Mese: Giugno 2026
Il Comitato del Carnevale del Rione Montrigone ha inaugurato al meglio la bella stagione con la tradizionale Festa di inizio estate, un fine settimana che ha visto una grande partecipazione all’insegna del divertimento e della musica dal vivo.
L’appuntamento, patrocinato dalla Città di Borgosesia, si è svolto da venerdì 5 a domenica 7 giugno davanti al Palazzetto dello Sport Loro Piana.
Ogni sera gli spettacoli musicali e l’intrattenimento sono iniziati a partire dalle ore 21:30, offrendo un programma variegato che ha saputo coinvolgere un pubblico di tutte le età.
Le danze si sono aperte venerdì 5 giugno con l’esibizione di Attenti a quel duo, che ha scaldato la platea con il suo repertorio.
Sabato 6 giugno la serata Ladies Night 90/2000 ha fatto ballare i presenti con i grandi successi pop e dance di quegli indimenticabili decenni.
A chiudere trionfalmente la manifestazione, domenica 7 giugno, è stata l’energia sul palco della band Echo the Group.
L’evento ha confermato ancora una volta l’ottima capacità organizzativa del comitato rionale.
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Redazione di Vercelli
Prenderà il via, con l’inaugurazione ufficiale in programma oggi, lunedì 8 giugno alle ore 18.30, presso la Galleria Santa Croce di Casale Monferrato, una mostra dedicata alla storia del Casale Calcio e alla tradizione nerostellata della città.
L’esposizione sarà aperta al pubblico per quattro fine settimana consecutivi, ogni sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle 12,30 e dalle 16,00 alle 19,00.
L’iniziativa, che nasce dalla collaborazione tra il Museo Nerostellato, l’associazione Stella e Caliga e la società Casale 1909, con il supporto dell’Amministrazione comunale, ha l’obiettivo di rendere accessibile a un pubblico più ampio una selezione significativa del patrimonio storico legato alla squadra cittadina, trasferendo temporaneamente parte dell’esposizione museale negli spazi della Galleria Santa Croce.
Il percorso espositivo proporrà cimeli storici, maglie rappresentative di diverse epoche e trofei appartenenti alla storia più recente del club.
Attraverso materiali e documenti provenienti dalle raccolte del Museo Nerostellato, i visitatori potranno ripercorrere alcune delle principali tappe che hanno caratterizzato l’esperienza sportiva del Casale e il suo legame con il territorio.
La mostra sarà rivolta sia agli appassionati di calcio sia ai cittadini interessati ad approfondire una componente significativa della storia sportiva locale, offrendo un’occasione di conoscenza e valorizzazione del patrimonio culturale e identitario della comunità.
“Portare questa esposizione nel cuore della città significa offrire a cittadini e visitatori un’opportunità concreta per conoscere e riscoprire una parte importante della storia sportiva casalese – dichiara il Vice Sindaco di Casale Monferrato, Luca Novelli -. Un’iniziativa che valorizza il patrimonio custodito dal Museo Nerostellato e il lavoro delle realtà che ne promuovono la memoria”.
L’ingresso sarà libero e gratuito negli orari di apertura indicati.
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Redazione di Vercelli
Chi è passato nel weekend dal parco Magni ha potuto apprezzare la mostra degli abiti del corso Moda allestita nella chiesetta sconsacrata. I capi sono stati realizzati dalle classi prima e seconda del professionale “Magni” nell’ambito di un progetto di educazione civica che ha voluto sottolineare come la natura intorno noi possa essere, e sia per molti stilisti di oggi, una inesauribile fonte di ispirazione, da proteggere e preservare da ogni attacco e rischio.
Il progetto, condotto da Maria Rosa Pantè nell’arco di numerosi incontri a scuola durante l’anno scolastico e supportato dalle spettacolari fotografie di Silvana Mazza, ha valorizzato la cultura dell’ambiente da salvaguardare proponendo alle studentesse di utilizzare tecniche di riciclo dei materiali in modo creativo.
Il lavoro in laboratorio è stato seguito e coordinato dalle docenti di indirizzo: Anna Rita Steni e Alessandra Vaglio Cerin, coadiuvate dal docente di progettazione Lux Maria Portafusero per la parte preliminare di realizzazione dei moodboard, schizzi e plat.
Gli outfit confezionati si sono ispirati alle forme dei fiori, in particolare al fior di zucchina, con tessuti provenienti da scarti industriali, alle farfalle grazie a scarti di jeans e alla frutta, nello specifico la fragola utilizzando tessuto, perline applicate a mano e plastica di bottiglia lavorata.
Le allieve di prima moda hanno realizzato le gonne mentre le allieve di seconda si sono occupate dei corsetti.
La mostra al parco Magni è stata realizzata grazie al patrocinio del Comune di Borgosesia, e in particolare all’interesse del vicesindaco Eleonora Guida.
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Redazione di Vercelli
La terza rassegna “Il legno che canta” organizzata dall’Associazione culturale musicale Angelo Gilardino, nel ricircolo del maestro vercellese scomparso nel gennaio di quattro anni fa, propone per domenica 14 giugno, al Parlamentino dell’Ovest Sesia (inizio alle 17,30, ingresso gratuito) un recital del chitarrista Bruno Giuffredi, concertista affermato e attualmente docente al Conservatorio “Cantelli” di Novara.
Milanese, Giuffredi ha iniziato lo studio della chitarra con il padre, Sergio, diplomandosi al Conservatorio “Verdi” e poi perfezionandosi col famoso chitarrista scozzese David Russell.
Ha poi incominciato una carriera di tutto rispetto, da solista e in duo con la flautista Gaia Scabbia.
Di assoluto rilievo il cd pubblicato nel 2011 per il 150^ anniversario della Repubblica, allegato alle “Variazioni e fuga sull’Inno d’Italia” di Livio Torresan, chitarrista e compositore veneto di cui Giuffredi ha anche registrato le “Variazioni e fuga su un tema russo (Kariuscia)” per l’ottantesimo anniversario della vittoria sul nazifascismo, brano con cui si concluderà il concerto di domenica prossima.
Il programma si aprirà con cinque dei celeberrimi “Douze Études” del brasiliano Heitor Villa-Lobos (i numeri 3, 6, 8, 5 e 10).
Poi tre “Fughe” di Bach, che Giuffredi eseguirà con una chitarra “Pietro Gallinotti” del 1953.
Quindi quattro Mazurche di Francisco Tarrega, un “Capriccio Italiano” del compositore russo Sergey Rudnev.
Infine, il brano di Torresan.
Prima del concerto, a cura dell’Ovest Sesia, breve visita guidata all’edificio, onusto di storia, che ospita l’evento.
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Redazione di Vercelli
Ci sono parole come ecumenismo, sinodalità che, per essere comprese, possono richiedere lo studio di voluminosi trattati, la frequenza a seminari di studi.
Oppure possono essere illustrate senza nemmeno una parola, ma lasciando parlare l’Amore anche quando l’Amore si esprima con il linguaggio davvero universale delle lacrime; le lacrime, però, non riescono ad esiliare la speranza più ardita ed irrinunciabile, quella della vita vera, dopo la morte.
Così può accadere che, nel corso di una Liturgia – lo sottolinea il Parroco, Don Luciano Condina – si ritrovino credenti e non credenti, cattolici e musulmani, con grande naturalezza, perché l’Amore li ha portati lì; li ha portati qui, questa mattina, 7 giugno, presso la parrocchia di San Giuseppe al rione Cervetto di Vercelli.
Perché il piccolo Mass, scomparso nelle acque della Sesia e ritrovato giusto una settimana fa
qui era di casa.

Qui viveva in modo gioioso la sua passione per il calcio e qui aveva espresso al Parroco il suo desiderio – dopo avere frequentato il Centro Estivo per anni – di diventare “Aiuto Animatore”.
Ed il Parroco lo aveva affidato – per il necessario percorso – ai due responsabili di questa bella attività, Sofia e Alessandro, due ragazzi veramente in gamba.
Così era già preparata per Mass la divisa di Aiuto Animatore.
Nel corso della Messa di questa mattina era previsto il “mandato” agli Animatori del Centro estivo, che si dedicheranno ai più piccoli per un mese e più: la consegna dell’uniforme è un momento simbolico sempre d’effetto.
La divisa di Mass è stata consegnata al papà, il Signor Ablaye Fall.

Proprio il Signor Fall avrebbe voluto rendere un ringraziamento pubblico a tutta Vercelli, ricordando in particolare persone ed Enti che sono stati particolarmente vicini alla sua famiglia.
Come si comprende dal filmato che accompagna queste righe (sono proposti alcuni momenti della Liturgia, l’omelia di Don Luciano Condina, la consegna delle divise e le due belle testimonianze di Sofia e di Awa, una delle sorelle di Mass) l’emozione però è stata troppo forte.
Così il Signor Fall ha dettato a noi il messaggio che avrebbe voluto leggere e volentieri lo trascriviamo:
“Ringrazio tutti i vercellesi, incominciando dalle Forze dell’Ordine, dai vicini di casa, l’Associazione Assalam, la Chiesa e l’Associazione Centro di Aiuto alla Vita.
Ringrazio anche i miei colleghi di lavoro e l’Amministrazione della Sifte Berti.
In questo momento di dolore ho avuto la vicinanza di tutti quanti.
Il primo giorno è venuto a casa nostra il Sindaco che ringrazio tanto, perché ho visto come si è comportato.
E’ venuto a casa – mi ha detto – come padre, nonno, non solo come Sindaco: ho avuto davanti a me due persone, una il Sindaco, l’altro Roberto Scheda.
Trasmetta tutti i miei ringraziamenti, anche alla squadra di Mass, la Pro Vercelli, li ringrazio di cuore, ho visto cos’hanno fatto”.
***
La liturgia è stata animata, con unanime apprezzamento, dal coro parrocchiale.
Terminata la S.Messa, ci i è trasferiti nel vicino campo di calcio dell’Oratorio dove si sono ascoltate altre testimonianze – integrali nel filmato – per poi procedere allo scoprimento di una targa che resterà a ricordare Mass.
(elisabetta acide) – Pian piano alle 16,15 di venerdì 5 giugno, il Duomo di Vercelli si riempie di colori, di sorrisi, di volti… saluti, gruppi che prendono posto tra le navate… e tra loro S.E.R. Mons. Marco Arnolfo, passa, saluta, sorride, domanda, stringe mani…
Un gesto di accoglienza, un gesto di cordialità, un gesto che non è solo un “saluto”, ma una “benedizione”, un dono di Dio, che ha “convocato” per vivere un momento insieme in preghiera.
Sono i ragazzi delle scuole vercellesi che, accompagnati dai loro docenti, da nonni e genitori, hanno accolto l’invito dell’Ufficio Scuola dell’Arcidiocesi di Vercelli in collaborazione con l’ U.C.I.I.M. sezione “G. Berzero” di Vercelli per la partecipazione alla celebrazione della “S. Messa degli esami”, tradizionale appuntamento atteso per gli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie che si apprestano ad affrontare le “fatiche degli esami” a conclusione del loro percorso di studi.
Il canto di ingresso dispone i presenti al raccoglimento: una “assemblea in comunione” per vivere, al termine del percorso scolastico, un momento importante per concludere e vivere la gioia del “cammino” percorso insieme.
E il saluto iniziale rivolto ai presenti, da Mons. Marco, risuona della “pace del Risorto”, la pace che accompagna la vita di ciascuno, la pace della quotidianità, la pace che “scalda i cuori”.

Ha “parole di pace” l’Arcivescovo, parole che sono un invito ai giovani, a vivere nei piccoli gesti, la pace del Risorto, la pace come forza interiore che vince le preoccupazioni e le ansie delle “fatiche”, anche quelle degli esami.
Le letture del giorno della celebrazione liturgica (2 Tm3,10-16; Sal 118/119; Mc 12,35-37), proclamate da studenti e un docente, hanno accompagnato gli studenti nella riflessione di San Paolo: “rimani saldo in quello che hai imparato”… le Scritture “possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù”.
L’Arcivescovo Marco, con parole appassionate, guida nell’omelia, gli studenti, alla riflessione… “istruzione” o “addestramento”…? Nella pervasività dell’A.I. siamo “soddisfatti” dalle risposte che riceviamo da una “intelligenza” addestrata a elaborare informazioni ed a fornire “risposte”?

Ci domandiamo:
“le risposte sono belle ed utili, ma chi le ha elaborate? Con quale procedura?” .
Siamo consapevoli che ogni A.I. è “manovrata”? (e S.E.R. ricorda che le A.I sono molteplici e tutte con l’obiettivo di generare algoritmi che forniscono “istruzioni” chiare e precise, che non lasciano “dubbi”, chiare e tracciabili).
Ma che cosa vogliamo dal domani? Quale mondo vogliamo?
“La risposta è nelle vostre mani”: Mons. Marco si rivolge ai giovani e sollecita a non “fermarsi” alle risposte preconfezionate, a continuare a cercare, domandare, riflettere su “chi siamo”, “chi vogliamo essere”.
“Non siamo in concorrenza con le macchine, con i robot. Siamo stupenda umanità”.

E ricordando l’Enciclica di Papa Leone XIV di recente pubblicazione Magnifica Humanitas, ricorda:
“abbiamo un cuore capace di amare e pensare, accogliere… un cuore che soffre, che gioisce… io percepisco…la macchina no”.
Addestriamo le “macchine” e chi forma, educa, allena, istruisce, prepara, accompagna l’uomo?
La scuola “orienta” ai valori, accompagna con i contenuti e le competenze, deve aiutare a riflettere e comprendere l’importanza di ciò che è stato “conquistato” con forza, coraggio, impegno e determinazione (i diritti umani), non può essere dimenticato, cancellato abdicato per la logica del mercato, del potere, per la legge del più forte o più potente.
“Siamo umani e restiamo umani” e Mons. Arnolfo invita a non fuggire le “sfide” a cui siamo chiamati a rispondere con la nostra intelligenza, con il nostro impegno:
“siete chiamati voi giovani, futuro e speranza a proseguire il vostro cammino, a impegnarvi per la cura della casa comune con scelte di valore, orientate al bene. Siete chiamati a illuminarvi di Vangelo” e citando la lettera a Timoteo (seconda lettura), esorta a farsi guidare dalla luce del Risorto, unico in grado di concedere la vera felicità, la vera pace, la vera “umanità” che nessuno mai può permettersi di togliere a nessun essere umano.
Quella domanda rivolta all’uomo:
“Chi sei?” è per tutti: “chi siamo”? chi “vogliamo essere”?
Mai dovremmo smettere di porsi l’interrogativo, di farlo a noi stessi, di farlo agli altri, di farlo a a Dio.
Domanda alla quale dobbiamo rispondere “insieme” uomini e donne, giovani e ragazzi, adulti e ricercatori… chi siamo “umanità”, dove siamo diretti? Dove vogliamo andare? “Che cosa è l’uomo perché te ne curi?” (Salmo 8) Splendida, magnifica umanità, eco di Cristo.
L’A.I. può imitare, magari simulare le reazioni umane, ma non potrà mai avere “cuore di carne”.
A tutti il compito di far crescere il cuore di ogni uomo.
Al termine della s. Messa, prima della benedizione finale, tra le braccia di Maria, “condottiera” a Cristo, Mons. Marco fa un gesto bellissimo: apre le braccia ed indica il Cristo crocefisso.
Un Cristo crocifisso ma “in gloria”, un Cristo Risorto portatore di pace.
Come quegli insegnanti che “lasciano il segno” (ricordiamo la bella etimologia della parola insignare, composto da in- e signare, “segnare”) , che “indicano” dove guardare, ecco che Sua Eccellenza “indica”, “fa vedere”…
Un gesto che rimarrà nella mente dei giovani, dei ragazzi, degli studenti: guardate a Cristo, alla croce preludio della Risurrezione. Guardate a Cristo vivo che dona la sua pace, che dona la sua luce. Guardate a questo Cristo sorridente e glorioso, esempio di amore totale e generoso, esempio di umanità.
Guardate a Cristo amore incondizionato e speranza per il futuro.
Arriva anche l’oro nella sciabola dopo quello conquistato nel fioretto per Andreea Mogos ai Campionati Italiani Paralimpici di Roma.
Per l’atleta torinese delle Fiamme Oro, che si allena alla Scherma Augusta Taurinorum, un successo maturato al termine di una gara perfetta, coronata dal 15-3 in finale contro Sofia Brunati dopo il 15-11 in semifinale contro Julia Markowska.
Per Mogos anche una soddisfazione di squadra grazie al Gran Premio Paralimpico della stagione 2025/2026 conquistato dalle Fiamme Oro Roma.
Sciabola femminile B Classifica (4): 1. Andreea Mogos (Fiamme Oro Roma), 2. Sofia Brunati (Accademia Scherma Milano), 3. Gloria Lorenzetti (Padova Scherma), 3. Julia Anna Markowska (Fiamme Oro Roma)
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Redazione di Vercelli
Dt 8, 2-3. 14-16
Dal libro del Deuteronòmio
Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».
Sal.147
RIT: Loda il Signore, Gerusalemme.
Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
RIT: Loda il Signore, Gerusalemme.
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.
RIT: Loda il Signore, Gerusalemme.
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.
RIT: Loda il Signore, Gerusalemme.
1 Cor 10, 16-17
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.
Parola di Dio
Sequenza
(La parte in parentesi è facoltativa)
[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.
Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.
Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.
Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.
Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.
Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.
È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l’antico è giunto a termine.
Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l’ombra:
luce, non più tenebra.
Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.
Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.
È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.
Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.
È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.
Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.
Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.
Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.
Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.
Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!
Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.
È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]
Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.
Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.
Gv 6, 51-58
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
***
UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA
DOMENICA DEL CORPUS DOMINI
La sua vita in noi
(Dt 8,2-3. 14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58)
Gesù alla folla che aveva assistito alla prodigiosa moltiplicazione dei pani, e che intendeva eleggerlo re per assicurarsi il pane quotidiano, rivela l’esistenza di un pane diverso da quello che essi desiderano, e diverso anche dalla manna che il popolo messianico mangiò nel deserto.
C’è un pane che non riguarda la sfera biologica dell’uomo, ma la possibilità di vivere in pienezza la propria umanità.
A coloro che chiedono un segno per credere, Gesù mostra di essere lui stesso il segno, l’inviato dal Padre quale pane vivo disceso dal cielo.
Nel deserto il popolo di Israele si nutrì della manna e tuttavia morì, il nuovo popolo di Dio, invitato a nutrirsi della carne e del sangue del Figlio dell’uomo non vedrà la morte. Rimanendo unito a lui entrerà fin d’ora nella vita che non conosce la morte, la vita che scorre in pienezza nel cuore di chi non vive e non cerca più se stesso, ma colui che tutto a lui si dona in corpo, sangue, anima e divinità.
Chi non ama rimane nella morte (1 Gv 3,14), chi ama conosce e gusta Dio, che si fa cibo e bevanda di vita.
Per gli ebrei bastava la Legge a nutrire interiormente l’uomo, Gesù annuncia che la Legge non ha il potere di dare la vita.
La vita si trova nella partecipazione alla Vita divina e questa partecipazione arriva ad assumere modalità impensabili, scandalose, che provocano mormorazione e discussioni aspre tra i Giudei, che suscitano lo sconcerto anche tra gli apostoli e i seguaci di Gesù, tra i quali molti si tireranno indietro e abbandoneranno il maestro.
Un linguaggio duro: come può Costui darci la sua carne da mangiare? Eppure il Signore non ammorbidisce le sue parole, anzi ripete più e più volte la realtà di un mistero d’amore che arriva fino all’inverosimile.
Gesù parla di carne e sangue simbolo della vita e chi vorrà vivere dovrà mangiare, in alcuni passi si dice masticare, la carne del Figlio dell’uomo per avere la vita, la sua vita in noi.
Qui si fa ancora più evidente che credere non è adesione ad una dottrina, ma coinvolgimento totale con Gesù Cristo, desiderio di conformarsi a lui, affinché la sua vita diventi la nostra vita, affinché come ha fatto lui, così facciamo anche noi.
Se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Si tratta di una progressiva trasformazione dove i pensieri del Signore diventano i nostri pensieri, i suoi sentimenti, la sua volontà diventano i nostri sentimenti, la nostra volontà, la sua carne umana diventa la carne trasfigurata della nostra umanità.
Il tralcio unito alla vite, vive della stessa linfa e della stessa vita.
È il mistero di chi ama: io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me, dice la sposa del Cantico (Ct 2,16), e con san Paolo esclama:
“non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).
Non è questo che gli innamorati bramano?
Essere una cosa sola con l’amato?
Ebbene chi si unisce al Signore cammina verso la completa conformità a Lui, verso quella piena unità d’amore che il linguaggio e la vita di tanti mistici testimoniano possibile.
Le Sorelle Carmelitane
Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza
Pur nell’adesione ad un “format” come si direbbe oggi, sempre fedele all’impostazione originaria, la celebrazione per festeggiare l’anniversario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri ( 5 giugno ) ogni anno si rinnova un po’, acquisendo in tal modo nuova audience e dimostrando nel concreto la sempre maggiore attenzione alla società in cui vivono ed operano le varie articolazioni territoriali della “Benemerita”.
La novità di quest’anno a Vercelli è stata rappresentata dall’invito ad offrire qualche scampolo del loro vasto repertorio alla “Colours Jazz Orchestra”, big band diretta da Alberto Mandarini del Dipartimento jazz della scuola comunale Vallotti di Vercell.
Per chi non sia appassionato di jazz, basti ricordare che Alberto Mandarini, tra le tante altre cose, ha a lungo suonato con Paolo Conte.
E scusate se è poco.
Ebbene, la band ha intrattenuto gli invitati offrendo un bel repertorio e due brani possiamo riproporli – uno all’inizio ed uno alla fine – nel video che accompagna queste note.
Video che, per il resto, insieme alla gallery, si attiene alla modalità che da tanti anni seguiamo per realizzare questi servizi.
E’ integrale la allocuzione del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Vercelli, Col. Pier Enrico Burri.
Poi alcuni dei momenti più importanti.
La gallery, invece, offre, oltre a tanti volti degli intervenuti, le immagini dei Militi che nel corso del periodo trascorso si sono resi meritevoli di riconoscimenti e “ricompense” avendo portato a termine azioni di particolare impegno investigativo e rischio.
I “numeri” trovano spazio in questo testo, che ripropone anche per iscritto l’integrale dell’intervento del Comandante provinciale, nonché una sintesi dei risultati operativi dei quali abbiamo anche parlato molte volte nelle notizie di cronaca.
Come di consueto, anche quest’anno non è mancata la presenza di tante “fasce tricolori”, i Sindaci del territorio, che in molti casi lavorano in stretto contatto con le Stazioni dei Carabinieri, che sono presidio di legalità e sicurezza, non meno che luogo ove è possibile trovare ascolto per tante persone che si trovano in difficoltà, rendendo in tal modo concreta l’idea di una prevenzione di atti antigiuridici che significa anche intercettare il disagio prima che sia troppo tardi.
***
LA PROLUSIONE DEL COMANDANTE PROVINCIALE DEI CARABINIERI DI VERCELLI COL. PIER ENRICO BURRI
Gentili ospiti, Autorità, buon pomeriggio.
Lo scorso anno ho concluso l’intervento con la parola “grazie”.
È con la stessa parola che desidero iniziare quest’anno, dicendo, appunto grazie: in un anno di lavoro trascorso dal 211° annuale di fondazione dell’Arma, il sentimento che mi pervade è quello della gratitudine.
Permettetemi di sottrarmi al protocollo istituzionale – che mi imporrebbe di citare prima altri illustri e graditissimi ospiti – ma il primo grazie lo rivolgerei alle ragazze e ai ragazzi della Scuola Musicale Vallotti, che accompagnano la nostra cerimonia.
Il secondo “grazie” lo vorrei indirizzare ai Carabinieri che operano in provincia, parte dei quali schierati davanti a voi: il merito dell’attività svolta dall’Arma è esclusivamente loro.
Di quelli che operano sulla strada in ogni condizione, di quelli che accolgono il pubblico in caserma, di quelli che parlano con le persone, di quelli che eseguono il primo intervento, di quelli che svolgono attività investigative e di quelli – magari più in ombra, lontano dai riflettori – che fanno in modo che ciò accada, operando nel settore logistico, amministrativo, muovono la complessa macchina burocratica (nel significato letterale del termine) senza cui qualsiasi organizzazione articolata non sarebbe in grado di procedere.
Vorrei anche ringraziare tutti coloro i quali hanno collaborato per l’allestimento della cerimonia di oggi e i familiari di tutti i militari, che impreziosiscono questa celebrazione.
Ho parlato di Carabinieri, perché tutti noi siamo tali (territoriali, forestali, unità speciali, i rappresentanti delle Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari e anche i Carabinieri in congedo, qui schierati in forma associativa), pur avendo diversi livelli di responsabilità intimamente collegati al ruolo, all’incarico e, di conseguenza, al grado: ma non li voglio distinguere, perché ho assistito a un legame forte e virtuoso, tra i reparti e nei reparti, che ha portato, nei momenti di difficoltà affrontati per qualsivoglia ragione, all’emersione di quel senso di solidarietà, di mutuo sostegno, di appartenenza che è tipico della società militare e, oserei dire, di chiunque condivida la missione della responsabilità per la sicurezza della collettività.
Responsabilità che – peraltro – sono perfettamente descritte nel Codice dell’Ordinamento Militare, attributo che ci dà una cifra distintiva peculiare e che ci impone l’adesione a doveri di rango primario, cui la Costituzione richiama tutti con un lapidario “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.
Aderisco finalmente al protocollo istituzionale e lo faccio più che volentieri, rivolgendo il mio sincero ringraziamento ai rappresentanti delle Istituzioni.
Dico “più che volentieri” perché chi è seduto tra voi, nell’anno e mezzo trascorso insieme, non ha mai fatto mancare il sostegno, la considerazione, il supporto, la condivisione, la concretezza nei confronti dei militari dell’Arma e dell’Arma stessa, sia nei momenti positivi, sia – e in modo ancor più marcato e sentito – nei momenti meno felici, per non dire drammatici, che hanno toccato l’intera Istituzione.
In questi frangenti ho avvertito ed apprezzato un affetto spontaneo, oserei dire familiare piuttosto che amicale.
Vorrei citare gli esempi, in un senso e nell’altro, ma sarebbero tali e tanti che imporrebbero una cerimonia della durata di qualche ora, tortura a cui non mi sento di sottoporvi.
Saluto quindi con ogni considerazione il Signor Sindaco, Avvocato Roberto Scheda – del quale invidio l’inesauribile energia – e ringrazio l’Onorevole Emanuele Pozzolo per essere intervenuto.
Permettetemi poi di testimoniare il mio sentimento di stima e gratitudine nei confronti del Procuratore della Repubblica, Dottoressa Ilaria Calò, alla quale rinnovo il benvenuto in quest’Area di Operazioni, e del Presidente del Tribunale, Dr. Giovanni Campese.
Ricavo un momento per il Prefetto, Dottor Lucio Parente, il quale, con la cortesia che lo contraddistingue, nel rammaricarsi per non aver potuto presenziare, ha recapitato una lettera in cui esprime a tutti i Carabinieri della provincia un pensiero di profonda stima per la professionalità, la competenza e lo spirito di sacrificio con cui operano, sottolineando la sinergia esistente tra tutte le forze di polizia impegnate nella salvaguardia della legalità, nella prevenzione dei reati e nella protezione delle persone più vulnerabili.
Prego il Dottor Attilio Carnabuci, viceprefetto Vicario, che oggi lo rappresenta, di ricambiare incondizionatamente i sentimenti espressi.
Un saluto particolare lo riservo al Presidente della Provincia, Davide Gilardino, perché è una data speciale anche per lui, oggi.
Replico i sentimenti di stima e gratitudine nei confronti del nostro Arcivescovo, Sua eccellenza Reverendissima Marco Arnolfo, sempre vicino ai Carabinieri, concretamente assistito da Monsignor Giuseppe Cavallone (che ama definirsi “il nostro parroco”) e Don Stefano. Grazie.
Non posso dimenticare gli operatori che condividono “la strada” (passatemi il termine) con i Carabinieri e prego i loro vertici qui presenti di farsene portavoce: grazie alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza, ai Vigili del Fuoco, alla Polizia Penitenziaria, all’Esercito Italiano, alla Polizia locale e a tutti gli attori del soccorso pubblico, sia esso sanitario, tecnico ovvero di protezione civile, alle associazioni di volontariato, combattentistiche e d’Arma, tutti elementi con i quali è in essere uno spontaneo, costante e biunivoco rapporto.
È grazie alla loro opera quotidiana se possiamo ritenerci fortunati, perché con noi garantiscono le condizioni di ordine e sicurezza pubblica e, più in generale, di vivibilità che incontriamo nel nostro quotidiano e che sono una più che solida premessa per il consolidamento e lo sviluppo sociale, culturale ed economico che tutti auspichiamo: perché la città e la provincia meritano di essere conosciute, promosse e vissute intensamente.
Città e provincia che hanno dato i natali o assistito all’opera di Sant’Eusebio, del Cardinale Guala Bicchieri, di Amedeo Avogadro, di Gianni Antonio Bazzi, Gaudenzio Ferrari, Giovanni Battista Viotti, di Silvio Piola, Vincenzo Lancia, Angelo Morbelli: la toponomastica di ogni comune associata a un pizzico di curiosità possono aggiungere autorevoli personaggi da far confluire in una lunga lista.
Tornando alla sicurezza e alla vivibilità non posso dimenticare i Sindaci, “front office” del cittadino e per ognuno dei quali il proprio paese è un gioiello del valore inestimabile.
Grazie per il vostro lavoro e per la vostra collaborazione con le articolazioni territoriali, forestali e speciali dell’Arma.
Un più che cordiale saluto ai rappresentanti della stampa e dei media, sempre attenti nel riportare quanto accade in città e in provincia, con riguardo ai vincoli di riservatezza, garanzia e prudenza imposti dalla legge.
Torno più pragmatico, si attaglia maggiormente al mio carattere.
Che cosa hanno fatto i Carabinieri – i vostri Carabinieri, aggiungo nuovamente, come lo scorso anno, quest’aggettivo possessivo – in un anno?
Hanno seguito 20.724 attivazioni per intervento o segnalazione al 112NUE; svolto 29.519 servizi esterni, preventivi e di controllo del territorio; arrestato 121 persone, denunciandone altre 1.979; proposto 57 misure di prevenzione; concorso nella vigilanza di 135 persone sottoposte a peculiari situazioni di rischio; operato 382 interventi per incidenti stradali; eseguito 54 incontri nelle scuole nell’ambito del programma nazionale di “educazione alla legalità” e 125 finalizzati alla prevenzione dei reati contro il patrimonio, in particolare rivolti alle persone anziane.
E poi, tutto il resto: tutte quelle attività che non fanno notizia, ma che fanno parte del nostro quotidiano perché avvengono nelle nostre Stazioni, per strada, a casa delle persone o anche per telefono.
Un consiglio, un suggerimento, un momento di conforto che può non aver alimentato i numeri appena elencati, ma ha risolto o cercato di risolvere un problema: perché – come affermato condivisibilmente dal Signor Ministro della Difesa – “I Carabinieri sono un presidio di sicurezza, ma anche di umanità”.
E l’umanità nasce dalle relazioni.
Questo facciamo, o almeno cerchiamo di fare: risolvere i problemi delle persone.
E ciò accade – molte volte – quando vi sia capitato di vedere un Carabiniere che parla con qualcuno: vi prego di rivolgervi a noi con fiducia, con sicurezza, senza nessun timore reverenziale.
Siamo al vostro servizio.
5 giugno 2026, l’Arma compie 212 anni; 2026, 85° anniversario delle battaglie di Eluet El Asel e di Culquaber, tasselli della storia dei Carabinieri e d’Italia.
Restano immanenti quei valori sui quali abbiamo giurato e che, simbolicamente, ritrovo rappresentati nei Gonfaloni degli Enti Locali schierati e meritatamente decorati, valori nel cui nome molti Carabinieri hanno sacrificato la vita: ricordo con deferenza e rispetto l’Appuntato Salvatore Vinci, a cui penso ogni volta che percorro la strada in cui si trovò ad affrontare la morte, chiedendomi cosa lo avesse spinto a seguire quella via tra le risaie, se non il senso del dovere, la conoscenza del territorio, l’essere ed il sentirsi Carabiniere fino al midollo.
Fino al ritorno, purtroppo, solo del suo “Cavallo scosso”.
Concludo – ringraziandovi per la pazienza che avete avuto nell’ascoltarmi – scomodando poesia e filmografia.
I Carabinieri furono descritti da Costantino Nigra come
“schiavi sol del dover, usi obbedir tacendo e tacendo morir, terror de’ rei, modesti ignoti eroi, vittime oscure e grandi, anime salde in salde membra”;
poi, ancora e in contesto diverso, ripresi un secolo dopo da Renzo Montagnani che così affermava, molto teneramente, in una commedia italiana degli anni ’80:
“La gente scherza sulla nostra tenace testardaggine, canzona i nostri ragazzi per la loro ingenua cocciutaggine…però ci vogliono, ci ammirano, perché se dovesse crollare tutto, la gente sa che noi saremo sempre, immancabilmente qui, presenti”.
Traccia artistica di un’evoluzione che l’Arma sta seguendo per adeguare la risposta operativa alle necessità dell’oggi, magari cercando di anticipare quelle del domani, pur restando immutabile nei principi fondamentali, riassunti nella formula del giuramento che ognuno di noi ha prestato.
Modesti, ignoti, ma sempre, immancabilmente qui, presenti. Perché il Carabiniere è espressione dell’Italia.
E l’Italia siamo tutti noi.
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Di seguito i dati sui risultati operativi del Comando provinciale di Vercelli nel periodo compreso tra il 1 giugno 2025 ed il 31 maggio 2026
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| Attivazioni per intervento o segnalazione al 112 NUE | 20.724 | ||
| Servizi esterni di prevenzione e controllo del territorio | 29518 | ||
| Persone arrestate | 121 | ||
| Persone denunciate all’Autorità giudiziaria | 1979 | ||
| Misure di prevenzione proposte | 57 | ||
| Persone sottoposte a peculiari situazioni di rischio oggetto di vigilanza | 135 | ||
| Interventi effettuati per incidenti stradali | 373 | ||
| Incontri nelle scuole nell’ambito del programma nazionale di “Educazione alla legalità” | 54 | ||
| Studenti coinvolti negli incontri di “Educazione alla legalità” | 4.200 | ||
| Incontri dedicati alla prevenzione dei reati contro il patrimonio, rivolti in particolare alle persone anziane | 125 | ||
| Incontri complessivi di educazione alla legalità e prevenzione | 179 | ||









































































































