Mese: Novembre 2025
2 Sam 5, 1-3
Dal secondo libro di Samuele.
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.
Sal 121
RIT: Andremo con gioia alla casa del Signore.
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
RIT: Andremo con gioia alla casa del Signore.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
RIT: Andremo con gioia alla casa del Signore.
Col 1, 12-20
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.
Lc 23, 35-43
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
***
UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF. ELISABETTA ACIDE
Un re, Davide (secondo re di Israele) e tutte le tribù indicano l’appartenenza (prima lettura).
Appartenenza che è di “tutto” l’essere: ossa e carne.
Il “legame di sangue”.
Dopo Saul le tribù si “compattano” sotto la guida di Davide, che è “appartenenza”, che “guida” e “conduce” e che è “promessa del Signore”.
Davide “conduce e riconduce”.
Davide “unto”.
Samuele lo aveva “consacrato” con l’unzione a Betlemme, la sua città di nascita e Davide conclude con gli anziani di Israele un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed “essi unsero Davide re d’Israele”.
Il rito dell’unzione era pratica di conferimento per un incarico sacro, ed in forza di esso il re veniva designato “unto” cioè mashiah (in greco christos).
Davide “scelto” da Dio e confermato dai rappresentanti delle tribù, un’alleanza, con diritti e doveri tra i contraenti: il re a “servizio” del popolo “davanti al Signore”, garante del “patto”.
Un’alleanza ed una appartenenza, un “mandato” da Dio: “Tu pascerai…”
La “guida” per il popolo e il popolo che si “affida”. Sappiamo quanto sia “bello” lasciarsi “guidare” e avere “cura” per le cose che “stanno a cuore”.
La “cura che guida”, che sa “condurre”…
Il “leader” della storia, a “nome di Dio”.
La “custodia” del popolo con il “titolo regale”.
Re di Israele.
Capacità, intelligenza, coraggio, tenacia, vittorie sui nemici… Davide si “distingue”… ma non basta…
La “cura” della pazienza dell’attesa, la cura dei gesti della speranza, delle attenzioni che troppo spesso anche come Chiesa non sappiamo più donare… troppo nelle “faccende affaccendati” si “dimentica” della cura paziente… “pascere”… verbo interessante (e ricordiamo “ripreso” da Gesù esortando Pietro (cfr.Gv 21,16 e Pietro negli Atti degli Apostoli “esorterà” di anziani” cfr. 1Pt 5,1-4 e At 20,28) indica il “provvedere il cibo alle pecore”, ma anche “avere cura, governare, proteggere, dirigere, curare con tenerezza”.
Verbo della “responsabilità”.
La “guida” di una comunità che “guida”, “cura”, “ha a cuore” con “responsabilità”.
Davide “pastore del popolo”.
Alla “casa di Davide” apparterrà la discendenza di Gesù: Dio prepara la “cura” l’Incarnazione del Figlio.
Dio prepara il “tempo” con cura.
Il “senso” per il “senso” del tempo e della storia.
Promessa al popolo.
Promessa che si realizzerà in quel “Pastore buono”, Cristo le cui cose sono state create “per mezzo di lui e in vista di lui” (seconda lettura), Lui che è stato il primo a vincere la morte e ad aprire a tutti il cammino verso Dio.
Così egli ha sottomesso al proprio potere i troni, le dominazioni, i principati e le potestà.
La ri-velazione di Cristo, “Signore dell’universo”.
Ri-velare… aprire al Mistero, ma anche nascondere ciò che non si può comprendere proprio perché Mistero: Cristo “immagine” del Dio “invisibile”.
Cristo, pienezza della Chiesa, Cristo “immagine e somiglianza” dell’uomo, di cui ri-vela la dignità.
Dignità della potenza e regalità di Dio, “ri-conosciuta” in quelle parole del malfattore sulla croce: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Vangelo).
Atto d’Amore assoluto che ri-vela il Regno.
“Venga il tuo Regno”… ha insegnato a pregare così Gesù, con questa richiesta…
E quel Regno è lì su quel trono-croce che rivela in pienezza l’annuncio del futuro di quel seme gettato…
Sulla sua testa sarà appesa la condanna INRI: lo ha deciso Pilato… “Tu sei Re?”
Quale “trono” per questo Re?
Un Suppedaneum inchiodato su un Patibulum appeso ad uno Stipes?
Eppure quel malfattore riconoscere il Re… “ricordati di me…” e come può Dio dimenticare?.
Un Re con il cuore misericordioso, che non scorda, che “porterà” nel suo Regno.
E tra tutti quelli che ai piedi di Gesù aspettano il “miracolo” e la “ dimostrazione” della “regalità”, si ode quel sussurro… non una voce… la timida parola pronunciata a fatica per il dolore della crocefissione, una sorte a lui “meritata” che riconosce che Gesù è “vittima” dal cuore regale.
Il “malfattore” giustamente condannato al patibolo della croce che “vede” la bontà di Gesù, che ri-conosce, “svela” e “ri-vela” la bontà di Gesù.
“Io che sono malfattore riconosco che tu non lo sei, ri-conosco che tu sei buono, che il tuo è Regno di Bontà e di Amore”.
L’evangelista Luca ci narra che mentre il “il popolo stava là a vedere” quella crocefissione, mormora, parla, si interroga… In realtà, il verbo utilizzato è theoréo, “contemplare, guardare riflettendo”, non è solo “guardare con curiosità”, “osservare”… è contemplare e riflettere…
Quella “crocefissione” non è come le altre…
Su quella croce c’è un Re: “Gesù Nazareno Re dei Giudei…” la condanna ad un “Re”.
Ma quel “Re”, proprio da quella croce, non “salverà se stesso”, ma “salverà il mondo”.
La “miopia” di chi guarda senza comprendere e la “voce flebile” ma veritiera di chi “vede” il “Regno” di pace e di giustizia.
La “regalità” di Dio osteggiata e ridicolizzata, giudicata “blasfema” a causa di quell’attesa non corrisposta… dovrebbe salvarsi se è il messia, dovrebbe scendere dalla croce se è re… (ricordiamo la precisione dei termini utilizzati nel brano dall’evangelista: verbo empaízein come ridicolo commento e scherno v.36; come oltraggio ed ingiuria verbo blasphemeîn v.39).
La “regalità riconosciuta” dal malfattore, tanto che “rimprovera” l’altro malfattore crocifisso “giustamente” e “meritatamente” (v. 40: verbo epitimáo) “Non hai timore…”.
Non la “paura”… il “timore” davanti ad un Re.
“Riconosco la tua innocenza nella Verità”.
A quel Re una “conversione”.
Quel regno che è “giunto” e che richiede il “convertitevi e credete”… la fede di chi ha “visto” il Re dal cuore misericordioso e puro, ricco di Grazia.
Il Re che “risponde”… “oggi con me sarai”… non sarai più solo, la tua esistenza è in me, per me, con me…
Oggi… il tempo “compiuto”… il Regno “abbracciante”, la comunione con Dio.
Il “dono” del Re in croce: il Re che “vede” e riconosce pur in ogni “malfattore” che c’è in noi, il seme del pentimento, la briciola del bene, la scintilla dell’ “immagine e somiglianza”…
Il “Re del bene”, il “Re dell’Amore donato”, il “Re della tenerezza misericordiosa”, il “Re che usa il suo “ultimo fiato” per “re-galare il Paradiso”, per “fare un posto nel Regno”…
“Ricordati di me…” non perché ho “paura”, ma perché “vedo il tuo Bene”, vedo il “tuo Regno”…
“Ricordati di me…” e “portami con Te”.
E la preghiera del “Padre nostro” con quella invocazione, diventa la preghiera del “Regno di Dio”, dell’accoglienza della Parola e del seme gettato, della pazienza che sa attende, dello sguardo che sa “vedere” il Re oltre gli oltraggi, gli sputi, i rivoli di sangue.
La preghiera del Padre nostro diventa la preghiera del Regno di pace, di giustizia, di misericordia, di perdono.
La preghiera del Padre nostro diventa la “preghiera del bene”, di quel Figlio, Incarnato, Re crocefisso che “non ha fatto nulla di male”, ma che attraverso il dolore, la sofferenza, la morte, condurrà nel Suo Regno.
La preghiera con quelle invocazioni del Padre nostro diventa la “preghiera del Regno dell’ostinato e tenace Bene”, dell’immenso e incommensuralbile Amore.
Amore eterno.
L’Arma dei Carabinieri della Provincia di Biella, unitamente ai colleghi in congedo dell’Associazione Nazionale Carabinieri, ha celebrato ieri 21 novembre 2025 la tradizionale ricorrenza della Patrona “Virgo Fidelis”, in cui si commemorano anche l’anniversario della “Battaglia di Culqualber” e la “Giornata dell’Orfano” in un intenso momento di raccoglimento e riflessione. La solenne cerimonia religiosa è stata officiata nella suggestiva Chiesa di Santa Maria Assunta di Cossato dal Parroco Don Fulvio Dettoma, profondamente legato all’Arma biellese da ben 30 anni, come ha ricordato nell’omelia.
Rivolgendosi agli uomini e alle donne dei Carabinieri li ha ringraziati per la dedizione quotidiana e per il servizio svolto con competenza e discrezione a tutela della comunità.
Ha ricordato anche i militari che nel corso dell’anno hanno perso la vita durante operazioni particolarmente rischiose, sottolineando come la loro memoria resti “necessaria, luminosa e di esempio”.
La Chiesa era poi ulteriormente abbellita dalla presenza dello splendido quadro raffigurante la “Virgo Fidelis” realizzato dall’artista Luciano Mancuso, Carabiniere in congedo, e donato nell’occasione al Comando Provinciale Carabinieri di Biella.
Durante la celebrazione è stato letto anche il messaggio del Vescovo di Biella, Roberto Farinella, che ha fatto pervenire i propri saluti e la propria vicinanza non potendo suo malgrado essere presente.
Nel testo, il Vescovo ha espresso gratitudine per l’opera dei Carabinieri e ha rinnovato il suo sostegno pastorale, richiamando i valori di servizio, appartenenza e fedeltà che caratterizzano l’Arma.
L’evento ha visto la partecipazione del Sottosegretario di Stato per la giustizia Andrea Del Mastro delle Vedove, del Prefetto di Biella, Dr.ssa Elena Scalfaro, delle massime Autorità civili e militari del biellese, ma anche di tanti cittadini, sottolineando il profondo legame tra l’Arma, il territorio e le sue Istituzioni.
La celebrazione è stata resa particolarmente emozionante e solenne grazie alla partecipazione della Corale di Casapinta, che ha eseguito con maestria i canti liturgici per la funzione, l’inno alla Virgo Fidelis ed il toccante brano “Eravamo in 19”, dedicato ai Caduti di Nassiriya, il cui testo è stato composto dal biellese di adozione Raimondo Rocchetti.
La celebrazione è anche infatti ricordo dei Carabinieri caduti in servizio, in pace, nelle missioni all’estero e nel servizio quotidiano in patria, ed in guerra, come nel caso della Battaglia di Culqualber, combattuta nel 1941 in Africa Orientale da un Reparto di Carabinieri, conclusasi con l’onore delle armi da parte dei nemici e ricompensata con una Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Bandiera dell’Arma.
Il 2025 è stato un anno il valore della “Fedeltà fino alla morte”, motto della Virgo Fidelis, è stato tragicamente dimostrato dai ben 5 militari caduti in servizio.
In questo giorno, come sottolineato nel suo intervento dal Comandante Provinciale Colonnello Marco Giacometti, i Carabinieri di Biella si sono raccolti per riaffermare l’importanza della loro missione quotidiana, caratterizzata dalla fedeltà e dal servizio costante verso i cittadini della Provincia.
La celebrazione della “Giornata dell’Orfano”, infine rinnova l’impegno dell’Arma a sostenere i familiari dei colleghi che hanno compiuto l’estremo sacrificio.
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Redazione di Vercelli
Dopo la scomparsa del Presidente avv. Francesco Ferraris (1936-2025), a norma di Statuto, il Sindaco avv. Roberto Scheda ha nominato un nuovo membro sostituto nella figura del dott. Pier Giorgio Fossale.
Il Consiglio di Amministrazione, riunitosi nella sua completezza in data 20 novembre, ha eletto con voto unanime l’ing. Pier Paolo Forte alla carica di Presidente e il dott. Francesco Natalini nel ruolo di vice-presidente.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione Museo Francesco Borgogna, in carica per un quadriennio fino a settembre 2028, è così composto:
Dott. Ing. Pier Paolo Forte – Presidente e rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli
Dott. Francesco Natalini – Vice Presidente con nomina del Sindaco
Marchese Marco Borgogna di Capriasco – Consigliere e membro a vita come discendente del fondatore
Prof. Gianni Mentigazzi – Consigliere e rappresentante dell’Istituto di Belle Arti-Museo Leone
Dott.ssa Serena Mormino – Consigliere con nomina del Sindaco
Prof. Paolo Pomati – Consigliere con nomina del Sindaco
Dott. Pier Giorgio Fossale – Consigliere con nomina del Sindaco
“A fronte della fiducia e dell’esperienza di questi mesi di lavoro per il Museo, – dice l’ing. Forte – affiancando quotidianamente il Presidente Ferraris e in stretta collaborazione con i consiglieri, sono grato del supporto di tutto il Consiglio e orgoglioso di questa prestigiosa nomina. Mi sento ancora più motivato a sostenere e a promuovere il Museo come significativa realtà ed eccellenza culturale di Vercelli, insieme a tutta la rete museale e alle istituzioni, per accrescerne la reputazione ben oltre i confini territoriali”.
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Redazione di Vercelli
Diverse classi dell’Istituto Tecnico Cavour, accompagnati dal Prof. Massimo Paracchini, hanno visitato la mostra su Pier Giorgio Frassati allestita in Cattedrale nella settimana dal 10 al 14 novembre. La sua figura e la storia della sua breve vita hanno affascinato subito i nostri allievi che hanno seguito con molto interesse la presentazione e l’inquadramento storico del prof. Gianni Brunoro e della sig.ra Giuseppina Alzate che hanno saputo coinvolgerli con il loro eloquio carico di grande entusiasmo e di passione per il giovane santo.
Pier Giorgio, nato a Torino il 6 aprile 1901, è figlio di Alfredo, senatore e fondatore e direttore del quotidiano «La Stampa», e di Adelaide Ametis, donna dal carattere forte e temperamento d’artista.
Ha una sorella, Luciana, più giovane di un anno, inseparabile compagna di giochi e di studi.
La famiglia appartiene all’alta borghesia ed è di stampo liberale, con il padre agnostico e la madre credente in maniera formale, da cui Pier Giorgio riceve i rudimenti di una fede che invece matura in lui in maniera inaspettata e diventa il fondamento della sua stessa vita.
Frequentò la scuola pubblica «Massimo d’Azeglio» e poi, dopo una bocciatura in latino, l’«Istituto Sociale» dei Gesuiti: qui iniziò a fare la Comunione tutti i giorni, cosa che fece per tutta la vita, ed entrò nelle Conferenze di San Vincenzo. Nel 1918 si iscrisse al Politecnico di Torino: voleva diventare ingegnere minerario «per poter ancora di più servire Cristo tra i minatori».
Entra nel circolo «Cesare Balbo» della FUCI, che diviene luogo privilegiato di formazione cristiana e di amicizia.
Porta all’occhiello il distintivo della Gioventù Cattolica, di cui fa suo il motto: Preghiera, Azione, Sacrificio.
La sua fede profonda si nutre di Eucaristia quotidiana, preghiera e confessione frequente.
È letteralmente innamorato della Parola di Dio.
Fidandosi totalmente delle parole di Gesù, vede nel prossimo la presenza di Dio, si considera «povero come tutti i poveri»: si prodiga in parole e gesti di carità fraterna, sia da solo che nella forma organizzata delle Conferenze di San Vincenzo, per le strade di Torino, nei quartieri poveri, al Cottolengo.
Nelle forti tensioni del primo dopoguerra è impegnato in un apostolato sociale, che lo vede presente anche nelle fabbriche. Convinto della necessità di riforme sociali, nel 1920 entra nel Partito Popolare Italiano che vede come mezzo per realizzare una società più giusta.
Le conferenze di San Vincenzo furono il massimo campo di azione per Pier Giorgio: fu in esse che poté esprimere concretamente la sua carità per i poveri, gli orfani, i senza lavoro, i senza tetto.
A quel tempo molti ragazzi e ragazze si recavano nelle soffitte della Torino povera a portare la loro assistenza.
Ciò che distingueva Pier Giorgio dagli altri era il modo e lo status a cui apparteneva: il figlio del senatore del Regno si abbassava ad avvicinare gli umili, gli ultimi e ciò si compiva non come atto paternalistico dall’alto in basso, ma per condivisione e partecipazione viva e attiva ai drammi del sociale.
Sollecitava spesso i suoi compagni d’Università e dell’Azione Cattolica ad iscriversi alla San Vincenzo.
Diceva loro: «La San Vincenzo è un’istituzione semplice, adatta agli studenti perché non implica impegni, unico e solo quello di trovarsi un giorno della settimana in una determinata sede e poi visitare due o tre famiglie ogni settimana. Vedrete, vi richiederà poco tempo, eppure quanto bene possiamo fare a noi stessi… L’assistere quotidianamente alla fede con cui le famiglie spesso sopportano i più atroci dolori, il sacrificio perenne che essi fanno e che tutto questo fanno per l’Amore di Dio ci fa tante volte rivolgere questa domanda: “Io che ho avuto da Dio tante cose sono sempre rimasto così neghittoso, così cattivo, mentre loro, che non sono stati privilegiati come me, sono infinitamente migliori di me…”».
Alcuni amici lo chiamavano «il facchino degli sfruttati» e certi inventarono per lui una sigla speciale: «FIT», «Frassati Impresa Trasporti».
Nelle soffitte del centro, ma anche in povere case della periferia, portava infatti di tutto: generi alimentari, legna, carbone, vestiti, mobili e quant’altro.
Le sue giornate erano divise quindi tra preghiera, aiuto ai bisognosi, studio e amici.
Dopo la sua morte, i genitori appresero dagli amici del figlio, e da coloro che avevano ricevuto il suo aiuto, lo stile di vita di questo ragazzo che correva per le strade di Torino, sempre a piedi perché i soldi per il tram li offriva in elemosina, per comprare le medicine per le persone ammalate, donando finanche i suoi indumenti per coloro che ne erano privi.
I genitori lo rimproveravano spesso perché arrivava sempre tardi essendo all’oscuro della vita caritativa del loro figliolo.
Nel 1920 il padre è nominato ambasciatore in Germania.
A Berlino Pier Giorgio visita i quartieri più miseri ed entra in contatto con i circoli dei giovani studenti e operai cattolici tedeschi.
Nel settembre 1921 a Roma, durante una grande manifestazione della Gioventù Cattolica, difende la bandiera del suo circolo dall’assalto delle guardie regie e viene arrestato.
È iscritto a numerose associazioni ecclesiali, in cui riversa i tanti interessi della sua vita cristiana.
Figlio del direttore della «Stampa», fa propaganda ai giornali cattolici.
Sin da prima della salita di Mussolini al potere, si schiera apertamente contro il fascismo. È profondamente deluso dall’ingresso di parte dei popolari nel governo fascista, verso il quale ha parole durissime.
È appassionato di montagna e di sport, iscritto al CAI e alla Giovane Montagna. Organizza spesso gite con gli amici (i «Tipi loschi») che diventano occasione di apostolato. Va a teatro, all’opera, visita i musei, ama la pittura e la musica, conosce a memoria interi brani di Dante.
Illimitata è la sua capacità di attenzione alle necessità degli altri, in particolare dei più poveri e dei malati, ai quali dona tempo, energie, la vita stessa.
Due mesi prima della laurea la sua esuberante giovinezza viene stroncata da una poliomielite fulminante, contratta probabilmente nell’assistere i poveri.
Muore a Torino il 4 luglio 1925.
Due giorni dopo, la folla trabocchevole ai funerali inizia a rivelare alla famiglia e al mondo la grandezza della sua testimonianza cristiana.
Comincia così̀ il lungo cammino che porterà alla beatificazione del 20 maggio 1990 da parte di san Giovanni Paolo II e alla canonizzazione il 7 settembre 2025 da parte di Papa Leone XIV.
La vita di Frassati è stata breve, ma non per questo incompiuta.
La sua biografia dà l’impressione di un’esistenza piena, totale, a cui non manca nulla. E, per questo, Frassati è un santo anche per il nostro tempo così grande e complesso, soprattutto per giovani di oggi come i nostri allievi che hanno bisogno di riscoprire la vera fede in nuovi e grandi ideali.
La sua breve ma intensa esistenza fu la realizzazione, nel quotidiano, dello straordinario nell’ordinario.
Ogni suo atto era svolto con la volontà del missionario, dell’evangelizzatore che grida con gioia al mondo il prodigio della salvezza e molti, specchiandosi nel suo sorriso e nei suoi occhi, scrutavano la propria anima.
Gli allievi del Cavour sono rimasti subito profondamente colpiti da questo ragazzo come loro che con grande determinazione ha saputo trasformare tutta la sua grande fede in azione concreta e carità verso gli ultimi e i più emarginati.
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Redazione di Vercelli













