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FARE MEMORIA: accompagnare la preparazione dell’Assemblea di valutazione della Chiesa locale - L'appuntamento previsto nel primo semestre del 2027, approdo del percorso di attuazione del Sinodo - Narrare ciò che il Signore ha fatto maturare nel cammino percorso, renderne grazie e lasciarsi orientare, con rinnovata fiducia, verso i passi successivi della missione-

Qui integrale, con un ampio commento, il documento pubblicato il 27 luglio scorso

(elisabetta acide)  – “Accompagnare le Chiese locali nella preparazione e nella celebrazione dell’Assemblea di valutazione …del percorso di attuazione del Sinodo, intitolata “Fare memoria”.

Nella Scrittura, fare memoria significa riconoscere la fedeltà di Dio nella storia per imparare a discernere il presente e aprirsi al futuro che Egli prepara ben più che volgere lo sguardo al passato.

Israele impara a rileggere il proprio cammino ricordando le grandi opere del Signore; Gesù invita i discepoli a riconoscere ciò che Dio ha compiuto attraverso la loro missione; le prime comunità narrano gli eventi vissuti per discernere insieme l’azione dello Spirito.

Anche l’Assemblea di valutazione si colloca in questo dinamismo spirituale: è l’occasione in cui una Chiesa locale si raccoglie per narrare ciò che il Signore ha fatto maturare nel cammino percorso, renderne grazie e lasciarsi orientare, con rinnovata fiducia, verso i passi successivi della missione”.

Sono queste le parole che aprono il documento

(leggilo integrale cliccando qui)

che la commissione sinodale ha pubblicato e diffuso per le equipe diocesane lo scorso 27 luglio, per preparare la “valutazione” finale dei lavori del sinodo e in particolare “leggere” la ricaduta nelle singole realtà parrocchiali della Chiesa.

Un documento che aiuta ad una ampia riflessione rispetto ai cammini delle singole realtà ed al “cammino” della Chiesa.

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Il documento nella sua interezza e chiarezza, aiuta a “raccogliere la memoria” affinché la “redazione”  del resoconto narrativo sia autentico ascolto  della vita delle  comunità ecclesiali nella realtà della “Chiesa sinodale” e fornisca non solo una “fotografia” più o meno “a colori”, “statistiche e numeri”, ma sia una “narrazione”, un autentico “diario di viaggio” per recuperare quella memoria del cammino che forse in questi anni, si è un po’ smarrito o è stato “trascurato” per inseguire solo alcune tappe oppure “abbandonato” proprio perché poco “concreta”, spero da nessuno “ignorato”.

Un “diario” allora, che attraverso la testimonianza delle persone e delle parrocchie, dei contesti che hanno visto questi anni di cammino sinodale, diventa la “memoria” dei materiali custoditi che saranno letti con cura, affinché la Chiesa possa da essi, trovare risonanze e riflessioni, dialogare con i passi compiuti, con le fatiche e le conquiste di questi anni, con le esperienze maturate, con “tentativi” avviati e con quelle letture dei “segni” dei tempi oggetto di discernimento, per farli diventare “memoria comune” e avvio per altri cammini.

In particolare il documento è un invito a leggere proprio  quei “segni” e quelle “risonanze” rispetto al Documento Finale ed alla sua “applicazione” che hanno prodotto riflessioni e scelte maturate di cui ora occorre verificare le istanze.

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Un “bilancio sinodale” dunque, che non vuole essere solo una mera “valutazione”, ma un “rendiconto di missione”.

L’ Assemblea di valutazione prevista nel primo semestre del 2027, con cui culmina la tappa della “memoria” (“Fare memoria” è il titolo del documento pubblicato) sarà allora un “resoconto narrativo”. Interessante questa modalità della narrazione, perché ripercorre proprio quella fase iniziale “narrativa”, che ha dato l’ avvio alla esperienza sinodale nelle Diocesi dove l’ imperativo era “ascolto e dialogo”. 

Un ricordo di quella “narrazione” che ora diventa “memoria concreta” e che dovrebbe “rendere ragione” di quelle parole che hanno accompagnato questi anni e che dovevano essere “parole di speranza” per ogni cristiano e per la Chiesa.

Una “memoria” che sarà la narrazione dei passi, delle scelte e della vita delle singole realtà parrocchiali, comunitarie e diocesane, che hanno vissuto, “subìto”, “ignorato” o reso “generativo” ogni tappa del percorso sinodale.

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Il testo, a mio avviso, frutto di una elaborazione sapiente, vuole, rispetto alle tappe  ed ai documenti prodotti, da un lato “raccogliere” quella che viene definita “memoria del cammino” che aiuta a “riconoscere” i passi maturati dall’ ascolto e dal dialogo e oggetto del discernimento emerso  dal fruttifico “ascolto” dei ‘segni’, ma soprattutto dal sapiente ascolto dello spirito, e dall’altro  intende cogliere i “processi di trasformazione” che si sono avviati e renderli “patrimonio ecclesiale”.

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Il Documento è un invito ad una analisi attenta rispetto alle istanze del  Documento finale votato dall’ assemblea sinodale della Cei dal titolo “Lievito di pace e di speranza”, ma soprattutto rispetto a quella “conversione” necessaria che è stata declinata in quelle tre direttrici: conversione delle relazioni, conversione dei processi ecclesiali e conversione dei legami.

Interessante la sollecitazione che dovrebbe seguire proprio la fase dei singole narrazioni, e cioè quel “risuonare” delle “voci” in una “Assemblea di valutazione” (forse il termine non è a mio parere troppo “sinodale”, ma più adatto ad un Consiglio di Amministrazione, ma questo è indicato) che, convocata dal Vescovo, dovrebbe diventare una “esperienza profondamente spirituale”.

Mi piace vedere questa “Assemblea” come un “incontro di comunione”, dove la relazione, guidata dallo Spirito, fa scaturire il dialogo che diventa ascolto e preghiera, dove la narrazione non diventa una “esposizione” o uno “sfoggio” di racconti di “pratiche edificanti” o di “gare di creatività diocesana o parrocchiale”, ma il risuonare  della “voce” che racconta le esperienze per farle diventare “patrimonio comune di comunione”, che rappresenta il volto di una Chiesa che “vede il futuro” con la profezia della corresponsabilità, della cooperazione, della comunione.

“Valutazione” che mi piace leggere come esperienza di Chiesa in comunione ed in “uscita”, Chiesa delle “pietre vive”.

Una Chiesa che dal “passato” costruisce il “futuro” con la lettura sapiente dei “disegni di Dio nella storia, senza pregiudizi umani, ma con la docilità e l’umiltà del popolo in cammino, di una Chiesa “ santo popolo fedele di Dio” (Lumen gentium 12), una Chiesa “feconda” perché fatta di cristiani gioiosi e pieni di speranza, che seppur “travagliata e ferita”, deve, per usare le parole di Papa Francesco: adoperarsi per “curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, (con) la vicinanza, la prossimità” (Intervista del Papa alla rivista La Civiltà Cattolica, 2013).

Una Assemblea che consentirà di “vedere” come la Chiesa ha vissuto in questi anni la “risposta” a quel “grido del mondo” di cui Papa Francesco proprio negli anni sinodali, aveva sollecitato all’ascolto.

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E questi anni di sinodo, che per alcuni sono stati “infiniti”, per altri “profetici”, per altri ancora “estenuanti”… che cosa hanno “generato”?

Penso la grande novità della consapevolezza a cui tutti siamo chiamati come battezzati, alla missione, alla partecipazione, all’impegno e questo, credo sia già un importante “traguardo”, certamente non ancora “raggiunto”, ma che ha creato indubbiamente “consapevolezza” dell’impegno a cui tutti siamo chiamati nella Chiesa, nella diversità dei carismi.

Non è stato un discorso semplice e neppure un percorso in discesa.

Le resistenze sono state diverse, i cammini accidentati, le soste numerose; eppure questi anni hanno condotto, neppure in modo affrettato (e questo a mio parere è stato un bene), a “sollecitare” l’impegno almeno di chi ha voluto “spendersi” nel cammino.

Certamente alcune realtà sono state più “reattive”, altre decisamente più “lente” ed in alcuni casi forse “resistenti” o almeno “indifferenti”… non importa… ancora una volta la Chiesa ha avuto il coraggio di affrontare insieme la fatica del dialogo, dell’ “uscita” e dell’ascolto, del confronto e dell’audacia di chi con coraggio, ha voluto “dare fiducia” alla speranza.

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Nel 2028 si terrà la grande Assemblea sinodale cui seguiranno altri percorsi ancora da costruire e decidere, ma questa è anche la bellezza di quel “popolo in cammino” che non ha “subito” il sinodo, che non ne ha fatto una “bandiera”, che non ha “fatto”, ma che è “stato sinodo”.

In attesa dell’appuntamento di ottobre 2028, si avvia un ulteriore “processo” che prevede, come nel percorso precedente del cammino sinodale alcune “fasi”: la prima, quella che ci apprestiamo a vivere è quella denominata “fare memoria”, seguirà la fase di “interpretazione” (logica teologico-pastorale), e quella “orientativa” (assemblee continentali in una  prospettiva capace di individuare priorità e orientamenti concreti e condivisi).

La conclusione sarà l’assemblea ecclesiale che confluirà in quell’importante “discernimento dell’intera Chiesa”.

In questa “Sinodalità” come nome e vita della Chiesa ci “credo”, anche se riconosco la fatica del “viverne” in modo autentico e condiviso la quotidianità.

Sicuramente in questi 5 anni credo, sia stata la parola più “usata” e riconosco,  non sempre a “proposito” a partire da  omelie, discorsi, ma anche incontri e riunioni comunitarie parrocchiali e diocesane, dove però, spesso, veniva ridotta al “camminare insieme” (e neppure a mio parere declinato nel modo più opportuno).

Credo che occorra ancora fare molta pratica di sinodalità nella Chiesa, nelle comunità e nella vita cristiana, anche se a volte ho ancora il timore che qualcuno la usi al posto della parola “democrazia”, ma spero che almeno le riflessioni della “memoria” contribuiscano a comprenderne la differenza.

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“Fare memoria” aiuterà la Chiesa a vivere quelle “azioni” che sono il “volto” della Chiesa in cammino di cui il sinodo ci ha insegnato a “praticare”: fare comunione, guardarsi ( non è un caso che anche la modalità partecipativa aveva la dimensione del “cerchio), ascoltarsi e dialogare, comunicare, pregare e celebrare, ri -conoscersi e ri – conoscere, vivere e testimoniare.

Sono convinta che la sinodalità non possa tradursi solo ed esclusivamente nella creazione dei Consigli Pastorali Parrocchiali e nel discernimento ecclesiale, certo, anche questo è un “cammino”, ma penso che sinodalità non debba essere solo un “pretesto” per avvicinare cristiani stanchi, delusi, lontani o sfiduciati, ma la consapevolezza di essere tutti al servizio del Regno di Dio.

Per me sinodalità è “vita” e “stile” di una Chiesa che è missionaria ed evangelizzatrice, di una Chiesa che ha il coraggio, l’audacia e la creatività di annunciare Cristo al mondo, che non teme di “piacere” o “rincorrere” il mondo, ma che nel mondo ha Qualcuno da portare, da annunciare.

Sinodalità è impegno e vivacità di quella Chiesa che, come quel giorno dopo il sabato “corre” dal sepolcro a Gerusalemme, di quei discepoli che dopo averlo riconosciuto tornano correndo a Gerusalemme da Emmaus, di Pietro che si cinge la tunica e si getta verso la riva a nuoto…

Sinodalità è il nome e l’azione di una Chiesa che non “fa finta” di svecchiarsi, di ammodernarsi, che non “insegue” le logiche del mondo, ma vuole “camminare” in modo autentico, con tutti, vuole “dare spazio” a tutti introno a Cristo, vuole cristiani che non si “vergognano” del Vangelo ma vivono con coerenza l’adesione a Cristo nella quotidianità delle singole esistenze, delle singole ferite, delle singole emarginazioni…

Sinodalità è crescere nella missione con coerenza e coraggio, con audacia e convinzione, con la certezza che solo la conversione aiuta la Chiesa a “leggere” i “segni” alla luce dello Spirito.

Sinodalità è condivisione e corresponsabilità per una pastorale Eucaristica autentica e feconda, dove tutti, presbiteri, laici e consacrati/e sono chiamati a “fare comunione” nella ricchezza della Parola e del Pane.

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Il Documento pubblicato nel mese di luglio, allora, deve stimolare ogni cristiano, ogni comunità, ogni Diocesi a vivere la fecondità delle assemblee come esperienza di carismi e doni, della consapevolezza della chiamata alla missione, degli orizzonti della comunione.

Importante la domanda che il Documento pone come incipit delle singole riflessioni:

“Alla luce del percorso compiuto dopo la conclusione del Sinodo 2021-2024 e in vista di offrirne i frutti in dono alle altre Chiese e al Santo Padre: quale volto concreto di Chiesa sinodale missionaria e quali nuovi cammini di sinodalità  stanno emergendo nella vostra comunità?” .

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L’idea del “dono” da offrire alla Chiesa, mi pare, raccolga proprio l’esperienza autentica di quella sinodalità che supera le “parole” e diventa autentica preghiera e azione che fa fruttificare quella Parola in grado di trasformare in modo autentico ogni vita ed ogni storia.

Il “dono” di quella recezione delle istanze emerse che hanno avviato processi per i quali un gruppo ecclesiale si  è appropriato, ha assimilato ed integrato un bene spirituale che gli è stato offerto, fino a riconoscerlo come suo bene proprio per farne una determinazione per la sua vita comunitaria e “ri-donarlo” perché altre comunità ecclesiali lo facciano proprio e lo vivano nella ecclesialità.

Vedo in questo cammino di memoria le parole di Benedetto XVI:

“La Chiesa non è fine a se stessa». Questa è una convinzione che caratterizza l’intera mia ricerca e pensiero. Una Chiesa che pensa solo a se stessa e parla e agisce solo al proprio interno finirebbe col tradire radicalmente la sua natura. La Chiesa esiste affinché vi sia spazio per l’alleanza tra Dio e l’uomo. Essa esiste per aprire nel mondo la porta a Dio; esiste per «gli altri». Il suo compito è quello di condurli all’incontro con Cristo e con il Dio vivente. Per questo ricorre in tutti i contributi anche il tema di fede e ragione. Tutto è scritto prestando ascolto alle domande dell’uomo d’oggi, pensando in sintonia con loro, tutto è caratterizzato dallo sforzo di lasciar intravedere la ragionevolezza della fede per noi stessi ed anche per coloro che non condividono la nostra fede.
(da Joseph Ratzinger, La Comunione nella Chiesa, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2004, pag.7).

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Questa la “narrazione” dalla quale partire per fare il “bilancio” del nostro cammino: dietro la “nostra” Chiesa, vive la “Sua Chiesa”, la Chiesa che ha il “volto di Cristo” e che lo annuncia la mondo.

La Chiesa che vive della comunione, che ha molto da dire agli uomini e alle donne di oggi e di domani: l’Amore di Cristo salverà il mondo.

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