VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli

Sabato 31 gennaio – Sacramento della Confessione dalle 15 alle 16.30.

Domenica 1 febbraio – Giornata per la vita. La Casa di Accoglienza di Borgosesia proporrà le primule.  Al termine della S. Messa la Benedizione delle Mamme In Attesa.

Lunedì 2 – Festa della Presentazione del Signore. Nella S. Messa delle ore 18 la benedizione delle candele. – Alle ore 21 incontro di preghiera con il gruppo “Vita Nuova”.

Martedì 3Memoria di San Biagio. Nella S. Messa delle 18 la benedizione della gola.

(Non sarà celebrata la Messa delle 8.30).

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Redazione di Vercelli

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Posted in Società e Costume

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Posted in Scuola e Università
Provincia di Vercelli, Regione Piemonte, Vercelli Città

(g.g.) – Oggi anche il cielo è parso versare lacrime, in questo giorno che ha visto il Duomo di Vercelli veramente gremito di tanti che hanno voluto dare l’ultimo saluto a Pier Giuseppe Raviglione, scomparso a soli 55 anni, vinto da un male che ha combattuto con dignità e coraggio fino alla fine.

Impossibile, così, rintuzzare l’eco di Paul Verleine: “Il pleure dans mon cœur, Comme il pleut sur la ville” .

Pier Giuseppe, per tutti “Piergiu”, ha riunito qui in Cattedrale tanti amici, le persone che l’hanno conosciuto come persona per bene, mite quanto fermo sui propri princìpi, pragmatico eppure capace di volare alto, sicchè il suo sguardo sulle cose del mondo vedeva più lontano di altri.

Anche se lui non si è mai atteggiato a “sapiente”, mai abbiamo udito un accento di superbia, anche se la sua cultura (davvero vasta) e la sua preparazione tecnica non erano alla portata di tutti.

Persona perbene e lavoratore serio, come del resto era stato il loro papà, Carlo, che ebbi la fortuna di conoscere, condividendo qualche esperienza lavorativa, presso l’allora Usl 45 di Vercelli.

Entrambi i figlioli, Piergiu e Lele, sulle sue orme.

Oggi Vercelli ha salutato una persona seria, ma non certo priva di un finissimo senso dell’umorismo che fu la ragione di bei momenti condivisi quando si commentavano le cose politiche di un recente passato, soprattutto nell’ “agone” comunale: in lui, però, mai una sfumatura di cattiveria.

Ironia, acume, capacità di “radiografare” una situazione per cercare la verità, ma mai astio, sarcasmo, derisione.

Oggi, dunque, sulla città pioveva, come le lacrime scorrevano su tanti volti.

Ma senza disperazione, senza perdere la fiducia in Dio, anche quando con l’Eterno il rapporto si fa – per dir così – dialettico e la fede interrogativa.

Quando affiora la domanda antica ed essenziale, fatta di una sola parola: “Perché”.

La toccante omelia dettata da Mons. Gian Franco Brusa non elude certo l’argomento, che sappiamo essere rimesso ad una dimensione ulteriore rispetto alla nostra capacità di “comprendere”, cioè di “contenere” in noi, ciò che appartiene alla cosmica verità della vita e della morte, così come Dio l’ha pensata per noi. Dolore, dunque, che non esilia la speranza nella promessa più ardita ed irrinunciabile della fede, la resurrezione nella vita eterna.

Ma ora conviene lasciare che parlino le persone che oggi hanno reso, prima della conclusione della Celebrazione, alcune belle testimonianze.

Maria Vittoria, prima di tutto e tutti.

La figlia di Piergiu e Roberta, 16 anni e una grande maturità; di lei i suoi genitori possono andare orgogliosi.

Poi, gli amici: Gian Luca Zanoni, Luigi Tarricone, Tino Candeli, Elena Bona; presente anche, a rappresentare tutti i Colleghi della Banca Popolare di Sicilia, il Dott. Giuseppe Simone.

Infine, ci ha parlato lo stesso Pier Giuseppe.

Che ha affidato alla cugina Paola Mortara, la lettura di una lettera preparata per tutti noi, che l’abbiamo conosciuto.

Per gli amici, soprattutto per la sua famiglia che è stata sempre al centro dei suoi pensieri.

Subito dopo, come non ha mancato di ricordare Mons. Brusa, il Torino.

Tutte le testimonianze sono riportate integralmente nel filmato che accompagna l’articolo e certo sono il migliore commiato.

Infine, non si possono concludere queste note senza un ringraziamento ai due giovani che hanno animato la liturgia riscuotendo un apprezzamento unanime: Samuel Perinotto alla tromba e Diego Da Cruz alla tastiera.

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Posted in Economia

Nella giornata odierna si sono svolti momenti commemorativi a San Giacomo Vercellese e Vercelli, affiancati da una cerimonia parallela nel comune di Bidonì, in provincia di Oristano, per onorare la memoria dell’Appuntato dei Carabinieri Salvatore Vinci, caduto il 28 gennaio 1989 a San Giacomo Vercellese mentre interveniva per contrastare l’assalto a un furgone portavalori.

Decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria, l’Appuntato Salvatore rappresenta ancora oggi, per i Carabinieri che operano sul territorio – molti dei quali lo hanno conosciuto personalmente – un esempio di altissimo senso del dovere, coraggio e spirito di servizio, portati fino all’estremo sacrificio.

Residente a Vercelli, dove prestava servizio presso il Nucleo Operativo dell’allora Comando di Gruppo, Salvatore intervenne con tempestività subito dopo l’azione criminale messa in atto da un gruppo di rapinatori.

Nel corso dell’operazione venne colpito mortalmente da numerosi proiettili, perdendo la vita nell’adempimento del proprio dovere.

Il suo ricordo è indissolubilmente legato ai valori che ha incarnato ogni giorno: fermezza morale, dedizione assoluta all’Istituzione e profonda lealtà verso lo Stato e i cittadini.

Nel tempo, la sua memoria è stata custodita e tramandata attraverso significative intitolazioni: nel 1993 la caserma di Arborio, nel 1999 la caserma della Stazione Carabinieri di Sorradile (OR) e, nel 2014, il Comune di Vercelli ha voluto dedicargli la via in cui ha sede il Comando Provinciale dei Carabinieri.

Anche le Sezioni dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Livorno Ferraris e San Giorgio Canavese portano il suo nome.

Salvatore non fu soltanto un militare valoroso, ma anche un uomo di profondi valori umani: marito amorevole, padre attento di una figlia di undici anni, cittadino esemplare, sempre schierato dalla parte della legalità e della giustizia.

La sua esistenza, fino all’ultimo istante, ne è stata testimonianza concreta.

Il suo sacrificio e la sua determinazione continuano a rappresentare una guida luminosa, soprattutto per i Carabinieri più giovani, destinatari privilegiati e custodi di quel valore e di quegli ideali senza tempo.

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