Mese: Maggio 2026
Prosegue l’impegno costante dell’Arma dei Carabinieri nel Biellese per la diffusione della “Cultura della Legalità”, un progetto educativo fondamentale per formare la consapevolezza dei cittadini di domani.
In quest’ottica, venerdì scorso, 15 maggio, si è tenuto un importante momento di confronto e crescita che ha visto protagonisti i giovani del territorio.
L’iniziativa ha coinvolto la scuola secondaria di primo grado di Cerrione, dove il Maresciallo Capo Massimiliano Casula, Comandante della Stazione Carabinieri di Salussola, ha guidato l’incontro con circa 70 ragazzi delle classi medie.
Durante la mattinata, il Comandante ha affrontato con gli studenti le principali tematiche e problematiche che interessano più da vicino la fascia giovanile, stimolando una profonda riflessione su aspetti cruciali della vita sociale:
Mondo digitale e sociale: un focus mirato sull’uso consapevole e responsabile dei social network, unito alla prevenzione e al contrasto del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.
Convivenza civile: l’importanza del rispetto delle regole e il contrasto agli atti di vandalismo, spiegando come la legalità sia la base imprescindibile per una vita libera e democratica.
Devianza e dipendenze: un’analisi dei pericoli reali legati all’abuso di sostanze alcoliche e all’uso di sostanze stupefacenti.
Educazione stradale: una specifica sessione dedicata alla guida sicura, per promuovere sin da subito comportamenti responsabili e preventivi sulle strade.
I circa 70 alunni presenti hanno dimostrato un vivo entusiasmo e una partecipazione straordinariamente attiva.
I ragazzi hanno incalzato il Comandante con numerose domande, mostrando grande curiosità non solo per i temi trattati, ma anche per i compiti quotidiani che i militari dell’Arma svolgono a tutela del territorio.
L’obiettivo di queste giornate rimane quello di accorciare sempre più le distanze tra le istituzioni e i giovani, trasmettendo il messaggio fondamentale che la Stazione dei Carabinieri è, prima di tutto, un presidio di ascolto e un punto di riferimento sicuro per l’intera comunità.
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Redazione di Vercelli
Presso la Sala della Biblioteca Civica Via G. Ferraris, 95 di Vercelli, sarà presentata giovedì 21 maggio alle ore 10:30, la tesi di Laurea Magistrale in Architettura, Costruzione Città, Politecnico di Torino “Avvicinarsi al sé” progettazione degli spazi per i semiliberi e riqualificazione degli ambienti per i colloqui nella Casa Circondariale di Vercelli dell’architetto Marzia Carosi.
La qualità e l’efficacia dell’esecuzione penale in Carcere sono condizionate dagli spazi concretamente a disposizione della popolazione detenuta e degli operatori penitenziari chiamati a dare senso e sostanza ad una vita dignitosa, il più simile alla quotidianità esterna, ma soprattutto capace di fornire occasioni di cambiamento, di crescita personale e reinserimento. L’obiettivo della tesi è quello di ricostruire un dialogo tra il carcere e il mondo esterno, a partire dall’analisi di chi vive quotidianamente lo spazio detentivo e delle modalità con cui tale spazio viene abitato e percepito.
Dopo i saluti istituzionali, introduce e modera:
Giovanni Rempiccia, Direttore della Casa Circondariale di Vercelli.
Intervengono:
Simona Canepa, Docente a contratto presso il Dipartimento di Architettura e Design, Politecnico di Torino: Carcere e ricerca.
Paolo Mellano, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Architettura e Design, Politecnico di Torino: Le motivazioni per una tesi di laurea sul Carcere.
Marzia Carosi, Architetto: Presentazione della Tesi di Laurea Valeria Climaco, Responsabile Area Educativa della Casa Circondariale di Vercelli: Ruolo degli spazi trattamentali e di incontro con i familiari nella vita del Carcere Bruno Mellano, Già Garante dei detenuti della Regione Piemonte: Esempi virtuosi di architettura applicata nelle carceri piemontesi.
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Redazione di Vercelli
Lo Spazio Arancio della Regione Piemonte al Salone del Libro di Torino ha ospitato ieri, domenica 17 maggio alle 12.30 la presentazione di Voci di Donne in Piemonte che, scritto da Elisabetta Dellavalle, è edito da Interlinea.

In dialogo con la scrittrice Laura Bosio, che ne ha scritto l’introduzione, e con la moderazione di Enrico Pagano, Direttore di Istorbive, Istituto capofila del progetto editoriale.
L’autrice ha presentato un’opera dalla struttura particolare e dalle finalità sociali e storiche innegabili: seguendo il calendario temporale che ogni anno unisce il 25 aprile al 2 giugno, giorno dopo giorno vengono raccontate le vite di altrettante donne, o gruppi di donne che lottano per una sola e giusta causa, in 39 capitoli loro dedicati.
“Sono figure piemontesi vissute tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Duemila che, con le loro scelte e il loro coraggio, hanno contribuito – in alcuni casi pagando con la vita – alla nascita dello stato democratico”, recita la quarta di copertina, che specifica anche “sono partigiane, intellettuali, artiste, medici, lavoratrici e non solo: queste donne, alcune immeritatamente dimenticate, si sono battute con la voce e con le azioni per gli ideali di libertà e di uguaglianza”.
La scansione cronologica dei profili parte dalla più ‘lontana’ nel tempo, Maria Antonietta Torriani la scrittrice al femminile conosciuta come la Marchesa Colombi, che è nata nel 1840, e termina con la più recente, Rossana Benzi che, nata nel 1948, ha portato avanti battaglie per l’uguaglianza e i diritti dalla sua camera di ospedale, chiusa nel polmone d’acciaio, simbolo di tenacia e forza per tutte e tutti.
Questa scansione temporale viene interrotta solo dalle date ‘simboliche’: il 25 aprile ha i nomi delle giovani staffette cadute Santina Riberi e Rosanna Re; il 1 maggio ricorda il lungo sciopero delle sartine torinesi, le ‘Caterinette’, mentre il 1 giugno è giustamente dedicato alle mondine di Vercelli che 120 anni fa, il 1 giugno del 1906, ottennero le 8 ore di lavoro in risaia.
Dovutamente, il 2 giugno è il giorno delle tre madri costituenti piemontesi, le torinesi Angiola Minella, Rita Montagnana e Teresa Noce.
“Sono spunti di lettura, piccoli scritti da vivere come istantanee, nella speranza che possano essere l’inizio di un cammino di curiosa ricerca per ragionare su quanto fatto, spesso in silenzio, da queste donne”: così nella prefazione, che specifica inoltre come siano solo “una minima parte di quante operarono con coraggio e determinazione. Donne resistenti in ogni tempo: nella monarchia, nella dittatura e nella Resistenza. Simboli di una forza che non si può dimenticare, quella della lotta per la Libertà”.
Per una mattinata, la Biblioteca Civica di Vercelli si è trasformata in un laboratorio di idee, emozioni e creatività per gli studenti della classe 1^A SSAS dell’Istituto Professionale Lanino.
L’iniziativa, promossa dalla Prof.ssa Daniela Dimitri, docente di Metodologie Operative, ha offerto ai ragazzi l’occasione di avvicinarsi in modo concreto e coinvolgente a uno strumento fondamentale per chi si prepara a lavorare in ambito educativo e socio-sanitario: il libro.
Ad accogliere la classe è stata Caterina Degiovanni, che ha guidato gli studenti alla scoperta degli spazi e delle opportunità offerte dalla Biblioteca Civica di Vercelli.
Non solo scaffali e sale di lettura, ma anche la ludoteca, un ambiente pensato per i più piccoli, dove il gioco si intreccia con l’apprendimento.
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata agli albi illustrati, libri in cui testo e immagini dialogano in modo immediato e suggestivo.
Caterina Degiovanni ha mostrato alcuni esempi significativi, sottolineando come la lettura, fin dalla prima infanzia, rappresenti molto più di un passatempo.
La lettura è uno strumento capace di arricchire il linguaggio, sviluppare l’immaginazione e stimolare la capacità di osservare e interpretare il mondo.
E i ragazzi non sono rimasti semplici spettatori.
Con entusiasmo e curiosità, gli studenti si sono cimentati nella lettura animata, sperimentando in prima persona come il tono della voce, le pause, i gesti e le espressioni possano trasformare una storia in un’esperienza viva e coinvolgente.
Per qualche minuto, le pagine hanno preso voce e i futuri operatori del sociale hanno potuto assaporare il valore educativo del raccontare.
L’esperienza si inserisce pienamente nel percorso formativo della classe Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale, che prepara professionisti chiamati a lavorare con bambini, anziani e persone fragili.
Saper leggere una storia, infatti, significa anche saper creare relazione, catturare l’attenzione, trasmettere emozioni e favorire la crescita.
Più che una semplice visita didattica, quella in biblioteca è stata una piccola immersione nel potere delle parole e delle immagini.
Un promemoria concreto del fatto che, anche nell’epoca degli schermi, un buon libro continua a essere uno degli strumenti educativi più efficaci.
E, a giudicare dall’attenzione e dalla partecipazione dei ragazzi, la lezione è stata recepita perfettamente: per accendere la fantasia, a volte basta aprire un libro e iniziare a leggere.
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Redazione di Vercelli
















