Mese: Aprile 2026
Al fine di consentire il corretto e sicuro svolgimento delle attività di scavo per l’implementazione delle linee elettriche interrate in Argine Malpensata, da mercoledì 8 aprile 2026 fino a martedì 28 aprile 2026, nella fascia oraria compresa tra le ore 8,00 e le ore 17,00, sarà istituito il divieto di transito in Argine Malpensata dall’incrocio con Via Boves fino all’altezza di Viale San Martino.
Nel contempo sarà istituito il divieto di sosta con rimozione forzata su entrambi i lati in Argine Malpensata, nel tratto compreso tra il civico numero 5 e Viale San Martino.
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Redazione di Vercelli
Che cos’è la bellezza?
La domanda ha impegnato filosofi e pensatori di tutti i tempi e la risposta che dà la Sacra Scrittura sussume ogni significato ulteriore nell’unica e originale, persuasiva ricerca di senso: “E Dio vide che ogni cosa era Tov”; che ogni cosa era “buona e bella.
Ci piace partire da qui, non certo per un’agiografia provinciale di quanto la parrocchia di Sant’Anna in Borgo Revel ha saputo, anche quest’anno, preparare.
Però non sarebbe nemmeno del tutto giusto limitarsi alla semplice condivisione di sentimenti ed emozioni, pure anch’essi belli e incoraggianti, che restano dopo avere visto il musical “Giubileo Experience”, portato in scena al teatro Anglini di Crescentino lo scorso 1 aprile.
Qualche indizio di tante iridescenze del “bello” e “buono” offerti anche come esempio di vita comunitaria è necessario.
Partiamo proprio da qui.
Per tanti mesi un gruppo di parrocchiani laici, con la regìa (e sceneggiatura) di Elisabetta Acide, ha trascorso tanto tempo insieme per un obbiettivo comune: mettere a disposizione del paese ed ora anche a Crescentino una cosa bella e ben fatta.
Realizzata con fantasia, impegno, cura del particolare: sono tutte cose che rivelano in primo luogo il rispetto per i destinatari dell’opera e poi l’amore per la propria comunità.
Poi, questa serata è stata una serata vissuta in una comunità che vive il contesto sociale più ampio e ad esso si apre come una possibilità credibile, una proposta.
Una proposta – è bene ricordare – fondata sull’ascolto e sullo studio della Parola di Dio.
Bella, poi, la fantasia messa in campo anche per la parte più squisitamente artistica: bravi davvero tutti, che si sono messi in gioco senza (o forse superando) qualche timidezza.
L’applauso a scena aperta che ha onorato l’omaggio a Gino Paoli con la canzone “Il cielo in una stanza” ha detto più di molte parole.
Abbiamo più che volentieri messo a repertorio questo video di ben oltre un’ora che, insieme alla gallery, permette un incontro abbastanza significativo con il musical.
Si diceva di un progetto già “esportato”: da Borgo Revel, infatti, la prima replica a Crescentino presso il teatro “Cinico Angelini” anche perché ci sono luoghi (il Chivassese è tra questi, ma non è il solo) capaci di dare vita ad una intensa e feconda osmosi pastorale tra Diocesi, sociale tra province e territori: i confini si rivelano componenti di una rete che unisce, non muri che dividono.
Sempre che si sia docili all’azione dello Spirito e animati da una sincera e costruttiva volontà di incontro.
Da Borgo Revel in “avanscoperta” a Crescentino, dunque.
La presenza in sala del Sindaco Vittorio Ferrero con gli Assessori Dassano Antonella, Angela Rossi, Pezza Giuseppe testimonia quanto l’Amministrazione abbia compreso e condiviso questa desiderata e vissuta unità tra territori e comunità
Due parole, infine, sulla trama e sul “cast”, rimandando al video che, in oltre un’ora di filmato, comunica quanto questa esperienza sia stata…”Tov”.
***
Anno 2024-2025: a Roma Papa Francesco indice il Giubileo della Speranza, proseguirà con da Papa Leone XIV.
In cielo il “Primo Papa” Pietro, accompagnato dalla donna Samaritana, è incuriosito dalla terra, dilaniata dalla guerra, da violenza, da sopraffazione… pare abbia smarrito il “senso del messaggio di Cristo”.
Da “lassù” hanno una visione retrospettiva del mondo… Eppure… che cosa non ha funzionato?
Il messaggio appariva chiaro… E intanto in un piccolo paese, anche gli uomini si interrogano… Si stava meglio “prima”?… Che cosa faremo?
Che cosa sarà il futuro che oscilla tra mondo reale e mondo virtuale, tra violenza e guerre, tra la “legge del più forte” e il bisogno di certezze.
Ma il mondo vive una speranza: il Giubileo ci ricorda i passi, la liberazione, la vista ai ciechi, la libertà agli oppressi… Per il mondo ancora la speranza è l’ “alba di un giorno nuovo”.
E siamo già pronti a preparare il Giubileo straordinario del 2033, nel 2000° anniversario della Redenzione.
Ecco ora i personaggi in ordine di comparsa:
Coro e solisti: Barbara Raso, Sabrina Raso, Roberta Cernoia, Antonella Bordonaro, Sveva Manzi,, Livia Santa, Maria Chiara Acide, Stefania Casa, Marinella Daniele, Elisabetta Acide, Maurizio Durante, Barbara Bonelli, Paolo Bresso, Lorella Durante, Silvano Zanlorenzi, don Valerio D’Amico, Adriano Matta.
Pietro: Loris Salassa
Samaritana: Stefania Casa
Marieta: Santa Livia
Pirulin: Maurizio Durante
Narratori: Barbara Bonelli, Maria Teresa Vercellotti
Zaccheo e Adriano Celentano: Silvano Zanlorenzi
Donne al voto e Donne vittime di violenza: Marinella Daniele, Roberta Cernoia, Lorella Durante, Sveva Manzi
Con le donne: voci di Elisa Tunnera – testo , musica e voce Adriano Matta
Influencer e Gigliola Cinquetti: Lorella Durante
Hellen e Alice Kessler: Barabara Raso, Sabrina Raso
Gianni Morandi: Maurizio Durante
Angela Brambati: Maria Chiara Acide
Raffaella Carrà: Roberta Cernoia
Domenico Modugno , Gino Paoli, Marco Mengoni: Adriano Matta.
Bambini: Beatrice Rinaldi, Matteo Cara , Roberta Forneris, Paradiso Annarita
Monologo – Presentatrice: Eliana Matta.
Presentatore: Cascina Ezio.
Monologo – Orietta Berti – Caterina Caselli – Ornella Vanoni – Santa Marta di Betania: Elisabetta Acide
San Paolo e Massimo Ranieri: don Valerio D’Amico
Giovanni Paolo II e Angelo Sotgiu: Paolo Bresso
Immagini proiettate – scenografia : acquerelli e disegni: Acide Elisabetta – Eliana Matta- Osvaldo Alberti
Dietro le quinte- Luci, suoni, artisti fuori scena, proiezioni, mixer: Angelo Frassati, Gian Antonio Ginipro, Pier Paolo Saluzzo, Marina Gianni, Nina Azzori Tunnera e associazione il Prajet.
(martina acotto – mirella nigra) – Anche quest’anno nella parrocchia di Tonengo (guidata, come quelle di Villareggia e Mazzè dal Parroco Don Alberto Carlevato) si è svolta la sacra rappresentazione della Passione del Signore, che conta la partecipazione di oltre 50 figuranti che interpretano i vari personaggi del racconto della Passione: Gesù, i discepoli, Pilato e la moglie Claudia, i soldati, la Madonna e le Marie, Simone di Cirene, la Veronica e le donne di Gerusalemme.
Particolare interpretazione per la figura del diavolo che esprimeva il male assoluto e personificato nei colori della morte.
Questa è un’antica tradizione che già negli anni Sessanta del secolo scorso si svolgeva a Tonengo ed è stata ripresa dal 2019 e in questi anni si è sempre più ampliato il gruppo dei figuranti, nonché l’introduzione da un paio d’anni di un impianto audio e luci.
Questa rappresentazione, che è la preghiera della Via Crucis, si è svolta in chiesa e si è conclusa con la processione al cimitero con la statua del Cristo morto.
Grazie al coro parrocchiale, al gruppo “Cui suta al ciuchè” e ai volontari della parrocchia di Tonengo .
Grave incidente nel tardo pomeriggio di ieri, domenica 5 aprile, lungo la Strada Provinciale 229.
Un’auto con a bordo due persone si è ribaltata e nell’impatto una di loro è deceduta.
L’allarme è stato lanciato alle 18.56.
Sul posto sono giunti i Vigili del Fuoco per le operazioni di messa in sicurezza dell’area e le Forze dell’Ordine per gli accertamenti delle cause del sinistro.
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Redazione di Vercelli
I precedenti articoli che ci hanno accompagnato dal Mercoledì delle Ceneri lungo questa Quaresima 2026, fino al Triduo ed oggi alla Santa Pasqua, sono raggiungibili a questi link:
Quaresima – Pensieri in compagnia della “Dilexi te” di Papa Leone XIV
L’Egitto nella Storia della Salvezza: un messaggio rivolto anche agli uomini e donne di oggi –
Giovedì Santo – “Vi ho dato un esempio” –
Venerdì Santo – “Che cos’è la verità?” –
La Processione delle Macchine 2026 nel segno di una preghiera corale ed accorata per la pace –
***
At 10, 34. 37-43
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».
Sal. 117
RIT: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
RIT: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
RIT: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
RIT: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
Col 3, 1-4
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
SEQUENZA
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.
«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».
Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.
Gv 20, 1-9
Dal Vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
***
UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA
La Chiesa nasce correndo!
(At 10,34.37-43; Sal 117; Col3,1-4; Gv 20,1-9)
Maria di Magdala, probabilmente dopo una notte insonne, si reca al sepolcro di buon mattino, quando ancora è buio, ma la luce è ormai vicina, metafora di quanto sta per accadere. Maria cammina mentre il buio l’accompagna fuori e dentro il cuore. Ha perduto il suo maestro, colui che amandola senza giudicarla le aveva dato una nuova vita, la possibilità di amare tanto, con intensità, con passione, mettendo questa energia nella direzione giusta, dell’unico amore degno di questo nome. Ora, ancora sostenuta dall’amore, per prima si reca al sepolcro, senza temere di incontrare le guardie o altri che possano farle del male a causa del Maestro. I discepoli, invece, sono barricati in casa per timore dei Giudei (Gv 20,19); solo quando Maddalena correrà da loro per annunciare che Gesù è stato portato via, vincendo la paura, Pietro e Giovanni, correranno insieme per raggiungere il sepolcro. Il vuoto che Gesù ha lasciato con la sua morte diventa ancora più profondo con l’assenza del suo corpo. Il sepolcro vuoto non è immediatamente una buona notizia e viene interpretato come un ulteriore sfregio fatto a Gesù e ai suoi seguaci: “hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Ecco la conclusione di Maria e delle altre donne che dopo essere state fedeli a Gesù fino a sotto la croce, desiderano piangerlo vicine al suo corpo. Il primo istinto della Maddalena è avvisare i discepoli, chiamare aiuto. La venuta di Pietro e Giovanni al sepolcro, desta in loro grande stupore al vedere le bende e il sudario posate all’interno della grotta, il sepolcro nuovo donato da Giuseppe di Arimatea, per deporvi Gesù. Se si fosse trattato di un atto di trafugamento non sarebbero certo rimaste le bende per terra afflosciate e prive del corpo di Gesù; nessun ladro avrebbe tolto le bende e il sudario che avvolgevano il morto per poi portarlo via. Giovanni, più giovane di Pietro, corre e arriva per primo al sepolcro, ma non entra, aspetta e lascia a Pietro la precedenza riconoscendo il primato che Gesù gli aveva assegnato dopo la sua professione di fede a Cesarea: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (cf Mt 16,13-20). La roccia è la professione di fede di Pietro, non l’infallibilità della sua persona, che al contrario mostra, anche a nostro conforto, la fragilità propria della natura umana. La Chiesa che muove in queste corse i suoi primi passi, si mostra come un’esperienza condivisa di fede e di amore, chiamata a comprendere la Scrittura che Gesù doveva risorgere dai morti. Questa comprensione che appartiene all’intelligenza della fede, apre anche a noi ogni giorno, l’esperienza dell’incontro con il Dio vivente, esperienza che ha attraversato i secoli e ancora annuncia che l’Amore ha vinto la morte. Sì, ripetiamo con gioia nell’intimo del cuore e nelle pagine della storia, soprattutto mentre il buio scende a turbare e a combattere la Luce, che Cristo nostra speranza muore ancora sopra ogni nostra croce, ma ancora risorge e dona la vita per sempre!
Le Sorelle Carmelitane
Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza
Cari Lettori,
nel rivolgere un caro augurio di Buona Pasqua a voi ed alle vostre famiglie, vi salutiamo fino a lunedì nel tardo pomeriggio, quando riprenderemo gli aggiornamenti di VercelliOggi.it.
Un paio di giorni di riposo, come speriamo possiate prendervi tutti, per trascorrere in serenità questa festa con le persone che amate.
Saremo sempre reperibili per urgenze o gravi fatti di cronaca al numero unico (anche Whatsapp)
335 8457447.
Le caselle mail
info@vercellioggi.it e info@piemonteoggi.it
saranno scaricate regolarmente.
Ancora tanti auguri e grazie per l’amicizia con cui ci seguite.
L’azione liturgica del Venerdì Santo, quella Processione delle Macchine di Vercelli, che dal 2011 è stata riconosciuta dal Ministero del Turismo come Patrimonio d’Italia per la Tradizione, è sempre un momento capace di unire la comunità.
Simbolo eloquente di questa azione comune, che attinge la propria forma attuale dall’esperienza del 1759, è la decisione di “unire le forze” tra le Confraternite vercellesi per dare vita ad un’iniziativa “unitaria”, secondo la lungimirante visione dell’Arcivescovo Alessandro d’Angennes: siamo nel 1833.
Tra poco, saranno dunque 200 anni.
E’ però, almeno da alcuni decenni che questo appuntamento, vissuto con fede dalla città, sempre partecipe (anche ieri sera, 3 aprile, il popolo di Dio era veramente numeroso) e attenta, è l’occasione per ascoltare la parola dell’Arcivescovo sull’ora della Storia che siamo chiamati a vivere: talvolta della nostra Storia di piccola Chiesa particolare, talaltra, invece, lo sguardo spazia sull’intera vicenda umana.
I momenti sono due, uno all’inizio dell’azione liturgica ed uno alla fine, prima della benedizione.
Il video che proponiamo a corredo di questo servizio, insieme alla gallery, li riprende entrambi integralmente ed il Lettore potrà ascoltare ciò che il Presule ha voluto comunicarci in questo 2026.
Ebbene, da quando è con noi e guida la Chiesa eusebiana, le riflessioni di Mons. Marco Arnolfo non sono mai parse convenzionali, tantomeno scontate.
Ma in questo 2026 – se è permesso un pensiero personale – ha colpito più di altre volte quella che è sembrata una sorta di macerazione interiore, di dolore profondo, quasi somatizzato, per la drammatica crisi che si consuma sui vari teatri bellici causa di sofferenza, morte, distruzione.
Le osservazioni prendono le mosse – a tutta prima – da un pensiero rivolto a quella “navicella” sulla quale quattro astronauti viaggiano alla volta della luna.
Le immagini più belle che inviano – dice l’Arcivescovo – non sono ancora, tuttavia, quelle dello spazio, del nostro satellite.
Sono quelle della Terra, come si vede da lassù: e subito una prima verità.
Questo mondo potrebbe essere un Paradiso terrestre.
Certo, il progresso scientifico ha debellato tante malattie, si potrebbe produrre cibo per tutti – anche per quel miliardo di esseri umani che ogni giorno non ha nulla da mangiare – le possibilità di assicurare ai giovani opportunità di formazione ci sono, fino a qualche tempo fa impensabili.
Invece riusciamo a dissipare tutto questo, tornando a distribuire lutti, disperazione, distruzione, distraendo le risorse che potrebbero servire per la crescita armoniosa e rispettosa del Creato per produrre armi sempre più micidiali.
Allora, forse, tra quelle di tutte le Confraternite, la “macchina” che quest’anno più pare ispirare i pensieri e la preghiera, è proprio quella dell’ “Ecce homo”.
Torna alla mente lo stupore dell’Autore che al Salmo 8 non riesce a darsi una spiegazione plausibile di quel contrasto:
“che cosa è l’uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell’uomo perché te ne curi?
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi”.
Cos’è l’uomo?
E’ quello che ci viene presentato con algida e cinica, forse persino politicamente corretta, presa d’atto di ciò che è stato compiuto: ”Ecce homo”?
E’ l’uomo che ogni giorno, anche tra noi, nel nostro tempo e forse persino entro l’orizzonte delle nostre vite, è umiliato, ridotto a cosa, reso strumento di volontà altre?
Un uomo meno uomo.
Eppure ogni uomo è fatto “poco meno di un angelo”.
Ma sarebbero queste, i conflitti in corso in questo tempo, la gloria e l’onore pensate per lui, perché ne fosse addirittura “coronato”?
Una contraddizione che rimane aperta, che elude il nostro dominio, eppure esige il nostro contributo.
La contraddizione, poi, si arrenderà quando il Mistero si illuminerà della sua propria luce.
Ed è questa visione escatologia, persuasiva e persino “razionale” che basta per riconoscere la nostra minorità e consegnarci al Mistero, con il Salmista:
”O Signore, quanto è grande il tuo nome su tutta la Terra”.
Assonanze echeggiate udendo la catechesi di ieri, dettata dall’Arcivescovo di Vercelli Mons. Marco Arnolfo, al termine della Processione delle Macchine, in questo 2026 ancora pervaso dalla pena per la ferita, l’oltraggio, inflitti all’umanità da quella “guerra mondiale a pezzi”, come la chiamò Papa Francesco nel 2014.
Con gesto profetico che ha interpretato il pensiero di tutti, l’Arcivescovo ha voluto affidare la speranza proprio alla Croce, baciandone la reliquia.
Infine, non si potrebbero concludere queste note senza ricordare come la complessa “macchina” organizzativa abbia funzionato alla perfezione e come la liturgia sia stata animata – con unanime apprezzamento – dalla Cappella musicale del Duomo di Vercelli, diretta dal Maestro Mons. Denis Silano.
Ora lasciamo i nostri Lettori con il filmato, la gallery ed un caro augurio di Buona Pasqua.
I precedenti articoli che ci hanno accompagnato dal Mercoledì delle Ceneri lungo questa Quaresima 2026, fino al Triduo, sono raggiungibili a questi link:
Quaresima – Pensieri in compagnia della “Dilexi te” di Papa Leone XIV
L’Egitto nella Storia della Salvezza: un messaggio rivolto anche agli uomini e donne di oggi –
Giovedì Santo – “Vi ho dato un esempio” –
Venerdì Santo – “Che cos’è la verità?” –
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UN PENSIERO SUL SABATO SANTO, A CURA DELLA PROF.SSA ELISABETTA ACIDE
Solo silenzio?
Lo hanno tirato giù dalla croce.
Troppo tardi per una sepoltura.
Solo un lenzuolo di tela di lino tessuto a spina di pesce come da indicazioni: senza cuciture.
Un syndon per avvolgere il corpo del morto.
Nessuna “sepoltura”… non c’è tempo.
Solo una tomba nuova, “prestata”.
Ci sarà tempo per lavare il corpo.
Quel corpo percosso, crocifisso, sanguinante… aloe e mirra… torneremo…
Ora è il tempo delle lacrime e del silenzio.
Giuseppe di Arimatea ha potuto solo fare questo… non ha potuto “salvarlo”… il Sinedrio ha deciso… Pilato ha fatto scegliere alla folla… INRI… tutti devono sapere… il “Re dei giudei”.
No, ha detto “sono il Re dei giudei”… non importa: ciò che ho scritto è scritto…
E nel silenzio di quella tomba un uomo.
Silenzio.
SILENZIO ED ATTESA
Prima di quell’alba.
Una tomba con un cadavere.
Pianto.
Dolore.
Eppure siamo in quel “tempo” del risveglio, la primavera intiepidisce l’aria, la natura si risveglia.
Ma in quella tomba non c’è spazio per la luce, solo silenzio.
Il “sabato del riposo”… non solo la “prescrizione”, il “precetto”… il riposo di Dio.
Dio riposa.
Dopo la “fatica della creazione”, la “fatica della predicazione”, la “fatica della morte”.
Il riposo di Dio.
Dio “tace”.
Il mondo “tace”.
Il “silenzio che si fa sentire”.
E Dio ci chiede di sostare davanti a quella tomba, di “custodire” quel silenzio fino all’alba.
Dio ci chiede di “ascoltare” in quel silenzio.
E in quel silenzio contemplare le parole, ricordarle.
Le parole pronunciare su quelle strade di Galilea, di Samaria, di Giudea; su quelle strade fatte di incontri, di discorsi, di guarigioni…; su quelle strade fatte di perdono e misericordia.
Parole.
Non solo parole.
Alle prime luci.
Quelle luci che “riveleranno la Luce”.
Da quel “silenzio” di Dio con l’uomo, la Luce di Dio per l’uomo.
Quel “silenzio” così assordante che sarà “rotto” da altro silenzio: quello dello stupore, quello del pianto, quello delle domande, quello delle corse affannose ….
Il silenzio di un Dio che non è silente.
I cristiani nei primi secoli non si riunivano, non c’era “comunione”, non c’era “celebrazione liturgica”.
Nel corso del tempo poi, il suo significato è andato un po’ attutendosi, con Pio XII nel 1955 il “sabato santo” acquisterà il suo “carattere a-liturgico” all’interno del “Triduo Pasquale”.
Giorno di fede e di speranza.
Giorno di cui san Pietro, nella sua lettera, aiuta la comprensione nel suo “significato”:
“E nello spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere…” (1Pt 3,19).
Giorno di attesa e di annuncio.
Giorno nel quale “comprendiamo” quella “discesa” dell’Incarnazione: abisso di discesa.
Totale “abbassamento”: la “discesa agli inferi”.
La morte per la glorificazione nella Risurrezione.
Non possiamo dimenticare il Catechismo della Chiesa Cattolica (art 5 – nn. 632 e seguenti):
“Gesù discese agli inferi, risuscitò dai morti il terzo giorno” …”Gesù salì al cielo, siede alla destra del Padre”… “Di là verrà a giudicare i vivi e i morti”.
“La discesa agli inferi è il pieno compimento dell’annunzio evangelico della salvezza. È la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di estensione dell’opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono salvati sono stati resi partecipi della Redenzione” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 634).
Movimento di “discesa” e di “risalita”, movimento di “attesa”.
Incarnazione e Morte.
Discende e Risorge.
Risorge e Risale.
Il sabato con il suo silenzio ci ricorda che Gesù ha conosciuto la morte in tutta la sua drammaticità, violenza e dolore.
Il sabato, con il suo silenzio, ci ricorda che Gesù è lì, in quel sepolcro, si “ferma” con l’uomo nella sua “condizione” di dolore, di morte, di sofferenza.
Il sabato ci ricorda che Gesù “scende” ma non “dimora” negli inferi… “risalirà” e “risorgerà” per essere segno di salvezza per l’uomo e per il mondo.
Discesa, Risalita e Risurrezione per tutti.
Silenzio. Tempo della prova. Tre giorni.
Tempo della fede.
Nella Risurrezione di Cristo, Dio separa la morte dalla vita e la riveste di “vita nuova” che partecipa con pienezza alla vita di Dio.
Il silenzio che viene rotto da un grido: Cristo è risorto.
Questa è la nostra fede.
Cristo è risorto: questa è la nostra speranza.
E il silenzio viene “interrotto” da questo annuncio: Gesù è risorto e ancora risuona la sua voce: “Sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
È una tradizione che si rinnova con intensità e partecipazione, capace ogni anno di richiamare un pubblico sempre più numeroso e coinvolto.
A Quarona è andata in scena, la 42ª Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, uno degli appuntamenti più sentiti della Valsesia e un evento unico nel suo genere in tutta la provincia di Vercelli.
La Rappresentazione ha preso avvio nel cuore del paese, in piazza Silvio Pellico da dove è iniziato il percorso teatrale articolato in ben 16 quadri interamente recitati.
Un itinerario intenso e suggestivo che ha accompagnato il pubblico lungo i momenti più significativi della Passione di Cristo.
Dalla Cospirazione al Sinedrio fino all’Ultima Cena e all’Orto dei Getsemani, il racconto si è snodato tra tradimento, processi e condanne: il bacio di Giuda, la cattura, i giudizi davanti ad Anna e Caifa, il rinnegamento di Pietro e il pentimento dello stesso Giuda. Momenti drammatici che hanno trovato il loro culmine nei passaggi davanti a Pilato ed Erode, fino alla flagellazione e alla salita al Calvario.
Particolarmente suggestivo il tratto finale: una processione illuminata dalle fiaccole ha accompagnato spettatori e figuranti verso la chiesa di San Giovanni al Monte, sul Monte Tucri.
Qui si sono susseguiti gli ultimi quadri, tra i più intensi: l’incontro con Veronica, la crocifissione, la morte di Gesù, la deposizione e la Pietà, fino alla Resurrezione, scena conclusiva e simbolo del cuore della fede cristiana.
A rendere ancora più toccante la rappresentazione è stata, ancora una volta, la voce registrata di Patrizio Minaroli, scomparso tre anni fa.
Il suo racconto ha continuato ad accompagnare ogni quadro, mantenendo vivo il legame con una figura profondamente legata a questa tradizione.
Dietro l’evento c’è il lavoro corale di un intero paese: oltre 70 persone tra attori, figuranti, tecnici e collaboratori hanno dato vita alla rappresentazione, affiancati anche dal corpo di ballo della scuola Volere Danzare.
Un’organizzazione complessa, con quattro palchi e due regie, che negli anni ha saputo evolversi mantenendo intatto il fascino originario.
Le origini della Via Crucis quaronese risalgono al 1982, grazie all’intuizione di Ugo Zanella e Giorgio Beltrametti insieme a don Gaudenzio Soglio.
Inizialmente ambientata nel bosco dietro la chiesa, la rappresentazione è stata poi riorganizzata per motivi di sicurezza, senza però perdere il suo carattere itinerante e coinvolgente.
L’evento si è svolto nella serata di venerdì 3 aprile a partire dalle 20.30, con ingresso gratuito, confermandosi ancora una volta come un appuntamento capace di unire fede, comunità e spettacolo.
Un’esperienza immersiva, dal centro del paese fino alla chiesa di San Giovanni al Monte, che continua a emozionare e a rinnovare una tradizione profondamente radicata nel territorio.
Una Passione tutta da vivere, che ogni anno trasforma Quarona in un grande palcoscenico a cielo aperto.
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