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Posted in Scuola e Università
Santhiatese e Cavaglià, Vercellese

C’è un’immagine che tutte le può riassumere, per dire

dell’ ultimo saluto a Daniele Pairotto.

L’immagine di quella rosa bianca, innalzata verso il cielo buio della sera, alla luce fioca di un cero, uno dei tanti portati in processione dalla chiesa parrocchiale al campo di calcio, dopo la preghiera del Santo Rosario di venerdì 6 marzo.

Attorno a quella rosa deposta sul terreno attiguo a quello di gara, l’ultimo calcato da Daniele, domenica scorsa, si raccolgono “centinaia di persone”, come avrebbe detto, l’indomani, Mons. Stefano Bedello, nel corso della S.Messa esequiale, ancor più partecipata.

La rosa bianca offerta al Cielo dice la speranza più ardita ed irrinunciabile della fede, la resurrezione dopo la morte corporale.

In questa domenica di settima, più delle tante immagini che abbiamo messo a repertorio (e che ovviamente custodiamo se la famiglia, la società sportiva, i coscritti vorranno tenerle per ricordo) sia in occasione del Santo Rosario, sia nel giorno delle Esequie, affidiamo a quella rosa ed a quella luce desiderosa di vincere la tenebra, frutto della sensibilità di quanti hanno amato Daniele, la memoria di quella che è stata una partecipazione al lutto di straordinaria intensità.

Così come affidiamo a qualcuna delle parole pronunciate da Mons. Bedello che ha presieduto la S.Messa (concelebrata da Don Enrico Triminì e Don Andrea Matta) dettando un’illuminante omelia, una ricerca di senso che ad oggi a noi pare ancora difficile e che rimettiamo al disegno provvidenziale del Padre, sempre misericordioso, anche quando misterioso:

”Risuonano in noi tanti perché. Vorremmo governare tutta la nostra vita secondo l’uso della ragione, che cerca di dare una spiegazione a tutto . Ma quando piomba improvviso ed insensato il mistero della morte allora restiamo smarriti, non sappiamo trovare una strada, non sappiamo dare una spiegazione e il nostro silenzio ne è la prova. Possiamo allora usare il silenzio del cuore perché abbiamo bisogno di dirci che questo dolore è talmente grande che nessuno vorrebbe viverlo. E vorremmo dire con la stessa intensità alla famiglia di Daniele, ai compagni di squadra, ai coscritti, che non resteranno soli in questo dolore. Ma le parole non bastano, non sono sufficienti. Possiamo solo, attraverso le parole che abbiamo ascoltato nelle Letture, individuare una prospettiva. (…) Nei giorni scorsi abbiamo tutti sperato che potesse ancora accadere qualcosa e, poi, ecco quella notizia (domenica scorsa, ndr) che nessuno voleva apprendere. Siamo caduti in un buio che ieri, attraverso il segno umile della luce, abbiamo cercato di vincere. Alla fiaccolata in memoria di Daniele abbiamo partecipato in tanti, centinaia. Quella luce che portavamo in mano voleva proprio essere una risposta senza parole. Ciascuno voleva contribuire, con il proprio cuore, a vincere quel dolore, a portare luce dove è arrivato improvvisamente il buio”.

Posted in Cronaca, Vercelli Oggi

Si è svolta ieri, sabato 7 marzo, la 2^ edizione di “In cammino per la Prevenzione”, la camminata promossa da LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, con il patrocinio dei Comuni di Varallo e Quarona.

Due i gruppi che hanno aderito all’iniziativa: il primo è partito alle 13.30 dal Municipio di Varallo per unirsi poi a quello di Quarona che lo attendeva alla Stazione da dove insieme hanno proseguito lungo il percorso e raggiunto alle 16.00 Piazza Combattenti punto di arrivo, dove è stato offerto un ricco ristoro.

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Posted in Salute & Persona

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Posted in Lo Sport

Nella sala conferenze di Villa Paolotti, si terrà giovedì 12 marzo alle ore 21.00, una serata interamente dedicata alla cybersecurity e alla tutela della privacy online, un tema oggi più che mai centrale nella vita quotidiana di cittadini, famiglie e imprese.

Protagonista dell’incontro sarà Graziano Tomarchio, che presenterà l’intervento dal titolo “Come essere invisibili”, una guida tascabile per orientarsi nel mondo della rete in modo consapevole e sicuro.

Nel corso della serata verranno affrontati argomenti concreti e di immediata utilità per tutti come: la differenza tra HTTP e HTTPS e perché la connessione sicura è fondamentale; le basi della privacy online; le corrette impostazioni di app e browser; la gestione consapevole dei dati personali e cosa sono i cookie e come funzionano; perché oggi la tutela della privacy rappresenta una priorità non solo individuale, ma collettiva.

L’obiettivo dell’incontro è fornire strumenti semplici ma efficaci per proteggere la propria identità digitale, comprendere i rischi della navigazione in rete e adottare comportamenti responsabili nell’utilizzo quotidiano di smartphone, tablet e computer.

In un’epoca in cui gran parte delle attività quotidiane – dai servizi bancari agli acquisti online, fino ai rapporti con la pubblica amministrazione – passa attraverso il web, la protezione dei dati personali non è più un tema per soli specialisti, ma una competenza indispensabile per ogni cittadino.

Graziano Tomarchio ha una solida esperienza maturata attraverso studio, pratica e costante aggiornamento professionale.

Autodidatta per vocazione, ha costruito nel tempo competenze trasversali che gli consentono di avere una visione completa del mondo digitale e delle sue dinamiche, unendo competenze tecniche e capacità relazionali.

Convinto sostenitore dell’apprendimento continuo, approfondisce costantemente nuovi linguaggi e tecnologie, con particolare attenzione all’ambito della sicurezza informatica e dell’intelligenza artificiale.

La cybersecurity rappresenta oggi uno dei suoi principali ambiti di interesse e specializzazione, con un percorso orientato all’ottenimento di certificazioni specifiche e alla diffusione della cultura della sicurezza digitale.

Il suo approccio è pratico e orientato alla collaborazione: crede nel valore del lavoro di squadra e nella condivisione delle competenze come strumenti fondamentali per affrontare le sfide del mondo tecnologico contemporaneo.

«La sicurezza digitale è ormai parte integrante della sicurezza personale e della qualità della nostra vita quotidiana – sottolinea il Sindaco Maria Vittoria Casazza -. Come Amministrazione riteniamo fondamentale promuovere momenti di informazione e formazione accessibili a tutti, perché la consapevolezza è il primo strumento di difesa. Questa serata rappresenta un’opportunità preziosa per acquisire competenze concrete e comprendere quanto sia importante proteggere i propri dati e la propria identità online».

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Redazione di Vercelli

Posted in Cultura e Spettacolo

Subito dopo la brillante incursione nel repertorio violinistico con il concerto su Rolla e Paganini, il XXVIII Viotti Festival si prepara ad accogliere, sabato 14 marzo 2026 al Teatro Civico di Vercelli (ore 21, concerto in abbonamento) un’ospite di eccelso livello, ovvero una delle pianiste di punta del panorama internazionale: Anna Kravtchenko.

Vincitrice e soli 16 anni del prestigioso Concorso Busoni di Bolzano, la Kravtchenko – che è anche una didatta di grande fama – si è poi esibita nelle più importanti sale da concerto del mondo portandovi uno stile personale e inconfondibile, e riuscendo ogni volta a stabilire con il pubblico una connessione emotiva profonda.

E se già la caratura della protagonista è tale da rendere questo concerto uno degli appuntamenti clou della stagione, il programma della serata è anch’esso d’assoluta eccezione.

Si avrà infatti l’opportunità di assistere a un dialogo ideale tra i due compositori che più di ogni altro hanno lasciato il segno nel repertorio pianistico: Franz Liszt e Fryderyk Chopin.

Protagonisti nell’Europa – Parigi soprattutto – della prima metà dell’Ottocento di un’apparente rivalità che raggiunse tra il pubblico vette di assoluto fanatismo, i due compositori e pianisti erano in realtà legati da un’amicizia autentica, interrotta solo dalla prematura morte del polacco (al quale, tra l’altro, Liszt dedicò uno splendido libro, Vita di Chopin).

Nel suo concerto, dal titolo “La vertigine dell’assoluto”, Anna Kravtchenko affianca la travolgente Sonata S.178 di Liszt, quasi una summa del suo stile “eroico” e virtuosistico, a tre struggenti Notturni e alla Sonata n. 2 op. 35 di Chopin.

Il risultato permetterà di apprezzare le differenze tra questi due grandi autori: più magniloquente, energico e formalmente innovativo Liszt, più invece intimo e “classico” Chopin, teso alla ricerca di un’eleganza che a volte appare quasi sovrumana.

Ma verrà anche in luce la profonda somiglianza tra i due autori, esempi inarrivabili di quell’epoca luminosa in cui la ricerca della bellezza richiedeva una dedizione continua e assoluta.

Per non perdere questo appassionante concerto è possibile acquistare i biglietti o ricevere informazioni scrivendo a biglietteria@viottifestival.it, telefonando al 329 1260732 o presentandosi alla biglietteria presso il Viotti Club (via G. Ferraris 14 a Vercelli) mercoledì e venerdì dalle 14 alle 19, giovedì dalle 14 alle 16 e sabato dalle 14 alle 18 (stessi orari anche per la reperibilità telefonica e via email).

Ricordiamo che i biglietti possono essere acquistati anche sul sito viottifestival.it o la sera stessa del concerto presso il botteghino del Teatro Civico a partire dalle ore 20.

Solista carismatica, “dal suono luminoso e dalle poetiche interpretazioni che possono portare l’ascoltatore alle lacrime” (New York Times), Anna Kravtchenko è una pianista di fama internazionale che riesce a rendere ogni suo concerto un’esperienza trascinante e illuminante.

A soli 16 anni vince all’unanimità il prestigioso Concorso F. Busoni di Bolzano (e, nello stesso anno, anche il Concertino di Praga), e da allora si esibisce in sedi come la Philharmonie di Berlino, il Musikverein di Vienna, il Concertgebouw di Amsterdam, la Salle Gaveau di Parigi e la Wigmore Hall di Londra, oltre che in Giappone, Sud Africa, Stati Uniti, Canada, e per Festival quali Ruhr Klavier-Festival, La Roque D’Antheron, Piano Aux Jacobins di Tolosa, il Festival di Bergen, il Festival di Brescia e Bergamo. È stata solista con importanti orchestre come BBC Philharmonic, Swedish Radio Symphony, London Royal Philharmonic, Bayrischer Rundfunk, Netherlands Philharmonic, Bergen Philharmonic, Israel Chamber, Cape Town Philharmonic, Deutsches Symphonie-Orchester Berlin (RSO), Orchestra Nazionale della RAI e molte altre. Molto attiva anche nella musica da camera, ha suonato con artisti come Stefan Milenkovich, Pavel Berman, Sergey Krylov ed Enrico Dindo.

Ha inciso per Decca due cd dedicati a Chopin e Liszt, e, dopo aver insegnato per 15 anni all’Accademia Pianistica di Imola, è attualmente docente di pianoforte al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano.

Il prossimo concerto del XXVIII Viotti Festival è in programma sabato 28 marzo 2026 (ore 21) al Teatro Civico, dove – insieme alla Camerata Ducale diretta da Guido Rimonda – sarà protagonista di un grande ritorno a Vercelli Richard Galliano, universalmente considerato il più grande fisarmonicista del mondo.

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Biellese e Oropa, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

Es 17, 3-7

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Sal.94

RIT: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

  RIT: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

  RIT: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

  RIT: Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Rm 5, 1-2. 5-8

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Gv 4, 5-42

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA

Mi ha detto tutto quello che ho fatto

(Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42)

Gesù affaticato arriva a mezzogiorno a Sichem, presso il pozzo di Giacobbe, mentre i discepoli vanno in città a far provviste. In quell’ora così calda per venire ad attingere acqua, giunge una donna, che forse preferiva non fare incontri ed ecco che invece si imbatte in Gesù. Ed è proprio Gesù che per primo le rivolge la parola, mostrando il suo bisogno e chiedendo aiuto per poter bere.

La donna istintivamente si ritrae sospettosa, sorpresa da quell’uomo giudeo che le rivolge la parola e cerca il suo aiuto; “i giudei, infatti, non mantengono buone relazioni con i samaritani”.

Gesù non teme di infrangere due barriere per poter incontrare questa donna, il fatto che appunto era una donna e il fatto che era una straniera della scismatica Samaria. Alle rimostranze della donna, Gesù rilancia e guida il dialogo: “se tu conoscessi colui che ti dice: dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.

Gesù fa centro e la donna incomincia a interrogarsi su chi è colui che le sta parlando e che promette un’acqua viva capace di soddisfare la sua sete per sempre e di risparmiarle la fatica di recarsi al pozzo.

Gesù appare sprovvisto di mezzi per attingere, su quali basi si fondano le sue promesse?

E’ forse più grande del patriarca Giacobbe che diede il pozzo? La sorgente di Giacobbe è un’immagine delle ricchezze dell’Antico Testamento, la sua acqua attrae, ma la sete non sarà mai totalmente placata.

Gesù, invece, sottolinea il carattere definitivo della rivelazione che egli offre, la sorgente alla quale fa bere diventa sorgente che zampilla vita eterna nell’intimo del credente e da lui si comunica agli altri.

Così farà la donna quando lascerà la brocca ritornando in città per invitare tutti all’incontro con Gesù che le ha detto tutto ciò che ha fatto.

Questa conoscenza intima di Gesù, trasmette la sua presenza costante che non giudica, che non evita il peccatore; la donna presa da ulteriore stupore è incoraggiata a confessare il suo vissuto passato e presente, che da condanna si trasforma in punto di partenza per testimoniare la vita nuova, il dono di Dio che le è stato offerto.

Essere conosciuti e amati così come siamo, con tutti gli errori e i fallimenti che si possono vivere, riempie di stupore e gioia tutto il nostro essere, che forte di questa esperienza lascia una fede forse statica e sbiadita, per protendersi verso un futuro pieno di speranza.

I samaritani riconoscevano come autentico solo il Pentateuco e rigettavano i profeti.

Erano perciò fedeli a una religione immobile e sclerotizzata, mentre il Dio di Israele è il Dio vivente che per mezzo dei suoi profeti accompagna il suo popolo attraverso i secoli e interviene nella storia.

Questa è l’esperienza della donna cercata e raggiunta, che con i suoi cinque mariti simboleggia il culto idolatrico, dentro e fuori Israele.

Gesù risponde alla sua attesa manifestandosi come il Messia che annuncia il vero culto in spirito e verità, capace di abbattere ogni separazione e di costituirci quali adoratori e testimoni dell’amore ricevuto e ridonato.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

Posted in Pagine di Fede