Mese: Ottobre 2026
L’introduzione dell’Euro digitale può rappresentare un’importante occasione per rafforzare la modernizzazione e l’autonomia strategica dell’Europa, purché vengano garantite condizioni di utilizzo semplici, eque e trasparenti per imprese, soprattutto di micro e piccole dimensioni, e consumatori.
E’ questa la posizione di Confcommercio in relazione all’iter in corso a Bruxelles su questa grande novità, a patto che siano previsti un tetto massimo dei costi di accettazione, la traslazione diretta dei costi azzerati, la trasparenza dei dati e la comparabilità dei costi al livello del singolo imprenditore.
La digitalizzazione dei pagamenti è ormai strutturale: nel 2025, secondo l’Osservatorio Pagamenti Digitali del Politecnico di Milano, le transazioni digitali in Italia hanno raggiunto i 518 miliardi di Euro, pari al 45% dei consumi complessivi. A livello europeo il mercato dei pagamenti è concentrato nelle mani di soli dodici grandi operatori, che controllano il 78% delle transazioni, con il 43% riconducibile a soggetti extra-UE.
Si aggiunga che secondo la BCE le micro e piccole imprese pagano attualmente fino a quattro volte di più per l’accettazione dei pagamenti elettronici rispetto alle grandi aziende.
Occorre dunque contrastare l’idea che gli esercenti debbano essere trattati semplicemente secondo il principio “non peggio di prima”: al contrario Confcommercio sostiene la necessità di una commissione uniforme nell’intera area dell’Euro indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa, assicurando l’integrazione naturale del nuovo strumento sui quattro milioni di Pos già operativi nel Paese, oltre che sui registratori telematici e sui retail online.
“Per i piccoli negozi, i bar e gli operatori dei mercati, che vivono di transazioni sotto i 20 Euro – dichiara il Presidente di Confcommercio Piemonte, Giuliano Viglione – sarà fondamentale azzerare le commissioni su queste soglie per preservare i già ridotti margini aziendali”.
Particolare attenzione dovrà essere riservata all’azzeramento dei costi di commissione per le operazioni offline e quelle intragruppo o sullo stesso prestatore di servizi di pagamento, per le quali non si applica l’inter-PSP fee, puntando ad assicurare un risparmio a valle per gli esercenti e, a cascata, per i consumatori.
È inoltre necessario recepire le proposte del Parlamento Europeo che prevedono la raccolta e la pubblicazione periodica di open data granulari sui costi reali dei pagamenti, sul modello della Banca Centrale Australiana che pubblica sul proprio sito web dati aperti e periodici sui costi effettivi di accettazione delle transazioni.
Confcommercio richiede infine che venga difesa la norma approvata dal Parlamento Europeo, secondo la quale viene garantito all’esercente un prospetto chiaro, sintetico e standardizzato, indispensabile per confrontare l’offerta dell’Euro digitale rispetto alle carte commerciali.
“Regole trasparenti e costi oggettivamente convenienti – conclude il Presidente Viglione – rappresentano i prerequisiti indispensabili perché l’Euro digitale diventi un reale ed effettivo equivalente elettronico del contante, evitando dannosi effetti reputazionali, polemiche politiche o lo spiazzamento della nuova valuta pubblica”.
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Redazione di Vercelli
Per la quindicesima edizione, le porte del Museo Leone si apriranno sabato 31 ottobre, in notturna a tutti coloro che vorranno scoprirne il lato oscuro, come già tantissimi partecipanti hanno fatto a partire dal lontano 2011.
Come già lo scorso anno, torcia alla mano, in completa autonomia, i visitatori si addentreranno nelle sale buie del pianterreno e del primo piano di Palazzo Langosco, antica dimora del notaio Leone, in un’avventurosa visita alle collezioni permanenti e non, che, per l’occasione, riserveranno molte sorprese: i reperti di una millenaria cultura precolombiana attendono la notte di Halloween per riaffiorare dall’oscurità.
Questa è la sfida che lancia il Museo Leone.
Ora tocca ai più coraggiosi accoglierla e prenotare il proprio turno di visita.
Sono infatti previsti ingressi per gruppi ridotti (massimo 10 persone) ogni 20 minuti a partire dalle ore 20.00 alle ore 23.
Biglietto euro 12 per tutti.
Come per le passate edizioni “Visita al Buio” è un evento aperto ai coraggiosi di qualsiasi età e si svolge esclusivamente su prenotazione al numero 3483272584.
Ma non è ancora finita… come sempre il Museo Leone non si è dimenticato dei visitatori più giovani che, venerdì 30 ottobre, potranno anche loro festeggiare anticipatamente la notte di Halloween e mettersi alla prova in una escape room contro il tempo attraverso le sale buie del Museo.
Quali misteriose prove e… creature attenderanno i temerari giocatori? Visita al buio junior è per tutti i ragazzi tra i 6 e gli 11 anni che sono invitati a prenotarsi per partecipare, anche in maschera, per i turni della sfida, a partire dalle ore 19.00 con inizio ogni mezz’ora per 5 turni complessivi di visita (ultimo alle ore 21). Anche in questo caso la prenotazione è obbligatoria al 3483272584.
Biglietto della Visita Junior: euro 12.
Nella giornata di domenica 1° novembre il Museo Leone sarà invece chiuso al pubblico per permettere il riallestimento.
Riapertura martedì 3 novembre, ma con l’entrata in vigore dei nuovi orari invernali, dal martedì al venerdì ore 15-17.30, sabato e domenica al mattino dalle 10.30 alle 12.30 e il pomeriggio dalle 14.30 alle 17.30.
Regolare apertura invece domenica 1° novembre per il MAC- Museo Archeologico della Città di Vercelli con possibilità di vista gratuita alle collezioni in quanto prima domenica del mese.
Anche per il MAC entrerà in vigore dell’orario invernale con le stesse modalità del Museo Leone.
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Redazione di Vercelli
“Non può esserci un sistema penitenziario che funziona se non si garantiscono condizioni di lavoro dignitose e sicure a chi vi opera. La tutela dei diritti delle persone detenute e la tutela del personale non sono obiettivi contrapposti: sono due aspetti della stessa responsabilità istituzionale”. Così il presidente del Consiglio, Davide Nicco, ha aperto la seduta dedicata al tema ‘Sistema penitenziario in Piemonte: condizioni delle persone sottoposte a detenzione e del personale di Polizia Penitenziaria‘.
“Sappiamo – ha spiegato Nicco – che il sovraffollamento, la carenza di personale, le condizioni strutturali di alcuni istituti e le difficoltà nell’assicurare percorsi adeguati di assistenza e reinserimento rappresentano questioni che richiedono interventi e risorse. Sono problemi che non possono essere affrontati con semplificazioni o risposte di circostanza, ma attraverso un confronto serio tra tutte le istituzioni e i soggetti competenti. Abbiamo il dovere di ascoltare, approfondire, raccogliere le istanze e contribuire a individuare possibili soluzioni. È questo il senso della seduta odierna: dare voce a chi conosce questa realtà, mettere a confronto esperienze e responsabilità e trasformare l’ascolto in un’occasione di lavoro concreto”.
Il vicepresidente della Regione, Maurizio Marrone è quindi intervenuto per presentare le delibere recentemente approvate per favorire il reinserimento sociale delle persone sottoposte a misure penali, sostenere i percorsi alternativi alla detenzione e rafforzare i servizi di accompagnamento sul territorio: “Con l’investimento di 2,5 milioni di fondi nazionali del Ministero della Giustizia ed europei confermiamo la priorità delle carceri nell’agenda politica della Regione Piemonte. Facciamo arrivare ai comuni e al terzo settore le risorse necessarie per l’inserimento lavorativo e abitativo dei rei che espiano la loro pena fuori dagli istituti per consentire un reale reinserimento sociale, ma anche e soprattutto per migliorare le condizioni di lavoro e agibilità della polizia penitenziaria. Nel dettaglio, la Regione Piemonte ha previsto una serie di interventi nell’ambito del programma AMA ES, finanziato dal Ministero della Giustizia attraverso il PN Inclusione, destinati a sviluppare una rete di servizi per le persone coinvolte in procedimenti penali. Le misure comprendono la realizzazione di quattro Hub territoriali per l’abbinamento e il sostegno nei percorsi di lavori di pubblica utilità e di giustizia di comunità, con risorse pari a oltre 1,1 milioni di euro tra FSE+ e FESR, e il finanziamento di quattro sportelli multiservizi dedicati all’ascolto, all’informazione e all’orientamento delle persone in uscita dal carcere o sottoposte a misure penali esterne, per complessivi 860 mila euro”.
“A questi interventi si aggiungono 400 mila euro per sostenere la residenzialità temporanea e accompagnare le persone nei percorsi di reinserimento, oltre a un contributo di 40 mila euro al Comune di Torino per garantire la continuità, fino al 31 dicembre 2026, delle attività dell’Hub territoriale dedicato alle persone sottoposte a procedimento penale”, ha concluso Marrone.
Gli interventi esterni si sono aperti con Vicente Santilli, segretario regionale Sappe, che ha denunciato una “situazione drammatica. Nelle carceri piemontesi siamo sempre meno a fare sempre di più, tra aggressioni sempre più frequenti e turni massacranti. La carenza di personale è un problema di sicurezza per noi, per i detenuti e per la società. Chiediamo al Consiglio regionale di intervenire presso il Ministero della Giustizia e il Dap per nuove assunzioni e strumenti di protezione efficaci. Serve un intervento immediato, concreto e coordinato per tutelare il lavoro, la dignità e la sicurezza della polizia penitenziaria”.
Per il segretario nazionale Sinappe, Raffaele Tuttolomondo, “con il sottosegretario Andrea Delmastro il Piemonte aveva ricevuto attenzione; dopo le sue dimissioni, le assegnazioni di personale non hanno risposto alle necessità degli istituti. I nuovi agenti devono coprire anche l’apertura dei padiglioni e la riapertura di carceri come quello di Alba, sena incrementi di organico. Il personale è stanco, subisce aggressioni e affronta turni fino a 18 ore: continuando così, rischia seriamente di ammalarsi. Chiediamo alla Regione di favorire le visite specialistiche nelle carceri, per ridurre i trasferimenti dei detenuti e il carico sugli agenti”.
“L’incendio di ieri sera nel carcere di Torino poteva provocare una strage – ha spiegato Gerardo Romano, vicesegretario regionale Osapp – va verificato il funzionamento delle manichette antincendio. Le condizioni dell’istituto offendono la dignità dei detenuti e di chi ci lavora. Abbiamo subito 62 aggressioni dall’inizio dell’anno e facciamo turni fino a 20 ore consecutive. Abbiamo chiesto l’intervento del prefetto perché i lanci di droga e telefonini dall’esterno sono diventati ingestibili. Quando si accende il faro su queste situazioni, bisogna andare fino alla fine: chiediamo alla politica di visitare le carceri e intervenire con fatti concreti”.
Luciano Giglio, segretario regionale Uspp Piemonte e Valle d’Aosta si è concentrato sul tema dell’assistenza psichiatrica: “Il carcere non può diventare il luogo in cui vengono lasciate persone che avrebbero bisogno prima di tutto di cure e assistenza. La polizia penitenziaria ha il compito di garantire sicurezza e custodia, ma non può sostituirsi ai medici, agli specialisti e agli infermieri. Chiediamo un tavolo tra Regione, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e organizzazioni sindacali per potenziare l’assistenza psichiatrica negli istituti, rafforzare i servizi territoriali e realizzare strutture sanitarie dedicate. La dignità della persona malata e la sicurezza della polizia penitenziaria devono camminare insieme”.
Di “carcere luogo patogeno” ha parlato Sara Comoglio, componente segreteria regionale Fp Cgil – comparto polizia penitenziaria: “Il sistema piemontese vive una vera e propria emergenza democratica e sociale: il sovraffollamento è sistemico e il tasso in Piemonte è del 119%. Pesano il numero di detenuti, le strutture spesso malsane e le difficoltà di accesso alle cure, con una presa in carico psichiatrica insufficiente. Mancano centinaia di agenti, con carichi di lavoro insostenibili: non si può chiedere alla polizia penitenziaria di colmare le lacune dello Stato solo con il proprio spirito di sacrificio. Pretendiamo un piano straordinario di assunzioni, il rafforzamento della sanità penitenziaria, misure alternative e investimenti sulle strutture”.
Daniele Montefusco, segretario regionale Cisl, ha sollevato il problema dell’inserimento negli organici: “Serve un piano di edilizia sostenibile per i giovani agenti della polizia penitenziaria, con alloggi economicamente accessibili, anche valorizzando immobili pubblici inutilizzati. Molti arrivano da altre regioni, soprattutto dal Sud, e gli stipendi iniziali non consentono sempre di sostenere le spese per l’alloggio, il mantenimento e gli spostamenti. Garantire una casa a costi sostenibili significa favorire la permanenza del personale sul territorio e migliorare la qualità della vita dei lavoratori”.
Per Nazareno Arigò, segretario generale Uil Funzione Pubblica Piemonte e Valle d’Aosta, “non possiamo continuare a considerare normale che la tenuta del sistema sia affidata al senso del dovere e al sacrificio dei lavoratori. Mancano medici, infermieri e specialisti, e la polizia penitenziaria non può essere lasciata sola ad assumere attività e responsabilità proprie delle figure sanitarie. Non basta conoscere il numero degli operatori formalmente assegnati: occorre garantire la copertura dei servizi nelle ore notturne, nei festivi e nelle emergenze. Chiediamo alla Regione di portare questi problemi anche al tavolo dell’Osservatorio previsto dal piano sociosanitario, per garantire un maggiore equilibrio nei carichi di lavoro”.
I temi degli organici e dell’assistenza sanitaria sono stati richiamati anche da Massimiliano Rossato, segretario regionale Ugl Piemonte: “È fondamentale che le istituzioni regionali accendano un faro sul sistema penitenziario, una realtà troppo spesso dimenticata o affrontata solo sull’onda delle emergenze. Il grave sottorganico impone turni massacranti e uno stress non più sostenibile, che mette a rischio la sicurezza negli istituti ed espone il personale ad aggressioni e burnout. Alla Regione chiediamo anche di rafforzare l’assistenza sanitaria e psichiatrica e il supporto psicologico e formativo agli operatori: la polizia penitenziaria non può essere lasciata sola”.
“La polizia penitenziaria non può essere lasciata sola, la chiarezza delle responsabilità si ottiene eliminando sovrapposizioni e contrapposizioni – ha sottolineato Mara Lupi, dirigente dell’Associazione nazionale funzionari e dirigenti di Polizia penitenziaria – chiediamo alla Regione di riflettere su un aumento serio degli organici dei medici penitenziari e sul potenziamento della diagnostica interna, per evitare esami esterni costosi e pericolosi. I posti nelle Rems sono gravemente insufficienti e ci sono difficoltà nell’inserimento in comunità delle persone con doppia diagnosi e disturbi comportamentali: sono problemi non più rinviabili”.
Claudio Cerrato, consigliere Comune di Torino, ha sottolineato che “nei due istituti di pena di Torino, la pena non può tendere alla rieducazione a causa delle condizioni in cui si lavora. Al Lorusso Cotugno ci sono 1600 detenuti, quasi 500 persone in più rispetto ai numeri regolari, e gli agenti di polizia penitenziaria in servizio sono 692 su 901. Nel reparto detenuti delle Molinette dovrebbero essere in servizio 35 agenti, ce ne sono invece 14 che operano su tre turni. Al Ferrante Aporti si riscontrano criticità analoghe. Alla Regione chiediamo di sostenere le nostre richieste sulle tante questioni aperte: salute dei detenuti, potenziamento del Serd, comunità educative, finanziamenti stabili, sostegno alla formazione dei mediatori. Proponiamo inoltre un tavolo stabile tra Regione, Città, amministrazione penitenziaria, Asl e Garanti, con impegni scritti e scadenze”.
Donatella Croce, assessore ai servizi sociali del Comune di Alba, ha presentato la situazione della casa di reclusione Giuseppe Montaldo di Alba, “sfollata tra il 2016 e il 2017 per numerosi casi di salmonellosi, poi parzialmente riaperta e dalla primavera 2021 destinata a casa lavoro per internati, una delle 9 case lavoro presenti sul territorio nazionale. I lavori di ristrutturazione del corpo principale, iniziati nel 2022, stanno per essere conclusi e ci chiediamo quale sarà il futuro della Montaldo”.
Valeria Simonetta, assessora alle Politiche sociali del comune di Vercelli, ha riportato la situazione del carcere vercellese, che “ospita 376 persone su 219 posti regolari, con un sovraffollamento del 162 per cento; con soli due educatori, i corsi di formazione saltano per carenza di agenti di sorveglianza. Quali sono le possibilità di vivere nella legalità una volta scontata la pena se dentro al carcere mancano le possibilità di rieducazione? Le priorità che vediamo sono rafforzare con le Asl i servizi di salute mentale e le cure delle dipendenze, collegare la formazione alle imprese del territorio con tirocini-lavoro, preparare l’uscita con i servizi sociali, l’amministrazione penitenziaria e il volontariato”.
Roberta Cazzullo, assessore alle politiche sociali del Comune di Alessandria, ha parlato di “situazione preoccupante degli istituti di pena San Michele, dove i lavori di trasformazione in hub nazionale per il regime di detenzione 41 bis, con una capienza prevista di 200 posti, sono in ritardo. Questo processo ha comportato un parziale svuotamento dell’istituto e l’interruzione di molte attività di valore per i detenuti. Nel carcere Cantiello e Gaeta, su 127 agenti ne sono presenti 117, mancano ispettori e sovrintendenti e le condizioni di sicurezza sono carenti. Alessandria non può essere informata a cose fatte su una trasformazione che cambia il volto del sistema penitenziario cittadino, serve un confronto vero con l’amministrazione comunale”.
Anche la casa di reclusione di Asti presenta numerose criticità.
Lo ha sottolineato Eleonora Zollo, assessore ai Servizi sociali del Comune: “A fronte di 200 posti disponibili, si contano 276 detenuti, con un tasso di sovraffollamento del 138 per cento. La popolazione carceraria è relativamente anziana, con 137 persone oltre i 50 anni. Ci sono problemi strutturali, a cui si accompagna una significativa carenza di personale, una situazione che riduce la possibilità di garantire attività, ascolto e accompagnamento individualizzato. Sul piano sanitario, permangono difficoltà per l’accesso alle visite e agli accertamenti diagnostici e particolarmente delicata è la situazione della salute mentale, con una presenza limitata a poche ore settimanali dello psichiatra e della psicologa”.
Nel suo intervento, il presidente della Camera penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte e Valle d’Aosta, Roberto Capra, ha stigmatizzato il fatto che “il sistema penitenziario piemontese sia uno dei più in difficoltà in Italia. Le condizioni in cui vivono i detenuti sono eccedenti il limite del consentito, sono sistemi abitativi e di lavoro che non possono esser tollerati in nessuna società moderna e liberale. Parlo del Lorusso e Cotugno – ma la situazione delle altre carceri piemontesi è analoga – che in alcune parti deve essere chiuso: se aspettiamo interventi per rimetterlo a posto violiamo i diritti e la dignità di persone assegnate alla mia e alla vostra custodia. La prima cosa da fare è andare a vedere i detenuti, nessuno può uscire da lì indifferente. E poi, alla politica chiediamo di essere impopolare ma fare scelte giuste: trovare le risorse per investire sulle carceri, lavorare sulle case, che sono necessarie per accedere alle misure riabilitative, creare opportunità lavorative e di formazione. Ricordo infine che accanto alle carceri c’è il Cpr, che è di fatto un carcere, dove le condizioni, siccome nessuno ha commesso un reato, sono per certi versi peggiori rispetto a quelle dei detenuti”.
La Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Monica Formaiano, ha ricordato che “Il sovraffollamento è un problema non solo quantitativo ma che incide sugli spazi disponibili, i servizi resi dal personale, la sicurezza, l’assistenza sanitaria. In Piemonte ci sono 4537 persone detenute, in termini numerici il primato va al Lorusso Cotugno, ma per sovraffollamento spetta a Vercelli – al 49° posto in Italia – seguita da Biella. Un altro aspetto da attenzionare è la carenza di organico della polizia penitenziaria: l’incremento avvenuto negli ultimi anni dei bandi di concorso, non ha comunque consentito di coprire il turnover. La carenza di personale non rileva solo rispetto al tema del lavoro e della sicurezza, ma incide anche sulla qualità della vita delle persone detenute, ad esempio nella possibilità di effettuare visite mediche o colloqui. Un ultimo aspetto riguarda la questione giudiziaria: c’è un rilevante numero di segnalazioni all’Ufficio del Garante da parte delle persone detenute rispetto ai tempi di attesa estremamente lunghi per istanze relative alle misure alternative o alla liberazione anticipata”.
Mario Antonio Galati, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, ha ricordato che “circa due anni fa avevo rappresentato le emergenze del distretto, in particolare la necessità di maggior dotazione delle figure centrali e dei ruoli intermedi della polizia penitenziaria. Da allora sono state assegnate al Piemonte 121 unità delle funzioni centrali e 120 unità dei ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti della polizia penitenziaria; a giorni riceveremo altri 22 assistenti amministrativi. Credo che l’impegno preso sia stato assolto, ma nel frattempo ci sono stati allontanamenti del personale dalla regione per diritti tutelati, per cui l’aumento di unità non è andato secondo le aspettative. La prospettiva è capire cosa si può fare per facilitare la permanenza. Altri obiettivi erano una conoscenza più strutturata dei detenuti, che oggi si può dire formalizzata, oltre a portare il lavoro all’interno del carcere: oggi abbiamo 54 tra cooperative e imprese che operano nelle carceri, 27 delle quali hanno chiesto di accedere agli sgravi fiscali per 500 mila euro per il 2027. Quindi credo che il lavoro si stia facendo, lo dicono i numeri”.
Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei Medici di Torino ha parlato delle criticità rispetto alla situazione sanitaria, fornendo alcuni suggerimenti pratici su come migliorarla: “L’obiettivo della riforma del 2008 era passare alle Asl l’assistenza sanitaria che era gestita dal ministero della Giustizia, per migliorare anche la capacità dei medici di lavorare senza timore di evidenziare situazioni di violazione del diritto. Si può dire che la situazione non sia migliorata. Il carcere favorisce l’insorgere di patologie psicosociali, l’indicatore più grave sono i suicidi, ma c’è anche un uso di psicofarmaci che riguarda il 40 per cento dei detenuti, con tutto il tema della dipendenza legata a queste sostanze. É quindi necessario individuare piani di azione per la salute mentale. Altro aspetto riguarda l’alta mobilità dei detenuti tra le carceri che mina la continuità delle cure e il passaggio di informazioni tra istituti: una soluzione è una maggior digitalizzazione della sanità carceraria. C’è poi il tema delle visite specialistiche, per le quali si potrebbe ricorrere alla telemedicina, che ha valore sia per la visita a distanza sia per il teleconsulto tra medici. Infine, è importante migliorare gli standard igienico sanitari delle celle, nel rispetto delle normative in materia”.
“Le due Rems del Piemonte dispongono di poco più di 40 posti, con una permanenza media di un anno e mezzo o due: la disponibilità di posti letto è limitata e le liste d’attesa rappresentano un grosso problema – ha spiegato Arturo Pasqualucci, coordinatore del gruppo per la presa in carico dei soggetti sottoposti a misure di sicurezza – abbiamo costituito un gruppo temporaneo con personale di Asl, Rems, magistratura e Azienda Zero per individuare le principali criticità. Particolare attenzione è stata dedicata alla revisione della pericolosità sociale e alla gestione delle persone per cui l’autorità giudiziaria dispone l’uscita, ma che conservano il posto letto. Resta fondamentale assicurare la continuità delle cure alle persone sottoposte a misure di sicurezza”.
Per Marco Viglino, presidente del Tribunale di sorveglianza di Torino, “nell’ultimo anno abbiamo concesso mille misure alternative, ma oltre certi numeri non possiamo andare: il sovraffollamento è indubbio ed è necessario aumentare la capienza carceraria. Gli strumenti alternativi ci sono, ma serve la volontà dell’interessato di intraprendere un percorso, anche attraverso le comunità. Non è possibile che il carcere ospiti malati psichiatrici gravi: il numero ridotto di posti letto nelle Rems è un problema da risolvere. Invito la Regione a coinvolgere gli imprenditori per offrire possibilità di accesso controllato a posti di lavoro”.
Barbara La Russa, componente del Consiglio regionale dell’ordine degli psicologi del Piemonte, ha concluso la mattinata sottolineando che “la tutela della salute dei detenuti è fondamentale: il sovraffollamento crea stress psicologico e le risorse per rispondere ai bisogni di cura sono scarse. Il rischio suicidario va valutato all’ingresso in carcere e monitorato nel tempo, perché è dinamico, prestando attenzione alle vulnerabilità specifiche. Il periodo detentivo deve avere un mandato rieducativo, lavorando sulla responsabilizzazione attiva a partire dal reato commesso e pensando al dopo pena. Anche chi lavora in carcere può soffrire di sintomi depressivi e burnout senza chiedere aiuto: proponiamo spazi d’ascolto esterni e momenti di formazione sullo stress e sulla sua gestione”.
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Redazione di Vercelli
Futuro Nazionale, il partito fondato dal Generale Roberto Vannacci, annuncia il proprio ingresso organizzativo in Valsesia con l’adesione di Carlo Stragiotti, che assume l’incarico di Coordinatore del Partito per il territorio valsesiano.
L’obiettivo è quello di avviare la costruzione di una struttura politica e organizzativa radicata sul territorio, capace di confrontarsi con le realtà locali e di affrontare le principali questioni che interessano la Valsesia, con particolare attenzione alle autonomie territoriali e al ruolo degli Enti Locali.
«Desidero innanzitutto ringraziare il Coordinatore regionale di Futuro Nazionale, l’On. Emanuele Pozzolo, e i referenti provinciali Michelino Altamura, Giancarlo Locarni e Mario Musso per la fiducia e la disponibilità dimostrate nei miei confronti – dichiara Carlo Stragiotti -. Ho scelto di aderire a questo nuovo progetto politico con l’intenzione di contribuire alla costruzione di una presenza organizzata e strutturata anche in Valsesia. L’obiettivo è quello di dare un valore aggiunto al nostro territorio, attraverso un’attività politica concreta, attenta alle esigenze delle comunità locali e capace di valorizzarne le peculiarità».
Prosegue Stragiotti: «A seguito della conclusione del mio precedente percorso politico, avvenuta lo scorso 1° ottobre, ho ricevuto diverse proposte di collaborazione da parte di differenti realtà politiche del centrodestra. Desidero ringraziare sinceramente tutti coloro che mi hanno manifestato la propria disponibilità e il proprio interesse, gesti che considero importanti attestati di stima personale e politica. Dopo un’attenta riflessione, ho tuttavia ritenuto che Futuro Nazionale rappresentasse il progetto maggiormente vicino alla mia sensibilità e alla mia visione politica, soprattutto per l’attenzione riservata all’identità dei territori, alle autonomie locali e al ruolo delle comunità nella costruzione di una Nazione forte e coesa».
Un’impostazione che trova un preciso riferimento nella visione programmatica di Futuro Nazionale, che definisce l’Italia come «Patria delle piccole patrie», riconoscendo nelle comunità locali, nelle loro identità e nelle loro specificità storiche, culturali e sociali una componente essenziale dell’identità nazionale.
Il programma del Partito richiama infatti il principio di sussidiarietà e la necessità di valorizzare le autonomie territoriali, riconoscendo il ruolo dei Comuni e la loro capacità di rispondere alle esigenze delle rispettive comunità.
«Credo che il concetto di Patria delle piccole patrie rappresenti un punto di incontro fondamentale tra la mia sensibilità politica e il programma di Futuro Nazionale – continua Stragiotti -. L’identità nazionale non deve essere considerata in contrapposizione alle identità locali, ma come il risultato della loro ricchezza e delle loro diversità. Una realtà come la Valsesia, con la propria storia, le proprie tradizioni e le proprie peculiarità territoriali, rappresenta un esempio concreto di questo principio. Ritengo fondamentale che gli Enti Locali debbano continuare a svolgere un ruolo centrale nella vita delle nostre comunità. Difendere e valorizzare le autonomie locali significa rafforzare la Nazione, non indebolirla».
La nuova organizzazione territoriale di Futuro Nazionale avvierà dunque un percorso di strutturazione e confronto con le diverse realtà valsesiane, con l’intenzione di definire le priorità programmatiche locali e i prossimi obiettivi dell’attività politica sul territorio.
Per presentare ufficialmente l’arrivo di Futuro Nazionale in Valsesia, illustrare la linea programmatica a livello locale e approfondire i prossimi obiettivi del Partito, è convocata una conferenza stampa per lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 17.00, presso l’Albergo Italia di Varallo.
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Redazione di Vercelli
Dopo l’elezione del Consiglio Direttivo della Sezione Comunale del Partito Lega per Salvini Premier, il Segretario Cittadino Maurizio Tascini ha ufficializzato le deleghe operative attribuite ai suoi componenti e gli incarichi previsti dai regolamenti.
Di seguito la elencazione dei rispettivi incarichi e deleghe:
Leonardo Falcetta: funzione di Vice-Segretario cittadino e Delega al decoro cittadino e verde pubblico.
Francesco Iacoi: Delega alla sicurezza ed educazione civica;
Enzo Maggio: Delega al lavoro, commercio ed artigianato;
Guido Favalli: responsabile organizzativo della sezione cittadina;
Ombretta Olivetti: collaboratore tesseramento della sezione cittadina.
Come regola il Consiglio Direttivo ha disposto di riunirsi il primo ed il terzo lunedì di ogni mese, ma comunque ogni volta che lo si riterrà necessario.
Il Segretario cittadino augura un proficuo e soddisfacente lavoro a tutti.
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Redazione di Vercelli
Ieri, lunedì 12 ottobre, l’onorevole Enzo Amich è intervenuto alla Camera, a nome del gruppo di Fratelli d’Italia, per illustrare il disegno di legge in materia di Protezione Civile, proposto dal Ministro Nello Musumeci.
“Chi ogni giorno difende la sicurezza dei cittadini deve essere messo nelle condizioni di operare con serenità e con le giuste tutele. La riforma della Protezione Civile, promossa dal Governo Meloni grazie allo straordinario lavoro del Ministro Nello Musumeci, riconosce il valore di chi opera nelle emergenze e rafforza le garanzie a suo favore. Il testo prevede tutele assicurative e legali per il personale, formazione continua e specifiche indennità legate alle funzioni svolte”, ha dichiarato l’on. Enzo Amich.
“Il provvedimento introduce regole più chiare per valutare le decisioni prese durante le emergenze, rafforzando le tutele anche per i sindaci chiamati ad assumere decisioni urgenti per proteggere i cittadini. La valutazione delle responsabilità dovrà tenere conto del contesto operativo, dell’urgenza degli interventi e delle risorse umane, strumentali e finanziarie effettivamente disponibili, un aspetto particolarmente importante per gli amministratori dei piccoli Comuni. Sostenere chi opera nelle emergenze e chi è chiamato a gestirle significa rendere più efficace la prevenzione e migliorare la capacità del Paese di affrontare le situazioni di crisi – ha aggiunto l’on. Amich – che conclude: “Nel mio intervento ho richiamato l’esperienza del Coordinamento di Protezione Civile di Alessandria, che proprio due settimane fa ha celebrato i 25 anni dalla fondazione. Il mio percorso come coordinatore di Protezione Civile di Casale Monferrato e come capo di gabinetto della città mi ha permesso di conoscere da vicino il valore del volontariato e della collaborazione sul territorio. La Settimana nazionale della Protezione Civile, dal 12 al 18 ottobre, è l’occasione per rendere omaggio a chi mette competenze e tempo al servizio della collettività”.
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Redazione di Vercelli
Oltre 40 partecipanti alla camminata di sabato 10 ottobre dedicata a Sandro Orsi, sulla sua montagna del cuore, il Monte Fenera.
Partenza da Ara, frazione di Grignasco, nella bassa Valsesia, un percorso accessibile a tutti e tutte, semplice e eclettico, come era la rosa dei suoi interessi.
Tito Princisvalle, ex guardiaparco ha raccontato la storia della cava di pietra da coti: un piccolo tratto di binari è ancora visibile oltre a tutta la struttura di cernita e trasporto.
Attraversando la frazione di Bertasacco, Giovanni Pozzi, del CAI di Grignasco ha raccontato che il Primo Maggio qui era festeggiato in clandestinità, vietato durante il fascismo.
Lo squadrista fascista Gallarotti che l’aveva saputo era salito per disperderli, ma gli abitanti erano stati allertati per tempo, si sono armati con i pali per le vigne, l’accoglienza è stata sufficiente a farli scappare a gambe levate!
Durante la seconda guerra mondiale, la zona del Monte Fenera fu un importantissimo punto nevralgico della Resistenza partigiana valsesiana, dove operò stabilmente l’82ª Brigata Garibaldi “Osella“.
Nel luglio del 1944, nel corso della drammatica “battaglia del Fenera“, il borgo di Ara subì un feroce rastrellamento.
Davanti alla croce che ricorda Giuseppe Passoni abbiamo letto un brano del libro Il Monte Antico di Sandro Orsi che ricorda gli avvenimenti. Anche la sua chiesa parrocchiale, Sant’Agata venne colpita e danneggiata dai bombardamenti nazifascisti.
A poca distanza dalla chiesa di Sant’Agata, per onorare la memoria dei caduti e la lotta di liberazione del Fenera, sorge oggi il Faro della Libertà.
Con la signora Piera Giacobino, un punto di riferimento ad Ara per il suo impegno nella comunità abbiamo ricordato la storia di questo importante simbolo.
Eretto nel 1964 per ricordare i sacrifici dei partigiani e dei patrioti nella lotta contro il nazifascismo, era stato poi ricoperto di antenne telefoniche.
Nel 2022 l’ANPI di Borgosesia e Grignasco, insieme agli abitanti del posto e alle amministrazioni locali, ha promosso l’intervento di revisione e pulizia del faro, liberandolo anche dalle vecchie antenne.
Da allora, il fascio di luce del faro è tornato a risplendere nella notte come simbolo di democrazia e libertà lungo il fiume Sesia.
Prossima e ultima camminata partigiana per il 2026, il 15 novembre alla Madonna di Rado a Gattinara.
Per info e prenotazioni sulle camminate Davide 339 4902694,
Claudio 328 9456278
Per la data del 16 novembre info e prenotazioni ANPI Gattinara
Ubaldo 333 3457800 – Franco 334 8279302
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Redazione di Vercelli
Sarà inaugurata sabato 17 ottobre alle ore 15.30, nelle Sale al Secondo Piano del Castello del Monferrato, la mostra “Hugues ritrovato”, iniziativa che riporta al centro dell’attenzione la figura di Luigi Hugues, nato a Casale Monferrato nel 1836 e scomparso nella sua città nel 1913, attraverso un programma di appuntamenti che ne approfondirà l’attività musicale e scientifica.
La rassegna, in programma fino a domenica 1° novembre, è organizzata dall’Associazione Insieme Cameristico Torinese (Incamto) in collaborazione con le Edizioni Musicali Raiteri, con il patrocinio e il contributo della Città di Casale Monferrato e la responsabilità organizzativa di Giorgio Milani.
Il progetto nasce anche dal recente ritrovamento dell’archivio musicale di Luigi Hugues, attribuito all’attività di ricerca del musicista Bruno Raiteri, che ha consentito di riportare alla luce manoscritti e composizioni rimasti finora non disponibili.
Il materiale sta inoltre tornando a essere oggetto di studio e di pubblicazione attraverso le Edizioni Musicali Raiteri, contribuendo alla riscoperta della produzione musicale di Hugues.
Musicista e flautista, Hugues affiancò per tutta la vita l’attività musicale agli studi scientifici, dedicandosi in particolare alla geografia.
A Casale fu docente all’Istituto Tecnico Leardi, dove iniziò a insegnare Geografia nel 1859, e nel corso della sua attività scientifica entrò in relazione con la Società Geografica Italiana e con l’ambiente universitario torinese, fino a essere nominato professore di Geografia all’Università di Torino. La sua produzione comprende studi geografici, manuali, dizionari e atlanti, mentre quella musicale spazia dalle composizioni per flauto alla musica da camera, vocale e sacra.
Proprio questa duplice dimensione sarà al centro del programma, che intende restituire la complessità di una personalità capace di muoversi tra ricerca scientifica, insegnamento e composizione musicale.
Particolare attenzione sarà dedicata anche alla Scuola del Flauto op. 51, opera didattica articolata in quattro gradi, e al rapporto di Hugues con l’Istituto Leardi, oltre che alla sua famiglia e alla conservazione della memoria personale e professionale.
Dopo l’apertura della mostra, sabato 17 ottobre, alle ore 17.00, Marco Felicioni, direttore artistico del Pescara Flute Festival, presenterà il CD dedicato a Luigi Hugues, pubblicato dalle Edizioni Blue Seal di Roma.
Alle ore 17.30 seguirà un concerto con musiche di Hugues, eseguite da Flavio Cappello, Marco Felicioni e Ugo Piovano ai flauti e da Luca Solerio al pianoforte.
Le giornate successive saranno caratterizzate dalle visite guidate alla mostra con esempi musicali a cura di Ugo Piovano, in programma domenica 18 ottobre, sabato 24 ottobre, sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre, a ogni ora a partire dalle 15.00.
Il momento centrale dell’approfondimento storico e scientifico sarà domenica 25 ottobre, con il convegno “Hugues ritrovato: un casalese protagonista della cultura italiana tra ’800 e ’900”, in programma dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 17.00, nella Sala Chagall.
Coordinato da Stefano Baldi, il convegno riunirà studiosi e specialisti chiamati ad affrontare diversi aspetti della figura di Hugues: dal suo ruolo nel panorama culturale italiano dell’Ottocento al ritrovamento dell’archivio musicale, dalla sua attività geografica alle cariche pubbliche ricoperte a Casale, dalla produzione musicale alla didattica del flauto, fino ai rapporti con l’Istituto Leardi e alla storia della famiglia.
Tra gli interventi della mattinata figurano quelli di Maria Teresa Dellaborra, Bruno Raiteri, Nicoletta Bonzano, Dionigi Roggero, Ugo Piovano e Claudio Paradiso.
Nel pomeriggio interverranno Ilenio Celoria, Sonia Fierro, Maria Cristina Rigonat Hugues, Gianni Lazzari, Giovanni Columbro, Flavio Cappello e Michele Bozzi.
Sempre domenica 25 ottobre, alle 17.15, è prevista l’introduzione alla pièce teatrale con l’esecuzione di brani al flauto da parte di Gianni Lazzari e Ugo Piovano.
Alle 17.30 andrà quindi in scena “Incontro in casa Hugues”, con protagonisti Giorgio Milani e Ugo Piovano, una proposta teatrale costruita intorno alla figura del musicista casalese.
La programmazione musicale proseguirà sabato 31 ottobre alle ore 17.00 con un concerto dell’Insieme Cameristico Torinese, nel quale sarà proposta una prima esecuzione assoluta di musiche di Hugues.
La rassegna si inserisce così nel percorso di riscoperta della figura di Luigi Hugues avviato negli anni precedenti e ne amplia oggi la prospettiva attraverso il recupero di documenti musicali, l’approfondimento scientifico e storico, l’esposizione di materiali legati alla sua vicenda personale e familiare e l’esecuzione delle sue composizioni.
Il Sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, afferma: “Riscoprire Luigi Hugues significa riportare alla luce una pagina importante della storia culturale di Casale Monferrato e, al tempo stesso, riconoscere quanto la storia di una città possa intrecciarsi con vicende e percorsi di respiro ben più ampio. Hugues fu una personalità capace di unire musica, ricerca, insegnamento e geografia, lasciando tracce della propria attività tanto nella nostra città quanto nel panorama culturale italiano. Iniziative come ‘Hugues ritrovato’ hanno dunque il merito di trasformare la memoria in conoscenza, offrendo alla comunità l’opportunità di avvicinarsi a una figura che appartiene alla propria storia e, insieme, a un patrimonio che merita di essere conosciuto oltre i confini locali. È anche attraverso queste occasioni di studio, ascolto e divulgazione che si costruisce una consapevolezza più profonda dell’identità culturale di Casale Monferrato e del contributo che i suoi protagonisti hanno saputo offrire alla cultura italiana”.
La mostra sarà visitabile anche al di fuori degli orari di apertura, per visite guidate rivolte agli studenti delle scuole cittadine, previa prenotazione al numero 3337278521 .
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Redazione di Vercelli
Si è svolto a Borgosesia, presso la Sala Lingottino di Viale Varallo, il convegno intitolato “Malattie Rare e Autismo: due realtà a confronto“.
Un momento di incontro e approfondimento di rilevante valore umano e istituzionale, ideato e promosso da Francesca Bassignana, Segretaria di Azzurro Donna Città di Vercelli, e co-organizzato da Roberto Cotroneo.
L’appuntamento ha visto una folta partecipazione di pubblico, rappresentanti delle istituzioni, professionisti della sanità e numerose associazioni del territorio con i loro volontari.
Tra i momenti centrali dell’incontro spicca il racconto di Luigi Dimino, che ha condiviso la propria esperienza personale legata alla malattia rara, ripercorrendo le tappe del proprio percorso per mostrare come la diagnosi e il dolore possano trasformarsi in una risorsa al servizio degli altri, a sostegno dell’accessibilità e dell’inclusione per chi affronta momenti di fragilità.
Durante la giornata si è svolto anche un confronto sui temi della disabilità e delle tutele sociali con la Senatrice Fiammetta Modena, responsabile del Dipartimento nazionale Disabilità.
L’apertura dei lavori è stata curata da Francesca Bassignana, seguita dai saluti istituzionali del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, del Sindaco di Vercelli Roberto Scheda e dalle presenze del Sindaco di Borgosesia Fabrizio Bonaccio e dell’Assessore Gianna Poletti.
L’evento ha visto inoltre la partecipazione della Dottoressa Laura Cerra, della Dottoressa Laura Mitta e dei professionisti impegnati nelle relazioni tecniche e cliniche.
I contributi specialistici hanno toccato diversi aspetti complessi della disabilità: la Dottoressa Francesca Debernardi, Presidente dell’associazione per l’Autismo Enrico Micheli e Vice Presidente ANGSA Novara-Vercelli, e la Neuropsichiatra Infantile Federica Gaiotti hanno approfondito le tematiche legate all’autismo e all’età evolutiva.
Il Dottor Ezio Sindici, odontoiatra già responsabile del Reparto Disabilità della Dental School di Torino, ha illustrato l’esperienza nella cura delle persone affette da epidermolisi bollosa, mentre la Dottoressa Lella Bassignana, referente del Nodo Provinciale contro le discriminazioni della Provincia di Vercelli, ha richiamato l’attenzione sulla prevenzione delle discriminazioni e sulla tutela dei diritti.
All’interno dell’evento è stata inoltre allestita la mostra fotografica “Oltre la pelle“, realizzata da Olly APS con le immagini del fotografo e storyteller Vincenzo Pinca.
Al di là degli interventi ufficiali, il convegno si è rivelato un’occasione di condivisione e vicinanza per molte famiglie e caregiver – genitori, coniugi e familiari – che quotidianamente affrontano la gestione della disabilità al fianco dei propri cari.
L’incontro ha ribadito l’importanza fondamentale del fare rete tra cittadini, associazioni e istituzioni per promuovere una vera cultura dell’inclusione sul territorio.
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Redazione di Vercelli














