VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli

Margherita Guala, vedova Calzino era nata a Varallo il 17 giugno 1939, il papà era di Trivero, aveva una fabbrichetta che produceva bottoni, la mamma era una Maffioli di Parone, che purtroppo morì quando lei aveva solo sette anni, per un’appendicite perforante degenerata in peritonite.

Fu cresciuta dalla zia materna, Eugenia, a Parone.

Qualche anno dopo, tornò a vivere con il padre e la zia paterna, Rina, proseguì negli studi fino a conseguire il diploma di Maestra elementare, iniziando la sua carriera ad Arboerio, proseguendo poi a Guardella e in altre sedi.

Nel 1967 sposò il rimellese Enrico Calzino, abitando prima a Borgosesia e poi trasferendosi a Varallo, nella nuova casa in Via Cesare Battisti, dove ha vissuto fino all’agosto di quest’anno, quando, per problemi di salute, fu accolta in Casa Serena.

Era molto legata al santuario di Oropa, che frequentava già da ragazzina con il Papà.

Le nipoti Vanda e Milva, l’accompagnavano in pellegrinaggio ogni anno, come ricordano alcune fotografie che la ritraggono davanti alla Basilica Nuova e nel suo atteggiamento tipico, mentre si accingeva ad entrare con le mani incrociate dietro la schiena.

Don Roberto Collarini nell’omelia durante la Messa funebre, celebrata nella Collegiata di San Gaudenzio a Varallo, l’ha ricordata come donna di grande Fede, dotata di capacità comunicativa, messa a frutto nell’insegnare, che etimologicamente significa proprio “segnare dentro” il cuore degli allievi.

Ha voluto essere sepolta accanto al marito Enrico, nel piccolo cimitero di Rimella.

Margherita Calzino è stata la mia prima Maestra Elementare: la ricordo arrivare a scuola a passo veloce, con sempre delle borse in mano, la bocca truccata di rosso, un ombretto azzurro steso sulle palpebre, le sopracciglia ben disegnate.

Quel trucco vistoso faceva parte del suo originale metodo di insegnamento: i bambini stavano più attenti, colpiti da quei colori vivaci.

A Piane allora c’erano due pluriclassi, eppure lei seppe abituarci a stare seduti nei banchi, insegnarci a “leggere, scrivere, far di conto”, ma soprattutto a ragionare, facendoci anche conoscere il territorio attraverso passeggiate esplorative.

Durante le “uscite” eravamo disposti in fila: nessuno si sarebbe mai sognato di allontanarsi o di dire che era stanco.

Ricordo la gita a piedi alle grotte di Ara, e quella in Regione Possasca, per commemorare i Caduti partigiani, la cui vicenda ci venne raccontata da Flora, mamma di Tiziana, una delle scolare: sua madre Primitiva, con altre donne del paese aveva pietosamente recuperato i corpi dei giovani trucidati nell’imboscata.

In quell’occasione prelevammo dal rio che scorreva poco lontano una massa gelatinosa con le uova delle rane e la portammo a scuola conservandola in una bacinella per osservarne lo sviluppo, riportando poi i girini a fine scuola affinché completassero il loro sviluppo.

Per studiare gli animali, a turno, portammo in classe cane, gatto, gallina, coniglio e perfino una pecorella.

Era una Maestra “patriottica”, che aveva molto a cuore l’Educazione Civica: a scuola si cantava spesso e partecipavamo sempre alle commemorazioni al cippo dei Caduti.

Ricordo ancora la mia lettura dell’ultima, straziante, lettera di Salvo D’Acquisto: «Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura!», giovane vicebrigadiere dei Carabinieri che sacrificò la propria vita il 23 settembre 1943 per salvare ventidue civili innocenti destinati alla fucilazione da parte delle truppe naziste a Torre di Palidoro, vicino a Roma, in un atto di incredibile eroismo e spirito di servizio.

Per il suo gesto fu insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare ed è stato dichiarato Venerabile da Papa Francesco, con processo di beatificazione in corso.

Terminate le Scuole Elementari, passammo alle Medie a Serravalle, ma tutti con un ottimo bagaglio di conoscenze, sia teoriche che pratiche.

E’ passato oltre mezzo secolo, ognuno di noi ha costruito la sua vita, eppure Franco ed io siamo sempre rimasti in contatto epistolare con la nostra Maestra e conserviamo tutti i bigliettini di auguri.

Ci fu vicina anche nei momenti difficili, facendoci le condoglianze in occasione della morte dei nostri genitori.

Avremmo voluto incontrarla, ma non ce ne fu l’occasione, adesso ci siamo riproposti di riunire i vecchi compagni di scuola e nell’estate salire a Rimella per omaggiare la sua tomba.

Piera Mazzone

Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti

da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:

Iscriviti alla nostra pagina Facebook

e al nostro Gruppo pubblico di Facebook

al nostro account di Instagram

al nostro canale di Whatsapp

al nostro canale Telegram

Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca

Il 27 gennaio 2026 alle 17 viene inaugurata, nella ex Chiesa di San Vittore a Vercelli, largo D’Azzo, l’installazione di Carla Crosio ‘Quello che resta’, opera che resterà ‘on -site’ e visibile a tutti, tutti i giorni, fino al 27 febbraio 2026.

L’idea progettuale e la cura critica di Elisabetta Dellavalle intendono celebrare il Giorno della Memoria con l’esigenza di ‘segnare’ in modo tangibile e inequivocabile, allo scadere annuale di una data così fortemente evocativa dell’Olocausto, quanto in effetti l’Umanità non abbia imparato nulla dagli errori pregressi, riproponendoli nel presente, temibilmente nel futuro.

Dal testo critico estrapoliamo: “Anime e corpi, travolti dall’insensata e infinita brutalità umana, cercano in perpetuo una via d’uscita, la luce nel buio, il respiro nel vuoto. Nell’ansimare impercettibile di quest’ombra silente li percepiamo ancora tra noi, sottilmente presenti, eterni e immortali. Come le nostre colpe».

La forza emotiva dell’installazione della gigantesca opera di Crosio, che con il nome ‘Ombra pericolosa’ è appena stata protagonista di Paratixxima a Torino ed è stata oggetto di cure e testi critici di Gillo Dorfless, Marco Rosci, Luca Massimo Barbero, Lorella Giudici, Livia Savorelli ed ora è, per una sua porzione, nella collezione permanente della Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino, viene arricchita dalla silente spiritualità del luogo in cui si rivela, l’ex Chiesa di San Vittore di Vercelli, gioiello del barocco piemontese.

Un luogo che, grazie alla tenace scelta progettuale verso il contemporaneo di Daniele De Luca, direttore dei Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Vercelli, è diventato negli anni punto di riferimento dell’arte in città.

Quello che resta’ ha inoltre il sostegno, sentito e partecipato, della Comunità ebraica di Vercelli (con Biella, Novara e VCO) nella persona della sua Presidente, Rossella Bottini Treves.

L’allestimento si avvale della collaborazione del Centro Culturale Studio Dieci Vercelli, della cura degli effetti sonori di Emma Rastaldi e della consulenza tecnica per le luci di Claudio Manzo.

Quello che resta

della nostra umanità

Questa volta non entri tu, come dantesca narrazione vuole, ma esce lei.

Disgustata di quanto l’Uomo sa fare, ora la Terra si muove, si apre e se ne libera. Qui.

Non è bastato aprire i cancelli, abbattere fili spinati e vedere in faccia l’Orrore.

Non sono bastate montagne di capelli e di occhiali, di denti e valigie, e poi ossa su ossa, fino alla fine del mondo, fino alla fine del giorno.

Non è bastato, se poi uguale e terribile orrore è stato ancora perpetrato, si sta ora infliggendo, si patirà domani.

Davvero non abbiamo capito, o non vogliamo capire.

O, forse, la morte dell’altro non ci tocca.

Inutile dire che l’altro, per l’altro, siamo noi.

E allora eccola qui, quest’onda lenta e maestosa che riemerge dal fondo, dagli anfratti più torbidi e nascosti del nostro passato, e che per uscire alla vita sceglie, per farlo al meglio e con maggior potenza, proprio un altare, simbolo di cerimonie e sacrifici, di battesimi e de profundis. Nell’immensa fluidità di questo scorrere nero e lucente non puoi non pensare a ciò che nasconde, ricopre, magari riscalda.

Anime e corpi, travolti dall’insensata e infinita brutalità umana, cercano in perpetuo una via d’uscita, la luce nel buio, il respiro nel vuoto. Nell’ansimare impercettibile di quest’ombra silente li percepiamo ancora tra noi, sottilmente presenti, eterni e immortali. Come le nostre colpe.

Così ora non abbiamo più scuse: il risultato delle nostre azioni ce l’abbiamo finalmente davanti agli occhi, ci rimbomba nelle orecchie come vento che soffia perenne, ci brucia la vista con lampi di fuoco, abbaglianti, taglienti. Non abbiamo più scuse e a nulla vale girare la testa, andare per via, scrollare le spalle.

Tanto ciò che hai visto e udito ti resta tatuato nel cuore per sempre, hai voglia a far finta di nulla.

Messo di fronte a ‘Quello che resta’ della nostra umanità, ormai sei cambiato.

Elisabetta Dellavalle

Per il ventisette gennaio

Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti

da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:

Iscriviti alla nostra pagina Facebook

e al nostro Gruppo pubblico di Facebook

al nostro account di Instagram

al nostro canale di Whatsapp

al nostro canale Telegram

Redazione di Vercelli

Posted in Cultura e Spettacolo

La Biblioteca Civica “Ermanno Dellora” di Tronzano Vercellese ospiterà, venerdì 30 gennaio alle ore 21.00,  la presentazione del volume Il Medioevo a Vercelli e dintorni di Miriam Clelia Fedora Ferrari (1966–2009), pubblicato postumo dalla casa editrice Publycom e dedicato alla storia medievale del territorio vercellese.

A guidare il pubblico alla scoperta del libro sarà il professor Massimo Borro, volontario della Biblioteca Civica, realtà culturale gestita dall’Associazione Volontari “Valeria Botti”, che rappresenta da anni una vera eccellenza per il paese e un punto di riferimento per la promozione della lettura e della memoria storica locale.

Alla serata parteciperanno inoltre il geometra Giorgio Ferrari, padre dell’autrice, e Rita Mattiuz per Publycom.

Il volume nasce dal riordino e dalla valorizzazione degli appunti, delle ricerche e dei materiali che Miriam Ferrari aveva dedicato negli anni allo studio del Medioevo, con particolare attenzione alla città di Vercelli e ai suoi dintorni.

Storica medievalista, archivista e bibliotecaria, insegnante di religione e divulgatrice culturale, Miriam aveva fatto della ricerca storica e della trasmissione del sapere un tratto distintivo del proprio percorso umano e professionale.

Il Medioevo a Vercelli e dintorni non è un saggio accademico in senso stretto, ma un libro pensato per accompagnare il lettore in un viaggio accessibile e coinvolgente attraverso dieci secoli di storia.

Dalle invasioni barbariche all’età comunale, dal potere dei vescovi-conti alle lotte tra guelfi e ghibellini, il volume offre una sintesi chiara dei principali passaggi storici, affiancata da capitoli più narrativi ricchi di aneddoti, curiosità e riferimenti alla vita quotidiana medievale.

Particolare attenzione è riservata a figure e temi centrali per la storia locale, come Sant’Eusebio, lo Studium Vercellese e il ruolo della città lungo la via Francigena, crocevia di pellegrinaggi, scambi culturali e relazioni europee. La struttura del libro, divisa in due parti, riflette le due anime dell’autrice: da un lato la studiosa rigorosa, dall’altro la comunicatrice capace di rendere la storia comprensibile e stimolante per un pubblico ampio.

La presentazione alla Biblioteca Civica “Ermanno Dellora” assume anche un valore simbolico e affettivo: proprio qui sono stati donati dal padre di Miriam numerosi volumi appartenuti alla studiosa, alcuni dei quali di grande pregio, oggi patrimonio condiviso della comunità.

In biblioteca è inoltre presente una foto ricordo di Miriam Ferrari, segno tangibile di un legame che continua nel tempo.

Una serata dedicata a chi è interessato alla storia locale, ma anche a chi desidera riscoprire, attraverso la lettura, le radici culturali della propria comunità.

Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti

da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:

Iscriviti alla nostra pagina Facebook

e al nostro Gruppo pubblico di Facebook

al nostro account di Instagram

al nostro canale di Whatsapp

al nostro canale Telegram

Redazione di Vercelli

Posted in Cultura e Spettacolo

A Grignasco, in chiesa parrocchiale, un pubblico numeroso ed attento, tra il quale anche il Sindaco Roberto Beatrice, ha accolto venerdì 16 gennaio il ritorno della tavola cinquecentesca “Genealogia della Vergine” del pittore astigiano Gandolfino da Roreto, opera di grande raffinatezza, dalla storia misteriosa, che ha sempre incuriosito i visitatori per l’affollamento dei personaggi e la presenza dei numerosi bambini.

L’incontro, presentato da Paolo Cavagliano, Presidente dell’Associazione Punto Arte Onlus, è stato dedicato a Paolo e Pinuccio Sitzia che con don Gianfranco Regalli, nel 2008 fondarono l’Associazione e promossero gli studi ed il successivo restauro della preziosa tavola, realizzato tra il 2022 e il 2024 presso il Centro Conservazione Restauro “La Venaria Reale”, che ha restituito piena leggibilità ai dettagli cromatici e alla raffinatezza della pittura di Gandolfino.

Dal 17 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 la tavola era stata esposta a Varallo, a Palazzo dei Musei in una mostra dossier La Sacra Parentela di Gandolfino da Roreto.

Restauro e Confronti, promossa dalla Parrocchia di Grignasco, dalla Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, dal Centro Conservazione Restauro “La Venaria Reale” e dal museo.

La mostra proponeva, per la prima volta affiancate, due preziose tavole con la Sacra Parentela o Genealogia della Vergine dipinte, nel primo Cinquecento, da Gandolfino da Roreto, tra i protagonisti del Rinascimento in Piemonte, provenienti dalla chiesa di Santa Maria Assunta di Grignasco e dalle raccolte torinesi di Palazzo Madama.

Cavagliano ha ricordato come nel febbraio 2020 Punto Arte Onlus avesse dedicato il quinto dei Quaderni dedicati alla Chiesa di Maria Vergine Assunta, curato da Anna Maria Marchetti Grasso, con fotografie di Roberto Sagliaschi, proprio a questa tavola: “La sacra parentela. Gandolfino da Roreto. (XVI secolo)”.

L’iscrizione apocrifa, leggibile nella parte alta del dipinto, che lo attribuisce a Gaudenzio Ferrari, venne presto messa in dubbio dagli studiosi più competenti, mentre la corretta attribuzione a Gandolfino fu fatta dal pittore Franco Fizzotti nel 1954.

Il restauro è stato preceduto dallo studio preliminare della grignaschese Francesca Erbetta e da indagini di tipo scientifico su questo “quadro misterioso”, del quale non c’era traccia nella storia, fino alla donazione del Conte Viotti nel 1830.

Gli interventi sono stati aperti dai saluti istituzionali del Parroco Don Marco Borghi, che ha osservato come l’opera donata dal Conte Viotti con il vincolo che non fosse mai alienata, sia pienamente inserita nel contesto storico artistico della Chiesa dell’Assunta, valorizzata dal riposizionamento nel 1907 su un pilastro a lato della balaustra dell’altare, con l’aggiunta della fastosa cornice dorata realizzata appositamente da valenti scultori grignaschesi, lasciando la coeva cornice cinquecentesca nella primitiva collocazione.

Paolo Mira, responsabile dell’Ufficio Provinciale Beni Culturali, ha ricordato la passione e l’impegno dei fratelli Sitzia, esprimendo la sua grande gioia nel vedere restituita alla Comunità un’opera importante, che testimonia una storia di amore, conservazione e valorizzazione, unendo il valore artistico a quello devozionale.

Anna Maria Marchetti Grasso ha saputo intrecciare il racconto storico con l’aspetto più umano e simbolico dell’opera, restituendo al pubblico una lettura viva e accessibile: “Quest’opera ci può ancora dire molte cose, se le concediamo il tempo per farlo, inoltrandoci per i sentieri interpretativi intriganti e inaspettati, illustrati nello studio pubblicato nel 2020”.

Simone Baiocco, Conservatore di Palazzo Madama, trent’anni fa aveva incentrato la sua tesi di laurea, guidata dal Professor Giovanni Romano, sull’opera di Gandolfino: venne a Grignasco e fu accolto dai fratelli Sitzia.

Nel suo intervento ha approfondito la forte relazione del pittore astigiano con la cultura artistica internazionale contemporanea.

Il tema della Sacra Parentela, descritto nei Vangeli Apocrifi, incentrato sulla discendenza di Sant’Anna attraverso i suoi tre matrimoni, dai quali nacquero tre figlie, tutte e tre di nome Maria, da cui si generò una vasta discendenza dei “cugini” di Gesù – tradizione iconografica che dopo il Concilio di Trento non ebbe più nessuno spazio – fu di rara diffusione in Italia, ma molto popolare in area transalpina, in particolare fiamminga e renana, con l’insolita presenza del soggetto nel Piemonte Meridionale e nel Ponente Ligure, territori in cui all’inizio del XVI secolo Gandolfino da Roreto e Lorenzo Fasolo dipinsero le uniche testimonianze della Genealogia della Vergine in Italia: “In quell’Europa dei commerci gli scambi culturali avvenivano ad una velocità cui non siamo abituati a ragionare. Osservando questa storia matrilineare pensiamo anche all’importanza delle donne in quel secolo. Gandolfino fu un attento lettore delle novità culturali e si lasciò influenzare da tutte le provocazioni stilistiche delle quali venne a conoscenza, diventando collaboratore di un maestro più moderno come Pietro Grammorseo, pittore fiammingo morto a Casale giovanissimo, prima del 1531. Siate dunque orgogliosi di conservare a Grignasco un dipinto di richiamo ad una cultura così ricca di stimoli da non temere il confronto con il grande Gaudenzio Ferrari”.

L’ultimo intervento è stato fatto dal Professor Don Damiano Pomi, che fu Parroco a Grignasco, e ha ricordato l’opera e il valore dei fratelli Sitzia, prematuramente scomparsi.

Il suo intervento è stato incentrato sull’iconografia di questa tavola.

Sant’Anna è la protagonista, ma la centralità del dipinto è riservata alla Vergine e al Bambino: “Questo quadro non è nato per questa chiesa, quindi è decontestualizzato, e non conosciamo la finalità per la quale fu realizzato, forse era legato all’Ordine Francescano o a Confraternite legate al culto di Sant’Anna”.

Pomi ha ricordato come in Valsesia siano visibili storie dei Vangeli canonici, collegate al culto di Sant’Anna, nella Cappella di Loreto, alle porte di Varallo, nella chiesa di Doccio, in quella di Verzimo, nella cappella della nascita della Vergine al Sacro Monte.

Al Sacro Monte esisteva anche una cappella dedicata a Sant’Anna, ma fu distrutta negli anni Trenta per far posto alla funivia.

Sant’Anna Metterza – termine derivato dal volgare medievale “Mi è terza”, riferendosi a Sant’Anna, madre di Maria, che si mette per terza nella gerarchia della famiglia divina, accanto a Maria e Gesù – è raffigurata in San Giovanni al Monte di Quarona, all’oratorio di San Lorenzo al Seccio, nella chiesa di San Marco a Varallo.

Concludendo Pomi ha invitato a meditare anche sulla raffigurazione di: “Una vita familiare non così lontana dalle storie delle nostre famiglie”.

La serata, intervallava sapientemente parole, immagini e musiche di Josquin Desprez, uno dei più importanti compositori rinascimentali che hanno rappresentato la cosiddetta “Scuola fiamminga”, coeva alla produzione artistica di Gandolfino da Roreto.

Nell’Ave Maria, proposta nella versione dei Cantores Mundi, diretti da Mino Bordignon, si sono riascoltate con commozione le voci di Paolo e Pinuccio Sitzia.

L’eredità d’affetti si coniuga con quella degli studi, sempre caratterizzata da una grande generosità umana e intellettuale.

Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti

da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:

Iscriviti alla nostra pagina Facebook

e al nostro Gruppo pubblico di Facebook

al nostro account di Instagram

al nostro canale di Whatsapp

al nostro canale Telegram

Redazione di Vercelli

Posted in Cultura e Spettacolo

È uscito il numero 115 de “l’impegno”, rivista dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia, che contiene saggi di Filippo Colombara, Massimiliano Franco, Piero Ambrosio, Nicolò D’Oria, Monica Schettino, Francesca Bottana, Andrea Brignone, Corrado Mornese, Tomaso Vialardi di Sandigliano, Luca Lavarino e Gianni Galli.

Filippo Colombara analizza, concentrandosi sull’area del Cusio e dintorni, il tema della violenza politica nel primo dopoguerra, evidenziandone soprattutto l’agire sul piano simbolico mediante bandiere, canti, monumenti e piccoli segni distintivi, che definivano appartenenze e posizioni di potere. Lo squadrismo fascista consolidò il controllo occupando lo spazio pubblico, sequestrando i vessilli rossi e imponendo il tricolore e la repressione penetrò nella vita quotidiana al punto che perfino una cravatta o un fiore potevano bastare per subire percosse, umiliazioni o derisione. Con il rafforzarsi del regime, il dissenso si adattò spostandosi verso forme clandestine e “leggere” di opposizione (scritte, volantini, ecc.), riuscendo così a mantenere viva una cultura antifascista.

Massimiliano Franco, ponendo l’attenzione sull’opposizione al fascismo nel Biellese nella metà degli anni Venti, si sofferma sul ruolo del Partito comunista, principale punto di riferimento, dopo la dissoluzione delle organizzazioni socialiste e l’esilio dei loro dirigenti, per la sua capacità di costruire una rete clandestina presente soprattutto nel mondo operaio, il cui radicamento provocò una repressione sistematica, caratterizzata da perquisizioni e arresti.

Piero Ambrosio prosegue, in questa seconda parte del saggio dedicato ai biellesi emigrati in Francia tra gli anni Venti e Trenta, la narrazione delle loro storie, che mostrano come l’espatrio, spesso motivato dal lavoro, diventasse anche una forma di allontanamento forzato dal controllo fascista. Dall’analisi di schedature, rapporti consolari e note di polizia emerge un antifascismo diffuso e variegato, che andava dall’impegno organizzato (socialista, comunista o legato a “Giustizia e Libertà”) a un semplice atteggiamento di ostilità al regime, tutti comportamenti comunque soggetti a vigilanza costante.

Nicolò D’Oria ripercorre la vicenda di Giovanni Arlone, arrestato a Biella nel gennaio 1944 per la diffusione di volantini antifascisti, mostrando come la propaganda satirica costituisse una forma concreta di lotta nella fase iniziale della Resistenza. Gli atti del processo e i testi sequestrati rivelano un antifascismo fatto di parodie, poesie e beffe che, ridicolizzando Mussolini, la Rsi e i gerarchi locali, mirava a minarne l’autorità simbolica e a intercettare il malcontento quotidiano. La satira, spesso riconducibile all’area di “Giustizia e Libertà”, si rivela così un’arma semplice ma efficace, capace di unire ironia, violenza verbale e speranza politica in un contesto di dura repressione.

Monica Schettino analizza la ricostruzione del massacro delle Fosse Ardeatine pubblicata nel settimanale “Fermenti” il 1 luglio del 1944, ponendo l’attenzione sulla testimonianza dei fratelli Gallarello, che contribuì a rendere pubblicamente conoscibili dinamiche e responsabilità della strage. Attraverso il racconto diretto dell’esplorazione delle cave e l’uso di disegni e descrizioni puntuali, il testo restituisce l’orrore materiale dell’eccidio e ne fa un documento fondativo del martirologio resistenziale.

Francesca Bottana affronta il tema dell’occupazione tedesca della provincia di Vercelli dopo l’8 settembre 1943 avvenuta con l’istituzione delle Militärkommandanturen, attraverso le quali il territorio venne inserito in un sistema di controllo militare finalizzato allo sfruttamento sistematico delle risorse. Dai rapporti della MK 1021 (province di Vercelli e Novara) si ricava come riso, produzione industriale e manodopera venissero monitorati e drenati per sostenere lo sforzo bellico tedesco, mentre le autorità cercavano al tempo stesso di evitare il collasso produttivo locale. Questo prelievo crescente aggravò le condizioni di vita della popolazione, alimentando mercato nero, diserzioni e ostilità verso gli occupanti.

Andrea Brignone mostra quanto l’esperienza della Repubblica partigiana dell’Ossola fosse insieme eroica e profondamente conflittuale e che la liberazione del territorio nel settembre 1944 aprì non solo uno spazio politico nuovo, ma anche un campo di tensioni interne. Dall’analisi del volantino “Valtoce” emerge una dura polemica contro la Giunta di governo, accusata di arrivismo e di autoreferenzialità e si svela così un microcosmo di diffidenze, veti incrociati e lotte di potere, che fu comunque importante segnale di una ritrovata libertà di espressione e di un confronto politico aperto.

Corrado Mornese ricostruisce, attraverso documenti familiari, la vicenda dei tre fratelli Vallana di Maggiora: Bartolomeo e Mario, morti sul fronte della Grande Guerra, rispettivamente a Fossalta di Piave nel 1918 e alle Cave di Selz nel 1916, e Pietro, caduto nel secondo conflitto mondiale nel 1941 nell’affondamento del transatlantico Conte Rosso, intrecciando microstoria e storia globale ed estendendo la riflessione al tema dei fratelli morti in guerra, così da rendere evidente l’assurdità reiterata della violenza bellica nel Novecento.

Tomaso Vialardi di Sandigliano pone l’attenzione sull’operazione MH/Chaos, avviata dalla Cia tra il 1967 e il 1974, evidenziando come la paura di una cospirazione comunista dietro le rivolte contro la guerra in Vietnam e i movimenti per i diritti civili portasse a una sorveglianza massiccia e illegale di cittadini statunitensi. Sotto la pressione dei presidenti Johnson e Nixon, e in un clima di “assedio interno”, la Cia raccolse e incrociò dati su studenti, attivisti e minoranze, pur senza trovare prove concrete di un coordinamento sovietico. Chaos si trasformò così in una struttura opaca e incontrollata, che violò sistematicamente il mandato costituzionale dell’Agenzia, finché lo scandalo Watergate e le inchieste parlamentari ne imposero la chiusura, senza però cancellarne l’eredità, che sopravvive nei moderni sistemi di sorveglianza post 11 settembre.

Luca Lavarino si concentra sullo sviluppo delle relazioni russo-sabaude nel porto di Berdjansk tra anni Trenta e Cinquanta dell’Ottocento, quando l’apertura dello scalo al commercio estero trasformò un luogo marginale in un nodo centrale dell’export cerealicolo. Grazie a condizioni nautiche favorevoli e alla protezione delle autorità imperiali, i mercanti liguri finirono per dominare quasi interamente il traffico, tanto che il porto divenne di fatto un’emanazione del commercio genovese nel mar d’Azov. L’istituzione del viceconsolato sabaudo fu decisiva per tutelare naviganti e affari, nonostante conflitti locali, abusi e crisi politiche.

Gianni Galli recensisce il volume di Anna Cardano “Novara e la Shoah”, risultato di una lunga ricerca che ricostruisce le vicende degli ebrei arrestati a Novara nel settembre 1943, inserendole nel contesto delle leggi razziali, dell’occupazione tedesca e della Rsi. Attraverso fonti d’archivio, stampa locale e rigorosi incroci documentari, il libro smonta rimozioni e autoassoluzioni, mostrando corresponsabilità italiane, aiuti solidali e delazioni, e offrendo un esempio solido di metodo storico applicato alla memoria della Shoah.

Infine, si ricordano tre persone, importanti per il territorio e amiche dell’Istituto, recentemente scomparse: Marco Neiretti, studioso rigoroso e animatore della cultura biellese, capace di unire ricerca storica e impegno civile; Luigi Carrara, amministratore, volontario e nostro prezioso collaboratore, titolare di un consistente fondo bibliografico presso la nostra biblioteca; Giuseppe Galli, partigiano valsesiano e amministratore pubblico, rimasto fedele per tutta la vita ai valori della Resistenza.

 La rivista è in vendita nella sede dell’Istituto (via D’Adda, 6, Varallo): singolo numero € 15,00, abbonamento annuale € 25,00, formula abbonamento annuale più tessera associativa € 40,00.

Conto corrente postale per i versamenti n. 10261139, intestato all’Istituto.

È acquistabile anche online, nella sezione “Shop” del sito www.istorbive.it.

Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti

da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:

Iscriviti alla nostra pagina Facebook

e al nostro Gruppo pubblico di Facebook

al nostro account di Instagram

al nostro canale di Whatsapp

al nostro canale Telegram

Redazione di Vercelli

Posted in Cultura e Spettacolo

Un corso di formazione sulla sicurezza sul lavoro per noi allievi è di grande utilità.

All’Istituto di Istruzione superiore “Cavour” sono iniziati i corsi di aggiornamento nell’ambito del PCTO.

Questa mattina noi allievi della classe III A Servizi socio -sanitari abbiamo assistito a un’interessante lezione introduttiva con l’intervento dell’ingegnere Marcello Francese che, in modo esaustivo, ha trattato argomenti di grande interesse.

La sicurezza sul lavoro è un tema fondamentale per tutti, specialmente per noi giovani che stiamo per entrare nel mondo del lavoro.

Questo corso è pensato per prepararci a lavorare in sicurezza, rispettando le norme e prevenendo i rischi.

Gli obiettivi sono comprendere l’importanza della sicurezza sul lavoro, conoscere i principali rischi lavorativi e come prevenirli, imparare le procedure di emergenza, sviluppare una cultura della sicurezza.

La sicurezza sul lavoro è responsabilità di tutti.

Questo corso è un primo passo per diventare lavoratori consapevoli e preparati. Continuare a informarsi e aggiornarsi è fondamentale per avere coscienza che solo rispettando le norme si possono prevenire ed evitare situazioni critiche.

Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti

da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:

Iscriviti alla nostra pagina Facebook

e al nostro Gruppo pubblico di Facebook

al nostro account di Instagram

al nostro canale di Whatsapp

al nostro canale Telegram

Redazione di Vercelli

Posted in Scuola e Università

Abbonamento annuale – Sottoscrizione richiesta

Devi essere un iscritto con Abbonamento annuale per accedere a questo contenuto.

Iscriviti ora

Sei già abbonato? Accedi

Posted in Economia

Nidi Aperti” è l’evento dedicato alle famiglie interessate a scoprire da vicino le strutture dei nidi d’infanzia della città e ad approfondire le attività educative proposte in vista dell’apertura dei termini per il bando dedicato all’iscrizione ai Nidi d’Infanzia prevista dal 2 al 20 febbraio 2026 (verrà diramata comunicazione specifica a riguardo).

Durante gli incontri, i genitori avranno l’opportunità di visitare gli spazi dedicati all’infanzia e partecipare a laboratori interattivi insieme ai propri bambini. Le attività saranno curate dal personale educativo, che sarà a disposizione per fornire informazioni e rispondere alle domande.

Gli incontri, per ognuna delle strutture, si terranno in tre giornate differenti dalle 16:30 alle 18:00:

Nido d’Infanzia Oltreponte (Via Fratelli Bandiera): martedì 27 gennaio, mercoledì 4 febbraio e giovedì 12 febbraio;

Nido d’Infanzia Porta Milano (Via Cardinal Massaia): giovedì 29 gennaio, martedì 3 febbraio e mercoledì 11 febbraio;

Nido d’Infanzia Valentino (Via Villavecchia): mercoledì 28 gennaio, giovedì 5 febbraio e martedì 10 febbraio.

La partecipazione agli incontri è gratuita ed è necessaria la prenotazione telefonica ai seguenti recapiti:

Nido Oltreponte (Via F.lli Bandiera 22): 0142.561951

Nido Porta Milano (Via Massaia 87): 0142.454904

Nido Valentino (Via Villavecchia): 0142.72667

Sottolinea l’Assessore Irene Caruso: “I genitori interessati sono invitati a conoscere più da vicino i nidi comunali e la loro proposta educativa, attraverso giornate di apertura pensate per offrire alle famiglie la migliore conoscenza possibile dei servizi dedicati alla prima infanzia”.

Per informazioni è possibile contattare l’Ufficio Pubblica Istruzione ai numeri 0142.444204 e 0142.444260 o all’indirizzo e-mail nidi@comune.casale-monferrato.al.it

Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti

da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:

Iscriviti alla nostra pagina Facebook

e al nostro Gruppo pubblico di Facebook

al nostro account di Instagram

al nostro canale di Whatsapp

al nostro canale Telegram

Redazione di Vercelli

Posted in Enti Locali, Scuola e Università

Abbonamento annuale – Sottoscrizione richiesta

Devi essere un iscritto con Abbonamento annuale per accedere a questo contenuto.

Iscriviti ora

Sei già abbonato? Accedi

Posted in Cronaca

Il contributo di 24.558 euro dalla Regione Piemonte a sostegno delle attività dell’Ecomuseo delle Terre d’Acqua per l’anno 2025 premia la qualità di una progettazione che ha saputo coniugare la tutela del territorio e delle tradizioni al coinvolgimento attivo delle comunità locali e all’innovazione digitale.

L’Ecomuseo si conferma uno dei più vasti del Piemonte, con tredici cellule ecomuseali. Tra le nuove acquisizioni – afferma il presidente della Provincia Davide Gilardinospiccano siti di grande valore storico e ingegneristico come l’elevatore idraulico del Consorzio Irriguo di Cigliano, il Museo a cielo aperto di Rive e il Rifugio Antiaereo del Palazzo Provinciale, quest’ultimo recentemente recuperato e aperto alle visite scolastiche e non grazie alla collaborazione con la Prefettura e l’Associazione “La Rete”. La strategia messa in campo dalla Provincia, con il supporto operativo dell’Associazione “I Borghi delle Vie d’Acqua” e il coordinamento tecnico-scientifico della Dott.ssa Paoletta Picco, ha puntato sul rinnovamento dei linguaggi per raggiungere un pubblico più ampio. Il nuovo anno ci attende con molte iniziative, sempre volte alla promozione e alla salvaguardia del nostro territorio”.

Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti

da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:

Iscriviti alla nostra pagina Facebook

e al nostro Gruppo pubblico di Facebook

al nostro account di Instagram

al nostro canale di Whatsapp

al nostro canale Telegram

Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca