Posizione Home: Apertura 6
Borgosesia 2
Oleggio 1
Marcatori: 36’ pt Doratiotto su rigore, 34’ st Maglione, 47’ st Manto.
Borgosesia (4-3-1-2): Gilli; Perego (39’ st Latta), Ballarini, Mazzola, Florio; Bazzan, Desiderato, Doratiotto (14’ st Loporcaro); Bieller (22’ pt Dalla Valle (39’ st Pellicone)); Giacona (27’ st Manto), Piraccini.
A disp.: Salina, Pellicone, Ghibaudo, Sementa, Tampellini.
All.: Cretaz.
Oleggio (4-3-1-2): Tornatora; Gavin, Maiorino, Colombo; Orsi (23’ st Gallo), Iaria (14’ st Buscemi), Morlandi, Maglione, Cavallaro; Valentino (23’ st Attia), Fall.
A disp.: Valneri, Vandoni, Urban, Creminelli, De Martis, Gazzola.
All.: Rossini.
Arbitro: Vallelunga di Collegno.
Assistenti: Horri e Genovese di Novara.
Note: cielo coperto. Terreno in erba sintetica. Spettatori: 400 circa. Ammoniti: Maiorino, Tornatora, Ballarini. Espulsi: 48’ Ballarini. Angoli: 5-1. Recupero: 2’ pt – 4’ st.
Il Borgosesia mette la parola fine al campionato e centra il salto in Serie D con tre giornate di anticipo.
Il successo valsesiano e la contemporanea sconfitta dell’Accademia Borgomanero vale il ritorno nella massima categoria dilettantistica.
Un campionato stravinto con le aquile prime in classifica sin da subito.
La cronaca:
Immediatamente pericoloso il Borgosesia.
Dopo cinque minuti di gioco Bazzan impegna Tornatora su punizione, sugli sviluppi Giacona viene anticipato al momento del tiro.
Al 9’ il diagonale di Piraccini viene deviato in angolo dal portiere orange.
Le aquile spingono e mandano in area diversi palloni pericolosi.
Dall’altro lato (27’) Gilli copre bene il proprio palo e dice di no a Valentino mandando in corner.
Minuto 36, Giacona si avventa su un lancio lungo e viene abbattuto da Tornatora.
Il direttore di gara concede il rigore e ammonisce il numero uno ospite.
Doratiotto si presenta sul dischetto e porta avanti i suoi.
Si torna in campo e al 13’ Morlandi calcia una punizione fuori di poco.
Superata la mezzora Manto si libera bene ma il suo tiro viene murato.
L’Oleggio raggiunge il pareggio al 34’ con un preciso fendente di Maglione.
Poi ci prova Bazzan dalla distanza, Tornatora para.
Allo scadere Latta fa sponda per Bazzan, Tornatora si supera sul numero 10.
In pieno recupero Manto dalla distanza batte Tornatora.
È il 2-1 e il Borgosesia festeggia con tutto il suo popolo il ritorno in Serie D.
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Redazione di Vercelli
Una giornata che ha trasformato il centro cittadino di Livorno Ferraris in un punto di riferimento per gli appassionati di fumetto e cultura pop.
Oggi, sabato 11 aprile, la seconda edizione di Comics LI:FE 2026 ha confermato la crescita della manifestazione, attirando visitatori da diverse aree del Piemonte.
L’apertura ufficiale si è svolta in mattinata lungo Viale 4 Novembre, con una cerimonia istituzionale che ha dato avvio al programma.
Tra i momenti centrali, la presentazione del manifesto firmato da Federico Bollo, un’opera che rilegge la figura di Galileo Ferraris in chiave pop, con richiami stilistici al fumettista Jacovitti e riferimenti al territorio.
Nel corso del pomeriggio, il programma ha alternato musica e incontri.
Tra i protagonisti, Clara Serina, voce storica dei “I Cavalieri del Re”, che ha incontrato il pubblico in un appuntamento dedicato alla memoria televisiva e alle sigle che hanno segnato più generazioni, tra cui Lady Oscar, L’Uomo Tigre e Yattaman.
Spazio anche alle famiglie, con attività diffuse lungo il viale e la presenza delle mascotte di Bing e Stitch, coinvolte in momenti di animazione e intrattenimento per i più piccoli.
Tra le novità, “LI:FE on Air”, format podcast dal vivo che ha raccontato l’evento attraverso interviste e contributi dei partecipanti.
Confermato il coinvolgimento delle scuole locali grazie al concorso creativo dedicato al disegno, pensato per valorizzare giovani talenti e favorire la partecipazione attiva degli studenti.
Nel pomeriggio, il Cosplay Contest nazionale ha rappresentato uno dei momenti di maggiore affluenza, mentre gli appassionati di gaming hanno potuto provare in anteprima “Robot Rebels” e partecipare alle sessioni organizzate dall’associazione Livorno in Gioco.
Accanto alle attività culturali, l’offerta gastronomica curata dalla Pro Loco ha accompagnato i visitatori per l’intera giornata.
La manifestazione si conclude con la musica di “Party 4 You” di Radio Dance, che trasformerà il centro in uno spazio di aggregazione all’aperto.
L’evento, che si è svolto con ingresso gratuito, ha evidenziato una partecipazione ampia e trasversale, confermando il ruolo crescente di Comics LI:FE come appuntamento culturale e sociale, rafforzando il legame tra iniziativa e comunità locale.
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Redazione di Vercelli
La amazzone vercellese Adelaide Bremide è reduce da un’ottima prova al concorso internazionale Toscana Tour 2026 (CSI 3 stelle).
Il concorso, svoltosi all’Arezzo Equestrian Centre dal 27 Marzo al 05 Aprile, ha visto la partecipazione di importanti atleti internazionali nelle varie categorie di salto ostacoli.
Adelaide ha concorso per due fine settimana consecutivi nella categoria 115 con il suo cavallo, lo stallone Brunello Z, ottenendo in ciascuna gara tutti percorsi netti e piazzandosi, come migliore risultato, al quinto posto in classifica, affrontando percorsi impegnativi e confrontandosi con numerosi partecipanti.
Allenata da Claudio Falco, ricomincerà subito ad allenarsi in vista delle prossime gare presso la Scuderia Bremide del suo papà.
Adelaide ringrazia il suo preparatore Gianmario Foglia e la Dott.ssa Alberta Amprimo per averla aiutata a prepararsi per queste importanti gare.
Meglio lasciare che l’acqua passi sotto i ponti.
Avevamo lasciato i Lettori dando appuntamento alla seduta di fine aprile,
destinata ad approvare il bilancio di esercizio chiuso il 31 dicembre 2025 da Bcv Acque spa.
Pare, però, che i tempi si allunghino e – come peraltro prevede espressamente la Legge – la società voglia avvalersi del termine ultimo, cioè quello del 30 giugno.
Tutto regolare, ci mancherebbe.
Sessanta giorni in più che magari permettono anche di trovare una quadra e forse una riappacificazione tra i Soci, così da non dare luogo ad attriti: perché, con l’approvazione del bilancio, occorre anche rinnovare l’Organo Amministrativo, il Consiglio di Amministrazione, il Presidente, l’Amministratore Delegato.
I bene informati dicono che, se tutto ciò dovesse essere deciso oggi, non ci sarebbe niente di scontato.
Tutto bene, dunque: non si decide più il 30 aprile, ma il 30 giugno.
Nel frattempo, però, nel mese di maggio il Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) deciderà sui ricorsi presentati da Iren, Asm Vercelli, Comune di Vercelli e altri contro l’affidamento proprio a Bcv Acque della gestione degli acquedotti, affidamento deliberato dal Commissario Andrea Fluttero: la notizia dell’esito sarà ricevuta dall’attuale Consiglio, che a maggio sarà ancora in carica.
Come finirà?
Chi vivrà, vedrà.
Nonostante l’elevato rischio di andarsi a schiantare contro l’opinione pubblica (rischio che è sempre stato elevato) ed un indizio in questo senso è anche il risultato del
sondaggio pubblicato da VercelliOggi.it nel mese di luglio dell’anno scorso
pare che la Giunta comunale di Centrodestra voglia insistere su questa strada, che è un regresso rispetto al passato: non va, infatti, dimenticato che la Giunta del Sindaco Maura Forte ne aveva vietato l’uso.
Peraltro, ad un anno dalla decisione di tornare all’impiego di questi diserbanti – leggi qui –
pare che (salvo errori) nella realtà non se ne sia fatto uso.
Si vede che qualche dubbio incomincia ad affiorare.
Dubbi che il convegno organizzato venerdì scorso dal Coordinamento No Glifosato di Vercelli ha (se necessario) ulteriormente alimentato.
Più che buona la partecipazione di pubblico, di livello gli interventi di:
Igor Staglianò, giornalista ambientale; Irene Pellegrino, docente presso l’Università del Piemonte Orientale; Gabriele Balzaretti, esperto in agronomia, fitoiatria e ambiente, ex ricercatore; Alice Cerutti, imprenditrice agricola, Cascina Oschiena di Crova; Marina Pastena, Presidente ISDE Torino.

Di particolare interesse (senza nulla togliere alle altre) è parsa le relazione di Alice Cerutti, giovane imprenditrice agricola che ha raccontato la difficoltà, così come, però, la concreta possibilità di vincere la sfida, di conciliare il risultato agronomico in termini di contenimento delle infestanti con l’uso di fitosanitari non nocivi per la salute.
Nel video che proponiamo insieme a queste note, la posizione del Comitato è illustrata con sintesi molto efficace dalla Dottoressa Elena Uga, Medico pediatra e responsabile di Isde (Medici per l’Ambiente) di Vercelli, che in breve riassume il concetto: è sbagliato aggiungere un altro fattore di rischio (appunto, i princìpi attivi a base di glifosato) all’insieme di quelli già numerosi e presenti, che insidiano la nostra vita quotidiana.
Chi ha orecchie per intendere…
Di tempo ne è passato da quel 18 marzo 1817 quando, nel Regno di Sardegna, furono promulgate le “regie patenti” che istituivano il “Regolamento della Famiglia di Giustizia”, prima ed embrionale forma organizzativa dell’Attuale Polizia Penitenziaria, una delle Specialità della Polizia di Stato.
Le Famiglie di Giustizia furono operative fino al 1873, quando subentrò il Corpo delle Guardie Carcerarie (1873-1890) e poi, lungo un secolo, dal 1890 al 1990, il Corpo degli Agenti di Custodia che cedette il passo all’attuale Polizia Penitenziaria.
Unico il denominatore comune valoriale, riassunto nel motto: “Despondere spem, munus nostrum” cioè: Garantire la Speranza è il nostro compito”.
Istanza non così astratta come forse potrebbe concludere ad una prima lettura, se si pensa che nella giornata celebrativa del 209° Annuale di Fondazione del Corpo, oggi 19 marzo a Vercelli, molta parte dei discorsi ufficiali è stata dedicata proprio alla speranza di reinserimento delle persone che hanno sbagliato, ma che vogliono riprendere in mano la propria vita.
Come sempre connotata da sobrietà ed operatività, la mattina di oggi presso la Casa Circondariale di Billiemme a Vercelli ha permesso di ascoltare dalla voce del Vice Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria in servizio a Vercelli, Commissario Capo Luca De Santis e da quella del Direttore Giovanni Rempiccia.
Importanza e spessore delle attività investigative condotte nell’ultimo anno.
Capacità di fare un gioco di squadra che mette in rilievo tutte le attitudini delle risorse umane impegnate in questo non facile lavoro.
O, con una metafora forse più suadente, pur tra le mura di un Istituto di pena, essere come un’orchestra capace di rendere armonico in un unicum persino seducente, il suono di vari strumenti e l’originalità di tanti solisti, preparati e tutti orientati al risultato comune.
Il video che documenta la giornata offre integrali entrambi gli interventi (del Comandante e del Direttore) che contengono dati tecnici (il numero delle traduzioni, le attività di prevenzione e repressione) ed indicano altresì un orizzonte di impegno, volto a proseguire nelle necessarie opere di ristrutturazione delle strutture, così da assicurare migliori condizioni di vita e di lavoro.
Al termine di queste note anche una piccola gallery.
Buona visione e buona lettura.
“Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, della Bandiera e dell’Inno”.
Se la breve stagione di lotta nata a Cadice in Spagna nel 1820, proseguita in Italia con i moti del 1821 e spentasi in Russia nel 1825 con il moto decabrista, pareva avere del tutto esiliato le speranze di autodeterminazione dei popoli, desiderosi di una Costituzione liberale, l’epopea delle Guerre di Indipendenza portò con sé la realizzazione di un sogno: l’Italia unita.
Questa la fisionomia del Paese, come la richiama una recente riflessione del noto e stimato studioso Prof. Giovanni Ferraris.

L’unità era stata raggiunta (proclamata il 17 marzo 1861) grazie alla secolare coscienza unitaria di un’élite che ultimamente aveva scelto di fare leva sulle ambizioni dei Savoia, anche operando direttamente a Torino, dove si era trasferita esule dopo la proclamazione della Statuto Albertino nel 1848.
L’unità d’Italia sarà completata con la caduta del potere temporale del Papa (1870 – 1871) e il sacrificio di molte vite umane nella Grande Guerra 1915-1918, che non a caso gli Storici chiamano anche “quarta guerra di indipendenza”.
E’ interessante notare che tra il 1821 ed il 1861 passano quarant’anni che – soprattutto con le categorie di allora – non sono pochi; il tempo non correva veloce come oggi, tantomeno dal punto di vista delle possibilità di comunicazione.
In questo periodo si consuma l’esperienza esemplare di figure luminose come quella di Santorre di Santarosa: il loro sacrificio fu veramente e pienamente compreso? La loro lezione divenne pienamente patrimonio di coloro che in qualche modo riuscirono a portare l’opera a compimento?
Sarebbe bello dedicare un po’ di tempo e qualche pensiero all’argomento, ma temiamo che (anche) questa suggestione resterà lì, ad attenderci, mentre speriamo che altri potrà farlo.
***
Anche per questo – per avere richiamato quei momenti e quei valori – è parsa bella l’iniziativa delle maggiori Istituzioni della Provincia (dalla Prefettura al Comune, dalla Provincia, agli Organi dirigenti della Scuola, alle Forze dell’Ordine) che nel corso di 2 settimane, dapprima con il “focus” al Teatro Civico avente per tema l’inno di Mameli, poi con la giornata di oggi, e la celebrazione in Piazza Municipio, hanno cercato di coinvolgere i giovani e le Scuole.

Nella prima mattina, presso la Caserma Scalise di Vercelli, la cerimonia dell’alzabandiera.

Qualche scampolo di queste ore lo vediamo nel video che accompagna queste note e nella gallery, che riprende i momenti principali delle due manifestazioni.
***
Una Scuola in particolare, ha fatto pervenire pensieri molto edificanti, che volentieri a nostra volta offriamo ai Lettori.

Così scrivono i protagonisti di un primario Istituto di Istruzione superiore vercellese, l’Istituto Lombardi, che non hanno fatto mancare la loro convinta e costruttiva partecipazione all’evento:
“L’Istituto “F. Lombardi”, scuola aperta al territorio e alle sue istituzioni, celebra l’Unità d’Italia.
In occasione del 17 marzo, Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, una rappresentanza di studenti dei plessi IPIA e ITI ha preso parte alla cerimonia in Piazza del Municipio, sfilando con il Tricolore e lo stendardo d’Istituto, simboli forti di identità e appartenenza.
Quella in piazza non è stata una presenza formale, ma il tassello di un percorso che l’Istituto sta costruendo da mesi per educare i ragazzi alla cittadinanza attiva e al rispetto delle istituzioni.
Già in precedenza, gli studenti avevano partecipato all’iniziativa organizzata al Teatro Civico dalla Prefettura e dall’Ufficio Scolastico Provinciale, approfondendo il valore dell’Inno, dei diritti e dei doveri, in dialogo con le autorità.
L’entusiasmo con cui i ragazzi hanno vissuto le celebrazioni in piazza ha trasformato la ricorrenza in un’occasione concreta di crescita: il confronto diretto con le Forze dell’Ordine e con gli amministratori locali ha reso tangibili i principi di legalità, responsabilità e partecipazione democratica.
Dall’inizio dell’anno scolastico, sotto la guida della Dirigente scolastica, prof.ssa Maria Dora Rosso, l’Istituto ha impresso una decisa accelerazione ai progetti di cittadinanza attiva, facendo della collaborazione con le istituzioni e con le realtà del territorio un pilastro della propria azione educativa.
La Dirigente promuove e sostiene personalmente ogni iniziativa, favorendo un dialogo costante tra studenti e Forze dell’Ordine e valorizzando ogni occasione di incontro come momento educativo.
Al “Lombardi” l’educazione alla legalità non resta sulla carta: è un percorso strutturato, fatto di incontri, testimonianze, attività laboratoriali e partecipazione agli eventi civili della comunità.
La prevenzione è al centro di questa strategia: prevenire il disagio e i comportamenti a rischio significa offrire ai giovani strumenti culturali, etici e relazionali per crescere come persone e come cittadini.
L’obiettivo dichiarato è formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere nelle istituzioni non un semplice apparato burocratico, ma un punto di riferimento essenziale per la vita democratica, la tutela dei diritti e la costruzione di una comunità più giusta e coesa”.
(elisabetta acide) – “Il sapere religioso in relazione con le altre discipline scolastiche – Intrecci culturali”: è il titolo del corso nazionale di formazione per insegnanti di religione cattolica tenutosi in Roma, presso l’Università Pontificia Salesiana, Scienze dell’educazione – Istituto di Catechetica in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e la Conferenza Episcopale Italiana.

Il corso ha fornito per quattro giorni (4-7 marzo 2026) un dialogo fecondo e proficuo tra docenti delle diverse discipline, per una riflessione che ha fatto emergere l’importanza del “sapere religioso”, meglio del valore della “cultura religiosa” per poter “dialogare” con discipline diverse nella scuola.
Una “lettura” interessante che parte dalla consapevolezza dell’importanza della portata epistemologica della questione, per aiutare i docenti a riflettere sia sul piano teorico, sia su quello della didattica agita, tra la religione cattolica e i territori culturali del Mondo.
Docenti di ogni ordine e grado che si sono confrontati con diverse aree disciplinari, esperienze didattiche condivise tra le diverse “regioni italiane”, che aiutano ad esplorare la ricchezza delle esperienze e delle possibilità del dialogo tra le discipline.

L’avvio è stato affidato al Card. Gian Franco Ravasi ed al filosofo Prof. Massimo Cacciari, che hanno condotto una riflessione sull’importanza della “cultura” religiosa oggi, in linea con le indicazioni concordatarie che chiedono di fare “cultura” per essere “radicati” e “portare frutto”, ed offrire spazi di riflessione e di acquisizione di competenze.
Richiamando i tratti fondamentali della nostra civiltà, i presenti sono stati invitati a riflettere sulle “dimensioni” della persona, sugli interrogativi per fornire “spazi di dialogo”, sull’importanza dell’incidenza della parola e della Parola per far “parlare” e parlare.
Con richiami alle diverse discipline in “dialogo”, i relatori hanno offerto con magistrale passione, competenza e lucidità profetica, alcuni spunti ed indicazioni per quell’unità del sapere di cui tutte le discipline possono offrire contributo per la cultura che nasce dall’ascolto, dal dialogo, con quella propensione alla ricerca di ogni essere umano.
Cultura, dunque, come “arte della convivenza”, come “spazio” in cui si impara a vivere insieme, a raccontarsi per interpretarsi, trasformarsi e “offrire respiro”, non con l’ “uniformità”, ma con “presente reciproche”, spazi dove le differenze stanno insieme senza paura e si “curano” con le rispettive esperienze e cognizioni intellettuali rielaborate con personale e profondo ripensamento.
E nei giorni intensi, tra relazioni e laboratori, i docenti, si sono confrontati con storia, filosofia, musica, arte, AI, letteratura, scienze, fisica… “intrecci” che possono aiutare gli studenti a passare dalla “frammentazione alla sintesi”, per aiutare ad “accendere senso”, per vivere quel “sogno di futuro” che ha bisogno delle radici del passato per una lettura della realtà fatta di “tessere” di un unico mosaico di patrimoni culturali indispensabili per “fare cultura religiosa oggi”.
Relatori di pregio e spessore culturale, si sono susseguiti (prof. Tanzella-Nitti, Prof. Grzadziel ,Prof. Giovagnoli, Prof. Dibisceglia, Prof.ssa Carnero, Prof.ssa Freni, Prof. Steeves, Prof.ssa Jatta, Prof.ssa Caneva, Prof. Zini) per aiutare a essere “cultura” e “dialogo”, per nutrire l’identità funzionale della disciplina, in una agorà abitata da un patrimonio di valori spirituali, culturali, educativi preziosi per aiutare i futuri cittadini a “orientarsi” nel mondo per vivere il loro presente e progettare il futuro.
Giorni importanti per il confronto ed il dialogo, per l’approfondimento, per riflettere sul cristianesimo, religione della parola creativa, dove il dialogo è parte integrante della cultura biblica, dove la parola è atto relazione, dove l’essere umano può “vedere” oltre le proprie idee e convinzioni per riflettere sulle prospettive interpretative per un autentico incontro culturale.
Giorni di confronti ricchi per riflettere come l’esperienza biblica, teologica e culturale, può e deve dialogare con i saperi e le riflessioni delle diverse discipline, in modo critico e costruttivo, attento ai grandi “nodi” ed alle grandi “domande” che da sempre l’uomo si pone.

Giorni di riflessioni per incrociare gli interrogativi del mondo e degli studenti e intrecciarli al sapere che le diverse discipline possono offrire per “parlare alla vita”, per aiutare a fare ricognizioni sulle profondità culturali, ed offrire elementi per discernere, assumere responsabilità, dare senso, intessere relazioni.
Sicuramente ho apprezzato il dialogo e l’ascolto, la riflessione e il confronto accademico del ruolo e dell’importanza della disciplina che insegno da trentanove anni, del lavoro costante di aggiornamento professionale (che non ho mai abbandonato e in cui ancora “investo”), e cultura religiosa in dialogo con le nuove “sfide” sociali, tecnologiche, culturali, unita alla formazione pedagogica ed all’attenzione del “mondo giovanile” di cui i miei studenti sono “immagine”, portatori delle loro domande, istanze, esuberanze ed inquietudini.

I quattro giorni sono stati inoltre occasione di condivisione di esperienze didattiche che nel corso degli anni ho condotto, delle idee che sempre hanno animato il mio impegno professionale, la mia didattica, la collaborazione costante con i colleghi, in dialogo con i “saperi”, nella “fatica” della interdisciplinarità e nella gioia dei “risultati”, ma soprattutto mi sono “apparsi”, proprio mentre raccontavo le esperienze, i vari “volti” degli studenti con i quali ho “camminato”, ho elaborato tracce,ho percorso strade di sapere intreccio di esperienze e conoscenze.
Valorizzazione delle differenze, confronto costante, integrazione tra sapere e sentire, appartenenza, relazione e umanizzazione, equilibro tra capacità critica e conciliazione armonica, per una visione equilibrata che aiuta ad affrontare le “sfide educative” con profondità.
E allora quella “speranza” di cui ricordo la splendida etimologia (spes tensione verso una meta) è struttura che “trascendendo” l’esistenza professionale, aiuta ad “orientare” scelte e collaborazioni, intrecci e percorsi, per vivere la scuola sempre più con coerenza, competenza, passione educativa e responsabilità.
Periodo forse un po’ “insolito”, quello dal 23 al 27 febbraio scorsi, per effettuare un viaggio di istruzione, ma lo sappiamo, la Scuola è sempre occasione di arricchimento ed offerta formativa e culturale che innerva la quotidianità, offrendo opportunità e momenti sempre diversificati, di apprendimento e crescita e le visite didattiche e i viaggi d’istruzione, rientrano in questo particolare e ricco contesto, offrendo questa possibilità meravigliosa di crescita culturale e relazionale.
Dunque perché stupirsi?
Ogni momento è “viaggio”, perché ogni momento è crescita e scoperta, approfondimento ed esperienza.
I viaggi di istruzione sono esperienze formative fondamentali che integrano il programma didattico con l’apprendimento esperienziale, “trasformando la teoria in pratica”, contribuiscono a promuovere l’autonomia, il rispetto reciproco e la coesione del gruppo, arricchendo il bagaglio culturale e stimolando curiosità e crescita personale negli studenti.
Ci sono viaggi, poi, come quelli di “progetto”, come in questo caso, che sviluppano l’ apprendimento attivo, con le visite a musei, siti storici o ambienti naturali: tutto ciò rende i concetti studiati in classe più tangibili e memorabili.
Stiamo parlando del progetto “Ciak… si gita!” che da qualche anno ormai, coinvolge l’IIS “Lagrangia” con risultati eccellenti a livello nazionale ed che in questo anno scolastico, ha visto coinvolti gli studenti e le studentesse della classe 1 AB del liceo classico.

Sicuramente le competenze trasversali, come lo sviluppo dell’ autonomia, del senso di responsabilità, della capacità di problem solving, dello spirito di adattamento… trovano nei viaggi, una loro collocazione accanto allo sviluppo delle importanti competenze relazionali, di cui i giovani hanno davvero bisogno, ma soprattutto offrono elementi di arricchimento culturale di “integrazione”, così come sottolineato dagli studenti che hanno condotto l’esperienza: “Il viaggio di istruzione in Campania è stato per me un’esperienza molto significativa, non solo dal punto di vista culturale ma anche umano.
Visitare Pompei e Paestum mi ha permesso di rendere la storia antica che stiamo studiando sui libri più reale e coinvolgente.
Le Grotte di Pertosa, mi hanno colpita per la bellezza naturale e per tutto il complesso mondo che gira intorno a tutti gli elementi che la compongono (come stalagmiti e stalattiti).
Anche la visita alla Certosa di San Lorenzo è stata particolarmente importante: ho potuto comprendere meglio la vita dei monaci, il valore del silenzio, della preghiera e della comunità.
La visita a Napoli, anche se breve, mi ha fatto percepire la ricchezza culturale del territorio, ma sopratutto la disponibilità e l’accoglienza quasi “esuberante” dei napoletani.
Infine, la realizzazione del cortometraggio è stata una delle parti più belle: lavorare con ruoli assegnati, un regista e attrezzature professionali mi ha fatto sentire quasi come “una vera attrice”.
Nel complesso sono veramente grata di aver potuto partecipare a questa esperienza.” (B.)
“In questo viaggio d’istruzione nella regione della Campania ho avuto modo non solo di apprendere vari argomenti che riguardano la storia, la scienza e le tradizioni locali, ma anche di immergermi nella natura e gustare pietanze tradizionali della regione.
Ogni tappa dei cinque giorni mi ha offerto la possibilità di esplorare le radici della nostra civiltà, della civiltà greca e di quella romana che sono fondamentali per apprendere il presente.
Ho amato questo viaggio d’istruzione e la possibilità di creare legami più forti insieme ai miei compagni.
Viaggiare insieme, esplorare nuovi luoghi e vivere esperienze indimenticabili mi ha aiutata a conoscere meglio i miei compagni di viaggio.
Molto formativa, poi, la possibilità di essere autonomi lontani dai genitori o l’apprendimento e la cultura dei maestosi luoghi visitati, l’esperienza condivisa con momenti di scoperta e apprendimento, la scoperta gastronomica e l immersione nella storia locale.
Le guide sono state molto chiare e precise e sono state di grande aiuto durante questo viaggio di apprendimento.” (A.)
***
Ma questo viaggio di istruzione è stato un di più, realizzato con l’adesione al Bando della Regione Campania, ha permesso agli studenti di confrontarsi con la realtà del cinema nella realizzazione di un cortometraggio, con un regista professionista, in tutte le fasi della sua composizione: dal soggetto della sceneggiatura,alle riprese, dalla costruzione del set alla recitazione… insomma una “esperienza a tutto tondo” che ha consentito uno “sguardo” completo su una “materia” ancora da loro inesplorata, ma che affascina e di cui sono spesso fruitori non consapevoli.
Un‘ esperienza didattica completa ed orientante, culturalmente pregnante e significativa, soprattutto perché il tema affrontato era di rilievo: il bullismo e il valore delle relazioni di amicizia nelle prevenzione dei comportamenti.
Gli studenti si sono confrontati, dunque, su sull’ utilizzo del linguaggio cinematografico e sulla sua immediatezza, per una scelta dei contenuti significativa per veicolare un messaggio di prevenzione e di cultura della legalità, e sui valori delle emozioni e delle relazioni.
Entusiasti i commenti e le riflessioni, ma soprattutto la consapevolezza che la scuola può offrire loro momenti di crescita, di scoperta, di esperienze, e fornire nuovi ambiti di conoscenza ed opportunità formative.
Così commentano il loro viaggio i ragazzi:
“ll viaggio d’istruzione mi è piaciuto molto perché vedere dei siti archeologici come Pompei o Paestum mi ha emozionato e incuriosito, non mi sembrava vero che i templi di Paestum avessero 2600 anni e le case di Pompei con gli affreschi conservati benissimo nonostante un eruzione vulcanica che ha coperto tutta la città per 1600 anni.
Mi è piaciuto tantissimo il lavoro con il regista perché mi sembrava di stare su un vero set cinematografico.
Aspetti positivi sono di aver passato 5 splendidi giorni con i miei compagni di classe, aver visto luoghi antichi e bellissimi come la Certosa di S. Lorenzo, le grotte di Pertosa, la città di Pompei e di Paestum, oltre questo che anche il viaggio è stato veloce senza problemi con l’orario dei treni o degli scioperi.
E’ stata un’esperienza bellissima e non vedo l’ora di fare la gita del prossimo anno!!” (F.).
Ed ancora:
“Il viaggio è stato molto interessante, soprattutto nel momento della visita alla Certosa San Lorenzo di Padula e alle Grotte di Pertosa, luoghi che non ho mai visitato.
Mentre Pompei e Paestum li ho già visitati, ma non mi stancherò mai di vederli.
Non mi aspettavo, tra l’altro, che il ciak si gita fosse così divertente” (S.)
“Questo viaggio di istruzione mi è servito molto perchè ha ampliato il mio bagaglio culturale.
Mi è piaciuto perchè mi ha aiutata sicuramente ad aprirmi e riuscire a confrontarmi meglio e mi ha fatta crescere come persona.
Sicuramente è stato complicato ambientarmi in un ambiente nuovo con persone relativamente nuove ma, nonostante le poche ore di sonno, lo rifarei tantissime altre volte.
Un beneficio che mi ha portato questo viaggio d’istruzione è sicuramente la capacitá, che prima non avevo, di non lasciarmi coinvolgere emotivamente da litigi o da parole dette alle spalle e, come classe, ci ha aiutati a delineare il carattere l’uno dell’altro per entrare ognuno più in sintonia con gli altri.” (M.)

“Il viaggio d’istruzione è stato per me come sognare a occhi aperti. Scoprire la regione Campania e tutti i tesori culturali, artistici e paesaggistici che custodisce è stata un’esperienza intensa e meravigliosa.
Ogni luogo visitato mi ha lasciato qualcosa: storia, bellezza e emozione.
Non è stato solo un viaggio per imparare, ma anche per vivere davvero ciò che studiamo sui libri.
Ancora più speciale, però, è stato il legame che si è creato con i miei compagni e con i professori.
Condividere risate, momenti di stanchezza, stupore e divertimento ha rafforzato la nostra unione.
Abbiamo imparato a collaborare, ad aiutarci e a conoscerci meglio, anche al di fuori dell’ambiente scolastico.
Porterò con me non solo le immagini dei luoghi visitati, ma soprattutto le emozioni provate e i ricordi costruiti insieme.
È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere, sia culturalmente sia umanamente, e che ricorderò con grande affetto. (L.)

“Ho amato il viaggio d’istruzione perché sono riuscita a vivere una esperienza che non credo che rifarò più nella mia vita, sopratutto per il ciack si gita che è stata una tra le cose più belle che abbia mai fatto, ho fatto molto amicizia con anche persone che non avrei mai pensato e ho anche amato la cultura molto diversa da quella piemontese per un certo verso; magari avrei fatto qualche passo in meno…però per il resto davvero bello anche per il fatto di stare con gli amici 5 giorni lontani da casa anche se la mancanza un po’ si sentiva, ho adorato inoltre Paestum, molto per la natura e per lo stile delle costruzioni.
Tra gli aspetti positivi segnalo:
– ho fatto molta più amicizia, devo dire che dall’inizio dell’anno non mi sono trovata splendidamente con tutti i miei compagni ma ora sono riuscita a parlare con molti di loro, conoscerli e farmi conoscere grazie alla gita;
– sono riuscita a maturare stando senza i mie genitori per 5 giorni, può sembrare una cosa infantile ma invece mi ha aiutato ad essere più autonoma e a cavarmela da sola;
– ho arricchito il mio bagaglio culturale imparando nuove cose, e ancora ad oggi sono stupita da quanto sia stato bello Paestum (sono già stata a Napoli e se avessi saputo prima di questo parco ci sarei andata subito)
-molto divertente come esperienza ricca ed arricchente” (A.)
Dunque una scuola che offre opportunità a 360 gradi, mette in condizioni gli studenti di scoprire e conoscere, fare esperienze e riflettere, come sottolinea la docente referente, prof.ssa Acide Elisabetta, che ha curato il progetto ed ha accompagnato gli studenti in questa meravigliosa “avventura” con il collega Prof. Torone Danilo:
“L’uscire dalle aule scolastiche, ha consentito agli studenti di poter visitare luoghi del nostro Paese, ricchi di storia e cultura, confrontarsi con culture e tradizioni che permettono di integrare il bagaglio culturale degli studenti, unito all’ arricchimento in termini di apprendimento, crescita personale e sviluppo culturale, verifica della autonomia e responsabilità personale.
Il viaggio, unito all’esperienza della realizzazione del cortometraggio, ha consentito agli studenti, di vivere l’esperienza attiva come elemento significativo del percorso di apprendimento, dunque momento di autosviluppo, autoefficacia, sviluppo delle soft skills correlate a quelle di problem solving.
Anche per i docenti, l’attività ha consentito un’azione didattica che, attraverso l’esperienza e la cooperazione, permette di immergersi appieno nella materia affrontata, con una conseguente integrazione, per gli studenti, dell’aspetto personale di crescita individuale e sociale, di relazioni e competenze culturali diversificate ed integrate.
Il viaggio di istruzione, inoltre, aiuta ad affrontare nuove sfide, stimola la fiducia in sé stessi e facilita l’indipendenza: un elemento importantissimo per quanto riguarda lo sviluppo della propria identità durante l’adolescenza.
Visitare città dall’alto valore storico, permette di sviluppare una connessione diretta con il proprio passato e le proprie origini. Attraverso queste esperienze, gli studenti imparano ad apprezzare il valore dell’arte, dell’architettura e delle tradizioni culturali, religiose, locali, storiche e conoscere le caratteristiche geografiche del paese, per ampliare orizzonti e percorsi utili anche ai fini orientativi” (docente referente prof.ssa Acide Elisabetta)
(elisabetta acide) – Quaranta giorni ci attendono.
Sono i giorni della Quaresima; i giorni verso la Pasqua.
Ogni anno lo ricordiamo, eppure ogni anno lo dimentichiamo.
Quaranta non è un numero qualsiasi: è numero biblico della “prova” e della “purificazione”.
Lo troviamo nel Nuovo Testamento: i 40 giorni che Gesù passò digiunando nel deserto; i 40 giorni in cui Gesù ha insegnato ai suoi discepoli tra la resurrezione e l’Ascensione.
Lo troviamo nell’ Antico Testamento: i 40 giorni del diluvio universale all’epoca di Noè; i 40 giorni passati da Mosè sul monte Sinai; i 40 giorni che impiegarono gli ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati; i 40 giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb; i 40 giorni di tempo che Dio dà a Giona, per predicare a Ninive prima di distruggerla; i 40 anni trascorsi da Israele nel deserto.
Quaresima è allora il tempo per “sciogliere i nodi”, quelli della nostra vita, quelli che ancora “resistono”, quelli difficili da “allentare”, quelli che S. Agostino definiva: “nodo tortuoso e aggrovigliato” (Confessioni, II, 10.18).
Quaresima è quel tempo che Giovanni Paolo II diceva importante per “fare di sé dono totale a Dio” (cfr Enc. Veritatis splendor, 21).
Quaresima è “liberare il nostro cuore dalla schiavitù del peccato per renderlo sempre più “tabernacolo vivente di Dio” (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2009).
Tempo di purificazione e di prova, tempo di esperienza spirituale profonda.
Tempo di rinnovamento.
Tempo di silenzio e di meditazione, tempo di digiuno e di preghiera, di carità,di riconciliazione, di sacramenti.
Tempo per arrivare lontano.
Quaranta giorni non è un “tempo lungo”, è un “tempo giusto”.
Tempo di sguardi, di passi, di cammini… il “tempo liturgico” della Quaresima è il “tempo della pienezza”.
Siamo abituati a pensare alla Quaresima come ad un tempo di “tristezza”, forse potremmo definirlo il tempo degli “occhi nuovi”, e per avere “occhi nuovi”, non possiamo fermarci, occorre camminare, alzare lo sguardo, fare passi in luoghi “inesplorati”, abbracciare l’ essenziale per vivere la pienezza.
La Quaresima è il tempo della sosta e della ripartenza, del deserto e dell’ oasi, della conversione e della liberazione, della Parola e dell’attesa, della libertà e del cammino.
Il tempo della conversione, della metànoia.
Due parole che rendono il “senso”: il sostantivo noéo (νοέω), pensare, e la preposizione meta-(μετα-) che, quando è prefisso come in questo caso, indica cambiamento.
La parola ha in sé la radice del cambiamento, del “mutamento”, è il “profondo mutamento”, quel desiderio di cambiare, di una “vita nuova”, di una “radicalità” di cambiamento, non di un “cambio di idea”, ma di “pensiero”.
E’ un ri-considerare la propria vita, le proprie azioni, i propri cammini.
Cambiare “mente”, riconsiderare le priorità.
Anche Gesù usa la parola ebraica shûb, “ritornare”, abbandonare quella strada per ritrovare il sentiero verso il Padre.
“Cambio” non superficialmente, ma in modo radicale: cambio la mia vita, i miei fini, i miei obiettivi… mi pento.
Ri-comincio.
Sono belle le parole che hanno quel prefisso ri o re: ri-conciliazione, ri-considerazione, ri-surrezione, ri-mettere, ri-generazione, ri-nascita, ri-conoscenza, ri-sollevare, ri-conoscere,…
Ri/re è il “ripetere dell’azione”, azione compiuta con una nuova possibilità.

Sono le parole belle del Vangelo.
Sono le parole del futuro.
Di-nuovo, da-capo, senza arrendersi: parole di “possibilità”.
“Ho dentro di me un vero desiderio di ricominciare? Pensateci, ognuno di voi: dentro di me, voglio ricominciare?” (Papa Francesco, Prima Udienza Giubilare 2025).
Lo aveva ricordato “scuotendo” il pensiero di ciascuno, il papa, proprio in occasione di quell’anno giubilare appena trascorso.
Davvero voglio ri-cominciare?
Davvero mi impegno a cambiare?
Davvero sono disposto a ri-flettere seriamente sulla mia vita?
Lo ricordava Papa Leone XIV nell’ udienza:“Vorremmo essere felici, eppure è molto difficile riuscire a esserlo in modo continuativo e senza ombre. Facciamo i conti con il nostro limite e, allo stesso tempo, con l’insopprimibile spinta a tentare di superarlo. Sentiamo nel profondo che ci manca sempre qualcosa” (Papa Leone XIV, Udienza 15 ottobre 2025) e la Quaresima può essere il tempo del “Qualcosa” cercato e trovato.
La quaresima è il ri-cominciare del cristiano, è il suo ricominciare per una pace disarmata e disarmante che cambia la vita, che chiama alla vita, che chiama alla pace per ri-accendere l’umano e il cristiano che c’è in ciascuno di noi.
Ri-cominciare da noi, dal nostro cuore e dalla nostra vita.
Ri-mettere in circolo in noi l’amore di Dio.
“La fede è una forza vitale, che spinge fuori e avanti a “iniziare percorsi, avviare processi” (Papa Francesco, EG 223).
Uomini e donne in cammino, verso quel cambiamento che cerca una vita non “diversa”, ma “piena”: con più amore, con più libertà, con più coscienza: una vita in Dio.

“La Quaresima è il tempo favorevole per rinnovare l’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore – che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore – ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci conduca a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, per essere purificati dal peccato che ci acceca, e per servire Cristo presente nei fratelli bisognosi” (Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2021)

Quaresima è tempo per dire a Dio: “Rabbunì, che io veda di nuovo” (Mc 10,46-52).
Signore fammi “vedere” in modo nuovo, me stesso, la mia vita, il mio prossimo, Te.
Signore fammi “vedere” Te nella mia vita.
Kirye Eleinson: lo traduciamo con “Abbi pietà di me”,
ma l’invocazione è molto di più: Signore tu che sei la vita, come Signore della Vita, donami vita nuova.
Kyrie eleison, il grido di quel cieco (Mc 10,46-52), “Signore ri-generami”, ricostruiscimi come una nuova creatura, ri-collocami sulla strada del Battesimo, creatura nuova con Te, secondo il tuo piano, Dio.
Ri-generami, Signore in questo tempo di Quaresima, rendi fecondo il mio cammino, rendi nuova la mia vita, ri-collocami nella tua Grazia, nel tuo Eden, nel tuo Amore.
Ri-nasco perché posso rivolgermi a Dio perché Lui si è rivolto a me, mi è venuto incontro, e il mio cammino ha “incontrato” l’Amore.
Mi trasformo, o Dio, pieno della Tua grazia.
Divento “presenza” nuova nel mondo, grazie alla Tua Presenza.
Mi converto, non per “trasformami”, ma per “santificarmi”, per rispondere a quella chiamata che Dio ha fatto a tutti i cristiani.
Mi converto non per diventare un super – eroe, ma per fortificarmi, per diventare coraggioso, per non rinunciare all’essenziale ma all’effimero, per essere cristiano “appassionato” di Cristo e del suo Vangelo.
Mi converto per aggiungere vita di Cristo alla mia povera vita.
Mi converto per pensare i “pensieri di Dio”, per “riempirmi” di Dio.
Mi converto in quel tessuto di relazioni credibili.
Mi converto perché sono stato “chiamata” ad una esistenza bella e buona come persona: quelle parole della prima pagina della Genesi sono per me, in ebraico, “thov” (טוֹב) “buono” e “bello”, mentre “bohu” (בֹהוּ) indica “vuoto” o “desolato”, ciò che non “era” prima della “chiamata” di Dio.
Mi converto perché voglio mettere il “cuore di Dio” in ogni cosa.
Mi converto perché voglio “fare” il prossimo e “rendermi” prossimo.
Mi converto perché voglio camminare con la Chiesa, con la comunità verso la Pasqua, in un percorso di fatica e di gioia, ma non in un cammino solitario.
Mi converto per vivere la verità sull’io, l’autenticità sull’apparenza, il tempo favorevole sul tempo perso.
Mi converto perché voglio vivere il “ragionamento” di Dio: “Noi ragioniamo per equivalenza, Dio per eccedenza” (Carlo Maria Martini).
Mi converto perché la mia vita sia una metanoia, sia una “passione” inesauribile per Cristo, sia la consapevolezza dell’Amore amante ed amato, sia la felicità dei poveri, di coloro che sono afflitti e nel pianto, affamati ed assetati, bisognosi e ricercatori di giustizia…
Mi converto perché guardo alla mia vita con la prospettiva di Dio, mi scopro amato, perché sono “di pù” dei miei peccati, perché sono “chiamato” alla “vita piena” e con fede, mi trasformo.
Mi converto e mi trasformo perché apro con fede alla fiducia in Dio che opera in me, mi affido a Lui con docilità.
Mi converto perché la vita interiore sia un cammino che ha ali di amore, che conduce alla libertà, alla Verità: “Io sono la Via, la Verità, la Vita” (Gv 14,6)
E in questa Quaresima la mia conversione avrà la luce del volto di Dio a rischiarare il cammino:
“Amami tu, Signore,
anche se non sono amabile,
anche se sono povero,
anche se non lo merito,
anche se ti amo poco,
amami tu, Signore.
Quando mi alzo al mattino pieno di sogni,
quando mi corico di sera pieno di delusioni,
quando lavoro per inerzia,
quando mi riposo e sono vuoto,
quando prego così distratto,
quando non ho voglia di amarti, amami tu, Signore.
Quando penso di amare te, senza amare gli uomini,
quando mi illudo di amare gli uomini senza amare te,
quando temo di amare troppo,
amami, tu Signore.
Quando ho paura di compromettermi,
e ho paura di impegnarmi,
quando fuggo l’amore
quando nessuno mi ama
amami tu, Signore e guariscimi.”
(Adriana Zarri)





















































































