Mese: Luglio 2026
Riceviamo e pubblichiamo le considerazione del Prof. Romano Pesavento – presidente CNDDU in merito all’operazione della Polizia.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime il proprio apprezzamento nei confronti della Polizia di Stato per la rilevante operazione di contrasto alla criminalità giovanile che, sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, ha interessato quarantaquattro province italiane, coinvolgendo oltre mille operatori.
L’attività investigativa ha portato all’arresto di centinaia di persone, tra maggiorenni e minorenni, responsabili di reati contro la persona, il patrimonio e la sicurezza pubblica; ha consentito il sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, armi da fuoco, armi bianche, denaro di provenienza illecita e beni oggetto di ricettazione, oltre a far emergere un dato che merita una particolare attenzione: l’esistenza di quasi un migliaio di profili social utilizzati per diffondere messaggi di odio, di esaltazione della violenza e di legittimazione dell’uso delle armi.
Siamo di fronte a un’operazione che testimonia l’efficacia dell’azione dello Stato nel presidiare la legalità, ma che, nello stesso tempo, restituisce l’immagine di un fenomeno assai più complesso della mera devianza minorile.
Sarebbe infatti un errore confinare questi dati nella sola dimensione della cronaca giudiziaria.
Quando un numero così elevato di adolescenti e giovani entra in contatto con circuiti criminali, quando i luoghi della socializzazione diventano spazi di reclutamento e quando i social network si trasformano in amplificatori della cultura della sopraffazione, il problema non riguarda esclusivamente la sicurezza pubblica: riguarda la qualità del progetto educativo di un Paese.
Negli ultimi anni il dibattito sulla criminalità minorile si è concentrato prevalentemente sulle risposte repressive.
È una prospettiva inevitabile, perché lo Stato ha il dovere di tutelare i cittadini e di riaffermare il primato della legge. Tuttavia, limitare l’analisi alla repressione significa intervenire quando il processo di costruzione della devianza è già compiuto. Una politica realmente lungimirante dovrebbe interrogarsi su ciò che precede il reato, su quel lento percorso attraverso il quale alcuni giovani arrivano a considerare la violenza una forma di linguaggio, il gruppo criminale una comunità di appartenenza e l’illegalità una modalità ordinaria di affermazione personale.
La questione, pertanto, non è soltanto giuridica o criminologica. È profondamente educativa.
Ogni società trasmette alle nuove generazioni un sistema di significati attraverso il quale interpretare il mondo, costruire relazioni e orientare le proprie scelte. Quando questo processo si indebolisce, altri modelli occupano lo spazio lasciato libero.
La criminalità organizzata, le baby gang, le comunità virtuali fondate sull’odio e sulla violenza riescono ad attrarre perché offrono ciò che ogni adolescente ricerca: riconoscimento, identità, appartenenza, visibilità. Il problema, allora, non consiste soltanto nel contrastare tali organizzazioni, ma nel comprendere perché esse risultino, per alcuni giovani, più persuasive delle istituzioni educative.
La riflessione pedagogica contemporanea insegna che nessun comportamento può essere modificato esclusivamente attraverso la sanzione.
Le regole vengono rispettate stabilmente quando sono comprese, condivise e riconosciute come strumenti di tutela della persona. Se la legge viene percepita soltanto come limite imposto dall’autorità, il rispetto delle norme dipenderà dalla paura del controllo; se, invece, il diritto viene presentato come il fondamento della convivenza democratica e della libertà di ciascuno, allora esso diventa parte integrante della coscienza civile.
È proprio questa la sfida che oggi la scuola italiana è chiamata ad affrontare.
L’educazione alla legalità non può più essere interpretata come un insieme di iniziative episodiche, affidate alla buona volontà delle singole istituzioni scolastiche o concentrate nelle ricorrenze dedicate alla memoria delle vittime delle mafie. Pur trattandosi di esperienze preziose, esse non bastano più. Le trasformazioni sociali degli ultimi anni impongono un cambio di paradigma. La legalità deve cessare di essere un tema e diventare un metodo educativo; non un progetto, ma una dimensione permanente dell’esperienza scolastica.
L’elemento più inquietante emerso dall’operazione della Polizia di Stato riguarda, infatti, la dimensione culturale del fenomeno.
I quasi mille profili social individuati dimostrano che la violenza non viene soltanto praticata, ma anche raccontata, condivisa, imitata e, talvolta, perfino ammirata.
Gli algoritmi delle piattaforme digitali tendono a moltiplicare la visibilità dei contenuti più estremi, contribuendo a costruire un immaginario nel quale la forza appare sinonimo di autorevolezza e la sopraffazione diventa uno strumento di riconoscimento sociale.
Non siamo più soltanto di fronte a comportamenti devianti: siamo di fronte alla progressiva normalizzazione di una cultura nella quale il diritto perde la propria funzione di riferimento etico e civile.
È in questo contesto che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene indispensabile avviare una riflessione sul ruolo dell’educazione giuridica nella scuola italiana.
Per troppo tempo il diritto è stato considerato una disciplina destinata prevalentemente agli indirizzi economici o professionali, quasi che la conoscenza della Costituzione, delle istituzioni democratiche, dei diritti fondamentali e dei doveri di cittadinanza costituisse un sapere specialistico.
Oggi questa impostazione mostra tutti i suoi limiti.
La complessità della società contemporanea richiede cittadini capaci di comprendere il funzionamento delle istituzioni, di interpretare criticamente l’informazione, di riconoscere le manipolazioni comunicative, di esercitare responsabilmente i propri diritti e di assumere decisioni consapevoli anche negli ambienti digitali.
Per queste ragioni il CNDDU rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, una proposta che intende superare definitivamente la logica degli interventi occasionali.
È necessario avviare un Piano nazionale per la cultura costituzionale e dei diritti umani che riconosca la prevenzione educativa quale componente strutturale delle politiche di sicurezza del Paese.
In tale prospettiva, i docenti delle discipline giuridiche ed economiche dovrebbero essere chiamati a svolgere un ruolo stabile nella progettazione educativa degli istituti, coordinando percorsi interdisciplinari dedicati all’educazione costituzionale, ai diritti umani, alla cittadinanza digitale, alla prevenzione della violenza, delle discriminazioni, del bullismo, del cyberbullismo e dei processi di radicalizzazione giovanile.
Non si tratta di rivendicare nuovi spazi disciplinari, ma di valorizzare una professionalità già presente nella scuola italiana e troppo spesso sottoutilizzata.
Il docente di diritto possiede gli strumenti culturali per trasformare norme apparentemente astratte in occasioni di riflessione critica sulla vita quotidiana, aiutando gli studenti a comprendere il significato concreto della dignità umana, della responsabilità personale, della funzione delle istituzioni e del rapporto inscindibile tra libertà individuale e interesse collettivo. In un tempo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche, questa competenza non rappresenta un sapere settoriale, ma una risorsa strategica per la formazione del cittadino.
Il CNDDU ritiene, inoltre, che sia giunto il momento di compiere una scelta culturale coraggiosa: affiancare agli indicatori tradizionali del successo scolastico un nuovo parametro educativo, quello della maturazione della competenza civica e costituzionale degli studenti.
Così come il sistema nazionale valuta gli apprendimenti linguistici, matematici e scientifici, appare ormai indispensabile monitorare in modo sistematico anche la capacità delle nuove generazioni di comprendere il significato delle regole democratiche, di esercitare il pensiero critico, di riconoscere i meccanismi della manipolazione e di partecipare responsabilmente alla vita della comunità. La qualità di una democrazia non dipende soltanto dal livello delle competenze professionali dei suoi cittadini, ma dalla loro capacità di vivere la cittadinanza come pratica consapevole.
Occorre, infine, liberarsi da un equivoco che ha accompagnato per troppo tempo il dibattito pubblico.
La sicurezza non coincide esclusivamente con il controllo del territorio.
Una società è realmente sicura quando riesce a ridurre le condizioni culturali che rendono la violenza una possibilità credibile. Le politiche educative devono, pertanto, essere considerate parte integrante delle politiche della sicurezza nazionale.
Investire nella scuola significa investire nella tenuta democratica del Paese; investire nella cultura giuridica significa rafforzare gli anticorpi civili della comunità; investire nei docenti di diritto significa dotare la Repubblica di professionisti capaci di tradurre i principi costituzionali in competenze di vita.
L’imponente operazione della Polizia di Stato dimostra che le istituzioni possiedono gli strumenti per reprimere i fenomeni criminali. Il compito della scuola è diverso e, per certi aspetti, ancora più impegnativo: impedire che quei fenomeni trovino terreno fertile nelle coscienze delle nuove generazioni.
È qui che si gioca la sfida decisiva.
Una Repubblica che affida il futuro dei propri giovani alla sola efficacia della risposta penale rinuncia alla propria più alta funzione educativa. Una Repubblica che, invece, riconosce nella scuola il luogo in cui il diritto diventa cultura, la Costituzione esperienza vissuta e i diritti umani criterio quotidiano di convivenza, sceglie di costruire una sicurezza fondata non sull’emergenza, ma sulla maturazione di cittadini capaci di custodire, con consapevolezza, il patrimonio democratico che la Costituzione affida a ciascuno di noi.
Prof. Romano Pesavento – presidente CNDDU
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Redazione di Vercelli
Ci ha lasciati da poche ore l’Ing. Giampiero Barasolo, già Direttore dell’Ovest Sesia e personalità eminente della Cultura.
Lo ricorda con riconoscenza, affetto e stima proprio l’Associazione di Irrigazione di Via Duomo, 2, ora presieduta da Stefano Bondesan.
Anche VercelliOggi.it si unisce al cordoglio dei Familiari.
Il Santo Rosario si pregherà martedì 21 luglio ad ore 18 presso la Chiesa di Sant’Agnese in Vercelli dove, il successivo mercoledì 22, ad ore 9,30, saranno celebrate le Esequie.
Ecco ora il ricordo di Ovest Sesia:
Con profondo cordoglio e immensa stima, ricordiamo la figura dell’ Ing. Giampiero Barasolo, già Direttore dell’Associazione d’Irrigazione Ovest Sesia, uomo di grande spessore umano e professionale.
Nel corso del suo mandato alla guida di Ovest Sesia, l’Ing. Barasolo si è distinto per la straordinaria competenza tecnica, la visione strategica e un profondo senso del dovere.
Dotato di una conoscenza capillare e quasi enciclopedica del territorio vercellese, padroneggiava ogni snodo e segreto della complessa rete idraulica con una maestria rara, frutto di una passione autentica e di anni di rigorosa dedizione.
Chi ha avuto il privilegio di lavorare al suo fianco ne ricorda la costante disponibilità, il rigore morale e la generosità nel condividere il suo immenso sapere.
La sua scomparsa rappresenta una grave perdita per tutto il mondo agricolo, della bonifica e per l’intera comunità.
Ci uniamo con affetto al dolore della famiglia e dei cari, esprimendo le più sentite condoglianze.
C’è un nuovo automezzo che si è messo in viaggio per le persone con sclerosi multipla e patologie correlate del Biellese.
Un viaggio che, ogni giorno, significa poter raggiungere una visita medica, una seduta di riabilitazione o attività di benessere, un incontro con il gruppo di allenalamente con la psicologa o semplicemente la sede dell’associazione per ritrovare relazioni, ascolto e condivisione.
Grazie al contributo di 12 mila euro concesso da Fondazione CRB e Banca Simetica nell’ambito del bando “Spazio alla Comunità 2025”, AISM Biella ha potuto acquistare un nuovo pulmino attrezzato attraverso il progetto “Non sei solo, viaggia con AISM!”.
Un sostegno prezioso che permette di continuare a garantire un servizio fondamentale alle persone con sclerosi multipla e patologie correlate del territorio.
Per chi convive con una disabilità importante, spostarsi non è scontato.
Eppure proprio la possibilità di uscire di casa può fare la differenza tra l’isolamento e la partecipazione alla vita quotidiana.
Il nuovo mezzo ha sostituito un automezzo ormai obsoleto, in servizio da quasi vent’anni, e consente ad AISM Biella di proseguire e rafforzare uno dei servizi più importanti erogati dalla Sezione: il supporto alla mobilità delle persone con sclerosi multipla che, a causa della malattia e di una disabilità grave, non sono più in grado di spostarsi autonomamente.
Sono 4 i mezzi della Sezione, comprendendo anche il mezzo utilizzato per la Valsesia tramite il Gruppo Operativo Valsesia, che ogni anno percorrono un totale di oltre 30.000 chilometri per accompagnare le persone ai presidi sanitari, alle visite mediche, agli esami specialistici e ai percorsi di riabilitazione, ma anche per permettere loro di partecipare alle attività di benessere, agli incontri di gruppo di allenalamente con la psicologa, ai momenti di socializzazione e alla vita associativa.
Un servizio che rappresenta molto più di un semplice trasporto: significa autonomia, inclusione e qualità della vita per tante persone e per le loro famiglie.
Nel Biellese convivono con la sclerosi multipla, la neuromielite ottica (NMOSD) e la malattia associata agli anticorpi anti-MOG (MOGAD) circa 400 persone, molte delle quali si rivolgono ad AISM per trovare servizi, sostegno e risposte concrete ai bisogni quotidiani.
Il progetto è stato realizzato anche grazie alla collaborazione dell’Associazione Angeli in Moto Sezione Biella-Vercelli, partner dell’iniziativa e da anni al fianco di AISM Biella, in particolare nel servizio di ritiro dei farmaci.
Un aiuto silenzioso ma prezioso che contribuisce ogni giorno a migliorare la qualità della vita delle persone.
Il nuovo pulmino, già personalizzato con i loghi di Fondazione CRB e Banca Simetica, testimonia concretamente il valore della collaborazione tra istituzioni, enti del Terzo Settore e realtà del territorio, un’alleanza che rende possibile offrire servizi essenziali alle persone più fragili.
«Questo pulmino non è soltanto un nuovo mezzo di trasporto: è uno strumento che permette alle persone di continuare a vivere la propria quotidianità con maggiore autonomia – sottolinea Paolo Trenta, Presidente della Sezione Provinciale AISM di Biella -. Per molti dei nostri soci poter raggiungere una terapia, una visita o semplicemente partecipare a un’attività dell’associazione significa non sentirsi soli. Per questo desideriamo ringraziare di cuore Fondazione CRB, Banca Simetica e l’Associazione Angeli in Moto per la fiducia accordata e per aver contribuito alla realizzazione di un progetto che rappresenta un investimento concreto nella mobilità, nell’inclusione e nel benessere delle persone con sclerosi multipla del territorio biellese con il loro sostegno hanno scelto di investire nelle persone e nella loro qualità di vita».
Per AISM Biella questo progetto rappresenta molto più dell’acquisto di un nuovo mezzo: significa continuare a garantire un servizio essenziale, mettendo al centro le persone e dimostrando come la collaborazione tra realtà del territorio possa trasformarsi in un aiuto concreto per chi convive con la sclerosi multipla e le patologie correlate.
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Redazione di Vercelli
Giovedì 23 luglio alle ore 20,30 Concerto d’organo del maestro Lorenzo Zaggia nella Chiesa Madonna del Popolo.
Venerdì 24 Festa di San Charbel Makhlouf con la celebrazione della Santa Messa alle ore 21 in Chiesa Abbaziale preceduta dalla Coroncina alle 20.45.
Al termine la benedizione con la reliquia del Santo e l’unzione con l’olio di San Charbel.
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Redazione di Vercelli
Ringraziamo la Professoressa Marta Boccalini, che – per opinione unanimemente condivisa – è considerata l’interprete più autentica del magistero del Prof. Angelo Fragonara, per questa bella testimonianza preparata per i nostri Lettori.
(Nella foto di apertura, la Prof.ssa Marta Boccalini, il Prof. Fragonara e la Prof.ssa Graziella Canna Gallo)
***
Caro professore, che dispiacere…
Il nostro primo incontro fu quando avevo 15 anni: insieme a papà, suo caro amico, cantavamo nella Camerata Polifonica Viotti e io lo guardavo di sottecchi, con ammirazione mista a timore, sapendo che a breve sarebbe stato mio insegnante nel Triennio del Classico.
Ancora lo vedo in gita scolastica a Roma, costretto ad uscire di notte nel corridoio dell’albergo con il suo pigiama rosso per redarguirci, e ricordo tutte le ore passate a spiegare i suoi amati Poeti della Scuola siciliana e Foscolo, il suo preferito, arricchendo il discorso con continui collegamenti interdisciplinari, che ci incantavano aprendoci mondi sconosciuti, con la sua bella e ammaliante voce da basso.
Quando siamo diventati colleghi ho faticato “a dargli del tu”, perché era sempre il mio Professore, non un professore qualsiasi.
E nuovamente ho imparato da lui, questa volta il suo equilibrio e la sua fine ironia nei rapporti con colleghi e genitori.
Ancora oggi, spiegando il carme “Dei Sepolcri”, lo immagino aggirarsi per l’aula con le mani dietro la schiena e interrompersi per fare qualche citazione in Latino; ancora oggi conservo gli appunti delle sue lezioni.
Voglio ricordare l’uomo, il professore, quello che diceva “non ho figli, ma i miei figli sono i miei allievi”, voglio ricordare oggi quello che è stato per me e per tanti ragazzi del Classico…
Tutto quello che ha dato alla città è già stato detto.
Ciao, caro prof., ci mancherai tanto…
***
E’ calato il sipario sulla manifestazione giunta alla 50^ edizione che per 10 giorni, da 10 al 19 luglio, ha saputo regalare momenti di spensieratezza e sano divertimento.
Migliaia i visitatori che hanno voluto essere presenti all’ultimo appuntamento della kermesse dove i protagonisti sono stati l’enogastronomia, l’artigianato, le bellezze culturali e naturali della città e la buona musica.
Un mix fantastico di iniziative che ha saputo soddisfare gli interessi di tutti.
Molto apprezzata anche la Mini Alpàa con gli eventi e i laboratori per i piccoli.
La musica è stata protagonista con i concerti gratuiti in Piazza Vittorio Emanuele II e ieri sera, domenica 20 luglio, Sal Da Vinci ha chiuso alla grande la manifestazione.
Una Piazza gremita ha partecipato al concerto del vincitore dell’ultimo Sanremo che ha interagito con il pubblico regalando momenti fantastici.
Il bilancio della kermesse è più che positivo e un plauso per il lavoro svolto per la buona riuscita dell’evento va agli organizzatori, alle Forze dell’Ordine e a tutti coloro che si sono adoperati per ottenere un meritato successo confermato dalle migliaia di persone che hanno fatto tappa a Varallo.
Ora cala il sipario sulla 50^ edizione della kermesse con un arrivederci all’anno prossimo.
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Redazione di Vercelli
Grave lutto per la città di Vercelli, per il mondo della Scuola e della Cultura: nel tardo pomeriggio di oggi, 19 luglio è spirato presso l’Ospedale S.Andrea dove si trovava da qualche giorno ricoverato, il Prof. Angelo Fragonara.
Aveva 80 anni.
Fu Vice Sindaco di Vercelli nel periodo 1985 – 1992.
Studioso insigne, insegnante di Italiano e Latino nel triennio del Liceo Classico Lagrangia di cui fu Vice Preside,
in questa pagina – tra i primi ricordi che sovvengono –
pubblichiamo il video messo a repertorio in occasione della festa organizzata per il congedo dalla Scuola della Professoressa Graziella Canna Gallo.
La loro fu una vita dedicata alla Scuola ed in particolare al Liceo, sin da quando erano studenti, lei proveniente da Tronzano Vercellese, lui dalla città, dove abitava nei pressi (come dirà tra poche righe il Sindaco Roberto Scheda) di Piazza Camana.
L’intervento di Fragonara, che possiamo riascoltare in tutta la sua efficace e sempre affascinante eloquenza, mai disgiunta da spunti di garbata ironia, è al minuto 16 del video.
Nelle prossime ore non mancheranno ricordi e testimonianze della sua figura.
Che ora, appena ricevuta la notizia, il Sindaco di Vercelli, Roberto Scheda, inizia a tratteggiare così.
I miei ricordi di Angelo Fragonara risalgono a quando, bambini, giocavamo insieme in Piazza Camana; con noi sempre anche i fratelli Ruffino.
Abitavamo nella stessa zona: mio padre comandava il Distretto e quindi la nostra casa era lì, mentre Angelo viveva nella villa che si affaccia sulla piazza.
Da allora la nostra è stata un’amicizia corroborata dall’affetto e dalla stima che non ha mai conosciuto afasie, nemmeno nei tornanti della vita politica e amministrativa, che seppe superare con grande dignità.
I suoi contributi di studioso parleranno ancora a lungo di lui e resteranno come un prezioso lascito di cui faranno tesoro anche le generazioni future.
Alla Signora Tiziana l’espressione del mio più sincero ed affettuoso cordoglio.
***
Anche l’Avv. Massimo Mussato, che di Fragonara fu allievo al Liceo, ricorda commosso l’illustre Scomparso come:
“Un uomo di grandissima intelligenza e di enorme cultura.
Lo ricordo sin dai banchi del liceo.
Quando già, giovane Professore, impressionava per la sua capacità di trasmettere l’amore per la letteratura e per l’arte. Mancherà moltissimo a tutta la città”.
Per questa sera ci congediamo dai Lettori con questi ricordi, dando appuntamento alle prossime ore.
Nella mattinata di oggi, domenica 19 luglio, dopo la Santa Messa si è svolta la processione dei Santi Patroni Quirico e Giulitta con la presenza dei Carabinieri in alta uniforme, un altro valore aggiunto per il paese e per la festa.
Alla processione hanno preso parte molti greggesi ed ex greggesi.
Molto soddisfatto don Salvatore Giangreco della partecipazione e della bella riuscita della festa.
Il vice sindaco Gianfranco Rigolone commenta: “Sono contentissimo per la partecipazione per tenere in vita le nostre vecchie e belle tradizioni tramandate dai nostri predecessori. Stasera serata dei sindaci con un grosso ringraziamento Alla Pro Loco di Greggio, al Comune che mantengono le loro tradizioni religiose e culturali”.
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