Mese: Aprile 2026
Come comunicato dalla società e-distribuzione, nel corso della mattinata di martedì 7 aprile 2026 dalle ore 8,00 alle 13,00 verrà interrotta l’erogazione di energia elettrica in Via Cavour ai numeri civici 55, 63, 53a, da 62 a 64, sn.
Sarà, inoltre, interessata dall’interruzione Viale Leonardo Bistolfi sn, Via Alessandro Oddone 1 e Piazza Cesare Battisti 1 e sn.
Gli interventi coinvolgeranno esclusivamente i clienti alimentati in bassa tensione.
Durante i lavori l’energia potrebbe essere momentaneamente riattivata: si raccomanda quindi prudenza e si consiglia di non utilizzare gli ascensori.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito e-distribuzione.it, utilizzare l’app gratuita, inviare un SMS al numero 320.2041500 con il codice POD presente in bolletta, oppure contattare il Numero Verde 803.500 per la segnalazione di guasti.
Su Via Cavour, inoltre, da martedì 7 aprile 2026 dalle ore 08,00 a venerdì 10 aprile 2026 alle ore 18,00, sarà istituito temporaneamente divieto di sosta con rimozione forzata nel tratto compreso tra il civico 56 e il civico 62/a.
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Redazione di Vercelli
La scelta del Comune di Varallo di procedere alla vendita dell’immobile di proprietà comunale situato a Milano, Via Polesine 33, oggetto della determinazione n. 173 del 10 marzo 2026, con base d’asta fissata in 360 mila euro e asta pubblica prevista per il 13 maggio 2026, fa sorgere qualche riflessione.
La vendita è davvero la strada più utile per l’interesse pubblico, oppure sarebbe stato più lungimirante valutare una riqualificazione dell’alloggio per destinarlo, a seguito della cessazione della precedente locazione, agli studenti universitari varallesi che, per motivi di studio, devono vivere a Milano?
Il punto merita attenzione anche alla luce della collocazione concreta dell’immobile, che non appare affatto marginale sotto il profilo della mobilità studentesca.
La zona di Via Polesine è infatti servita dalla linea 95 ATM, mentre il nodo di Corvetto M3 rappresenta un collegamento metropolitano di primo livello, con frequenze che nei giorni feriali diurni arrivano a un treno ogni 3-5 minuti.
Dallo stesso nodo transitano inoltre ulteriori linee di superficie importanti, come la 84 e la 93, che ampliano sensibilmente i collegamenti verso il centro e verso altri quadranti universitari della città: la Bocconi, che ha sede in via Sarfatti, la Statale in via Festa del Perdono, la IULM in via Carlo Bo, la NABA in via Darwin, mentre il Politecnico di Milano – Campus Leonardo in piazza Leonardo da Vinci.
Pur non essendo “dentro” i campus, la posizione risulta ben inserita nella rete dei collegamenti universitari milanesi, soprattutto per atenei e sedi del quadrante centrale, sud e sud-ovest della città, oltre che per l’area di Città Studi. Oltre ad avere nelle adiacenze un supermercato comodo ai possibili inquilini e il parcheggio interrato “Corvetto”.
“Ed è proprio questo il punto – osserva Carlo Stragiotti -. Se ci trovassimo di fronte a un immobile scomodo, periferico e poco servito, il ragionamento sarebbe diverso. Ma qui siamo davanti a un appartamento che, pur bisognoso di alcuni lavori, si trova in una zona servita dai mezzi pubblici e compatibile con una possibile destinazione per studenti. Per questo è legittimo chiedersi se alienarlo oggi sia davvero la scelta più utile oppure se non fosse preferibile investire in una piccola riqualificazione e trasformarlo in una risorsa per i giovani del territorio. Un ragionamento da fare anche alla luce del prolungamento di ulteriori due annualità dei fondi derivanti dalla fusione con Sabbia, che porteranno nelle casse comunali altri 2,2 milioni di € in più, per un totale di circa 20 milioni”.
Il tema è anche strategico. Varallo, come tanti territori, ha bisogno di mantenere un legame con i propri giovani, accompagnandoli nei percorsi di formazione e di qualificazione.
In quest’ottica, un alloggio comunale a Milano, se collocato in una zona ben raggiungibile e ben servita, può rappresentare non solo un bene da valorizzare, ma anche uno strumento concreto di politica pubblica a favore del diritto allo studio e della crescita delle nuove generazioni.
“Vendere un bene può produrre un’entrata immediata – prosegue Stragiotti -, ma bisogna chiedersi quale sia la visione complessiva. Se il Comune dispone di un immobile che, con un intervento ragionevole, potrebbe diventare utile agli studenti varallesi, allora il tema non è soltanto quanto si incassa oggi, ma quale valore si vuole costruire per domani. Una comunità che vuole avere un futuro deve anche investire sui giovani e sulle opportunità che offre loro”.
Da qui nasce anche una seconda riflessione, più propriamente economica e amministrativa.
Secondo Stragiotti, sarebbe opportuno chiarire fino in fondo quali motivazioni abbiano portato alla scelta dell’alienazione e se vi siano ragioni finanziarie che l’Amministrazione considera prevalenti rispetto a una possibile destinazione sociale del bene.
Allo stesso tempo, resta aperta una valutazione di opportunità sul prezzo fissato a base d’asta, anche in relazione allo stato dell’immobile e ai lavori di sistemazione che potrebbero rendersi necessari.
La questione, dunque, non è ideologica, ma attiene alla convenienza pubblica complessiva dell’operazione.
Per Stragiotti, in definitiva, il nodo è tutto qui: la vendita può essere una scelta amministrativamente legittima, ma non è detto che sia la scelta più lungimirante per i giovani della Città di Varallo.
Proprio perché l’immobile si trova in una zona ben collegata e potenzialmente adatta alla vita universitaria, il Comune avrebbe forse dovuto interrogarsi più a fondo sulla possibilità di recuperarlo e metterlo a disposizione degli studenti varallesi.
Perché investire sui giovani, oggi, significa investire sul futuro stesso della città.
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Redazione di Vercelli
Il presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino augura buon lavoro al neo ministro Gianmarco Mazzi e dichiara: “I miei auguri di buon lavoro al neo Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, professionista di grande preparazione che saprà svolgere bene il proprio compito.
Al turismo spetta inevitabilmente un ruolo non solo in crescita, ma soprattutto chiave per la promozione e valorizzazione dell’immenso patrimonio italiano, fatto di storia e identità.
Proprio per questo, inizieremo immediatamente a confrontarci sui temi più rilevanti per i nostri Borghi delle vie d’acqua e della Valsesia, perché come Provincia crediamo fortemente che l’opportunità turistica sia un plus da raggiungere.
Complimenti, dunque, al presidente del Consiglio per la scelta di una figura così autorevole, che prende il testimone di un dicastero fondamentale per la Nazione”.
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Redazione di Vercelli
Il 3 aprile 1988 Anna Maria Giorcelli moriva all’ Ospedale S. Andrea della nostra città.
Era il giorno di Pasqua e così piacque, allora come oggi, pensare che il Signore l’avesse chiamata, proprio in quel giorno, a “risorgere”, alla vita nuova e vera, dopo che ella aveva accettato e pazientemente sopportato, con le croci della vita, anche la croce di una lunga ed impietosa malattia, che l’aveva fatta soffrire per anni.
Anna Maria sarà ricordata, nel corso delle celebrazioni nell’ambito della Vicaria urbana Vercelli Nord nei giorni dopo la Pasqua: oggi non è possibile in quanto è Venerdì Santo.
***
Anna Maria era nata a Casale Monferrato il 15 settembre 1928 e fino all’ultimo ha illustrato l’esempio di una vita vissuta “con un po’ di dignità”, come amava ricordare – e come ci resta in un Suo scritto – nell’ amore per i suoi cari, confortata da una fede semplice, profonda, essenziale, mai ostentata e piuttosto praticata con il gusto per una talvolta difficile coerenza.
Chi le ha voluto bene ne farà memoria con la preghiera, nel ricordo sempre riconoscente, perché non ne sia dissipato l’esempio.
La ricordano i figli Guido, con Silvia e Annamaria e Marco Gabotto.
Con loro la cara e sempre in gamba Zia Tilde, sorella minore della Mamma, che ha felicemente “doppiato” il giro di boa dei 93 anni.
A trentotto anni dalla morte di Anna Maria, ne resta vivo l’insegnamento nel cuore di tutti coloro che ebbero il privilegio di conoscerla, certi che Ella sia ammessa a contemplare il volto di Dio, nella grazia e nella gloria eterne.
Marzo si chiude all’insegna dell’eccellenza per l’I.T.I. “Faccio” di Vercelli, che conferma ancora una volta il suo ruolo di scuola all’avanguardia nella formazione tecnico‑scientifica.
Le classi terze dell’indirizzo Informatica hanno infatti conquistato tre risultati di rilievo nazionale ed europeo, dimostrando competenze, creatività e capacità progettuale.
Quattro studenti in finale ai RobotGames con il progetto SafetyBot
A rappresentare il Piemonte alla finale dei RobotGames saranno quattro allievi della classe 3ª Informatica A. Il loro progetto, SafetyBot, un robot progettato per migliorare la sicurezza in diversi contesti operativi, ha superato le selezioni regionali distinguendosi per innovazione e funzionalità.
I ragazzi sono ora al lavoro per completare il prototipo in vista della finale nazionale, dove sfideranno i migliori team italiani di robotica educativa.
Cybersecurity: uno studente vola alla finale nazionale delle Olimpiadi
Dalla 3ª Informatica B arriva un’altra grande soddisfazione: uno studente si è qualificato per la finale nazionale delle Olimpiadi della Cybersecurity, che si terrà a Salerno il 18 aprile.
Un traguardo importante in un settore strategico e in continua crescita, raggiunto grazie a competenze tecniche, capacità di problem solving e tanta determinazione.
RArcadEE: il progetto che porta il Faccio verso l’Europa
Il progetto RArcadEE, parte dell’iniziativa di istituto riciclo_attivo, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento: è stato selezionato come candidato diretto a rappresentare l’Italia alla finale europea della SERR 2025 – Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.
Realizzato dagli studenti del corso di Informatica, il progetto consiste nella trasformazione di vecchi RAEE in oggetti utili tra i quali un sorprendente cabinato arcade costruito riutilizzando vecchi dispositivi RAEE e componenti recuperati.
L’iniziativa ha ricevuto anche una menzione speciale di Epson Italia, che ha premiato la capacità degli studenti di trasformare la teoria in pratica concreta, promuovendo tecnologia, creatività e sostenibilità.
Le tre vittorie segnano un mese straordinario per l’I.T.I. “Faccio”, ma sono soprattutto la testimonianza di un metodo didattico che valorizza il laboratorio, la progettualità e il confronto con sfide reali. Robotica, sicurezza informatica, economia circolare e creatività tecnologica: gli studenti dimostrano che la scuola può essere un luogo dove si costruisce futuro.
Per conoscere da vicino i progetti: https://www.itisvc.it/informatica
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Redazione di Vercelli
Sono 16 i comuni valsesiani destinatari dei fondi erogati dalla Regione Piemonte, esattamente 3 milioni di euro, per la ricostruzione e la messa in sicurezza delle strutture danneggiate a seguito degli eventi alluvionali della primavera 2025, che in Valsesia aveva creato non poche difficoltà.
Diverse le tipologie di interventi che verranno effettuati sul territorio: rispristini di strade e ponti, pulizia degli alvei, consolidamento degli argini e riparazione di impianti del sistema idrico danneggiato.
Si tratta di strutture che hanno subito danni consistenti durante l’alluvione del 16 e 17 aprile 2025, a seguito della quale Unione Montana Valsesia e Provincia di Vercelli coordinarono sopralluoghi e segnalazioni, ottenendo l’immediata disponibilità della Regione Piemonte che permise di intervenire a stretto giro per le criticità più urgenti ed oggi, con questi finanziamenti, permette di completare gli interventi su tutte le aree colpite.
Ecco l’elenco dei comuni beneficiari:
Alagna: 326.487,50 €
Alto Sermenza: 40mila €
Balmuccia: 80mila €
Boccioleto: 199.662 €
Borgosesia: 40mila €
Campertogno: 52mila
Carcoforo 50mila €
Cravagliana: 375mila €
Mollia: 32.940 €
Pila: 15mila €
Postua: 265mila
Quarona: 871.265,09 €
Rimella: 55mila €
Rossa: 60mila €
Scopello: 100mila €
Varallo: 286.600 €
“Ringraziamo il Presidente Cirio e l’Assessore Marco Gabusi – dice il Presidente dell’UMV, Francesco Pietrasanta – per la costante attenzione al nostro territorio, un grazie anche a tutto l Settore delle Opere Pubbliche della Regione Piemonte guidato dall’Ing. Roberto Crivelli”.
(Foto di archivio 2025)
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Redazione di Vercelli
In occasione delle imminenti festività pasquali, ieri 2 aprile 2026, i Carabinieri della Stazione di Crevacuore hanno fatto visita agli ospiti della locale Casa di Riposo.
Un incontro semplice ma carico di significato, volto a portare un sorriso agli anziani e a testimoniare la costante presenza dell’Arma sul territorio, non solo come presidio di legalità, ma anche come punto di riferimento umano e sociale.
Durante la visita, i militari hanno trascorso del tempo con i residenti della struttura, scambiando auguri e parole di conforto.
L’iniziativa ha voluto ribadire il legame profondo che unisce l’Arma alle fasce più fragili della popolazione, sottolineando l’importanza dell’ascolto e della prossimità.
Un pensiero per chi lavora oltre alla vicinanza agli ospiti, i Carabinieri hanno voluto rivolgere un ringraziamento speciale al personale della struttura.
Come segno di stima per l’impegno quotidiano è stata donata una colomba pasquale agli addetti che il giorno di Pasqua saranno regolarmente in servizio, garantendo assistenza e cure agli anziani anche durante le festività.
“Questo piccolo gesto vuole essere un segno di profonda gratitudine per chi lavora instancabilmente al servizio dei nostri anziani, ancor più nei giorni di festa – hanno commentato i rappresentanti della Stazione -. La nostra divisa è al servizio della comunità in ogni sua forma, e la solidarietà verso chi soffre o chi si prende cura degli altri è parte integrante della nostra missione”.
L’incontro si è concluso in un clima di grande commozione e gratitudine, confermando come la sinergia tra istituzioni e realtà assistenziali locali sia fondamentale per alimentare quel senso di comunità che rende il territorio più unito e sicuro.
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Redazione di Vercelli
I precedenti articoli che ci hanno accompagnato dal Mercoledì delle Ceneri lungo questa Quaresima 2026, fino al Triduo, sono raggiungibili a questi link:
Quaresima – Pensieri in compagnia della “Dilexi te” di Papa Leone XIV
L’Egitto nella Storia della Salvezza: un messaggio rivolto anche agli uomini e donne di oggi –
Giovedì Santo – “Vi ho dato un esempio” –
***
Dal libro del profeta Isaìa
Is 52,13-53,12
Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 30 (31)
- Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. R.
Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. R.
Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. R.
Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. R.
Dalla lettera agli Ebrei
Eb 4,14-16; 5,7-9
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
Vangelo
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni
Gv 18,1-19,42
Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».
Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.
Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».
E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».
Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.
Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa.
E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
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UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF.SSA ELISABETTA ACIDE
Siamo in quei “Canti del Servo del Signore” (prima lettura) di cui il profeta Isaia definisce: “il mio servo”, probabilmente composti dopo l’esilio di Israele a Babilonia, la cui “identificazione” ha interessato ampiamente la letteratura ed esegesi religiosa biblica e la critica.
Popolo o personaggio specifico… lasciamo aperta la questione, sicuramente l’interpretazione del testo verso l’idea di un “Messia sofferente” e la “lettura cristiana” con l’identificazione di quel “servo sofferente” con Gesù di Nazaret, offrono una “illuminazione” al mistero della sofferenza e della morte di Cristo in croce.
Penso sia importante porre l’attenzione sul “modo” utilizzato sa Dio per “salvare” il “servo sofferente”:
“Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo,si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli”.
Scalini di agonia e di risurrezioni… il salmo ci racconta la sofferenza e il tessuto della difficoltà, un uomo che racconta il “tu a Dio”, dove sei? Hai dimenticato?
Mi rifuggono… sono come un coccio da gettare, un morto… La vita è dialogo con il Dio vivente, con l’apertura alla speranza, apertura al messia.
Un vissuto nei salmi, che si esprime in questo Salmo 30/31 dal lamento all’abbandono in Dio, fiducia in Colui che ha “nelle sue mani i miei giorni”, in chi fa splendere il suo volto e salva per la sua misericordia.
Gesù ha vissuto sulle strade della Palestina, le sofferenze, le incomprensioni, i dolori, il disprezzo… ma nella sua croce si rivela e ci rivela la Volontà di Dio e la sua Identità.
“Quell’uomo era veramente il Figlio di Dio”.
Il “servo” è il Figlio di Dio.
E quel servo, sulla croce, guarderà… affiderà, consegnerà…
Oltre la cena … gli “amici” escono … oltre il Cedron, ad est della città, verso il Getsemani dove era fuggito il re Davide, quando suo figlio Assalonne prese il potere in città (2Sam 15,23).
Il ricordo di questo re è plausibile, poiché nel racconto della passione si parla anche della regalità di Gesù.
Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli.…
San Giovanni lo sa bene, vi si è recato tante volte con Gesù nella sua permanenza a Gerusalemme … e lo sa anche Giuda … anche lui vi si recava con il maestro. Sa dove trovarlo … e non va da solo …
“Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi.”
Arriva Giuda, forse con una coorte (forze dell’ordine romane di stanza in Palestina al tempo di Gesù), un drappello piuttosto numeroso di uomini. Gesù è solo di fronte ai suoi nemici.
Non si sottrae, domanda: “Chi cercate?”
La narrazione del Vangelo di Giovanni è un continuum… le domande di Gesù si susseguono.
Aveva domandato: “Che cosa cercate?” ora dice “Chi cercate?” e si presenta: “Sono io!”.
“Io sono”.
Se cercate me, eccomi.
Ditemi chi cercate…
“Gesù il Nazareo”.
Ed ancora: “Sono io”.
Il nome di Dio.
Lo stesso rivelato a Mosè e raccontato nel libro dell’Esodo (Es 3,14) che san Giovanni aveva già enunciato (Gv 8,58).
E quelli indietreggiarono e caddero a terra.
Dio si rivela e questo non può lasciare indifferente l’uomo.
Davanti a Dio l’uomo “indietreggia” e “cade”…
Ancora… chi cercate ?…
E si “consegna”.
Senza violenza… solo… affronterà con mitezza…senza spada…
Dovrà “bere il calice”…
Nella Sacra Scrittura il calice è il simbolo della sofferenza, ma è anche segno di condivisione. E Gesù è pronto… in comunione con il Padre.
Arrestato.
La notte si fa movimentata, concitata, processo, domande, interrogatori, affermazioni, negazioni, rinnegamenti…
Con mitezza.
Anna, Caifa, Pilato…
Le accuse si intessono, si intensificano, occorrono testimoni concordanti… come fare?
E Gesù è posto di fronte all’uomo.
Lo portarono dalla casa di Caifa… al pretorio…
Arriva Pilato.
Uomo e Dio: uno di fronte all’altro…
Chi sei o Dio?
Pilato di cui si è tanto detto e scritto.
Un procuratore tanto discusso… un uomo a cui è chiesto di “giudicare” Dio.
Un uomo di potere nelle cui mani è posta la “vita” di Dio.
“Che accusa portate…” Pilato vuole giudicare… lo vuole fare diremo noi, con “consapevolezza”, se usassimo il linguaggio giuridico diremmo: “vuole arrivare alla verità dei fatti”, meglio “vuole arrivare alla verità dimostrabile” (quella verità processuale che garantirebbe ciò che posso dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio) e dunque, potremmo dire, ammirevole Pilato.
Giovanni Evangelista ci tratteggia bene questo “colloquio-processo”, ci fornisce la descrizione di questa “scena” che vede fronteggiati due uomini, domande e risposte, affermazioni e silenzi…
Un andirivieni da quel pretorio che segna l’inquietudine di quel procuratore, la sua insicurezza mascherata dalla fama di uomo terribile e intransigente in quella provincia romana che tanto gli aveva procurato guai.
Un uomo che “entra ed esce” dalla casa, dal pretorio in quell’alba che il mondo non scorderà più.
Esce verso i rappresentanti del Sinedrio, rientra, lo fa chiamare, lo interroga, esce nuovamente verso i Giudei, lo fa prendere e flagellare… esce di nuovo e parla, lo conduce a loro, vuole consegnarlo… ha paura…
Interroga ancora, non è soddisfatto, la sua inquietudine cresce, come quei suoi passi frenetici, quasi una “urgenza” che non si placa, quella “via di uscita” che il “potere” non trova… un uomo “braccato” dalle sue stesse autorità, un uomo che si inquieta davanti a quell’uomo che capisce non essere solo “uomo”.
E una domanda…
“Che cosa è verità?”
Se leggiamo il testo greco comprendiamo l’importanza di quella domanda.
Ironica, sprezzante, rafforzata dall’assenza di quell’articolo: “la”.
Verità “τί ἐστιν ἀλήθεια;” “che cos’è verità”.
Cerca di “negare” la nozione stessa di verità, il procuratore, sa perfettamente di non poter ribattere all’asserzione di Gesù, la mette “in dubbio”, la “nega”.
La ricerca affannosa di quella verità che impegna l’uomo a “svelare” ciò che è “latente” “ἀλήθεια” (alétheia).
Quella verità “a-létheia che non può rimanere nascosta, che si mostra, si impone per l’autorevolezza e credibilità:
“io sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare la verità. Chiunque appartiene alla verità ascolta la mia voce”.
“Io sono… e sono nato…”
Il Dio Incarnato non porta “verità qualsiasi”, “E’ Verità”.
Rimarrà nella sua convinzione Pilato, la sua verità “qualsiasi”… e con questa convinzione “esce”…
Se ne va… riprende il suo andirivieni…
A Pilato non importa, non interessa la verità… riprende la sua vita, cercherà altre verità. Quella Verità che è di fronte a lui, non è “interessane”, non è “conveniente”.
Entra ed esce… avrebbe la “possibilità della verità”, della “giustizia”.
Entra ed esce… tormentato e pauroso…
In lui risuona quel “desiderio” di “sapere”, quale verità?: “dunque tu sei re?”
Gesù è “re di Verità”, Incarnato per “annientare” la menzogna del tentatore,sono il “Re della Verità di Dio” per l’uomo, da sempre e per sempre.
Pilato lo sa che Gesù è innocente… lo dirà… “…sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì…Ecco l’uomo!” ma sceglierà la menzogna… “Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso”.
Trascurabile… come quell’articolo determinativo non pronunciato che segna il distacco tra il potere da lui rappresentato e la proposta rivelata: Dio è venuto nel mondo per la salvezza.
La Verità è la rivelazione dei “disegni di Dio”, a Pilato non interessa, gli bastano i suoi “disegni” umani.
La parola della Verità, ci dice l’evangelista Giovanni in momenti diversi del suo scritto, è Gesù stesso, Parola e “mezzo” verso un fine, verso la Verità e la vita.
Via e via verso il Padre.
Via e Verità, Verbo che porta Dio.
Allora forse la domanda non è che cosa è verità, ma come “essere dalla verità”, cioè vivere secondo la rivelazione di verità che Gesù è venuto a portare.
La pagina del Vangelo drammatica che si conclude sul Golgota, reca in sé il “riassunto” di tutto il Vangelo: Gesù è luce del mondo, Verità, Parola, Via al Padre, centro e il cuore della rivelazione, accesso alla vita e alla salvezza.
Verità che rende l’uomo libero.
Verità “testimoniata” da Cristo sulla croce.
Nella mattinata di ieri, primo aprile 2026, i Carabinieri della locale Compagnia e Stazione hanno consegnato presso la Biblioteca Civica di Cossato alcuni volumi di altissimo valore storico ed editoriale, prodotti dalla Redazione della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri.
Alla cerimonia di consegna hanno presenziato il Sindaco di Cossato, Enrico Moggio, e la Direttrice della Biblioteca, Dott.ssa Antonella Iacono. La donazione è stata formalizzata dal Comandante della Compagnia Carabinieri di Cossato, Capitano Matteo Ettore Grasso, unitamente al Comandante della locale Stazione Carabinieri, Luogotenente Quirino D’Onofrio.
Si tratta dei due nuovi Numeri Speciali della rivista istituzionale, focalizzati su uno dei periodi più complessi e drammatici della storia nazionale: “I Carabinieri del 1944”.
La donazione comprende due fascicoli monografici che approfondiscono l’opera dei militari dell’Arma durante il secondo conflitto mondiale:
“I Carabinieri del 1944 – Il Regno d’Italia”: un’analisi del ruolo dell’Arma nel contesto istituzionale del Sud Italia e della ricostruzione.
“I Carabinieri del 1944 – Le Resistenze al regime collaborazionista”: una ricostruzione documentata dell’opposizione dei Carabinieri all’occupazione e al collaborazionismo, a difesa della popolazione e dei valori democratici.
L’iniziativa, promossa a livello nazionale dal Comando Generale, mira a rendere accessibile al grande pubblico, ai ricercatori e agli studenti una storiografia accurata e spesso inedita.
La scelta della Biblioteca Civica di Cossato risponde proprio alla volontà di inserire questi testi in circuiti di consultazione aperti a tutti, affinché il sacrificio e l’impegno dei Carabinieri del 1944 rimangano patrimonio comune della cittadinanza.
“Raccontare il 1944 significa onorare chi ci ha preceduto in momenti di estrema difficoltà – commentano dal Comando dell’Arma -. Affidare questi studi alla principale istituzione culturale di Cossato è il nostro modo per contribuire alla crescita della consapevolezza storica della nostra comunità”.
Questa iniziativa editoriale, curata dalla Redazione della Rassegna dell’Arma, sottolinea l’impegno costante dell’Istituzione nella salvaguardia della memoria storica nazionale e nel rafforzamento del legame con il territorio.
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Redazione di Vercelli
Una storia a lieto fine che unisce il senso civico di un cittadino biellese alla prontezza dei Carabinieri di Biella, permettendo a una turista straniera di recuperare non solo un prezioso dispositivo tecnologico, ma soprattutto i ricordi di un viaggio speciale.
I fatti hanno inizio lungo uno dei sentieri che conducono al Santuario di Oropa.
Un uomo di Gaglianico, classe 1965, durante un’escursione ha notato un iPhone di ultimissima generazione smarrito lungo il percorso.
Senza alcuna esitazione, l’uomo ha raccolto il telefono e si è presentato presso la Stazione dei Carabinieri di Biella per consegnarlo ai militari.
Il dispositivo, protetto da un codice PIN, risultava inizialmente inaccessibile.
Tuttavia, l’esperienza di un Brigadiere in servizio ha permesso di superare l’ostacolo.
Il militare, consapevole delle funzioni di sicurezza dei moderni smartphone, ha utilizzato la funzione di chiamata d’emergenza accessibile anche a schermo bloccato.
Tra i contatti di emergenza impostati dalla proprietaria, è apparso un numero con prefisso internazionale britannico (+44).
Al tentativo di chiamata ha risposto una segreteria telefonica automatica in lingua inglese.
Non dandosi per vinti, i Carabinieri hanno deciso di lasciare un messaggio vocale in inglese, spiegando che il telefono era stato ritrovato e si trovava al sicuro in caserma a Biella.
Dopo poche ore, la svolta: alla caserma di via Rosselli è giunta la telefonata della madre della proprietaria.
La donna ha spiegato che lei e la figlia (una cittadina inglese 29 enne) si trovavano nel biellese proprio per percorrere il suggestivo “Cammino di Oropa”.
Nel pomeriggio, la proprietaria si è presentata visibilmente emozionata presso gli uffici della Stazione.
La donna ha espresso profonda gratitudine sia verso il cittadino di Gaglianico per l’onestà dimostrata, sia verso i Carabinieri per l’ingegno e la cortesia.
La sua preoccupazione più grande, ha spiegato, non era il valore materiale del telefono, quanto la perdita delle numerose fotografie e dei dati del viaggio non ancora salvati in “cloud”.
Il cellulare è tornato nelle mani della legittima proprietaria, permettendo alle due turiste di proseguire il loro cammino con un ricordo ancora più bello dell’ospitalità e dell’efficienza italiana.
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