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L’atto è qui, da vedere – leggi qui – sintetico e chiaro:
prendono 9.700 euro da fondi destinati alle spese di rappresentanza della Provincia e li stornano a favore della voce: “Contributi straordinari ad Enti ed Associazioni”.
Si tratta di un Atto adottato dal Presidente della Provincia Eraldo Botta, ovviamente controfirmato dal Vice Segretario Generale, Piero Gaetano Vantaggiato.
Non si sa (oltre ai 9.700 euro già visti) a quanto ammonteranno complessivamente i contributi che andranno a deliberarsi (non c’è nessun Atto, almeno fino alle 10,30 di oggi, 3 giugno).

C’è qualche cultore di belle lettere che osserva: però, guardate che le elargizioni di denaro nell’imminenza delle consultazioni elettorali sono qualcosa cui occorre pensare sempre con grande attenzione.
Ma chi pensasse così non potrebbe che essere omologato alle categorie dei gufi e degli sfigati.
Perché figuriamoci semmai l’impiegato di concetto Botta Eraldo, tantopiù assistito da un giurisperito di chiara fama come Piero Gaetano Vantaggiato, si porrebbero mai nella situazione di violare qualsiasi norma dettata dall’Ordinamento.
Niente di più facile, peraltro, che abbiano per ora accantonato i fondi, che poi deliberarà il successore di Occhi Buoni. Buono anche in questo.
Ma andiamo.
Si fa presto a dire “impiegato”.
Il Codice Civile, art. 2095, stabilisce che “I prestatori di lavoro subordinato si distinguono in dirigenti, quadri, impiegati ed operai”.
Gli impiegati, a loro volta, possono essere semplicemente d’ordine, oppure di concetto, ovvero direttivi.
La letteratura si è spesso occupata della preziosa Categoria di lavoratori, pubblici o privati che fossero.
Da “Da Le miserie ‘d Monsù Travet” di Vittorio Bersezio alle più recenti indagini sul pacifico (ma non sempre tranquillo) universo impiegatizio condotte dalla Decima Musa, il Cinema.
Si va da “Impiegati” di Pupi Avati, con il suo realismo dolceamaro, fino alla caricatura del “posto fisso” resa immortale da “Quo vado”: il ruolo di protagonista affidato a quello che è, in questo inedito, quanto tormentato, tornante della vicenda umana, il nostro filosofo di riferimento, Checco Zalone.
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Bene.
Varallo Sesia, dunque, si è svegliata, nei giorni scorsi, con una sorpresa.
I manifesti elettorali che offrono le accattivanti immagini del candidato Sindaco Pietro Bondetti e della sua “squadra”, mettono nella disponibilità della gente un’informazione inattesa.
Bisogna fare un po’ di attenzione, ma è tutto nero su bianco.
Ciascun candidato è presentato con nome, cognome, età e professione.
E qui sta il punto.
La professione dichiarata di Occhi Buoni (*) è chiara: impiegato.
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E tanta gente giù a dire: ma davvero? Non lo sapevo.
Però, dai, figurati se Occhi Buoni dice una cosa che non sia vera.
Figurati se l’Architetto Pietro consentirebbe mai che sui suoi manifesti elettorali comparisse un’informazione parziale, opaca, inveritiera o addirittura fuorviante.
Fantasie da gufi e da sfigati.
Non resta che congratularsi, dunque, con Occhi Buoni, perché, in epoca recente, e comunque successiva al 20 maggio 2020, pare proprio abbia trovato un impiego, (se le parole di Amministratori Pubblici hanno senso) come, abbiamo visto, qualifica lo stesso Codice Civile.
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Resta solo un piccolo problema, una matassa “logica” da dipanare, che sicuramente qualcuno si incaricherà di sbrogliare.
Ma andiamo con ordine.
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Bisogna sapere che gli Amministratori di Enti Locali territoriali (Comuni e Provincie, ma non solo) ed, in particolare, i Sindaci e Presidenti di Amministrazioni Provinciali, prendono un bello stipendio.
Che per il Presidente della Provincia è allineato, uguale, a quello del Sindaco del Capoluogo.
Quindi, lo stipendio di Occhi Buoni uguale a quello di Andrea Corsaro.
Leggi qui l’Atto con cui il Comune di Vercelli stabilisce gli stipendi di Sindaco ed Assessori.
Dunque, se il Pirata prende 6.392,17 euro al mese, altrettanti Occhi Buoni.
Ma, c’è un ma.
Perché lo stipendio pieno si percepisce soltanto se l’Amministratore non è lavoratore subordinato.

Altrimenti, in questo caso, lo stipendio è dimezzato.
A meno che non si collochi in aspettativa senza assegni e, allora, lo stipendio resta pieno.
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Dunque, la prima volta che, per i Presidenti di Provincia si affronta la questione, è nel 2020.
Quando, con Determina dirigenziale 336 del 20 maggio – leggila qui integrale –
si assegna ad Occhi Buoni (d’ora in poi in forma breve, OO.BB.) lo stipendio pieno, anche perché è lo stesso interessato a dichiarare di non (dicesi: non) essere lavoratore dipendente.

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Poi arriviamo al 13 gennaio 2021, ed alla successiva Determina dirigenziale – eccola qui integrale –
con la quale si conferma lo stipendio pieno.
Nulla si dice più sulla posizione lavorativa del Presidente – Sindaco di Varallo, ma l’attribuzione (di nuovo) dello stipendio pieno potrebbe rendere lecito ritenere che la situazione fosse invariata. Perché (come l’art. 82 più sopra allegato dice), altrimenti, secondo gli esperti, andrebbe a chiare lettere detto qualcosa come: è lavoratore dipendente, ma ha chiesto l’aspettativa.
Nulla di tutto questo nell’atto che abbiamo visto, del gennaio 2021.
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il Dirigente Piero Gaetano Vantaggiato conferma lo stipendio pieno e nella nuova misura – cioè pari a quello attuale del Sindaco di Vercelli – ad OO.BB.
La determina dispone, inoltre, l’erogazione a conguaglio delle spettanze maturate.
Anche in questo Atto non si fa (più) alcun riferimento alla posizione lavorativa del Pubblico Amministratore, come se ci si trovasse di fronte ad un continuum con quella “cristallizzata” nell’Atto del 2020, si può ritenere non a caso adottato avendo cura di acquisire quella così importante dichiarazione dell’interessato.
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E adesso proviamo a metterci nei panni dello stesso Piero Gaetano, che è residente proprio a Varallo Sesia.
Quale non dev’essere stata la sua sorpresa leggendo il manifesto con quella qualifica: impiegato.
Come avrà reagito, anche, ma non solo, in quanto profondo conoscitore del Codice Civile?
Perché, i casi sono solo due o tre.
Il primo: OO.BB. dopo il 2020, ha trovato impiego, quindi è impiegato e si è messo in aspettativa, ma non risulta da nessuno degli Atti che lo riguardino.
Il secondo: è impiegato e non si è messo in aspettativa e, allora, non deve percepire lo stipendio pieno, ma dimezzato.
Il terzo: non è vero che è impiegato e, allora, questo è più che altro un problema dei cittadini di Varallo e dell’Architetto Pietro.
Chi vivrà, vedrà.
(*) Occhi Buoni è l’affettuoso nick name affibbiato dai numerosi estimatori ad Eraldo Botta, la cui bontà d’animo è nota ed in qualche modo attestata anche dallo sguardo, essendo peraltro sempre vero che gli occhi siano lo specchio dell’anima.
(Stefano Di Tano) – Comprensibile entusiasmo di tutta la Direzione della Associazione Commercianti di Vercelli per la rinnovata presenza della “Fattoria in Città” a Vercelli.
Qui tutto il programma della manifestazione, fino al 5 giugno.
Una tradizione molto gradita dai concittadini e dalle migliaia di visitatori che ogni anno giungono dai centri vicini, attirati dal clima ospitale del territorio, dalla facilità di percorrenza, e dalle numerose occasioni che l’iniziativa offre per divertirsi e gustare specialità gastronomiche e prodotti naturali del territorio.
Quest’anno, il servizio “Ristorazione” si è ampliato con molte offerte promozionali dei vari locali che hanno subito aderito alle proposte degli organizzatori, cioè l’intero staff dell’ASCOM, per realizzare un supporto turistico più completo.
Inaugurazione perfetta nella mattinata di oggi martedì 31 maggio, con la partecipazione delle Autorità Comunali con altri personaggi del mondo bancario, del volontariato, dell’associazionismo provinciale e regionale.

Il Saluto cordiale del Presidente Ascom, Angelo Santarella ha aperto la breve serie degli interventi di augurio degli ospiti e di compiacimento per la decisione di ampliare in modo significativo l’area di competenza e di esposizione della “Fattoria” che conserva tutte le caratteristiche tradizionali, qualificanti per genere, quantità e valore, come si conviene ad una manifestazione primaverile su un territorio a natura agricola e commerciale con grandi aspettative future.

I bambini….. Grandi protagonisti oggi, ma lo saranno certamente anche nei prossimi giorni quando tutta l’area cittadina disponibile sarà attiva e completa, con la visione di decine e decine di specie di animali, gli stand dei giochi e l’immancabile spettacolo dei falchi con i falconieri, una dimostrazione emozionante per tutti che si ripeterà sia al mattino che nel pomeriggio per tutta la settimana.
Già nel giorno di apertura, le “volate” dei falchi attreaverso le “gallerie umane dei bimbi” con le braccia unite, ha illuminato la scena e procurato tanto divertimento….

Non resta altro che invitare i nostri lettori a non dimenticare questo appuntamento che non rappresenta solo una semplice esposizione ma è un condensato di vita a contatto con la natura, Per la natura, un articolato evento da considerare come un segno di rispetto per l’ambiente e per le persone che lavorano per l’ambiente, per la produzione alimentare, per il tempo libero, per migliorare la Città dove tanto ancora si deve fare per renderla più moderna, più ordinata, più civile.
Fra i tanti ringraziamenti espressi dal Presidente Angelo Santarella, un pensiero è stato rivolto al comando dei Vigili Urbani di Vercelli, che hanno contribuito con grande efficienza a mettere la viabilità locale in accordo con le esigenze espositive ed i parcheggi. Molti gli sponsor che hanno contribuito a far fronte ai costi organizzativi nella speranza di ottenere per Vercelli un altro grande risultato di immagine e di efficienza.
(marilisa frison) – Interessante e significativa serata mercoledì 25 maggio 2022, dopo un momento conviviale in parrocchia con don Renato Sacco, alle 21 ci siamo trasferiti al Teatro Civico di Trino per la presentazione del libro di Papa Francesco “Contro la guerra”. Ma, proprio, per dare un aspetto positivo al messaggio l’appuntamento è stato intitolato “Il coraggio di costruire la pace”, che è in realtà il sottotitolo del libro di Papa Francesco.
A fare da moderatrice Marina Rasore, responsabile dell’Ufficio diocesano di pastore sociale, che ha presentato don Renato Sacco, tracciandone una biografia: “Don Renato Sacco è nato in provincia di Novara il 25 luglio 1955. Frequenta il seminario Diocesano a Novara e viene ordinato sacerdote il 20 ottobre 1979. Attualmente è parroco di alcune piccole parrocchie sul Lago d’Orta, in provincia di Verbania, diocesi di Novara. Fa parte della Commissione diocesana Giustizia e Pace e dal maggio scorso è Coordinatore Nazionale di Pax Christi.
E’ stato tra i primi preti obiettori alle spese militari, subendo anche qualche pignoramento e un processo penale, con assoluzione, il 4 giugno 1991, per aver invitato a non spendere soldi per le armi”.
Lui ha tenuto subito a precisare la sua innocenza con “assoluzione piena”.
Poi Marina, ha chiamato sul palco il parroco don Patrizio Maggioni, che è stato il vero e proprio promotore dell’iniziativa e fin dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina è stato un po’ la nostra coscienza critica. “Noi cristiani come ci poniamo di fronte a ciò che sta succedendo? Quale può essere la nostra risposta? Ecco, è in questa risposta di ricerca questa serata, è un tentativo di dare una risposta”.
E il Sindaco Daniele Pane, che ha inserito l’evento nel calendario del programma culturale dei “Sentieri della Conoscenza” e nei saluti ha ribadito l’importanza di “ascoltare” e ha proseguito “il messaggio di questa sera è quello di ascoltare anche l’opinione degli altri, anzi a maggior ragione se siamo in disaccordo è ancora più importante ascoltare l’opinione degli altri, perché ci può dare opportunità di confronto, anche se in questo caso non ci possono essere disaccordi sul tema della Pace, se non per chi ha degli interessi personali”.
Don Patrizio, inoltre, ha sottolineato l’inquietudine interiore che mette questa guerra e che l’indifferenza non deve fare la parte del leone.
Poi la parola viene data a don Renato, che possiamo ormai definire un “Vip”, per le sue costanti partecipazioni a programmi televisivi su “La7”, sempre in prima fila per la Pace e profondo conoscitore di scenari di guerra e di luoghi di tragedie e sofferenze nei quali è stato più volte.

“Ho partecipato alla marcia a Sarajevo nel dicembre 1992 con don Tonino Bello, ho seguito per Pax Christi diverse situazioni di guerra, in particolare in Iraq, dove dono stato molte volte, prima, durante e dopo la guerra. Continuo ad avere rapporti con la Chiesa Caldea, in particolare con l’attuale Patriarca Louis Sako. Ho seguito (anche per motivi geografici, ma non solo) fin dall’inizio tutta la ‘questione F35’, il nuovo aereo da guerra che viene realizzato a Cameri, in provincia di Novara”.
Tante le cose messe sul piatto dal nostro interlocutore.
Ci invita a non lasciarci accecare dalla retorica dalla quale siamo sommersi, a non lasciarci trascinare da una logica secondo la quale le armi sono l’unica soluzione.
Sottolinea “La cultura della pace deve essere però un lavoro portato avanti da tutti, non è qualcosa che si appalta a qualcuno magari chiedendosi semplicemente dove sono i pacifisti?
Ciascuno nel suo ambito invece deve operare perché le tematiche della pace, la cultura del dialogo e l’opposizione alla vendita delle armi e all’enorme business che dà vita alle tragedie come quella che stiamo vedendo anche in Ucraina diventino un impegno quotidiano. Su questo purtroppo però la politica, spesso anche la grande informazione e più in generale un sistema che non mette la sofferenza delle persone al centro dell’agenda, deve riflettere e cambiare davvero in profondità. Deve essere il Papa a citare la Costituzione mentre la politica trascura questo aspetto ed è incredibile – continua don Renato -. Ci troviamo in una situazione nella quale l’Italia dà il suo consenso alla vendita di armi all’Ucraina nel solco di una decisione comune da parte dell’Unione Europea, un passo che tradisce i valori che sono alla base stessa sia del nostro Paese ma anche della costruzione europea. – Viene allora spontanea la domanda: come rispondere allora alla richiesta di aiuto di un paese che denuncia l’invasione e che vuole difendersi? – Partiamo dal presupposto che Putin è il responsabile dell’aggressione, questo mi pare del tutto evidente, ma con le mosse che l’Europa sta compiendo si sta mettendo sullo stesso piano della spirale di violenza che non porta ad alcuna soluzione – replica don Sacco – Non si può uscire da questa soluzione fomentando uno scontro armato e riempiendo un paese di armi. Abbiamo già visto cosa succede se si imbocca questa strada. L’abbiamo visto nella guerra ‘per esportare la democrazia’ che abbiamo intrapreso in Iraq così come nello scenario dell’Afghanistan. Senza dimenticare trent’anni fa la tragedia di Sarajevo, le scene di una città sotto assedio per le bombe e le armi che anche noi in quel caso abbiamo dato per attaccare ci devono far ricordare dove ci porta la spirale della violenza. Dovremmo quindi riempire di armi anche i palestinesi o magari i curdi perché così pensiamo di sostenere una lotta per la pace e per le rivendicazioni degli oppressi? No, non è e non può essere la via da percorrere. Segnalo, ad esempio, che nella tragedia che stiamo vivendo in Ucraina non è stata l’Europa a promuovere un tavolo di dialogo tra Ucraina e Russia, dal continente non è partita nessuna iniziativa di questo tipo. -Incalza il sacerdote – Gli unici a ringraziare in questo scenario sono i produttori di armi, che, come capita sempre in situazioni del genere, fanno grandi affari. Noi che oggi piangiamo al fianco degli ucraini vediamo immagini di carri armati entrati nel loro paese, carri armati prodotti anche da aziende italiane e che abbiamo venduto ad esempio anche a Putin”
Non ha tralasciato l’ultima tragedia avvenuta in Texas a danno di bambini innocenti e due insegnanti, per aver permesso a un diciottenne di acquistare armi, sostenendo “a questo portano le armi, morte odio e violenza”.
Secondo conteggi portati a conoscenza da don Sacco l’Italia spende 40 mila euro al minuto per le armi, sodi che si potrebbero impiegare per cose più importanti tipo la sanità, visto che deve aspettare fino a gennaio 2023 per un esame all’anca.
Altro fatto portato alla luce con la tecnologia non si vedono più le persone in faccia, si uccide, si centra il bersaglio a 5000 km di distanza e viene a mancare il rimorso morale di aver ucciso, perché non vedendo, non ci si rende conto del male che si fa.
Quindi, Papa Francesco a gran voce in questo libro dice:
”La guerra è un sacrilegio, smettiamola di alimentarla! La pace è molto più della semplice assenza di guerra. La parola biblica shalom indica una condizione di pienezza di vita che la violenza distrugge e annienta alla radice”. Ed è proprio una riflessione radicale quella che Papa Francesco offre in queste pagine, nelle quali dispiega il suo insegnamento sulla necessità della fraternità e l’assurdità della guerra.
Pagine intrise della sofferenza delle vittime in Ucraina, dei volti di quanti hanno patito il conflitto in Iraq, delle vicende storiche di Hiroshima, fino all’eredità, purtroppo inascoltata, dei due conflitti mondiali del Novecento.
Francesco non fa sconti a nessuno e individua nella bramosia del potere, nelle relazioni internazionali dominate dalla forza militare, nell’ostentazione degli arsenali bellici le motivazioni profonde che stanno dietro alle guerre che ancora oggi insanguinano il pianeta.
Scontri che seminano morte, distruzione e rancori e che porteranno nuova morte e nuova distruzione, in una spirale cui solo la conversione dei cuori può porre fine.
Il dialogo come arte politica, la costruzione artigianale della pace, che parte dal cuore e si estende al mondo, il bando delle armi atomiche, il disarmo come scelta strategica sono le indicazioni concrete che Francesco ci affida affinché la pacificazione diventi realmente l’orizzonte condiviso su cui costruire il nostro futuro. Perché dalla guerra non può nascere nulla di veramente umano.
“Di fronte alla pazzia della guerra, continuiamo per favore a pregare ogni giorno il rosario per la pace e preghiamo per i responsabili della Nazioni perché non perdano il fiuto della gente che vuole la pace e sa bene che le armi non la portano mai” .
Tantissime le persone intervenute ad ascoltare don Sacco, erano presenti anche il Vice Sindaco Elisabetta Borgia, l’Assessore alla cultura Silvia Cottali e l’Assessore con deleghe alla sicurezza del territorio Alberto Mocca.
Don Sacco prima di congedarsi ha consigliato di acquistare e leggere il libro di Papa Francesco “Contro la guerra”.
(le foto del servizio sono pubblicate per g.c. di Alex Morandi)
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Si è tenuta ieri, sabato 21 ed oggi, domenica 22 maggio a Mede in Lomellina, l’annuale sessione del “Vertice nazionale antimafia 2022”, la più importante manifestazione promossa dalla Fondazione “Antonino Caponnetto”.
La scelta dell’Alta Lomellina è dovuta alla necessità di tenere alta la guardia anche in territori periferici, come ad esempio la provincia di Pavia.
La manifestazione, ormai tradizionalmente, è l’occasione per fare il punto sull’evoluzione del fenomeno mafioso e sulle iniziative per contrastarlo.
Ma è anche circostanza propizia per attribuire riconoscimenti a personalità dell’Amministrazione della Giustizia, delle Forze dell’Ordine, non meno che operatori dell’Informazione, politici ed Amministratori Pubblici che si siano distinti nei rispettivi settori per combattere il fenomeno mafioso.
Ieri, sabato, la giornata è stata dedicata anche ad un approfondimento – anch’esso un appuntamento molto atteso – proprio sulle più recenti azioni antimafia.

Il titolo del dibattito pubblico parla da sé di un tema quanto mai attuale:
“Criminalità organizzata 4.0: dalla corruzione al riciclaggio, le mani sporche sul Pnrr”.
Con introduzione di Salvatore Calleri.
Tra i destinatari dei “Premi della Legalità” spicca il Procuratore della Repubblica di Vercelli, Pier Luigi Pianta.
Premiata anche Jaqueline Monica Magi, Consigliere di Corte d’Appello di Torino.

Significativa anche l’attribuzione del premio ad un’altra personalità piemontese, questa volta espressione della società civile, Sergio Rosso,

Presidente degli Asili Notturni, benemerita istituzione assistenziale di Torino, che molti conoscono in tutto il Piemonte.
Non è la prima volta che lo diciamo e bisogna ripeterlo con convinzione: soprattutto, grazie.
Grazie a chi ha voluto tenere viva la tradizione del Carnevale anche se “fuori stagione”.

Perché, se ci si lascia demoralizzare dalle circostanze avverse (e nei due anni trascorsi non ci è mancato nulla, da questo punto di vista), tante cose che meritano di restare nell’orizzonte, soprattutto dei bambini rischiano di spegnersi.

Grazie, dunque, alle maschere, ai gruppi, ai Rioni, ai paesi che si sono uniti a Vercelli, al Comitato Manifestazioni vercellese perché hanno voluto e reso possibile questa sfilata (qui la prima gallery ed un breve filmato): la prima della storia con 30 gradi all’ombra.

E anche questo è un modo per giustificare un ricordo che potrà essere nel patrimonio di ciascuno.
Oggi, sabato 21, la prima sfilata nel tardo pomeriggio e poi fino a sera e, domani, domenica 22, si replica all’orario solito (primo pomeriggio) nel circuito Piazza Paietta – Viale Garibaldi – Piazza Roma – Viale Garibaldi.
Buon divertimento a tutti.
Molti i pensieri che si affastellano, al termine della Liturgia nel corso della quale, sabato 14 maggio scorso, Suor Agata dell’Epifania ha pronunciato i voti perpetui, entrando pienamente a far parte dell’Ordine Carmelitano, cui il Signore l’aveva già chiamata, affidandola ad un lungo percorso di formazione.

Una celebrazione eucaristica semplice e, ad un tempo, solenne, coinvolgente fino ad essere, a tratti, commovente, come il nostro filmato e la gallery che corredano il testo in questa pagina crediamo riusciranno a trasmettere.

Crediamo, così, non sia fuori luogo (ma certo, meglio ascoltare, qui riproposta integralmente, l’omelia di Mons. Roberto Farinella, Vescovo di Biella, che ha presieduto la S.Messa nella Cattedrale di Santo Stefano) riepilogare ogni pensiero al messaggio che la Parola ha offerto.

Letture – quelle della Liturgia del giorno – che sono parse provvidenzialmente coincidenti con l’appuntamento della vita, al quale Sr. Agata dell’Epifania si è così a lungo ed intensamente preparata.
Soprattutto la prima Lettura, che riprende un “quadro” particolarmente eloquente del grande affresco ecclesiologico e pastorale preparato per noi con gli Atti degli Apostoli: la vocazione di San Mattia.
Ma, non meno esigente la fulminante verità che irrompe nella vita di ciascuno che si consegna alla sequela piena dell’Agnello:”Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”.
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Qualche parola che aiuti a ripercorrere una celebrazione che il filmato, evidentemente, non può riproporre per intero, nelle due ora in cui si è snodata, che, tuttavia, sono sembrate volare.
Alcuni momenti cruciali, dunque.
Dapprima, le “interrogazioni”.
Al termine dell’omelia, il Vescovo domanda a Sr.Agata se è disposta a consacrarsi a Dio, vivendo la carità del Vangelo, seguendo la Regola e le Costituzioni dell’Ordine Carmelitano.
“Sì, lo voglio” è la risposta.

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Si procede, quindi, alla solenne consacrazione della Professa.
Sr. Agata si inginocchia di fronte al Vescovo, il quale pronuncia la preghiera di benedizione.
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Di grande significato simbolico la successiva consegna dei simboli: la Regola (il testo) dell’Ordine del Carmelo; poi la cintura, simbolo della castità.
Quindi la Liturgia delle Ore, per lodare il Signore ogni giorno della vita.
Il Santo Rosario, per meditare, insieme a Maria, donna della contemplazione, i misteri della vita di Gesù.
Infine, la Lampada, luce del cammino consacrato. “Mantienila accesa – dice il Vascovo – perché lo Sposo, trovandoti pronta, ti introduca al banchetto delle Nozze eterne.
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Terminata la consegna dei simboli, Sr. Agata ha ricevuto la ratifica dell’appartenenza all’Ordine Carmelitano da Sr. Valentina, Priora del Monastero di Carpineto Romano, da cui è gemmato quello di Biella.
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Particolarmente coinvolgente, all’offertorio, il canto in lingua swahili, “Beba mikononi”, che in breve si rivela richiamo irresistibile alla partecipazione per tanti dei presenti ed, in particolare, per alcune Consorelle appartenenti ad altre Congregazioni ed originarie della Tanzania, che hanno partecipato a questo momento di alta e gioiosa spiritualità.
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In conclusione, un grazie alle Sorelle del Monastero Mater Carmeli di Biella, che i nostri Lettori conoscono bene perché ogni domenica assicurano il commento alle Letture della Liturgia e durante l’anno accolgono tanti vercellesi, che ormai guardano alla loro comunità orante come un prezioso punto di riferimento spirituale.
Si incomincia da Varallo Sesia dove, appunto anche ad occhio nudo, si nota un’assenza tra i candidati della lista che sostiene Pietro Bondetti.
Come mai non c’è Carlo Stragiotti?
Il vuoto si nota.
Un passo indietro.
Programmatico ed, a suo modo, escatologico, se guardiamo ai fatti di oggi, il nome della sua lista “Amicizia è progresso”.
E’ predicato verbale, non congiunzione.
Insomma, l’amicizia invera, integra, si identifica con il progresso: non vi è progresso reale e duraturo, se non sostenuto da sentimenti di umana fraternità.
Poi venne il 2017 e la fusione (inevitabile, anche a causa delle difficoltà economiche che il nuovo Sindaco aveva ereditato) per incorporazione di Sabbia nel più grande e vicino Comune di Varallo Sesia.
Bene.
Sicchè uno avrebbe potuto dire: figuriamoci se l’Eraldo non accoglierà nella lista di candidati di Varallo 2022 proprio l’ex Sindaco di Sabbia ante fusione.
Invece, no.
E l’amicizia?
E il progresso?
E uno potrebbe anche stentare a credere: ma no, figurati, dai…
Come potrebbe l’Eraldo fare un torto del genere a Carlo?

L’Eraldo è buono, si vede anche dagli occhi: ha gli occhi buoni.
Sarà …
La notizia si è rapidamente diffusa tra i Lavoratori: il Dirigente Massimo Trecate non lavora più in Asm Vercelli spa.
Da più di un mese risultava assente dalla propria “base” storica, lo stabilimento di Via Asigliano.
Nei mesi scorsi Iren spa l’aveva nominato nel Consiglio di Amministrazione della stessa Asm Vercelli spa.
All’inizio di questa settimana la notizia: il rapporto di lavoro tra Trecate e l’Azienda è risolto.
Da Corso Palestro, per ora, nessuna indicazione sulla successione.
Uscite dai Comuni con le mani in alto!
Sembra essere questo il messaggio che il Comitato “NON conFONDIAMOCI” manda ai due Sindaci (uno ancora in carica, l’altro lo è di fatto, Vicario delegato praticamente a tutto) Pino Rizzi e Daniele Baglione.
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Ma andiamo con ordine.
Prima ancora, però, il testo integrale del comunicato che, a botta “tiepida” hanno diramato.
Diciamo “tiepida” e non “calda” perché è stato ponderato per una buona mezza giornata.
Sicchè è chiaro quello che pensano:
“Prendiamo atto con soddisfazione dell’esito referendario circa la fusione tra i Comuni di Lenta e Gattinara, dove la prevalenza schiacciante dei NO impedirà la cancellazione dei due Comuni così come sono sempre esistiti.
Lenta continuerà la sua storia e anche Gattinara potrà progredire liberamente nel futuro.
La visione miope del duo Pino e Daniele (Sindaci Rizzi e Baglione) è naufragata clamorosamente sotto il giudizio popolare.
La loro visione del futuro non corrisponde a quella della gente, un grande bagno di umiltà che li riporta con i piedi per terra a leccarsi le ferite.
Per chi come loro, ha investito tutto in questa sciagurata e non voluta fusione, l’unico passo ancora possibile sono le
dimissioni di entrambi.
Non interessa che ruolo in questo momento ricoprano, ma interessa il fatto che si facciano da parte.
Vedremo se avranno il coraggio di assumersi le responsabilità per aver portato e diffuso un clima di astio e tensione nei rispettivi paesi.
Il futuro ha un’altra strada e un’altra visuale.
Noi abbiamo cambiato la visione del futuro.
La sconfitta al referendum ha una risonanza regionale, la nostra vicenda è seguita da tutte le forze politiche e dagli organi istituzionali ad ogni livello.
I tempi per una modifica sostanziale della Legge Regionale che regola le fusioni sono maturi.
La modifica di tale norma è già in itinere e ci auguriamo che tutte le forze politiche regionali la possano condividere, in modo da garantire sempre il rispetto della volontà popolare.
Per ciò che ci riguarda restiamo in attesa della decisione finale regionale che ponga termine alla nostra vicenda.
Abbiamo piena fiducia negli organi istituzionali regionali, che da tempo ci hanno dimostrato la loro vicinanza.
NON conFONDIAMOCI”
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***
Dunque, Pino e Daniele “a casa”.
Pacifico che non aderiranno all’invito.
Semmai ci fosse bisogno di un indizio in tal senso, la diretta Facebook che ieri, lunedì, il Vice Sindaco di Gattinara ha diffuso
– reperibile cliccando questo link
offre piuttosto l’idea di una protervia che nulla pare concedere all’insegnamento dei fatti: e, del resto, dare torto ai fatti è sempre un rifugio consolatorio, tanto più se ci si ripara entro i confini del rassicurante “metaverso” di Facebook.
Se si ha la pazienza di rivedere il comizietto di Baglione rivolto ai suoi followers, si intuisce o, almeno, si può ipotizzare un’interpretazione: il referendum è andato come è andato perché sono passati due anni da quando l’iniziativa è partita.
Poi viene introdotto l’argomento – che richiama quelle merende a base di cavoli – di una querela mossa da non si capisce chi e poi archiviata: insomma, si è sfiorato l’eroismo.
Nulla lascia trapelare la minima resipiscenza: sarebbero arrivati 11 milioni di euro!
Insomma, un altro brutto scherzo dello specchio fatato di Facebook.
Un’ informazione “placebo” come nemmeno nell’immagine riflessa in quello della regina Grimilde che, almeno una volta, ebbe il coraggio di dire il vero.
Daniele Baglione pare essere la prima vittima di se stesso.
Prima si persuase che sarebbe stato possibile sacrificare due Comuni con una decisione (quella assunta due anni fa dal Consiglio Comunale di Gattinara) che prevalse per un solo voto.
Sarebbe bastato questo.
Nemmeno Matteo Renzi osò tanto con il referendum Costituzionale.
Allora il popolo gli diede torto con una maggioranza, nelle urne, del 60 per cento.
Ma la stessa maggioranza (60 per cento contro 40 per cento) aveva invece confortato la decisione delle Camere, quando il Parlamento approvò le proposte di modifiche costituzionali da sottoporre, appunto, al giudizio referendario popolare.
Il popolo confutò, così, la decisione di un Parlamento, che tuttavia fu capace di un’ampia maggioranza.
Qui la decisione in Consiglio Comunale di Gattinara, sulla proposta di fusione, è passata per un voto: sette contro sei Consiglieri.
Non interessa qui andare a vedere di chi fosse quel voto in più che fece prevalere l’idea balzana della fusione.
Basta e avanza, peraltro, il Tuel (il Testo unico degli Enti Locali).
Il fatto è che una decisione epocale come quella di cancellare dalla realtà amministrativa di un territorio due Enti Locali, appunto, territoriali (e se così si chiamano, qualcosa vorrà pur dire), se prende le mosse con numeri già “tirati” e salti mortali successivi per “imporre”, invece che “proporre”, rischia, appunto, di avere la strada segnata.
***
Questa esperienza, almeno secondo il Comitato, ha messo in luce non soltanto un modo di rapportarsi con la prospettiva istituzionale, ma l’illusione di credere che la verità possa essere sacrificata alla velleità.
Una vicenda persino inquietante per come il tentativo di calpestare storia e futuro di una comunità, sia stato verosimilmente concepito con lo scopo ulteriore di permettere una nuova candidatura a Sindaco del “nuovo” Comune.
Anche in ordine a quest’ultimo particolare, pare essersi tentato di sovrapporre una realtà apparente alla verità vera.
Non ci sarebbe stata, infatti, nessuna “fusione” tra Gattinara e Lenta.
Se l’idea fosse stata approvata, si sarebbe, al più, trattato di una “incorporazione” del Comune minore in quello maggiore: al di là delle parole, Gattinara sarebbe rimasta, Lenta no.
Basterebbe questo particolare, peraltro “confessato” nel “progetto” di fusione: se è vero che i nomi sono la conseguenza delle cose, come si sarebbe chiamato il “nuovo” Comune?
Forse “Gattinara con Lenta”?
Forse in un modo del tutto diverso, come è successo, ad esempio, per “Alto Sermenza”, oppure per “Valdilana”?
No, si sarebbe chiamato sempre “Gattinara”.
E arvedzi: non si sarebbe dovuto nemmeno sostituire il cartello in uscita dalla città, alla Madonna di Rado.
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La differenza tra le due cose?
Molto semplice: se si fa una “fusione”, ciò che ne deriva è un Comune nuovo, che prima non c’era (ad esempio, come detto, Valdilana) e, così, un Sindaco che abbia già fatto due mandati può candidarsi di nuovo, perché nuovo è il Comune.
Se, invece, si parla di “incorporazione”, allora il Comune principale resta quello di sempre, così come la regola del doppio mandato: resta anch’essa e non ne è permesso un terzo.
Varallo Sesia ha, sempre per esemplificare, non certo per dare giudizi di valore, incorporato Sabbia e, dopo, non si è di nuovo votato per eleggere il nuovo Sindaco.
Ma la cosa più imbarazzante è che tutto ciò sia stato “venduto” (si sia tentato di vendere) come un’opportunità, quella di incamerare, nel tempo, i contributi erariali previsti per queste operazioni.
Che sarebbero serviti non già a sanare il passivo di bilancio della (attuale) Gattinara, ma a ridurre le tasse dei cittadini.
Insomma: una giulebbe.
Nessuno ha spiegato mai, peraltro, perché la vagheggiata fusione non sia stata – ad esempio – progettata tra Gattinara e Lozzolo che, quanto meno, da un punto di vista dell’appartenenza ad una medesima enclave territoriale, si sarebbe presentata come ipotesi con un capo ed una coda.
Forse perché (sia concesso celiare) non si sarebbe più potuto “mandare a quel paese” qualcuno avvalendosi della pittoresca locuzione (ricordata anche dal Gibellino): “Va a stè Losciu!”.
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L’istanza centrale del comunicato di “NON conFONDIAMOCI” però, sembra ancora un’altra.
La responsabilità più grande che i vincitori del referendum addebitano ai perdenti è che, in questi due anni di litigi, si è fomentato un clima di contrapposizione e divisione nelle due comunità.
Sacrificando la concordia e l’armonia sociale ad una bufala.
Di nuovo, su Facebook si è dato il peggio.
Che forse è arrivato non tanto dalle “televendite” di Daniele Baglione (talvolta accompagnato da Rizzi, seduto lì a mo’ di spalla), ma da qualche cortigiano.
Che, con il passare del tempo, si concede sempre di più nel tentativo goffo di porre in ridicolo gli avversari.
Finchè, forse il più sfigatto
di tutti, scivola sulla sua stessa bile, paragonando coloro che sono contrari alla fusione ai protagonisti della saga di Tolkien, il Signore degli anelli.
Male gliene incoglie.
Leggendo l’articolo qui linkato, non si tarderà a capire perché.
Ma è proprio quella riunione di cui si parla nell’ articolo appena sopra richiamato, quell’incontro alla palestra di Lenta, che pone gli osservatori di fronte ad una realtà a suo modo confortante.
Se è vero – come insegnavano gli antichi Maestri – che la politica sempre nasca da ciò che politico non è, allora c’è speranza.
I fatti dicono, a saperli osservare, che, sulla scena politica di una parte rilevante della provincia di Vercelli, si è affacciata, in quella occasione, una nuova figura che in futuro potrà avere un ruolo importante.
A Lenta si è udito l’appassionato ed intelligente discorso di una Signora, mai (che si sappia) prima d’ora impegnata nel ruolo essenziale e distintivo del politico: capire, interpretare e rappresentare le istanze della gente.
Capire. Interpretare. Rappresentare.
Fedelmente, con verità.
Sono in molti a sperare che questa Signora possa continuare.
Si chiama Maria Grazia Bellomo ed in questo video con cui vi lasciamo, c’è tutto il suo intervento: le parole di una persona colta e intelligente, che ama il proprio territorio, la propria gente.
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Da lei molti politici di professione potrebbero trarre elementi per riflettere.
I leghisti, prima di tutti: sono essi stessi vittime dell’avventura di Baglione, che li ha trascinati verso una sconfitta memorabile, assolutamente estranea alla Lega stessa.
Tanti ricordano i big provinciali, dall’On. Paolo Tiramani fino ad Eraldo Botta, arrivati a Lenta, nell’ottobre 2020 (leggi qui), per sostenere, nel corso di un’assemblea disertata da molti, l’idea della fusione.

Oggi sono sconfitti anche loro.
Poi, l’ineffabile On.le Andrea Delmastro, di Fratelli d’Italia che, in questi due anni, non una sillaba ha proferito, nonostante in molti, soprattutto a Lenta, sperassero in un suo intervento, per difendere l’autonomia del territorio.
Forse non gli ha giovato la comune radice lozzolese, né la consonante militanza politica con il Sindaco del piccolo centro alle porte di Gattinara, Roberto Sella.
Che è parso, anche in occasioni pubbliche, il più baglioniano di tutti (leggi qui):
solo che è troppo comodo fare il fuso con il Comune degli altri.
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Ora che accadrà?
La Regione potrà prendere atto del risultato della consultazione referendaria di domenica.
E il sistema politico potrà riflettere sui fatti di questi ultimi due anni; in alternativa, i politici potranno comportarsi come sembra vogliano fare Pino e Daniele: dando torto ai fatti.




















































































