Mese: Marzo 2026
Anche quest’anno la partecipazione dell’Enoteca Regionale di Gattinara e dell’Alto Piemonte al Salone del Vino di Torino (28 febbraio – 1° marzo) si è confermata un autentico successo.
Lo stand dell’Enoteca Regionale di Gattinara e dell’Alto Piemonte ha attirato numerosi visitatori, appassionati, operatori e professionisti del settore, conquistati dall’eleganza e dalla personalità dei vini presentati.
I sommelier hanno accompagnato il pubblico in un percorso di scoperta che ha evidenziato come, in un territorio relativamente contenuto, si concentri una straordinaria varietà di suoli e microclimi capace di generare vini profondamente diversi tra loro, ma accomunati da finezza, freschezza e identità.
Terre di mare, di fuoco, d’acqua e di ghiaccio: l’Alto Piemonte è un unicum nel panorama vitivinicolo mondiale.
In pochi chilometri convivono: suoli di origine marina nei colli biellesi; matrici vulcaniche tra Vercelli e Novara e terreni fluvio-glaciali generati dallo scioglimento dei ghiacciai del Monte Rosa nel novarese e nelle valli ossolane.
Tra le province di Vercelli e Novara affiora inoltre un fenomeno geologico unico al mondo: il supervulcano fossile della Valsesia, oggi riconosciuto all’interno del UNESCO Global Geoparks, un patrimonio scientifico e culturale che racconta una storia iniziata centinaia di milioni di anni fa.
Questa complessità geologica, unita alle correnti fresche che scendono dal Monte Rosa e alle importanti escursioni termiche, conferisce ai vini straordinarie sfumature organolettiche: mineralità vibrante, acidità naturale, eleganza luminosa e grande capacità evolutiva.
La viticoltura in Alto Piemonte affonda le sue radici in epoche remote. Ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza della vite già in epoca preistorica; Celti, Liguri, Romani e Longobardi hanno contribuito nei secoli alla diffusione della coltivazione. Nell’Ottocento queste colline contavano quasi 40.000 ettari vitati, diventando punto di riferimento per Nebbioli di straordinaria finezza e longevità.
Oggi l’Alto Piemonte vive un vero e proprio Rinascimento vitivinicolo: accanto alle storiche aziende, una nuova generazione di vignaioli ha saputo valorizzare l’impressionante potenziale del territorio, producendo vini contemporanei, ma profondamente legati alla tradizione.
Il vitigno simbolo è il Nebbiolo, che in queste condizioni pedoclimatiche prolunga il proprio ciclo vegetativo, regalando vini complessi, tesi, eleganti e capaci di grande equilibrio tra struttura e slancio.
La presenza al Salone è stata anche l’occasione per raccontare le straordinarie potenzialità turistiche e culturali dell’Alto Piemonte: i percorsi della fede che uniscono il Santuario di Graglia al Sacro Monte di Oropa, dal Sacro Monte di Varallo al Sacro Monte d’Orta; il Distretto dei Laghi, dal Lago Maggiore al Lago d’Orta, fino al Lago di Mergozzo e al Lago di Viverone; la montagna con le sue infinite opportunità tra sport invernali ed estivi; borghi storici, ricetti, castelli, dimore e un patrimonio enogastronomico di eccellenza.
Un territorio in cui la biodiversità è valore, dove il bosco convive con la vite e dove la viticoltura, spesso ai limiti dell’eroico, mantiene un equilibrio paesaggistico unico rispetto ad altre aree a monocoltura.
Le DOC e DOCG dell’Alto Piemonte rappresentano un mosaico di identità: Gattinara, Ghemme, Boca, Bramaterra, Lessona, Fara, Sizzano, Coste della Sesia, Colline Novaresi e Valli Ossolane raccontano ciascuna una diversa interpretazione del Nebbiolo e dei vitigni autoctoni come Vespolina, Greco novarese, Uva Rara e Croatina.
Un vero e proprio arcipelago di micro-denominazioni che può essere compreso fino in fondo solo visitando questi luoghi, toccando con mano la varietà dei suoli: porfidi, disfacimenti granitici, morene, sabbie, argille, calcari e rocce ferrose.
La partecipazione al Salone del Vino di Torino ha dunque confermato l’interesse crescente verso un territorio che oggi rappresenta uno dei casi più affascinanti del panorama vitivinicolo italiano.
L’Alto Piemonte non è soltanto una terra di grandi vini: è un laboratorio naturale dove geologia, storia, cultura e paesaggio si intrecciano in modo irripetibile.
E chi lo scopre, difficilmente lo dimentica.
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Redazione di Vercelli
(elisabetta acide) – “Il sapere religioso in relazione con le altre discipline scolastiche – Intrecci culturali”: è il titolo del corso nazionale di formazione per insegnanti di religione cattolica tenutosi in Roma, presso l’Università Pontificia Salesiana, Scienze dell’educazione – Istituto di Catechetica in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e la Conferenza Episcopale Italiana.

Il corso ha fornito per quattro giorni (4-7 marzo 2026) un dialogo fecondo e proficuo tra docenti delle diverse discipline, per una riflessione che ha fatto emergere l’importanza del “sapere religioso”, meglio del valore della “cultura religiosa” per poter “dialogare” con discipline diverse nella scuola.
Una “lettura” interessante che parte dalla consapevolezza dell’importanza della portata epistemologica della questione, per aiutare i docenti a riflettere sia sul piano teorico, sia su quello della didattica agita, tra la religione cattolica e i territori culturali del Mondo.
Docenti di ogni ordine e grado che si sono confrontati con diverse aree disciplinari, esperienze didattiche condivise tra le diverse “regioni italiane”, che aiutano ad esplorare la ricchezza delle esperienze e delle possibilità del dialogo tra le discipline.

L’avvio è stato affidato al Card. Gian Franco Ravasi ed al filosofo Prof. Massimo Cacciari, che hanno condotto una riflessione sull’importanza della “cultura” religiosa oggi, in linea con le indicazioni concordatarie che chiedono di fare “cultura” per essere “radicati” e “portare frutto”, ed offrire spazi di riflessione e di acquisizione di competenze.
Richiamando i tratti fondamentali della nostra civiltà, i presenti sono stati invitati a riflettere sulle “dimensioni” della persona, sugli interrogativi per fornire “spazi di dialogo”, sull’importanza dell’incidenza della parola e della Parola per far “parlare” e parlare.
Con richiami alle diverse discipline in “dialogo”, i relatori hanno offerto con magistrale passione, competenza e lucidità profetica, alcuni spunti ed indicazioni per quell’unità del sapere di cui tutte le discipline possono offrire contributo per la cultura che nasce dall’ascolto, dal dialogo, con quella propensione alla ricerca di ogni essere umano.
Cultura, dunque, come “arte della convivenza”, come “spazio” in cui si impara a vivere insieme, a raccontarsi per interpretarsi, trasformarsi e “offrire respiro”, non con l’ “uniformità”, ma con “presente reciproche”, spazi dove le differenze stanno insieme senza paura e si “curano” con le rispettive esperienze e cognizioni intellettuali rielaborate con personale e profondo ripensamento.
E nei giorni intensi, tra relazioni e laboratori, i docenti, si sono confrontati con storia, filosofia, musica, arte, AI, letteratura, scienze, fisica… “intrecci” che possono aiutare gli studenti a passare dalla “frammentazione alla sintesi”, per aiutare ad “accendere senso”, per vivere quel “sogno di futuro” che ha bisogno delle radici del passato per una lettura della realtà fatta di “tessere” di un unico mosaico di patrimoni culturali indispensabili per “fare cultura religiosa oggi”.
Relatori di pregio e spessore culturale, si sono susseguiti (prof. Tanzella-Nitti, Prof. Grzadziel ,Prof. Giovagnoli, Prof. Dibisceglia, Prof.ssa Carnero, Prof.ssa Freni, Prof. Steeves, Prof.ssa Jatta, Prof.ssa Caneva, Prof. Zini) per aiutare a essere “cultura” e “dialogo”, per nutrire l’identità funzionale della disciplina, in una agorà abitata da un patrimonio di valori spirituali, culturali, educativi preziosi per aiutare i futuri cittadini a “orientarsi” nel mondo per vivere il loro presente e progettare il futuro.
Giorni importanti per il confronto ed il dialogo, per l’approfondimento, per riflettere sul cristianesimo, religione della parola creativa, dove il dialogo è parte integrante della cultura biblica, dove la parola è atto relazione, dove l’essere umano può “vedere” oltre le proprie idee e convinzioni per riflettere sulle prospettive interpretative per un autentico incontro culturale.
Giorni di confronti ricchi per riflettere come l’esperienza biblica, teologica e culturale, può e deve dialogare con i saperi e le riflessioni delle diverse discipline, in modo critico e costruttivo, attento ai grandi “nodi” ed alle grandi “domande” che da sempre l’uomo si pone.

Giorni di riflessioni per incrociare gli interrogativi del mondo e degli studenti e intrecciarli al sapere che le diverse discipline possono offrire per “parlare alla vita”, per aiutare a fare ricognizioni sulle profondità culturali, ed offrire elementi per discernere, assumere responsabilità, dare senso, intessere relazioni.
Sicuramente ho apprezzato il dialogo e l’ascolto, la riflessione e il confronto accademico del ruolo e dell’importanza della disciplina che insegno da trentanove anni, del lavoro costante di aggiornamento professionale (che non ho mai abbandonato e in cui ancora “investo”), e cultura religiosa in dialogo con le nuove “sfide” sociali, tecnologiche, culturali, unita alla formazione pedagogica ed all’attenzione del “mondo giovanile” di cui i miei studenti sono “immagine”, portatori delle loro domande, istanze, esuberanze ed inquietudini.

I quattro giorni sono stati inoltre occasione di condivisione di esperienze didattiche che nel corso degli anni ho condotto, delle idee che sempre hanno animato il mio impegno professionale, la mia didattica, la collaborazione costante con i colleghi, in dialogo con i “saperi”, nella “fatica” della interdisciplinarità e nella gioia dei “risultati”, ma soprattutto mi sono “apparsi”, proprio mentre raccontavo le esperienze, i vari “volti” degli studenti con i quali ho “camminato”, ho elaborato tracce,ho percorso strade di sapere intreccio di esperienze e conoscenze.
Valorizzazione delle differenze, confronto costante, integrazione tra sapere e sentire, appartenenza, relazione e umanizzazione, equilibro tra capacità critica e conciliazione armonica, per una visione equilibrata che aiuta ad affrontare le “sfide educative” con profondità.
E allora quella “speranza” di cui ricordo la splendida etimologia (spes tensione verso una meta) è struttura che “trascendendo” l’esistenza professionale, aiuta ad “orientare” scelte e collaborazioni, intrecci e percorsi, per vivere la scuola sempre più con coerenza, competenza, passione educativa e responsabilità.
Pro Eureka 1
Borgosesia 2
Marcatori: 14’ pt Bieller, 31’ pt Ballarini, 40’ st Diagne
Pro Eureka (4-3-1-2): Nicola; Ricotti (11’ st Vagnati) , Pezziardi, Ferrando, Benassi; Rulli (34’ ST Lamanna), Capogna (24’ st Ferraris), Barrella (5’ st Piras ); Rota (16’ st Delle Cave); Tindo, Diagne.
A disp.: Feninno, , La Tella, Ciambrone, Traso.
All. Parisi.
Borgosesia (4-3-1-2): Gilli; Bazzan, Ballarini, Florio, Ghibaudo; Perego, Desiderato, Doratiotto (24’ st Loporcaro); Bieller (40’ st Dalla Valle); Giacona (25’ st Manto), Piraccini (34’ st Tampellini).
A disp.: Salina, Pellicone, Santi, Sementa, Latta.
All. Cretaz.
Arbitro: Squillace di Cuneo.
Guardalinee: Lefosse di Torino e Horri di Novara
Note: giornata soleggiata. Terreno in erba sintetica. Spettatori: 250 circa. Ammoniti: Barrella, Rota. Angoli: 3-3. Recupero: 1’ pt -5’ st.
Anche la Pro Eureka si arrende al Borgosesia che regola i torinesi in una gara dominata.
I granata sono assoluti padroni del campo e gettano le basi per la vittoria già nel primo tempo quando vanno in rete con Bieller e Ballarini.
Nella ripresa, Diagne accorcia nel finale ma il Borgo conquista la vittoria.
Partono forte i valsesiani che dopo 11 minuti sfiorano la rete con Perego il cui tiro viene deviato in angolo.
Sugli sviluppi del corner Ballarini incorna a lato.
E’ il 14’ quando anche la conclusione di Doratiotto viene chiusa in corner.
Dalla bandierina arriva il vantaggio delle aquile grazie all’inzuccata di Bieller.
Minuto 22 Piraccini in diagonale mette a lato di poco.
Dopo è Giacona a non arrivare di un soffio all’impatto con il cross di Bazzan.
Al 26’ Bazzan nel tentativo di liberare manda la sfera vicino al sette.
Il primo tempo si chiude con il raddoppio granata.
Situazione di corner la sfera arriva a Ballarini che a giro insacca.
Dopo l’intervallo il Borgosesia sfiora il tris prima con il colpo di testa di Piraccini alto e poi con la sassata di Desiderato che termina fuori di poco.
I padroni di casa si fanno vedere all’8’ con Diagne che viene chiuso al momento di tiro.
Dall’altra parte Doratiotto alza troppo la mira.
I torinesi provano a riaprire la gara.
Al 19’ Piras conclude a lato.
A 5 dalla fine Diagne dimezza le distanze.
Il Borgosesia poi controlla e conquista la vittoria e ottiene il 17° risultato utile di fila.
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Redazione di Vercelli













