VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli

Nei giorni scorsi i militari della Stazione di Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Alagna Valsesia (VC) hanno incontrato gli alunni delle scuole primarie di Quarona, Scopello e Varallo spiegando in modo semplice le attività che quotidianamente svolgono in montagna in soccorso delle persone e coinvolgendo i giovani cittadini con l’aiuto di Kurz, uno dei tre cani da ricerca dei finanzieri vercellesi.

L’iniziativa del Corpo si inserisce nel consolidato rapporto di collaborazione con l’Ufficio Scolastico d’ambito Territoriale che, con le scuole primarie dell’Alta Valsesia, trova l’ideale cornice delle montagne della provincia per effettuare alcune giornate didattiche sulla neve di Alagna Valsesia.

Gli alunni hanno così potuto vedere in azione i cani da ricerca e soccorso in valanga operativi del S.A.G.F. di Alagna, e con loro hanno compreso le diverse fasi di addestramento che un cane da ricerca deve superare.

Attraverso momenti di gioco i bambini hanno così avuto anche il primo approccio con quello che è il “rispetto per la montagna”, i giusti comportamenti che bisogna mantenere quando si fanno gite ed escursioni in montagna, in inverno come in estate, e i pericoli da evitare.

Le recenti nevicate hanno anche permesso ai finanzieri di effettuare delle simulazioni di ricerca in valanga, creando uno scenario reale e suggestivo per gli alunni, che hanno potuto vedere da vicino come i cani del S.A.G.F. riescono con il loro eccezionale fiuto a sentire sotto abbondante neve anche i più piccoli odori umani permettendo di trovare le persone e salvargli la vita.

Queste attività, oltre che divertimento e giochi, costituiscono i primi fondamentali tasselli per i bambini che abitano i piccoli comuni della Valle: un’opportunità per iniziare a comprendere il delicato lavoro del soccorso alpino e le prime importanti regole da rispettare in ambienti naturali ma anche difficili come le montagne in Valsesia (VC).

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Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca, Scuola e Università

Il Club Inner Wheel di Valsesia si arricchisce di nuove energie e competenze con l’ingresso di tre nuove socie: Miriam Barberis, Silvia Pagani e Francesca Blench. Un momento significativo per il sodalizio, che conferma il proprio impegno nel promuovere valori di amicizia, servizio e attenzione al territorio.

L’ingresso delle nuove socie è avvenuto nel corso di due conviviali particolarmente sentite, dove la Presidente Bruna Scigliano ha ribadito il ruolo fondamentale che l’Inner Wheel svolge da anni in Valsesia, attraverso iniziative culturali, sociali e solidali rivolte alla comunità.

L’adesione di Miriam Barberis, Silvia Pagani e Francesca Blench rappresenta un importante contributo alla vitalità del Club, che continua a crescere grazie alla partecipazione attiva di donne unite dal desiderio di mettersi al servizio degli altri.

Ma chi sono le tre nuove arrivate?

Miriam Barberis di Borgosesia, residente a Quarona, laureata in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Torino e docente presso l’Istituto Secondario Superiore D’Adda di Varallo, già in passato volontaria in Croce Rossa, catechista e facente parte del progetto Medicina Narrativa ha una personalità ricca di entusiasmo, di voglia di fare ed aiutare gli altri.

Silvia Pagani di Novara, residente a Romagnano Sesia, laureata in Lettere Moderne – Scienze della comunicazione, Product Manager presso un’azienda cosmetica, creativa, con forte spirito organizzativo, crede nel valore della condivisione e nella continua crescita personale e professionale.

Francesca Blench nata in Ignghilterra a Claphan, (Londra), residente a Borgosesia, madrelingua inglese, laureata in Lingue Moderne presso l’Università di Westminster, ha svolto durante la sua carriera numerose attività: dalla docenza al ruolo di Sales & Marketing Manager presso importanti strutture ricettive, fino a diventare Direttore Generale. Esperta sia in amministrazione che in pubbliche relazioni, ha una formazione poliedrica estremamente completa.

Le nuove socie sono state accolte con calore dalle iscritte, nel clima di amicizia e condivisione, che da sempre contraddistingue l’Inner Wheel. La loro presenza e la loro formazione porteranno nuove idee, entusiasmo e sensibilità, elementi preziosi per affrontare i progetti futuri e rafforzare le attività già in essere.

Il Club Inner Wheel di Valsesia si rinnova, guardando al futuro con fiducia e rinnovato slancio, nel segno della collaborazione e dell’impegno concreto a favore del territorio e delle persone che lo vivono.

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Redazione di Vercelli

Posted in Società e Costume

Non si è ancora spenta l’eco del grande ciclo tematico dedicato a Beethoven, e il XXVIII Viotti Festival offre subito – sabato 31 gennaio 2026 (ore 21, concerto in abbonamento) al Teatro Civico di Vercelli – l’opportunità di immergersi nel mondo di un altro dei pilastri del repertorio classico, ovvero Wolfgang Amadeus Mozart.

Un concerto che rappresenta una delle novità più interessanti della stagione, e che si regge sul dialogo tra due importanti protagonisti: da un lato, in veste di direttore della Camerata Ducale, Guido Rimonda, dall’altro (per la prima volta a Vercelli) uno dei pianisti più affermati e interessanti della sua generazione, il siciliano Giuseppe Andaloro.

Incontro inedito, quella tra Rimonda e Andaloro, che si sviluppa lungo una linea tematica di particolare interesse, riassunta dal titolo La costruzione dell’armonia.

Programma

A. Mozart – Serenata n. 13 Eine kleine Nachtmusik in sol maggiore per orchestra d’archi, K 525

A. Mozart – Concerto per pianoforte n. 12 in la maggiore, K 414

A. Mozart – Sinfonia n. 29 in la maggiore, K 201

Si tratta di andare alla ricerca, all’interno di quell’incanto mozartiano che spesso supera i tentativi di analisi dell’ascoltatore, lo sforzo del genio salisburghese di far dialogare tra loro i diversi strumenti e allo stesso tempo di rinnovare, sempre con un’impronta assolutamente personale, le forme espressive della sua epoca.

Il cuore del programma è infatti il sontuoso Concerto per pianoforte n. 12 K 414, opera del 1782 che rappresenta uno dei vertici della produzione pianistica mozartiana.

Prima di questa pagina memorabile si potrà apprezzare la celebre Eine kleine Nachtmusik, ossia la Serenata del 1782 che affascina ogni volta per il suo limpido, classico equilibrio; la conclusione della serata, invece, sarà dedicata alla magnifica Sinfonia n. 29 K 201: composta ancora nel periodo salisburghese (siamo nel 1774), è un vero miracolo di freschezza e ricchezza compositiva che segna anche una svolta nella ricerca espressiva di Mozart, il quale con quest’opera inizia decisamente a prendere le distanze dal gusto dominante “italiano” e si lancia verso strutture e soluzioni più innovative e personali.

Per non perdere questo appassionante concerto è possibile acquistare i biglietti o ricevere informazioni scrivendo a biglietteria@viottifestival.it, telefonando al 329 1260732 o presentandosi alla biglietteria presso il Viotti Club (via G. Ferraris 14 a Vercelli) mercoledì e venerdì dalle 14 alle 19, giovedì dalle 14 alle 16 e sabato dalle 14 alle 18 (stessi orari anche per la reperibilità telefonica e via email).

Ricordiamo che i biglietti possono essere acquistati anche sul sito viottifestival.it o la sera stessa del concerto presso il botteghino del Teatro Civico a partire dalle ore 20.

Nato a Palermo, Giuseppe Andaloro, dopo gli studi musicali al Conservatorio di Milano e di perfezionamento al Mozarteum di Salisburgo si impone sulla scena internazionale vincendo il Concorso Ferruccio Busoni di Bolzano 2005, l’Hong Kong International Piano Competition 2011, il London Piano Competition e altri importanti Concorsi a Porto, Sendai (Giappone), Rabat, oltre al Premio Alfredo Casella di Napoli e al Premio Venezia.

Si è esibito con London Philharmonic, Tokyo NHK Symphony, Singapore Symphony, Hong Kong Philharmonic, Philharmonische Camerata Berlin, London Mozart Players, Czech Philharmonic Orchestra e con grandi direttori come Vladimir Ashkenazy, Jean-Jacques Kantorow, Gianandrea Noseda, Andrew Parrott; collabora con acclamati artisti come Sarah Chang, Giovanni Sollima, Sergej Krylov, Anna Tifu, Svetlin Roussev, John Malkovich. È stato ospite di importanti Festival (Salzburger Festspiele, Ruhr Klavier, Spoleto Due Mondi, Bucarest Enescu, Ravello, Chopin Duszniki-Zdròj, A. B. Michelangeli di Brescia e Bergamo, Al Bustan Beirut, Mehli-Mehta Mumbai) e in alcune delle più celebri sale da concerto del mondo, fra cui La Scala di Milano, Salle Gaveau di Parigi, Konzerthaus di Berlino, Gasteig di Monaco, Royal Festival Hall e Queen Elizabeth Hall di Londra, Santa Cecilia nel Parco della Musica di Roma, Rudolfinum Dvořák Hall a Praga, Simón Bolívar a Città del Messico, Teatro Oriente a Santiago del Chile, Sumida Triphony Hall a Tokyo, Esplanade di Singapore, City Hall a Hong Kong. Ha inciso per Sony, Warner, Naxos, Fontec, BAM ed è stato ospite di molte radio e televisioni quali NHK-BS2 Tokyo, BBC London, Radio France Musique, Amadeus 103.7 Buenos Aires, RTSI Lugano, Rai Radio3 Italia, German Radio SWR2, Vatican Radio, WRR Dallas Classical Radio. Ha tenuto masterclass in Giappone, Cina, USA, Thailandia, Malesia, ed è membro di giuria in importanti Concorsi internazionali.

Nato a Saluzzo, Guido Rimonda inizia lo studio del violino al Conservatorio G. Verdi di Torino nella classe di E. Oddone. Si perfeziona poi al Conservatorio di Ginevra con il celebre Corrado Romano, già insegnante di Uto Ughi, ed è proprio Romano a definirlo “animale da violino”, espressione che lo accompagnerà lungo tutta la carriera. Esordisce a 13 anni nello sceneggiato Rai Per Antonio Vivaldi, dove interpreta Vivaldi fanciullo. Durante gli studi a Torino, rimane affascinato dalla figura di Giovanni Battista Viotti e si dedica alla valorizzazione delle opere del compositore piemontese. Nel 1992 costituisce la Camerata Ducale, nel 1998 è fondatore del Viotti Festival, di cui è direttore musicale, nel 2022 è Presidente della Fondazione Viotti e nel 2024 ha curato la mostra Viotti e Stradivari. La ricerca della perfezione. Parallelamente, è presente nelle più importanti sale concertistiche in Italia e all’estero e ha al suo attivo oltre mille concerti come violino solista e direttore. Nel 2010 è stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici. Già assistente di G. Carmignola e F. Gulli presso la Scuola di Alto Perfezionamento di Saluzzo, è oggi docente presso il Conservatorio di Torino. Intensa la sua attività discografica, che conta oltre 30 CD per Chandos, EMI e soprattutto Decca Universal. Nel 2012 ha intrapreso per Decca il Progetto Viotti: 15 CD contenenti l’integrale delle composizioni viottiane per violino e orchestra. Sempre per Decca sono nati Le violon noir I e II, Haydn Concertos, Bach Sonatas con R. Bahrami e Smile – Uno Stradivari al cinema. Ha dato il via nel 2021 alla prima pubblicazione integrale delle partiture viottiane. Suona lo Stradivari Leclair del 1721 detto Le Noir ed è molto attivo anche come direttore dell’orchestra Camerata Ducale.

Il prossimo concerto del XXVIII Viotti Festival è in programma sabato 14 febbraio 2026 (ore 21) al Teatro Civico di Vercelli, dove andrà in scena The carnaval, rivisitazione de Il carnevale degli animali di C. Saint Saëns, con testo di A. Baricco e protagonisti Gloria Campaner, Hyung-Ki Joo (pianoforti) e l’Ensemble Camerata Ducale (con Giulia Rimonda al violino ed Ettore Pagano al violoncello).

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Redazione di Vercelli

Posted in Cultura e Spettacolo

Maria Augusta Galletti, nata ad Ordrovago di Cravagliana nel 1943, un anno terribile per il nostro Paese, viveva a Borgosesia, riempiendo il tempo libero con originali creazioni artigianali e artistiche: per la Biblioteca di Varallo realizzò una grande vetrofania con un presepe ambientato sotto il Sacro Monte, riprodusse la facciata di Palazzo Racchetti in una tavoletta portachiavi e schizzò la piazzetta Calderini come decorazione di un porta-oggetti da scrivania in legno.

Amava disegnare e dipingere, ma la sua grande passione era la scrittura.

Autrice di molti articoli pubblicati sui giornali locali, ma anche di racconti premiati a numerose rassegne nazionali, si era cimentata in un’opera di più ampio respiro, per raccontare un mondo del quale era stata testimone e protagonista, travolto dagli impetuosi cambiamenti sociali: “Orecchini di ciliegie”.

Il libro, che ebbe il patrocinio della Provincia di Vercelli, dei Comuni di Varallo e di Cravagliana,  fu presentato a Varallo il 5 dicembre 2007, presso gli accoglienti locali della Taverna D’Adda: oltre trecento pagine, di cui sedici illustrate con fotografie originali tratte dagli archivi dell’Autrice, di amici e conoscenti, per raccontare una storia familiare che diventava comunitaria, ambientata negli anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale alla ripresa e ricostruzione di un paese che nutriva molte speranze nel futuro, un luogo ed un tempo appena alle spalle, in cui l’autrice, protagonista del racconto, accompagnava il lettore, aiutandolo a non perdersi nei frequenti salti temporali.

I momenti di vita valsesiana tra Ordrovago e Varallo, rivivono nella prosa sciolta di Maria Augusta Galletti, che fa un ampio uso del linguaggio locale, il “dialetto”, la prima forma di comunicazione orale con il mondo circostante, ma questo non ostacola la piena capacità di farsi intendere al di fuori della Valsesia (agevolata da un glossario bilingue pubblicato in appendice) anzi conferisce una sorta di musicalità interna alle pagine che scorrono con la leggerezza dei movimenti di un concerto.

Sarebbe riduttivo definire questo libro un’autobiografia, perché è qualcosa di più ampio, è la memoria di “luoghi dell’anima”, oltre ad essere scaturito da emozioni vissute in prima persona: raccontare e raccontarsi era diventato un modo per dare un senso alla propria esistenza e agli avvenimenti che si sono succeduti.

 Nel nostro tempo intriso di tecnologia, almeno superficialmente, si tende a sottovalutare l’importanza dell’esperienza: le veglie nelle stalle nelle lunghe sere d’inverno erano uno dei modi per trasmetterla attraverso metafore e racconti.

La notte inghiottiva la flebile luce delle lum, ma ampliava l’orizzonte dell’immaginazione. Il ricordo personale coinvolge i ricordi dei lettori valsesiani, ma anche non, nel ritrovare stralci delle loro vite, stimolati a recuperarne parti che consideravano perdute, entrando nella quotidianità di chi legge, creando un incontro tra esistenze.

Orecchini di ciliegie” è un titolo che nasceva da un ricordo d’infanzia, quando le bambine le appendevano alle orecchie, richiama la primavera, ma riecheggia anche i “cireseui”, quei valsesiani che al fiorire dei primi ciliegi ripartivano dalla Valle.

Tra gli ispiratori del libro Eliano, fratello di Maria Augusta, scomparso purtroppo senza averlo visto stampato, che era stato emigrante e poi era tornato, rivestendo il ruolo di fabbricere nella chiesa di Ordrovago.

Questa donna minuta e tenace ha saputo far ordine nel recente passato e organizzare la memoria in un filo coerente: in quegli anni del primo dopoguerra, quando il mondo si preparava a cambiare radicalmente, scendere da Ordrovago, una piccola frazione di Cravagliana, a Varallo era davvero un bel salto, che Maria Augusta descrive in maniera appassionante, talvolta commovente, come quando rievoca l’esperienza dell’Asilo in cui “piangeva in dialetto”, perché neppure il linguaggio le apparteneva; il suo è stato un tentativo riuscito di conciliare il vecchio e il nuovo, la tradizione con la “modernità” che avanza e travolge.

Dalle pagine emerge una Varallo in piena crescita con industrie legate al tessile, animata da personaggi come Fra’ Tranquillo o il Maresciallo, in cui i riti religiosi rappresentavano una fede profonda e ben radicata.

Nell’estate 2008 il volume era stato presentato nella sala consigliare di Cravagliana, alla presenza di un pubblico numeroso e partecipe. “Meno di trenta case, una chiesa, un giseu, prati col fieno, campi di patate e fagioli, boschi, sentieri, alberi da frutta e castagni secolari, sassi radicati lì come sacri monumenti: testimoni silenziosi ma evocativi del passaggio delle generazioni sul monte in alto, ma dove l’orizzonte è ancor più alto, sopra le creste dentellate e ove aleggiano, sotto quel cielo cangiante, profumi, atmosfere, nostalgia. Questo è Ordrovago, il mio paese”:

Maria Augusta e i suoi fratelli Eliano, Adriano e la sorella Rita amavano tornare in montagna, il paese natale era rifugio e libertà al tempo stesso.

Come gesto d’amore verso il marito Giacomo Occhiogrosso, Mimì, nativo di Miglionico, un paesino in provincia di Matera, Maria Augusta aveva scritto: “Cavallucci di creta. Danza di ricordi sul colle di Miglionico tra case bianche e Castelli”, presentato il 26 settembre 2010 durante la “Sagra dei fichi secchi”.

Maria Augusta non ebbe una vita facile, ma ha saputo conservare ottimismo e una grande generosità che le facevano stabilire rapporti empatici.

Ormai capitava raramente di incontrarci, ma era come ci fossimo appena lasciate.

In occasione della visita in Biblioteca alla Mostra sul Millennio mi disse che avrebbe tanto voluto riuscire a fare la volontaria in questo luogo di cultura che amava e che sentiva congeniale: non ce n’è stato il tempo.

Adesso finalmente lei è là dove avrebbe voluto essere, indossa l’amato costume, libera tra le sue montagne.

Piera Mazzone

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Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca
Provincia di Vercelli, Regione Piemonte, Vercelli Città

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere. »

***

Non è forse superfluo richiamare la fonte normativa che, dal 2005 in poi, istituisce in tutta Italia il “Giorno della Memoria” anche per comprendere meglio cadenze e ritmi di una sorta di “liturgia laica” rimessa alla primazìa della dimensione istituzionale.

Liturgia sobria ed essenziale, dunque, quella celebrata oggi, 27 gennaio, a Vercelli, presso la Sinagoga, con i rappresentanti delle Istituzioni chiamati a dire – anche con i rispettivi interventi, quanto simbolicamente – di un sentimento popolare che diventa paradigma per l’azione dello Stato.

Oggi hanno parlato le Istituzioni anche per testimoniare la tenuta della nostra democrazia, refrattaria ad ogni nuova insidia antisemita.

Il nostro video ripropone gli interventi – oltre a quello del rappresentante della Comunità ebraica di Vercelli – del Prefetto Lucio Parente, del Sindaco Roberto Scheda e del Presidente della Provincia, Davide Gilardino.

Sempre molto toccante la lettura dei nomi degli ebrei vercellesi vittime della shoah, lettura non per caso affidata ai giovani.

Così come a due studenti del Liceo Musicale Lagrangia è toccato il compito di una splendida esecuzione del tema di “Shindler’s List” di John Williams (violino) e del Silenzio (tromba).

E’ certamente vero che non ha futuro che non sa fare memoria della propria storia.

La storia di popoli, di uomini e di donne: lo ricordano i nomi scolpiti sulla lapide.

Lo ricorda anche il sacrificio del militare Vasinton Barsanofio, al quale è stata assegnata una medaglia d’onore alla memoria.

L’onorificenza è stata consegnata dal Prefetto al figlio dell’illustre scomparso.

Per l’edizione 2026 dello Storico Carnevale di Ivrea nasce un’iniziativa che valorizza le fagiolate, una delle tradizioni più autentiche e identitarie della città: il Passaporto delle Fagiolate, un percorso pensato per accompagnare cittadini e visitatori alla scoperta delle undici fagiolate cittadine e del loro piatto simbolo, i faseuj grass.

L’idea nasce dal desiderio di dare risalto a un patrimonio culturale che vive grazie ai rioni, ai volontari, ai cuochi e alle comunità che ogni anno, con passione e dedizione, mantengono viva una tradizione secolare.

Le fagiolate non sono solo un appuntamento gastronomico: sono un rito collettivo, un modo di ritrovarsi, di riconoscersi, di condividere un gesto semplice che parla di appartenenza e memoria.

Il Passaporto delle Fagiolate invita a compiere un viaggio attraverso i quartieri, le loro storie e le loro ricette. Ogni assaggio verrà registrato con un timbro sul passaporto, seguendo il calendario ufficiale delle degustazioni e distribuzioni. Non si tratta di una gara tra fagiolate, ma di una sfida tra assaggiatori, un modo per scoprire come uno stesso piatto possa essere interpretato in modi diversi, arricchito da piccoli segreti custoditi da ogni rione.

Chi si presenterà domenica 15 febbraio 2026, dalle 9.00 alle 12.00, presso la Fagiolata di San Bernardo, ultima tappa utile, con almeno otto timbri, riceverà un riconoscimento dedicato. Un gesto simbolico che premia la curiosità, la partecipazione e l’amore per una tradizione che continua a unire la comunità eporediese.

Per chi volesse completare il percorso, di seguito il calendario completo di tutte le fagiolate.

Domenica 1° febbraio 2026, invece, tutte le fagiolate saranno riunite in piazza Ottinetti dalle 10 alle 18 nell’ambito della manifestazione I Sapori del Carnevale: un momento in cui sarà possibile assaggiare tutti i piatti tipici del Carnevale, inclusa la Polenta e Merluzzo, il tipico piatto di magro che accompagna il Carnevale di Ivrea o, meglio, lo saluta. Per tradizione, infatti, il mercoledì delle Ceneri, primo giorno di Quaresima, dopo aver dato l’arrivederci al Carnevale, tutti i cittadini si ritrovano in Borghetto (il quartiere di Ivrea “oltre” la Dora) per mangiare insieme Polenta e Merluzzo offerta dal Comitato della Croazia.

LE FAGIOLATE

Terzultima di Carnevale – 1° febbraio 2026

Bellavista – Piazza I Maggio

Primo assaggio: sabato precedente la terzultima domenica, dalle ore 21.00

Distribuzione: terzultima domenica di Carnevale, dalle ore 8.00

San Giovanni – Piazza Boves

Primo assaggio: sabato precedente la terzultima domenica, dalle ore 20.00

Distribuzione: terzultima domenica di Carnevale, dalle ore 8.00

Penultima di Carnevale – 8 febbraio 2026

Montenavale – Via Montenavale 8

Primo assaggio: sabato precedente la penultima domenica, dalle ore 22.00

Distribuzione: penultima domenica di Carnevale, dalle ore 8.30

D’la Tour – Via Frandina 2 – Torre Balfredo

Distribuzione: penultima domenica di Carnevale, dalle ore 10.30

Cuj dij Vigne – Via Lago San Michele

Primo assaggio: sabato precedente la penultima domenica, dalle ore 21.30

Distribuzione: penultima domenica di Carnevale, dalle ore 9.30

SS Pietro e Donato – Via San Pietro Martire

Primo assaggio: sabato precedente la penultima domenica, dalle ore 21.00

Distribuzione: penultima domenica di Carnevale, dalle ore 8.00

Giovedì Grasso – 12 febbraio 2026

Cuj d’via Palma – Via IV Martiri

Distribuzione: Giovedì Grasso, ore 16.00, dopo il passaggio del Generale

Domenica di Carnevale – 15 febbraio 2026

San Lorenzo – Ex Polveriera, Via Lago San Michele

Primo assaggio: sabato di Carnevale, dalle ore 21.00

Distribuzione: domenica di Carnevale, dalle ore 9.00

Dora Baltea – Via Dora Baltea

Primo assaggio: sabato di Carnevale, dalle ore 20.00

Distribuzione: domenica di Carnevale, dalle ore 10.00

Castellazzo – Piazza Maretta

Primo assaggio: sabato di Carnevale, dalle ore 23.00

Distribuzione: domenica di Carnevale, dalle ore 8.00

San Bernardo – Piazza della Chiesa

Distribuzione: domenica di Carnevale, dalle ore 9.00

Nota: ultima tappa del Passaporto delle Fagiolate

LE FAGIOLATE

La tradizione delle fagiolate risale al Medioevo, quando le Confraternite eporediesi distribuivano razioni di fagioli – alimento prezioso per i ceti popolari – ai poveri, spesso ridotti alla fame da un sistema fiscale gravoso. Secondo la tradizione, anche il feudatario donava due volte l’anno una pignatta di fagioli alle famiglie meno abbienti, che talvolta, per protesta, li gettavano nelle strade.

Da questo gesto simbolico i fagioli entrarono stabilmente nelle vicende dello Storico Carnevale di Ivrea. Nel tempo, l’atto caritatevole si è trasformato in un rito comunitario: un modo per ritrovarsi, riconoscersi, condividere.

Le fagiolate sono oggi 11 tutte profondamente legate al calendario e al Cerimoniale del Carnevale.

Bellavista – Piazza I Maggio

La fagiolata di Bellavista è una delle più imponenti e partecipate dell’intera città. Nata nel 1976 grazie all’intraprendenza dei soci del Circolo ENAL, si è trasformata negli anni in un appuntamento identitario per un’area vasta e popolare che comprende Bellavista, Sacca, Canton Vesco e Sacro Cuore. Il quartiere, già nei primi del ’900, eleggeva una propria Mugnaia: un gesto simbolico che rivendicava il desiderio di sentirsi parte del Carnevale pur essendo “lontani” dal centro. Oggi, in Piazza I Maggio, si respira un’atmosfera di festa popolare autentica: i paioli fumano fin dal mattino presto, i volontari si alternano ai fuochi, e la distribuzione raggiunge numeri impressionanti – circa 15.000 razioni – che raccontano la forza aggregativa di questo rione. Qui la fagiolata non è solo un piatto: è un modo di affermare la propria presenza nella storia del Carnevale.

San Giovanni – Piazza Boves

La fagiolata di San Giovanni nasce nel 1984 come gesto spontaneo di un gruppo di residenti del nuovo quartiere, desiderosi di creare un momento di incontro per le famiglie appena insediate. È una fagiolata che porta con sé il sapore delle cose costruite dal basso: materiali recuperati, vecchie plance riadattate, attrezzature riciclate, turni di lavoro condivisi. Il quartiere si riconosce in questo spirito semplice e genuino, che negli anni ha conquistato anche il riconoscimento istituzionale: oggi la fagiolata riceve la visita del Generale, dello Stato Maggiore e degli Abbà, un segno di piena appartenenza alla famiglia carnevalesca. La distribuzione avviene la prima domenica delle alzate, e per molti eporediesi rappresenta il primo vero “assaggio” dell’atmosfera del Carnevale.

Montenavale – Via Montenavale 8

La fagiolata di Montenavale è una delle più antiche della città e porta con sé una storia fatta di pause, rinascite e grande spirito di comunità. Nata nel 1935 per iniziativa di un gruppo di amici, si interrompe durante la guerra e riprende nel 1946, quando la normalità torna lentamente a farsi strada. Un nuovo stop nel 1963 non spegne l’entusiasmo del quartiere, che nel 1984 ritrova energia grazie alla costruzione di un carro da getto: un progetto che diventa motore di aggregazione e riaccende la tradizione della fagiolata. Oggi Montenavale vive la fagiolata come un vero rito collettivo: la questua, il giro porta a porta per raccogliere fondi, è un momento di incontro e socialità; la degustazione del sabato sera è famosa per le sue “sorprese”, piccoli momenti di festa che cambiano ogni anno ma che restano nella memoria di chi vi partecipa.

D’la Tour – Via Frandina 2 – Torre Balfredo

La fagiolata di Torre Balfredo è una tradizione che si tramanda quasi per osmosi, perché “c’è sempre stata”. Gli abitanti del rione la ricordano fin da bambini, come un appuntamento che segnava l’arrivo del Carnevale. Da oltre 35 anni è la Bocciofila Balfredese a custodirne l’organizzazione, trasformando Casa Giuseppina in un punto di riferimento per l’intero quartiere. Qui la fagiolata è parte di un tessuto sociale vivace: castagnate, eventi sportivi, corse a staffetta, iniziative di autofinanziamento. La distribuzione avviene in un clima familiare, quasi domestico, dove chi arriva trova sempre un sorriso e una scodella fumante.

Cuj dij Vigne – Via Lago San Michele

Questa fagiolata nasce nel 1977 da un gruppo di giovani eporediesi che sentono il bisogno di ritagliarsi un proprio spazio all’interno del Carnevale. Il primo invito è un gesto poetico e spontaneo: un semplice manifestino affisso sui muri delle case e sui pali della luce, da Canton Gabriel a Regione Moncrava. Da allora, il “rione delle vigne” ha mantenuto intatto quello spirito giovane, libero e un po’ ribelle. Oggi vengono cucinati tre quintali di fagioli, per circa 3.500 razioni, in un’atmosfera che conserva la freschezza delle origini: musica, risate, volontari che si alternano ai paioli, e un pubblico affezionato che torna ogni anno.

SS Pietro e Donato – Via San Pietro Martire

La fagiolata di San Pietro e Martire nasce nel 1973 da un gruppo di amici e attraversa negli anni qualche difficoltà, ma sempre con la capacità di ritrovare entusiasmo e continuità. Nel 2016 cambia nome in SS Pietro e Donato ma mantiene lo stesso spirito comunitario e di appartenenza che aveva contraddistinto i primi fagiollari che la fondarono. È una fagiolata “di vicinato”, raccolta, intima, che coinvolge circa 100 persone del rione. La degustazione avviene la sera prima della penultima domenica, mentre la distribuzione si svolge all’alba della “seconda alzata”: un momento speciale, in cui i primi fagioli grassi del rione vengono assaporati quando la città è ancora silenziosa. È un rito che crea appartenenza e rinsalda il legame tra chi vive il quartiere.

Cuj d’via Palma – Via IV Martiri

Fondata nel 1964 dai genitori dell’attuale proprietario della “Piola del Generale”, questa fagiolata è profondamente intrecciata con il Cerimoniale del Carnevale. La distribuzione avviene dopo il passaggio del Generale, quando il corteo storico si reca al Seminario per la visita al Vescovo. È un momento intimo, quasi sospeso, in cui la folla si raduna per osservare il Generale e, secondo la tradizione, “intuire” l’esito della sua campagna dal modo in cui viene accolto. La fagiolata diventa così un barometro simbolico dell’umore della città, un rito che unisce storia, superstizione e comunità.

San Lorenzo – Ex Polveriera, Via Lago San Michele

La fagiolata di San Lorenzo nasce nel 1967 dai Coscritti e si inserisce nei festeggiamenti invernali del quartiere. Il suo momento più poetico avviene il 6 gennaio, giorno dell’Epifania: davanti alla chiesa, durante il giro di “sveglia”, Pifferi e Tamburi ricevono una ciotola di fagioli fumanti per “scaldarsi le mani”. È un gesto semplice, nato spontaneamente, che anticipa la festa e che negli anni è diventato tradizione. La degustazione del sabato di Carnevale e la distribuzione della domenica completano un percorso che unisce memoria, musica e comunità.

Dora Baltea – Via Dora Baltea

Nata nel 1969 tra le case degli operai Montefibre, questa fagiolata porta con sé la storia industriale della città. È una fagiolata popolare, diretta, concreta, che fin dall’inizio ha scelto la domenica del Carnevale come giorno di distribuzione. Oggi vengono cucinati 2 quintali di fagioli e 220 kg di cotechini, parte dei quali utilizzati per preparare circa 30 kg di panini distribuiti in piazza. È un appuntamento che unisce generazioni diverse e che conserva il sapore delle tradizioni operaie eporediesi.

Castellazzo – Piazza Maretta

Le sue origini risalgono alle Confraternite del Santo Spirito del Trecento, attive nel rione di San Maurizio, che offrivano pasti completi ai meno abbienti in occasione della Pentecoste e del giorno del Santo Patrono. Nel Settecento queste confraternite si trasformarono nelle Badie dei Giovani, che inserirono i pasti benefici nelle celebrazioni carnevalesche. Un documento del 1878 attesta già l’esistenza di un “Disné d’Beneficenssa in Piazza Maretta”. Oggi il Castellazzo conserva intatto il proprio carattere solidale: oltre alla distribuzione dei fagioli, offre un pranzo completo a molti bisognosi della città.

San Bernardo – Piazza della Chiesa

La fagiolata di San Bernardo, nata grazie ai Coscritti a inizio ’900, veniva originariamente organizzata nella “Cascina Capitul”. Dal 2003 è la Pro Loco a custodirne la tradizione, inserendola stabilmente nella vita del quartiere. La distribuzione avviene la domenica di Carnevale, in un clima di festa semplice e autentica. È anche l’ultima tappa del Passaporto delle Fagiolate 2026, ed è infatti qui che tutti coloro che avranno collezionato almeno otto timbri diversi sul proprio passaporto, potranno ritirare il loro meritato riconoscimento finale, a testimonianza del pellegrinaggio gastronomico eporediese: un modo per chiudere il percorso nel segno della comunità.

Info: www.storicocarnevaleivrea.it


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Se ami qualcuno… portalo al Museo Leone…e al MAC”.

Torna anche quest’anno l’iniziativa che da martedì 10 a domenica 15 febbraio permetterà a tutti coloro che si presenteranno in coppia di pagare un solo biglietto d’ingresso sia al Museo Leone sia al MAC.

E inoltre, per sabato 14 febbraio, giorno di San Valentino, il Museo Leone proporrà, a partire dalle 17.00, con ingresso da Via Camillo Leone, 19 (Atrio della Carrozza), una nuova iniziativa dal titolo “Amori d’altri tempi. Una serata dal gusto speciale”.

Si tratta di una serata veramente unica, per tutte quelle coppie che sanno apprezzare il gusto della cultura. Palazzo Langosco, infatti, sarà scenario di un’esclusiva visita guidata per un numero ristretto di coppie con un percorso dedicato attraverso il quale sarà possibile ammirare lo splendore di casa Leone, dei suoi arredi e delle sue preziose collezioni, declinate al tema dell’amore.

A seguire, per farsi tentare dai peccati di gola, l’appuntamento terminerà con un romantico aperitivo a lume di candela a cura della Pasticceria e Biscottificio Artigianale “Il Mattarello”, nell’accogliente porticato dell’avita dimora del notaio Leone, che permetterà di godere una suggestiva vista della città e di alcune delle sue torri.

Programma:
Ore 17,00 accoglienza delle coppie.

Ore 17,15 visita guidata dedicata a cura dello staff museale.

Ore 18,15 aperitivo nel porticato di Palazzo Langosco curato da “Il Mattarello”.

Prenotazione obbligatoria entro e non oltre il pomeriggio di lunedì 9 febbraio – “Amori d’altri tempi”: € 50 a coppia –
Tel. 0161253204 – 3483272584
Info. info@museoleone.it; www.museoleone.it

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