia: colonne di fumo si levano da diversi punti sulle alture valsesiane, ma tutto è strettamente monitorato dai Vigili del Fuoco e dall’AIB, nessun focolaio per ora minaccia zone abitate o centri turistici di rilevanza.
Il Presidente dell’UMV, Francesco Pietrasanta, è in strettissimo contatto con tutti coloro che si trovano sul campo e rassicura residenti e turisti: “I Vigili del Fuoco e le squadre Aib, che ringrazio di cuore, dal 29 giugno sono incessantemente impegnati a controllare la situazione i principali centri turistici non presentano situazioni di difficoltà né per il rischio incendi né per la disponibilità di acqua: su tutto il territorio, i tecnici della BCV Acque sono all’opera per evitare disagi alla popolazione e ai turisti. Purtroppo – aggiunge – la prolungata assenza di precipitazioni sta determinando una situazione difficile, ma stiamo facendo tutto il possibile per ridurre al massimo le ripercussioni sulle persone, lavorando per salvaguardare il nostro prezioso ambiente naturale”.
Insomma, il messaggio è forte e chiaro: nessun problema per chi sceglie di trascorrere le vacanze in Valsesia, nonostante la situazione meteorologica complicata.
Prova ne sia che il numero di coloro che scelgono la verde Valsesia per cercare refrigerio dalle città bollenti e ormai diventate invivibili è nettamente in crescita rispetto agli anni passati: “Anche se fa più caldo degli anni passati, in Valle il clima è gradevole e le zone verdi offrono refrigerio e relax ai tantissimi che quest’anno stanno trascorrendo le vacanze qui da noi -commenta ancora Francesco Pietrasanta – a tutti chiediamo la massima collaborazione per aiutarci a tutelare questo amato territorio, osservando semplici ma determinanti regole comportamentali che possono fare la differenza, sia per quanto riguarda la prevenzione degli incendi che la custodia dell’acqua”.
Per quanto riguarda gli incendi, Pietrasanta chiede di segnalare al Numero Unico di Emergenza 112 eventuali avvistamenti di incendi; di non ostacolare le operazioni di spegnimento, sia a terra che nei bacini lacustri in cui si riforniscono i velivoli antincendi; di evitare qualsiasi azione che possa favorire l’innesco del fuoco.
Si chiede, nel rispetto della normativa nazionale che prevede pesanti sanzioni per i trasgressori (L.n.353/2000, d.lgs. n.152/2006 e L.R. n.15/2018) di osservare il divieto di:
combustione di residui vegetali agricoli e forestali;
accendere fuochi entro i 100 mt di distanza da terreni boscati, arbustivi e pascolivi;
effettuare azioni determinanti anche solo potenzialmente l’innesco di incendio: accendere fuochi pirotecnici, far brillare mine, usare apparecchi a fiamma o elettrici per tagliare metalli, usare apparecchiature che producano faville o brace, fumare, disperdere mozziconi o fiammiferi acesi, lasciare veicoli a motore incustoditi a contatto con materiale vegetale combustibile, compiere ogni altra operazione che possa creare pericolo mediato o immediato di incendio;
usare qualunque generazione di fiamma libera con controllabile nel tempo e nello spazio, comprese le lanterne volanti.
Sul fronte dell’emergenza idrica, il Presidente dell’Unione Montana dichiara: “Chiediamo a tutti di osservare le ordinanze emesse dai Comuni e di non sprecare l’acqua, anche se si è in zone dove non c’è carenza. La Valsesia – aggiunge Pietrasanta – ha avviato una discussione politica su questa situazione ed è al lavoro per studiare interventi per mitigare i rischi incendi e la siccità prolungata: siamo i custodi del territorio, ci muoveremo nelle sedi opportune per preservarlo e consegnarlo integro alle future generazioni”.
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Redazione di Vercelli
(elisabetta acide) – “Accompagnare le Chiese locali nella preparazione e nella celebrazione dell’Assemblea di valutazione …del percorso di attuazione del Sinodo, intitolata “Fare memoria”.
Nella Scrittura, fare memoria significa riconoscere la fedeltà di Dio nella storia per imparare a discernere il presente e aprirsi al futuro che Egli prepara ben più che volgere lo sguardo al passato.
Israele impara a rileggere il proprio cammino ricordando le grandi opere del Signore; Gesù invita i discepoli a riconoscere ciò che Dio ha compiuto attraverso la loro missione; le prime comunità narrano gli eventi vissuti per discernere insieme l’azione dello Spirito.
Anche l’Assemblea di valutazione si colloca in questo dinamismo spirituale: è l’occasione in cui una Chiesa locale si raccoglie per narrare ciò che il Signore ha fatto maturare nel cammino percorso, renderne grazie e lasciarsi orientare, con rinnovata fiducia, verso i passi successivi della missione”.
Sono queste le parole che aprono il documento
(leggilo integrale cliccando qui)
che la commissione sinodale ha pubblicato e diffuso per le equipe diocesane lo scorso 27 luglio, per preparare la “valutazione” finale dei lavori del sinodo e in particolare “leggere” la ricaduta nelle singole realtà parrocchiali della Chiesa.
Un documento che aiuta ad una ampia riflessione rispetto ai cammini delle singole realtà ed al “cammino” della Chiesa.
***
Il documento nella sua interezza e chiarezza, aiuta a “raccogliere la memoria” affinché la “redazione” del resoconto narrativo sia autentico ascolto della vita delle comunità ecclesiali nella realtà della “Chiesa sinodale” e fornisca non solo una “fotografia” più o meno “a colori”, “statistiche e numeri”, ma sia una “narrazione”, un autentico “diario di viaggio” per recuperare quella memoria del cammino che forse in questi anni, si è un po’ smarrito o è stato “trascurato” per inseguire solo alcune tappe oppure “abbandonato” proprio perché poco “concreta”, spero da nessuno “ignorato”.
Un “diario” allora, che attraverso la testimonianza delle persone e delle parrocchie, dei contesti che hanno visto questi anni di cammino sinodale, diventa la “memoria” dei materiali custoditi che saranno letti con cura, affinché la Chiesa possa da essi, trovare risonanze e riflessioni, dialogare con i passi compiuti, con le fatiche e le conquiste di questi anni, con le esperienze maturate, con “tentativi” avviati e con quelle letture dei “segni” dei tempi oggetto di discernimento, per farli diventare “memoria comune” e avvio per altri cammini.
In particolare il documento è un invito a leggere proprio quei “segni” e quelle “risonanze” rispetto al Documento Finale ed alla sua “applicazione” che hanno prodotto riflessioni e scelte maturate di cui ora occorre verificare le istanze.
***
Un “bilancio sinodale” dunque, che non vuole essere solo una mera “valutazione”, ma un “rendiconto di missione”.
L’ Assemblea di valutazione prevista nel primo semestre del 2027, con cui culmina la tappa della “memoria” (“Fare memoria” è il titolo del documento pubblicato) sarà allora un “resoconto narrativo”. Interessante questa modalità della narrazione, perché ripercorre proprio quella fase iniziale “narrativa”, che ha dato l’ avvio alla esperienza sinodale nelle Diocesi dove l’ imperativo era “ascolto e dialogo”.
Un ricordo di quella “narrazione” che ora diventa “memoria concreta” e che dovrebbe “rendere ragione” di quelle parole che hanno accompagnato questi anni e che dovevano essere “parole di speranza” per ogni cristiano e per la Chiesa.
Una “memoria” che sarà la narrazione dei passi, delle scelte e della vita delle singole realtà parrocchiali, comunitarie e diocesane, che hanno vissuto, “subìto”, “ignorato” o reso “generativo” ogni tappa del percorso sinodale.
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Il testo, a mio avviso, frutto di una elaborazione sapiente, vuole, rispetto alle tappe ed ai documenti prodotti, da un lato “raccogliere” quella che viene definita “memoria del cammino” che aiuta a “riconoscere” i passi maturati dall’ ascolto e dal dialogo e oggetto del discernimento emerso dal fruttifico “ascolto” dei ‘segni’, ma soprattutto dal sapiente ascolto dello spirito, e dall’altro intende cogliere i “processi di trasformazione” che si sono avviati e renderli “patrimonio ecclesiale”.
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Il Documento è un invito ad una analisi attenta rispetto alle istanze del Documento finale votato dall’ assemblea sinodale della Cei dal titolo “Lievito di pace e di speranza”, ma soprattutto rispetto a quella “conversione” necessaria che è stata declinata in quelle tre direttrici: conversione delle relazioni, conversione dei processi ecclesiali e conversione dei legami.
Interessante la sollecitazione che dovrebbe seguire proprio la fase dei singole narrazioni, e cioè quel “risuonare” delle “voci” in una “Assemblea di valutazione” (forse il termine non è a mio parere troppo “sinodale”, ma più adatto ad un Consiglio di Amministrazione, ma questo è indicato) che, convocata dal Vescovo, dovrebbe diventare una “esperienza profondamente spirituale”.
Mi piace vedere questa “Assemblea” come un “incontro di comunione”, dove la relazione, guidata dallo Spirito, fa scaturire il dialogo che diventa ascolto e preghiera, dove la narrazione non diventa una “esposizione” o uno “sfoggio” di racconti di “pratiche edificanti” o di “gare di creatività diocesana o parrocchiale”, ma il risuonare della “voce” che racconta le esperienze per farle diventare “patrimonio comune di comunione”, che rappresenta il volto di una Chiesa che “vede il futuro” con la profezia della corresponsabilità, della cooperazione, della comunione.
“Valutazione” che mi piace leggere come esperienza di Chiesa in comunione ed in “uscita”, Chiesa delle “pietre vive”.
Una Chiesa che dal “passato” costruisce il “futuro” con la lettura sapiente dei “disegni di Dio nella storia, senza pregiudizi umani, ma con la docilità e l’umiltà del popolo in cammino, di una Chiesa “ santo popolo fedele di Dio” (Lumen gentium 12), una Chiesa “feconda” perché fatta di cristiani gioiosi e pieni di speranza, che seppur “travagliata e ferita”, deve, per usare le parole di Papa Francesco: adoperarsi per “curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, (con) la vicinanza, la prossimità” (Intervista del Papa alla rivista La Civiltà Cattolica, 2013).
Una Assemblea che consentirà di “vedere” come la Chiesa ha vissuto in questi anni la “risposta” a quel “grido del mondo” di cui Papa Francesco proprio negli anni sinodali, aveva sollecitato all’ascolto.
***
E questi anni di sinodo, che per alcuni sono stati “infiniti”, per altri “profetici”, per altri ancora “estenuanti”… che cosa hanno “generato”?
Penso la grande novità della consapevolezza a cui tutti siamo chiamati come battezzati, alla missione, alla partecipazione, all’impegno e questo, credo sia già un importante “traguardo”, certamente non ancora “raggiunto”, ma che ha creato indubbiamente “consapevolezza” dell’impegno a cui tutti siamo chiamati nella Chiesa, nella diversità dei carismi.
Non è stato un discorso semplice e neppure un percorso in discesa.
Le resistenze sono state diverse, i cammini accidentati, le soste numerose; eppure questi anni hanno condotto, neppure in modo affrettato (e questo a mio parere è stato un bene), a “sollecitare” l’impegno almeno di chi ha voluto “spendersi” nel cammino.
Certamente alcune realtà sono state più “reattive”, altre decisamente più “lente” ed in alcuni casi forse “resistenti” o almeno “indifferenti”… non importa… ancora una volta la Chiesa ha avuto il coraggio di affrontare insieme la fatica del dialogo, dell’ “uscita” e dell’ascolto, del confronto e dell’audacia di chi con coraggio, ha voluto “dare fiducia” alla speranza.
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Nel 2028 si terrà la grande Assemblea sinodale cui seguiranno altri percorsi ancora da costruire e decidere, ma questa è anche la bellezza di quel “popolo in cammino” che non ha “subito” il sinodo, che non ne ha fatto una “bandiera”, che non ha “fatto”, ma che è “stato sinodo”.
In attesa dell’appuntamento di ottobre 2028, si avvia un ulteriore “processo” che prevede, come nel percorso precedente del cammino sinodale alcune “fasi”: la prima, quella che ci apprestiamo a vivere è quella denominata “fare memoria”, seguirà la fase di “interpretazione” (logica teologico-pastorale), e quella “orientativa” (assemblee continentali in una prospettiva capace di individuare priorità e orientamenti concreti e condivisi).
La conclusione sarà l’assemblea ecclesiale che confluirà in quell’importante “discernimento dell’intera Chiesa”.
In questa “Sinodalità” come nome e vita della Chiesa ci “credo”, anche se riconosco la fatica del “viverne” in modo autentico e condiviso la quotidianità.
Sicuramente in questi 5 anni credo, sia stata la parola più “usata” e riconosco, non sempre a “proposito” a partire da omelie, discorsi, ma anche incontri e riunioni comunitarie parrocchiali e diocesane, dove però, spesso, veniva ridotta al “camminare insieme” (e neppure a mio parere declinato nel modo più opportuno).
Credo che occorra ancora fare molta pratica di sinodalità nella Chiesa, nelle comunità e nella vita cristiana, anche se a volte ho ancora il timore che qualcuno la usi al posto della parola “democrazia”, ma spero che almeno le riflessioni della “memoria” contribuiscano a comprenderne la differenza.
***
“Fare memoria” aiuterà la Chiesa a vivere quelle “azioni” che sono il “volto” della Chiesa in cammino di cui il sinodo ci ha insegnato a “praticare”: fare comunione, guardarsi ( non è un caso che anche la modalità partecipativa aveva la dimensione del “cerchio), ascoltarsi e dialogare, comunicare, pregare e celebrare, ri -conoscersi e ri – conoscere, vivere e testimoniare.
Sono convinta che la sinodalità non possa tradursi solo ed esclusivamente nella creazione dei Consigli Pastorali Parrocchiali e nel discernimento ecclesiale, certo, anche questo è un “cammino”, ma penso che sinodalità non debba essere solo un “pretesto” per avvicinare cristiani stanchi, delusi, lontani o sfiduciati, ma la consapevolezza di essere tutti al servizio del Regno di Dio.
Per me sinodalità è “vita” e “stile” di una Chiesa che è missionaria ed evangelizzatrice, di una Chiesa che ha il coraggio, l’audacia e la creatività di annunciare Cristo al mondo, che non teme di “piacere” o “rincorrere” il mondo, ma che nel mondo ha Qualcuno da portare, da annunciare.
Sinodalità è impegno e vivacità di quella Chiesa che, come quel giorno dopo il sabato “corre” dal sepolcro a Gerusalemme, di quei discepoli che dopo averlo riconosciuto tornano correndo a Gerusalemme da Emmaus, di Pietro che si cinge la tunica e si getta verso la riva a nuoto…
Sinodalità è il nome e l’azione di una Chiesa che non “fa finta” di svecchiarsi, di ammodernarsi, che non “insegue” le logiche del mondo, ma vuole “camminare” in modo autentico, con tutti, vuole “dare spazio” a tutti introno a Cristo, vuole cristiani che non si “vergognano” del Vangelo ma vivono con coerenza l’adesione a Cristo nella quotidianità delle singole esistenze, delle singole ferite, delle singole emarginazioni…
Sinodalità è crescere nella missione con coerenza e coraggio, con audacia e convinzione, con la certezza che solo la conversione aiuta la Chiesa a “leggere” i “segni” alla luce dello Spirito.
Sinodalità è condivisione e corresponsabilità per una pastorale Eucaristica autentica e feconda, dove tutti, presbiteri, laici e consacrati/e sono chiamati a “fare comunione” nella ricchezza della Parola e del Pane.
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Il Documento pubblicato nel mese di luglio, allora, deve stimolare ogni cristiano, ogni comunità, ogni Diocesi a vivere la fecondità delle assemblee come esperienza di carismi e doni, della consapevolezza della chiamata alla missione, degli orizzonti della comunione.
Importante la domanda che il Documento pone come incipit delle singole riflessioni:
“Alla luce del percorso compiuto dopo la conclusione del Sinodo 2021-2024 e in vista di offrirne i frutti in dono alle altre Chiese e al Santo Padre: quale volto concreto di Chiesa sinodale missionaria e quali nuovi cammini di sinodalità stanno emergendo nella vostra comunità?” .
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L’idea del “dono” da offrire alla Chiesa, mi pare, raccolga proprio l’esperienza autentica di quella sinodalità che supera le “parole” e diventa autentica preghiera e azione che fa fruttificare quella Parola in grado di trasformare in modo autentico ogni vita ed ogni storia.
Il “dono” di quella recezione delle istanze emerse che hanno avviato processi per i quali un gruppo ecclesiale si è appropriato, ha assimilato ed integrato un bene spirituale che gli è stato offerto, fino a riconoscerlo come suo bene proprio per farne una determinazione per la sua vita comunitaria e “ri-donarlo” perché altre comunità ecclesiali lo facciano proprio e lo vivano nella ecclesialità.
Vedo in questo cammino di memoria le parole di Benedetto XVI:
“La Chiesa non è fine a se stessa». Questa è una convinzione che caratterizza l’intera mia ricerca e pensiero. Una Chiesa che pensa solo a se stessa e parla e agisce solo al proprio interno finirebbe col tradire radicalmente la sua natura. La Chiesa esiste affinché vi sia spazio per l’alleanza tra Dio e l’uomo. Essa esiste per aprire nel mondo la porta a Dio; esiste per «gli altri». Il suo compito è quello di condurli all’incontro con Cristo e con il Dio vivente. Per questo ricorre in tutti i contributi anche il tema di fede e ragione. Tutto è scritto prestando ascolto alle domande dell’uomo d’oggi, pensando in sintonia con loro, tutto è caratterizzato dallo sforzo di lasciar intravedere la ragionevolezza della fede per noi stessi ed anche per coloro che non condividono la nostra fede.
(da Joseph Ratzinger, La Comunione nella Chiesa, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2004, pag.7).
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Questa la “narrazione” dalla quale partire per fare il “bilancio” del nostro cammino: dietro la “nostra” Chiesa, vive la “Sua Chiesa”, la Chiesa che ha il “volto di Cristo” e che lo annuncia la mondo.
La Chiesa che vive della comunione, che ha molto da dire agli uomini e alle donne di oggi e di domani: l’Amore di Cristo salverà il mondo.















