VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli

Borgosesia 2

Derthona 2

Marcatori: 4′ st Romairone, 15′ st Fossati, 25’ st Romairone, 49′ st Salami su rigore.

Borgosesia (3-4-3): V. Gilli; Pierantozzi (43′ st Iannacone), F. Gilli, Rekkab; Frana (29′ st Tobia), Colombo (43′ st Vasssallo), Mirarchi, Vecchi (39′ st Pecci); Favale (18′ st Salami), Fossati, Donadio. All.: Lunardon.

Derthona (4-2-3-1): Fiory; Tambussi (22′ st Sacca), Agazzi, Zucchini, Procopio; Fomov, Ciko (29’st D’Orazio); Turchet, Manasiev, D’Arrigo (22′ st Trevisol); Romairone. All.: Chezzi.

Arbitro: Carsenzuola di Legnano.

Guardalinee: Bonicelli di Bergamo e Liuzza di Milano.

Note: cielo coperto. Terreno in erba sintetica. Spettatori: 250 circa. Espulsi: al 22′ st mister Lunardon per proteste, 27′ st Zucchini per doppia ammonizione.
Ammoniti: Pierantozzi, Manasiev, Mirarchi, Colombo, Sacca

Il Borgosesia ci crede fino in fondo e allo scadere conquista un sofferto pareggio contro il Derthona.

Il primo tempo è sostanzialmente equilibrato la squadra granata manovra e gli ospiti sono più attendisti.

Detto questo i tortonesi ci provano con Manasiev e Fomov che non hanno la mira giusta.

Grossa occasione per i granata superata la mezzora, quando Vecchi suggerisce per Favale che mette a lato.

La ripresa è scoppiettante.

Rientrati dal riposo, Manasiev lancia Romairone che insacca il vantaggio.

Sull’altro fronte ecco il pari di Fossati abile a sbucare sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Dopo sono ancora i leoncelli a passare avanti con Romairone che scambia con Procopio e fa doppietta.

Al minuto 27, Zucchini viene espulso per doppia ammonizione.

Il Borgosesia spinge e al 49’ Fossati viene atterrato in area da D’Orazio e l’arbitro concede il calcio di rigore.

Sul dischetto si presenta Salami che con freddezza realizza la rete che vale il pareggio.

Redazione di Vercelli

 

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Fezzanese 1

Borgosesia 0

Marcatori: 44′ Baudi

Fezzanese (4-3-3): Paci, Magoni (33’ L. Nicolini), Terminello, De Martino, Selimi; A. Nicolini (30’ st Cantatore), Brizzi, Toccafondi; Stradini (17’ st Smecca), Baudi (30’ st Andrei), Gabrielli. A disp. Azioni, L. Nicolini, Andrei, Cecchetti, Cantatore, Lunghi, Tivegna, Scarlino. All. Turi.

Borgosesia (3-5-2): V. Gilli; Frana (33’ st Attolou), F. Gilli, Rekkab; Marra, Vassallo, Mirarchi, Colombo (39’ st Raja); Favale, Fossati, Donadio. A disp. Gavioli, Iannacone, Pierantozzi, Pecci, Giacona. All. Lunardon.

Arbitro: Aronne di Roma

Guardalinee: Gentilezza di Civitavecchia e Camilli di Roma

Note: Cielo Sereno. Terreno in buone condizioni. Spettatori: 200 circa. Ammoniti: Frana. Angoli: 5-3. Recupero: 0’ pt – 5’ st.

Sconfitta di misura per il Borgosesia che a Sarzana viene sconfitto dalla Fezzanese.

Decisiva la rete di Baudi a un passo dal riposo.

L’ultima occasione è sui piedi di Vittorio Gilli che mette fuori di un soffio

La gara inizia con una prolungata fase di studio, nella quale le difese non hanno problemi ad amministrare.

Il primo sussulto lo genera Favale che al 17’ impegna Paci, abile a salvarsi in corner.

Si passa sull’altro fronte e Gilli dice di no a Toccafondi autore di una conclusione dal limite dell’area.

Pericolosa al 27’ la punizione di Baudi; palla fuori di poco.

Superata la mezzora i granata reclamano il rigore per l’atterramento di F. Gilli ma il direttore di gara non ravvede irregolarità.

Minuto 34, nuovamente Baudi su punizione manda a lato.

Al 41’ Baudi in diagonale non inquadra lo specchio della porta.

La Fezzanese passa in vantaggio al 44’ quando Baudi in diagonale deposita in rete.

La ripresa si apre con Gabrielli che dalla distanza non ha la mira giusta.

Al 9’ V. Gilli non ha problemi a trattenere il tiro a giro di Baudi.

Il duello tra i due si rinnova un minuto più tardi e a uscirne vincitore è sempre l’estremo difensore.

Tre giri di lancette e la sassata di Donadio è neutralizzata da Paci.

Al quarto d’ora, termina centrale l’incornata di Baudi.

Dall’altra parte, l’inzuccata di Fossati finisce alta.

Il Borgosesia prova a spingere e in pieno recupero, V. Gilli spintosi in avanti sfiora il pareggio.

 

Redazione di Vercelli

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(elisa moro) – Un’ antica e affettuosa devozione quella che i vercellesi riservano alla Madonna degli Infermi, la cui festa ricorre il 21 novembre. Nella chiesa di San Bernardo – Santuario Madonna degli Infermi di Vercelli.

Tanta gente ha preso parte anche quest’anno alla Novena e poi alla Celebrazione, ascoltando con grande attenzione le catechesi offerte nel corso della settimana dal Predicatore dell’anno, Padre Giovanni Gallo, dell’Oratorio di San Filippo Neri di Biella.

Soffermandosi sulla storia e sull’origine di questa devozione, in particolare, si deve considerare la disastrosa epidemia del 1630, quella descritta dal Manzoni: “La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimenti che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia” (Promessi Sposi, XXXI). Anche Vercelli non fu risparmiata dall’epidemia e ancor prima, sempre in età moderna, dovette subirne un’altra nel 1576; tuttavia è proprio quella del 1630 che causò i danni maggiori: “Una tal pestilenza, che infestò gran parte dell’Italia, manifestossi in Vercelli sul principio del marzo del 1630, e durò sino al fin di giugno, togliendo la vita a milletrecento persone”, scrive nel suo Dizionario lo storico Goffredo Casalis.

In seguito a questo periodo mesto, la comunità vercellese fece voto alla Salus Infirmorum, salute degli infermi, ricorrendo al premuroso affetto della Madre e lasciandosi guarire, attraverso la sua intercessione, dalle tante sofferenze del corpo e dello spirito.

La devozione divenne quindi sempre più diffusa e, alla fine dell’Ottocento, l’architetto Giuseppe Locarni venne incaricato di realizzare, sopra all’effigie veneratissima della Vergine collocata in San Bernardo, il Santuario della Madonna degli Infermi in stile Neoromanico. Ecco dunque perché la chiesa ha due nomi: entrando dalla facciata rimane il nome antico della chiesa di San Bernardo; entrando invece dall’ingresso laterale, nella struttura neoromanica, il nome è Santuario della Madonna degli infermi.

Che significato ha, oggi, affidarsi a Maria, Salute degli Infermi?

Di fronte ad una società ancora provata dall’epidemia, ma ancor più afflitta da tante forme di sofferenza interiore e dello spirito, guardare a Maria significa orientare il cammino, riprendere coraggio e forza nella vita.

Con le parole che Papa Francesco ha rivolto alla Santa Vergine, in occasione della pandemia: “O Maria, tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede”.

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Borgosesia 2

Chisola 1

Marcatori: 20’ st Rizq, 29’ st Marra su rigore, 32’ st Favale.

Borgosesia (3-4-3): V. Gilli; Vassallo, F. Gilli, Iannacone (40’ st Colombo); Marra, D’Ambrosio (40’st Rekkab), Mirarchi, Salami (32’ st Guatieri); Giacona (9’ st Favale), Fossati, Donadio.

A disp.: Gavioli, Rekkab, Colombo, Attolou.

All.: Capra (Lunardon squalificato).

Chisola (4-3-1-2): Marcaccini; Cristiano, Grancitelli, Pauliuc, Menon (40’ st Liberti); Montenegro, Rosano, Viano (40’st Barrenechea); Bellucca (43’ st Nacci); Spoto, Rizq.

A disp.: Montiglio, Zeni, Berrutti, Bolla, Bove, Facelli.

All.: Nisticò.

Arbitro: Matina di Palermo.

Guardalinee: Manzini di Voghera e Martone di Monza.

Note: cielo sereno. Terreno in erba sintetica. Spettatori: 300 circa. Ammoniti: Giacona, Liberti. Angoli: 4-5. Recupero: 1’ pt – 4’ st.

Alla ricerca di punti salvezza, si sfidano Borgosesia e Chisola.

I valsesiani devono fare i conti con le assenze, ben 7.

Nota positiva in casa granata il ritorno dal primo minuto di Filippo Gilli.

Dopo una prolungata fase di studio che vede come sfogo offensivo le conclusioni di Donadio e Rizq senza fortuna; il primo vero pericolo arriva al 34’ quando Rizq impegna sottomisura Gilli.

Prima del riposo, Filippo Gilli per poco non incorna in rete l’angolo battuto da Donadio.

La ripresa si apre con il Borgosesia che con D’Ambrosio chiama Marcaccini alla parata.

Sull’altro fronte, Gilli è reattivo sulla zampata di Spoto.

Borgosesia vicino al vantaggio al quarto d’ora con una conclusione alta di poco di Donadio.

Al 20’ prima Rizq impegna Gilli, poi sugli sviluppi del corner, lo stesso Rizq incorna in rete.

Otto minuti dopo, D’Ambrosio viene atterrato in area e si conquista il calcio di rigore.

Sul dischetto si presenta Marra che con freddezza sigla il pareggio.

Minuto 32; sponda all’indietro per Favale che con un colpo di fino manda avanti il Borgosesia.

Dopo non c’è altro da segnalare e il Borgosesia conquista tre punti pesantissimi.

 

Redazione di Vercelli

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Gozzano 1

Borgosesia 0

Marcatori: 42’ pt Dalmasso

Gozzano (4-3-3): Vagge; Di Giovanni (22’ st Dama 6), Dalmasso, Cigagna, Gasparoni; Scarpa (30’ st Montalbano), Gemelli, Pennati; Sangiorgio, Palma (30’ st Kambo), Rao.

A disp.: Vallacchi, Turato, Nicolini, Nicastro, Botta, Molinari.

All.: Schettino.

Borgosesia (3-4-3): V. Gilli; Vassallo, Frana, Iannacone; Marra, Raja (33’ st D’Amborsio), Lauciello (1’ st Colombo), Guatieri (1’ st Salami); Favale, Donadio, Giacona (22’ st Attolou).

A disp.: Gragnoli, F. Gilli, Rekkab, Fossati.

All.: Capra (Lunardon squalificato).

Arbitro: Cataldo di Rossano.

Guardalinee: Giuliani di Barcellona Pozzo di Gotto e Riccobene di Enna.

Note: cielo sereno. Terreno in buone condizioni. Spettatori: 350 circa. Ammoniti: Gemelli, Favale, Lauciello, Scarpa, Frana. Angoli: 2-4. Recupero: 2’ pt – 4’ st.

Lo spettacolo del derby della Cremosina va in scena con diverse assenze.

Il Gozzano che ha subito 3 ko nelle ultime 4 gare, deve fare a meno dello squalificato Mazzotti e dell’infortunato Vono.

In serie utile da tre turni, il Borgosesia non ha in panchina Lunardon squalificato; passando al campo sono out: Mirarchi (squalificato) e gli infortunati Pierantozzi, Giraudo e Monteleone.

Tra le fila granata si rivede tra le riserve il rientrante Filippo Gilli.

Occasionissima iniziale per il Borgosesia.

Sono passati 4 minuti di gioco quando Favale semina il panico in area e serve sul secondo palo Donadio che non riesce a trovare la deviazione vincente.

Al 23’ è Gemelli a provarci con una conclusione a giro che termina alta.

A spezzare l’equilibrio arriva il gol cusiano al 42’.

Sugli sviluppi di una punizione, Cigagna di testa impegna Gilli e sulla ribattuta Dalmasso insacca.

La ripresa si apre con un tentativo dalla distanza di Colombo che non inquadra lo specchio della porta.

Il Gozzano vede Palma protagonista con un diagonale a lato.

Il Borgosesia cerca il pareggio ma la gara resta bloccata e la festa è solo rossoblù.

Redazione di Vercelli

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Forse non tutti sanno che, se e quando – nella denegata ipotesi – nell’ambito di un Ente Locale, una Pubblica Amministrazione, succede “qualcosa”, la prima figura che ci lascia le penne è, per ormai più che chiaro orientamento, il Responsabile per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza.

Insomma, una figura scelta tra i Tecnici di ogni Pubblica Amministrazione (in via del tutto eccezionale è talvolta consentito che l’incarico sia conferito ad un Esperto esterno) per il delicato compito di vagliare, suggerire, istruire, ogni genere di provvedimento idoneo ad assicurare sempre che l’Ente sia una casa di vetro.

Ne abbiamo già parlato nel corso di un precedente articolo – leggi qui – .

Era solo maggio scorso, ma sembra passato un secolo.

Vabbè.

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Allora capita che, bighellonando nel web e sfogliando la sezione “Amministrazione Trasparente” della Provincia di Vercelli, al povero omarino qualcosa non torni.

Perchè la sparuta provvista di neuroni in dotazione sempre al povero omarino, ancora in qualche modo attivi, suggerisce l’idea che questa benedetta e importante figura, (nel linguaggio parlato: il responsabile “anticorruzione”) in Via San Cristoforo fosse stato già individuato. Continue reading “TRIPPA PER I GATTI / 891 – La trasparenza? E’ tutta un vedo e non vedo”

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C’era attesa, stamane, 7 novembre, per l’Assemblea del Personale della Provincia di Vercelli.

I Dipendenti di Via San Cristoforo si sono riuniti in Sala Tarsie, alla presenza dei Sindacati Territoriali (le Segreterie provinciali) di categoria, oltre che dei rappresentanti aziendali.

All’Ordine del Giorno, come è fin troppo facile immaginare, un solo argomento e scottante, la relazione della Società “Publika Servizi srl” che dice una cosa chiara: i conti del cosiddetto “salario accessorio” per il Personale dipendente dell’Ente sono stati sbagliati, nel corso del periodo compreso tra il 2016 ed il 2021, di qualcosa come 270 mila euro.

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Perché sbagliati?

L’argomento è molto complesso, ma, come abbiamo visto

nel precedente articolo – leggi qui –

in sostanza ai Dipendenti della Provincia sono (sarebbero) stati dati più soldi del dovuto.

Si badi: non già perché il Personale abbia chiesto qualcosa in più.

Ma perché i soldi del “salario aggiuntivo”, cioè di quella parte di stipendio che non è regolata dal Contratto Nazionale, sono presi da “fondi” che ogni Ente calcola in base a parametri che “crede”, evidentemente corretti.

Se poi quei parametri si rivelano applicati in modo improprio, allora può accadere che il “fondo”, cioè il “salvadanaio” dal quale si prendono i soldi da distribuire, sia troppo pingue ed al Personale siano, perciò, dati soldi in più.

Questo sarebbe, appunto, avvenuto in Amministrazione Provinciale.

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Come l’hanno presa, lavoratori e Sindacati?

Pare assai male.

Del resto, i cultori di belle lettere dicono che, in virtù del Decreto Legislativo 165 del 2001, l’Ente sia comunque tenuto a recuperare i soldi anche perché – dicono sempre i cultori di belle lettere – se non lo fa gli Amministratori corrono rischi grossi.

E’ un’altra norma, questa volta una Legge del 2004 a dire che la prescrizione (chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto) decorre non da quando i fatti impropri, i conti inesatti, si sono verificati, ma da quando sono stati “scoperti”.

E, in questo caso, sono appunto stati scoperti quando la Publika ha rassegnato le proprie conclusioni.

Quindi, cinque anni da oggi.

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Alla Assemblea hanno chiamato anche Luca Clavarino, il Vice di Piero Gaetano Vantaggiato e responsabile del Personale.

La scelta è parsa ad alcuni singolare: se fosse vero che i conti sono stati sbagliati, proprio Clavarino sarebbe colui che li ha fatti.

Un po’ come chiedere all’oste se il vino sia buono.

Peraltro, pare che in Assemblea sia passata proprio la “tesi Clavarino”, cioè quella di respingere le conclusioni della Società di revisione.

Con varie motivazioni: tra tutte, che si tratti di una Società privata, mentre questi rilievi o censure dovrebbero essere mossi da Enti come la Ragioneria Generale dello Stato, oppure direttamente dalla Corte dei Conti.

Non è difficile immaginare che, al solo sentire evocare la Magistratura Contabile, che di certo già non ignora dove stia di casa la Provincia di Vercelli, a qualcuno saranno venuti i sudori freddi.

Però, si vede che, invece, ad altri piace l’idea che la Corte venga a vedere come vanno le cose in Via San Cristoforo.

Tutto lascia credere che potrebbero essere presto accontentati.

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Quindi, che fare?

Niente.

Pare che l’Assemblea abbia deciso di attendere.

Ed anche ai Sindacati territoriali non sarebbe dispiaciuto – almeno per il momento – fare il pesce in barile.

Insomma, se abbiamo capito, i conti vanno bene, è la Publika che non va bene.

Attendere cosa?

La proposta di rientro che potrebbe avanzare la Provincia: come e quando recuperare i soldi erogati in più.

Un argomento di cui, molto probabilmente, si parlerà mercoledì 9 novembre, nel corso del Consiglio Provinciale, già convocato.

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Pro Vercelli 1

Albinoleffe 3

Marcatori: 18’ pt Saco (PV), 19’ st Manconi (AL), 36’ st Tomaselli (AL), 50’ st Cori (AL) su rigore

Pro Vercelli (4-3-1-2): Rizzo; Iezzi (46’ st Renault), Perrotta, Macchioni, Iotti (33’ st Mustacchio); Calvano, Louati, Saco; Vergara; Della Morte (22’ st′ Anastasio), Arrighini (22’ st Comi). A disp.: Valentini, Rigon, Corradini, Emmanuello, Gatto, Gheza, Febbrasio, Silvestro, Guindo, Grbic. All. Paci.

Albinoleffe (3-5-2): Pagno; Saltarelli, Borghini (31’ pt Milesi), Marchetti (22’ st Cori); Gusu, Piccoli, Brentan (1’ st Doumbia), Gelli, Tomaselli; Manconi, Zoma (40’ st Petrungaro). A disp.: Pratelli, Facchetti, Muzio, Concas, Miculi, Rosso, De Felice, Toma. All. Biava.

Arbitro: Marchioni di Rieti

Guardalinee: Masciale di Molfetta e Spataro di Rossano

Quarto uomo: Mirri di Savona.

Ammoniti: Brentan (AL), Louati (PV), Iotti (PV), Petrungaro (AL), Saco (PV)

Espulsi: 11’ st Perrotta (PV)

Recupero:  9’ pt – 11’ st

Le bianche casacche di fatto giocano il secondo tempo in 10 uomini e cedono all’Albinoleffe.

I padroni di casa passano con Coli Saco e chiudono in vantaggio il primo tempo.

A inizio ripresa Perrotta si fa espellere; Rizzo para il rigore ma nulla può sul successivo tris lombardo.

Al primo vero affondo la Pro passa in vantaggio.

E’ il 18’ quando Della Morte si incarica della battuta di un angolo; in area Coli Saco è lesto a mandare in rete.

Cinque giri di lancette e Della Morte alza troppo la mira.

Tre minuti più tardi, ancora Della Morte impegna Pagno.

Sull’altro fronte, Manconi manda di poco alto con un’incornata.

In avvio di ripresa i leoni restano in inferiorità numerica.

Perrotta commette fallo da rigore su Zoma e si vede sventolare il cartellino rosso.

Sul dischetto si presenta Manconi che si fa ipnotizzare da Rizzo.

Dopo l’Albinoleffe si scatena e mette la freccia.

Al 19’, Manconi si fa perdonare, raccoglie palla e pareggia.

Il raddoppio porta la firma di Tomaselli che in diagonale al 36’ batte Rizzo.

In pieno recupero, Saco commette fallo in area; dal dischetto Cori cala il tris e chiude il match.

 

Redazione di Vercelli

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Provincia di Vercelli

Se è lecito, da un punto di vista della “sapienza” degli Storici, dire che la Prima Guerra Mondiale sia stata una sorta di “Quarta” Guerra di Indipendenza, il 4 novembre diventa il giorno della conquista definitiva dell’indipendenza di un’Italia che ha ormai una altrettanto chiara e definita nozione di sé.

L’Armistizio di Villa Giusti, firmato tra l’Impero Austro Ungarico e l’Italia a Padova, il precedente 3 novembre, entrò in vigore il giorno successivo che, da allora, è convenzionalmente riconosciuto come quello della fine della Grande Guerra.

L’Italia ne esce a testa alta, pur con un bilancio devastante di giovani morti e feriti.

E’ soprattutto per ricordare quei morti e quei feriti e certo, non meno, per celebrare anche così la ritrovata unità del Paese, che questo giorno è dedicato a celebrare non soltanto la vittoria, ma le Forze Armate e la riconquistata unità del Paese.

Anche a Vercelli, oggi si è svolta la consueta commemorazione, che ha preso le mosse alla Basilica di S.Andrea, dove la S.Messa presieduta dall’Arcivescovo Marco Arnolfo è stata l’occasione per ascoltare la parola del Pastore della Chiesa Eusebiana, in questa così solenne circostanza, particolarmente attenta a mettere a disposizione di ogni uomo e donna di buona volontà pensieri utili a rinvenire, costruire, tutelare, strade nuove e possibili per affermare la pace, dono di Dio affidato agli uomini.

In video offriamo, integrale, l’omelia di Mons. Arnolfo, un documento che merita ascoltare ancora perché la ricerca della pace è dovere di ciascuno, ma soprattutto di chi abbia responsabilità educativa, tanto in famiglia, quanto nelle varie espressioni in cui la società si articola.

Al termine, le Autorità civili, militari e religiose, insieme ai rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’arma, hanno raggiunto Piazza Cesare Battisti per l’omaggio ai Caduti.

 

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Provincia di Vercelli

(elisa moro) –Gaudeamus omnes in Domino, diem festum celebrantes sub honore Sanctorum – Rallegriamoci tutti nel Signore celebrando il giorno di festa in onore dei Santi”: con le parole esortative dell’Introito si apre la Solennità di tutti i Santi, della folla senza numero di anime beate che, trionfante, vive accanto all’Agnello vittorioso.

Festa ed esultanza, dunque, di chi ha già raggiunto la “Città del Cielo” cantata dal prefazio della Santa Messa; motivo di gioia e speranza nella fede per “la Chiesa ancora pellegrina sulla terra”, accogliendo le medesime parole che lo stesso Signore ci ha rivelato e la Santa Chiesa propone ai fedeli.

Nel “volto dei Santi” (Didaché IV, 2), che risplendono come testimoni dell’opera della Grazia di Dio, “si contempla Colui la cui contemplazione ha riempito la loro vita(Charles de Foucauld, Opere spirituali); si coglie l’Amore misericordioso e travolgente nelle loro stesse vite, fino a plasmarle e trasformarle.

In essi il cuore si apre speranzoso alla Meta che attende ogni uomo; in essi si scorge la Santa Gerusalemme; in essi si contempla il Volto cercato e sospirato, quello del Cristo, per il quale nella Santa Messa si recita “Tu solo il Santo” e si giunge, con Sant’Agostino, ad affermare: “viva sarà la mia vita tutta piena di Te” (Conf. 10, 29).

Ogni cristiano è quindi chiamato a vivere questo autentico rapporto con Dio, questa relazione di amore che esige la libera volontà di aderire all’Amato e in virtù del Battesimo può “conoscerlo (Dio), amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra in Paradiso” (Catechismo della Chiesa Cattolica).

***

Ma come è possibile declinare al presente l’idea di Santità? Forse cogliendo due suggerimenti.

Santità silenziosa e della quotidianità. “Fa sorgere il tacito fior, / Che spiega davanti a Lui solo / La pompa del pinto suo velo, / Che spande ai deserti del cielo / Gli olezzi del calice, e muor” (Alessandro Manzoni, Ognissanti, vv. 20-24): guardando alla santità si è tuttavia, a tutta prima, portati ad indirizzare l’attenzione ad alcune figure di Santi note o che hanno segnato profondamente la storia della stessa Chiesa.

Come non pensare a San Pietro o San Paolo, oppure, guardando ai tempi più recenti, San Giovanni Bosco o Santa Teresa di Calcutta.

Per essere santi” – ricorda Papa Benedetto XVInon occorre compiere azioni e opere straordinarie, né possedere carismi eccezionali; è necessario anzitutto ascoltare Gesù e poi seguirlo senza perdersi d’animo di fronte alle difficoltà” (1/11/2006).

Proprio in questa santità declinata nel quotidiano e nell’ordinarietà della vita assume importanza la metafora manzioniana del “tacito fior”: il silenzio con cui quella minuscola pianta dispiega lo splendore dei suoi colori ed effonde i suoi aromi profumati non sono sciupati, perché rallegrano unicamente lo sguardo di Dio. 

La breve vicenda di un fiore che sboccia, con le sue “spoglie lucenti”, che spande “i fuggenti olezzi del calice” (Appunti sparsi) e che poi muore, sembrano, agli occhi del mondo, uno sperpero, mentre invece diventano un atto di gratuita e pura adorazione.

Così è della santità: pur nascosta e lontana dai clamori e dagli elogi del mondo, essa è gradita e preziosa agli occhi di Dio.

La santità in cui Dio chiama a crescere, come ricorda l’esortazione Gaudete et Exultate, è, quindi, quella dei “piccoli gesti” (n. 16) quotidiani, tante volte testimoniati “da quelli che vivono vicino a noi”, la “classe media della santità” (n. 7); in altre parole, Papa Francesco invita, in questo documento, a diventare santi “della porta accanto”, vivendo accanto agli altri come “un riflesso della presenza di Dio” (n. 7).

Testimoni di Cristo in ogni epoca. I Santi “sono quelli che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap. 7, 2-4.9-14): questa è la tribolazione del martirio, del martyrium della testimonianza, vissuto nella stessa carne dai cristiani della fine del I secolo, ai quali l’apostolo Giovanni si rivolge, all’epoca di Domiziano, il primo imperatore che pretese l’adorazione della sua persona.

Le parole dell’Apocalisse si rivolgono anche ai battezzati di oggi, chiamati a vivere con serietà l’impegno della conversione, in un desiderio di profondo e radicale cambiamento, che mette in moto mente e cuore, fino a gettarsi nelle braccia della misericordia divina: “Ma la bontà infinita ha sì gran braccia / che prende ciò che si rivolge a lei” (Purgatorio, II, 122-123).

Testimoniare significa fidarsi di Dio, “gettarsi in Lui” (parafrasando San Filippo Neri), anche in mezzo alle prove, alle tribolazioni che la vita riserva, sapendo che la strada alla santità passa sempre per la via della croce, del potenziale fallimento agli occhi del mondo, nella via della rinuncia a se stesso (cfr. Gv. 12, 24-25) e nella costante ricerca “del volto di Dio” (cfr. Sal. 23).

Con il cuore che anela, guardiamo quindi verso la Casa, dove il Creatore attende ciascuno, amandola, con le parole stupende di San Giovanni di Fecamp: “O casa luminosa e bellissima, io ho sempre amato il tuo splendore… non si scordi di te l’anima mia. Dopo l’amore per Cristo sii tu la mia gioia” (Conf. Theologica), consapevoli che, citando  ancora San Filippo Neri: “non è superbia desiderare di passare in santità qualsivoglia santo, perché il desiderare d’esser santo è desiderio di voler amare ed onorare Dio sopra tutte le cose”.

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