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Grande successo per il concerto di Angelo Branduardi alla Basilica di Sant’Andrea a Vercelli.

Il cantautore ha incantato il numeroso pubblico, presente sabato 20 aprile.

L’evento rientra nel programma di “Vercellae Hospitalis”.

Sonorità uniche che hanno visto Branduardi accompagnato dal polistrumentista Fabio Valdemar.

Gli spettatori sono stati trasportati in un viaggio tra le melodie dei secoli.

Il maestro ha dato ampio spazio ai canti medievali ma anche ai successi dei giorni nostri.

Una serata di classe in un contesto suggestivo.

La fotogallery è a firma Gian Franco Gozzi.

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Redazione di Vercelli

Posted in Cultura e Spettacolo
Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

At 4, 8-12

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Salmo117

RIT: La pietra scartata dai costruttori ora è pietra d’angolo.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.

  RIT: La pietra scartata dai costruttori ora è pietra d’angolo.

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

  RIT: La pietra scartata dai costruttori ora è pietra d’angolo.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.

1 Gv 3,1-2

Dalla prima lettera di San Giovanni

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

Gv 10, 11-18

Dal Vangelo secondo San Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF. ELISABETTA ACIDE

“In nessun altro c’è salvezza” (prima lettura): semplice, chiaro, comprensibile a tutti.

Pietro è “colmo di Spirito Santo” e con le parole “umane” del pescatore esperto ed abituato alla schiettezza lo afferma.

Gesù è al centro del piano salvifico di Dio per l’umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi, la sua morte e risurrezione è nel progetto divino di salvezza per l’uomo: Cristo è il Salvatore universale, è l’unico Salvatore, per ogni uomo.

Quella “pietra che i costruttori hanno scartato, la quale però è diventata testata d’angolo” (versetto 11).

Pietro conosce, da buon ebreo, i salmi (Sal 117, 22) quella “pietra scartata” diventata il “fondamento” di tutto l’edificio. Salmo che Pietro aveva cantato nella notte di Pasqua, quella “pietra” scelta per dimorare tra il suo popolo.

Pasqua giorno di gioia per la ritrovata libertà.

Pietro aveva cantato il salmo proprio in quella “cena” con Gesù.

La “pietra”, “segno di contraddizione, perché siano svelati i segreti di molti cuori” (Lc 2,34): Gesù è salvezza.

Quel “disegno” della storia, da accogliere con piena libertà, o “scartare”.

E Giovanni (seconda lettura), ci invita alla meraviglia, allo stupore: un Amore che ci fa Figli, che ci fa chiamare Dio Padre: quel Padre di Gesù è anche nostro Padre.

“Padre mio e Padre vostro”. Lo aveva chiamato Abbà (papino), con l’affetto e la tenerezza del figlio, ed anche noi lo possiamo chiamare Abbà.

Gesù è “salito”, lo aveva detto a Maria “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre mio” (Gv 20,17). Vita di Dio comunicata: Abbiamo un Padre nei cieli, il Padre di Gesù.

La “comunione” di Padre e Figlio, l’Amore tra Padre e Figlio e per l’uomo e “lo vedremo”: al suo cospetto, “capiremo”, in comunione.

Dio rivelato e manifestato in Cristo e noi lo “vedremo” e comprenderemo il suo Volto di Padre.

Legame profondo tra Figlio e Padre: “Dio nessuno lo ha visto, il Figlio unigenito Lui lo ha narrato” (Prologo di Giovanni).

Padre… Abbà (in aramaico la lingua parlata da Gesù).

Babbo, la fiducia totale del figlio.

Il legame di Gesù è il legame dell’uomo con il Padre.

Il Padre amorevole, il Padre che manda, il Padre che “guarda”, il Padre che non abbandona…

L’ “Io Sono” Bontà e Verità con il volto paterno, con il volto amorevole.

“Io Sono…”

E Gesù presenta Dio e presenta se stesso: “Io sono il buon pastore…” (Vangelo).

A volte, in montagna, ci capita di vedere qualche gregge in transumanza o al pascolo e l’occhio cade sul “pastore”, che vigila, che osserva, che a volte sta dietro e “spinge”, a volte “in mezzo”.

Il popolo di Israele aveva una “tradizione” nomade, di pastorizia, prima dello stanziamento nella “terra dove scorre latte e miele”.

Gesù conosceva usi e costumi dei pastori in Palestina, ed è per questo che l’immagine è ancora più “realistica” e “concreta”.

I pastori, camminavano davanti al gregge, i pastori conoscevano ogni pecora e spesso le attribuivano un nome e le pecore riconoscevano la voce del pastore e si “fidavano” della loro guida.

La notte le conducevano in appositi recinti circondati da alte mura con rovi, per ripararle da predatori e ladri e “vegliavano le veglie”.

Poteva capitare che un predatore o un ladro arrivasse al recinto, ma il “vero” pastore, il pastore buono, a differenza del mercenario, lottava per difendere e preservare ogni pecora, il mercenario teneva più alla sua vita che quella del gregge a lui affidato.

Gesù conosceva bene le scritture.

Nel mondo antico biblico e nella cultura babilonese ed assira, il pastore era colui che “aveva responsabilità” di altri.

Dio, nell’Antico Testamento, è il “pastore”, che guida, Colui che “fece uscire il suo popolo dall’Egitto”, verso la libertà (Es3) e Dio, pastore, cammina davanti alle pecore (Dt 1,30; Sal 68, 8; Mi 2,13), guida, protegge, difende, sceglie i pascoli migliori…

Un’immagine di tenerezza e di fiducia.

L’evangelista Giovanni ci presenta Gesù come il pastore che protegge e difende dai lupi.

Il pastore che “conosce” tutte le sue pecore.

“Io sono”: la presentazione di Dio.

Il Dio – pastore.

Sono il “pastore buono”, sono colui che è disposto a de-porre (letteralmente) la propria vita per il suo gregge.

Per il buon pastore la vita delle pecore è più importante della sua stessa vita.

Meraviglioso Gesù, che de-pone la sua vita, che ci insegna la tenerezza, perché il pastore buono è colui che conosce le sue pecore, che si preoccupa per loro, che sa chiamarle una ad una e che è disposto a rischiare di perdere l’intero gregge, piuttosto che una sola di esse si smarrisca.

Gesù che deporrà la sua vita per gli amici (Gv 15,12).

Non “trattiene per sé l’amore”, ma ne fa dono.

Dono libero e volontario.

Cura e cuore.

Pastore che conosce, che custodisce, che chiama, che accompagna, che guida, che trova pascoli…

Il pastore buono non si limita a vigilare, proteggere, curare, nutrire… il pastore buono è “portatore di vita” per le pecore.

Il pastore che “dà la propria vita per le pecore”.

Il pastore che “espone” la sua vita per le pecore.

SI “espone” per le pecore, con coraggio, affrontando i predatori, le insidie, le difende… con amore. La logica dell’amore.

Dono di libertà per amore.

“Dono di vita”.

“Dono la vita”

“Io sono il pastore”, non “un pastore”: il Pastore.

Io sono… il pastore bello e buono (Kalos): il “datore della vita”. Una vita “donata”, non solo “sacrificata”, una “vita piena”, una “vita nuova”.

“Dono la vita” all’uomo.

“Dono di vita per l’uomo”.

La vita donata, data in dono perché diventi dono.

Dono di vita, dono d’amore.

Il pastore “in comunione” con le pecore e con il Padre suo: “conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” reciprocità e conoscenza: devo “conoscere”, ma devo “farmi conoscere”, affinché esse “conoscano”; cura “pastorale” come il Padre con il Figlio.

Pastore che dona vita per dare vita, per non perdere nessuno, passione per la vita, di ogni pecora, di ogni singola pecora di ogni recinto, perché la “relazione” è quella amorevole del legame familiare, la di-sponibilità, l’”esposizione” della vita per amore.

Perché solo chi de-pone la vita la può ri-accogliere.

Posted in Pagine di Fede

Sono al vaglio della Polizia Locale di Vercelli, intervenuta oggi 17 aprile nel tardo pomeriggio, le cause del sinistro stradale verificatosi in Via Veterani dello Sport (Zona Eurospin) a Vercelli.

Due vetture sono entrate in collisioni e, fortunatamente, l’unica persona rimasta lievemente ferita è stata ricoverata in condizioni che, da prima sommarie informazioni, sono state giudicati non preoccupanti.

Posted in Cronaca

At 3, 13-15. 17-19

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro disse al popolo: «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.
Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».

Salmo 4

RIT: Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.

RIT: Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.

RIT: Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».

RIT: Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.

RIT: Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

1 Gv 2, 1-5

Dalla Prima Lettera di San Giovanni Apostolo

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.
Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Lc 24, 35-48

Dal Vangelo secondo San Luca

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF. ELISABETTA ACIDE

“In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!””

Un Vangelo di passi, in cammino, da Gerusalemme a Emmaus e ancora da Emmaus a Gerusalemme in ritorno. Se ne erano andati sfiduciati e tristi, ed ora sono tornati, di corsa, lo hanno riconosciuto, non potevano sbagliare… lo “spezzare il pane”… era Gesù.

Il cuore arde, le gambe corrono, la voce è ferma, racconta, tutto, nulla può essere tralasciato… di corsa, di ritorno a Gerusalemme, altri passi, altro racconto.

E Gesù usa una parola sola per il saluto: “Pace a voi”.

Smarrimento, paura, dubbio, turbamento… (l’espressione “fantasma” ricorre spesso nei Vangeli per indicare soprattutto una visione distorta, un miraggio) ma quella pace rassicura, mostra loro le mani, il costato… i segni della croce… ma nel suo corpo glorioso.

Sono proprio io”, meglio la traduzione dal greco: “Sono io Lui”.

Espressione mirabile: “Sono io Lui” – “Io lo sono”.

egó eimi, “Io sono!”, come il nome che Dio rivelato a Mosè al Sinai: “Io sono colui che sono!” (Esodo 3,14).

“Sono Io Lui”.

Sono il Risorto.

La “pienezza” della promessa.

Eppure lo conoscevano bene, erano stati con lui, per qualche anno, avevano camminato, cenato, ascoltato, accompagnato… eppure non lo riconoscono…

Cuori fragili … che necessitano di quella Pace, di quella “rassicurazione”, di quella “visione”. E Gesù mangia ancora a tavola con loro.

E Gesù sta “in mezzo a loro”. In mezzo. Continua a stupirmi questa delicatezza di Gesù, questa umiltà, questa sapiente pazienza del maestro educatore: “in mezzo”, ancora una volta non sta solo “con”, sta “in mezzo”, “tra” loro, come in quella cena di qualche giorno prima…

Bella l’immagine di questo Gesù “affamato”, un’altra cena, un banchetto, pane e vino… anche pesce…

Gesù mangia, è vivo, siede con loro, al banchetto…

Un “Dio quotidiano”.

Un Dio che ha un “volto umano”, attento, rassicurante, paziente…

Gesù con l’uomo.

“In mezzo”: sono gli incontri che “cambiano. Aveva già detto tutto Gesù… ora basta la frase: “Pace a voi!”. Una frase che è sguardo, che è relazione, che è messaggio che fa “ardere il cuore”, con le parole più semplici e più profonde, quelle di cui quelle persone hanno bisogno.

“Pace a voi”

E a poco a poco dal timore al cuore. Senza timori nè turbamenti.

“Pace a voi”.

Una “pace” nuova, non come la dà il mondo: una pace vera, fatta di carne, non “immaginata”, non “fantasiosa”, una pace… “un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. Come conosce bene gli uomini Gesù, sa che si possono ingannare, si fanno ingannare, sa che sono timorosi e paurosi… ma Lui è vivo.

Gesù è vivo, le sue ferite lo dimostrano… carne e sangue. Vita.

Vivo per amore.

Vivo per amare.

Vivo e chiede “testimoni”, qui l’evangelista Luca usa la parola “martures”, nel senso greco di “servitori attivi”.  Sono “affidabili” i martures perché hanno conosciuto Gesù, ne hanno sperimentato l’Amore e conoscono l’Annuncio, il Kerygma.

“Avete ucciso l’autore della vita ma Dio l’ha risuscitato dai morti e noi ne siamo testimoni” (prima lettura): dice Pietro, ed è pieno di vigore, desidera “parlare”, “raccontare”, “testimoniare”, non per essere protagonista, ma per non lasciare “nessuno escluso”.

Pietro è “forte”, come si addice ad un “uomo di mare”, ma è “delicato”, come si addice a chi ha incontrato la misericordia, e ricorda: “ora convertitevi e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati”.

La conversione, dice Pietro, è importante così come la speranza nella misericordia.

Pietro è “testimone”, autentico, come Gesù aveva chiesto: testimone della Risurrezione, testimone della Misericordia.

E la tenebra avrà il volto della luce: se qualcuno ha peccato ricordi che “abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo il giusto”. (seconda lettura).

Il “Paraclito”, nel linguaggio giuridico del tempo, l’avvocato, colui che “consolava” coloro che erano in carcere.

Gesù si è “fatto conoscere”, ha manifestato il suo Amore.

Il “Sono Io” che ha saputo “andare oltre”: l’Amore di Dio perfetto, che ci chiede di “comprendere le Scritture”, comprendere il Mistero Pasquale.

Osservare la sua Parola per comprendere il suo Amore.

 

Posted in Pagine di Fede

Il piccolo centro di Cervatto e la Valsesia tutta sono sgomenti per la tragica scomparsa di Marco Albertetti, 52 anni, residente in paese (alla Frazione Cadvilli), di professione muratore, deceduto stamane in seguito all’incidente stradale di cui si è data notizia in altra parte del giornale.

L’uomo, di prima mattina, si era recato regolarmente al lavoro, alla guida del suo Ford Ranger bianco, ma i colleghi, non vedendolo arrivare all’ora di prendere servizio, si sono subito allarmati.

In tarda mattinata, poco dopo le 12, il relitto del pick up veniva rinvenuto in fondo ad una scarpata, alla periferia del paese.

I soccorsi subito sopraggiunti, che hanno visto cooperare con immediatezza il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, il Servizio 118 ed i Carabinieri, hanno rinvenuto, all’interno del mezzo, il corpo senza vita del povero Albertetti.

La salma è poi stata traslata all’obitorio di Borgosesia per l’esame necroscopico; sui fatti la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vercelli ha aperto un fascicolo.

Posted in Cronaca

Aggiornamento ore 19 –

Sospiro di sollievo per la giovane investita da un’ auto  stamane, 8 aprile, in Corso Abbiate a Vercelli.

 

La 27enne non ha riportato lesioni giudicate preoccupanti dai Sanitari dell’Ospedale Sant’Andrea dove era stata precauzionalmente ricoverata.

***

(ore 10,23) – La cronaca di oggi, 8 aprile, si apre con la notizia del sinistro di cui è rimasta vittima una Signora che stava transitando sulle strisce pedonali in Corso Abbiate, a pochi metri dall’incrocio con Via Trino a Vercelli.

L’auto che si vede nell’illustrazione l’ha investita e non è ancora possibile rendere informazioni, sia pure sommarie, sulle condizioni della malcapitata.

Sul posto è immediatamente giunta la Polizia Locale di Vercelli che ha prestato i primi soccorsi, provvedendo altresì a deviare il traffico in altre direzioni, procedendo anche ai primi rilievi.

Posted in Cronaca

E’ al vaglio della Polizia Locale del Comune di Vercelli, che sta procedendo e della Polizia di Stato, accertare la dinamica del sinistro e le responsabilità: fortunatamente non si sono registrati danni alle persone.

 

Alle auto, come si vede dalle illustrazioni, invece i danni sono stati rilevanti.

Una delle tre auto è sopraggiunta in Via Ariosto a Vercelli, attorno alle 18 di oggi, 7 aprile, urtando con violenza le altre due mentre erano regolarmente parcheggiata a bordo strada.

Come detto, solo danni materiali

Posted in Cronaca
Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

At 4, 32-35

Dagli Atti degli Apostoli

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

Sal.117

RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

  RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte.

  RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

  RIT: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

1 Gv 5, 1-6

Dalla Prima Lettera di San Giovanni Apostolo

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l’acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.

Gv 20, 19-31

Dal Vangelo secondo San Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA

Scegliere di donare

(At 4,32-35; Sal 117; 1Gv 5,1-6; Gv 20,19-31)

Non è immediato riconoscere il Risorto, che appare sempre rivolgendoci una parola, uno sguardo di pace, un gesto fraterno. Spesso è frainteso. Nasce un disagio se nell’amore veniamo anticipati da chi abbiamo ferito (spesso anche solo nutrendo pregiudizi).

Fatichiamo a ricevere davvero quella assoluzione, che si traduce con l’offerta di pace in una relazione, l’aiuto solidale, la correzione amorevole o un invito a condividere un bene. Vorremmo toccare con mano che il dolore dell’altro non sanguina più, anche se le ferite che gli abbiamo recato le vediamo ancora.

Questo capitò a Tommaso.

Le porte del cenacolo sono chiuse, ma Giovanni evangelista ci porta dentro la scena della sera della domenica, quando Gesù lasciò la tomba e apparve anche a undici suoi discepoli, per dire al mondo che il Suo perdono è per chiunque lo crede.

Non per chiunque ne ha bisogno all’occorrenza, perché ciascun essere umano ne ha continuamente bisogno, ma per chi crede che Dio è venuto in pace e viene di nuovo incontro a tutti con la pace.

Chi è disposto però a crederci davvero?

Ce lo mostra questo Vangelo: Gesù viene con le ferite che non sanguinano più.

Viene in pace per dare pace a tutti i presenti.

Entra in un ambiente saturo di lutto, paura e abbandono, delusione e dolore.

Gesù si pone in mezzo ai discepoli, perché la Scrittura dice che Lui è giusto giudice e avvocato difensore, principe della pace, mediatore tra Dio e gli uomini riscattati dal dono che Egli ha fatto di se stesso consegnandosi volontariamente ai suoi nemici.

Ma Tommaso non è lì, quel perdono lo scansa perché stenta a crederlo reale: eppure i compagni non lo escludono ma insistono perché sia presente la domenica successiva.

Tutti gli offrono la pace ricevuta dal Risorto e gliela donano nello Spirito effuso da Gesù quella sera di Pasqua.

Tommaso non capisce il folle amore ad oltranza del suo Maestro, che gli ricorda che la vera gioia non nasce da una constatazione di fatto, ma dal credere, come conclude Giovanni, che Gesù è l’inviato e il Figlio di Dio, venuto per dare la vita a chi la riceve da Lui così come Lui l’ha offerta. Dopo la Domenica di Pasqua, la Madre Chiesa ci ripropone il valore assoluto e la necessità della misericordia.

Questa è la compassione stessa, il soccorso generoso che Dio ha elargito dandoci di conoscere e credere in Gesù Cristo, morto e risorto per noi.

Pietà che se la si comprende e accoglie, viene vissuta in ogni ambito relazionale come una necessità.

Allora ci si scopre davvero amati persino quando la debolezza trascina verso scelte egoiste.

Si è cercati per essere rialzati subito dalle offese arrecate e subite.

Siamo amati perché in Dio ha origine tutta la creazione, ed essa vive, esiste e si muove per il Suo amore.

Gesù invita tutti a fare della fede una scelta di vita, cioè a fidarci dello spirito che ci ha dato.

È nella fiducia che sperimentiamo perdono e accoglienza.

Allora vedremo ciò che ora possiamo sperare.

Una realtà rinnovata dal di dentro. 

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza    

Posted in Pagine di Fede
Vercelli Città

Traffico da bollino nero questa sera, 2 aprile, in Via Paggi a Vercelli, dove un autobus Atap (peraltro di recente immatricolazione) ha subito un’avaria e si è fermato, fortunatamente consentendo all’autista di accostare.

 

Anche così però le condizioni del traffico sono rapidamente peggiorate, anche perché questo (attorno alle 18) è già ordinariamente l’orario di punta, che deve altresì scontare la perdurante chiusura della vi di comunicazione corrispondente al Cavalcavia di Corso Avogadro, ora abbattuto.

L’equipaggio di una Volante della Polizia di Stato sta facendo il possibile e anche qualcosa di più per regolare il traffico in modo che non ci siano ulteriori congestionamenti.

I Tecnici dell’Azienda sono al lavoro, ma l’intervento richiederà ancora ore e, comunque, il mezzo dovrà essere rimosso con il carro attrezzi, non potrà ripartire.

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Si è risolto senza gravi conseguenze per il giovane conducente dello scooter che si vede nell’illustrazione il sinistro stradale verificatosi questa mattina, 2 aprile, attorno alle 8 a Vercelli in Via Trino, di fronte al distributore di carburanti.

 

Per motivi che sono al vaglio della Polizia Locale, giunta tempestivamente sul posto, unitamente al Servizio 118 e ad una pattuglia della Polizia di Stato, un’utilitaria Citroen è entrata in collisione con il mezzo condotto dal giovane, procurandone la caduta.

Da prime sommarie informazioni, come anticipato, il ragazzo è stato solo precauzionalmente trasferito al Pronto Soccorso.

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