Mese: Aprile 2026
Il consigliere comunale del Gruppo Azione-Stati Uniti d’Europa Fabrizio Finocchi ha presentato l’interrogazione dopo le informazioni acquisite dai residenti del Belvedere e dichiara: “Da informazioni acquisite dai residenti del Belvedere, probabilmente a seguito dei lavori di manutenzione del Centro Sportivo Mario Ardissone, sono stati ammassati all’esterno del campo e appoggiati alla recinzione di via Vicenza su suolo pubblico, decine di sacchi di materiale plastico presumibilmente un tempo parte del campo sintetico di gioco. La situazione dura da tempo ed è indegna di Vercelli e sarebbe opportuno rimuovere questi rifiuti al più presto e identificare chi è il responsabile di questa situazione, tollerata per troppo tempo. Con l’interrogazione chiedo chi sia il responsabile della situazione immortalata nelle foto, a chi spetti ripulire via Vicenza e cosa intende fare l’Amministrazione per fare ripulire l’area e smaltire correttamente i rifiuti ammassati all’esterno del campo del Centro Sportivo Mario Ardissone”.
Interrogazione
A: Sindaco di Vercelli
Presidente del Consiglio Comunale
INTERROGAZIONE (Art. 51 del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio Comunale)
Oggetto: Rifiuti ammassati fuori dalla recinzione del Centro Sportivo Mario Ardissone in via Vicenza.
Il sottoscritto Fabrizio Finocchi, consigliere comunale del Gruppo Azione – Stati Uniti d’Europa
premesso che:
da informazioni acquisite dai residenti del Belvedere, probabilmente a seguito dei lavori di manutenzione del Centro Sportivo Mario Ardissone, sono stati ammassati all’esterno del campo e appoggiati alla recinzione di via Vicenza su suolo pubblico, decine di sacchi di materiale plastico presumibilmente un tempo parte del campo sintetico di gioco (come da fotografie allegate);
la situazione dura da tempo ed è indegna di Vercelli;
sarebbe opportuno rimuovere questi rifiuti al più presto e identificare chi è il responsabile di questa situazione, tollerata per troppo tempo.
Con la presente interroga il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:
chi sia il responsabile della situazione immortalata nelle foto allegate;
a chi spetti ripulire via Vicenza;
cosa intende fare l’Amministrazione per fare ripulire l’area e smaltire correttamente i rifiuti ammassati all’esterno del campo del Centro Sportivo Mario Ardissone.
Il Consigliere Comunale Fabrizio Finocchi
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Redazione di Vercelli
Si sono svolte nella mattinata odierna, le celebrato dell’81° anniversario della Liberazione.
La Santa Messa di suffragio è stata celebrata presso la Chiesa di S. Paolo.
Dopo la riunione delle Autorità in Municipio, è partito il corteo che ha interessato via Cavour, viale Piave, viale XIII Martiri, piazza d’Armi, Cittadella.
L’Avvocato Sergio Favretto ha tenuto il discorso celebrativo in Cittadella.
Sono poi state poste le corone di alloro al Monumento ai Caduti, al Sacrario del Cimitero Cattolico Urbano e al Famedio IMI.
Nella frazione Casale Popolo le corone sono state deposte al Monumento ai Caduti e al Cippo dei Caduti al Cimitero.
Sulle lapidi che ricordano i Caduti Casalesi nel Comprensorio e a Valenza, Moncalvo e Felizzano sono state poste coccarde con i colori della Città e con il Tricolore.
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Redazione di Vercelli
Nell’ottantesimo anniversario dalla scelta repubblicana, la celebrazione del XXV Aprile a Vercelli ha posto al centro il tema della pace, la cui attualità è persino superfluo, anche in questo 2026, motivare ancora.
Molta parte del merito si deve alla bellissima allocuzione ufficiale affidata quest’anno alla Prof.ssa Monica Schettino, docente universitaria e collaboratrice con l’Istituto per la Storia della Resistenza di Vercelli, Valsesia e Biella.
L’intervento della prof. Schettino è riproposto integrale nel video che cogle, insieme alla gallery, un’ampia sintesi della giornata.
Il testo è integrale anche in forma scritta, cliccando il link che segue:
Allocuzione ufficiale – Monica Schettino
Come di consueto la giornata si è iniziata con la deposizione delle corone d’alloro ai piedi del monumento ai Caduti di Piazza Cesare Battisti; di lì ci è trasferiti in parco Camana per la cerimonia, preceduta dalla celebrazione dell’Eucarestia, presieduta dall’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco (auguri di buon onomatico) Arnolfo.
L’allocuzione ufficiale è stata preceduta dagli interventi del Sindaco di Vercelli, Roberto Scheda – integrale per iscritto qui di seguito,
Intervento del Sindaco di Vercelli, Roberto Scheda
del Prefetto Lucio Parente (anche questo testo è riproposto integrale),
Intervento del Prefetto Lucio Parente
così come quello del Presidente della Provincia, Davide Gilardino:
“Signor prefetto, sindaco, autorità civili, militari e religiose, tutti i presenti, oggi, ma dobbiamo farlo tutti i giorni, celebriamo la libertà che ci ha portato alla Repubblica e l’identità di uno Stato che si fonda sui valori democratici, oltre al buio del totalitarismo. Lo dico senza se e senza ma, senza tentennamenti, il 25 aprile è la festa di tutti, degli italiani che si sono battuti e dei popoli alleati che ci hanno aiutato a liberaci da nazismo e fascismo. Per questo oggi tutti insieme dobbiamo condannare l’invasione russa e continuare ad aiutare il popolo ucraino a difendersi senza però interrompere i legami diplomatici con i due paesi, per giungere a una indispensabile pace nel minor tempo possibile. Così come dobbiamo chiedere ai nostri storici alleati americani e israeliani di fermare la guerra in medioriente perché se gli ayatollah in Iran e hezbollah in Libano restano regimi da condannare per gli stermini abominevoli verso le loro popolazioni e per il rischio che possono far correre al mondo intero sviluppando armi di distruzione di massa, parimenti iniziative perduranti e NON condivise con tutto l’occidente non risolveranno i problemi e soprattutto NON porteranno la libertà e la sicurezza in quei territori di cui quelle persone hanno diritto come noi lo abbiamo conquistato più di 80 anni fa”.
***
Come di consueto la giornata è poi proseguita nel pomeriggio ai Cappuccini, per la commemorazione dei Caduti del Rione.
Di quel momento ascoltiamo nel video il ricordo e la preghiera del Parroco, Don Bruno Capuano. L’orazione ufficiale è invece stata affidata a Michele Gaietta
***
Molti gli spunti di particolare interesse nella relazione della Prof.ssa Schettino, che ha posto l’accento su un punto di vista inedito nella prospettiva della memora e richiamando il valore del contributo offerto alla Resistenza da figure femminili del territorio, il cui eroismo deve essere sottratto all’oblio.
At 2, 14. 36-41
Dagli Atti degli Apostoli
[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.
Sal.22
RIT: Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.
RIT: Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
RIT: Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
RIT: Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
RIT: Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
1 Pt 2, 20-25
Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca;
insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.
Gv 10, 1-10
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
***
UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA
Sentirsi a casa e di casa nel cuore di Dio
(At 2,14.36-41; Sal 22; 1 Pt 2,20-25; Gv 10,1-10)
Gesù si rivolge a scribi e farisei, le guide spirituali del popolo, esponendo loro una similitudine che non viene compresa e che quindi Gesù ripete una seconda volta.
Il recinto delle pecore, tradotto con ovile, dal greco -aulê- significa “cortile del Tempio”, luogo dove si riuniva il popolo.
Gesù entra per spingere fuori le sue pecore, per farle uscire da una religiosità e da un’idea di Dio che era proposta e conservata da una mentalità predatoria, di ladri e briganti del sacro.
Il popolo si rivolgeva alle guide spirituali che si presentavano come mediatrici tra il popolo e il divino, essi indicavano quali sacrifici erano accetti a Dio e potevano ottenere il suo favore nelle varie necessità della vita.
Dio mostrava la sua benevolenza con un tariffario che finiva per divorare anche le case delle vedove.
Già nell’episodio della cacciata dal Tempio dei mercanti (cf Gv 2,13ss), Gesù accusa e condanna chi trasforma la casa di Dio in un covo di ladri.
Gesù invece non viene per prendere, ma per dare la vita e la vita in abbondanza.
Lui che proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura (Gv 3,34), chiama e conosce le sue pecore una ad una, cerca un’intima relazione di amore dove ognuno si senta a casa e di casa nel cuore di Dio.
Gesù si annuncia come la porta attraverso la quale si è salvati.
La sua persona è la vera mediazione tra Dio e il suo popolo, colui che non sfigura né tradisce il volto e l’amore del Padre, ma lo comunica con tutte le sue forze; spinge una ad una le pecore fuori dal recinto chiuso di una religiosità che non può giovare, perché inficiata dalle cattive intenzioni di chi non è interessato alla felicità delle pecore, ma solo al vantaggio che può trarre da esse.
Gesù ama le sue pecore, ama ognuno di noi e ognuno riconosce la voce di chi lo ama.
La voce di Gesù ci chiama per nome, ci conosce nell’intimo, si prende cura, viene a cercarci, desidera con tutte le forze che possiamo ricevere la vita, per questo si fa porta di salvezza invitando ad entrare attraverso di lui nella vita divina.
Dio non chiede per sé, Dio vuole dare: se tu mi ascoltassi la tua prosperità sarebbe come un fiume (cf Is 48,18) e proprio perché amandoci, vuole la nostra vera gioia, ammonisce severamente chi intralcia e diviene ostacolo (cf Lc 11,52) a questa sua volontà predicando un Dio a proprio uso che non ha il volto di Gesù Cristo.
Le Sorelle Carmelitane
Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza
Questa mattina, alla presenza delle Autorità civili, militari e della cittadinanza, si è celebrata la ricorrenza dell’81° anniversario della Liberazione.
La cerimonia ha avuto inizio con la deposizione delle Corone al Monumento ai Caduti di tutte le Guerre in Piazza Cesare Battisti, in seguito, sono state deposte le corone al Monumento della Resistenza in Piazza Camana, dove è stata celebrata la Santa Messa da S.E. Monsignor Arnolfo in suffragio dei Caduti per la Libertà.
Di seguito il discorso del Sindaco Roberto Scheda.
Cittadine e cittadini,
nel raccoglimento di questa giornata solenne, che segna una delle date più alte e fondative dell’Italia, celebriamo il 25 Aprile non come semplice anniversario, ma come atto di fede civile e rinnovata assunzione di responsabilità davanti alla Repubblica e alla coscienza di ognuno di noi.
Il 25 Aprile è il giorno in cui la nostra Italia si è finalmente rialzata. È il giorno in cui un popolo oppresso ha ritrovato sé stesso, la propria dignità e la propria voce. È il giorno in cui la Libertà ha cessato di essere l’idea lontana, il privilegio negato per oltre vent’anni, per diventare la conquista concreta. Guai a considerarla definitiva, questa libertà. Guai a pensare che si conservi da sola: essa vive solo se viene difesa e rinnovata.
In quel passaggio decisivo della nostra Storia, l’Italia non si limitò a liberarsi dal giogo.
Compì la scelta. Scelse la democrazia contro la brutalità, lo Stato di diritto contro l’arbitrio, la responsabilità contro la paura di manganelli, olio di ricino e confino. Questa scelta non fu né facile né indolore. Fu il frutto di sacrifici, lotte e vite spezzate. Fu il risultato della volontà collettiva che seppe rialzarsi dalle macerie morali e materiali della dittatura e della Seconda Guerra Mondiale.
Per questo le parole di Piero Calamandrei non appartengono solo alla memoria, parlano al presente con forza intatta. «La nostra Costituzione non è una carta morta», non è un insieme di norme astratte. È, come disse, «il testamento di centomila morti». È l’atto solenne, carico di sangue e speranza, che affida alle generazioni successive, ai giovani soprattutto, non solo diritti, ma soprattutto doveri. Ecco il punto: quel testamento non può essere ignorato, né piegato alle convenienze del momento. Interpella la nostra coscienza, ci chiama alla vigilanza costante, ci impone coerenza. Perché la Democrazia non è acquisita una volta per tutte: è una costruzione quotidiana, è equilibrio fragile che richiede impegno, serietà, senso dello Stato. Noi siamo gli eredi di quella scelta. Essere eredi, però, non basta.
Occorre dimostrarsi all’altezza e avere il coraggio della verità, la forza della responsabilità, la lucidità di comprendere che senza memoria non c’è futuro e senza impegno non c’è libertà. Il 25 Aprile, dunque, non è soltanto il ricordo di ciò che è stato. È la sfida, la misura. È il banco di prova della nostra capacità di essere, oggi, cittadini della Repubblica che vive soltanto se noi la rendiamo viva.
Noi dobbiamo parlare con linguaggio chiaro ed esigente. Senza soprattutto indulgenze né ambiguità. Perché la Storia non si onora con mezze parole. Si onora con la verità. La verità è che la Libertà, come ricordava Aldo Moro, «è un bene indivisibile». Non esistono
libertà parziali, né riservate a pochi. Non esistono libertà che possano sopravvivere se negate ad altri. O è di tutti o non è. E quando viene compressa, anche in una sola delle sue espressioni, si indebolisce per l’intera nazione. La libertà non è una condizione statica, né rendita storica che possiamo amministrare distrattamente. È una realtà viva, esigente che chiede di essere praticata e difesa. Ogni giorno. Senza pause. Perché la democrazia nella quale i cittadini arretrano, è la democrazia che si espone al declino. «La libertà è partecipazione» non è uno slogan, è la chiamata concreta che riguarda ciascuno di noi nel proprio ruolo, nella propria responsabilità, nel proprio contributo alla vita collettiva.
Partecipare significa assumersi il peso delle decisioni, concorrere al bene comune, vigilare sulle istituzioni e, al tempo stesso, sostenerle con lealtà. Non c’è libertà senza impegno, né democrazia senza cittadini attivi, né Repubblica senza coscienze vigili. Questa è la lezione più profonda che ci viene consegnata. Ed è una lezione che interpella Vercelli, ciascuno di noi, oggi, qui, senza alibi e scorciatoie. Perché la libertà, se non viene vissuta, si consuma; se non viene difesa, arretra. Sta a noi decidere se esserne custodi o spettatori. In questa prospettiva, le parole dell’indimenticato Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, risuonano con la forza che non conosce il logorio del tempo. Sono parole scolpite nell’esperienza della vita vissuta nella lotta e nella coerenza. «La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista vana». Ecco il punto. Non basta proclamare la libertà, non basta difenderla in astratto, se essa non si traduce in condizioni reali di dignità per tutti. La libertà che convive con l’emarginazione, con le disuguaglianze profonde, è la libertà monca, incompiuta. La giustizia sociale non è un’aggiunta, né ornamento: è la sostanza della democrazia che voglia dirsi compiuta. E ancora: «Non vi può essere vera libertà senza legalità». Non sono parole accomodanti. Sono parole che richiamano al rigore, al rispetto delle regole, al senso dello Stato. Perché senza legalità la libertà degenera in arbitrio e l’arbitrio è sempre il preludio delle oppressioni come quelle che l’Italia e l’Europa hanno vissuto a causa delle barbarie dei regimi nazifascisti. La legalità è il perimetro entro cui la libertà può esprimersi, è la garanzia che i diritti non diventino privilegi, che la forza non prevalga sul diritto. E poi, con quella severità che nasce non dai libri ma dalla vita, Pertini ci ammoniva: «L’indifferenza è il peso morto della storia». È un monito che ci riguarda direttamente. Perché l’indifferenza non è neutralità: è rinuncia. È il terreno su cui attecchiscono le ingiustizie, è il silenzio che consente agli abusi di proliferare. Non possiamo limitarci all’omaggio formale del 25 Aprile. Dobbiamo trarne conseguenze. Dobbiamo riconoscere che libertà, giustizia sociale e legalità sono pilastri inseparabili, che si reggono l’uno con l’altro. Se ne cade uno, l’intero edificio vacilla.
Questa è la lezione che ci viene consegnata. Ed è una lezione esigente, che non ammette scorciatoie. Ci chiede serietà e impegno. Ci chiede di essere cittadini, prima ancora che spettatori. E noi, oggi, non possiamo sottrarci a questa responsabilità.
Questo è il 25 Aprile. Non monumento immobile, ma sorgente viva. Non memoria cristallizzata, ma coscienza che ci giudica. E allora guai a ridurre questa giornata a un rito stanco. Guai a piegarla a interessi di parte: il 25 Aprile non è né di una fazione, né di un’altra. Perché non esistono fazioni, esiste solo l’Italia e noi dobbiamo essere orgogliosi di farne parte.
Perché, come ammoniva sempre Pertini, «dietro ogni articolo della Costituzione ci sono giovani morti nella Resistenza». E noi non dobbiamo tradire quel sacrificio. Noi oggi dobbiamo, prima, chinare il capo come omaggio a quelle donne e uomini morti per la nostra Libertà e poi applaudire loro perché il suono dell’applauso giunga fino in cielo. Viva il 25 Aprile. Viva la Costituzione. Viva la Repubblica. Viva l’Italia libera e democratica.
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Redazione di Vercelli
Borgosesia 1
Verbania 1
Marcatori: 5’ pt Mora, 25’ st Piraccini.
Borgosesia (4-3-1-2): Gilli; Ghibaudo (15’ st Pellicone), Mazzola, Ballarini, Florio; Perego, Bazzan, Doratiotto (27’ pt Loporcaro (28’ st Manto)); Bieller (40’ st Tampellini); Giacona (18’ st Latta), Piraccini.
A disp.: Autoriello, Desiderato, Santi, Sementa.
All.: Cretaz.
Verbania (4-3-1-2): Neri; Mora, Cagia, Candeliere (29’ st Villa), Losio; Bertagnon, Manfroni, Gambino (49’ st Marcon); Bianco (45’ st Minazzi), Valmori, Tettamanti (7’ st Margiotta).
A disp.: Angelucci, Carusi, Ferrari, Rogora, Cara.
All.: Magni.
Arbitro: Bucchieri di Torino.
Assistenti: Bosello e Nicolosi di Torino.
Note: cielo sereno. Terreno in erba sintetica. Spettatori: 600 circa. Ammoniti: Loporcaro. Angoli: 8-3. Recupero: 2’ pt – 5’ st.
Cala il sipario sulla stagione interna del Borgosesia Calcio.
I granata festeggiano e salutano il proprio pubblico, il prossimo anno sarà Serie D.
Sul campo finisce in parità; dopo il gol di Mora a inizio gara, nella ripresa pareggia Piraccini.
È stata anche l’occasione per la premiazione della prima squadra e dell’Under19.
Subito avanti il Verbania che passa in vantaggio dopo cinque minuti con il siluro di Mora.
Pronta arriva la reazione granata con il colpo di testa di Bazzan, alto di poco.
A ridosso della mezzora Giacona chiama alla parata Neri.
Al 32’ Bieller ci prova da terra ma il suo tentativo viene deviato in angolo.
Stesso esito anche per la conclusione di Ghibaudo.
Tornati in campo, Margiotta sottomisura alza troppo la mira.
Risponde Perego non inquadrando lo specchio della porta.
Dopo Mazzola di testa manda fuori.
Il pareggio arriva al 25’ punizione dalla destra e incornata vincente di Piraccini.
Bertagnon al 31’ conclude centralmente.
Un minuto dopo Gilli è abile in uscita a chiudere lo specchio della porta a Valmori.
Nel finale Latta non ha fortuna.
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Redazione di Vercelli
E’ stato celebrato a Quarona questa mattina il 25 Aprile, anniversario della liberazione d’Italia.
Di seguito riportiamo il discorso integrale del sindaco Francesco Pietrasanta che ha rivolto ai presenti.
“Buongiorno a tutti. Un saluto caloroso alle Istituzioni presenti, ai rappresentanti dell’Anpi e delle Forze Armate e dell’oratore ufficiale Professor Nicolò D’Oria.
Ringrazio il presidente dell’Anpi quaronese Maddalena Marchina che con determinazione e passione ha ereditato la staffetta organizzativa di questa giornata.
L’anniversario della liberazione d’Italia, ricorrenza conosciuta anche come festa della Liberazione o semplicemente 25 aprile, è una festa nazionale della Repubblica Italiana. In questo giorno celebriamo la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista.
Perché ho specificato questa definizione?
L’ho fatto in quanto, come non mai, sento l’esigenza di ricordare alla popolazione che il nostro passato non è sempre stato sereno. Perché se oggi possiamo sentirci liberi è grazie al sacrificio di tanti uomini e donne che si sono sollevati e hanno dato la loro vita contro una tirannia.
Evidenzio che la Libertà si basa sulla partecipazione.
La partecipazione della popolazione alla vita delle istituzioni, alla politica, al sociale.
La libertà è far parte di qualcosa, vivere in una società e non può essere vissuta solo nel desiderio individuale.
Essere libero non significa fare quello che si vuole, quando si vuole. La libertà non deve essere fine a se stessa, ma deve essere condivisa; perchè non ci si può sentire liberi stando soli, ma la libertà è collettiva e si può provare solo stando in una Democrazia. La nostra libertà inizia dove finisce quella degli altri.
Ma per essere veramente liberi e capaci di scegliere la strada che la comunità deve percorrere bisogna essere anche informati. Bisogna conoscere.
“Conoscere per deliberare” diceva il Presidente Einaudi.
Un esempio da poco vissuto è quello sul Referendum della Giustizia. Non entro nel merito del risultato politico. Mi chiedo però quante persone che abbiano votato Si o NO conoscessero profondamente ciò per cui si era chiamati a decidere.
Ogni giorno constato che molte persone, giovani o anziane che siano, non conosco a pieno i meccanismi della nostra Democrazia. Come funziona il Parlamento, cosa vuol dire separazione dei poteri dello Stato, il diritto alla garanzia ma soprattutto quali doveri devono esserci dietro a questi diritti.
La popolazione oggi manca di informazione e conoscenza sul sistema democratico del nostro Paese. Per la maggioranza di noi c’è un’ignoranza irreprensibile, innocente che dimentica l’importanza di condividere la libertà prima di pensare a quella personale.
Inoltre, oggi più che mai, in Italia e nel Continente tutto c’è preoccupazione e angoscia dovuti agli stravolgimenti internazionali che stiamo vivendo. Crisi economica, cambiamenti climatici, delinquenza, immigrazione e soprattutto guerre. Guerre che ci circondano e toccano i nostri interessi.
La gente ha paura. Ha paura per la propria libertà individuale prima che collettiva.
La mia preoccupazione principale deriva dall’insieme di questi tre elementi.
Disinformazione, paura e individualismo.
Questo mix, diffuso in tutto l’Occidente, è molto pericoloso. Può essere apripista di cambiamenti che andrebbero a minare le fondamenta della Democrazia e della Libertà.
Sono preoccupato perché vedo una società che ha difficoltà a riformarsi, che vive sugli allori passati con convinzioni ormai al tramonto.
Ma non tutto è perduto. Dobbiamo fare leva sui nostri ragazzi. Dalle scuole primarie. E’ necessario che questa giornata non rimanga solo una giornata. Deve essere espressa in tutti i giorni dell’anno.
Come?
Partecipando alla vita pubblica, informandosi, studiando, mettendosi in gioco per la comunità e comprendendo a fondo il funzionamento della Democrazia affinché si possa riformare e restituirgli quello slancio che ci ha permesso di essere qui oggi.
Dare spazio ai giovani nei posti che contano, nelle stanze dei bottoni. Non bisogna aver timore di questo.
Dobbiamo capire che uniti si vince e che due teste sono meglio di una. Ma devono essere teste preparate, informate e capaci di ragionare insieme.
La paura va fronteggiata, se si vuole superarla.
Perché se mai tornerà il fantasma della Tirannia saremo capaci di riconoscerla e di fermarla con coraggio e convinzione da principio, tutti insieme.
Ogni uomo e donna è artefice della propria sorte.
W la Libertà, w l’Italia e w l’Unione europea”
Avanti tutta
Il Sindaco Francesco Pietrasanta
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Redazione di Vercelli
La storica cornice di Villa Occhetti (via del Pescatore) a Mazzè (To) ospiterà, domenica 10 maggio alle 16.30, l’evento “Un pomeriggio tra parole, teatro e suggestioni”.
Appuntamento che unisce letteratura e spettacolo, il tutto organizzato dall’associazione “Via Romea Canavesana”.
Protagonista della giornata sarà l’ultima fatica letteraria di Danilo Alberto, edita da Edizioni Pedrini: “Il Sussurro del Bagatto”.
Un giallo intrigante che trascina il lettore tra i castelli del Piemonte, partendo da un enigma nascosto in un antico mazzo di tarocchi e da un’eredità inaspettata.
Il protagonista Marco, insieme a tre amici fidati, si ritrova immerso in un’indagine che intreccia arte fiamminga, leggende popolari e segreti secolari.
Dalle torri solitarie di castelli dimenticati ai salotti di Locana (località canavesana), la ricerca della verità diventa per Marco anche un viaggio interiore verso la rinascita e la consapevolezza di sé.
Un romanzo dove il Canavese antico si fa scenario vivo di un mistero che attende solo di essere ascoltato.
Ad arricchire il pomeriggio, la Compagnia teatrale “Voci nel Frutteto-Macedonie d’Arte” porterà in scena il nuovo spettacolo “La notte delle leggende” (testo di Sonia De Fazio, regia di Annalisa Baratto), creando un dialogo suggestivo tra le pagine del libro e l’azione scenica.
L’incontro, moderato da Annalisa Actis, vedrà gli interventi dell’autore e del Direttore Editoriale di Edizioni Pedrini.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
Per informazioni e prenotazioni: 393.9988875.
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Redazione di Vercelli
























































































































