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(marilisa frison) – Domenica 25 Giugno 2023, ritorna la 20.ma edizione della classica pedalata non competitiva, aperta a tutti, “Pedalando Insieme”.
Ad organizzare l’evento che, molto atteso, mancava ormai dal 2019, è la parrocchia San Bartolomeo di Trino in collaborazione con Aido, Coop di Trino, Famija Trisereisa, Comune di Trino e Assessorato allo Sport, Pat, Protezione Civile, Il Prezioso.
Una grande biciclettata, a cui è bello partecipare, oltre, per la splendida bicicletta in palio, perché è un momento unico di socializzazione, durante tutto il tragitto, circa 20 Km (Trino, Robella, Costanzana, Tricerro e Trino), sarà piacevole conversare con persone che non si vedevano magari da tempo o fare nuove conoscenze, un momento in mezzo al verde, dove si potrà ammirare la bellezza della natura che ci circonda con i suoi colori e le sue sfumature e respirare aria pulita. Altro momento speciale di inclusione la sosta conviviale a Tricerro, dove molto generosamente la famija Trisereisa offrirà un ristoro, che consentirà ai ciclisti di rientrare a Trino rifocillati.
Al rientro è prevista l’estrazione della bicicletta e alle 12,15 ci sarà la Santa messa, presso la Chiesa del Sacro Cuore, intorno alle 13.00, è previsto un ottimo pranzo cucinato da Maria Grazia Viale e Maria Leonarda Lintas. Per il pranzo è necessario prenotarsi entro martedì 20 Giugno, costo 15 euro, mentre il costo di iscrizione alla pedalata: adulti 5 euro e bambini 2 euro.
Allieterà il pranzo una lotteria con splendidi premi per tutti.
Il ricavato sarà devoluto all’oratorio di Trino che necessita di molte attenzioni.
Sarà una giornata memorabile e indimenticabile, tutta per noi, di comunità, per stare insieme, sia per grandi che per piccini, da non perdere.
Sabato 17 Giugno dalle ore 9 in centro Trino, nei pressi del semaforo, ci sarà una postazione informativa dove sarà possibile iscriversi sia per il pranzo sia per la biciclettata, per la pedalata sarà possibile iscriversi anche domenica 25 arrivando prima della partenza.
Un grazie di cuore a quanti si adopereranno per la riuscita di questa bella giornata che sicuramente sarà splendente accompagnata da uno splendido sole.
(nell’illustrazione di apertura, l’edizione 2019)
Vercelli, città groviera.
A parte la Via Laviny&Simion, ora tutta pavimentata con cubetti di porfido che saranno costati una fortuna, per il resto è tutto un succedersi di segnalazioni dei Lettori che propongono foto di buche lungo le strade periferiche come del centro.
E tutto questo, a sua volta, evidenzia qualche vistosa (e, a lungo andare, anche pericolosa) lacuna nel settore dei Lavori Pubblici comunali: a meno che si pensi, parafrasando Salvador de Madariaga, che “asfaltar no es gubernar”.

Ma figuriamoci, allora se “transennar” può voler dire “gubernar”.
Ma quando mai?!
Chissà che ne potrebbe pensare l’Architetto Chìparo.
Dopo Via Sabotino angolo Corso Prestinari, dopo Via Luciano Manara
oggi si va all’Isola in Via Restano, proprio di fronte alla Farmacia.

Dicono i Lettori che la buca sia lì da almeno una settimana.
In questo caso il conteggio dei giorni che ci separano dalla sua riparazione parte, dunque, da + 7.
Solo ferite lievi per l’occupante di uno dei tre veicoli coinvolti nel sinistro verificatosi alla rotatoria della tangenziale Ovest, in prossimità dell’incrocio con la strada che conduce a San Germano Vercellese, nel pomeriggio di oggi, 9 giugno.

La dinamica del sinistro è al vaglio della Polizia Locale di Vercelli, giunta tempestivamente sul posto, che ha altresì cercato di ridurre al minimo i disagi per la circolazione, oggi particolarmente intensa un po’ in tutta la città e periferia.
Mentre aspettiamo questa sera, sabato 3 giugno alle 21 in Piazza Cavour, direttamente da Masterchef il bravissimo Igino Massari, maestro di showcooking,

leggi cliccando qui tutto il programma della Fattoria in Città 2023
e ci prepariamo, domenica 4, ad un altro appuntamento sempre tanto apprezzato dal pubblico “intergenerazionale”, il raduno delle Fiat 500 e 600, si può fare il punto su questa diciassetesima edizione della Fattoria in Città.
I cinque giorni che hanno portato Vercelli al centro del panorama regionale e nazionale
Ma soprattutto ha restituito la città ai vercellesi: è la gente, infatti, sempre numerosissima a tanti eventi proposti, che ha sancito il successo della formula con cui, l’anno scorso, si colse una sfida: quella della “Fattoria diffusa”, cioè, non soltanto confinata nello storico quadrante della Basilica S.Andrea e Parco Kennedy.

L’originaria sede non è certo abbandonata, ma ora compone, con altre aree, una sorta di “quadro d’unione” concepito per assicurare almeno due obbiettivi, oltre quello di fondo: trovare il posto più adatto per ogni proposta in questi cinque giorni di eventi.
Dunque, i due obbiettivi; il primo, quello di portare gente a contatto con i negozi di prossimità, secondo un’estensione più ampia possibile e, seconda e non meno importante scommessa, attirare il pubblico con offerte capaci di motivare una scelta.
Per i vercellesi, il secondo, ma non meno importante obbiettivo, la scelta di “restare in città”, perché la Vercelli sa offrire opportunità di svago, approfondimenti culturali, musica di buon livello, suggestioni gastronomiche; per i tanti ospiti del Circondario e non solo, quella di “decidere per Vercelli”, almeno per una volta mandando deluse le “sirene” ed i loro richiami per altre destinazioni.
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L’immagine di ieri sera, 2 giugno, di una Piazza Zumaglini gremita di persone, parla da sola.
Più che giustificata, dunque, la soddisfazione del Presidente di Ascom, Angelo Santarella, che commenta questa Fattoria quando è a metà del percorso 2023: a lui la parola in apertura del nostro video.
Che poi prosegue con una videogallery della seconda edizione della sfilata di moda organizzata dal Gruppo Giovani Imprenditori di Ascom Vercelli, con il contributo dei migliori negozi di moda della città.
Questi gli Esercizi commerciali del settore Moda e Confezioni che hanno contribuito a preparare la sfilata:
Donis, Mollibella, Laboratorio, I am wear, Veronique, Vellano, Zoe, Ton bebè , Violante, Da Tommy, Donna story.
Buona visione e buon ascolto.
Non sappiamo rispondere alla domanda che trovò impreparato persino Giobbe: perché la sofferenza ed il dolore innocente?
Ma possiamo credere che una risposta persuasiva sia preparata per ciascuno di noi, se guardiamo alla straordinaria fecondità – questa sì, davvero concreta e tangibile, persino a suo modo “razionale” – che spesso è la cifra e l’esito della remissione fiduciosa alla volontà del Padre, anche quando questa voglia dire di un’accettazione della sofferenza e del dolore.
Giobbe non riusciva a capire e si poneva la domanda che ci poniamo anche noi: perché? Perché a me?

Era, invero, ben poco aiutato dalla moglie e dai suoi amici, i “consolatori molesti”.
Ed il Padre ricorre ad un artificio che, infine, mette le cose a posto anche per come mette noi stessi al nostro posto.
Ponendo a quel suo figlio prediletto, nel quale potremmo riconoscerci, una domanda apparentemente lontana dal “centro” del problema: tu lo sai quando vanno a partorire le camozze?
Giobbe riconosce il proprio limite: non lo sa.

Anche perché la timida capretta (camosci?) è abile nel cercare nascondigli che reputa idonei ad assicurare riparo e sicurezza a sé, in quel momento di particolare vulnerabilità, ed alla prole.
Se non sappiamo nemmeno questo (ed oggi, in fondo, sappiamo molto, ma certo non tutto sui misteri del creato) come possiamo pretendere di capire i disegni di Dio?
Tanto basta perché questo ineguagliabile affresco sul dolore umano ci offra l’immagine del grande Sofferente che capisce ciò che possiamo capire anche noi: se il disegno di Dio è talvolta misterioso, sicchè non riusciamo a “comprenderlo”, a contenerlo, a ricondurlo alle nostre anguste categorie umane, è comunque sempre misericordioso.

La grande lezione del Beato Mons. Luigi Novarese ci ricorda proprio questo: la nostra remissione alla volontà di Dio, l’affidamento di ogni nostra ora, ogni momento della nostra vita, alla sua Madre, possono dare un senso alla sofferenza ed al dolore rendendoli in qualche modo persino fecondi.
Ne sono esempi e segni concreti le tante opere, le Associazioni come i “Silenziosi Operai della Croce”, i “Volontari della Sofferenza”, la “Lega Sacerdotale Mariana”, i “Fratelli degli Ammalati” e, infine, la dedizione quotidiana a centinaia di fratelli e sorelle che sono nella prova, illustrano.
Un’Opera diffusa in tutta Italia, in Europa, nelle Americhe.
La gallery a corredo di questo servizio, con i tanti volti di suoi figli e figlie, non ne è che un piccolo segno.

Esempi, si diceva, segni concreti: dicono in modo eloquente e, questo sì, compatibile anche con l’angusto limite delle nostre categorie umane, che tutto ciò sia nato dal “sì” dalla preghiera, dall’ “eccomi” di un ragazzo di Casale Monferrato capace di prendere “ogni giorno” la propria Croce.
E non perché pensasse di essere Santo: perché aveva capito che, anche quando tutto sembra perduto, non siamo comunque soli.
La Madonna non abbandona nessuno.
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Venerdì 12 maggio nel Duomo della sua città, proprio Casale Monferrato, sono arrivati in tanti a dire che quella lezione non è dimenticata, è seme di un rinnovato impegno.
Siamo qui convenuti per una ricorrenza importante.
L’11 maggio di 10 anni fa, in San Paolo Fuori le Mura, a Roma, Mons. Luigi Novarese fu proclamato Beato, elevato agli onori degli Altari.
Di quel giorno di dieci anni orsono crediamo meriti ripercorrere
una bella biografia commentata del Beato: parole efficaci e informate, utili per trarne tanti insegnamenti.
Oggi è bello fare memoria e festeggiare quest’anniversario.

Un giorno – se è permesso un piccolo cenno “territoriale” – che, almeno un po’, vide rappresentato il Canavese, se è vero che la S.Messa fu presieduta dal Card. Tarcisio Bertone e la liturgia animata dal Coro diocesano di Ivrea, diretto da Don Alberto Carlevato.
Che è, inoltre, uno dei protagonisti di quella grande osmosi pastorale capace di unire spiritualmente tanta parte del Canavese (Mazzè, Villareggia, Tonengo, ma non solo) con il Santuario del Trompone e con le mirabili Opere assistenziali e sanitarie che ivi sono sorte.
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Alla celebrazione di venerdì scorso, insieme ad altri Vescovi che ben conoscono la realtà dei Silenziosi Operai della Croce, ha partecipato l’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco Arnolofo, con il Vicario Generale, Don Stefano Bedello.

La Liturgia è stata presieduta dal Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ad ulteriore dimostrazione di quanto la Chiesa riconosca importante il magistero e l’opera di Mons. Luigi Novarese.
Prima che si iniziasse la Celebrazione il Cardinale ha acconsentito a rivolgere un saluto particolare ai Lettori del “Risvegliopopolare.it”.

I tanti fedeli che hanno partecipato alla Celebrazione hanno mostrato di avere molto apprezzato l’omelia e le parole del Cardinale, che è riuscito con qualche difficoltà a raggiungere la sagrestia, a Liturgia conclusa, veramente attorniato da tanti che ne chiedevano la benedizione, da tanti bambini che hanno voluto salutarlo, da molti ammalati desiderosi di una sua parola: il Presule a nessuno si è negato ed ha trovato tempo per tutti.

Il video che, insieme alla gallery, documenta questo bell’appuntamento di fede, di crescita nella fede, di devozione mariana, riporta integralmente l’omelia del Cardinale, alcuni pensieri condivisi con il Vescovo di Casale, Mons. Gianni Sacchi, la benedizione della Reliquia e quella finale.
La Liturgia (ed anche questo è offerto nel video) è stata mirabilmente accompagnata dai canti della Corale allestita tra le Parrocchie urbane della città di Casale Monferrato, diretta dal Maestro Signora Annamaria Figazzolo.

Non meno pregevoli le musiche: all’organo il Maestro Dott. Matteo Camagna, organista della Cattedrale, accompagnato alla tromba dal sempre brevissimo Roberto Foglia.

(Stefano Di Tano, per VercelliOggi.it).- E’ stato un saluto molto cordiale ed amichevole l’ultimo incontro del dott. Maurizio Di Domenico, con i rappresentanti delle numerose testate giornalistiche cittadine.
Ormai mancano pochi giorni dalla sua partenza verso una grande città dell’Emilia Romagna, capitale dell’industria alimentare e delle produzioni di alta qualità in vari campi del commercio e della ricerca in agricoltura e nella difesa ambientale italiana.
Sarà quindi un momento molto importante nella carriera del funzionario governativo che ha trascorso con piena soddisfazione più di due anni nella Capitale Europea del Riso, fornendo ai suoi collaboratori le migliori direttive per operare nella sicurezza e nella prevenzione delle attività criminose di ogni genere.
Fra i tanti episodi di cui si sono occupate le cronache del territorio, un punto soprattutto è stato messo in evidenza dal Questore in seguito ad una specifica richiesta dei giornalisti nel periodo della sua presenza in Città e provincia.
“Purtroppo – ha fatto notare il dott. Di Domenico – sono numericamente frequenti i casi di debole ma anche di sostenuta litigiosità familiare sia nel capoluogo che in molti centri distribuiti nella nostra provincia”. Le occasioni e le necessità di intervento dei militari della Polizia sono state provocate da situazioni di vario genere, sempre nate all’interno di nuclei familiari dove erano sorti motivi di disagio e di contrasto per varie cause, sia sentimentali che economiche tra parenti di primo e secondo grado. L’attività di controllo e di prevenzione, così come i provvedimenti di cautela previsti dalla legge hanno limitato gli eccessi e il superamento di problematiche più gravi. Per altre ordinarie situazioni, l’attività della nostra Polizia è stata dedicata regolarmente a controlli generici su manifestazioni popolari, atti di vandalismo, abusi e disordini notturni creati da gruppi segnalati e ricorrenti, controllo della circolazione stradale, manifestazioni sportive e musicali”.
In totale, ha detto il Questore, Vercelli presenta le normali caratteristiche comuni alle altre città di provincia senza manifestare una costante escalation di atti delittuosi che superino la media nazionale.
“Lascio Vercelli con un buon ricordo di questa terra e della sua gente, nella certezza che proseguendo su una normale attività di controllo e di prevenzione da parte delle Forze dell’ordine, si potrà continuare a ritenere questo territorio un luogo di proficua e lineare vivibilità nel rispetto dei diritti di tutti, della libertà e del progresso economico della popolazione”.
Redazione di Vercelli
(marilisa frison) – I trinesi non si sono spaventati della pioggia e nonostante il brutto tempo alle 6,45 di ieri, lunedì primo maggio, festa di San Giuseppe lavoratore, puntuali, si sono ritrovati numerosi alla Cappelletta per il tradizionale e irrinunciabile Pellegrinaggio a Crea per rendere onore e grazie alla Madonnina.

Ad attendere i suoi parrocchiani e dar loro il benvenuto don Patrizio Maggioni che, dopo la preghiera iniziale, ha guidato il gruppo passo dopo passo, sfidando le intemperie con ombrelli e impermeabili, godendo il panorama sempre bello, fino al Santuario di Crea.
Il tutto, riscaldati dalla fede, tra salite, discese, pianura e tratti impervi, non sono mancate le tradizionali tappe preghiera.
L’ultimo tratto, il più duro, è stato affrontato con sfida, fatica e la gioia dell’arrivo, per avercela fatta nonostante tutto ed essere puntuali per la Santa messa delle 11.

Il Santuario era gremito, qualcosa di straordinario, infatti, una grande croce attirava l’attenzione dei presenti, erano giunti Pellegrini dalla Liguria e avevano portato al seguito la Confraternita del Santissimo Sacramento di Lavagna e la loro gigantesca Croce, una delle quattro di loro appartenenza.
Al suono della campanella, è seguito un sontuoso ingresso dei sacerdoti accompagnati dal coinvolgente canto della corale, un inno a Maria.

Il Rettore del Santuario del Sacro Monte di Crea, mons. Francesco Mancinelli, ha fatto gli onori di casa e ha dato il benvenuto ai Pellegrini, arrivati anche da Lavagna e Chiavari, accompagnati dal loro Vescovo Giampio Luigi Devasini, dal parroco di Lavagna don Federico, a don Patrizio Maggioni parroco di Trino, a don Francesco Garis.
Ha reso onore allo splendido Crocefisso della tradizione ligure, che rappresenta davvero la religiosità di quella terra e qui presente è segno davvero che unisce tutti i Cristiani, perché siamo membra del suo corpo. Ha nuovamente salutato tutti i Pellegrini arrivati da Chiavari, Lavagna, Trino, Quarti e don Manuel, moderatore dell’Unità Pastorale, che accompagnava i parrocchiani di Sizzano, Diocesi di Novara.

Quindi, ha decretato mons. Mancinelli: “abbiamo davvero una riunione di Chiese, rappresentate dai fedeli laici, dal Vescovo, dai Presbiteri, che esprimono la bellezza dell’unità nella diversità”.
Ha salutato in modo particolare due coniugi suoi parrocchiani di Forneglio, Rosalba e Franco che festeggiano proprio in questo giorno i loro 54 anni di matrimonio.

Dopo la benedizione impartita con il Vangelo, il Vescovo nell’omelia ha ricordato: “Gesù è l’unico Pastore, il Papa, i Vescovi, i sacerdoti, sono sacramento,segni, immagini, lui è l’unico Pastore il buon bel Pastore ed è pastore universale, perché conosce le sue pecore e le chiama tutte per nome e le pecore conoscono Lui, accolgono la sua persona, i suoi esempi, i suoi insegnamenti, il suo amore, accolgono la sua parola, perché colgono in questa parola l’unica risposta a quell’attesa di pienezza di significato, l’attesa di gioia, che abita il cuore di ogni uomo. Gesù non ama i recinti e spinge le pecore fuori dal recinto…”.
La benedizione finale, il saluto a Maria e la foto di gruppo hanno chiuso la singolare celebrazione.
Un plauso ai due confratelli del Santissimo Sacramento che per tutta la Santa messa hanno sostenuto, a turno, il pesantissimo crocifisso, 80 kg. Questo Crocifisso è simbolo di morte e resurrezione di Gesù Cristo, le tre parti cantonali sono l’albero della vita.

Complimenti al gruppo trinese formato da molti giovani che mantengono questa bella tradizione di fede.
Da non perdere il video.
Dopodiché, pranzo al sacco per i trinesi.
(marilisa frison) – È la festa del Buon Pastore, ed è proprio questa domenica 30 e ultima di Aprile, in cui si parla del singolare ed unico rapporto tra le pecore ed il Pastore, che Lina e Salvatore fanno il loro ingresso solenne in chiesa al suono della marcia nuziale.

Ad annunciarli è il parroco di Trino, don Patrizio Maggioni, non è un anniversario qualunque, ma il 60esimo anniversario di matrimonio, una lunga vita insieme, un avvenimento impensabile al giorno d’oggi, fuori dal comune, quando (esageriamo, ma solo un po’) tanti non stanno insieme neanche 60 giorni.
Quindi, è festa per tutta la Comunità, ed è giusto festeggiarli alla grande!
E così li accoglie don Maggioni: “Accogliere Lina e Salvatore, è accogliere l’amore e anche noi siamo quì, e la messa è questo, celebrare l’amore”.

La chiesa era stata preparata con cura per il grande evento, gli sposi occupavano banchi speciali davanti al pulpito, i parenti nei banchi dietro, tutti in abiti eleganti.
La toccante omelia di don Patrizio, è stata incentrata tutta sugli sposi, ha narrato loro un racconto sui “Doni di Dio”, piccoli semi da coltivare e far germogliare, e “Lina e Salvatore 60 anni fa hanno ricevuto il seme dell’amore e l’hanno fatto maturare e oggi sono quì con il frutto maturo e il Signore è molto contento di questo”. Poi ricorrendo la 60esima giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, il sacerdote ha proseguito rivolto ai ragazzi: “La vocazione è una chiamata, la chiamata di Dio, rivolta a ciascuno di noi, affinché i doni bellissimi che ciascuno di noi ha in modo unico, fuoriescano dalla nostra persona e si materializzino nel mondo. Questa è la chiamata e noi spesso non rispondiamo alla chiamata.”

Nel video la bellissima e commovente omelia integrale.
Al termine dell’Eucarestia, il sacerdote ha invitato gli sposi con i loro familiari sull’altare per il rinnovo delle promesse matrimoniali con la benedizione degli anelli portati dal nipotino. Al termine dopo lo scambio degli anelli, gli stessi del giorno del matrimonio, grande applauso di tutta l’assemblea.
La corale e i musici come sempre hanno emozionato i presenti.
Auguri di tutta la Comunità ai coniugi Gambuzzi Salvatore e Bonifici Lina.
Non perdetevi il video.

(marilisa frison) – Il suono a festa delle campane questa domenica 23 Aprile 2023, alle 10, accoglieva 15 bambini che per la prima volta si apprestavano a ricevere Gesù nel loro cuore.
Emozionati, al pari dei loro amici del primo turno di domenica scorsa
(leggi cliccando qui l’articolo precedente),
nel cortile della parrocchia, baciati da uno splendido sole, attendevano di fare il loro ingresso in chiesa accompagnati da don Riccardo Leone.

Il parroco, don Patrizio Maggioni, non era presente perché in missione in Kenya con il nostro Arcivescovo Monsignor Marco Arnolfo e una delegazione di vercellesi, a festeggiare l’elevazione di Isiolo a Diocesi, avvenuta sabato 22 Aprile per volontà di papa Francesco.
La dolcezza di don Riccardo, ha accompagnato i bambini verso Gesù in modo paterno e amichevole e loro lo ascoltavano compiaciuti e ammirati.
La chiesa era perfettamente addobbata a nuovo, in modo diverso dalla volta scorsa, era sempre protagonista il bianco, dai fiori alle candide tovaglie orlate degli altari, tutto era impeccabile e pronto ad accogliere i piccoli, che si sono posizionati e accomodati attorno al sontuoso altare.

Il sacerdote rivolto ai bambini:
“Ragazzi e ragazze, siete qui attorno all’altare del Signore, è Gesù che ha preparato per voi questa festa meravigliosa. Ci sono qui i vostri genitori, perché vogliono partecipare alla vostra gioia di ricevere per la prima volta Gesù, ci presentiamo allora a questa meravigliosa assemblea”. E uno a uno: Avanzo Sofia, Brunelli Rachele, De Maria Martina, Festa Nicolò, Iellamo Giovanna, Martinotti Pietro, Montarolo Lucrezia, Piacquadio Antonio, Piacquadio Giuseppe, Pollastro Francesco, Siskovski Nicole, Vaccari Danayt, Vitiello Gabriele, Vajani Sebastian e Volta Stefano, hanno risposto “Eccomi!”. Don Riccardo, ha poi proseguito: “Ma voi sapete che Gesù conosceva già il vostro nome? Lo conosceva perché gli ė stato detto dai vostri genitori al momento del Battesimo”.

La celebrazione ha avuto luogo con molta solennità, molto raccoglimento e molta partecipazione da parte di tutti, nonostante la numerosissima assemblea, i bambini, attenti, hanno pregato e partecipato in modo attivo alla celebrazione con letture e offertorio, dove hanno portato le stesse cose dei loro compagni che li hanno preceduti.

Il momento è toccante, i genitori, parenti e presenti si commuovono, è il loro momento e uno a uno con le loro mani giunte ricevono Gesù Eucarestia, sicuramente un giorno indelebile che ricorderanno con gioia.

Al termine con l’ausilio di Adelaide Leoni, Elisabetta Palazzi, le loro Catechiste, hanno intonato con la corale San Bartolomeo “Silenzioso Dio”, emozionando l’assemblea.

Gli avvisi del sacerdote, la benedizione finale e la foto di gruppo hanno concluso la giornata di gaudio per tutta la Comunità parrocchiale.
Auguri di cuore a tutti i comunicandi e ai loro genitori e parenti.

Aggiornamento –
Le Esequie di Francesco “Cecco” Ghisio saranno celebrate lunedì 24 aprile, ad ore 11,30, presso la Chiesa di Billiemme in Vercelli.
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Vercelli oggi, sabato 22 aprile, si è svegliata più povera.
Nelle scorse ore ci ha lasciato “Cecco” Ghisio, “Il Cecco”, come tutta la città lo conosceva: aveva 80 anni.
E’ spirato nella sua abitazione di Corso Palestro, dopo una lunga malattia che l’aveva molto provato, sempre amorevolmente assistito dalla famiglia ed in particolare dalla moglie, Signora Mariuccia.
In tanti lo ricordano per la sua attività forse più nota, il locale di Corso Rigola, famoso per la cucina e per gli intrattenimenti musicali.













