Mese: Aprile 2026
Quest’anno si festeggia l’80° della Repubblica e il voto alle donne e tornano le Camminate Partigiane organizzate dall’ ANPI Varallo Alta Valsesia, in collaborazione con l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, e altre sezioni Valsesiane, per celebrare i luoghi della Resistenza sulle nostre montagne.
Una camminata al mese da aprile ad ottobre per ricordare cos’è stata la Resistenza in e per l’Italia
Si inizia sabato 11 aprile – L’appuntamento è a Breia (VC) alle 8.30.
I paesi di Cellio e Breia, con le loro frazioni, furono fin dal principio dei punti strategici per la Resistenza Valsesiana, fungendo da zona di passaggio tra la Valsesia e il Cusio.
Il distaccamento Gramsci di Cino Moscatelli, nato all’alpe Bordone, nei pressi del Monte Briasco, a gennaio del 1944 si stabilì a Castagneia, dove subì un forte rastrellamento nazifascista in cui morì, nella frazione Zagro, il partigiano Lorenzo Beltrametti.
A Breia catturarono e deportarono il civile Celso Ottone, che morì a Gusen.
Le case della frazione vennero depredate e incendiate; un anziano infermo, Fedele Rosa, morì in seguito a brutali torture.
Un altro pesante rastrellamento investì la zona di Cellio e Breia nelle prime settimane di aprile del 1944.
Il 9, una formazione nazifascista tornò ad incendiare case e cascine; catturarono il partigiano Rocco Bellio, che venne subito fucilato contro al muro della chiesa di Breia.
A lui venne intitolato un battaglione dislocato presso l’alpe Cambocciolo, sotto al Monte Navigno, e poi la 6ª Brigata Garibaldi agli ordini di Nello Olivieri.
Il 27 agosto 1944, alle Case Calderara, nei pressi della frazione Merlera, Nello cadde in uno scontro a fuoco assieme al partigiano Aldo Chiara.
Da quel momento, il nome di Rocco fu assegnato alla 15ª Brigata, mentre a Nello venne intitolata la 6ª Brigata, nella quale erano inquadrati quasi tutti i sessanta partigiani di Cellio e Breia, che parteciparono alla Liberazione di Novara.
Bibliografia:
Ester Barbaglia, La Spezia combatte in Valsesia, Istorbive, 1979; Alberto Lovatto (a cura di), Quando io avevo la tua età c’era la guerra, Istorbive – comuni di Cellio e Breia, 1995;
Alessandro Orsi – Lorenza Stocchi, Un sacerdote di montagna, Istorbive, 2019;
Alessandro Orsi, Ribelli in montagna, Istorbive, 2011.
Durante la gita si sarà accompagnati dagli storici che aiuteranno a comprendere gli eventi accaduti e la vita della valle in quel periodo così cruciale e drammatico.
Il pranzo sarà al sacco, non dimenticate di portare una tazza, l’ANPI porterà toma e vino da condividere con tutti.
Il percorso è di tipo E (escursionistico) su sentiero di montagna ,il dislivello positivo sarà di circa +450m per una lunghezza di 8,5 km circa.
Si raccomanda abbigliamento e calzature da trekking e una giacca in caso di pioggia
Gli organizzatori si riservano cambi di percorso in caso le condizioni non permettano la salita in sicurezza.
In caso di forte pioggia l’evento sarà annullato
Le altre date sono
16 maggio frazioni di Borgosesia
14 giugno campo Ragozzi Alpe Portile
21 giugno Postua Alpe Morcei
19 luglio Camasco Alpe Sacchi
22 agosto Rassa Alpe sulla Piana
20 settembre Fobello Selle di Baranca
11 ottobre Monte Fenera (Ded. Alessandro Orsi)
15 novembre Gattinara Madonna di Rado
Per info e prenotazioni sulle camminate Davide 339 4902694 – Bruno 346 4092883 – Luca 338 3046817
Per la data del 16 novembre info e prenotazioni ANPI Gattinara
Ubaldo 333 3457800, Franco 334 8279302
Pagina Facebook: Anpi Varallo Alta Valsesia
E mail: anpi.varallo@yahoo.it
Instagram: anpi.varallo
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Redazione di Vercelli
Verrà inaugurata oggi, mercoledì 8 aprile alle ore 10,00 presso la sede del CIOFS di Casale Monferrato la mostra “Com’eri vestita?”, ideata da Amnesty International e Libere Sinergie, promossa da Zonta Club Alessandria con il patrocinio della Provincia di Alessandria e del centro antiviolenza me.dea, per sensibilizzare sul tema della violenza di genere: un progetto che sarà a Casale Monferrato fino al 27 aprile 2026 e, oltre al CIOFS, farà tappa all’Istituto Balbo, al For.Al e presso il coro di Santa Caterina.
L’iniziativa propone un percorso espositivo che affianca abiti a testimonianze di violenza, con l’obiettivo di contrastare uno dei pregiudizi più diffusi: quello che attribuisce alla vittima una responsabilità legata al proprio abbigliamento.
Il titolo della mostra richiama infatti una domanda spesso rivolta alle donne che hanno subito abusi, suggerendo implicitamente una correlazione tra il modo di vestire e la violenza, che il progetto intende smentire.
Nata negli Stati Uniti nel 2013 e successivamente diffusa anche in Italia, la mostra si fonda su un approccio diretto e immediato, capace di coinvolgere il pubblico attraverso il riconoscimento di situazioni quotidiane.
Gli abiti esposti, comuni e familiari, contribuiscono a evidenziare come la violenza non sia determinata da ciò che si indossa, ma da chi la compie, favorendo una riflessione più ampia sugli stereotipi e sulle dinamiche culturali che ancora accompagnano il tema.
L’Assessore alle Pari Opportunità, Annalisa Rizzo, e l’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Fiorenzo Pivetta, affermano: “La mostra ‘Com’eri vestita?’ rappresenta un’importante occasione di riflessione per la nostra comunità sul tema della violenza di genere e degli stereotipi che ancora oggi la accompagnano. Il percorso espositivo, articolato in più tappe sul territorio cittadino, consente di affrontare con immediatezza e concretezza questioni delicate, sensibilizzando in particolare le nuove generazioni sul rispetto della persona e sull’importanza del consenso. Ringraziamo le realtà promotrici e tutte le istituzioni coinvolte per aver reso possibile questa iniziativa, che contribuisce a costruire una cultura della prevenzione e della consapevolezza, contrastando pregiudizi dannosi e favorendo una cittadinanza più attenta e responsabile”.
Nadia Biancato, presidente di Zonta Club Alessandria, aggiunge: “Dal 2024 proponiamo la mostra in modo diffuso perché il primo passo per eliminare la violenza è riconoscerla, il secondo è chiedere aiuto. Le donne devono aver fiducia nelle istituzioni, nella comunità in cui vivono per affrontare il percorso di uscita dalla violenza ed è per questo che la nostra organizzazione ha promosso il “Patto per il contrasto della violenza di genere”, firmato di recente anche dalla Città di Casale Monferrato: il suo intento è fare prevenzione, che significa educare, e questa mostra è uno degli strumenti. Siamo riconoscenti per l’ampia esposizione che verrà fatta in Casale affinché studenti e cittadini possano confrontarsi con il tema della violenza sessuale, una delle forme più tremende di violenza sulle donne, che offende la dignità, mina l’autostima, e se non affrontata in modo rispettoso della vittima, è fonte di rivittimizzazione: ‘com’eri vestita?’ è una domanda che appartiene ad una cultura da scardinare. Ringrazio gli allievi dell’IIS Vinci Nervi Fermi Migliara di Alessandria per averci aiutato a riprodurre fedelmente parte degli abbigliamenti che compongono i 17 pannelli in mostra, con consapevolezza, la stessa che avranno gli studenti casalesi dopo averla visitata”.
L’esposizione si svilupperà in più tappe sul territorio cittadino: dal 8 all’11 aprile presso il CIOFS, dal 13 al 18 aprile all’Istituto Balbo, dal 20 al 24 aprile al For.Al, per concludersi nel fine settimana del 25 aprile nel coro di Santa Caterina, con apertura al pubblico.
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, con particolare attenzione alle giovani generazioni, promuovendo una maggiore consapevolezza sul tema del consenso e del rispetto della persona.
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Redazione di Vercelli
Una nuova iniziativa inserita nel Progetto AttraVERSO il lavoro-mi apro al mondo.
Si tratta della mostra “Don’t Be Alone” che verrà inaugurata In San Pietro Martire, venerdì 10 aprile alle ore 17,30 e resterà allestita, a ingresso libero, fino all’8 maggio, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18,30.
La cura della parte artistica è di Caterina Maggia, la cura della parte progettuale è di Lorena Chinaglia, presidente di Diapsi Vercelli, Antonella Di Cosmo e Alice Monetti, mentre Valentina, Violetta De Luca ha seguito il progetto grafico.
La mostra nasce grazie all’interazione di Diapsi Vercelli e Brein con altre tre realtà, due artistiche e una che si occupa di disagio: Onde d’urto, Box d’arteeAIEF Onlus (Associazione Italiana Epilessia Farmacoresistente); grazie alla collaborazione della curatrice Caterina Maggia hanno preso parte al Progetto ben18 artisti.
Mentre “Brein” ha realizzato 36 borse (2 per ciascun artista) che saranno esposte accanto alle opere d’arte alle quali si ispirano.
Questi gli artisti presenti: Donatella Bianchi, Luigi Cei, Daniela Dente, Silvio Fazio, Teresa Ferraiuolo, Lorena Fonsato, Anna Galli, Silvana Giannelli, Barbara Maffia, Cate Maggia, Giò Marchesi, Emilio Mera, Cinzia Morcaldo, Laura Omodeo Salè, Giordano Pagliai, Anna Maria Raimo, Eliseo Stefan, Marina Tappa.
Lorena Chinaglia ci spiega il significato di questa nuova mostra, veicolato sia dalle opere degli artisti, sia dalle 36 borse, tutti pezzi unici, realizzate all’interno del Laboratorio Artigianale Brein: “Don’t Be Alone”non è solo un titolo. È un invito. Non restare solo. Non nel dolore. Non nella confusione. Non nel tempo sospeso della fragilità. Nella rielaborazione delle opere d’arte dei 18 artisti abbiamo inserito dei numeri. L’idea dalla quale siamo partiti è che i numeri sovrapposti creino confusione, la confusione che a volte c’è nella mente delle persone che non stanno bene. I numeri attraversano le immagini. Si ripetono. Si disperdono. Si sovrappongono. Sono tempo che scorre… e tempo che si blocca. Il tentativo di dare ordine a ciò che dentro è caos. Ma dentro questa frammentazione emerge un equilibrio. La simmetria non cancella la frattura. La accoglie. È il tentativo di ricostruire. Di tenere insieme”.
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Redazione di Vercelli
Riceviamo e pubblichiamo
Gli organi di informazione hanno recentemente riferito dello stato di agitazione dei dipendenti dell’Ente gestore delle Aree protette della Valsesia causata dalla carenza di personale e dal mancato coinvolgimento in una non meglio precisata “riforma “ comprensiva di “modifiche in materia di gestione del personale ”.
Il presidente dell’Ente, sempre attraverso gli organi di stampa, ha dichiarato che sarebbe in corso “un serio confronto politico circa le riforme da proporre alla Regione per il miglioramento dell’azione dell’Ente di Gestione delle Aree Protette sul territorio. Un confronto che, attualmente, non esclude nessuna soluzione ”.
Le scriventi associazioni ambientaliste, da sempre propositrici di una efficace gestione delle aree protette, nell’attuale non chiarezza dello stato di fatto del ripristino di una dotazione sufficiente di personale e del confronto politico in atto, intendono ribadire alcuni elementi essenziali.
La norma regionale (LR 19/2009) stabilisce che La Regione riconosce l’importanza dell’ambiente naturale in quanto valore universale attuale e per le generazioni future e definisce …le modalità per la conservazione della biodiversità e per la gestione e per la promozione dei territori facenti parte della rete ecologica regionale; la legge nazionale (394/91), tra i principi fondamentali ha “l’istituzione, la gestione delle aree naturali protette, al fine di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese”.
L’Unione Europea, fin dal 1992, si è impegnata nella conservazione della biodiversità progettando una rete di ambienti da tutelare, la cosiddetta Rete Natura 2000.
Le modifiche già apportate alla citata legge regionale negli ultimi anni, oltre ad accorpare sostanzialmente i vari precedenti enti di gestione, con conseguente notevole risparmio economico per la consistente riduzione di dirigenti e riduzione di risorse umane per la gestione amministrativa, ha dato impulso alla promozione del territorio, in accordo con le associazioni di categoria territoriali.
L’Ente di Gestione delle Aree Protette (EGAP) della Valsesia gestisce, oltre ai due parchi storici Alta Valsesia e Fenera, altre aree tutelate della Rete Natura 2000 (il cui elenco e delimitazioni è possibile consultare nel sito dell’ente) per un totale di circa 28.200 ettari.
L’adeguata dotazione di personale dell’EGAP Valsesia, con nuova presenza di giovani in sostituzione del personale andato in pensione, la valorizzazione e il coinvolgimento di tutti i dipendenti nelle scelte gestionali, garantirebbe una maggior efficacia nelle varie attività in capo all’ente.
L’impegno profuso dall’ente negli ultimi anni, le sostanziali innovazioni realizzate nei centri visita, i vari progetti messi in campo grazie alla partecipazione a svariati bandi in collaborazione con altri enti e università, le modifiche apportate al regolamento delle guide del parco, la realizzazione di una apposita applicazione informatica divulgativa, hanno garantito un aumento certificato della frequentazione delle aree tutelate e della divulgazione in ambito scolastico, più volte testimoniato dagli organi di informazione.
Le scriventi associazioni ambientaliste, non avendo un rappresentante nel consiglio dell’EGAP, ben consapevoli della necessità che la gestione di un ente delle aree protette debba avvenire con la collaborazione degli enti locali, chiederanno un incontro al Presidente del Ente di Gestione delle Aree Protette della Valsesia e al Presidente della Comunità del Parco per avere delucidazioni sulle ipotesi in campo.
Legambiente del Vercellese e della Valsesia Odv – Enrica Busti a nome e per conto anche delle altre associazioni
Pro Natura Vercellese – Umberto Lorini
Italia Nostra Vercelli – Valsesia – Francesco Enrico Giordano
Lipu Vercelli Biella – Giuseppe Ranghino
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Redazione di Vercelli













