Il 1° maggio il Presidente Pieraldo Giacobino e il suo Staff, con il concorso di numerosi sponsor, hanno organizzato il 12° Raduno di Primavera “Valsessera Jolly Club Classic”.
Le quasi cento vetture iscritte, dopo essersi radunate al Summer Cafè di Pray nell’ampio parcheggio del Centro Commerciale, sono partite dirette verso Sordevolo percorrendo una sessantina di chilometri tra le Prealpi Biellesi.
Strade tortuose ed inusuali hanno messo alla prova piloti e vetture sulle orme di alcuni dei più famosi rally storici. Ben strutturato il “roadbook” fornito a tutti gli “equipaggi” segnalava tutto l’itinerario da seguire, indicando anche i punti in cui sarebbe stato facile sbagliare e quelli pericolosi. E’ stato davvero un momento di ritrovo e di divertimento per possessori e appassionati di auto storiche.
Presenti una nutrita pattuglia di Porsche, Lancia Delta integrale e con i colori Martini, utilizzate nelle gare rally dal 1981 al 1992, tra le livree più iconiche nella storia dell’automobilismo, alcune Lancia Fulvia, una Mitsubishi Lancer, una Mg, nonché un bellissimo camion OM Cerbiatto.
Molto interessante la sosta per visitare l’Ecomuseo del Ferro a Netro, in Valle Elvo, aperto per l’occasione, grazie a Ugo Garzena, già Direttore dello Stabilimento Bono, responsabile del Centro di Documentazione sulla lavorazione del ferro, nato all’interno del complesso industriale delle antiche Officine Rubino di Netro, che conserva documenti, fotografie, oggetti e macchine utensili relative al mondo dell’industria meccanica.
Il numeroso gruppo di piloti e simpatizzanti ha potuto fare una interessante visita guidata da Federica Saccarella e Ugo Garzena.
Nel 1995 sono iniziati i lavori di recupero di questo storico edificio industriale ed il luogo è diventato ufficialmente una cellula dell’Ecomuseo Valle Elvo e Serra.
L’archeologa Loretta Pidello, nel volume Automobili Rubino, scrive: “Netro e l’industria del ferro sono un binomio imprescindibile sin dai tempi dei Celti Salassi, popolazione nota per l’abilità nella lavorazione dei metalli. Nella prima metà del Settecento emerse l’officina dei Serramoglia, con la produzione di spade e baionette, che ben presto divenne l’unico fornitore per conto dello Stato Sabaudo. Anche la famiglia Sartoris accettò incarichi dal governo per lavori dell’Arsenale e per la fabbricazione di sciabole e baionette, oltre che di una cospicua serie di utensili di vario tipo. Ma è nella prima metà dell’Ottocento che si assistette ad un cambiamento epocale: Antonio Rubin Pedrazzo acquistò le tre fucine che si trovavano in regione Fiai ed in seguito acquistò anche gli appezzamenti circostanti. Alla sua prematura morte lasciò due figli in tenera età, uno dei quali morì, Giovanni Battista invece apprese il mestiere presso varie boite sul territorio e nel 1865 ritornò alle antiche fucine di Fiai, rimaste inattive dalla morte del padre e diede vita ad una fiorente attività, introducendo anche l’uso dell’energia elettrica, ancora agli albori in quell’epoca. Ben presto anche i figli di Giovanni Battista, Ernesto e Colombo, entrarono a far parte del mondo della lavorazione del ferro, diventando a loro volta imprenditori. I prodotti dell’azienda erano diffusi in Italia e Francia, ma anche in Sud America e il nome Rubino divenne sinonimo di garanzia e qualità della merce anche oltreoceano. Ernesto Rubino, aiutato dal fratello volle sviluppare l’industria del ferro a Netro e nel 1906 riuscì a fondare la Società Anonima “Officine di Netro” con atto rogato dallo stesso notaio della fondazione della FIAT a Torino. La produzione riguardava utensili per l’agricoltura, l’edilizia e la falegnameria, ma anche articoli bellici, parti per automobili e motoveicoli. Nel 1948 le Officine divennero di proprietà dell’Unione Industriale di Roma. In seguito nel 1969 vennero acquistate dall’Ing. Bono SPA e poi nel 1989 da Cannon SPA che si occupa prevalentemente della progettazione e costruzione di caldaie industriali”.
Le Officine occupavano un’area di 30.000 metri quadrati, azionate da una forza motrice di mille HP e comprendenti da 700 a 2000 operai, nei periodi di maggiore attività, ad esempio durante la prima guerra mondiale.
Dopo la Grande Guerra Ernesto Rubino – che fu davvero un personaggio eclettico, socio delle principali Società Industriali idroelettriche, tramviarie, dell’Acqua e Gas di Biella, che ottenne l’onorificenza dalla Croce Rossa Italiana, poiché in occasione del terremoto di Messina del 1908 -, offrì un’ora di paga dei dipendenti, che a loro volta ne offrirono un’altra per i terremotati – pensò di dedicarsi alla produzione di automobili, assumendo come tecnico progettista l’Ingegner Fiorentino Lamberti della SPA di Torino: “Si concentrarono su un modello unico, al fine di realizzare un’automobile solida, in grado di raggiungere i 70 Km/h in pianura e adatta anche per percorsi di montagna. Come molte altre ditte automobilistiche le Officine Rubino fornivano soltanto il telaio; al momento dell’acquisto i clienti venivano informati della possibilità di rivolgersi a carrozzerie convenzionate per decidere la foggia da dare alla propria auto. Si parla di pochissimi esemplari prodotti. Nel 1923 l’attività fu rilevata da un gruppo finanziario torinese, che acquistò gli impianti e i fondi di magazzino, dando origine nel 1924 alla TAU di Torino sotto la guida di Pietro Scaglioni. Il rapido declino della produzione di automobili fu imputabile a problemi di fabbricazione, dovuti in primo luogo all’ubicazione delle Officine, site in un paese di montagna, scomodo per i trasporti dei manufatti dai terzisti principali; in secondo luogo ai dissesti finanziari e al segnale di un periodo di recessione”.
Ernesto Rubino – che aveva ideato una moneta interna per gli operai che con quella potevano pagare i bagni e i prodotti dello spaccio, che aveva istituito all’interno dell’azienda una scuola per i ragazzi, che assumeva preferibilmente i figli dei dipendenti perché così i saperi professionali si sarebbero trasmessi più facilmente di padre in figlio – morì nel 1926, l’attività fu portata avanti dal direttore tecnico delle Officine, Antonio Schiapparelli, che si affermò per la sua grande abilità ed intelligenza.
Il Museo, aperto da giugno a ottobre tutte le domeniche, con l’esclusione del mese di agosto, in cui apre solo il 15, è una realtà interessantissima con esposti migliaia di oggetti e macchine utensili, con anche una parte archivistica che comprende disegni, libri dei conti, dispense della scuola interna, materiale iconografico.
Dopo l’ottimo pranzo nel ristorante di Sordevolo “Al pratovalle”, dalla caratteristica struttura interna carenata, Pieraldo Giacobino e il suo vice, Nicolò Ciancia, hanno premiato alcune delle vetture presenti per l’originalità, o per la “fedeltà” ai raduni dimostrata dai piloti e sono stati estratti i premi di una lotteria.
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Redazione di Vercelli

























