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In occasione delle imminenti festività pasquali, ieri 2 aprile 2026, i Carabinieri della Stazione di Crevacuore hanno fatto visita agli ospiti della locale Casa di Riposo.

Un incontro semplice ma carico di significato, volto a portare un sorriso agli anziani e a testimoniare la costante presenza dell’Arma sul territorio, non solo come presidio di legalità, ma anche come punto di riferimento umano e sociale.

Durante la visita, i militari hanno trascorso del tempo con i residenti della struttura, scambiando auguri e parole di conforto.

L’iniziativa ha voluto ribadire il legame profondo che unisce l’Arma alle fasce più fragili della popolazione, sottolineando l’importanza dell’ascolto e della prossimità.

Un pensiero per chi lavora oltre alla vicinanza agli ospiti, i Carabinieri hanno voluto rivolgere un ringraziamento speciale al personale della struttura.

Come segno di stima per l’impegno quotidiano è stata donata una colomba pasquale agli addetti che il giorno di Pasqua saranno regolarmente in servizio, garantendo assistenza e cure agli anziani anche durante le festività.

Questo piccolo gesto vuole essere un segno di profonda gratitudine per chi lavora instancabilmente al servizio dei nostri anziani, ancor più nei giorni di festa – hanno commentato i rappresentanti della Stazione -. La nostra divisa è al servizio della comunità in ogni sua forma, e la solidarietà verso chi soffre o chi si prende cura degli altri è parte integrante della nostra missione”.

L’incontro si è concluso in un clima di grande commozione e gratitudine, confermando come la sinergia tra istituzioni e realtà assistenziali locali sia fondamentale per alimentare quel senso di comunità che rende il territorio più unito e sicuro.

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Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca
Ivrea e Canavese, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

I precedenti articoli che ci hanno accompagnato dal Mercoledì delle Ceneri lungo questa Quaresima 2026, fino al Triduo, sono raggiungibili a questi link:

Il Mercoledì delle Ceneri

Quaresima – Pensieri in compagnia della “Dilexi te” di Papa Leone XIV

L’Egitto nella Storia della Salvezza: un messaggio rivolto anche agli uomini e donne di oggi –

Giovedì Santo – “Vi ho dato un esempio” –

***

Dal libro del profeta Isaìa

Is 52,13-53,12

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 30 (31)

  1. Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele. R.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare. R.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. R.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore. R.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 4,14-165,7-9

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

Vangelo

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni
Gv 18,1-19,42

Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».
Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa.

E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF.SSA ELISABETTA ACIDE

Siamo in quei  Canti del Servo del Signore  (prima lettura) di cui il profeta Isaia definisce: “il mio servo”, probabilmente composti dopo l’esilio di Israele a Babilonia, la cui “identificazione” ha interessato ampiamente la letteratura ed esegesi religiosa biblica e la critica.

Popolo o personaggio specifico… lasciamo aperta la questione, sicuramente  l’interpretazione  del testo verso l’idea di un “Messia sofferente” e la “lettura cristiana” con l’identificazione di quel “servo sofferente” con Gesù di Nazaret, offrono una “illuminazione” al mistero della sofferenza e della morte di Cristo in croce.

Penso sia importante porre l’attenzione sul “modo” utilizzato sa Dio per “salvare” il “servo sofferente”:

Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.

Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo,si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli”.

Scalini di agonia e di risurrezioni… il salmo ci racconta la sofferenza e il tessuto della difficoltà, un uomo che racconta il “tu a Dio”, dove sei? Hai dimenticato?

Mi rifuggono… sono come un coccio da gettare, un morto…  La vita è dialogo con il Dio vivente, con l’apertura alla speranza, apertura al messia.

Un vissuto nei salmi, che si esprime in questo Salmo 30/31 dal lamento all’abbandono in Dio, fiducia in Colui che ha “nelle sue mani i miei giorni”, in chi fa splendere il suo volto e salva per la sua misericordia.

Gesù ha vissuto sulle strade della Palestina, le sofferenze, le incomprensioni, i dolori, il disprezzo… ma nella sua croce si rivela e ci rivela la Volontà di Dio e la sua Identità.

“Quell’uomo era veramente il Figlio di Dio”.

Il “servo” è il Figlio di Dio.

E quel servo, sulla croce, guarderà… affiderà, consegnerà…

Oltre la cena … gli “amici” escono … oltre il Cedron, ad est della città, verso il Getsemani dove era fuggito il re Davide, quando suo figlio Assalonne prese il potere in città (2Sam 15,23).

Il ricordo di questo re è plausibile, poiché nel racconto della passione si parla anche della regalità di Gesù.

Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli.…

San Giovanni lo sa bene, vi si è recato tante volte con Gesù nella sua permanenza a Gerusalemme … e lo sa anche Giuda … anche lui vi si recava con il maestro. Sa dove trovarlo … e non va da solo …

“Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi.” 

Arriva Giuda, forse con una coorte (forze dell’ordine romane di stanza in Palestina al tempo di Gesù), un drappello piuttosto numeroso di uomini. Gesù è solo di fronte ai suoi nemici.

Non si sottrae, domanda: “Chi cercate?”

La narrazione del Vangelo di Giovanni è un continuum… le domande di Gesù si susseguono.

Aveva domandato: “Che cosa cercate?” ora dice “Chi cercate?” e si presenta: “Sono io!”.

“Io sono”.

Se cercate me, eccomi.

Ditemi chi cercate…

Gesù il Nazareo”.

Ed ancora:  “Sono io”.

Il nome di Dio.

Lo stesso rivelato a Mosè e raccontato nel libro dell’Esodo (Es 3,14) che san Giovanni aveva già enunciato (Gv 8,58).

E quelli indietreggiarono e caddero a terra.

Dio si rivela e questo non può lasciare indifferente l’uomo.

Davanti a Dio l’uomo “indietreggia” e “cade”…

Ancora… chi cercate ?…

E si “consegna”.

Senza violenza… solo… affronterà con mitezza…senza spada…

Dovrà “bere il calice”…

Nella Sacra Scrittura il calice è il simbolo della sofferenza, ma è anche segno di condivisione. E Gesù è pronto… in comunione con il Padre.

Arrestato.

La notte si fa movimentata, concitata, processo, domande, interrogatori, affermazioni, negazioni, rinnegamenti…

Con mitezza.

Anna, Caifa, Pilato…

Le accuse si intessono, si intensificano, occorrono testimoni concordanti… come fare?

E Gesù è posto di fronte all’uomo.

Lo portarono dalla casa di Caifa… al pretorio…

Arriva Pilato.

Uomo e Dio: uno di fronte all’altro…

Chi sei o Dio?

Pilato di cui si è tanto detto e scritto.

Un procuratore tanto discusso… un uomo a cui è chiesto di “giudicare” Dio.

Un uomo di potere nelle cui mani è posta la “vita” di Dio.

Che accusa portate…” Pilato vuole giudicare… lo vuole fare diremo noi, con “consapevolezza”, se usassimo il linguaggio giuridico diremmo: “vuole arrivare alla verità dei fatti”, meglio “vuole arrivare alla verità dimostrabile” (quella verità processuale che garantirebbe ciò che posso dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio) e dunque, potremmo dire, ammirevole Pilato.

Giovanni Evangelista ci tratteggia bene questo “colloquio-processo”, ci fornisce la descrizione di questa “scena” che vede fronteggiati due uomini, domande e risposte, affermazioni e silenzi…

Un andirivieni da quel pretorio che segna l’inquietudine di quel procuratore, la sua insicurezza mascherata dalla fama di uomo terribile e intransigente in quella provincia romana che tanto gli aveva procurato guai.

Un uomo che “entra ed esce” dalla casa, dal pretorio in quell’alba che il mondo non scorderà più.

Esce verso i rappresentanti del Sinedrio, rientra, lo fa chiamare, lo interroga, esce nuovamente verso i Giudei, lo fa prendere e flagellare… esce di nuovo e parla, lo conduce a loro, vuole consegnarlo… ha paura…

Interroga ancora, non è soddisfatto, la sua inquietudine cresce, come quei suoi passi frenetici, quasi una “urgenza” che non si placa, quella “via di uscita” che il “potere” non trova… un uomo “braccato” dalle sue stesse autorità, un uomo che si inquieta davanti a quell’uomo che capisce non essere solo “uomo”.

E una domanda…

“Che cosa è verità?”

Se leggiamo il testo greco comprendiamo l’importanza di quella domanda.

Ironica, sprezzante, rafforzata dall’assenza di quell’articolo: “la”.

Verità “τ στιν λθεια; “che cos’è verità”.

Cerca di “negare” la nozione stessa di verità, il procuratore, sa perfettamente di non poter ribattere all’asserzione di Gesù, la mette “in dubbio”, la “nega”.

La ricerca affannosa di quella verità che impegna l’uomo a “svelare” ciò che è “latente” “λθεια” (alétheia).

Quella verità “a-létheia che non può rimanere nascosta, che si mostra, si impone per  l’autorevolezza e credibilità:

io sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare la verità. Chiunque appartiene alla verità ascolta la mia voce”.

“Io sono… e sono nato…”

Il Dio Incarnato non porta “verità qualsiasi”, “E’ Verità”.

Rimarrà nella sua convinzione Pilato, la sua verità “qualsiasi”… e con questa convinzione “esce”…

Se ne va… riprende il suo andirivieni…

A Pilato non importa, non interessa la verità… riprende la sua vita, cercherà altre verità. Quella Verità che è di fronte a lui, non è “interessane”, non è “conveniente”.

Entra ed esce… avrebbe la “possibilità della verità”, della “giustizia”.

Entra ed esce… tormentato e pauroso…

In lui risuona quel “desiderio” di “sapere”, quale verità?: “dunque tu sei re?”

Gesù è “re di Verità”, Incarnato per  “annientare” la menzogna del tentatore,sono il “Re della Verità di Dio” per l’uomo, da sempre e per sempre.

Pilato lo sa che Gesù è innocente… lo dirà… “…sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì…Ecco l’uomo!” ma sceglierà la menzogna… “Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso”.

Trascurabile… come quell’articolo determinativo non pronunciato che segna il distacco tra il potere da lui rappresentato e la proposta rivelata: Dio è venuto nel mondo per la salvezza.

La Verità è la rivelazione dei “disegni di Dio”, a Pilato non interessa, gli bastano i suoi “disegni” umani.

La parola della Verità, ci dice l’evangelista Giovanni in momenti diversi del suo scritto, è Gesù stesso, Parola   e “mezzo” verso un fine, verso la Verità e la vita.

Via e  via verso il Padre.

Via e Verità, Verbo che porta Dio.

Allora forse la domanda non è che cosa è verità, ma come “essere dalla verità”, cioè  vivere secondo la rivelazione di verità che Gesù è venuto a portare.

La pagina del Vangelo drammatica che si conclude sul Golgota, reca in sé il “riassunto” di tutto il Vangelo: Gesù è luce del mondo, Verità, Parola, Via al Padre, centro e il cuore della rivelazione, accesso alla vita e alla salvezza.

Verità che rende l’uomo libero.

Verità “testimoniata” da Cristo sulla croce.

 

Posted in Pagine di Fede, Vercelli Oggi

Nella mattinata di ieri, primo aprile 2026, i Carabinieri della locale Compagnia e Stazione hanno consegnato presso la Biblioteca Civica di Cossato alcuni volumi di altissimo valore storico ed editoriale, prodotti dalla Redazione della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri.

Alla cerimonia di consegna hanno presenziato il Sindaco di Cossato, Enrico Moggio, e la Direttrice della Biblioteca, Dott.ssa Antonella Iacono. La donazione è stata formalizzata dal Comandante della Compagnia Carabinieri di Cossato, Capitano Matteo Ettore Grasso, unitamente al Comandante della locale Stazione Carabinieri, Luogotenente Quirino D’Onofrio.

Si tratta dei due nuovi Numeri Speciali della rivista istituzionale, focalizzati su uno dei periodi più complessi e drammatici della storia nazionale: “I Carabinieri del 1944”.

La donazione comprende due fascicoli monografici che approfondiscono l’opera dei militari dell’Arma durante il secondo conflitto mondiale:

I Carabinieri del 1944 – Il Regno d’Italia”: un’analisi del ruolo dell’Arma nel contesto istituzionale del Sud Italia e della ricostruzione.

I Carabinieri del 1944 – Le Resistenze al regime collaborazionista”: una ricostruzione documentata dell’opposizione dei Carabinieri all’occupazione e al collaborazionismo, a difesa della popolazione e dei valori democratici.

L’iniziativa, promossa a livello nazionale dal Comando Generale, mira a rendere accessibile al grande pubblico, ai ricercatori e agli studenti una storiografia accurata e spesso inedita.

La scelta della Biblioteca Civica di Cossato risponde proprio alla volontà di inserire questi testi in circuiti di consultazione aperti a tutti, affinché il sacrificio e l’impegno dei Carabinieri del 1944 rimangano patrimonio comune della cittadinanza.

Raccontare il 1944 significa onorare chi ci ha preceduto in momenti di estrema difficoltà – commentano dal Comando dell’Arma -. Affidare questi studi alla principale istituzione culturale di Cossato è il nostro modo per contribuire alla crescita della consapevolezza storica della nostra comunità”.

Questa iniziativa editoriale, curata dalla Redazione della Rassegna dell’Arma, sottolinea l’impegno costante dell’Istituzione nella salvaguardia della memoria storica nazionale e nel rafforzamento del legame con il territorio.

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Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca

Una storia a lieto fine che unisce il senso civico di un cittadino biellese alla prontezza dei Carabinieri di Biella, permettendo a una turista straniera di recuperare non solo un prezioso dispositivo tecnologico, ma soprattutto i ricordi di un viaggio speciale.

I fatti hanno inizio lungo uno dei sentieri che conducono al Santuario di Oropa.

Un uomo di Gaglianico, classe 1965, durante un’escursione ha notato un iPhone di ultimissima generazione smarrito lungo il percorso.

Senza alcuna esitazione, l’uomo ha raccolto il telefono e si è presentato presso la Stazione dei Carabinieri di Biella per consegnarlo ai militari.

Il dispositivo, protetto da un codice PIN, risultava inizialmente inaccessibile.

Tuttavia, l’esperienza di un Brigadiere in servizio ha permesso di superare l’ostacolo.

Il militare, consapevole delle funzioni di sicurezza dei moderni smartphone, ha utilizzato la funzione di chiamata d’emergenza accessibile anche a schermo bloccato.

Tra i contatti di emergenza impostati dalla proprietaria, è apparso un numero con prefisso internazionale britannico (+44).

Al tentativo di chiamata ha risposto una segreteria telefonica automatica in lingua inglese.

Non dandosi per vinti, i Carabinieri hanno deciso di lasciare un messaggio vocale in inglese, spiegando che il telefono era stato ritrovato e si trovava al sicuro in caserma a Biella.

Dopo poche ore, la svolta: alla caserma di via Rosselli è giunta la telefonata della madre della proprietaria.

La donna ha spiegato che lei e la figlia (una cittadina inglese 29 enne) si trovavano nel biellese proprio per percorrere il suggestivo “Cammino di Oropa”.

Nel pomeriggio, la proprietaria si è presentata visibilmente emozionata presso gli uffici della Stazione.

La donna ha espresso profonda gratitudine sia verso il cittadino di Gaglianico per l’onestà dimostrata, sia verso i Carabinieri per l’ingegno e la cortesia.

La sua preoccupazione più grande, ha spiegato, non era il valore materiale del telefono, quanto la perdita delle numerose fotografie e dei dati del viaggio non ancora salvati in “cloud”.

Il cellulare è tornato nelle mani della legittima proprietaria, permettendo alle due turiste di proseguire il loro cammino con un ricordo ancora più bello dell’ospitalità e dell’efficienza italiana.

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Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca

Al via domani i lavori di messa in sicurezza del ponte del Canale Cavour sul fiume Dora Baltea al confine tra i Comuni di Verolengo (TO) e Saluggia (VC), dove in questi giorni sono in corso le operazioni di preparazione del cantiere e le verifiche dei funzionari della Città Metropolitana di Torino per la tutela della fauna ittica, necessarie prima dell’avvio dei lavori.

L’intervento di messa in sicurezza del ponte ottocentesco è finanziato dalla Regione Piemonte con 350 mila euro.

Lo scorso 12 marzo l’AIPo, Agenzia interregionale per il Fiume Po, aveva segnalato la sussistenza di condizioni di criticità sulla soglia di fondo alveo nella zona compresa tra la sesta e la nona
arcata del ponte a partire dalla sinistra idraulica.

A fronte di questa segnalazione la Regione Piemonte è prontamente intervenuta con sopralluoghi a cui hanno partecipato il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, i tecnici della Direzione regionale Opere Pubbliche e dell’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia per condividere la tipologia di intervento
necessario alla messa in sicurezza.

L’intervento prevede il ripristino urgente delle opere idrauliche e del tratto più ammalorato della soglia con il riempimento delle buche erosive presenti al di sotto della settima campata del ponte canale.
Non appena ricevuta la segnalazione da parte di Aipo, siamo immediatamente intervenuti con un sopralluogo tecnico che ho voluto eseguire personalmente insieme ai tecnici e all’associazione Ovest Sesia. Abbiamo individuato e messo a disposizione le risorse per far partire i lavori nel più breve tempo possibile. Oggi manteniamo l’impegno e mettiamo in sicurezza un’opera del nostro Piemonte, che è un patrimonio di tutti e che proprio quest’anno compie 160 anni e che è fondamentale per le tante aziende agricole del nostro territorio”, dichiara il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come la Regione Piemonte operi con tempestività e in stretta sinergia con gli enti coinvolti per garantire la sicurezza del territorio. Parliamo di un’infrastruttura storica e strategica, la cui funzionalità è essenziale non solo sotto il profilo idraulico, ma anche per il sistema agricolo locale. La messa in sicurezza del ponte canale Cavour dimostra ancora una volta l’attenzione costante alla prevenzione e alla manutenzione, perché intervenire prima che le criticità si aggravino significa tutelare comunità, attività produttive e patrimonio infrastrutturale”, aggiunge l’assessore alle Opere pubbliche Marco Gabusi.

Grazie al presidente Cirio e alla Regione Piemonte, sempre pronti a intervenire durante le situazioni di emergenza e dissesti idrogeologici, non lasciando gli enti soli ad affrontare i costi del ripristino delle somme urgenze. Una Regione, insomma, mamma e non matrigna con i Comuni, soprattutto quelli più piccoli”, sottolinea il presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino.

Ringraziamo la Regione Piemonte che ha prontamente stanziato la somma necessaria all’avvio dei lavori di somma urgenza, la cui realizzazione è in capo alle associazioni Ovest Sesia ed Est Sesia”, aggiunge il presidente di Ovest Sesia Stefano Bondesan.

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Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca

Dal 10 al 19 luglio Varallo tornerà a essere il cuore pulsante dell’estate valsesiana: la cinquantesima edizione dell’Alpàa è stata confermata, grazie all’intervento delle istituzioni, in primis Regione Piemonte, Provincia di Vercelli, Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte e Unione Montana Valsesia, intervenute a sostegno dell’iniziativa.

«Siamo soddisfatti che sia stato raggiunto il risultato più importante: dare continuità a questo evento, così significativo per il territorio, non solo Vercellese, ma dell’intero Alto Piemonte» è il commento del presidente della Camera di Commercio Angelo Santarella -. L’amministrazione camerale ha deciso in modo unanime di intervenire tempestivamente, offrendo un contributo concreto per superare una fase di criticità e rendere possibile l’edizione numero cinquanta dell’Alpàa. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che la manifestazione rappresenta un elemento di attrattività del territorio e di dinamicità per le nostre imprese» sottolinea Santarella. «Con questo intervento la Camera di Commercio non si limita a garantire un supporto economico, ma rinnova un patto di fiducia verso un sistema territoriale capace di fare fronte comune, nel momento del bisogno, per tutelare le proprie risorse. E l’intesa raggiunta dimostra che quando gli obiettivi sono condivisi si trovano soluzioni anche alle sfide più complesse».

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Redazione di Vercelli

Posted in Eventi e Fiere

In occasione del fine settimana pasquale, da sabato 4 a lunedì 6 aprile 2026, il Castello del Monferrato e il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi saranno regolarmente aperti al pubblico, offrendo ai cittadini e ai visitatori l’opportunità di fruire del patrimonio culturale cittadino anche durante le festività.

Nel dettaglio, il Castello del Monferrato, con le mostre attualmente in corso, sarà visitabile nelle giornate di sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 aprile, con orario mattutino dalle 10,00 alle 13,00 e pomeridiano dalle 15,00 alle 19,00.

Analogamente, il Museo Civico e Gipsoteca Bistolfi garantirà l’apertura nelle stesse giornate (sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 aprile) dalle ore 10,30 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 18,30, consentendo al pubblico di accedere alle collezioni permanenti e agli spazi espositivi e alla mostra temporanea, recentemente inaugurata, “Qui si fa l’Italia.

L’immagine dell’eroe da Bistolfi a Baroni” per la quale è anche prevista una visita guidata specifica il giorno di Pasqua alle ore 16,00.

Inoltre, in concomitanza con le vacanze scolastiche, la mostra “Attilio. Il Castello dei bambini”, allestita nel Salone Marescalchi del Castello del Monferrato, amplia le aperture a partire da mercoledì 1 aprile per concluderle martedì 7 aprile, con orario di visita dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,00 alle 19,00.

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Redazione di Vercelli

Posted in Cultura e Spettacolo
Ivrea e Canavese, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

I precedenti articoli che ci hanno accompagnato dal Mercoledì delle Ceneri lungo questa Quaresima 2026 sono raggiungibili a questi link:

Il Mercoledì delle Ceneri

Quaresima – Pensieri in compagnia della “Dilexi te” di Papa Leone XIV

L’Egitto nella Storia della Salvezza: un messaggio rivolto anche agli uomini e donne di oggi –

***

Dal libro dell’Èsodo
Es 12,1-8.11-14

In quei giorni, il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto:«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.

Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Salmo Responsoriale
Dal Sal 115

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. R.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. R.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. R.

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi

1Cor 11,23–26

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,1-15

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF.SSA ELISABETTA ACIDE

Indicazioni precise per la celebrazione della Pasqua (prima lettura); Dio “ordina”: maschio, nato nell’anno, senza difetti… uno per famiglia, o al massimo da “condividere” rispetto al numero delle persone in famiglia.

Giorno, mese, ora (il 10 del mese di Nisan)…tutto ordinato ed eseguito.

Un “tempo” che prepara: scelto l’agnello con gran cura come vittima sacrificale, occorreva conservatolo fino al 14 di Nisan, prima che sia mangiato quando “allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco”.

“Istruzioni”.

Sono le indicazioni della salvezza per il popolo.

Indicazione per quella pesach che significa “passare oltre”, “tralasciare”.

Quella narrazione così fondamentale contenuta nei capitoli dal12 al 14 del libro dell’Esodo che, liberazione dall’Egitto, ha al suo interno due “riti”:  immolazione dell’ agnello e pane azzimo.

Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!”.

Dio “curatore” della festa, si occupa di ristorazione, outfit, tempistiche, accessori, cottura degli alimenti e loro abbinamenti da vero somellier…

Una serie di “prescrizioni rituali”, precise, attente, guidate, rigorose…

Dio premuroso… porte “segnate” con quel sangue…

Cena consumata in fretta, in procinto di partire, si prepara al “passaggio”, al “salto”, all’ attraversamento in quella zona dei Laghi Amari, verso il Mar dei giunchi…

Dio passa e colpisce… ma il “segno” preserverà.

Rituale e memoriale di salvezza da quella terra.

Celebrazione di generazione in generazione:

”Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”.

Memoriale della liberazione.

E dopo a Gerusalemme, in un’altra Pasqua risuona quel “fate questo in memoria di me” (seconda lettura), Paolo nella lettera ai Corinzi ricorda quel nuovo “comando” di Gesù: perpetrate nel tempo.

Trasmissione di ciò che ha ricevuto, in quella notte in cui “il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito”.

“Fate questo…”:

Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” .

Mangiare e bere…ogni volta…annunciare ed aspettare.

La “memoria” che non è solo “ricordo”, che fa “immergere” in Lui.

Se nella Pasqua dell’Esodo Dio “passa” e libera, nella Pasqua di Gesù, “passa e torna”:

“Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.

Passa per la “promessa”  Dio (Antico Testamento) e “fa passare” il popolo, ora Gesù, “passa” per amore (Cristo).

E in quella cena, Gesù “rinnova” ed “inaugura”.

Siede a tavola… celebra la Pasqua.

Anche lui segue quelle prescrizioni… “di generazione in generazione”… ma ad un certo punto quell’Amore non può essere trattenuto: quei “fianchi cinti” sono l’annuncio non di passi ma di un gesto d’amore.

Venuto da Dio, torna a Lui, ma prima ha ancora “qualcosa da fare”, ha ancora “qualcosa da insegnare”… andrà a “preparare quel posto” : passa il Signore e passeranno con lui nella grazia.

E allora in quella “Pasqua dei giudei”, Cristo celebra un’altra Pasqua.

La Pasqua di Gesù.

La Pasqua dell’amore fino alla fine.

La Pasqua di acqua  e di sangue.

San Giovanni ci racconta un “passaggio” nell’acqua… non quella del “Mar Rosso”, ma l’acqua del “servizio”.

Ci sorprende l’evangelista con questo racconto unico e particolare, con questi versetti che narrano con una descrizione accurata non un gesto, ma una “Pasqua”.

Il diavolo ha già “posto nel cuore” di Giuda la decisione definitiva… e la Pasqua ha il suo avvio e il suo “inizio” è un gesto di amore.

Gesù sa, eppure non si dispera, non si sottrae; in quel Cenacolo sa che da ora la Pasqua sarà  il compimento del disegno del Padre.

L’ora è giunta, tutto è nelle sue mani.

Inizia il suo “viaggio” d’amore fatto di gesti che avrà la sua conclusione in quelle braccia d’Amore da dove era venuto.

L’evangelista descrive… non tralascia nulla… la sequenza è corretta… non sono “ordini”, il protagonista è Gesù.

Una minuziosa descrizione, ci appare come quelle “scene” a rallentatore, così nitide e precise da restare impresse nella memoria:

si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare…”

Azioni concrete.

San Giovanni usa sei verbi: si alzò, depose, prese, lo cinse, versò, cominciò a lavare.

Una sequenza precisa.

La volontà di servire.

La volontà di amare.

“Depose” ecco il verbo.

Sappiamo che l’abbigliamento dei giudei (e Gesù lo era), prevedeva il mantello sopra la veste, dunque, dobbiamo pensare che Gesù si “tolse” proprio il mantello.

Forse Giovanni ha usato così tanta precisione linguistica per aiutarci ed accompagnarci con quei gesti di Gesù, a comprendere.

Si “toglie”, per compiere quel gesto, la sua “natura umana” che aveva assunto “facendosi carne”: san Giovanni forse, ci accompagna a comprendere e ci annuncia la morte che avverrà dopo poche ore.

Il dono della vita per amore.

Tornerà al Padre, ma prima deve “passare” attraverso il dolore e la morte.

E dopo aver “deposto” il suo mantello, si “cinge” i fianchi con un asciugamano.

Quel “dono” della vita è “servizio”.

Un Dio chinato ai piedi del mondo e dell’uomo.

Un Dio che lava i piedi.

Un Dio che “accoglie” ed “ospita” (ricordiamo che proprio il gesto della lavanda dei piedi che compivano i servi, era riservato agli ospiti che giungevano a casa, ai pellegrini o a chi era in procinto di mettersi a tavola).

Un Dio che “sta in basso”, ai piedi dell’uomo.

Ha già “cenato” Gesù, non avrebbe motivo di “lavare i piedi”, eppure quei sette verbi ci raccontano l’intenzionalità del messaggio di Gesù: sono qui per Amore, prima di “compiere” la mia Pasqua voglio ancora parlarvi di amore, dimostrarvi il mio amore affinchè anche voi impariate ad amare.

Il “servizio” fino alla fine.

Non ci sarà più bisogno di “togliere” il grembiule… il “volto di Dio” sarà quello di un Dio-che-serve, perché l’amore non si “toglie”, rimane per sempre.

Indosserà il mantello, lo toglieranno i soldati, lo spoglieranno, lo appenderanno ad una croce, lo insulteranno…ma quel “grembiule” sarà sempre lì a ricordarci il suo Amore.

Un Dio che “serve”.

Un Dio che serve e non “si serve” della sua potenza.

Dio che serve e non si “fa servire”.

Rimango sempre colpita da questo brano dell’evangelista Giovanni, più che dalla “reazione” assolutamente “umana” di Pietro.

Anche noi forse, ci saremmo indignati… difficile comprendere…l’ora per capire non era ancora “giunta” per l’uomo.

Essere lavati per lavare…

Chinarsi.

Il Signore che lava i piedi insegna la carità.

Quante volte ancora siamo sordi e ciechi al maestro “chinato” ai nostri piedi…

Amati per amare.

Lavati per lavare.

Difficile anche per noi… siamo “lavati” eppure ancora facciamo fatica ad essere discepoli.

Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,15): passa forse un po’ inosservato questo versetto, eppure racchiude la “logica” di quel gesto e di quei verbi.

Un “lascito” per ogni persona: vi ho dato un esempio, affinchè anche voi sappiate alzarvi, depositare, prendere, cingere, versare, lavare, chinarvi.

Anche voi “facciate”, anche voi “amiate”.

Posted in Pagine di Fede, Vercelli Oggi

Prenderà il via lunedì 13 aprile, da via Marilla Rigazio, il nuovo piano di asfaltature che interesserà diverse strade cittadine. Obiettivo: migliorare la sicurezza.

Gli interventi riguarderanno:

Via Marilla Rigazio (area retrostante il supermercato Bennet) con l’estensione dei lavori anche in via don Secondo Pollo

Via Viotti

Via Borgogna, in prossimità del museo

Viale Garibaldi

Tratti di via Gioberti

Particolare attenzione sarà poi dedicata a via Prarolo (rione Cappuccini).

«In questo caso – interviene l’assessore alla Viabilità, Paolo Campominosi sono in corso verifiche per individuare i soggetti a cui spetteranno gli interventi perché l’attuale, difficile situazione è figlia di mancati ripristini dopo lavori precedentemente svolti». L’assessore anticipa che «insieme agli uffici competenti siamo già al lavoro per definire il secondo step di interventi in altre strade della città. Non appena possibile forniremo tempestive comunicazioni ai cittadini».

Nelle prossime settimane inizierà il programma di ASM e riguarderà:

tangenziale Ovest (fronte JYSK) dal 20 aprile

via Baracca dal 23 aprile

Via Restano dal 2 maggio

Strada Cascina Lavino dal 22 giugno

Via Benadir dall’1 luglio

Via Libia dal 6 luglio

Via Rodi dal 9 luglio

Via Assab/Sirtica dal 14 settembre

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Redazione di Vercelli

Posted in Enti Locali

Si è tenuta lo scorso 26 marzo, presso la sede di Viale Matteotti 17, l’Assemblea Annuale dell’Associazione Biellese Volontariato (ABV).

Un appuntamento carico di emozione, che ha unito il bilancio delle attività svolte alla celebrazione di un compleanno speciale: i 40 anni dalla fondazione, avvenuta il 20 marzo 1986.

La Presidente Rita Di Braccio, in apertura dei lavori, ha voluto dedicare un momento al ricordo di figure chiave che hanno segnato la storia del sodalizio: il segretario storico Luigi Prina Mello e Cesare Bocca, Presidente dal 2018 al 2020.

Passando all’analisi del contesto attuale, la Presidente ha delineato le sfide di un panorama sociale complesso, dove la missione di ABV si conferma essenziale. Oltre ai numeri, il focus resta sull’aspetto umano: il volontariato ABV non è solo un supporto logistico, ma un presidio contro l’isolamento.

Tra i traguardi più significativi dell’ultimo anno spicca l’acquisto di un nuovo mezzo attrezzato. Il veicolo, dotato di pedana elettrica e sedile anteriore destro automatizzato, è stato scelto specificamente per facilitare il trasporto di persone disabili e fragili.

Il nostro impegno non è solo ‘chilometrico’, ma profondamente umano – ha sottolineato Rita Di Braccio -. Ogni trasporto deve trasformarsi in un momento di ascolto. Il nostro obiettivo è ridurre quel senso di solitudine che, troppo spesso, accompagna la malattia e la fragilità”.

L’intervento si è concluso con una riflessione sui quattro decenni di attività dell’Associazione.

Un traguardo che la Presidente ha riassunto come un “impatto concreto sulla comunità”, fatto di:

Migliaia di vite incrociate con professionalità e dedizione;

Migliaia di volontari che hanno onorato la divisa associativa;

Innumerevoli ore spese tra le corsie dell’Ospedale e sulle strade del territorio;

Infiniti sorrisi donati e ricevuti.

Questa è stata ed è l’ABV, e continuerà ad esserlo – ha chiosato la Presidente -. Da 40 anni scriviamo lo stesso, bellissimo capitolo: quello del dono”.

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