Mese: Luglio 2026
giovedì scorso, una delle tappe del FAM Trip Educational “Piemonte Open Air: Adventure, Food & Wine“, iniziativa promossa da Visit Piemonte per far conoscere le eccellenze del territorio piemontese a selezionati operatori turistici internazionali.
Il tour, che ha interessato alcune delle destinazioni più rappresentative del Piemonte – dal Lago Maggiore all’Ossola, dal Lago d’Orta al Biellese, fino a Torino e Gattinara – ha visto la partecipazione di quattro operatori turistici provenienti dai Paesi scandinavi, accompagnati da un tour leader, alla scoperta delle migliori esperienze legate al turismo outdoor, all’enogastronomia e alle produzioni di eccellenza.
La tappa gattinarese si è svolta negli spazi dell’Enoteca Regionale, dove gli ospiti hanno vissuto un’autentica esperienza immersiva attraverso una cooking class interamente dedicata ai sapori, ai prodotti e alle tradizioni del territorio.
Guidati passo dopo passo nella preparazione delle ricette, gli operatori hanno potuto trasformarsi, per una sera, in protagonisti della cucina piemontese, sperimentando in prima persona il valore dell’autenticità che oggi rappresenta uno degli elementi più ricercati dal turismo internazionale.
Il menù è stato pensato come un vero e proprio viaggio tra le eccellenze dell’Alto Piemonte.
Ad aprire la serata un ricco assortimento di salumi e formaggi tipici del territorio, seguito da tre risotti che raccontano la storia e l’identità della nostra terra: il Risotto al Gattinara, impreziosito dall’omonimo vino DOCG, la tradizionale Paniscia Vercellese, simbolo della cultura risicola della pianura vercellese, e un gustoso risotto ai fagioli, ricetta che richiama la cucina contadina e la semplicità delle tradizioni locali.
Il percorso gastronomico è proseguito con uno zabaione al Gattinara, per concludersi con una proposta tanto originale quanto identitaria: il gelato “Risotto al Gattinara”, una creazione della Gelateria Sottozero che ha incuriosito e conquistato tutti i partecipanti.
Questo particolare gusto nasce per valorizzare le eccellenze del territorio attraverso un abbinamento innovativo e raffinato.
La base è costituita da un cremoso gelato realizzato con riso Apollo, apprezzato per il suo profumo delicato e le sue note aromatiche, arricchito da una riduzione di vino Gattinara.
L’incontro tra il riso e il vino racconta le due grandi anime produttive di Gattinara: la risicoltura e la viticoltura.
La serata non è stata soltanto un’esperienza gastronomica, ma una vera e propria occasione di approfondimento culturale.
Tutte le attività e le spiegazioni sono state infatti svolte interamente in lingua inglese, consentendo agli operatori di conoscere in maniera diretta e approfondita le caratteristiche delle produzioni locali.
Grande interesse ha suscitato il focus dedicato al riso, durante il quale Valentina Masotti, Sommelier del Riso, ha accompagnato gli ospiti alla scoperta delle principali varietà coltivate nel territorio vercellese e novarese, illustrandone le caratteristiche, le differenze e gli utilizzi in cucina.
Particolare attenzione è stata riservata alle varietà più indicate per la preparazione del risotto, evidenziando come la struttura del chicco, la capacità di assorbire i condimenti, la tenuta in cottura e il rilascio dell’amido siano elementi fondamentali per ottenere un piatto equilibrato e cremoso, qualità che hanno reso il riso piemontese una delle eccellenze agroalimentari più apprezzate nel mondo.
Ad accompagnare la degustazione enologica è stato invece il Prof. Massimo Sacco, sommelier, che ha illustrato le caratteristiche dei vini proposti, soffermandosi in particolare sul Gattinara DOCG, raccontandone la storia, il legame con i terreni di origine vulcanica, il vitigno Nebbiolo e le peculiarità che rendono questo vino uno dei grandi rossi italiani.
La cooking class è stata magistralmente condotta dallo chef Prof. Mirko Abondio, che ha coinvolto gli ospiti nella preparazione delle ricette, trasformando la cucina in un momento di confronto, partecipazione e scoperta.
Un sentito ringraziamento va al CO.VER.FO.P. e al suo direttore, Prof. Claudio Osenga, per la preziosa collaborazione e la disponibilità dimostrate nell’organizzazione dell’iniziativa, contribuendo in maniera determinante alla perfetta riuscita della serata.
Ancora una volta, la sinergia tra istituzioni, enti formativi e realtà del territorio ha dimostrato quanto il lavoro di squadra rappresenti uno strumento fondamentale per la promozione delle eccellenze locali.
L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di promozione internazionale per Gattinara e per tutto l’Alto Piemonte.
Far vivere ai tour operator un’esperienza autentica, fatta di incontri, racconti, sapori e tradizioni, significa offrire loro gli strumenti per diventare ambasciatori del territorio nei rispettivi Paesi, contribuendo a far conoscere una destinazione capace di coniugare paesaggio, cultura, ospitalità ed eccellenze enogastronomiche.
«Essere stati scelti come tappa di questo importante educational tour promosso da Visit Piemonte – commenta il Presidente dell’Enoteca Massimo Baglione – rappresenta un motivo di grande soddisfazione e conferma il crescente interesse verso Gattinara e il suo territorio. Oggi il turismo cerca esperienze autentiche, luoghi da vivere e storie da raccontare. Attraverso questa serata abbiamo potuto mostrare non solo la qualità dei nostri vini e dei nostri prodotti, ma soprattutto l’identità di una comunità che sa fare squadra e che crede nella valorizzazione delle proprie eccellenze. Ringrazio Visit Piemonte, ATL Terre dell’Alto Piemonte, CO.VER.FO.P., i professionisti che hanno guidato la serata e tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita dell’iniziativa. Sono proprio queste occasioni che permettono di costruire nuove opportunità di sviluppo turistico e di far conoscere Gattinara sui mercati internazionali».
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Redazione di Vercelli
L’Associazione Pescatori di Greggio con l’ ausilio della F.I.P.S.A.S provinciale ha effettuato il recupero di pesci nella roggia Molinara che era in secca per la forte siccità che da settimane perseguita il territorio.
Sono stati immessi nel torrente Marchiazza 50 kg. di carpe e cavedani.
Un grosso ringraziamento al Presidente provinciale F.I.P.S.A.S Marco Viazzo e agli amici F.I.P.S.A.S per la collaborazione dell’intervento e mettere in salvo i pesci.
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Redazione di Vercelli
La Casa della Comunità, una struttura strategica per tutta la Valsesia soprattutto per la parte alta che ha richiesto 1,3milioni di euro di investimenti, è stata inaugurata questa mattina, mercoledì 1 luglio, alla presenza dell’Assessore alla Sanità Federico Riboldi.
Si potranno prenotare e ritirare esami di laboratorio, gestire la burocrazia protesica, accedere agli ambulatori di odontoiatria, otorinolaringoiatra, logopedista, fare riabilitazione funzionale e molto altro.
Da qui verrà potenziato il servizio degli infermieri di comunità che insieme ai medici di famiglia e agli assistenti sociali cercheranno di raggiungere tutti coloro che oggi vivono in zone remote e periferiche.
L’obiettivo è non lasciare da solo nessuno e facilitare l’accesso alle cure base, nonostante gli enormi problemi di personale che sta affrontando l’Italia intera.
Francesco Pietrasanta Presidente della Comunità Montana della Valsesia commenta: “Un altro piccolo passo per potenziare la nostra Sanità grazie al supporto della Regione Piemonte, del Presidente Alberto Cirio e della sua Giunta. Abbiate pazienza e fiducia. Grazie all’ASL Vercelli e a tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere questo potenziamento”.
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Redazione di Vercelli
Prenderà il via a settembre “Sepolti nella pietra”, un innovativo progetto di studio, valorizzazione e divulgazione del patrimonio archeologico vercellese.
L’iniziativa, che nasce dalla collaborazione tra l’Università di Pavia e il Museo Leone di Vercelli è è stata resa possibile dai contributi della Fondazione CRV (Cassa di Risparmio di Vercelli) e del Comune di Livorno Ferraris, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli.
Ideato dal dottor Dario Anelli, archeologo, già Assegnista di Ricerca dell’Università di Pavia e specialista nello studio del territorio, il progetto si inserisce in una ricerca sistematica sul contesto vercellese coordinata da ormai un decennio dalla professoressa Maria Elena Gorrini, docente di Archeologia Classica presso il medesimo ateneo.
Il lavoro di Maria Elena Gorrini ha già dato vita a importanti tappe scientifiche, tra cui il recente progetto PRIN PNRR “Pierres Errantes”, incentrato sui manufatti romani in pietra e marmo dell’antica Vercellae reimpiegati in età medievale, in collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale.
Il progetto ha studiato moltissimi manufatti custoditi presso il Museo Leone, che nel contesto del Convegno, tenutosi lo scorso anno a Pavia al termine del progetto, sono stati oggetto della relazione tenuta dal Conservatore del Leone Luca Brusotto.
Il focus “Sepolti nella pietra” sarà rivolto ad una specifica e affascinante classe di reperti: i sarcofagi romani realizzati in serizzo, granito e altre pietre di origine alpina. Si tratta di testimonianze storiche molto diffuse nella Gallia Transpadana e ampiamente riutilizzate dal Medioevo all’età moderna. Nonostante la loro rilevanza, finora non erano mai stati oggetto di uno studio d’insieme, bensì di analisi isolate.
Il dott. Anelli condurrà un censimento completo degli esemplari vercellesi, editi e inediti.
Lo studio analizzerà l’origine geologica delle pietre, le rotte di trasporto, le iscrizioni epigrafiche e i motivi decorativi, per stabilire una cronologia precisa.
Accanto all’analisi fisica dei manufatti, un meticoloso lavoro d’archivio permetterà di ricostruire la storia dei loro ritrovamenti e spostamenti nei secoli.
Molti di questi sarcofagi sono oggi custoditi presso il Museo Leone di Vercelli.
Qui, transitati nell’Ottocento attraverso il celebre lapidario Bruzza, trovano spazio nella Manica Archeologica allestita nel 1939 nel museo fondato dal notaio Camillo Leone.
Il progetto non rimarrà riservato alla ricerca accademica.
Sono infatti previsti momenti divulgativi e laboratori didattici per la cittadinanza e le scuole del Vercellese.
Le attività saranno progettate e curate direttamente dall’équipe didattica del Museo Leone.
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Redazione di Vercelli
Il 2026 rappresenta un anno particolarmente significativo per la comunità di Roasio e per alcune delle associazioni che, con il loro costante impegno, hanno contribuito alla crescita sociale, culturale e sportiva del territorio.
Il Museo dell’Emigrante di Roasio celebra infatti il suo 25° anniversario, mentre il Volontariato Roasio e Villa del Bosco ODV-ETS raggiunge il prestigioso traguardo dei 30 anni di attività.
A queste importanti ricorrenze si aggiungono anche i 40 anni della Polisportiva Roasio e i 60 anni dell’Unione Sportiva Pro Roasio, testimoni di una lunga tradizione di partecipazione e servizio alla comunità.
Per celebrare questi anniversari è stato organizzato il pranzo conviviale “Due Anniversari, una Grande Festa“, in programma domenica 12 luglio 2026 alle ore 12.30 presso il Salone Polivalente “Ex Circolo Virtus” di Roasio.
L’iniziativa sarà un momento di incontro aperto a tutta la popolazione, soci, volontari, sostenitori e cittadini, con l’obiettivo di condividere i traguardi raggiunti, ricordare le persone che hanno contribuito alla crescita delle associazioni e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.
La partecipazione al pranzo prevede una quota di 25 euro a persona con prenotazione obbligatoria entro il 4 luglio 2026.
Per informazioni e prenotazioni:
Teresa – 347 159 1065
Marta – 333 723 2028
Enea – 340 409 2344
Le celebrazioni saranno accompagnate da una mostra commemorativa allestita presso il Salone Polivalente, al piano superiore del Museo dell’Emigrante, dove saranno esposti fotografie, documenti storici, testimonianze e cimeli delle quattro associazioni protagoniste.
La mostra sarà visitabile da sabato 4 luglio a domenica 30 agosto 2026, dalle ore 15.00 alle ore 18.00, durante gli orari di apertura del Museo. Ingresso libero.
L’esposizione ripercorrerà decenni di volontariato, iniziative culturali, attività sportive e impegno civile, offrendo ai visitatori l’opportunità di riscoprire la storia delle associazioni e il loro fondamentale contributo alla vita del paese.
Un percorso che intende rendere omaggio a tutti i volontari, collaboratori e sostenitori che, con dedizione e spirito di servizio, hanno costruito una parte importante della memoria collettiva di Roasio.
Le iniziative rappresentano non solo un momento celebrativo, ma anche un’occasione per valorizzare il patrimonio umano e associativo che continua a essere uno dei principali punti di forza della comunità roasiana.
Il Museo dell’Emigrante si trova in Via Vittorio Veneto 75, a Roasio, frazione Sant’Eusebio (VC), ed è visitabile tutti i sabati e le domeniche dalle 15:00 alle 18:00 fino al 25 ottobre.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito: www.museoemigranteroasio.com
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Redazione di Vercelli
Riceviamo e pubblichiamo quanto segnalato dai Garanti territoriali piemontesi dei diritti delle persone private della libertà personale in merito alla drammatica condizione in cui versano le Carceri regionali, particolarmente in questo periodo estivo, la Circondariale di Vercelli fra queste.
Le temperature eccezionalmente elevate di questi giorni stanno rendendo ancora più drammatiche le condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari piemontesi, aggravando una situazione già fortemente compromessa dal sovraffollamento e dalle criticità strutturali che caratterizzano molti istituti penitenziari italiani.
Come Garanti territoriali dei diritti delle persone private della libertà personale riteniamo doveroso richiamare l’attenzione delle Direzioni degli istituti penitenziari, del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, del Ministero della Giustizia e delle Autorità sanitarie sulla necessità di adottare con urgenza misure straordinarie per fronteggiare un’emergenza che incide direttamente sul diritto alla salute e sulla dignità delle persone detenute e di chi quotidianamente lavora negli istituti.
Le strutture penitenziarie, nella maggior parte dei casi realizzate con grandi superfici in cemento, acciaio e asfalto, prive di adeguati sistemi di isolamento termico e spesso caratterizzate dalla quasi totale assenza di aree verdi, si trasformano durante l’estate in ambienti soffocanti e insalubri. Il calore accumulato nelle ore diurne permane anche durante la notte, rendendo estremamente difficoltoso anche il riposo e il recupero psico-fisico.
La presenza di ventilatori, laddove consentiti e disponibili, rappresenta certamente un parziale sollievo, ma non è sufficiente a garantire condizioni di vivibilità accettabili. In molti casi, inoltre, la loro disponibilità dipende dalle possibilità economiche delle persone detenute e delle loro famiglie, determinando ulteriori disuguaglianze.
A questa situazione si aggiungono criticità che il periodo estivo rende ancora più evidenti. In numerosi istituti le celle sono ancora prive di doccia e l’accesso ai locali docce comuni è limitato a specifiche fasce orarie, impedendo alle persone detenute di rinfrescarsi quando le temperature raggiungono livelli particolarmente elevati.
Anche la permanenza all’aria aperta, quando prevista nelle ore centrali della giornata, rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di sofferenza, poiché molti cortili passeggio sono interamente in cemento, privi di vegetazione e dotati soltanto di modeste tettoie, del tutto insufficienti a proteggere dal caldo intenso (in alcuni casi la presenza di ventilatori nei passeggi allevia parzialmente il disagio).
Le condizioni risultano ancora più gravose per coloro che, in ragione del circuito detentivo di appartenenza o della limitata offerta di attività trattamentali, trascorrono gran parte della giornata chiusi nelle proprie celle, con possibilità estremamente ridotte di accedere a spazi comuni più arieggiati o ad attività esterne.
Particolare preoccupazione desta la condizione delle persone anziane, dei detenuti affetti da patologie cardiovascolari, respiratorie o croniche e di tutti coloro che presentano condizioni di particolare fragilità, per i quali l’esposizione prolungata a temperature elevate può determinare conseguenze sanitarie anche molto gravi.
L’emergenza riguarda anche il personale della Polizia Penitenziaria, gli educatori (Funzionari Giuridico Pedagogici), gli operatori sanitari, e tutto il personale che presta servizio negli istituti, costretto a lavorare per molte ore in ambienti caratterizzati da temperature spesso insostenibili, con inevitabili ripercussioni sulla salute, sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza complessiva degli istituti.
Tali preoccupazioni si inseriscono in un quadro regionale nel quale il sovraffollamento ha ormai raggiunto circa il 120% della capienza regolamentare, aggravando ulteriormente condizioni detentive già fortemente compromesse.
Nei giorni scorsi il portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, ha efficacemente definito questa estate «una seconda pena», denunciando carceri costruite in cemento e asfalto, prive di aree verdi, interessate da un sovraffollamento ormai strutturale e da temperature che mettono seriamente a rischio soprattutto le persone anziane e quelle affette da patologie cardiovascolari. Parole che descrivono una realtà che riscontriamo quotidianamente anche negli istituti piemontesi.
L’emergenza climatica impone ormai una riflessione strutturale sul sistema penitenziario italiano.
Le ondate di calore non rappresentano più eventi eccezionali ma fenomeni ricorrenti, ai quali occorre rispondere con interventi permanenti di riqualificazione edilizia, efficientamento energetico e miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro negli istituti.
Garantire condizioni detentive rispettose della dignità umana non significa attenuare la funzione della pena, ma dare piena attuazione all’articolo 27 della Costituzione, che vieta trattamenti contrari al senso di umanità e impone che la pena sia orientata alla rieducazione della persona.
Allo stesso modo, è necessario assicurare al personale della Polizia Penitenziaria e a tutti gli operatori penitenziari condizioni di lavoro sicure, salubri e dignitose anche durante i mesi estivi.
Per questo rivolgiamo un appello alle istituzioni competenti affinché siano adottati con la massima tempestività tutti gli interventi organizzativi e gestionali possibili tra cui: ampliamento degli orari di accesso alle docce, piena disponibilità di acqua potabile fresca, agevolazione nell’utilizzo dei ventilatori, rimodulazione degli orari delle attività e della permanenza all’aria aperta nelle giornate più calde, particolare attenzione alle persone maggiormente fragili e, ove possibile, una più ampia permanenza fuori dalla cella per coloro che oggi vi trascorrono gran parte della giornata.
I Garanti territoriali continueranno a monitorare con attenzione l’evoluzione della situazione negli istituti del territorio regionale, mantenendo un costante confronto con tutte le istituzioni competenti affinché siano adottate, con la necessaria tempestività, tutte le misure utili a tutelare il diritto alla salute, la dignità delle persone detenute e le condizioni di lavoro del personale penitenziario.
I Garanti territoriali dei diritti delle persone private della libertà personale: Domenico Massano, Asti; Silvia Coscia, Alessandria; Paolo Allemano, Saluzzo; Silvia Magistrini, Verbania; Raffaele Orso Giacone, Ivrea; Alberto Valmaggia, Cuneo; Pietro Luca Oddo, Vercelli; Nathalie Pisano, Novara, Emilio De Vitto, Alba; Diletta Berardinelli, Torino.
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Redazione di Vercelli
















