VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli

Una giornata magica quella di ieri, sabato 18 maggio, per mamme, papà, bimbi, nonni, maestre e amici della scuola dell’infanzia, sezione Primavera e nido “Regina Pacis”di Vercelli.

Una giornata da ricordare, per più di 70 persone, che allo Zoom di Torino, con allegria, stupore, amicizia e voglia di stare insieme hanno creato un clima di autentica condivisione, momenti che saranno custoditi nel cuore.

Un grazie va a tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa e che hanno creduto e reso possibile momenti indimenticabili, tornando per un giorno bambini con i propri bambini.

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Redazione di Vercelli

Posted in Scuola e Università
Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

At 2, 1-11

Dagli Atti degli Apostoli

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Sal.103

RIT: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

  RIT: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

  RIT: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

  RIT: Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Gal 5, 16-25

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Gàlati

Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

SEQUENZA

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sánguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

Gv 15, 26-27; 16, 12-15

Dal Vangelo secondo San Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLA PROF. ELISABETTA ACIDE

La collocazione storica è precisa: il giorno di quella festa giudaica (Shavuot letteralmente “settimane”, quindi “festa delle settimane”) che in alcuni ambienti dei sadducei veniva celebrata come “festa agricola” dell’alleanza del Sinai.

Il “cinquantesimo giorno” (pura matematica: 7×7 + 1, numero del “compimento”, “culmine delle settimane”, ăereth (aramaico ‛ăartā), usato nel senso di conclusione

Il numero 7 (sheva) indicava “pienezza”, “perfezione”, in Lv 23 si indica come “calcolare” il giorno di Pentecoste: 7×7 “numero della perfezione”), Penta (in greco lett. 5 Pentecoste (in greco (πεντηκοστή, sottinteso ἡμέρα, “cinquantesimo” sott. giorno) ) quindi, 50 giorni dopo… Festa “di città”; anche le piccole comunità si riunivano nella città principale, già dal mattino molto presto, e le parole precise: “Alzatevi, saliamo a Sion, saliamo a Dio” (Mishnà).

Dopo che cosa?

Dal giorno dopo lo Sahbbath (Pasqua tra il 14 e il 15 del mese Nisan) conterete 7 settimane complete”.

Dopo quell’ “uscita”, dunque festa della mietitura, delle primizie, della gioia, dell’Alleanza.

Piano superiore del cenacolo, a Gerusalemme, durante il compimento della festa di Pentecoste, anno 30 d. C. forse verso le 9 del mattino.

“Lingue di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.” (prima lettura).

Lingue di fuoco per la lingua…

Fuoco per la Parola.

Cominciarono a parlare altre lingue…ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa”: tutti comprendevano”. Il “dono dello Spirito”, la Parola.

La comunicazione umana avviene soprattutto attraverso il linguaggio verbale, ed è il linguaggio a fare la differenza, la consapevolezza che rende l’uomo grande e unico, gli fa riconoscere, di essere creatura di Qualcuno, che ha pensato a lui dall’eternità, che lo ha creato, con la Parola (‘dabar) a sua “immagine e somiglianza” (Gen 1,36) e che ora rende la Parola comprensibile agli altri.

All’uomo unico essere nell’universo, è data la capacità di incontrare e adorare il Senza-limiti e gli dona l’attesa dell’eternità, con la Parola, quelle “lingue di fuoco” che “sciolgono la lingua”.

Vento, respiro, fuoco …

I delfini fischiano, le api danzano, gli uccelli hanno note di richiamo… l’uomo parla ed ha un compito preciso: annunciare la Parola e lo fa con quel “dono dello Spirito” che è “partecipazione dell’Essere in sè creatore delle origini” ( CCC 34).

“Il potere di esprimersi”.

Lo Spirito che rende capaci di comprendere e di parlare, di “esprimersi” per essere comprese.

Gli apostoli sono “capaci di parola”, esattamente in opposto a quanto accadde a Babele, la “confusione” delle lingue e delle parole dell’uomo.

Lingua della verità e della testimonianza, come “fuoco” che brucia, che scalda, che rischiara…

Un Amore “infuocato” che scende in quel cenacolo.

Lingua dallo Spirito per uomini nuovi: non più “muti” per timore, non più “ammutoliti” dalla paura, ma “parlanti”, per tutti, perché tutti hanno bisogno di parole per dire la Parola, per raccontare la Vita, per “dire di Dio”, di Gesù morto e risorto, del Mistero ora “comprensibile” a tutti e per tutti.

“Parlare la stessa lingua”, la lingua del fuoco dello Spirito, allora è “dire di Dio” e far parte di una famiglia di “parlanti”, perché tutti possano comprendere, perché tutti possano essere raggiunti dall’annuncio.

 In quella “promessa” del giorno dell’Ascensione c’è il “dono” di Dio: “riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (At 1,8).

La lingua per la testimonianza.

Non vi lascio soli.

Vi dono lo Spirito Santo che non abbandonerà, che vi consolerà che saprà infondervi forza e coraggio, che farà “camminare” insieme.  Spirito che ricchezza per l’uomo: 

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (seconda lettura)

Tutto questo?

Questo ed altro ancora…

Il “frutto” che aiuta a “cercare le cose di lassù” a partire da quaggiù. Spirito che è “caparra” per il futuro.

Lasciare spazio all’opera dello Spirito è “essere chiesa”, vivificata.

Lasciar spazio all’opera dello Spirito è essere testimoni di Gesù morto e Risorto, è manifestare l’opera dello Spirito e del dono di quella “lingua” che crea comunione con Cristo.

Vedere, contemplare, annunciare… come testimoni per mezzo dello Spirito.

Lo Spirito che ci ha reso “camminanti infuocati”, che ci ha reso “chiesa” in movimento.

In “movimento” grazie a quelle “lingue come di fuoco”, a quelle “fiamme” di “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”.

“Se mi amate… io manderò il Paraclito…” (Vangelo)

Dio che manda: mandante e mandato, amante e amato per renderci “missionari”.

“Manderò”… lo Spirito: Gesù sa che abbiamo ancora bisogno di Lui, di capire, di comprendere, di camminare…

Gesù sa che con le nostre arroganze di uomini, con le nostre limitatezze, con le nostre presunzioni, ancora abbiamo bisogno della “lingua” che ci aiuti a parlare ed a comprendere.

“Manderò”… e la condizione è quella di “Amare”.

Gesù che sa ciò di cui abbiamo bisogno.

Spirito Santo che ancora ci fa “cercatori” di Dio per poterlo annunciare e testimoniare.

Spirito Santo che ci dà quei doni che ci raccontano la “libertà” dei figli.

Spirito Santo che ci rende capaci non di fare “bei sogni”, ma di “sognare”, non da soli, ma il “sogno di Dio”, insieme come Chiesa.

“Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.

Spirito Santo che è Verità, che sosterrà nella testimonianza, che è dono di Gesù dal Padre.

Promessa mantenuta.

Gesù ha promesso.

Dio mantiene le promesse.

Dono di Amore, dono di Consolazione.

Il “Consolatore”, Colui che toglierà la sofferenza: Gesù ha preso su di sè il peccato e la sofferenza e lo Spirito sosterrà l’uomo nella ricerca della Verità e “darà testimonianza” di Lui.

L’Amore aprirà cuore e mente dell’uomo ed allora il mondo comprenderà.

Posted in Pagine di Fede

Molta paura e, certamente, parecchio lavoro per i Carrozzieri, ma nessun danno alle persone, in conseguenza del sinistro stradale che ha visto coinvolte ben 5 automobili questa sera, dopo le 19,30, in Via Jacopo Durandi a Vercelli.

Per cause che sono al vaglio della Polizia Locale di Vercelli, tempestivamente intervenuta sul posto, due autovetture (la Citroen e la Opel che si vedono nelle illustrazioni) sono entrate in collisione e, nella traiettoria successiva all’impatto, ne hanno urtate altre tre, che erano regolarmente parcheggiate.

Come detto, nessuno si è fatto male; quanto alla circolazione si consigliano percorsi alternativi almeno fino alle 21,30.

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Posted in Cronaca

Una persona ferita, una pensionata che viaggiava sull’utilitaria grigia che si vede nell’illustrazione, è il bilancio del sinistro stradale autonomo (con una sola vettura coinvolta) verificatosi nel primo pomeriggio di oggi, 15 maggio, in località Bivio nel comune di Quinto Vercellese.

Da prime sommarie informazioni, la Signora non verserebbe in gravi condizioni.

Per cause che sono al vaglio degli Inquirenti (sia i Carabinieri, sia il soccorso del Servizio 118 sono giunti, insieme ai Vigili del Fuoco, con tutta tempestività sul posto) l’autista dell’utilitaria ha perso il controllo del mezzo che, trattenuto dal guard rail, è però andato ad incastrarsi tra la base inferiore del medesimo ed il sedime.

Gli Operanti di Viale Aeronautica stanno cercando di liberare le lamiere contorte per consentire la rimozione dell’auto.

Posted in Cronaca

Molta preoccupazione oggi, 13 maggio, attorno alle 16 in Piazza Solferino a Vercelli, dove una Signora (classe 1979) che transitava in bicicletta è stata investita da un’utilitaria condotta da un pensionato.

La malcapitata è stata tempestivamente soccorsa del Servizio 118 che, secondo prime sommarie informazioni, ha proceduto al ricovero precauzionale, essendo giudicate non gravi le lesioni riportati dalla ciclista.

Illeso il pensionato, visibilmente scosso.

Posted in Cronaca
Provincia di Vercelli

At 1, 1-11

Dagli Atti degli Apostoli

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Salmo 46

RIT: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

RIT: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

RIT: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

RIT: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Ef 4, 1-13

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Mc 16, 15-20

Dal Vangelo secondo San Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA

ASCENSIONE

(At 1,1-11; Sal 46; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20)          

Questa domenica celebriamo la solennità dell’Ascensione del Signore.

Perché questo movimento di Dio che viene fino a noi e poi va di nuovo via?

San Paolo scrivendo ai fedeli di Efeso ci illumina scrivendo: “Colui che è disceso è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli per essere pienezza di tutte le cose” (Ef 4,10).

Gesù ritorna al Padre dopo aver comunicato con gli uomini attraverso la sua incarnazione.

La sua venuta nel mondo è stata per donarci la sua stessa vita, per riempire i nostri “bicchieri vuoti”, perché possiamo ora mangiare e bere con lui, alla sua tavola. Così abbiamo ricevuto da lui grazia su grazia! Quella grazia che ci ha fatto diventare figli di Dio attraverso il battesimo.

La nostra fede in Gesù non è un cammino vuoto che segue i giorni che vanno e vengono, ma è un cammino che ci colloca su una strada precisa: andare dietro a Lui.

Egli che per la nostra salvezza ha vissuto la concretezza della nostra vita mangiando il nostro cibo, bevendo la nostra acqua e respirando la nostra aria!

Gesù, venendo ad abitare in mezzo a noi, ci ha insegnato la via dell’amore, desidera che anche noi viviamo questi gesti di amore, di amicizia, di fratellanza, di comunione.

Vivendo secondo il suo comandamento d’amore scopriamo che la nostra vita e quella dei fratelli prende un sapore nuovo, un colore primaverile!

E’ il vangelo che Gesù ci consegna questa domenica: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,15).

La sintesi del messaggio di Gesù all’umanità da parte di Dio Padre.

Lo Spirito Santo porta a compimento questa opera in mezzo a noi.

Gesù dice ai suoi discepoli di andare con il coraggio della fede in lui e così da sperimentare la sua presenza attraverso i segni che accompagneranno il loro operare.

Nel suo nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno (Mc 16,18).

L’ascensione di Gesù ci chiede, attraverso la fede, di essere altri “cristi” che portano ovunque Lui, Gesù, trasformati dal mistero pasquale e illuminati dalla presenza dello Spirito Santo.

Ascensione è Gesù che andando in cielo viene ad abitare interiormente in noi per la potenza dello Spirito Santo.

In virtù di questo mistero noi siamo già presenti nella Santissima Trinità come la Trinità è in noi per la fede in Gesù Cristo nostro fratello!

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza   

Posted in Pagine di Fede

Con la pubblicazione

– giovedì scorso, leggila integralmente qui –

Dell’Ordinanza a firma del Comandante della Polizia Locale di Vercelli, Ivana Regis, si apre ufficialmente il lungo periodo di interventi di consolidamento del Cavalcavia Tournon (del Belvedere).

Da lunedì 13 maggio sarà inibita al traffico la rampa dell’infrastruttura che si diparte da Via Monviso: quest’ultima strada non sarà percorribile già dall’incrocio con la Via Monte Bo.

Aggiornamenti nei prossimi giorni.

Posted in Cronaca
Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

Giovedì 2 maggio lo storico Palazzo Juvarra, sede del seminario arcivescovile di Vercelli, ha ospitato la “Giornata dei Seminaristi piemontesi”, annuale convegno degli studenti di teologia di tutta la Regione ecclesiastica, composta dalle 16 diocesi del Piemonte e da quella di Aosta.

Erano presenti 74 chierici provenienti dai seminari interdiocesani di Torino, Novara e Fossano, oltre a quelli diocesani di Vercelli, Alessandria, Saluzzo (della Comunità Cenacolo) e Pinerolo (del Cammino neo-catecumenale), con i rispettivi rettori e alcuni docenti di materie teologiche.

A fare gli onori di casa è stato l’Arcivescovo mons. Marco Arnolfo, che ha accolto sei vescovi della Conferenza episcopale piemontese: mons. Cristiano Bodo di Saluzzo (delegato della CEP per le vocazioni e i seminari), mons. Franco Lovignana di Aosta (e presidente della CEP), mons. Gianni Sacchi di Casale Monferrato, mons. Roberto Farinella di Biella, mons. Marco Brunetti di Alba e mons. Piero Delbosco di Cuneo-Fossano.

 

Dopo la preghiera di inizio mattinata nella cappella maggiore del Seminario, presieduta da mons. Bodo, il rettore del seminario vercellese mons. Stefano Bedello ha dato il benvenuto a tutti i presenti da parte della diocesi eusebiana, tornata ad accogliere l’annuale giornata dopo diversi anni.

«La consuetudine di celebrare, nel tempo di primavera, una giornata di incontro dei Seminaristi della nostra Regione affonda le sue radici nel secondo decennio post-conciliare – ha spiegato il vicario generale della diocesi – e la prima edizione, celebrata nel 1977, ebbe il tono di un convegno le cui coordinate avevano inevitabilmente riportato la riflessione su Optatam Totius e Presbyterorum Ordinis , i decreti del Vaticano II sulla formazione dei seminari e sul ministero sacerdotale».

«Da allora il tempo è trascorso abbondante – ha proseguito mons. Bedello – e in questi decenni la Chiesa pedemontana ha visto scorrere almeno tre generazioni di presbiteri; i nostri seminari sembrano soffrire di “anemia” oggi come più che allora, ma queste giornate, di incontro e condivisione fraterna, ci offrono speranza perché vediamo timidi segni di risveglio vocazionale in questi tempi difficili: è proprio in epoche segnate dall’abbandono dei valori e dalla liquefazione della società che può risvegliarsi nei giovani una domanda profonda sul senso della vita, della ricerca della vera felicità e della realizzazione di sé nel dono e nel servizio».

«La giornata annuale si svolge a Vercelli per la terza volta – ha ricordato il rettore – e le prime due furono celebrare durante l’episcopato di mons. Enrico Masseroni: nel 1998, con ospite d’eccezione il giornalista e saggista Vittorio Messori; nel 2006 fu la volta di mons. Italo Castellani, all’epoca Arcivescovo di Lucca e presidente della commissione CEI per i Seminari.

Si parlò allora del documento sulla formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana che sarebbe stato pubblicato pochi mesi dopo; oggi, a distanza di 18 anni, sta per uscire l’ultima ed aggiornata versione: ci auguriamo che questo convengo sia di buon auspicio, come lo fu quello del 2006».

La giornata ha avuto il suo culmine con la santa messa celebrata nel luogo più evocativo: la cappella di Sant’Eusebio, il grande evangelizzatore del Piemonte, che nel cuore del quarto secolo partì proprio da Vercelli per portare la Buona Novella a tutte le comunità cristiane dalle quali sarebbero germinate, nei secoli successivi, le sedi episcopali piemontesi.

Dal 1962 il proto-vescovo vercellese è riconosciuto come Partono dell’intera Regione conciliare, e celebrato nella data del 1⁰ agosto in tutte le Chiese.

Mons. Arnolfo nell’omelia ha sottolineato il significativo evento, che ha riportato di fronte all’antico Patrono tutti coloro che saranno preti nelle terre pedemontane, dal Rosa all’Appennino cuneese, dalla Valsusa al Ticino.

Dopo il pranzo in seminario, i chierici hanno proseguito il pomeriggio con la visita guidata alla Sinagoga di Via Foa (grazie alla generosa disponibilità della presidente della Comunità ebraica, professoressa Rossella Bottini Treves), alla splendida Chiesa di San Cristoforo, considerata – ha ricordato il parroco, mons. Sergio Salvini – la “Cappella Sistina” del Piemonte, ed infine la visita alla basilica di Sant’Andrea, simbolo della città.

Il canto dei vespri nella cappella del Seminario, officiato da mons. Bedello, ha concluso la giornata, che è stata dedicata alla memoria di Alessio Passiatore, il seminarista di Biella deceduto improvvisamente nello scorso mese di aprile a seguito di una crisi cardiaca nel seminario di Gozzano.

Posted in Pagine di Fede
Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

At 10, 25-27. 34-35. 44-48

Dagli Atti degli Apostoli

Avvenne che, mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio], questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!».
Poi prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio.
Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.

Salmo 97

RIT: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

  RIT: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

  RIT: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

  RIT: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

1 Gv 4, 7-10

Dalla prima Lettera di San Giovanni Apostolo

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Gv 15, 9-17

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

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UN PENSIERO SULLA PAROLA A CURA DELLA PROF. ELISABETTA ACIDE

Potremmo forse definire questa la “domenica dell’Amore”: nei testi delle letture, infatti, leggiamo un “itinerario” che ha tracciato Gesù e che i discepoli devono proseguire.

Itinerario apparentemente semplice, che richiede tuttavia un lungo “allenamento”.

Tutte le letture “convergono” a “raccontarci l’Amore”.

La prima lettura tratta dal libro degli Atti degli Apostoli, narra l’itinerario di Pietro a casa di Cornelio, letteralmente “un pagano”, ma “in ricerca” e Pietro con l’umiltà che deriva da quella “scuola di Amore”, nella quale ha vissuto, ma che ha sperimentato così difficile da attuare, prorompe con una constatazione che ancora oggi dovrebbe risuonare nelle nostre comunità: “Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”.

E lo Spirito Santo scende su questa famiglia.

Su tutti. Su tutti coloro che “ascoltavano la Parola”.

Ascoltare la Parola è “farsi appartenere” da Dio, è essere permeati di quell’Amore donato ed effuso.

Opera mirabile di Dio che viene ad “abitare” con l’uomo.

Dio non fa preferenze di persone”.

Dio “preferisce” le persone.

L’uomo preferisce le “preferenze”.

Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”: Pietro da ebreo osservante conosce l’Antico Testamento e utilizza nelle sue parole le parole di Dt 10,17; Sp 6,7; Sir 35,5.

Dio non si fa “corrompere”, ama tutti, ama gli stranieri, ama chiunque lo cerca con cuore sincero, il suo Amore è per chiunque è “giusto”.

Egli ha creato il piccolo e il grande e provvede a tutti.

Il “privilegio” della Parola di Dio è di tutti.

Quanta fatica ancora oggi tra i cristiani per “comprendere” la “logica di Dio”: chiusi nella “logica” della “preferenza” facciamo fatica ad “uscire”, ad “accettare”, a “rendere disponibile la Parola”, quasi che trattenendola per sé diventi “efficace” ed “esclusiva”.

Il capitolo 10 del libro degli Atti, dal quale è tratto questo brano è il capitolo “missionario” di quella Chiesa primitiva e l’atteggiamento di Pietro, proprio nell’esordio del brano della lettura di oggi, ci fornisce l’importanza della “giusta missione”: Chiesa in “uscita”, missionaria, ma non per sé, non per i propri particolarismi, ma per Dio.

“Alzati” dice Pietro a Cornelio che si getta ai suoi piedi; il cristiano è un “annunciatore”, non va adorato, il cristiano è un uomo umile che sa di portare la Parola di Dio.

“Alzati” perché il cristiano è uno che cammina, che conduce, che “esce” per annunciare, non sé ma il Vangelo.

“Alzati” perché la lode a Dio viene fatta a lui, non ai piedi dell’uomo e lo Spirito effuso è garanzia di gioia, quella gioia che chiede di annunciare e di non trattenere per sé: ecco la vera missione del cristiano.

La “ricetta” è nella lettera di Giovanni  seconda lettura), scritto a carattere esortativo, di apparente semplicità, ma che racchiude l’autenticità della fede: senza l’Amore non vi è vera fede.

Facile amare?

Facile parlare di amore: tutti apparentemente docenti di amore. Una “materia” che piace, che si fa presto ad imparare, che è possibile a tutti, che “appartiene all’uomo”.

Ma di quale amore ci parla Giovanni?

“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.”

Tutto d’un fiato… leggere e rileggere e poi fermarsi e rileggere…

Ed ancora…

“Amiamoci gli uni gli altri perché l’amore è da Dio”.

“Chi non ama non ha conosciuto Dio”

Amiamoci… non amatevi

Amiamoci, ma dopo aver conosciuto Dio.

Amiamoci, dopo aver compreso quale Amore grande ci ha dato Dio: ha mandato il Figlio perché conoscessimo l’amore, perché imparassimo ad amare, perché avessimo la vita per mezzo di Lui, perché avessimo la redenzione…

Amiamoci … non in modo “generico”, ma singolarmente, uno per uno.

Ecco l’amore.

E noi “pallido” riflesso di quell’amore abbiamo la presunzione di “saper amare”, di amare “come vogliamo noi” e non come “Lui ci ha amato”.

“Dio è Amore”.

Come spiegare questa mirabile verità?

Lui ama l’uomo, ama per primo, non ama perché amato, ama gratuitamente, ama di quell’Amore unico e noi presuntuosi “amanti”, quando comprenderemo la “logica dell’Amore”?

L’Amore di Dio “previene” l’amore dell’uomo, non è un “ricambio” di amore, è Amore gratuito e totale, Amore che è dono dell’ “Unigenito” (del Figlio amatissimo eppure donato).

“Unigenito” che porta al Padre, fonte dell’Amore.

Amore di un Padre che non si “nasconde”, che non è “lontano”, ma che ha voluto e vuole “raccontarci” il suo Amore.

Dio ha amato “per primo”, proprio perché noi conoscessimo l’Amore (versetto 10).

L’Incarnazione è il segno concreto, vivo e presente dell’Amore di Dio. Amore in un “piano di salvezza” per l’uomo e il mondo.

Per tutti gli uomini.

“Come ama Dio”.

“Come ci ama Dio”, non ama nessun altro.

Come ci ama Dio, non quanto ama Dio.

Il Vangelo, tratto dal testo di Giovanni è una pagina di Amore.

“Come… così anche io…”

Gesù usa bene le parole.

Non una in più non una in meno.

“Come…” kathos.

Allo stesso modo. Un Amore smisurato donato al mondo ed un amore “trasmesso” con la vita per il mondo.

Come quell’ Amore di Padre così l’Amore del Figlio.

Un amore non “a tempo”, a “singhiozzo”, solo se mi “sei simpatico”, solo se “mi conviene”.

Un Amore nel tempo, per il tempo, per l’eternità.

Una relazione continua e costante, un “disegno” d’Amore.

“Rimanete nel mio Amore”

“Rimanere”, stare con Dio, la fede è il rimanere, non per “trattenere” o per “vivere staticamente”, ma per essere uniti in una comunione di volontà e di azione.

“Rimaniamo” nella “fonte dell’Amore”, con quel “Kathos”, quel “modello” di Amore: Cristo.

Vero uomo e Vero Dio, Vero Amore, vera “Fonte dell’Amore”.

“Rimaniamo” nell’Amore perché siamo “già” nel suo Amore.

Ricordo,  di una canzone di  qualche anno fa,  una frase che mi aveva colpito: “non esistono leggi in amore… chi meno ama è il più forte si sa”.

Il Vangelo dice una cosa diversa: l’Amore “forte” è quello che non ha fine, che non ha confini.

La legge dell’Amore è la “legge di Dio”, non scolpita nella pietra, ma nel cuore.

Non è il “più forte” chi non ama, semplicemente: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore” 1Gv 4,8.

Dio è amore

Un solo “comandamento”.

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.” (Versetto 13).

No, Gesù non ci chiede la vita né il martirio, Gesù è Fonte della Vita (“Io sono la Via, la Verità, La Vita”).

Io sono l’Amore.

Gesù ha “deposto” il suo Amore per noi (Vangelo di Giovanni), per tutti noi, non solo per i suoi “amici”, per tutti. E il Suo Amore continuerà a manifestarsi nella storia di ogni uomo, per ogni ogni uomo, per tutti gli uomini.

“Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.”

Siamo “chiamati” all’Amore.

Siamo “chiamati” ad amarci, a rispondere all’Amore gratuito per i fratelli.

Siamo chiamati a “rimanere” nel suo Amore per imparare ad amare, per sperimentare la “gioia” piena.

La gioia della fede.

La gioia della pace e della libertà.

La gioia della vita.

La gioia dell’Amore.

Perché il Dio-Amore:

“Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo.” (Salmo 97)

Dio chiede a noi una “risposta” concreta e totale: non ci dice “Amatemi”, ci dice “Amatevi”.

Sa perfettamente Dio quale “fatica” l’uomo fa nell’amare l’uomo.

E questo ci chiede: “Rimanere nel suo Amore e Amarci”, con quella forza che viene dallo Spirito.

L’amore non è storia, non è favola, è realtà che si deve riprodurre ogni giorno.

“Amatevi” perché ogni giorno Cristo risorto è presente con il suo Amore.

Diamo voce al suo Amore.

Riempiamo la nostra vita d’amore, perché solo amando conosceremo il significato vero di quell’Amore e sapremo allora “amare come ama Dio”.

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Non è ancora possibile valutare la gravità delle lesioni riportate dal conducente dell’utilitaria Ford di colore azzurro che si vede nell’illustrazione, protagonista di un sinistro stradale insolito, la cui dinamica è al vaglio della Polizia Locale di Vercelli, giunta tempestivamente sul posto, in città, via Valter Manzone, all’altezza del Civico 90, insieme ai Vigili del Fuoco ed al servizio 118.

 

Come detto, la dinamica del sinistro è ancora tutta da accertare: c’è solo l’evidenza di un’uscita autonoma dalla carreggiata, che ha portato l’auto a terminare la propria corsa contro il muro di cinta di una villetta.

I Sanitari stanno procedendo al trasferimento di una persona di età matura, occupante il veicolo incidentato.

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