Mese: Aprile 2025
Martedì 15 aprile, alle ore 21,30, l’atteso concerto tributo alle sonorità di Django Reinhardt e Stephane Grappelli, due capostipiti del Gipsy Jazz solitamente chiamato “Manouche”.
Il quartetto è quello del violinista Stefano Ivaldi accompagnato dalla contrabbassista tedesca Julia Hornung, Giangiacomo Rosso alla chitarra e Francesco Parodi alla batteria.
Il quartetto interpreta l’epoca d’oro dello swing europeo degli anni ‘30 e ’40, il repertorio è quello che ha aperto la strada a questo genere jazzistico, quello del maestro Django Reinhardt e del suo quintetto e delle molteplici collaborazioni con il violinista francese Stephane Grappelli, nato a Parigi ma da origini italiani, il nome vero era Stefano Grappelli.
L’epoca di riferimento si sposta verso il sound “elettrico” di Django, tipico del primo dopoguerra, in cui l’invenzione dell’amplificatore e l’aggiunta di una batteria nella formazione, permettono di modernizzare e mantenere in costante evoluzione il jazz del “Quintette du Hot Club de France” rispetto a quello americano, band di cui faceva parte anche Grappelli.
Il viaggio sonoro proposto è ricercato, frutto di un processo che individua i più bei classici dell’epoca, ma anche gemme perdute e riportate in auge.
Stefano Ivaldi, inizia giovanissimo lo studio del violino sotto la guida del Maestro Amilcare Zaccagnini dell’orchestra Rai di Milano, successivamente prosegue gli studi a Torino con il Maestro Vuluta Mihai del Teatro Regio e presso la Civica scuola di musica sotto la guida del Maestro Guido Rimonda.
Si avvicina allo studio del jazz autonomamente, grazie alla passione trasmessagli dal padre chitarrista jazz, Franco Ivaldi.
Si ispira principalmente ai due più grandi violinisti della storia del jazz, Stephane Grappelli e Joe Venuti, sviluppando un proprio linguaggio e stile espressivo.
Negli anni ha avuto modo di esibirsi in importanti festival e rassegne concertistiche, tra cui Torino Jazz Festival e Pennabilli Django Festival ed ha inciso con il quintetto guidato da Giangiacomo Rosso, “Hot Club ëd Turin” un disco, dove è stato riproposto il repertorio originale del leggendario Quintette du Hot Club de France.
Giangiacomo Rosso, uno dei principali chitarristi jazz manouche italiani, ha conquistato i palcoscenici d’Europa con il suo talento e il suo virtuosismo.
Ispirato da Django Reinhardt, ha condotto una carriera solista di successo e il quintetto “Hot Club ëd Turin”, che ricorda il leggendario gruppo del maestro.
Rosso intende ora espandere ulteriormente i suoi confini musicali collaborando con musicisti jazz Manouche di prima classe provenienti da tutta Europa.
Le sue prossime partecipazioni a festival prestigiosi come il Django Reinhardt Festival di Fontainebleau e il Django l’H di Barcellona promettono esperienze musicali indimenticabili.
Julia Hornung, si è affermata come figura centrale nella rinascita del jazz manouche tedesco.
Il suo modo brillante di suonare il contrabbasso e il suo approccio innovativo l’hanno resa non solo vincitrice del BMW Welt Young Artist Jazz Award 2021, ma anche attiva sostenitrice di strutture lavorative eque nella scena jazz.
Oltre a lavorare con i suoi gruppi, come il Collectif Julia Hornung e il Monaco Swing Ensemble, è anche membro del gruppo pop d’avanguardia SiEA. Julia inoltre continua a promuovere talenti, sia attraverso la sua casa editrice Velvet Edition sia attraverso la sua agenzia di booking Upstroke Music.
Francesco Parodi, si approccia giovane alla musica attraverso lo studio della batteria, successivamente intraprende in parallelo la strada delle percussioni classiche al Conservatorio “G. Verdi” di Torino dove si diploma nel 2021 a pieni voti.
Vincitore di diverse borse di studio, ha la possibilità di frequentare ed esibirsi negli anni in diversi seminari e festival jazz, quali Nuoro Jazz, Mortara Jazz Festival, Siena Jazz e Time in Jazz, diretto da Paolo Fresu che gli permettono di incontrare importanti musicisti di fama internazionale e di incidere un disco originale per l’etichetta MJR Records.
Nel panorama italiano ha suonato con artisti quali Emilio Soana, Alberto Marsico, Sandro Gibellini, Riccardo Fioravanti, Emanuele Cisi e Luigi Tessarollo, con il quale ha registrato un disco nel 2021.
Per l’ultimo martedì di aprile è in programma la tradizionale Jam Session.
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Redazione di Vercelli
Pro Vercelli 2
Pro Patria 2
Marcatori: 23’ st Pitou, 33’ st Comi, 40’ st Citterio, al 49’ st Schenetti
Pro Vercelli (3-5-2): Franchi; Clemente, Sbraga (41’ st Marchetti), Anton; Pino (18’ st Contaldo), Rutigliano (27’ st Siafa), Schenetti, Iezzi, Carosso; Coppola (27’ st Romairone), Comi.
A disp.: Rizzo, Cirillo, Burruano, La Rosa, Benacquista, Condello, Antolini, Zarrouki, Gaglioti, Niang, Serpe.
All. Banchini.
Pro Patria (3-4-1-2): Rovida; Bashi, Cavalli, Coccolo; Somma, Mallamo (31’ st Nicco), Ferri, Barlocco (50’ st Piran); Terrani (10’ st Pitou); Toci (31’ st Citterio), Beretta.
A disp.: Pratelli, Reggiori, Curatolo, Palazzi, Renault, Vaglica, Rocco.
All. Caniato.
Arbitro: Vogliacco di Bari.
Guardalinee: Renzullo di Torre del Greco e Boato di Padova.
Quarto uomo: Frazza di Schio.
Ammoniti: Somma (PP), Pino (PV), Pitou (PP), Carosso (PV), Beretta (PP), Cavalli (PP)
Recupero: 1’ pt – 5’ st
Inizia il match, le squadre si studiano.
Al 10’ corner per gli ospiti, calcia Terrani, Somma di testa manda fuori.
Iezzi al 17’ calcia dal limite, Rovida blocca.
Ci prova Carosso ma non inquadra la porta.
Al 30’ ci prova Terrani, palla fuori di poco.
Schenetti serve Comi che colpisce di testa, palla fuori.
La prima frazione di gioco termina con le reti inviolate.
Nella ripresa dopo 3 minuti conclusione di Rutigliano da fuori area, Rovida non si fa sorprendere.
Al 17’ Rutigliano serve Schenetti che calcia con potenza e impegna Rovida in una difficile respinta.
Ci prova Toci con un tiro da distanza ravvicinata, palla respinta da Franchi.
Gol della Pro Patria al 23’: Pitou su punizione, supera la barriera e manda la palla in rete.
Dieci minuti e pareggia la Pro Vercelli: Comi riceve da Iezzi e di testa insacca e batte Rovida.
Gol della Pro Patria al 40’: Ferri serve Citterio che di testa manda in rete.
Ci provano i leoni mai domi al 45’ ancora con Comi sempre di testa ma Rovida blocca.
Nei minuti di recupero Coccolo colpisce la palla con il braccio e l’arbitro decreta il calcio di rigore per la Pro Vercelli, lo batte Schenetti che manda in rete e sigla il pareggio.
Triplice fischio dell’arbitro e partita che termina in parità.
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Redazione di Vercelli
Is 50, 4-7
Dal libro del profeta Isaia.
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
Sal.21
RIT: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».
RIT: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.
RIT: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.
RIT: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.
RIT: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Fil 2, 6-11
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Lc 23,1-49 (Forma breve)
Dal Vangelo secondo Luca
– Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna
In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
– Erode con i suoi soldati insulta Gesù
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.
– Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
– Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
– Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
– Costui è il re dei Giudei
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
– Oggi con me sarai nel paradiso
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
– Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
***
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.
***
UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF. ELISABETTA ACIDE
La figura del servo: sofferenza e ministero.
Il testo è collocato nella seconda parte del testo di Isaia, destinato al popolo di Israele.
Servo… quello con “l’orecchio forato” come segno di appartenenza al padrone. Dipendente.
Un popolo in esilio, sfiduciato, in dubbio… ma “Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato”.
“Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro”.
Una “mano di Dio” per il popolo sofferente e sfiduciato.
L’orecchio aperto per “ascoltare” la Parola.
Il Signore “assiste”: lingua,orecchie, dorso,guance, barba, faccia: la persona.
Tutta la persona coinvolta da Dio.
No, anche in esilio, lontano dalla patria, a Babilonia, non sono sfiduciato… Ho speranza.
Dio è la mia speranza.
Dio coinvolge e sconvolge la mia disperazione.
Dio mi coinvolge, sono “senza nome”, sono ‘ebed, sono “servo del Signore”.
Il servo ha una “missione”, per “vocazione”, un “compito assegnato”: una missione di salvezza.
Vocazione che richiede una risposta.
Una “chiamata” per il dono di sé.
Una “storia” nelle mani di Dio.
Una “visione” rivoluzionaria dell’Antico Testamento: non “sofferenze meritate” o binomio premio-castigo, ma ri-generazione della persona nella storia.
Una “visione” nuova del servo che “prende su di sé”, che sa che il Signore “assiste”, offre, sostiene e sorregge… anche per il popolo… inviato non si sottrae, non resta svergognato… e la confusione non prevarrà.
E il servo… “vedrà la luce” (Is 53,11).
E il servo… “sarà esaltato e innalzato grandemente” (52,13)
E la “prospettiva” diventa nuova “visione”.
Il Salmo 21(22) racconta ancora la “visione” e l’ “immagine” del servo: Il salmo presenta un giusto sofferente, perseguitato, ma non per questo “senza speranza”.
Un’esperienza di dolore, quella narrata nel Salmo,ma anche un “modello”.
Il “grido”, il “mormorio”, il “gemito”… nulla sarà inascoltato.
“Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto.”
Nessun “dubbio” di fronte a Dio.
Il cuore si scioglierà, la lingua si attaccherà al palato, polvere di morte sarà su di me, scaveranno mani e piedi, conteranno tutte le ossa… eppure…
“Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea”.
E papa Benedetto XVI ci ha “accompagnato” nell’Udienza Generale 11 agosto 2010, con queste parole: “Dove si fonda il martirio? La risposta è semplice: sulla morte di Gesù, sul suo sacrificio supremo d’amore, consumato sulla Croce affinché noi potessimo avere la vita” (cfr Gv 10,10). “Cristo è il servo sofferente di cui parla il profeta Isaia (cfr Is 52,13-15), che ha donato se stesso in riscatto per molti”.
E quel “Servo” arriva a Gerusalemme, meta del suo “viaggio”: il pellegrinaggio verso Gerusalemme.
Un annuncio, una strada aperta.
Gesù arriva con quel desiderio ardente: “mangiare la Pasqua con voi, prima della Passione”.
Desiderio desiderato.
Con ardore, con passione, con Amore.
Una strada aperta per diventare “strada percorribile”.
Una strada “percorsa” da Gesù stesso, come esplicitato nei racconti della Passione, e in particolare nel racconto dell’evangelista Luca: passare, dividere, spezzare, mangiare, stare a tavola, servire,convertirsi, conservare,bere, stare alla mensa del Regno…
E ancora: pregare, vegliare, non entrare in tentazione,accettare la volontà di Dio…
Tradimento, rinnegamento,baci, canto di gallo, pianti,accuse, interrogatori… morte.
Tutto in una notte.
Tutto in una Vita.
“Voglio…” e “Devo”.
San Luca è preciso…
Il compiersi della Volontà del Padre, per volere.
Voglio e Devo diventare Eucaristia.
Voglio e Devo diventare comunione.
Una Pasqua che è “ricordo” (banchetto di Pesah e festa ebraica), ma una Pasqua che è dono.
Non una “sconfitta”, ma la potenza di Dio.
Potenza nella vita dell’uomo.
San Luca è molto attento nel racconto della cena a “legare” l’Eucaristia alla vita cristiana.
Nessuno è “più grande”, Gesù afferma la sua presenza nella comunità “Io sono in mezzo a voi” come “Colui che serve”: è il tratto della Croce, del dono di sé. Il volto del Signore è sempre determinato dalla logica dell’amore che serve. È il sedersi a mensa con Gesù.
Non da soli.
Con Gesù.
Con Gesù “entrato in agonia” (meglio a mio parere, questa traduzione letterale di “entrato nella lotta pregava intensamente”).
Entra nella “battaglia”, Gesù, non si sottrae, in agon, nella lotta totale.
E su quella croce, quelle domande… “Non sei tu il Cristo?” ed ancora “Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno”.
Insulti e affidamento.
La “logica dell’amore”: il dono per la salvezza degli altri.
Il supremo sacrificio, per tutti, perché la morte sia “significato”, perché la morte diventi “sorgente di salvezza”.
Guardare a Cristo con lo “sguardo” della fede, di chi “vede” il volto agonizzante,ferito,umiliato, privato della dignità, deriso, oltraggiato… ma “regale”, eterno, il “volto di Dio”.
“Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno”.
La preghiera ed il desiderio dell’uomo: realizzazione delle attese.
“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.
QueI Padre, presentato dall’evangelista san Luca in quell’episodio “del ritorno” (Lc 2,49), e qui la “consegna” del suo spirito nelle mani amorevoli del Padre (Lc 23,46).
Le mani del Padre… per un abbraccio fiducioso e amorevole.
Abbandono nelle mani del Padre, nell’abbraccio del Padre.
Non ci sono qui le parole che leggiamo negli altri evangelisti: qui san Luca, ha “occhi” e “mani” di misericordia.
Un “sospiro” di fiducia e di abbandono.
Un sospiro che porta in quelle mani, tutta l’umanità che ha incontrato, tutte le vite che ha sanato, che ha liberato, che ha guarito, che ha perdonato…
Un sospiro che porta nelle mani del Padre la consegna della sua vita, per amore.
Solo per Amore.
L’abbandono di chi a Lui è stato “affidato”, perché nessuno “vado disperso”, perché il Pastore “ha cura”, “si cura”.
La morte per amore.
Per Amore di Dio.
La morte vinta dall’Amore.
Lo Spirito in Dio.
“Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”.
E San Paolo, nella lettera ai Filippesi (seconda lettura), espliciterà con alcuni termini: Cristo rinunciò all’esistenza divina preesistente per passare a un’esistenza terrena, caratterizzata dall’essere “esistenza da schiavo”. Cristo prenderà l’esistenza di schiavo, Lui che “era di condizione divina”. Lo dice chiaramente la scelta del termine morphé, qui tradotto con “condizione”: vv. 6a. 7b.
Non “forma” o “figura esteriore”, ma “persona”.
Ed ancora : la sua uguaglianza con (l’essere uguale – ìsos – a) Dio (v. 6c) Isos significa uguale, corrispondente.
Il volto di Dio che “prende”“ l’esistenza umana “. Volto di Dio, volto dell’uomo, volto del servo senza Gloria ma volto d’ Amore, volto di comunione. Volto che mi fa “vedere il Volto” oltre l’oltraggio, la sconfitta, l’umiliazione della croce… perché quel Volto è il volto della Risurrezione, il Volto del Dio della Vita.
Amore che “cede lo spazio all’ altro”. Quell’ amore che diventa l’ amato, piccolo, reietto, e in quell’ obbedienza si fa Amore.
“Per questo Dio lo ha esaltato”: il Nome dell’Amore. Il Nome di Dio.
Ecco Dio: Cristo, Il Signore, quello che nessuno aveva mai visto, che ci ha reso figli come Figlio dell’unico Padre, in una comunione d’Amore.
Sono numeri straordinari quelli che caratterizzano il cammino in Eccellenza del Borgosesia Calcio.
I granata hanno infatti raggiunto, meritatamente, l’accesso ai play off con largo anticipo.
E pensare che come ormai avviene da parecchi anni, anche questa volta il club è risultato il più giovane del girone.
Se oggi si può festeggiare in attesa degli spareggi promozione, il lavoro è partito da lontano.
Artefice di questo cammino lastricato di successi è stato mister Roberto Cretaz.
Il tecnico valdostano era arrivato in riva al Sesia la scorsa stagione, quando provò a salvare, in una situazione ormai compromessa, la squadra dalla retrocessione.
Sin da subito si era parlato di un impegno biennale è così è stato.
<<Siamo ripartiti da una rifondazione – afferma Cretaz – . Dal passato campionato sono rimasti 2/3 giocatori classe 2006 e 2/3 classe 2007. Si è puntato sull’allestimento di un ottimo gruppo che avesse valori importanti anche fuori dal campo>>.
Il tutto sposando la linea verde.
<<Questa è da tempo l’ideologia della Società. Per me si è trattato di un arricchimento del mio bagaglio di esperienza. Sono sempre stato abituato ad avere squadre “vecchie” e che puntassero a vincere subito. Sono felice della scelta fatta e questo sarà un tassello importante della mia esperienza da allenatore. Fondamentale nella gestione dello spogliatoio è cercare di mantenere il giusto rapporto. Bisogna considerare i vari aspetti dei singoli elementi. Inoltre ognuno ha la propria personalità. Noi siamo ripartiti da un gruppo giovanissimo e fatto da ragazzi che magari non avrebbero trovato spazio da altre parti. Tutti hanno risposto alla grande. Purtroppo poi si gioca in 11 e mi spiace per chi magari avrebbe meritato anche più spazio. Si è formato un grande gruppo>>.
E’ stato un cammino di crescita.
<<I primi mesi sono serviti per trovare la nostra identità. Nel girone d’andata abbiamo fatto abbastanza bene. Ci sono costati diversi episodi. Per esempio la sconfitta a tavolino all’esordio, il gol che non ci è stato assegnato contro la Biellese, la sconfitta con l’Oleggio più pesante di quanto avremmo meritato e il ko con l’Accademia Borgomanero. Dopo la Società è intervenuta sul mercato, essendo rimasti contati e da lì siamo ripartiti. Siamo riusciti a centrare i play off con anticipo. Adesso puntiamo a mantenere il secondo posto anche se non dipende solo da noi. Sicuramente sarà fondamentale vincere con l’Aygreville nel nostro ultimo turno. Ovviamente si parte sempre per vincere il campionato, poi si valuta quello che si può fare. Quest’anno la Biellese ha meritato la promozione. Noi potremmo chiudere con 61 punti potenziali e siamo soddisfatti>>.
Da sottolineare la tenuta difensiva.
<<Siamo la difesa meno battuta del girone. Curo molto questa fase e i ragazzi hanno fatto un gran lavoro. Non mi sarei mai aspettato di arrivare in 8 mesi ad avere una squadra così collaudata. Il gruppo è unito e ha sempre saputo reagire nei momenti di difficoltà. Dopo una sconfitta abbiamo sempre replicato con una vittoria>>.
Un apporto importante è stato dato dai tifosi, sempre presenti alle gare dei granata.
<<A loro dobbiamo davvero tanto. Non ci hanno mai lasciato da soli e ci hanno sempre fatto sentire il loro calore. Avrebbero anche meritato di più da noi. Le 7 sconfitte sono troppe. Cercheremo, come sempre, di dare il massimo per dar loro le gioie che meritano>>.
Adesso il campionato si ferma, poi via con il rush finale.
Il Borgosesia è pronto a dire la sua.
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Redazione di Vercelli
Domenica 13 aprile è la Domenica delle Palme. I bambini sono convocati in Badia alle ore 9.45 per vestirsi. Alle 10.15 la Benedizione Degli Ulivi in piazza cavour a cui seguirà la Processione e la Santa Messa in Chiesa Abbaziale alle ore 10.30. Non sarà celebrata la Santa Messa delle ore 8.30. Al termine l’Investitura del Governatore della 262° Edizione del Venerdì Santo.
Martedì 15 la Santa Messa sarà celebrata alle ore 20.30 a cui seguiranno le Confessioni Comunitarie. Presenti due confessori. *
Mercoledì 16 alle ore 21 nella Chiesa Madonna del Popolo Incontro Scientifico Sulla Sacra Sindone tenuto dall’Architetto Marzio Garino.
Triduo Pasquale
Giovedì Santo 17/4
Confessioni dalle ore 16 alle 17 (due confessori).
Cena Del Signore alle ore 17.
Adorazione Eucaristica fino alle 19.
Venerdì Santo 18/4
Processione del Letto del Cristo Morto alle ore 10.15. (Dispensa da Astinenza e digiuno)
Processione della Madonna Addolorata alle ore 11.
Azione Liturgica alle ore 19.30 a cui seguirà la Processione e Riposizione del Cristo Morto.
Sabato Santo 19/4
Confessioni dalle 10 alle 12 (due confessori).
Confessioni dalle 15.30 alle 17.30 (due confessori).
Veglia Pasquale alle ore 23 circa Domenica
20/4 Santa Pasqua di Resurrezione
Sante Messe alle ore 10.30 e alle 16.30 (nel Rito Tradizionale).
Lunedì dell’Angelo 21/4
Santa Messa in Chiesa Abbaziale alle ore 10.30.
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