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Periodo forse un po’ “insolito”, quello dal 23 al 27 febbraio scorsi, per effettuare un viaggio di istruzione, ma lo sappiamo, la Scuola è sempre occasione di arricchimento ed offerta formativa e culturale che innerva la quotidianità, offrendo opportunità e momenti sempre diversificati, di apprendimento e crescita e le visite didattiche e i viaggi d’istruzione, rientrano in questo particolare e ricco contesto, offrendo questa possibilità meravigliosa di crescita culturale e relazionale.
Dunque perché stupirsi?
Ogni momento è “viaggio”, perché ogni momento è crescita e scoperta, approfondimento ed esperienza.
I viaggi di istruzione sono esperienze formative fondamentali che integrano il programma didattico con l’apprendimento esperienziale, “trasformando la teoria in pratica”, contribuiscono a promuovere l’autonomia, il rispetto reciproco e la coesione del gruppo, arricchendo il bagaglio culturale e stimolando curiosità e crescita personale negli studenti.
Ci sono viaggi, poi, come quelli di “progetto”, come in questo caso, che sviluppano l’ apprendimento attivo, con le visite a musei, siti storici o ambienti naturali: tutto ciò rende i concetti studiati in classe più tangibili e memorabili.
Stiamo parlando del progetto “Ciak… si gita!” che da qualche anno ormai, coinvolge l’IIS “Lagrangia” con risultati eccellenti a livello nazionale ed che in questo anno scolastico, ha visto coinvolti gli studenti e le studentesse della classe 1 AB del liceo classico.

Sicuramente le competenze trasversali, come lo sviluppo dell’ autonomia, del senso di responsabilità, della capacità di problem solving, dello spirito di adattamento… trovano nei viaggi, una loro collocazione accanto allo sviluppo delle importanti competenze relazionali, di cui i giovani hanno davvero bisogno, ma soprattutto offrono elementi di arricchimento culturale di “integrazione”, così come sottolineato dagli studenti che hanno condotto l’esperienza: “Il viaggio di istruzione in Campania è stato per me un’esperienza molto significativa, non solo dal punto di vista culturale ma anche umano.
Visitare Pompei e Paestum mi ha permesso di rendere la storia antica che stiamo studiando sui libri più reale e coinvolgente.
Le Grotte di Pertosa, mi hanno colpita per la bellezza naturale e per tutto il complesso mondo che gira intorno a tutti gli elementi che la compongono (come stalagmiti e stalattiti).
Anche la visita alla Certosa di San Lorenzo è stata particolarmente importante: ho potuto comprendere meglio la vita dei monaci, il valore del silenzio, della preghiera e della comunità.
La visita a Napoli, anche se breve, mi ha fatto percepire la ricchezza culturale del territorio, ma sopratutto la disponibilità e l’accoglienza quasi “esuberante” dei napoletani.
Infine, la realizzazione del cortometraggio è stata una delle parti più belle: lavorare con ruoli assegnati, un regista e attrezzature professionali mi ha fatto sentire quasi come “una vera attrice”.
Nel complesso sono veramente grata di aver potuto partecipare a questa esperienza.” (B.)
“In questo viaggio d’istruzione nella regione della Campania ho avuto modo non solo di apprendere vari argomenti che riguardano la storia, la scienza e le tradizioni locali, ma anche di immergermi nella natura e gustare pietanze tradizionali della regione.
Ogni tappa dei cinque giorni mi ha offerto la possibilità di esplorare le radici della nostra civiltà, della civiltà greca e di quella romana che sono fondamentali per apprendere il presente.
Ho amato questo viaggio d’istruzione e la possibilità di creare legami più forti insieme ai miei compagni.
Viaggiare insieme, esplorare nuovi luoghi e vivere esperienze indimenticabili mi ha aiutata a conoscere meglio i miei compagni di viaggio.
Molto formativa, poi, la possibilità di essere autonomi lontani dai genitori o l’apprendimento e la cultura dei maestosi luoghi visitati, l’esperienza condivisa con momenti di scoperta e apprendimento, la scoperta gastronomica e l immersione nella storia locale.
Le guide sono state molto chiare e precise e sono state di grande aiuto durante questo viaggio di apprendimento.” (A.)
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Ma questo viaggio di istruzione è stato un di più, realizzato con l’adesione al Bando della Regione Campania, ha permesso agli studenti di confrontarsi con la realtà del cinema nella realizzazione di un cortometraggio, con un regista professionista, in tutte le fasi della sua composizione: dal soggetto della sceneggiatura,alle riprese, dalla costruzione del set alla recitazione… insomma una “esperienza a tutto tondo” che ha consentito uno “sguardo” completo su una “materia” ancora da loro inesplorata, ma che affascina e di cui sono spesso fruitori non consapevoli.
Un‘ esperienza didattica completa ed orientante, culturalmente pregnante e significativa, soprattutto perché il tema affrontato era di rilievo: il bullismo e il valore delle relazioni di amicizia nelle prevenzione dei comportamenti.
Gli studenti si sono confrontati, dunque, su sull’ utilizzo del linguaggio cinematografico e sulla sua immediatezza, per una scelta dei contenuti significativa per veicolare un messaggio di prevenzione e di cultura della legalità, e sui valori delle emozioni e delle relazioni.
Entusiasti i commenti e le riflessioni, ma soprattutto la consapevolezza che la scuola può offrire loro momenti di crescita, di scoperta, di esperienze, e fornire nuovi ambiti di conoscenza ed opportunità formative.
Così commentano il loro viaggio i ragazzi:
“ll viaggio d’istruzione mi è piaciuto molto perché vedere dei siti archeologici come Pompei o Paestum mi ha emozionato e incuriosito, non mi sembrava vero che i templi di Paestum avessero 2600 anni e le case di Pompei con gli affreschi conservati benissimo nonostante un eruzione vulcanica che ha coperto tutta la città per 1600 anni.
Mi è piaciuto tantissimo il lavoro con il regista perché mi sembrava di stare su un vero set cinematografico.
Aspetti positivi sono di aver passato 5 splendidi giorni con i miei compagni di classe, aver visto luoghi antichi e bellissimi come la Certosa di S. Lorenzo, le grotte di Pertosa, la città di Pompei e di Paestum, oltre questo che anche il viaggio è stato veloce senza problemi con l’orario dei treni o degli scioperi.
E’ stata un’esperienza bellissima e non vedo l’ora di fare la gita del prossimo anno!!” (F.).
Ed ancora:
“Il viaggio è stato molto interessante, soprattutto nel momento della visita alla Certosa San Lorenzo di Padula e alle Grotte di Pertosa, luoghi che non ho mai visitato.
Mentre Pompei e Paestum li ho già visitati, ma non mi stancherò mai di vederli.
Non mi aspettavo, tra l’altro, che il ciak si gita fosse così divertente” (S.)
“Questo viaggio di istruzione mi è servito molto perchè ha ampliato il mio bagaglio culturale.
Mi è piaciuto perchè mi ha aiutata sicuramente ad aprirmi e riuscire a confrontarmi meglio e mi ha fatta crescere come persona.
Sicuramente è stato complicato ambientarmi in un ambiente nuovo con persone relativamente nuove ma, nonostante le poche ore di sonno, lo rifarei tantissime altre volte.
Un beneficio che mi ha portato questo viaggio d’istruzione è sicuramente la capacitá, che prima non avevo, di non lasciarmi coinvolgere emotivamente da litigi o da parole dette alle spalle e, come classe, ci ha aiutati a delineare il carattere l’uno dell’altro per entrare ognuno più in sintonia con gli altri.” (M.)

“Il viaggio d’istruzione è stato per me come sognare a occhi aperti. Scoprire la regione Campania e tutti i tesori culturali, artistici e paesaggistici che custodisce è stata un’esperienza intensa e meravigliosa.
Ogni luogo visitato mi ha lasciato qualcosa: storia, bellezza e emozione.
Non è stato solo un viaggio per imparare, ma anche per vivere davvero ciò che studiamo sui libri.
Ancora più speciale, però, è stato il legame che si è creato con i miei compagni e con i professori.
Condividere risate, momenti di stanchezza, stupore e divertimento ha rafforzato la nostra unione.
Abbiamo imparato a collaborare, ad aiutarci e a conoscerci meglio, anche al di fuori dell’ambiente scolastico.
Porterò con me non solo le immagini dei luoghi visitati, ma soprattutto le emozioni provate e i ricordi costruiti insieme.
È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere, sia culturalmente sia umanamente, e che ricorderò con grande affetto. (L.)

“Ho amato il viaggio d’istruzione perché sono riuscita a vivere una esperienza che non credo che rifarò più nella mia vita, sopratutto per il ciack si gita che è stata una tra le cose più belle che abbia mai fatto, ho fatto molto amicizia con anche persone che non avrei mai pensato e ho anche amato la cultura molto diversa da quella piemontese per un certo verso; magari avrei fatto qualche passo in meno…però per il resto davvero bello anche per il fatto di stare con gli amici 5 giorni lontani da casa anche se la mancanza un po’ si sentiva, ho adorato inoltre Paestum, molto per la natura e per lo stile delle costruzioni.
Tra gli aspetti positivi segnalo:
– ho fatto molta più amicizia, devo dire che dall’inizio dell’anno non mi sono trovata splendidamente con tutti i miei compagni ma ora sono riuscita a parlare con molti di loro, conoscerli e farmi conoscere grazie alla gita;
– sono riuscita a maturare stando senza i mie genitori per 5 giorni, può sembrare una cosa infantile ma invece mi ha aiutato ad essere più autonoma e a cavarmela da sola;
– ho arricchito il mio bagaglio culturale imparando nuove cose, e ancora ad oggi sono stupita da quanto sia stato bello Paestum (sono già stata a Napoli e se avessi saputo prima di questo parco ci sarei andata subito)
-molto divertente come esperienza ricca ed arricchente” (A.)
Dunque una scuola che offre opportunità a 360 gradi, mette in condizioni gli studenti di scoprire e conoscere, fare esperienze e riflettere, come sottolinea la docente referente, prof.ssa Acide Elisabetta, che ha curato il progetto ed ha accompagnato gli studenti in questa meravigliosa “avventura” con il collega Prof. Torone Danilo:
“L’uscire dalle aule scolastiche, ha consentito agli studenti di poter visitare luoghi del nostro Paese, ricchi di storia e cultura, confrontarsi con culture e tradizioni che permettono di integrare il bagaglio culturale degli studenti, unito all’ arricchimento in termini di apprendimento, crescita personale e sviluppo culturale, verifica della autonomia e responsabilità personale.
Il viaggio, unito all’esperienza della realizzazione del cortometraggio, ha consentito agli studenti, di vivere l’esperienza attiva come elemento significativo del percorso di apprendimento, dunque momento di autosviluppo, autoefficacia, sviluppo delle soft skills correlate a quelle di problem solving.
Anche per i docenti, l’attività ha consentito un’azione didattica che, attraverso l’esperienza e la cooperazione, permette di immergersi appieno nella materia affrontata, con una conseguente integrazione, per gli studenti, dell’aspetto personale di crescita individuale e sociale, di relazioni e competenze culturali diversificate ed integrate.
Il viaggio di istruzione, inoltre, aiuta ad affrontare nuove sfide, stimola la fiducia in sé stessi e facilita l’indipendenza: un elemento importantissimo per quanto riguarda lo sviluppo della propria identità durante l’adolescenza.
Visitare città dall’alto valore storico, permette di sviluppare una connessione diretta con il proprio passato e le proprie origini. Attraverso queste esperienze, gli studenti imparano ad apprezzare il valore dell’arte, dell’architettura e delle tradizioni culturali, religiose, locali, storiche e conoscere le caratteristiche geografiche del paese, per ampliare orizzonti e percorsi utili anche ai fini orientativi” (docente referente prof.ssa Acide Elisabetta)
(elisabetta acide) – Quaranta giorni ci attendono.
Sono i giorni della Quaresima; i giorni verso la Pasqua.
Ogni anno lo ricordiamo, eppure ogni anno lo dimentichiamo.
Quaranta non è un numero qualsiasi: è numero biblico della “prova” e della “purificazione”.
Lo troviamo nel Nuovo Testamento: i 40 giorni che Gesù passò digiunando nel deserto; i 40 giorni in cui Gesù ha insegnato ai suoi discepoli tra la resurrezione e l’Ascensione.
Lo troviamo nell’ Antico Testamento: i 40 giorni del diluvio universale all’epoca di Noè; i 40 giorni passati da Mosè sul monte Sinai; i 40 giorni che impiegarono gli ebrei per esplorare la terra in cui sarebbero entrati; i 40 giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb; i 40 giorni di tempo che Dio dà a Giona, per predicare a Ninive prima di distruggerla; i 40 anni trascorsi da Israele nel deserto.
Quaresima è allora il tempo per “sciogliere i nodi”, quelli della nostra vita, quelli che ancora “resistono”, quelli difficili da “allentare”, quelli che S. Agostino definiva: “nodo tortuoso e aggrovigliato” (Confessioni, II, 10.18).
Quaresima è quel tempo che Giovanni Paolo II diceva importante per “fare di sé dono totale a Dio” (cfr Enc. Veritatis splendor, 21).
Quaresima è “liberare il nostro cuore dalla schiavitù del peccato per renderlo sempre più “tabernacolo vivente di Dio” (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2009).
Tempo di purificazione e di prova, tempo di esperienza spirituale profonda.
Tempo di rinnovamento.
Tempo di silenzio e di meditazione, tempo di digiuno e di preghiera, di carità,di riconciliazione, di sacramenti.
Tempo per arrivare lontano.
Quaranta giorni non è un “tempo lungo”, è un “tempo giusto”.
Tempo di sguardi, di passi, di cammini… il “tempo liturgico” della Quaresima è il “tempo della pienezza”.
Siamo abituati a pensare alla Quaresima come ad un tempo di “tristezza”, forse potremmo definirlo il tempo degli “occhi nuovi”, e per avere “occhi nuovi”, non possiamo fermarci, occorre camminare, alzare lo sguardo, fare passi in luoghi “inesplorati”, abbracciare l’ essenziale per vivere la pienezza.
La Quaresima è il tempo della sosta e della ripartenza, del deserto e dell’ oasi, della conversione e della liberazione, della Parola e dell’attesa, della libertà e del cammino.
Il tempo della conversione, della metànoia.
Due parole che rendono il “senso”: il sostantivo noéo (νοέω), pensare, e la preposizione meta-(μετα-) che, quando è prefisso come in questo caso, indica cambiamento.
La parola ha in sé la radice del cambiamento, del “mutamento”, è il “profondo mutamento”, quel desiderio di cambiare, di una “vita nuova”, di una “radicalità” di cambiamento, non di un “cambio di idea”, ma di “pensiero”.
E’ un ri-considerare la propria vita, le proprie azioni, i propri cammini.
Cambiare “mente”, riconsiderare le priorità.
Anche Gesù usa la parola ebraica shûb, “ritornare”, abbandonare quella strada per ritrovare il sentiero verso il Padre.
“Cambio” non superficialmente, ma in modo radicale: cambio la mia vita, i miei fini, i miei obiettivi… mi pento.
Ri-comincio.
Sono belle le parole che hanno quel prefisso ri o re: ri-conciliazione, ri-considerazione, ri-surrezione, ri-mettere, ri-generazione, ri-nascita, ri-conoscenza, ri-sollevare, ri-conoscere,…
Ri/re è il “ripetere dell’azione”, azione compiuta con una nuova possibilità.

Sono le parole belle del Vangelo.
Sono le parole del futuro.
Di-nuovo, da-capo, senza arrendersi: parole di “possibilità”.
“Ho dentro di me un vero desiderio di ricominciare? Pensateci, ognuno di voi: dentro di me, voglio ricominciare?” (Papa Francesco, Prima Udienza Giubilare 2025).
Lo aveva ricordato “scuotendo” il pensiero di ciascuno, il papa, proprio in occasione di quell’anno giubilare appena trascorso.
Davvero voglio ri-cominciare?
Davvero mi impegno a cambiare?
Davvero sono disposto a ri-flettere seriamente sulla mia vita?
Lo ricordava Papa Leone XIV nell’ udienza:“Vorremmo essere felici, eppure è molto difficile riuscire a esserlo in modo continuativo e senza ombre. Facciamo i conti con il nostro limite e, allo stesso tempo, con l’insopprimibile spinta a tentare di superarlo. Sentiamo nel profondo che ci manca sempre qualcosa” (Papa Leone XIV, Udienza 15 ottobre 2025) e la Quaresima può essere il tempo del “Qualcosa” cercato e trovato.
La quaresima è il ri-cominciare del cristiano, è il suo ricominciare per una pace disarmata e disarmante che cambia la vita, che chiama alla vita, che chiama alla pace per ri-accendere l’umano e il cristiano che c’è in ciascuno di noi.
Ri-cominciare da noi, dal nostro cuore e dalla nostra vita.
Ri-mettere in circolo in noi l’amore di Dio.
“La fede è una forza vitale, che spinge fuori e avanti a “iniziare percorsi, avviare processi” (Papa Francesco, EG 223).
Uomini e donne in cammino, verso quel cambiamento che cerca una vita non “diversa”, ma “piena”: con più amore, con più libertà, con più coscienza: una vita in Dio.

“La Quaresima è il tempo favorevole per rinnovare l’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo. Il Signore – che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto ha vinto gli inganni del Tentatore – ci indica il cammino da seguire. Lo Spirito Santo ci conduca a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, per essere purificati dal peccato che ci acceca, e per servire Cristo presente nei fratelli bisognosi” (Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2021)

Quaresima è tempo per dire a Dio: “Rabbunì, che io veda di nuovo” (Mc 10,46-52).
Signore fammi “vedere” in modo nuovo, me stesso, la mia vita, il mio prossimo, Te.
Signore fammi “vedere” Te nella mia vita.
Kirye Eleinson: lo traduciamo con “Abbi pietà di me”,
ma l’invocazione è molto di più: Signore tu che sei la vita, come Signore della Vita, donami vita nuova.
Kyrie eleison, il grido di quel cieco (Mc 10,46-52), “Signore ri-generami”, ricostruiscimi come una nuova creatura, ri-collocami sulla strada del Battesimo, creatura nuova con Te, secondo il tuo piano, Dio.
Ri-generami, Signore in questo tempo di Quaresima, rendi fecondo il mio cammino, rendi nuova la mia vita, ri-collocami nella tua Grazia, nel tuo Eden, nel tuo Amore.
Ri-nasco perché posso rivolgermi a Dio perché Lui si è rivolto a me, mi è venuto incontro, e il mio cammino ha “incontrato” l’Amore.
Mi trasformo, o Dio, pieno della Tua grazia.
Divento “presenza” nuova nel mondo, grazie alla Tua Presenza.
Mi converto, non per “trasformami”, ma per “santificarmi”, per rispondere a quella chiamata che Dio ha fatto a tutti i cristiani.
Mi converto non per diventare un super – eroe, ma per fortificarmi, per diventare coraggioso, per non rinunciare all’essenziale ma all’effimero, per essere cristiano “appassionato” di Cristo e del suo Vangelo.
Mi converto per aggiungere vita di Cristo alla mia povera vita.
Mi converto per pensare i “pensieri di Dio”, per “riempirmi” di Dio.
Mi converto in quel tessuto di relazioni credibili.
Mi converto perché sono stato “chiamata” ad una esistenza bella e buona come persona: quelle parole della prima pagina della Genesi sono per me, in ebraico, “thov” (טוֹב) “buono” e “bello”, mentre “bohu” (בֹהוּ) indica “vuoto” o “desolato”, ciò che non “era” prima della “chiamata” di Dio.
Mi converto perché voglio mettere il “cuore di Dio” in ogni cosa.
Mi converto perché voglio “fare” il prossimo e “rendermi” prossimo.
Mi converto perché voglio camminare con la Chiesa, con la comunità verso la Pasqua, in un percorso di fatica e di gioia, ma non in un cammino solitario.
Mi converto per vivere la verità sull’io, l’autenticità sull’apparenza, il tempo favorevole sul tempo perso.
Mi converto perché voglio vivere il “ragionamento” di Dio: “Noi ragioniamo per equivalenza, Dio per eccedenza” (Carlo Maria Martini).
Mi converto perché la mia vita sia una metanoia, sia una “passione” inesauribile per Cristo, sia la consapevolezza dell’Amore amante ed amato, sia la felicità dei poveri, di coloro che sono afflitti e nel pianto, affamati ed assetati, bisognosi e ricercatori di giustizia…
Mi converto perché guardo alla mia vita con la prospettiva di Dio, mi scopro amato, perché sono “di pù” dei miei peccati, perché sono “chiamato” alla “vita piena” e con fede, mi trasformo.
Mi converto e mi trasformo perché apro con fede alla fiducia in Dio che opera in me, mi affido a Lui con docilità.
Mi converto perché la vita interiore sia un cammino che ha ali di amore, che conduce alla libertà, alla Verità: “Io sono la Via, la Verità, la Vita” (Gv 14,6)
E in questa Quaresima la mia conversione avrà la luce del volto di Dio a rischiarare il cammino:
“Amami tu, Signore,
anche se non sono amabile,
anche se sono povero,
anche se non lo merito,
anche se ti amo poco,
amami tu, Signore.
Quando mi alzo al mattino pieno di sogni,
quando mi corico di sera pieno di delusioni,
quando lavoro per inerzia,
quando mi riposo e sono vuoto,
quando prego così distratto,
quando non ho voglia di amarti, amami tu, Signore.
Quando penso di amare te, senza amare gli uomini,
quando mi illudo di amare gli uomini senza amare te,
quando temo di amare troppo,
amami, tu Signore.
Quando ho paura di compromettermi,
e ho paura di impegnarmi,
quando fuggo l’amore
quando nessuno mi ama
amami tu, Signore e guariscimi.”
(Adriana Zarri)
E’ sempre vivo l’amore del popolo di Dio per San Giovanni Bosco.
Anche perché sempre attuale il suo magistero, sempre necessario alla vita delle comunità locali, delle persone, il suo carisma educativo, di cui ora sono testimoni i suoi figli e figlie della Famiglia Salesiana.
Soprattutto, sempre grande il vuoto di carità da colmare, in una società che – al di là del progresso e di un benessere più diffuso di quanto fosse ai suoi tempi – è sempre segnata dallo stigma delle diseguaglianze, della negazione della centralità della persona: come allora, nei processi produttivi, non meno che nelle condizioni esistenziali.
Don Bosco avrebbe tanto da fare, se fosse con noi oggi: di questo non c’è dubbio.
E proprio per questo è forse più utile, anziché cercare di “ripetere”, come se fosse possibile procedere con un navigatore, i passi che compì allora il Santo del Valdocco, tentando di conformare la realtà di oggi a quella di allora; è forse più utile domandarci, di fronte alle tante situazioni che ci interpellano, alla forme vecchie e nuove di povertà, marginalità, anche povertà educativa, di riduzione della persona a monade persa nell’isolamento di una “connessione” che priva di relazione autentiche, figuriamoci fraterne, tra le persone; è dunque forse più utile domandarci: cosa farebbe, come si comporterebbe, cosa ci potrebbe dire Don Bosco se fosse con noi oggi?
Domande solo apparentemente destinate a restare senza una risposta “verificabile”, perché sono domande alle quali non manca di rispondere lo Spirito Santo, soprattutto se lo si incontra nella preghiera.
Il nostro video, messo a repertorio il 31 gennaio, festa di San Giovanni Bosco, al Belvedere, offre integrale la bellissima omelia dettata dall’Arcivescovo, Mons. Marco Arnolfo, che ha presieduto la Celebrazione, invitato dal Parroco Don Claudio e da tutta la Comunità salesiana.
Con l’Arcivescovo erano presenti tutti i Sacerdoti salesiani della Comunità, il Vicario Generale della Diocesi, Mons. Stefano Bedello e Mons. Joannes Maria Fagnola, in rappresentanza del Clero diocesano.
Come sempre il Presule è entrato nel vivo dell’esperienza salesiana, parlando, soprattutto ai ragazzi, di qualche momento della vita del Santo.
Quest’anno si è soffermato di più sul celebre “sogno” del piccolo Giovanni quando, a 9 anni, avvertì la chiamata.
Ebbene, in quella visione onirica ebbero un posto tutt’altro che secondario proprio la vocazione missionaria, evangelizzatrice e la missione educativa, anche quando i casi potevano parere disperati, tanto che – per indicare anime e persone apparentemente perdute – non si esitava a parlare di “animali feroci”.
In quel tempo, nella Torino della nuova società industriale, meta di “emigrazioni” dalle campagne, poteva accadere che gli “animali feroci” arrivassero – per esempio – dal Monferrato e finissero nei luoghi dello sfruttamento, dove erano negati i caratteri di umanità della vita.
Se è permessa una digressione personale e per non eludere il tema: forse è utile domandarci come si comporterebbe Don Bosco se fosse con noi oggi e fosse alle prese, per esempio, con la realtà dei giovani violenti di certe aree urbane, soprattutto metropolitane, che tanto posto si vedono riservare nei talk show.
Forse sbagliamo, ma crediamo che Don Bosco accetterebbe la sfida, non si rassegnerebbe a perdere nessuno.
Alcuni dei pensieri offerti da Mons. Arnolfo sono poi stati ripresi, nell’intervento di saluto, dal Sindaco di Vercelli, Roberto Scheda, che ha voluto esprimere l’apprezzamento della municipalità per l’opera, anche sociale, oltre che pastorale, da più di cento anni portata avanti dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Tutti gli interventi sono integrali nel filmato che completa, insieme alla piccola gallery, queste note.
Il parroco, Don Claudio Giovannini, ha messo in rilievo – anche il suo intervento nel video – la ricchezza di questa realtà, da sempre “plurale”, dove hanno posto e si possono esprimere tanti diversi carismi.
In questa giornata è stata in particolare richiamata la realtà dei Cooperatori Salesiani, i laici che si impegnano a testimoniare nella società l’insegnamento ed i valori illustrati da San Giovanni Bosco: li ascoltiamo nella preghiera di rinnovamento della loro solenne “Promessa”.
Ancora un momento bello e sentito come affettuoso da tutta la comunità: l’Arcivescovo ha benedetto due Coniugi che quest’anno festeggiano i 50 anni di nozze.
Si tratta di Filomena (per tutti, “Filo”) Antonuccio e Lucio Caruso. Auguri di ogni bene per tanti altri anni.
Poi – ancora ripresa nel video – la benedizione anche del “pane di Don Bosco” con l’ostensione della reliquia del Santo.
Infine, non si potrebbero concludere queste note senza un ringraziamento alla Corale parrocchiale, che ha animato, con unanime apprezzamento, la Liturgia, diretta dalla Signora Antonella Ganzaroli; all’organo il Maestro Marco Pultronaggio.
Ora vi lasciamo con il video e la gallery. Buona visione e buon ascolto.
Ha preso ufficialmente il via l’era Magunopoli.
L’inizio del Carnevale coincide con la partenza del regno di Sua Maestà Peru Magunella (al secolo Carlo Minoli) e della sua consorte Gin Fiammàa (alias Cristina Malagutti).
Il sindaco Fabrizio Bonaccio ha consegnato le chiavi della città al Peru che ironicamente ha detto: “Per quanto riguarda divertimenti e feste me ne occuperò io. Grane e problematiche saranno demandate al signor sindaco”.
La giornata si è aperta prestissimo con i rancieri che hanno preparato la busecca.
Prima ad arrivare in piazza è stata la Gin con il suo corteo.
Non c’è voluto poi molto per l’arrivo del Peru partito dal Rione Aranco.
“Mi aspetto un grande Carnevale – ha affermato la maschera maschile – . Ci ritroviamo con la voglia di fare festa”.
La parola è passata poi alla Gin: “Nonostante i problemi della vita bisogna andare avanti e quale modo migliore di farlo attraverso un mese di spensieratezza. Vorrei che ognuno dedicasse questo Carnevale a sé stesso”.
Un Carnevale dal titolo “Questo non è amore”, uno slogan che vuole sensibilizzare contro la violenza sulle donne.
Proprio l’Associazione AGAPE è stata scelta dal Comitato Carnevale e dal Borgosesia Calcio come destinataria dei fondi delle iniziative.
Il Club calcistico del presidente Michele Pizzi nelle gare casalinghe del periodo carnevalesco scenderà in campo con una maglia speciale dedicata alla kermesse.
Questa maglietta sarà poi messa in vendita a scopo benefico su Ebay.
Non poteva mancare il tradizionale assaggio della busecca, approvata dalle maschere e poi distribuita ai cittadini.
Tutto è pronto per l’inizio del periodo di festa, lasciando comunque spazio alla sensibilizzazione con una scultura raffigurante una scarpa rossa simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.
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Redazione di Vercelli
Ancora un atteso ritorno, dopo la forzata assenza nella parentesi del Covid, quello di “Un pomeriggio a tutto riso”, giunto quest’anno alla sua XVII edizione, occasione offerta dall’associazione di Imprenditrici agricole “Donne&Riso”.
Donne&Riso, con la Presidente Federica Busso che, dal 2024, ha raccolto un testimone certamente impegnativo.

L’intuizione di come fosse necessario valorizzare il ruolo della donna nel settore primario fu di Margherita Greppi che, nel 1979, con un primo gruppo di colleghe, fondò l’Associazione Femminile Agricola.
Necessario al di là dell’epopea, più volte giustamente indagata, delle mondariso e del loro duro lavoro, con la lotta per la conquista delle otto ore di lavoro, la battaglia sostenuta dall’avvocato Modesto Cugnolio.
Di tutto questo ha fatto memoria, nel pomeriggio dedicato a “La donna in agricoltra, riso e sorriso” in questo “a tutto riso 2026”, lo spettacolo che ha aperto l’incontro “Quando cantavano le rane” di e con Roberto Sbaratto e Cinzia Ordine.
Federica Busso, che ascoltiamo nel video messo a repertorio domenica scorsa al Teatro Civico di Vercelli, dove era presente un pubblico davvero numeroso, ha mostrato di cogliere appieno gli insegnamenti di Rita Greppi alla quale, nel 1983, successe Ermina Bazzano Rosso e poi, dal 1988, la prima di due vere e proprie “autorità” della risicoltura femminile, non soltanto a livello locale: dapprima Licia Vandone, che nel 2014 consegna il timone dell’associazione a Natalia Bobba, la futura Presidente dell’Ente Nazionale Risi, prima donna alla guida del Civico 40 di Via San Vittore a Milano.
Com’è tradizione, anche quest’anno il pomeriggio è l’occasione per premiare una donna che si è distinta per il proprio lavoro a favore della risicoltura e la scelta è caduta su una Scienziata di fama nazionale, come la Professoressa Vittoria Francesca Brambilla, per la sua attività di ricerca che sta conducendo sui meccanismi molecolari che controllano la fioritura del riso e sulla resistenza genetica al brusone (un fungo dannoso per le coltivazioni). La sua ricerca si concentra in particolare sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA).
Nel video che proponiamo la professoressa parla della sua attività, dialogando con Roberto Magnaghi, Direttore Generale dell’Ente Nazionale Risi.
Non sono mancati gli interventi istituzionali, alcuni dei quali abbiamo ripreso in un’ampia sintesi: Roberto Scheda, Sindaco di Vercelli, Simona Paonessa, Consigliere Regionale del Piemonte; Davide Gilardino, Presidente della Provincia di Vercelli e – ultima, ma non certo per importanza – Natalia Bobba, Presidente di Ente Risi.
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Di seguito, le motivazioni del premio conferito a Vittoria Brambilla:

MENZIONE D’ONORE ALLA PROFESSORESSA VITTORIA FRANCESCA BRAMBILLA
In questa occasione speciale, siamo onorati di riconoscere il prezioso contributo della Professoressa Vittoria Francesca Brambilla nel campo delle TEA del riso, un settore che ha visto un avanzamento significativo grazie alla sua dedizione, competenza e passione per la ricerca.
Vittoria Francesca Brambilla, si laurea, con laurea quinquennale del vecchio ordinamento, a Novembre 2003 in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi di laurea dal titolo: “Identità molecolare dell’ovulo di Arabidopsic”.
Conseguentemente consegue un dottorato di ricerca in Biologia Vegetale presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Milano: Titolo della tesi di Dottorato “Fattori trascrizionali che controllano lo sviluppo dell’ovulo e del carpello in Arabidopsis thaliana”
Dopo aver trascorso alcuni anni come ricercatrice al Max PlanK Institute for Plant Breeding Reserch di Colonia, in Germania, dove vince la borsa di studio della Fondazione Alexander Von Humboldt, nel 2011 rientra in Italia per dedicarsi, sempre come ricercatrice, presso il Dipartimento di Bioscienze, Università degli Studi di Millano, allo studio della biologia dello sviluppo e della genetica del riso.
Dal 2023 è Professoressa associata in Botanica Generale del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, Produzione, Territorio e Agroenergia dell’Università degli Studi di Milano, dove guida un gruppo di giovani ricercatori nello studio dei meccanismi molecolari che controllano la fioritura del riso e nello studio dell’architettura della pianta e resistenza genetica al brusone.
I suoi studi riguardano anche il miglioramento genetico del riso coltivato per diversi cararetteri di interesse agronomico tramite marcatori molecolari e Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA).
Nel 2024 ha piantato il primo campo sperimentale di riso TEA in Italia e in Europa poi andato vandalizzato.
Nel 2025, grazie al supporto della Fondazione Bussolera Branca e alla collaborazione con Ente Nazionale Risi ha portato a raccolto 3 campi di riso TEA.
Vittoria ha contribuito con la propria conoscenza a pubblicazioni scientifiche internazionali nel campo della fisiologia vegetale e biologia molecolare delle piante.
Oggi, con il conferimento di questo premio, celebriamo non solo un’importante carriera, ma anche l’impegno costante della Professoressa Brambilla nel promuovere il progresso scientifico, il quale ha reso possibile una comprensione più completa e precisa delle TEA del riso.
Siamo profondamente grati per il suo lavoro e la sua passione, che continuano a ispirare tutti coloro che, come lei, cercano di unire scienza e pratica per migliorare il nostro mondo.
Congratulazioni, Professoressa Brambilla, e grazie per il contributo che dà al nostro settore!
Anche quest’anno gli Alpini della Sezione di Vercelli dell’Ana (Associazione Nazionale Alpini), cui si sono uniti i rappresentanti delle Sezioni del Piemonte, non hanno mancato di commemorare il “loro” Beato, Don Secondo Pollo, nel giorno in cui il giovane Cappellano militare si immolò in Montenegro.
Don Secondo era nato il 2 gennaio 1908 a Caresanablot ed a 32 anni – già ordinato Sacerdote, laureato due volte, insegnante in Seminario – aveva assolutamente voluto, nonostante fosse di costituzione esile, seguire i giovani chiamati al campo di battaglia.
A Cervice, in quel 26 dicembre, sull’aspra montagna, si era precipitato a soccorrere un giovane alpino ferito mortalmente ed il fuoco nemico colpì anche lui, recidendo l’arteria femorale: la morte sopraggiunse così per emorragia. Il gesto eroico gli sarebbe poi valsa la medaglia d’argento al Valor Militare.
L’eroicità della virtù della Carità, sarebbe invece stata riconosciuta dalla Chiesa che, il 23 maggio 1998 lo proclamò Beato.
Vercelli lo ricorda in due date: la prima, come abbiamo visto, nel giorno della sua “nascita al Cielo”, appunto il 26 dicembre e la seconda – ricorrerà tra pochi giorni – il 4 gennaio, giorno in cui ricevette il Battesimo in Caresanablot.
Lo scorso 26 dicembre gli Alpini si sono dati appuntamento per la ricorrenza presso la parrocchia di Santa Cecilia in Caresanablot, avendo poco prima reso gli onori di fronte al monumento dedicato al Beato, a poca distanza, davanti al cimitero del paese.
Il nostro video propone, integrale, l’omelia dettata da Don Stefano Bedello (buon onomastico!), la preghiera a Don Secondo Pollo composta dal nostro Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo e la preghiera dell’Alpino.
Anche Chivasso e Villareggia hanno – rispettivamente nel 2001 e 2002 – eretto memoriali al Beato, che ogni anno sono visitati dagli Alpini.







































































