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Posted in Lo Sport

Negli scorsi giorni, in Consiglio regionale, è stato approvato il bilancio di previsione finanziario 2026-2028.

Tra il grande numero di emendamenti, ordini del giorno e atti presentati in Aula, spicca la bocciatura all’ordine del giorno dal titolo “Difficoltà nell’accessibilità nelle stazioni ferroviarie piemontesi”, presentato dalla Consigliera regionale del PD Simona Paonessa e scritto a quattro mani insieme a Simone Macchioni, Presidente del Forum Nazionale Disabilità, Diversità e Fragilità.

«Ho presentato alcune proposte di buon senso, scritte insieme a chi quelle criticità si ritrova a viverle ogni giorno. In primo luogo, è stato chiesto un intervento concreto e deciso della Regione per sollecitare RFI nel provvedere al ripristino e alla piena funzionalità di tutte le stazioni già dotate di servizi per persone con disabilità, ma attualmente non operative o non accessibili all’utenza a causa di carente o non adeguata manutenzione, programmando inoltre un piano di potenziamento dell’accessibilità in tutte le stazioni del territorio piemontese. Infatti, secondo il report “Indagine sull’accessibilità del servizio di trasporto ferroviario per gli utenti con disabilità e a mobilità ridotta”, le stazioni con problematiche di accessibilità in Piemonte sono la grande maggioranza e la piena copertura del servizio disabili è ancora molto bassa» afferma la Consigliera regionale del PD Simona Paonessa.

Che continua «purtroppo sono problematiche impattanti sulla qualità della vita di molte persone e va prestata la massima attenzione. Ad esempio, le persone con disabilità, devono prenotare i loro viaggi con anticipo e comunicarlo, cosa giustamente non sempre possibile. Per le stazioni “Standard”, che sarebbero praticamente la stragrande maggioranza di quelle presenti in Piemonte, è prevista la prenotazione almeno 12 ore prima dell’orario di partenza/arrivo del treno. Proprio da questa esigenza, nasce la richiesta di sollecitare RFI per prevedere tempistiche più flessibili per la promozione del servizio di assistenza rivolto agli utenti con disabilità che utilizzano le stazioni ferroviarie, oltre a maggiore chiarezza delle comunicazioni pubblicate sulle rispettive pagine istituzionali».

«Inoltre, è stato richiesto di investire per fornire nuove pedane e strutture di accesso per persone con disabilità, al fine di garantire una migliore e più sicura accessibilità ai treni – continua la Consigliera PD – velocizzando al contempo gli interventi di ripristino e adeguamento dei marciapiedi delle stazioni per facilitare l’accesso ai convogli. Non dimenticando di provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli ascensori di accesso ai binari, utili anche a persone anziane, viaggiatori con bagagli, famiglie con bambini. Però, di fatto, le segnalazioni da parte degli utenti continuano ad essere numerose e non mostrano segni di diminuzione. Un esempio emblematico è rappresentato dalla stazione di Santhià, importante crocevia sul territorio vercellese, dove sono iniziati anni fa gli scavi per l’installazione degli ascensori di accesso ai binari, mai effettivamente posizionati. L’intervento per la loro messa in funzione risulterebbe calendarizzato da RFI per l’anno 2027, dopo anni di mancata manutenzione e inattività».

«La bocciatura dell’emendamento sull’accessibilità scritto insieme a Simone, Presidente del Forum Nazionale Disabilità, Diversità e Fragilitàconclude Paonessa – rappresenta una delusione. L’attenzione sarà massima e continuerà l’impegno nel portare istanze come queste in Aula, istanze molto impattanti sulla vita di troppe persone».

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Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca, Salute & Persona

Ivrea si prepara a un Giovedì Grasso di grande emozione con storia, tradizione, musica e piazze animate dal primo pomeriggio fino a sera.

Il Giovedì Grasso dello Storico Carnevale è da sempre uno dei momenti più suggestivi e partecipati della manifestazione: prima dell’arrivo delle grandi sfilate, della Vezzosa Mugnaia e della celebre Battaglia delle Arance, la città vive una giornata ricca di tradizione, storia e spirito collettivo che culmina in una serata di festa tra le piazze.

Un momento iconico, quest’ultimo, soprattutto per i giovani, che nel tempo ha subito diverse evoluzioni fino ad arrivare all’attuale formula capace di coinvolgere pubblici diversi, animare più luoghi della città e offrire proposte musicali e artistiche eterogenee.

Durante il pomeriggio, il cuore della Festa si sposta tra Piazza di Città e le vie del centro con le celebrazioni ufficiali: passaggio simbolico dei poteri civili dal Sindaco al Generale, Calzata del Berretto Frigiosalita del Generale a cavallo; ma anche visite di Generale, Stato Maggiore e Abbà alle scuole (quest’anno: la scuola dell’infanzia S.Michele, la primaria dei Salesi “Istituto C. Cagliero”, la primaria di San Bernardo e la scuola primaria “C. Nigra”), alle autorità cittadine e al VescovoNovità di quest’anno il ritorno al Palazzo Vescovile.

Quest’anno abbiamo pensato di tornare alle origini: il luogo in cui il Generale e gli Abbà verranno accolti sarà il Vescovado. Le cerimonie di rito saranno collocate nel Salone dei Papi al secondo piano ma con il Generale è anche prevista una visita al Salone degli affreschi dove sono raffigurate la città e la diocesi di Ivrea con i loro patroni. È un ritorno alla bellezza che certamente dovrà tenere conto anche delle più recenti norme sulla sicurezza. Confidiamo che questo non ci impedirà di vivere al meglio e con trepidazione la solennità dell’evento” – fa sapere Monsignor Daniele Salera.

Non mancano la tradizionale fagiolata di Via Palma, il pomeriggio di giochi e animazioni dedicato ai più piccoli e, naturalmente, la cerimonia di Investitura degli Oditori e degli Intendenti Generali delle Milizie e Genti da Guerra del Canavese in Municipio.

Una giornata, dunque, ricca di appuntamenti ed emozioni.

Questi momenti, immersi nello spirito storico e comunitario, preparano la città alla serata, attesa da tutti, quando le vie del centro si trasformeranno in un grande spettacolo di musica e allegria.

Dopo le emozioni del pomeriggio, con il calare della sera, dalle 21:00 in poi, il centro storico si anima con bande e spettacoli in città, un evento musicale che trasforma Piazza Ottinetti, Piazza di Città, Piazza Maretta e il Borghetto in un palcoscenico a cielo aperto.

La formula è semplice ma efficace: gruppi itineranti di musicisti attraversano le piazze, suscitando entusiasmo nel pubblico che si fa trascinare da ritmo e divertimento.

Quest’anno il pubblico potrà seguire esibizioni di otto formazioni, tutte capaci di regalare energia e spettacolo: gli Amis dal Furn, irriverenti e teatrali, travolgeranno le piazze con rock, dance ed eurobeat, trasformando ogni uscita in un momento di allegria collettiva; la Street Brass Band, urbana e festosa, proporrà arrangiamenti freschi e vivaci di jazz, pop e musica moderna; la General Vincent Marching Band, dinamica e coreografica, trasformerà ogni performance in uno show visivo e coinvolgente; la Cürva Street Band, eclettica e originale, farà viaggiare il pubblico tra folk, jazz, swing, New Orleans Style, latino-americano, rock ’n’ roll e grandi successi contemporanei, con ogni performance resa unica da assoli, variazioni e gag; la Prisma Band aggiungerà ritmo, coreografie e spettacolo, con un repertorio che spazia da pop e rock a tanghi, colonne sonore e musica popolare; la Tequila Band Itinerante proporrà musica itinerante e gioiosa senza amplificazione, con performance che incentivano la partecipazione del pubblico; i Desperados Show Band, esplosivi e fantasiosi, mescoleranno dance, funky e brani commerciali con coreografie spettacolari e ballerine esuberanti; infine il Corpo Bandistico Città di Mede, storico e appassionato, porterà note e tradizione musicale dalla Lomellina in ogni angolo della città.

Lo scorso anno migliaia di spettatori hanno partecipato alla serata muovendosi liberamente tra le esibizioni e lasciandosi trasportare dai suoni, dai colori e dall’allegria.

Anche quest’anno l’idea degli organizzatori è la stessa: offrire a famiglie, giovani e visitatori un momento di festa prima che il Carnevale entri nei suoi momenti più intensi e rituali dei giorni successivi. In attesa delle celebrazioni principali e della Battaglia delle Arance, il Giovedì Grasso resta un’occasione unica in cui musica, tradizione e convivialità si incontrano, regalando a Ivrea una serata di grande coinvolgimento e divertimento.

Appuntamento quindi a giovedì sera, 12 febbraio.

Tutti in piazza con la Città in festa.

Dettaglio della giornata: Giovedì 12 febbraio 2026
Giovedì Grasso

ore 09.00
Visita del Generale con lo Stato Maggiore, Pifferi e Tamburi e gli Alfieri alle scuole di Ivrea.
Termine della visita presso la scuola elementare Fiorana per il tradizionale pranzo.

ore 14.00
Passaggio dei poteri in Piazza di Città.
Nel Palazzo Municipale il Sindaco affida simbolicamente i poteri civili della Piazza al Generale.
Lettura dell’Ordinanza del Generale da parte del Sostituto della Gran Cancelliera.
Calzata del Berretto Frigio.

ore 14.30
Salita del Generale a cavallo e marcia del Corteo Storico da Piazza di Città.

ore 15.00
Feste dei bambini in piazza Ottinetti e in piazza Maretta. Giochi e animazione.

ore 15.00
Partenza della Marcia.
La Marcia procede secondo il seguente percorso: corso Cavour, corso Nigra, Borghetto, piazza Gioberti, via Arduino, via Palestro, corso Massimo d’Azeglio fino alla Chiesa di San Lorenzo per poi tornare in centro e raggiungere piazza Castello attraverso via Palma e via delle Torri.

ore 16.00
Al passaggio del Corteo, apertura della Fagiolata di via Palma (via IV Martiri).

ore 16.15
Visita al Monsignor Vescovo presso il Vescovado di Ivrea (Episcopio).
Il Corteo Storico viene ricevuto presso il Palazzo Vescovile, dove il Generale presenta al Vescovo gli Ufficiali e gli Abbà ai quali viene portato il rituale dono.

ore 17.00
Salita a cavallo in piazza Castello

Marcia del corteo storico lungo il percorso: via Macchieraldo, via Palestro e piazza di Città

ore 17.30
Visita degli Abbà al Sindaco presso il Municipio
Nella Sala Dorata il Primo Cittadino riceve l’omaggio dei piccoli Priori e offre loro i doni di rito.

ore 17.45
Generala in piazza di Città.
Al termine del giro i Pifferi e Tamburi eseguono la Generala in onore del Generale.

ore 18.00

Visita alla Fagiolata di Via Palma

ore 18.30
Cerimonia di Investitura degli Oditori e degli Intendenti Generali delle Milizie e Genti da Guerra del Canavese
 in Municipio

ore 21.00
Bande e spettacoli in città.
Sfilata ed esibizione di bande e gruppi ospiti nel centro storico.

I Gruppi protagonisti della serata

Gli Amis dal Furn

Gli Amis dal Furn sono una street band canavesana nata nel 2017 in modo del tutto spontaneo, tanto da non essersi nemmeno scelta il nome, assegnato loro in occasione della prima uscita pubblica. La loro identità è ben riassunta da una delle prime recensioni apparse nel 2018, che li descrive come “ragazzi ruspanti, che preferiscono il Barbera alla perfezione musicale”, una definizione ironica che ancora oggi ne racconta lo spirito.

Con sede a Forno Canavese, il gruppo è composto da giovani artisti dall’attitudine istrionica e fortemente performativa. Nati come ensemble itinerante, propongono un repertorio che spazia dal rock alla dance fino all’eurobeat, rielaborato in chiave street band con arrangiamenti irriverenti e una spiccata vena teatrale. Le loro esibizioni puntano soprattutto sull’energia, sul movimento e sul coinvolgimento diretto del pubblico.

Nel tempo, gli Amis dal Furn hanno saputo adattare il proprio format a contesti molto diversi: feste di piazza, eventi privati, matrimoni, ma anche occasioni più istituzionali come i concerti per la Festa della Liberazione e collaborazioni teatrali.

Nel 2022 il progetto si consolida con la nascita dell’Associazione Culturale, rafforzando il legame con il territorio. Tra gli episodi più singolari della loro storia figura l’essere stati diretti da Peppe Vessicchio in persona.

Oggi il gruppo continua a portare in strada uno spettacolo ironico, energico e imprevedibile, capace di trasformare ogni uscita in un momento di allegria collettiva.

Street Brass Band

La Street Brass Band, conosciuta anche come Strass Band, è un progetto della Società Filarmonica Valperghese APS nato da un’idea condivisa dai musici più giovani, con l’obiettivo di portare la musica oltre i confini tradizionali delle sale da concerto e farla risuonare nelle strade e nelle piazze dei paesi. L’intento è coinvolgere la comunità e creare connessioni attraverso la musica, rendendola un’esperienza collettiva e condivisa.

Il nome Strass nasce dalla fusione delle parole inglesi Street (strada) e Brass (ottoni), a indicare la vocazione urbana e festosa del gruppo, con un richiamo sonoro al dialetto piemontese. Il repertorio si concentra su brani atipici per una banda tradizionale, come cover jazz, pop e musica moderna, proposte attraverso arrangiamenti freschi e vivaci.

L’organico comprende membri della Società Filarmonica Valperghese APS e musicisti provenienti dalle bande dei comuni limitrofi, uniti dalla volontà di animare feste, mercatini, carnevali e altri eventi pubblici. In questo modo, la Filarmonica valorizza il talento dei propri musicisti e promuove la cultura musicale tra le giovani generazioni, combinando tradizione e innovazione in un’iniziativa sociale.

General Vincent Marching Band

La General Vincent Marching Band nasce nel 2006 come progetto dell’Associazione Culturale Filarmonica Generale Vincenzo Robaudi di San Benigno Canavese, in Piemonte. Ispirata ai Drum Corps americani, unisce musica dal vivo, movimento e coreografie, creando spettacoli dinamici e coinvolgenti che rendono ogni esibizione uno show visivo.

Il gruppo partecipa a eventi, parate, carnevali e manifestazioni, distinguendosi per l’energia delle performance, il colore delle divise e l’impatto scenico che caratterizza le sue apparizioni, offrendo uno spettacolo completo e appassionante per tutti i tipi di pubblico.

Cürva Street Band

La Cürva Street Band è un ensemble di circa 12 musicisti, provenienti dalle più disparate formazioni musicali, che suonano e cantano insieme dando vita a un progetto unico nel suo genere. Il repertorio, eseguito interamente dal vivo, spazia dalla musica “On The Road”, divertente e coinvolgente, al folk, al jazz, allo swing, al New Orleans Style, al latino-americano, agli anni ’60, al surf, al rock ’n’ roll, fino ai più recenti successi del momento. Ogni esibizione è arricchita da assoli, variazioni e gag, rendendo ogni performance originale e diversa dalla precedente.

Il loro palcoscenico naturale è la strada: i concerti itineranti permettono ai musicisti di esprimere al meglio la propria energia e favorire un rapporto diretto con il pubblico, creando momenti di festa coinvolgente. Con la loro ecletticità, talento e ironia, la Cürva Street Band sorprende ed entusiasma spettatori di tutte le età.

Prisma Band

La Prisma Band è una formazione musicale di Cuneo composta da otto elementi, che unisce fiati, fisarmonica, chitarra elettrica e percussioni. Il repertorio spazia dal pop alle colonne sonore, dai tanghi alla musica popolare, dal rock alla disco music. Le loro esibizioni includono coreografie, gag teatrali e sorprese, rendendo ogni performance un’esperienza coinvolgente e divertente per il pubblico di tutte le età.

Tequila Band Itinerante

La Tequila Band Itinerante nasce nel 2004 con lo spirito di far divertire e divertirsi. Il gruppo è totalmente itinerante, senza necessità di amplificazione, e si muove liberamente tra il pubblico. Il loro obiettivo è stare in mezzo alla gente, coinvolgendo spettatori di tutte le età in un’esperienza musicale partecipativa e gioiosa. Feste, sagre, mercatini, compleanni e matrimoni diventano così un palcoscenico a cielo aperto, dove la musica crea un filo diretto con il pubblico.

Desperados Show Band

La Desperados Show Band nasce nella primavera del 2005 dall’idea di un gruppo di amici musicisti, alcuni per diletto, altri per professione, con l’obiettivo di divertirsi e far divertire, unendo allegria, grinta e spettacolo. Il gruppo segue il modello americano, unendo al classico stile delle bande nostrane esecuzioni musicali a coreografie itineranti, con un repertorio che spazia dalla dance anni ’70 ai più recenti successi della musica commerciale, passando per il funky e brani di autori come Bennato, Battisti, Jennifer Lopez e musiche di cartoni animati. L’organico comprende giovani musicisti (ottoni, sax, percussioni) e ballerine esuberanti, rendendo ogni performance vivace e spettacolare. Tra le performance più importanti: October Fest di Monaco, collaborazioni con Dario Ballantini, apertura dei concerti di Enrico Ruggeri e Riccardo Fogli, trasmissioni su Radio Gold e Telecupole, spettacoli a Gardaland e al Parco Acquatico “Le Caravelle” di Ceriale, oltre a sfilate di Carnevale, mercatini e fiere.

Corpo Bandistico Città di Mede

Con radici nel XIX secolo, il Corpo Bandistico Città di Mede è un simbolo musicale della Lomellina. Dopo momenti di difficoltà, il 2018 ha segnato la sua rinascita: oggi, grazie a una scuola musicale d’eccellenza, la banda continua a rinnovarsi e adattarsi, portando note e passione in tutta la comunità. Le esibizioni alternano tradizione e rinnovamento, trasformando ogni concerto in un’occasione di incontro e festa per il pubblico.

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Redazione di Vercelli

Posted in Società e Costume

L’I.I.S. Cavour di Vercelli ha ospitato giovedì 5 febbraio, nell’ambito della Rassegna Culturale d’Istituto, una lezione di ecologia tenuta da Simone Ciadamidaro, ecologo, rivolta alle classi 2^B SSAS, 2^E SC e 2^A SSAS.

Al centro dell’incontro il paesaggio vercellese e le profonde trasformazioni subite nel tempo.

Dalla pianura originaria caratterizzata da boschi estesi, corsi d’acqua naturali e zone umide fino all’attuale assetto dominato dall’agricoltura risicola, dalle infrastrutture e dall’urbanizzazione. Un cambiamento che ha ridotto drasticamente gli ambienti naturali, lasciando però alcune aree di elevato valore ecologico.

Tra gli esempi citati, i boschi di pianura come la Partecipanza di Trino, i corsi d’acqua e i corridoi fluviali del Po e le aree di risorgiva, elementi fondamentali per la biodiversità locale. Spazio anche alle zone umide residue, oggi tra gli ambienti più rari e fragili del territorio.

Ampio focus sulle risaie, ambienti seminaturali simbolo del vercellese.

Ciadamidaro ha spiegato come per decenni le risaie abbiano funzionato, almeno in parte, come ambienti “vicarianti” delle zone umide naturali, ospitando anfibi, insetti acquatici e un numero straordinario di uccelli.

Aironi, anatre e limicoli trovano ancora oggi nelle risaie un’area di alimentazione fondamentale, soprattutto in primavera ed estate.

Sono state evidenziate anche le criticità legate ai cambiamenti nelle pratiche agricole: dalla coltivazione in asciutta all’uso di livellatrici laser e diserbanti, fino agli effetti dei cambiamenti climatici. Fattori che incidono sulla disponibilità di acqua e sulla presenza della piccola fauna, con ricadute dirette sugli equilibri ecologici.

La lezione ha toccato infine il tema delle aree protette e della Rete Natura 2000 nel basso vercellese, illustrando il ruolo di siti come la Fontana Gigante, la Palude di San Genuario e il Po vercellese-alessandrino nella tutela degli habitat e delle specie.

Un incontro che ha portato l’ecologia fuori dai manuali, offrendo agli studenti strumenti concreti per leggere il territorio in cui vivono e comprenderne le fragilità.

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Redazione di Vercelli

Posted in Scuola e Università
Provincia di Vercelli, Vercelli Città

“Ma è proprio vero che Dio abita sulla Terra?”.

La domanda non affiora sulle labbra di un pensatore agnostico, nemmeno di un ateo in ricerca.

Non la pone una personalità laica di primo piano, come fu Augusto Guerriero che, più di 50 anni fa, stupì con la profondità del suo saggio “Quaesivi et non inveni”, la cui amara conclusione è già nel titolo.

In essa risuona la tensione del Cantico, che tuttavia poi si apre alla gioia dell’incontro.  

L’interrogativo non è nemmeno concepito da un cattolico “adulto”.

Chi si pone questa domanda è nientemeno che Re Salomone, sgomento al cospetto della cosmica grandezza di Dio e della nostra minorità.

Una condizione che postula una domanda, una supplica fiduciosa e tutta rimessa alla misericordia del Padre:

”Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te”.

L’abbiamo sentita nelle Letture che la Liturgia odierna ha offerto, nel corso della Messa celebrata in San Paolo a Vercelli, in occasione della “Giornata del Ricordo”:

(1 Re 8,22-23.27-30; Sal 83; Mc 7, 1-13.).

L’omelia dell’Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo non ha mancato di ricordare le ragioni che potrebbero giustificare sfiducia e disperazione: anche oggi l’umanità è martoriata da (dicono gli esperti) più di 50 conflitti, di maggiore o minore entità, “locali”.

Il dolore, il sangue, la morte, vite innocenti violate, spezzate, la crudeltà dei carnefici, sempre capaci di stupire per la fantasiosa efferatezza delle loro azioni e, tuttavia, sempre uguali a se stessi, ci pongono di fronte al “mysterium iniquitatis” che ci lascia senza risposta.

Ma, anche in questi momenti dolenti, si fa largo, si deve fare largo, la speranza.

Raggiungendo oggi, 10 febbraio, la Chiesa di San Paolo a Vercelli per documentare questa 

“Giornata del Ricordo”, l’attenzione si è appuntata sul piccolo drappello di ragazzi che, sotto il portico del

Municipio dove sono le targhe di marmo cui è consegnata la memoria dei Caduti vercellesi,

dialogavano sulla memoria del dramma vissuto dalla vittime delle foibe, dagli esuli giuliani

(circa 300 mila persone che, quando non persero la vita, persero tutto) ai quali toccò pure, per un lungo periodo,

qui nell’Italia che era anche la loro patria, il destino beffardo di vedere considerata la loro tragedia come non “politicamente corretta”, non affine al mainstream.

Anche in questo, anche nella ripristinata verità che è la verità del dolore e della sofferenza, sta il valore paideutico

di giornate come oggi, che sono pensate, devono essere pensate affinchè la verità di fatti storici sia resa disponibile ai giovani

E’ il segno di una volontà, più forte dell’oblio, come se rappresentasse l’idea di una Primavera che arriva anche dopo il più buio e gelido degli Inverni.

Quella speranza che la bellezza di cuori puri rende ragionevole anche quando si deve guardare l’icona del dolore innocente, rappresentata da quella ragazzina, poco meno di una loro coetanea, che la follia del male assoluto

aveva reso esule, scampata, forse, anche lei, alla fine orrenda delle foibe.

La storia umana è percorsa e percossa, trafitta, da immagini come questa: il piccolo ebreo del ghetto di Varsavia che cammina con le mani alzate, sotto il tiro tedesco; la bambina vietnamita, nuda, che fugge per mettersi in salvo dall’orrore, lungo quella strada in terra battuta che corre tra risaie insanguinate nel Viet Nam del Nord.

E poi c’è questa piccola italiana che è esule in Patria.

Come i suoi genitori, fugge dall’Istria e dalla Dalmazia, da Fiume, dal Quarnaro italiano.

I patti tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale assegneranno questi territori alla Jugoslavia di Tito.

Ma questo avviene all’esito di mesi in cui non si risparmiarono crudeltà e violenze.

Le milizie “titine” (non è un vezzeggiativo paradossale e grottesco) fecero di tutto per costringere quegli italiani che volevano restare tali ad accettare l’annessione.

Di tutto, compresa la barbarie delle foibe: cunicoli carsici profondi, nei quali, legati tra loro con fil di ferro, venivano buttati, vivi, a morire lentamente ed inesorabilmente, coloro che non volevano accettare di diventare jugoslavi.

Furono migliaia.

Durò dall’8 settembre 1943 al 1947, dall’Armistizio di Cassibile fino ai Trattati di Pace di Parigi.

Per lunghi mesi, tra le due date l’occupazione tedesca anche di quei territori.

Connazionali che avevano perso tutto.

Era stato loro permesso lasciare i territori italiani ceduti alla Jugoslavia, ma avevano dovuto abbandonare le loro case, ogni loro bene: rinunciarono in nome della Patria italiana.

Tanti arrivarono anche a Vercelli: circa mille in tutta la provincia.

***

Il filmato che completa, insieme alla gallery, queste note, propone, integrali, l’omelia dell’Arcivescovo e gli interventi del Sindaco di Vercelli, Roberto Scheda, del Presidente della Provincia, Davide Gilardino, del Prefetto di Vercelli, Lucio Parente.

Buona visione e buona lettura.

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Posted in Cronaca

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Posted in Salute & Persona

Centosessant’anni non sono solo un numero: sono la misura di una comunità che ha saputo attraversare generazioni rimanendo fedele a un’idea semplice e potentissima: il Carnevale come festa popolare, come satira bonaria, come tavola condivisa e come identità del paese.

A certificare la profondità di questa storia è un documento prezioso: la cansun stampata nel 1898, che reca la dicitura “32ª edizione”.

Un dettaglio che permette un calcolo limpido: se nel 1898 si era già alla trentaduesima edizione, l’origine della tradizione ricade nel 1867; da qui, il 2026 diventa coerentemente la 160ª edizione.

In quel foglio ottocentesco c’è già tutto: l’invito a mascherarsi e cantare, la descrizione del paese in festa, i richiami ironici ai “matti” del Carnevale e persino una finalità concreta, perché l’introito della canzone viene dichiarato come destinato a sostenere una presenza valsesiana all’Esposizione di Torino.

Il passaggio verso la forma moderna del Carnevale sabbiese è invece raccontato da un’altra cansun, datata 1983: è l’anno in cui il Comitato decide di “fare le maschere del Carlavèe”, cercando sarta e costumi, fino a dare vita al gruppo mascherato che ancora oggi rappresenta il volto più riconoscibile della festa, con il Re Tognu e la Regina Menga interpretati per la prima volta da Mariuccia Stragiotti e Sandro Calzoni, a dominare la scena goliardica del paese insieme al seguito.

È un racconto che unisce lavoro volontario, orgoglio e quell’idea tipicamente valsesiana per cui la tradizione non è mai ferma: si conserva proprio perché si rinnova.

Gli ultimi anni: una tradizione viva

Negli anni più recenti, il Carnevale ha continuato a scandire l’inverno con appuntamenti molto partecipati, grazie anche all’interpretazione della Maschera principale, il Re Tognu, di Nicolas Bertolini, che con la sua simpatia  e allegria ha saputo incarnare la tradizione nel miglior modo possibile per la “riviera della Val Mastallone”.

Nel 2024, ad esempio, la stagione è stata aperta dalla tradizionale Cena del Bollito, seguita dagli eventi del calendario valsesiano fino alla giornata della paniccia e alla chiusura con lotteria.

Nel 2025, la comunità si è ritrovata per la chiusura del periodo carnevalesco nella sala dell’ex Locanda Pittu Cupal per la Cena della Lotteria, momento che unisce convivialità e sostegno alle attività del comitato.

Per il 2026, l’edizione si è aperta con la Cena del Bollito alla Locanda del Cacciatore, occasione in cui sono state presentate ufficialmente le maschere dell’anno e ribadito l’appuntamento successivo a Sabbia con la paniccia.

Domenica 15 febbraio: la “Panicia d’n Sabia” della 160ª edizione

Il cuore della 160ª edizione batte domenica 15 febbraio a Sabbia, presso il salone ex Locanda Pittu Cupal, con la tradizionale Panicia d’n Sabia (con possibilità di pranzo e anche asporto già dalla tarda mattinata).

Ecco il menù ufficiale 2026:

Pranzo (ore 13)

Insalata di nervetti e fagioli

Panicia d’n Sabia

Salame con patate al vapore

Toma

Dolce

Acqua e vino

Cena (ore 20)

Insalata di nervetti e fagioli

Panicia d’n Sabia

Brasato con piselli

Toma

Dolce

Acqua e caffè

Quota indicata: € 20,00.

Un anniversario che vale più di un numero

Se il 1898 racconta un Carnevale già “maturo” e capace persino di sostenere iniziative collettive, e il 1983 segna la nascita del gruppo mascherato moderno, il 2026 dimostra che questa storia non è un ricordo: è presente, partecipata, attuale. Centosessant’anni dopo l’inizio, Sabbia continua a fare ciò che le canzoni chiedevano allora: ritrovarsi, cantare, ridere, mangiare insieme — e riconoscersi, per un giorno, come una sola comunità.

Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito, ci seguono e continueranno a farlo!

 

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