Mese: Giugno 2026
Si è svolta oggi alla Camera dei Deputati, su iniziativa del presidente della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, Salvatore Deidda, la presentazione del secondo rapporto 2026 dell’Osservatorio Freight Insights, promosso dal Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST) e dalla Fondazione CSELI – Centro Studi di Economia e Logistica delle Infrastrutture.
All’iniziativa hanno partecipato Fabrizio Palenzona, presidente della Fondazione CSELI, Gianmarco Montanari, direttore di MOST, Vittorio Marzano dell’Università Federico II, Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, e l’on. Enzo Amich.
«Il rapporto offre una fotografia lucida delle sfide che attendono il settore logistico: aumento dei costi energetici, congestione delle infrastrutture e instabilità degli scenari internazionali. In un comparto che vale oltre 94 miliardi di euro e rappresenta uno degli asset strategici dell’economia nazionale, è indispensabile rafforzare i collegamenti tra porti, retroporti e reti di trasporto, investendo con determinazione in infrastrutture, intermodalità e digitalizzazione.
Ho voluto sottolineare l’importanza del lavoro presentato oggi. I dati, le analisi e gli studi contenuti nel rapporto rappresentano uno strumento prezioso, perché consentono di comprendere con maggiore consapevolezza dove intervenire e quali siano le priorità sulle quali concentrare investimenti e politiche pubbliche.
Particolarmente significativo è stato l’appello alla responsabilità lanciato dal presidente Fabrizio Palenzona. La logistica non riguarda esclusivamente gli operatori del settore, ma rappresenta una sfida strategica per l’intero sistema Paese. Una logistica moderna, efficiente e all’altezza delle sfide future, sostiene la competitività delle imprese, favorisce lo sviluppo dei territori e rafforza il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e nei mercati internazionali. È una grande opportunità che non possiamo permetterci di perdere», ha dichiarato l’on. Enzo Amich a margine del convegno.
Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti
da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:
Iscriviti alla nostra pagina Facebook
e al nostro Gruppo pubblico di Facebook
al nostro account di Instagram
Redazione di Vercelli
Il Ministro della Salute Orazio Schillaci, d’intesa con il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, ha firmato il decreto di riconoscimento dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria quale Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS).
Si tratta di un risultato storico per il Piemonte, che per la prima volta si dota di un IRCCS pubblico ed entra nella rete nazionale degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico con una struttura che rappresenterà un punto di riferimento per la ricerca, l’innovazione e l’assistenza sanitaria ad alta specializzazione.
Il riconoscimento arriva al termine di un percorso avviato ufficialmente fin dal 2019 con i primi atti di programmazione regionale e costruito grazie al lavoro congiunto di Ministero della Salute, Regione Piemonte, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria, Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI), Università del Piemonte Orientale, Asl AL, professionisti sanitari, amministratori locali e rappresentanti del territorio.
Il percorso verso il riconoscimento ha raccolto infatti negli anni il sostegno delle istituzioni locali e regionali, della Provincia di Alessandria, dei Comuni del territorio, delle associazioni e del Consiglio regionale del Piemonte, superando appartenenze e schieramenti politici e unendo il territorio attorno a un obiettivo condiviso di crescita scientifica e sanitaria.
Le radici dell’IRCCS pubblico Alessandria-Casale affondano nella storia della provincia di Alessandria e, in particolare, di Casale Monferrato, territorio simbolo della lotta contro l’amianto e delle patologie asbesto-correlate. Da quella tragedia è nato negli anni un patrimonio di conoscenze scientifiche, competenze cliniche e capacità di ricerca che oggi riceve il massimo riconoscimento nazionale.
L’IRCCS pubblico Alessandria-Casale si fonda inoltre sull’esperienza del DAIRI, il Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione, cui la Regione Piemonte ha attribuito il ruolo di supporto regionale per l’organizzazione della ricerca sanitaria e biomedica nelle Aziende sanitarie piemontesi.
Un modello che ha consentito di costruire negli anni una rete di collaborazioni che coinvolge l’intero sistema sanitario regionale e che ora potrà essere ulteriormente rafforzata grazie al riconoscimento ministeriale.
In particolare, il riconoscimento è stato ottenuto nell’area tematica «Cardiologia-Pneumologia», come previsto dal decreto firmato dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, all’interno della quale trovano spazio proprio le attività sviluppate sul fronte delle patologie ambientali e del mesotelioma, ambito nel quale il territorio alessandrino e Casale Monferrato rappresentano una delle realtà più avanzate a livello nazionale e internazionale.
Tra queste, la Banca Biologica del Mesotelioma Maligno, una delle più importanti collezioni europee del settore, e il Centro regionale per la ricerca, sorveglianza e prevenzione dei rischi da amianto, vero ecosistema integrato di assistenza e ricerca clinico-epidemiologica, incardinati all’interno del DAIRI.
Con questo riconoscimento il Piemonte entra inoltre nel ristretto gruppo delle Regioni che ospitano un IRCCS pubblico universitario.
Orazio Schillaci, Ministro della Salute: «Oggi siamo davanti a un risultato importante per la Regione Piemonte, ma direi per la sanità italiana tutta che si arricchisce di un’altra eccellenza. Gli IRCCS sono, infatti, strutture di primo piano del sistema sanitario nazionale e gli straordinari risultati delle attività di ricerca raggiunti ogni anno con cure e nuove terapie in queste realtà rappresentano la vera speranza per la salute di milioni di italiani».
Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte: «La firma del decreto da parte del Ministro Schillaci rappresenta una giornata storica per il Piemonte. Con il riconoscimento dell’IRCCS pubblico Alessandria-Casale la nostra Regione entra per la prima volta nella rete degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico pubblici, dotandosi di un presidio di eccellenza destinato a rafforzare la ricerca, l’innovazione e la qualità delle cure. È il risultato di un percorso lungo e complesso che abbiamo sostenuto con convinzione, nella consapevolezza che investire nella ricerca significhi investire nel futuro della sanità pubblica. Questo riconoscimento premia il lavoro di professionisti, ricercatori, università e istituzioni che hanno saputo costruire un progetto credibile e autorevole, capace di ottenere il riconoscimento nazionale. L’IRCCS pubblico Alessandria-Casale non sarà soltanto un patrimonio del territorio alessandrino, ma un’infrastruttura di ricerca al servizio di tutto il Piemonte, grazie anche alla rete costruita dal DAIRI con le aziende sanitarie regionali e ai rapporti con il sistema universitario. Una struttura in grado di attrarre competenze, progetti, investimenti e opportunità di sviluppo scientifico, con benefici concreti per i pazienti e per l’intero sistema sanitario regionale».
Federico Riboldi, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte: «Questo riconoscimento ha per me un significato particolare. Già nel 2017, da consigliere provinciale, avevo presentato un ordine del giorno per sostenere l’istituzione di un IRCCS in provincia di Alessandria, convinto che questo territorio, e Casale Monferrato in particolare, avessero tutte le caratteristiche per diventare un punto di riferimento nazionale nella ricerca e nella cura. Da allora, come assessore provinciale, sindaco di Casale Monferrato e oggi assessore regionale alla Sanità, ho continuato a credere in questo progetto. Le radici dell’IRCCS pubblico Alessandria-Casale affondano nella storia di un territorio che ha conosciuto il dramma dell’amianto e del mesotelioma, ma che da quella ferita ha saputo generare ricerca, competenze e innovazione. Oggi quel patrimonio riceve il riconoscimento che merita e si trasforma in una risorsa a disposizione dell’intero Paese. Questo risultato è stato possibile grazie a un sostegno ampio e trasversale che ha coinvolto istituzioni, amministrazioni locali, università, professionisti e rappresentanti di ogni appartenenza politica. È una vittoria del territorio e della sua capacità di fare squadra attorno a un obiettivo comune. Un ringraziamento particolare va ad Antonio Maconi, che ha guidato con competenza, tenacia e visione questo percorso, ai professionisti dell’AOU di Alessandria e a quelli di Casale Monferrato e dell’Asl AL, all’Università del Piemonte Orientale e a tutti coloro che hanno contribuito a trasformare un progetto ambizioso in una realtà che oggi entra nella storia della sanità piemontese, consapevoli di essere di fronte a un punto di partenza e non di arrivo».
Antonio Maconi, Commissario straordinario per il riconoscimento dell’IRCCS pubblico Alessandria-Casale e direttore DAIRI: «La firma del Ministro Schillaci sul decreto che riconosce l’IRCCS è una svolta straordinaria che riconosce e rilancia il percorso avviato quindici anni fa con la costruzione di un grande dipartimento della ricerca integrato con l’assistenza, il DAIRI, oggi considerato un modello da molte istituzioni nel proprio percorso verso il riconoscimento IRCCS. La tragedia dell’amianto a Casale Monferrato è stata la spinta decisiva. La richiesta del territorio ci ha imposto una responsabilità scientifica che abbiamo cercato di onorare ogni giorno. Lungo questo percorso abbiamo avuto il sostegno di molte persone, e sono grato a ciascuno, ma un riconoscimento particolare va a Federico Riboldi: in questi quindici anni il suo contributo politico e istituzionale è stato determinante. Essere tra i pochissimi IRCCS policlinici in Italia significa diagnosi più precoci, accesso a sperimentazioni cliniche e percorsi specializzati disponibili vicino a casa, anche grazie a personale altamente specializzato del DAIRI, sia ospedaliero che universitario. Attraverso il DAIRI-R estenderemo questa capacità a tutto il sistema sanitario regionale, connettendo il Piemonte alla rete ministeriale degli IRCCS».
Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti
da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:
Iscriviti alla nostra pagina Facebook
e al nostro Gruppo pubblico di Facebook
al nostro account di Instagram
Redazione di Vercelli
Nella rete dei Circoli ACLI della provincia di Vercelli, saranno aperte tre nuove affiliazioni che si sommeranno a quelle già esistenti.
Punti di riferimento per il territorio, dove si offre supporto, aggregazione, servizi e ascolto per lavoratori, famiglie e cittadini.
Circolo di Lozzolo: Presidente Daniele Zanazzo, gestito dal Comitato carnevalesco nato in origine per attività ed eventi ludici e di divertimento.
Circolo Oratorio San Giuseppe situato nella Città di Vercelli, Presidente Don Luciano Condina. Importante struttura di periferia che ha come finalità principali il contenimento della dispersione scolastica e lo sviluppo dell’inclusione sociale di giovani e famiglia in difficoltà e disgregate.
Circolo di Quarona: Presidente Avvocata Ester Scolari, già collaboratrice al progetto delle Acli provinciali sull’indebitamento e sulle povertà economico-sociali (Progetto Riparto). È un Circolo di supporto ai servizi di assistenza fiscale della zona valsesiana.
Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti
da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:
Iscriviti alla nostra pagina Facebook
e al nostro Gruppo pubblico di Facebook
al nostro account di Instagram
Redazione di Vercelli
Il palcoscenico del teatro Civico di Bosconero (To) si prepara ad accogliere l’entusiasmo e il talento degli allievi della scuola teatrale locale.
Domenica 21 giugno alle 21.00, andrà in scena lo spettacolo finale intitolato “Se bastasse una sola commedia”.
La rappresentazione segna il culmine di un intenso anno di formazione, ricerca espressiva e prove sul campo, vissuto sotto la guida attenta e appassionata del regista e interprete Mauro Stante.
L’opera promette di intrattenere il pubblico in una serata di coinvolgimento, altalenando momenti di vibrante comicità a spunti di riflessione più profonda.
Il testo, appositamente strutturato per valorizzare le peculiarità artistiche di ogni singolo membro della compagnia, gioca con i canoni della tradizione teatrale, rimescolando le carte dell’improvvisazione e della drammaturgia classica.
Sul palco si alterneranno interpreti di diverse età, uniti dalla medesima passione e dal desiderio di condividere con la cittadinanza il frutto del proprio percorso di crescita personale e artistica.
Il regista Mauro Stante – da anni punto di riferimento per la pedagogia teatrale sul territorio – ha espresso grande soddisfazione per il livello di maturità raggiunto dal gruppo.
Il lavoro svolto durante i mesi di laboratorio non si è limitato alla semplice memorizzazione delle battute, ma ha scavato a fondo nella costruzione del personaggio e nella gestione dello spazio scenico, offrendo agli allievi gli strumenti fondamentali per dominare l’emozione del debutto.
L’evento, patrocinato dalle istituzioni locali, rappresenta un momento di forte aggregazione culturale per tutta la comunità di Bosconero e dei comuni limitrofi.
L’ingresso alla serata è completamente gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili, una scelta volta a favorire la massima partecipazione e a rendere lo spettacolo accessibile a tutti.
Date le previsioni di una grande affluenza di pubblico e la disponibilità limitata delle poltrone in sala, la prenotazione è fortemente consigliata per assicurarsi l’accesso all’evento.
Per ricevere maggiori informazioni sullo spettacolo o per riservare i propri posti, è possibile contattare direttamente la segreteria organizzativa al numero di telefono 3893126525.
Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti
da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:
Iscriviti alla nostra pagina Facebook
e al nostro Gruppo pubblico di Facebook
al nostro account di Instagram
Redazione di Vercelli
Un eccezionale ritrovamento arricchisce la storia delle collezioni del Museo Leone di Vercelli.
È stata infatti identificata e ricomposta la tazza da caffè con piattino che la tradizione storica attribuisce a Napoleone Bonaparte, utilizzata dall’imperatore durante il suo ultimo esilio a Sant’Elena.
Da tempo immemore, il museo conservava soltanto la custodia originale dell’oggetto, realizzata in pelle e cartone.
Su di essa campeggia una fitta iscrizione appiccicata su un cartiglio, la quale informa che si tratta proprio della tazza imperiale.
Secondo le note storiche, l’oggetto fu riportato in Europa nel 1829 da un certo Pietro Lovati. Come sia entrata esattamente a far parte delle collezioni di Camillo Leone rimane un mistero su cui il fondatore non ha lasciato scritti, nonostante la sua nota passione per i cimeli dell’età napoleonica.
Nel corso del tempo, la tazza era stata separata dal suo contenitore e inserita tra le altre ceramiche custodite nei depositi, perdendo così la memoria del suo reale e straordinario significato.
La tazza e il relativo piattino sono di un elegante colore verde, impreziositi da una decorazione dorata che raffigura un serpente che si morde la coda (uroboro), antico simbolo di unione e amicizia, come confermato dallo stesso cartiglio sulla custodia.
Il felice ricongiungimento è avvenuto grazie al lavoro di spoglio e ricerca condotto dal conservatore Luca Brusotto e dal responsabile dell’archivio museale Riccardo Rossi che stavano selezionando il materiale per l’allestimento della mostra dedicata ad Amedeo Avogadro, in occasione del 250° anniversario della nascita del celebre scienziato di origini vercellesi.
Poiché il percorso espositivo analizza anche il contesto storico in cui visse il fisico a cavallo tra Sette e Ottocento, la ricerca si è estesa ai cimeli di età napoleonica, portando all’inaspettato riconoscimento.
La direzione del Museo ci tiene a sottolineare, con onestà scientifica, che non vi è l’assoluta certezza matematica sulla veridicità del reperto.
Subito dopo la morte di Bonaparte, infatti, fiorì in tutta Europa un vero e proprio mercato di reliquie a lui attribuite, tra oggetti militari e di uso comune.
Autentica o leggendaria che sia, la tazza rappresenta una straordinaria testimonianza della curiosità intellettuale e della ricchezza delle collezioni di Camillo Leone, capaci ancora oggi di stupire e rivelare segreti.
L’oggetto, finalmente ricomposto all’interno della sua custodia, è stato inserito nel percorso espositivo e sarà visibile al pubblico fino al 2 agosto, data di chiusura della mostra dedicata ad Amedeo Avogadro.
Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti
da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:
Iscriviti alla nostra pagina Facebook
e al nostro Gruppo pubblico di Facebook
al nostro account di Instagram
Redazione di Vercelli
C’è un’espressione di grande valore morale ed anche pedagogico, oggi tornata alla mente con insistenza, nel corso del rito esequiale per l’ultimo saluto al Col. Fulvio Maraviglia, ora in congedo, già Comandante della Compagnia di Vercelli dei Carabinieri.
Questa espressione è “Servitore dello Stato” e, come oggi si tende a completare la locuzione, Servitore dei cittadini.
Una bivalenza complementare che in qualche modo rende ancora meglio la figura umana e professionale dell’Ufficiale Superiore scomparso lo scorso 8 giugno: dedito con intelligenza e senza afasie al proprio compito nell’Arma, sempre disponibile e dal tratto umano aperto, attento e generoso nei confronti delle persone.

Una sintesi ben chiara a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, messa in rilievo da Mons. Stefano Bedello, Vicario generale dell’Arcidiocesi e Parroco del Duomo, che ha celebrato la S.Messa di oggi, 10 giugno, in Cattedrale.
L’omelia
(e prima il brano del Vangelo di San Giovanni, 12, 24 – 26)
dettata dal Celebrante è, insieme ad altre parti della Liturgia, integralmente riproposta nel video che completa queste note e che abbiamo volentieri messo a repertorio anche quale modesto contributo alla perpetuazione della memoria del così stimato ed amato Ufficiale Superiore.
Mons. Bedello pone l’accento su due verbi che permeano questi brevi versetti, ma più ancora l’intero capitolo, se è vero che la prima “clip” che vi appare illustra l’idea del servizio declinato nelle diverse modalità, di Marta e Maria.
Perché la nozione di “servire” – è il cuore dell’omelia – rende in qualche modo feconda l’azione del “seminare”, la figura simbolica attorno alla quale si irradia l’insegnamento di questo passo giovanneo.
E sappiamo che la semina sia un atto non già concluso in se stesso, ma bisognoso di un esito esigente, perché abbia futuro e dia il frutto sperato.
Esito che si invera proprio nel sacrificio di sé, in quel “servizio” che antepone l’altro, o l’Altro, anche alla propria vita.
La vita di Fulvio Maraviglia ha traguardato questo orizzonte, sul piano professionale, come nella amorevole, assoluta dedizione al piano dei valori familiari.
Il suo percorso nell’Arma ha mosso i primi passi, negli anni giovanili, da posizioni semplici, per poi evolvere verso responsabilità sempre maggiori, in posizioni gerarchiche di livello sempre più elevato.

Sempre consapevole, lungo tutto il percorso, di vivere anche così quella vocazione alla rinuncia che è particolarmente esigente perché è vocazione alla rinuncia a sé.
Quanto Fulvio Maraviglia ha seminato nel corso della sua purtroppo breve vita, ha già portato frutto. Lo si è visto oggi in Cattedrale negli occhi delle tante persone che hanno voluto congedarsi da lui e stringersi in un abbraccio fraterno e affettuoso, anche se dolente, alla moglie, Signora Donatella Petrucci ed al loro figliolo Federico.
A loro va anche l’abbraccio di VercelliOggi.it.








































