Mese: Aprile 2026
C’è un problema silenzioso che attraversa le aule: i ragazzi sanno molto, ma spesso non sanno cosa provano.
E soprattutto non sanno dirlo.
Da qui si è partiti il 22 aprile alla Biblioteca dell’I.P. Lanino, dove il criminologo Dr. Alberto Orlandi ha tenuto un incontro dal titolo chiaro e necessario: “Educazione all’affettività: per conoscere, esprimere e rispettare”.
In platea, le classi 4^ E SC, 5^ E SC e 5^ B SSAS.
L’incontro è stato organizzato all’interno della Rassegna Culturale d’Istituto.
Niente prediche, niente moralismi. Solo una realtà che ci riguarda tutti: l’essere umano è un equilibrio fragile tra istinto, emozione e ragione.
La cosiddetta teoria dei tre cervelli – rettiliano, limbico e neocorteccia – lo spiega senza giri di parole.
Dentro di noi convivono impulsi primari, reazioni emotive e pensiero razionale.
Il problema? Non sono quasi mai in equilibrio. Spesso una parte prende il sopravvento e le altre restano schiacciate.
E allora si reagisce invece di comprendere. Si agisce invece di pensare.
Orlandi lo dice in modo diretto: “serve una bussola. E quella bussola è la consapevolezza emotiva. Non un concetto astratto, ma qualcosa di concreto, quasi tecnico. Come la “ruota delle emozioni”, che distingue sei grandi famiglie emotive e ben 72 sfumature. Perché no, non esiste solo “sto male” o “sto bene”. Esistono gradazioni, nomi, precisione”.
E qui arriva il punto: dare un nome a ciò che si prova cambia tutto.
Non è filosofia, è neuroscienza.
Etichettare un’emozione riduce l’attivazione dell’amigdala, il nostro sistema d’allarme, e attiva le aree del cervello che regolano.
Tradotto: le parole calmano il corpo.
Ma se non hai le parole, resti in balia delle reazioni.
L’amigdala, spiegata senza tecnicismi inutili, è quella che ci fa scattare: paura, ansia, attacco o fuga
. È utile, certo. Ma se iperattiva, diventa una trappola. E allora ogni stimolo diventa minaccia, ogni relazione un campo minato.
Da qui si arriva a un altro nodo: l’autostima. Non è quanto vali davvero, ma quanto pensi di valere.
È la distanza tra chi sei e chi vorresti essere. Più si allarga, più cresce il senso di inadeguatezza. E oggi, tra modelli irraggiungibili e confronto costante, quella distanza rischia di diventare un abisso.
E poi c’è l’empatia. Parola abusata, spesso svuotata.
Orlandi la rimette al suo posto: è competenza, non gentilezza. È capire l’altro (empatia cognitiva), sentire l’altro (empatia affettiva), ma anche scegliere di agire per l’altro (empatia morale). Senza questo, le relazioni restano superficiali, fragili, facilmente distruttive.
A sostenerla, persino la biologia: i neuroni specchio, scoperti negli anni ’90, dimostrano che siamo programmati per rispecchiarci negli altri. Capire, imitare, entrare in sintonia. Non è buonismo, è struttura cerebrale.
Il punto, in fondo, è uno solo: l’educazione all’affettività non è un optional da inserire a margine, è una competenza centrale.
Perché chi non sa riconoscere ciò che prova rischia di reagire invece di comprendere, e di compromettere le relazioni prima ancora di costruirle.
In un tempo che accelera e appiattisce tutto, imparare a distinguere, nominare e gestire le proprie emozioni non è debolezza: è lucidità.
Ed è, forse, una delle poche vere forme di autonomia.
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Redazione di Vercelli
Torna con un pizzico di anticipo l’appello congiunto di Avis comunale Vercelli e della SSD Immunoematologia e Servizio Trasfusionale dell’ASL VC, che richiamano l’attenzione della cittadinanza sull’importanza della donazione di sangue, un gesto semplice ma fondamentale per garantire cure essenziali e salvavita.
Con l’avvicinarsi dei mesi primaverili ed estivi, periodo in cui tradizionalmente si registra una diminuzione delle scorte, il fabbisogno di sangue ed emocomponenti resta costante: interventi chirurgici, terapie oncologiche, emergenze e attività ospedaliere quotidiane dipendono dalla generosità dei donatori.
L’invito è rivolto sia a chi già dona con regolarità sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo importante gesto di solidarietà.
Il presidente dell’Avis Piemonte, Luca Vannelli, e il Direttore della SSD Immunoematologia e Servizio Trasfusionale dell’ASL, Maria Grazia Cianci, rinnovano l’invito a tutti i donatori a esercitare il prezioso gesto del dono: «Oltre che sulla donazione di sangue, vogliamo sensibilizzare le persone a donare il plasma, che è molto utile ma è una pratica meno effettuata. La richiesta di plasma ed emoderivati da parte delle strutture ospedaliere è in costante crescita ed è fondamentale poter contare su un numero sempre maggiore di donatori consapevoli».
A rafforzare il messaggio interviene anche il Direttore Generale dell’ASL VC, che sottolinea il valore sanitario e sociale della donazione.
«La collaborazione tra sistema sanitario e associazioni di volontariato è essenziale per garantire continuità assistenziale e sicurezza delle cure – aggiunge il Direttore generale Marco Ricci -. Donare sangue e plasma significa contribuire in modo concreto al funzionamento dei nostri ospedali e alla tutela della salute dell’intera comunità».
Per chi desidera effettuare la prima donazione, è possibile contattare:
Il Servizio trasfusionale ASL Ospedale S. Andrea – Piano zero, percorso C Tel. 0161.593348 – 0161.593423 e-mail: servizio.trasfusionale@aslvc.piemonte.it
Oppure
Per l’Area Sud Avis Comunale di Vercelli Via Quintino Sella n. 1 – Vercelli Tel: 0161/213338 – Cell: 376/1355640 e-mail: avisvc.comunale@libero.it
Per l’Area Nord a. Segreteria UDR c/o Ospedale S. Andrea – Piano zero, percorso C Tel. 0161.593347 e-mail: udr.vc_segreteria@libero.it
Avis Provinciale Vercelli e-mail: avisvc.provinciale@libero.it
I contatti forniti consentiranno di fissare un appuntamento presso l’Ospedale di Vercelli o nelle sedi di raccolta presenti sul territorio per la compilazione del questionario anamnestico e l’effettuazione del prelievo.
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Redazione di Vercelli
E’ la professoressa Martina Loberti, docente di Italiano e Storia presso gli istituti “Cavour” e “Lanino”, a dialogare con la professoressa Assunta Grasso presentando il suo libro “Antica Grecia. Storie d’amore e ribellione” – Nuinui.
Assunta Grasso è stata docente al “Lanino” di Italiano e Storia e ha passato il testimone a Martina Loberti nella continuità didattica con un legame di affetto, amicizia e stima reciproco.
L’evento è stato organizzato dal CIDI di Vercelli con la professoressa Donatella Capra che ha ringraziato il dirigente scolastico professor Paolo Massara per avere accolto con entusiasmo l’iniziativa e dal Professionale di via Verdi.
L’incontro si è tenuto nei suggestivi locali della Biblioteca Lanino nel pomeriggio di mercoledì 22 aprile.
Ad animare la presentazione del libro le allieve Jessica Baltatescu, Alice Buccino, Aurora Manfrinati della classe III A Servizi socio-sanitari ed Emma Ferraro della III B- Servizi socio-sanitari attraverso letture e rappresentazioni di parti del libro, guidate con magistrale regia dalla professoressa Daniela Dimitri.
Tra le figure del mito presenti in “Antica Grecia. Storie d’amore e ribellione” sono state proposte Dafne e Antigone.
Dafne, bramata dal dio Apollo, rappresenta un tema di drammatica attualità: la violenza contro le donne. Dafne fugge dal dio, trasformatasi in alloro, diventa simbolo eterno della gloria poetica a chi si stringe ad Apollo.
Antigone, dell’omonima tragedia di Sofocle, è un’eroina.
Il tiranno Creonte, per scelta di Martina Loberti, non parla.
A parlare è Antigone a cui l’autrice dà voce per donare spessore e valore alle donne in una società maschilista nell’antica Grecia.
La professoressa Grasso ha proposto al pubblico il libro di Eva Cantarella “Contro Antigone o dell’egoismo sociale” con una visione differente del personaggio di Antigone per sottolineare quante interpretazioni possono essere date al mito.
Antigone deve rispettare il valore, i vincoli del ghenos, delle leggi umane, di quelle divine?
Ad arricchire la fluida e coinvolgente presentazione del libro è stata la presentazione multimediale iconografica dei miti di Dafne e di Antigone.
Una serie di immagini è stata proposta dalla professoressa Alessandra Pecchio attirando l’attenzione del pubblico, con il supporto tecnico di Lilla Amorella.
Martina Loberti nel suo libro ha fatto emergere ritratti del mito che perdurano e continuano a raccontarci quello che eravamo e ciò che siamo attraverso leggende simboliche di un eterno divenire, di un’umanità rappresentata nella sua fierezza, con le sue debolezze tra vizi e virtù.
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Redazione di Vercelli
Il Comando Provinciale di Biella potenzia il servizio di prossimità sul territorio: la caserma “viaggia” su quattro ruote per assicurare assistenza, ascolto e sicurezza anche nelle aree più isolate.
Garantire la presenza costante dello Stato, abbattere le distanze fisiche e offrire un punto di riferimento immediato alla popolazione, con questi obiettivi, su disposizione del Comando Provinciale Carabinieri di Biella, è stata attivata sul territorio di Mottalciata la modernissima Stazione Carabinieri Mobile.
L’iniziativa nasce dalla necessità di sopperire al ripiegamento della Stazione Carabinieri di Mottalciata presso quella di Salussola, mentre sono proprio in questi mesi in corso i lavori che, grazie all’impegno del Comune di Mottalciata, dovrebbero permettere ai Carabinieri di tornare nella loro storica sede.
Nell’attesa, grazie a questo strumento si è voluto ridurre i disagi alla cittadinanza e riaffermare la presenza dei Carabinieri sul territorio, portando i servizi dell’Arma direttamente nelle piazze e nelle frazioni dei comuni della giurisdizione della Stazione.
La Stazione Mobile non è un semplice veicolo di pattuglia, ma una vera e propria centrale operativa itinerante progettata per il contatto diretto con la popolazione, fungendo infatti da:
Sportello al cittadino: sul mezzo è possibile sporgere denunce, richiedere informazioni o ricevere assistenza legale e burocratica, come in una sede fisica.
Tecnologia e sostenibilità: il mezzo, basato sul moderno modello full-electric Ford E Transit, è totalmente ecologico e silenzioso. È dotato di postazioni informatiche avanzate, stampanti e sistemi di comunicazione collegati direttamente alle banche dati istituzionali.
Inclusività: per garantire l’accesso a tutti, il veicolo è equipaggiato con una rampa automatizzata per le persone con disabilità o difficoltà motorie.
Presidio sanitario: a bordo è presente un kit di pronto soccorso completo e un defibrillatore (DAE), rendendo l’equipaggio pronto a intervenire in caso di emergenze mediche.
Autonomia energetica: grazie a generatori integrati e torri faro per l’illuminazione a 360°, la stazione può operare h24 anche in aree isolate o in situazioni di emergenza climatica e logistica.
L’impiego della Stazione Mobile a Mottalciata rappresenta l’evoluzione del concetto di “Carabiniere di prossimità“.
La presenza del mezzo nelle zone sensibili, nei centri storici e nelle aree periferiche assicura un controllo del territorio capillare e dinamico, scoraggiando i fenomeni di microcriminalità e aumentando il senso di sicurezza percepita.
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Redazione di Vercelli
(Simone Cerri) – Cala il sipario sulla stagione teatrale 2025/2026 della Pro loco di Borgosesia.
<<Una stagione da record – afferma il presidente Antonello Pirola – . Gli abbonamenti sono stati quasi 350, numero mai raggiunto. Dopo la naturale flessione dovuta al Covid, parliamo ora di un importante ritorno a teatro. Sono soddisfatto degli spettacoli proposti che hanno avuto un grande gradimento di pubblico. Siamo già al lavoro per il futuro>>.
L’atto finale è stata un’apoteosi di musica, canto e ballo.
“HISTORIA una storia di migrazione e amore” ha incantato i presenti.
Lo spettacolo, ideato dal maestro Daniele Bocchini, prodotto da TGC Eventi e distribuito da EQUIPE EVENTI di Fanzia Verlicchi, racconta una storia di riscatto e di emancipazione ambientata nella Buenos Aires degli anni ’30 del secolo scorso, nei luoghi in cui ebbe origine il tango.
In una milonga d’altri tempi, Historia porta in scena le coreografie degli amatissimi maestri di ballo Samuel Peron e Veera Kinnunen, la straordinaria voce di Stefania Caracciolo (cantante e corista dell’orchestra di “Ballando con le Stelle” Rai 1) e la musica dal vivo di cinque musicisti d’eccezione: Daniele Bocchini (trombone), Marco Postacchini (sax, flauto, arrangiamenti), Enzo Proietti (pianoforte, fisarmonica), Graziano Brufani (contrabbasso), Leonardo Ramadori (percussioni).
Historia intreccia narrazione, musica dal vivo e danza per dare voce ad una storia intensa e universale di libertà e riscatto, alla ricerca dell’amore e di una nuova identità.
In scena è stato un susseguirsi di emozioni con lo spettatore accompagnato in un “mondo” argentino che si presentava molto patriarcale.
Una tematica che ha portato a riflettere e che purtroppo ritroviamo con le stesse problematiche anche al giorno d’oggi.
Dopo essersi congedati sul palco gli artisti si sono concessi per foto e saluti.
<<È uno spettacolo nato durante il periodo del Covid – racconta Daniele Bocchini – e lo stiamo proponendo da tre anni. Si racconta di un ambiente duro e maschilista; nella milonga avveniva l’improvvisazione di ballo tra gli uomini e le donne erano prostitute. La protagonista veste i panni di un uomo, Esteban, per trovare la sua libertà>>.
<<Purtroppo ancora oggi assistiamo a tante realtà nelle quali le donne vengono penalizzate – spiega Stefania Caracciolo – . Cerco di immedesimarmi nel personaggio che sento vicino essendo io una donna del Sud. È uno spettacolo intenso che parla di sopruso e riscatto>>.
La parola passa poi ai ballerini.
<<Il tango per me è come un abbraccio – dichiara Samuel Peron – . Dovrebbe anche il mondo iniziare a considerare di fare più abbracci e meno guerre. L’Italia è culla di cultura e l’arte deve essere incentivata. A Borgosesia ci siamo trovati davvero benissimo con un pubblico molto attento e partecipativo>>.
<<Ho iniziato a ballare sin da piccola – dichiara Veera Kinnunen – . Devo ringraziare il mio maestro che dal gioco danza mi ha portato tra le avanzate vedendo qualcosa in me. Siamo protagonisti di uno spettacolo intenso che porta a riflettere>>.
La stagione 2025/2026 è finita.
Il presidente Antonello Pirola e il suo affiatato gruppo di lavoro danno l’appuntamento a quella 2026/2027.
Lo spettacolo continua.
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Redazione di Vercelli
Ha destato grande interesse la notizia sulla decisione della Giunta Comunale di Vercelli che, nei giorni scorsi, ha deliberato di destinare alla manutenzione del verde pubblico vercellese qualcosa come 1,2 milioni di euro l’anno (più che meno) come si vede nel testo integrale della delibera pubblicato appena sotto:
Ma non è ancora tutto.
Perché pare proprio che quella somma non copra il totale del fabbisogno.
Infatti, quando si rendono necessarie potature o manutenzioni importanti al patrimonio arboreo comunale (circa 11 mila alberi) sono a disposizione altre somme.
Un esempio?
Nel mese di dicembre 2025 si è posto mano alla potatura delle piante di Viale Rimembranza.

Un lavoro che ha comportato la presenza di un numero rilevante di Maestranze.
Con un costo conseguente: circa 100 mila euro.
Questi sono oltre il milione e 200 mila decisi con l’Atto che si può leggere integralmente, poco sopra.
Ma poi c’è la ciliegina sulla torta.
A Viale Garibaldi è destinata una somma ancora a parte, stanziata per assicurarne sempre il decoro, di circa 50 mila euro l’anno.
Dovrebbero servire – dicono fonti bene informate – per tenerlo sempre indenne dalla presenza di infestanti.
Diciamo che la gallery fotografica messa a repertorio in questi giorni non permette di rilevare risultati incoraggianti.
Ci sono tante delle essenze spontanee dei nostri campi.
Dal Crespino alla Cicoria selvatica (fiori gialli che i nonni chiamavano “Pisciacane” dai quali poi originavano i soffioni).

cui era tributaria la diffusione anemofila dei semi e quindi la riproduzione della specie.
Alcuni esemplari raggiungono anche il metro e mezzo di altezza, segno che stanno benissimo lì dove si trovano da tanto tempo.

Ma non mancano le graminacee spontanee

e – ma vogliamo che sia una sorpresa, perché ora sono ad uno stadio vegetativo ancora precoce – anche un vero e proprio protagonista dei nostri argini.
Di che fare un bell’erbario, anche senza prendersi il disturbo di andare al Sesia, come dovevano, invece, fare gli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario di qualche decennio fa.
Era comunque una bella esperienza.
Che oggi si potrebbe replicare pur spendendo più di 1,2 milioni di euro.
























































