“Come un viaggio…” con la metafora dell’homo viator, gli studenti hanno “esplorato” un “luogo” della città, un “territorio nel territorio”, perché il carcere è questo: i “viaggi” della vita di ciascuno nel “viaggio” della società e del mondo.
Ogni vita è un viaggio e nel “viaggio” i percorsi non sono sempre uguali, sono accidentati, sono in salita, in discesa, prendono “deviazioni”… ed il “viaggio” racconta un po’ chi siamo, chi vorremmo essere, chi vorremmo diventare, chi potremmo diventare…
Un autentico “viaggio” nella Casa Circondariale e nella “vita” di chi vive recluso, lo hanno fatto ieri 13 maggio alcuni studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Lagrangia” di Vercelli, accompagnati dalle docenti prof.ssa Acide, Prof.ssa Craversi, Prof.ssa Fais, Prof.ssa Finassi.
Sono i ragazzi delle classi V A les e V b les, V ab liceo classico e Va liceo linguistico.
Un “viaggio” per riflettere tra isolamento, dignità, riscatto, risocializzazione, re-inserimento… un “viaggio” che parla di un “mondo”, ma che parla di “noi”, della società, delle sue difficoltà, delle sue vittorie, del suo impegno.
Il progetto, attivo da anni nell’Istituto ed in altre scuole vercellesi, portato avanti con impegno, grazie alla collaborazione della docente referente del progetto Prof.ssa Acide Elisabetta in collaborazione con l’Amministrazione Penitenziaria ed in particolare con il Capo-Area dell’educativa carceraria Dott.ssa Valeria Climaco che da anni, oltre ad “investire” in progetti di prevenzione ed attenzione sociale, porta avanti iniziative di alto valore culturale, sociale e formativo, proprio all’interno della struttura della Casa Circondariale, con i suoi collaboratori interni e con una rete costruita nel tempo e consolidata, di volontariato, di Associazioni, di privati che in misura diversa, costruiscono progetti e percorsi atti ad offrire opportunità e incontri con la realtà territoriale e sociale.
Un “percorso” che vuole sensibilizzare i giovani ed aiutarli a “conoscere” una realtà, per fare prevenzione, per superare stereotipi e pregiudizi e per consentire un “approccio critico” ad alcuni temi sociali.
E proprio in questa direzione, sono state apprezzate le parole del Direttore della Casa Circondariale dott. Giovanni Rempiccia che ha accompagnato in alcuni momenti gli studenti in visita ed ha introdotto con una riflessione profonda, l’incontro con alcuni ospiti della Casa Circondariale in dialogo con gli studenti.
I momenti formativi sono stati diversi, l’incontro-dialogo con il direttore, l’incontro-dialogo con il comandante della struttura per quando concerne la competenza della sicurezza e del personale di polizia penitenziaria, dott. Luca De Santis, l’incontro con la dott.ssa Climaco Valeria, avvenuto sia a scuola, per approfondire tematiche affrontate e all’interno del “viaggio” nella Casa Circondariale, per aiutare gli studenti a comprendere l’importanza dell’articolo della 27 Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Dunque un “viaggio” per interrogarsi sulla “finalità” della pena e sulla “finalità” delle sanzioni e della loro applicazione, ma soprattutto, un “percorso” per conoscere, per comprendere, per riflettere, per “ragionare” e creare un “pensiero” che non si basi solo su “opinioni”, ma sia consapevole e scaturito da conoscenza e confronti costruttivi.
Le parole della dott.ssa Climaco, con quelle del Direttore Rempiccia, hanno aiutato gli studenti ed i docenti presenti, ad “interrogarsi”, a “leggere” una realtà che è fatta di persone, di sbagli, di ricadute, di possibilità, di riprese…
Oltre la punizione ed il castigo delle pene inflitte, per “ragionare” in modo critico ed “umano”, per offrire “spazi” e cammini di riflessione per l’umanizzazione del giudizio che ciascuno deve farsi, dopo aver riflettuto, conosciuto, confrontato, dialogato.
E il dialogo è stato quello con gli ospiti della casa circondariale che hanno incontrato gli studenti e con loro hanno consentito un “intreccio di cammini”, trame di storie dolorose, di sbagli e di ricadute, di faticose risalite e di impegno, di opportunità mancate e di “mani tese” per ancora “progettare” un futuro di legalità e civiltà.
Racconti e parole, narrazioni e situazioni che “parlano” il linguaggio della fatica ma anche della soddisfazione, dell’impegno per “riuscire”, del fallimento e della nostalgia, ma anche della speranza.
Trame di vita che vengono offerte da chi nel carcere lavora, con impegno e passione e chi nel carcere ci è “giunto” per errori, sbagli e volontà, di chi nel carcere “visita”, non per “vedere” con curiosità, ma per “osservare” e riflettere.
“Studiate”, “non avvicinatevi ai soldi facili”, “qui non è un luogo bello…”
Parole semplici ma efficaci, parole che raccontano vite ed errori, parole che raccontano impegni: “Ho studiato e mi sono specializzato in diritto per aiutare chi condivide la mia situazione carceraria e non ha mezzi e strumenti per comprendere”; “Sto frequentando università”; “vado a scuola ma dovrei impegnarmi maggiormente nella frequenza…”; “mi mancano gli affetti”; “la famiglia è il mio sostegno”… storie di vita e di sofferenze, storie di sbagli reiterati e di possibilità…
Ed agli studenti viene offerta l’opportunità di ripercorrere la riflessione avviata a scuola con l’analisi dell’ art. 25 della nostra Carta Costituzionale “nessuno può essere punito se non in forza di una legge”, rimarcando l’intima correlazione tra i principi del “nullum crimen sine lege” e del “nulla pena sine lege“, in una assunzione di conoscenza dell’ importanza centrale, del principio della personalità della responsabilità penale sancito dall’art. 27 della Carta fondamentale, unito a quella funzione “non eccedente” che ha il suo significato anche nella risocializzazione, nel reinserimento, nel percorso educativo di consapevolezza che caratterizza ogni percorso umano di umanizzazione e di garanzia dei diritti di ciascuno.
Un percorso allora che ci racconta l’impegno della scuola e della struttura carceraria, volto a percorrere strade di educazione e di formazione.
Un progetto che ci racconta l’attenzione e l’impegno dei referenti di progetto prof.ssa Elisabetta Acide (per l’Istituto Scolastico) e dott.ssa Valeria Climaco (per l’istituzione della Casa Circondariale nell’ambito dell’area Trattamentale) che con dedizione e passione cercano di “raccontare” problemi e rinascite, difficoltà e successi, fragilità e cammini di vite e di “vissuti” perché il rispetto e la speranza devono abitare la vita di tutti.
Un progetto che ha l’ambizione di sensibilizzare alla legalità, alla conoscenza e attenzione alla vita detentiva, di “accendere una luce” sulle realtà di devianza, di abbracciare tematiche come la solidarietà, la sensibilizzazione, avviare dialoghi etici, antropologici, sociologici, ma soprattutto consentire una “riflessione critica” ed empatica, un’analisi basata sulla responsabilità di condurre percorsi su temi così importanti come giustizia, pena, devianza, criminalità, significanza della pena, e aiutare gli studenti a crescere come cittadini attenti e responsabili.
Un progetto che forse mette in luce l’impegno di alcuni docenti e operatori penitenziari, che nel loro impegno educativo, nella costruzione di legami significativi, vivono e provano a “tradurre” con passione ciò che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella auspicava: “Nella scuola si cresce, ci si incontra, si sviluppano cultura, affetti, solidarietà, conoscenza reciproca. Si sperimenta la vita di comunità, il senso civico”.
Se la scuola educa e forma con l’apprendimento formale, informale e non formale, con sinergie e reti, offrendo opportunità e percorsi allora possiamo dire, “prepara” al futuro, alla vita, offre spiragli di cammini, forma cittadini “pensanti”, “critici” ed “umani”, perché: “Colui che apre una porta di una scuola, chiude una prigione.” (Victor Hugo).














