Mese: Marzo 2026
Nei suggestivi locali espositivi di Spazio E, si è aperta venerdì 13 marzo a Ghemme, la tredicesima edizione di: “ssere Donna”, mostra d’arte alla quale sono stati invitati tre fotografi e tre scultori per proporre il cammino dallo scrivere con la luce all’arte del levare, al modellare con le mani.
La struttura architettonica degli antichi locali nel cuore del ricetto permette alla titolare di Spazio E, l’artista Enrica Pedretti, di creare allestimenti pieni di emozione, ma che soprattutto pongono in dialogo le opere esposte.
Nell’ampia sala sostenuta da volte a botte di mattoni a vista, dai grigi emergono con forza le fotografie in bianco e nero del fotografo milanese Douglas Roberto Andreetti, raccolte sotto un titolo sfuggente come “Tracce” di quel misterioso femminino che sfugge a qualsiasi descrizione o cornice, sia pure d’arte: “Queste immagini nascono da ciò che non si trattiene, da ciò che passa e lascia una traccia. Non raccontano chi sei, ma ciò che accade quando ti incontro. Sono il resto di quei momenti in cui sei esistita senza chiedere nulla, e io ho imparato a guardare senza fermare”. Le immagini non sono fotogrammi di un racconto, ma finestre aperte sul mistero.
Sui candidi supporti i lavori scultorei di Mariagrazia Degrandi, scultrice doccese che utilizza “materiali ancestralmente legati alla terra madre”, come nel caso del raro marmo rosa di Locarno, colpiscono per la loro forza e armonia.
Degrandi plasma forme rotondeggianti, colma vuoti di senso e di affetti, ricrea la magia della “sopravvivenza generativa”.
Opere senza nome, perché è lasciata l’interpretazione ai visitatori, invitati a smarrirsi sulle superfici lucide e levigate, che evocano corpi femminili, depurati da ogni realismo, accolti nella loro essenza.
Pochi gradini e tutto cambia: un’esplosione di colori enfatizzati dalla luce bianca, implacabile, che piove su forme e immagini.
Alle pareti una serie di intensi ritratti del fotografo ghemmese Carlo Olivero dedicati a donne artiste che conosce e apprezza: Silvia Cibaldi, Maria Grazia Pavesi, Gabriella Maldifassi, Silvana Marra, Cate Maggia, Marina Chiocchetta, Chiò, compongono un esa-polittico in cui si intrecciano età della vita, personalità, sogni, richiamo forte all’arte femminile, interessante e coinvolgente, ma ancora oggi ingiustamente poco considerata.
Le sculture di Massimo Fergnani di Varese, create utilizzando marmo, bronzo, gesso patinato e terra creta, sono animate dalla passione per la materia: “Tecniche, ispirazioni e stile richiamano un’artigianalità antica” che Fabrizia Buzio Negri sintetizza nell’operare continuamente in evoluzione: “Sondare l’eterno segreto del vivere inseguendo libertà e verità è quanto l’artista ha inteso proiettare nella metafora di una figurazione che non vuole essere mimesi del reale”.
La slanciata figura di legno policromo della giovane donna in piedi, che si abbraccia in un cappottino rosso, quasi a difendersi da correnti malevole, posta accanto ad una maternità di solennità rinascimentale, drappeggiata in un manto purpureo, è straordinariamente contemporanea, e fa da contrappunto alle altre opere esposte: figure femminili atemporali, corpi che lievitano, su cui poggiano testine perfette, che fecondano pensieri.
Da quest’ambiente luminoso si varca la porta monumentale ornata da candidi stucchi, accolti dal calore di un camino che scalda il blu che predomina nelle immagini del fotografo novarese Ivano Peruch.
Otto scatti dedicati alla tematica dell’acqua: “L’unico elemento che troviamo in natura nei tre stati: solido, liquido e gassoso”, la base della Vita: “Allo stadio embrionale il nostro corpo è costituito al 90% di acqua, poi questa percentuale va riducendosi, ma resta comunque non inferiore al 60%, oscillante in base all’età, al sesso e alla quantità di grasso corporeo”.
La luce radente sul ghiaccio, scompone la luce al variare della lunghezza d’onda, formando i sette colori descritti da Newton, violetto, blu, indaco, verde, giallo, arancione, rosso. Quell’acqua, difficile da riconoscere, racchiude un immenso universo simbolico.
L’originale progetto fotografico allude al “soffitto di cristallo”, metafora coniata nel 1978 da Marilyn Loden durante una conferenza sui diritti delle donne, che indica le barriere invisibili, socioculturali e psicologiche che impediscono a donne e minoranze di raggiungere i vertici della carriera lavorativa, nonostante competenze adeguate.
La rottura del soffitto di cristallo è un’immagine potente che apre ad una sequenza di visioni in cui il ghiaccio e l’acqua, simbolo dell’essenza femminile, diventano protagonisti di un percorso di autoconsapevolezza delle proprie risorse e potenzialità.
L’acqua di Peruch sembra voler ripulire per sempre il “pavimento appiccicoso (sticky floor)”, la segregazione delle donne in ruoli di basso livello con scarsa mobilità.
La parte centrale della Sala del camino è amplificata dalle piccole Veneri create da Daniela Barzaghi, scultrice milanese, le cui opere di carta esposte in Italia e all’estero imitano la pietra, senza essere gravate dalla sua pesantezza e sembrano alludere ad archeologici ritrovamenti.
I materiali naturali, carta, corde, gesso modellato, si assemblano in figure antiche come crateri di antiche civiltà, che giungono fino a noi depurati dal peso della materia, da ammirare nella perfezione delle forme.
Torsi di donna si sciolgono dai mille laccioli che le avviluppano, finalmente orgogliosamente liberi di mostrarsi nella loro rotondità.
La mostra sarà visitabile dalle 12 alle 22 da giovedì a domenica, fino al 10 maggio 2026.
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Redazione di Vercelli
Il 12 marzo a Vercelli, presso l’Aula Magna del Seminario Arcivescovile, si è svolto il convegno organizzato dai Coordinamenti delle Politiche di Genere della Cisl Piemonte Orientale e dei pensionati Cisl, dal titolo “120 anni fa: le mondine di Vercelli conquistarono le 8 ore”.
Una mattinata intesa, un viaggio nel tempo che ha permesso di ricordare la figura di queste donne che nelle risaie vercellesi conquistarono il diritto alle otto ore di lavoro.
L’intervento del professor Alberto Lovatto, storico appassionato di tradizioni popolari, ha arricchito questo viaggio storico con il supporto della musica attraverso l’analisi e l’ascolto delle canzoni delle mondine.
Il signor Mario, curatore del museo della Cascina Colombara, ci ha fatto entrare nella vita della cascina con i suoi ricordi di bambino.
Ma il momento sicuramente più coinvolgente è stato il dialogo con Diva una mondina emiliana classe 1926, residente a Vercelli, che ha emozionato la platea con i suoi vivissimi ricordi.
Hanno portato il loro contributo ai lavori della mattinata il Sindaco di Vercelli, Avvocato Roberto Scheda, il Viceprefetto Aggiunto dottoressa Laura Naso, la dottoressa Fiorella Colangelo della Questua di Vercelli.
Ha concluso la mattinata la Segretaria Generale della Cisl del Piemonte Orientale Elena Ugazio che ha ricordato che “per la Cisl fare memoria di diritti conquistati significa assumersi ogni giorno la responsabilità di proteggerli e difenderli, oggi come allora avendo sempre presente la centralità della persona nel mondo del lavoro e nella società”.
Domani, mercoledì 18 marzo, il territorio comunale di Vercelli sarà attraversato dalla storica corsa ciclistica Milano–Torino.
Il passaggio dei corridori è previsto indicativamente tra le 12:50 e le 13:20.
Per garantire lo svolgimento della competizione in condizioni di sicurezza, 15 minuti prima del transito degli atleti le strade interessate saranno temporaneamente chiuse al traffico.
Le strade interessate:
SP 11 – tangenziale tra Borgovercelli e Vercelli e tratto di tangenziale sud tra Caresanablot e la “rotonda Carrefour”
SP 31 del Monferrato – tra la “rotonda Carrefour” e il “quadrifoglio”
SP 455 di Pontestura – tratto tra il “quadrifoglio” e la rotonda dell’autostrada.
Tutte le intersezioni saranno presidiate da personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia locale, oltre che da volontari del Coordinamento Provinciale e del Gruppo Comunale di Protezione Civile.
L’Amministrazione comunale invita i cittadini a prestare attenzione alla segnaletica temporanea e a programmare con anticipo gli spostamenti, ringraziando sin d’ora la cittadinanza per la collaborazione.
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Redazione di Vercelli
(elisabetta acide) – La Quaresima offre occasione di meditazione e di cammino di spiritualità, quasi un “laboratorio” che ci guida verso la Pasqua.
Nel suo messaggio per la Quaresima, il santo Padre Leone XIV, ci invita a vivere la Quaresima come “tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita”,
“…occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme”… per rendere ”più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi», e «lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui”.
***
Ascolto, dunque, per “custodire” quella capacità di guardare, leggere e interpretare voci e parole per leggerle alla luce della Parola.
Occasione di questo nostro “esercizio”, autentico “laboratorio” di ascolto, può essere la rilettura della prima esortazione apostolica di papa Leone XIV, data alle stampe il 4 ottobre 2025, in “continuità” con il predecessore Papa Francesco che in diverse occasioni nel suo pontificato, aveva posto attenzione ai poveri e ci ha lasciato la sua “Dilexit nos”, Enciclica che ha messo in luce la forza dell’Amore di Dio.
Proseguendo nel suo discorso di avvio della Quaresima 2026, Papa Leone afferma:
“Le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune”,
ed allora questo “cammino”, può essere “illuminato” da una rilettura di quelle parole pronunciate nella riflessione che accompagna non solo un “tema sociale”, ma un “tema teologico” che interpella i cristiani nel cammino quaresimale: attraverso i poveri, Dio parla alla Chiesa.
Perché proprio in Quaresima?
Perché la Quaresima ci “interpella” come cristiani, ci chiede una “conversione”, un “ripensamento” sulla nostra vita, sulle nostre indifferenze, sui nostri egoismi, su quel “consolidamento dei sistemi culturali ed economici” troppo spesso fondati sulla supremazia dell’interesse economico di “pochi”, sulla sfrenata produttività, sul profitto, sul consumo a tutti i costi… per “allargare lo sguardo” e riflettere sulla “conversione” non solo personale, ma “sociale” e delle “strutture”.
Già Papa Francesco aveva “messo in guardia” e nella Evangelii gaudium al n.53 affermava:
“ oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa.
Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame.
Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole”.
E allora per
“mantenere vigile la fame e la sete di giustizia… istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo” (Discorso Quaresima 2026 Papa Leone XIV), proviamo a “rivedere” alcuni passaggi della sua Esortazione, per vivere la fraternità quaresimale e l’arricchimento spirituale alla luce delle parole che vivono della Parola d’Amore di Cristo.
Al numero 3 papa Leone, subito “chiarisce” la motivazione del testo:
“.Per questa ragione, in continuità con l’Enciclica Dilexit nos, Papa Francesco stava preparando, negli ultimi mesi della sua vita, un’Esortazione apostolica sulla cura della Chiesa per i poveri e con i poveri, intitolata Dilexi te, immaginando che Cristo si rivolga ad ognuno di loro dicendo: Hai poca forza, poco potere, ma «io ti ho amato» ( Ap 3,9). Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato, condividendo il desiderio dell’amato Predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri.”
Con forza papa Leone, interpella la Chiesa (ed a maggior ragione, la nostra riflessione si colloca nel periodo quaresimale) a ribellarsi alla mentalità dominante (nn.90-98) a non farsi “complici” dell’accettabilità dello scarto dei deboli e degli improduttivi, vero “peccato sociale”, della falsa imparzialità del mercato e delle proposte dello sviluppo, ma a promuovere la giustizia, a impegnarsi per la restituzione della dignità agli invisibili, a promuovere uno sviluppo “umano” per tutti.
Proprio nella nostra riflessione quaresimale, non possiamo trascurare il passaggio sul quale il santo padre si sofferma al numero 4, citando il Vangelo di Matteo:
“ I discepoli di Gesù criticarono la donna che aveva versato sul suo capo un olio profumato molto prezioso: «Perché questo spreco? – dicevano – Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!». Ma il Signore disse loro: «I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me» (Mt 26,8-9.11). Quella donna aveva compreso che Gesù era il Messia umile e sofferente su cui riversare il suo amore: che consolazione quell’unguento sul capo che da lì a qualche giorno sarebbe stato tormentato dalle spine! Era un piccolo gesto, certo, ma chi soffre sa quanto sia grande anche un piccolo gesto di affetto e quanto sollievo possa recare. Gesù lo comprende e ne sancisce la perennità: «Dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto» (Mt 26,13). La semplicità di quel gesto rivela qualcosa di grande. Nessun gesto di affetto, neanche il più piccolo, sarà dimenticato, specialmente se rivolto a chi è nel dolore, nella solitudine, nel bisogno, com’era il Signore in quell’ora”.
Spesso i nostri occhi non “vedono”, quei “poveri” sotto i nostri occhi… “li avete sempre con voi…” (Mt 26,11) ci ha detto Gesù, ed ha aggiunto “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20) e “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40), allora forse non solo “leggere”, ma vivere e impegnarsi, per andare “oltre” lo sguardo indifferente e superficiale, e incontrare il Signore nella storia,e “vedere” ciò che “Lui” vede, e “fare” ciò che Lui fa attraverso di noi.
I poveri sono con noi, ma noi dove siamo?
Papa Leone nella sua premessa, percorre quel “grido dei poveri” attraverso la Sacra Scrittura e ci aiuta a leggere l’intervento di Dio nella storia, esortandoci a “stare nel cuore di Dio” (n.8-9) con quei poveri, con l’umanità sofferente, con i dolori del mondo, con le urla degli innocenti, con le fragilità personali e sociali, per essere autentici “portatori di speranza”, per “lasciarsi evangelizzare” proprio dai poveri e dalla loro condizione (nn.99-102).
“Dio è amore misericordioso e il suo progetto d’amore, che si estende e si realizza nella storia, è anzitutto il suo discendere e venire in mezzo a noi per liberarci dalla schiavitù, dalle paure, dal peccato e dal potere della morte” (n.16).
Ogni tanto siamo proprio noi a “dimenticarlo”.
“Dio è Amore misericordioso”: non è solo una “bella formula” è la centralità del messaggio del Vangelo.
E se Dio è Amore, ci chiede di “amare”, di “vivere”, di “testimoniare” questo Amore.
Ci ha “spiegato” come fare: proprio per con-dividere la nostra condivisione, si è fatto “uomo”, “povero”, ha “condiviso” la nostra natura, fino a quella “radicale” povertà che è la morte.
Ci ha aiutato a comprendere l’agire di Dio, ci ha manifestato la sua “compassione” verso la nostra debolezza e povertà, per aiutarci a vivere il cammino verso il suo Regno di giustizia, di fraternità, di solidarietà n.16).
E papa Leone, con un excursus preciso e significativo (n.35-90), ci offre il “cammino” percorso dalla Chiesa, l’impegno dei cristiani, l’esempio mirabile dei santi che non hanno dimenticato il “messaggio” e l’”invito” di Cristo, la storia di “attenzione ai poveri” di cui in forme diverse si è fatta protagonista la Chiesa in questi millenni:
“La santità cristiana spesso fiorisce nei luoghi più dimenticati e feriti dell’umanità. I più poveri tra i poveri – coloro che non solo mancano di beni, ma anche di voce e di riconoscimento della loro dignità – occupano un posto speciale nel cuore di Dio. Sono i prediletti del Vangelo, gli eredi del Regno (cfr Lc 6,20). È in loro che Cristo continua a soffrire e a risorgere. È in loro che la Chiesa ritrova la chiamata a mostrare la sua realtà più autentica” (n.76).
“La carità è una forza che cambia la realtà, un’autentica potenza storica di cambiamento” (n.91).
Quante volte “usiamo” la parola “carità” e pensiamo di “risolvere” ed “assolvere” al nostro compito di cristiani, con qualche “donazione” o “servizio”.
Certo, importanti, ma forse occorre ritornare all’impegno che ci chiede il termine.
Siamo “samaritani” sull’esempio di Gesù che si “ferma”, si “prende cura”, è sollecito, “ritorna”, “paga il necessario”…, ma per fare questo dobbiamo rimanere “ancorati” a Cristo, alla sua “visione”, a “non passare oltre”, a “spenderci” perché la vita umana e il suo sviluppo sia l’impegno di “promozione” integrale di tutti.
Spesso rimaniamo indifferenti e sordi a quella domanda che interpella anche noi: “chi è il mio prossimo?”.
Gesù ha dato una risposta, ma forse noi non vogliamo “accettarla”, magari la “ascoltiamo”, forse solo la “sentiamo” e poi?
Siamo sollecitati dal santo Padre a “vedere” quell’uomo sulla strada picchiato e sanguinane, ad ascoltare quella “voce” di Lazzaro accanto alle nostre porte, a “farci” prossimi, non solo ad “essere nella prossimità”… questo è il primo atto di giustizia che dobbiamo all’uomo, chiunque esso sia.
La “strada” è indicata (nn.68-114): educazione, Eucaristia, servizio. Amore e nutrimento personale e sociale, concretezza di vita e di cura, promozione e riconoscimento di quell’ “immagine e somiglianza” che fa di noi le “creature amate”.
E allora se vogliamo la pace dobbiamo passare attraverso la carità, perché non può esserci pace dove c’è ancora maltrattamento, divisione, sopraffazione, non riconoscimento.
La pace è giustizia che riconcilia.
La pace nasce dall’amore rispettoso.
La pace nasce dal riconoscimento della dignità di tutti.
La carità genera pace e fraternità (nn.108-114).
***
La Quaresima è un forte invito a interpellarci tutti, personalmente: possiamo dirci riflesso dell’amore di Dio se siamo indifferenti ai poveri,ai fratelli bisognosi, a chi è nelle difficoltà?
La speranza del mondo è nella speranza dei poveri, nella speranza di tutti, nelle vie di pace, di libertà, di giustizia.
Nostro “compito” è quello di essere “fedeli al piano di Dio” (n.82) e Dio ci chiede di “Amare”.
L’incontro con il Dio-Amore è vitale per tutti noi, ma Dio ci chiede di amare anche i nostri fratelli, ce lo chiede nell’amore e per amore.
Nell’amore dei fratelli incontro Dio.
Nei fratelli e nei poveri Dio mi “parla con il suo Amore”.
Lasciamoci interpellare dal Suo Amore.
Lasciamoci avvolgere dal Suo Amore.
Lasciamoci Rivelare il Suo Amore.
Ed anche i nostri occhi vedranno con i Suoi occhi d’Amore.
Non dimentichiamo che l’esortazione apostolica (Adhortatio Apostolica) è un documento, atto del magistero ordinario della Chiesa cattolica, scritto dal Papa che lascia un “invito” ed un “incoraggiamento” a tutti i cristiani
Lascio alle parole di Papa Leone XIV la nostra meditazione di metà Quaresima, le sue “indicazioni” per la nostra meditazione che dovrebbe “scuoterci” all’azione:
“L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società.
Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile.
L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla.
Ebbene, una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno.
Sia attraverso il vostro lavoro, sia attraverso il vostro impegno per cambiare le strutture sociali ingiuste, sia attraverso quel gesto di aiuto semplice, molto personale e ravvicinato, sarà possibile per quel povero sentire che le parole di Gesù sono per lui: «Io ti ho amato» (Ap 3,9). (Dilexi te nn.120-121).
Per consentire lo svolgimento della 107° edizione della competizione ciclistica Milano-Torino, mercoledì 18 marzo sono previste limitazioni temporanee al traffico sulle statali 10 “Padana Inferiore” e 11 “Padana Superiore”, nell’ambito della Città Metropolitana di Torino.
Dalle 12:00 alle 17:30 è prevista la chiusura al transito della SS10 tra l’inizio di competenza Anas all’altezza di località Mongreno (km 7,870) e la rotatoria lato Pino Torinese (km 11,700) con circolazione garantita per i residenti di via Mongreno e via Sassi e per i mezzi di soccorso.
Sempre dalle ore 12:00 alle ore 17:30 sarà inoltre chiuso al traffico lo svincolo di uscita dalla SS11 per l’immissione sulla SP500, a Brandizzo (km 15,900).
Durante la chiusura della statale 10 i veicoli leggeri potranno percorrere la SP5 (Via Chieri nel Comune di Pino Torinese e Corso Chieri nel Comune di Torino).
La deviazione sarà segnalata in loco. Il percorso alternativo consigliato per i mezzi con peso superiore a 3,5 tonnellate è costituito dalla Tangenziale di Torino.
Anas (Gruppo FS) ricorda che “Quando sei alla guida tutto può aspettare!” – “Guida e Basta!”.
Per una mobilità informata chiama il Servizio Clienti “Pronto Anas” al numero verde gratuito 800.841.148.
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Redazione di Vercelli
Come comunicato dalla società e-distribuzione, nel corso della giornata di giovedì 19 marzo 2026 dalle ore 8,00 alle 16,00 verrà interrotta l’erogazione di energia elettrica in Strada Asti ai numeri civici da 7 a 11, e sn.
Gli interventi coinvolgeranno esclusivamente i clienti alimentati in bassa tensione.
Durante i lavori l’energia potrebbe essere momentaneamente riattivata: si raccomanda quindi prudenza e si consiglia di non utilizzare gli ascensori.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito e-distribuzione.it, utilizzare l’app gratuita, inviare un SMS al numero 320.2041500 con il codice POD presente in bolletta, oppure contattare il Numero Verde 803.500 per la segnalazione di guasti.
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Redazione di Vercelli
Cia Novara Vercelli VCO invita i soci allevatori a partecipare agli incontri informativi riguardante la seconda fase di attuazione del Piano Stralcio Agricoltura per la Qualità dell’Aria, entrata in vigore lo scorso 1° gennaio. I soggetti interessati sono gli allevamenti bovini e bufalini da latte e da carne, i suini, gli avicunicoli.
Questo il calendario:
il 18 marzo alle ore 14.30 a Oleggio nella sede Cia (via Bellini, 27);
il 19 marzo alle ore 14.30 ad Armeno, nella sede del Comune;
il 24 marzo alle ore 14.30 a Borgosesia nella sede Cia;
il 25 marzo alle ore 10 a Domodossola nella sede La Prateria – Regione Nosere.
La normativa introduce obblighi tecnici stringenti per lo stoccaggio e la distribuzione degli effluenti zootecnici, con l’obiettivo di abbattere le emissioni di ammoniaca.
Poiché le nuove regole impattano direttamente sulla gestione quotidiana delle aziende in base alla produzione annua di azoto escreto, e Arpa e Province sono state incaricate di eseguire i controlli, è fondamentale la partecipazione.
Durante gli incontri saranno affrontati questi aspetti:
soggetti coinvolti e in quale misura (dalle esenzioni per chi produce meno di 1.000 kg/anno di azoto, agli obblighi crescenti per chi supera i 3.000 e i 6.000 kg/anno);
stoccaggio di letame e liquami; distribuzione in campo (con il divieto assoluto di utilizzo del “piatto deviatore” e le nuove regole per le tecniche rasoterra e l’interramento immediato); deroghe e controlli.
Info nelle sedi Cia e su www.cianovaravercellivco.it.
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Redazione di Vercelli
Si è riunito lunedì 16 marzo il nuovo Consiglio della Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte insediatosi lo scorso 27 febbraio, con all’ordine del giorno l’elezione della Giunta, organo esecutivo dell’Ente.
La squadra che affiancherà il neo presidente Angelo Santarella alla guida della Camera di Commercio è formata da nove componenti, espressioni di tutte le aree provinciali che compongono il territorio:
Paolo Carrà è il rappresentante scelto per il settore Agricoltura;
Elena Bona, Alessandro Ciccioni e Carlo Robiglio per l’Industria;
Michele Giovanardi e Amleto Impaloni per l’Artigianato;
Giacomo Ferraris per il Commercio;
Massimo Sartoretti per il Turismo;
Simone Capra per i Servizi alle Imprese.
Dopo l’elezione dei componenti di Giunta, il Consiglio darà a breve avvio ai lavori per la stesura del Piano strategico di attività pluriennale della Camera di Commercio.
«La nuova squadra di governo nasce con l’obiettivo di tradurre le sfide di oggi in traiettorie di crescita sostenibile per l’intero tessuto imprenditoriale – commenta il presidente Angelo Santarella -. La nostra priorità sarà tracciare una rotta chiara e pragmatica per affiancare le imprese in un panorama internazionale caratterizzato da una forte complessità strutturale. Sappiamo che l’incertezza rappresenta il peggior scenario possibile per chi fa impresa: per questo non ci limiteremo a gestire il cambiamento, ma lavoreremo per guidarlo attivamente, intercettando ogni opportunità di sviluppo e concentrando le risorse su interventi di ampio respiro, capaci di generare un impatto significativo per il territorio”.
“Affrontiamo questo mandato con una coesione d’intenti che coinvolge l’intero organo esecutivo e con la determinazione necessaria per tradurre i progetti in risultati tangibili – aggiunge Santarella -. L’impegno della Giunta e della Camera di Commercio sarà quello di agire come un partner solido e proattivo per gli imprenditori e le imprenditrici di tutti i settori economici e di tutti territori che compongono il quadrante».
(Foto – Da sinistra: Impaloni, Robiglio, Carrà, Bona, Santarella, Giovanardi, Capra, Ciccioni, Sartoretti, Ferraris)
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