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Riceviamo e pubblichiamo

Il primo marzo su iniziativa del Comitato di sezione di ANPI Città di Vercelli “Anna Marengo”, in coordinamento con il Comitato ANPI Provinciale di Vercelli presieduto da Bruno Rastelli e il Coordinamento Regionale ANPI Piemonte diretto da Nino Boeti, si è tenuta presso il Tiro a Segno nazionale di Vercelli la prima cerimonia di commemorazione dei tre partigiani fucilati in quel luogo da militari della RSI.

Il 27 febbraio 1945 infatti i partigiani Renzo DreussiBaracca”, Alcide CassettaVento”, Clito MoscaBomba” furono barbaramente uccisi in quel luogo, lo stesso che custodisce il ricordo di Alfonso VisentinPassatore”, ucciso nel novembre del 1944.

La loro storia è stata ricostruita nell’intervento dell’oratore ufficiale Enrico Pagano, direttore dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Biella e Vercelli.

Pagano si è soffermato anche sulla cruenta guerra civile, causata dalla nascita della Repubblica di Salò e sulle molteplici stragi e rappresaglie volute dei repubblichini, per pura e cieca vendetta nei confronti dei combattenti e della popolazione che aveva fornito loro aiuto e soccorso.

Nell’ottantesimo anniversario della Liberazione questa celebrazione acquista un significato particolarmente importante, in quanto è intendimento dell’ANPI cittadina istituzionalizzare la commemorazione.

Per questo ringraziamo il Sindaco di Vercelli Roberto Scheda e il Viceprefetto Anna Laurenza per aver voluto sottolineare l’importanza della nostra iniziativa con la loro presenza e i loro interventi, accettando il nostro invito alla partecipazione.

Un ringraziamento anche a Aniceto Graziano per averci portato la sua toccante testimonianza e all’ ANPI di Casale Monferrato che è intervenuta.

La cerimonia ha fornito l’occasione per ricordare, da parte del Presidente dell’ANPI cittadina Giacomo Ferrari la recentissima scomparsa di Luigino Malinverni, il partigiano “Franco“, per diversi anni Presidente Provinciale di ANPI Vercelli.

Il Presidente della Sezione Città di Vercelli

Giacomo Ferrari

Il Presidente del Comitato Provinciale

Bruno Rastelli

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Le susine italiane, Prunus domestica e Prunus salicina, tornano in Brasile.

Il ministero per l’Agricoltura ha comunicato la ripartenza dell’export verso il Paese sudamericano dal 21 febbraio scorso interrompendo, così, il blocco imposto dal 2013 per paura della diffusione della Lobesia botrana.

Uno stop di natura preventiva più che legato ad una reale diffusione della malattia proveniente dalla pianta della vite.

Una buona notizia per il Piemonte, seconda regione produttrice dopo l’Emilia-Romagna, con oltre 1.270 ettari coltivati a susino (circa il 70% nel distretto saluzzese) e circa 450 aziende produttrici (dati 2023).

Del 15% di produzione italiana di susine che finiva sui mercati extra UE prima del 2013, il mercato brasiliano rappresentava oltre il 40% e adesso tornano ad aprirsi delle opportunità interessanti per le nostre aziende del territorio provinciale e regionale, particolarmente vocati a questa coltivazione – commenta soddisfatto Michele Ponso, presidente della Federazione Nazionale di Prodotto – . Frutticoltura di Confagricoltura –. Certo i risultati non saranno immediati; in questi anni, infatti, il Paese sud-americano ha fatto fronte alla mancanza di prodotti italiano acquistando da altre nazioni, dobbiamo quindi ricostruire con pazienza e determinazione un mercato potenzialmente molto interessante”.

 

Confagricoltura si è particolarmente spesa negli anni, portando avanti un dialogo serrato con l’ambasciata italiana in Brasile.

Fino ad arrivare, nel luglio 2024, alla visita di una delegazione del ministero per l’Agricoltura del Paese presso alcuni frutteti dell’Emilia-Romagna e del Piemonte.

Il 27 settembre dell’anno scorso, con il Ministero all’Agricoltura, il Ministero degli esteri e il Servizio Fitosanitario Nazionale, è stato raggiunto l’accordo di Systems Approach per autorizzare l’accesso al mercato brasiliano delle susine e ripristinare così il flusso commerciale. “Un importante risultato diplomatico, che abbiamo portato avanti insieme al ministero italiano”, aggiunge Michele Ponso.

Il ritorno nel mercato brasiliano è una boccata d’ossigeno per i produttori italiani, i quali stanno facendo i conti con un mercato europeo abbastanza asfittico e con una concorrenza, in particolare spagnola, molto agguerrita.

L’anno scorso l’Italia ha prodotto 1.720.448 quintali di susine, segnando una crescita rispetto al 2023 (1.653.141 quintali).

Sono calate (-6%), invece, le superfici impiegate dai 12.694 ettari di due anni fa a 11.919 dell’anno scorso.

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