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VERCELLI PRIDE - Il commento di una partecipante - Occasione utile anche  per esprimere dissenso su tante scelte che rischiano di limitare le libertà - IL COMMENTO DI UNA GIOVANE PARTECIPANTE

Impossibile non ripercorre la Storia, a partire dal delitto Matteotti

Casale e Monferrato casalese, Vercelli Città

Da una giovane partecipante al Pride del 19 settembre, riceviamo e pubblichiamo queste considerazioni.

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Perché ho partecipato al Pride?

Perché ho trovato un contenitore, un’apertura, un amplificatore nella piazza che si è raccolta ieri, il 19 settembre 2026, a Vercelli.

Ho ascoltato con emozione l’appello girato sui social da Priscilla tramite fanpage. it.

L’attivista spiegava che il pride non poteva essere solo una passerella o un megafono per le minoranze LGBTQ, QUEER, LGBTQIA+ o altre etichette che spesso contraddistinguono le realtà che mettono faccia, militanza, stipendio, energia e, soprattutto, fedina penale nelle lotte che combattono ma divise per categorie di appartenenza di ideali che condividono.

Priscilla è stata maestosamente categorica: “Il Pride, L’orgoglio, non può essere ora solo pro-differenza di genere o di orientamento sessuale, ma anche PRO PALESTINA, e pro tutti i popoli che sono oppressi: il popolo congolese, il popolo senegalese, le donne afghane, perché la lotta Queer è questa. Essere al pride è sentirsi appartenenti ad una visione, una coscienza politica e una visione intersezionale del mondo. La lotta è Femminista, Transfemminista, Antifascista.” L’attivista, che mi ha fatto venire i brividi e mi ha convinta a partecipare al Pride, come me, non accetta quella narrazione malata e settoriale, divisiva e frantumante, secondo la quale noi dobbiamo occuparci ognuno dei propri diritti e lottare divisi solo per quelli. “La rivoluzione è sempre stata fatta dalle comunità che si sono unite.” (PRISCILLA “Le lotte Queer Antifasciste” Scanner su Instagram).

La comunità, quindi, fatta dal popolo che lotta per non essere schiacciato, inglobato e omologato in una globalizzazione che parte dall’economia e dagli interessi del nuovo Dio: il denaro.

Ed ecco che mi ritrovo ad esprimere e a poter dare alla piazza contributo con analisi fatta tramite Cartelli e Manifesti (vecchia scuola nonno che militava nell’Anpi e nella Cgil di casale e vecchia esperienza mia universitaria a fianco degli Autonomi di Padova e Anarchici del Perlanera di Alessandria).

La Globalizzazione e il movimento no global si trova frammentato e diviso per etichette e categorie e spesso viene manovrato, dal capitalista, dall’alto definendo una o l’altra categoria come colpevole di problemi sociali e viene così a crearsi un nemico o un capro espiatorio collettivo contro il quale votare leggi o aizzare le piazze innescando una escalation che porta anche a violenza fisica oltre che bullismo verbale mobbing sul luogo di lavoro. Questo è il modo attraverso cui chi detiene potere e autorevolezza dato dai media attua il famoso divide et impera.

Era necessario denunciare fortemente tale mossa fatta dall’alto verso il basso (Top Down) a discapito della consapevolezza e della capacità decisionale e di scelta del popolo.

Chi fu il primo grande martire che osò, da solo, denunciare questo a inizio ventesimo secolo?

Giacomo Matteotti, in tempi che come propaganda e manipolazione mediatica sono equiparabili ai nostri.

“Voi dichiarate ogni giorno di voler ristabilire l’autorità dello Stato e della legge.

Voi rovinate l’intima essenza della nazione: la ragione morale! Noi deploriamo che si voglia dimostrare che il popolo o il mondo non sa reggersi da sé e debba essere governato con la forza.”

Giacomo Matteotti 30/05/1924.

Io mi ritrovo in più categorie tra quelle che hanno marciato ieri insieme al pride.

Mi ritrovo tra gli Antifascisti ricordando che Umberto Eco ne “il fascismo eterno” ha chiaramente descritto quali siano i comportamenti e le caratteristiche del fascismo anche attuale che si è solo adattato ai tempi, ma permane, soprattutto nelle istituzioni da cui non è mai stato spodestato (anche solo con una presa di posizione di allontanamento ideologico con una legale Norimberga Italiana).

Mi ritrovo tra i pacifisti nonviolenti che cercano di trovare e co-costruire azioni altre rispetto alla contrapposizione violenta che arrivi ad eliminare un nemico costruito ad hoc da chi ha interessi economici e geopolitici di spartizione delle risorse globali. Movimento che abbraccia molte associazioni come: Donne Insieme e Mezz’ora di Silenzio per la Pace di Casale Monferrato, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, della società e delle università, Women united against Nato or not to war not to NATO, Piazze di donne per la Pace.

Mi ritrovo e rispecchio in testi, ragionamenti e parole pronunciate da grandi pensatori libertari come Kropotkin “La morale Anarchica”:

“E ogni volta che vedrai una ingiustizia o l’avrai commessa – una una iniquità nella vita, una menzogna nella scienza, o una sofferenza imposta dall’altro – rivoltati contro l’iniquità, la menzogna e l’ingiustizia. Lotta! Più sarà intensa la lotta e più sarà intensa la vita.”

Infine, non dimentico gli insegnamenti dell’antropologo anarchico David Graeber “Critica della democrazia occidentale”:

” Le pratiche democratiche non sono una prerogativa dell’occidente, ma tendono a sorgere inaspettatamente ovunque la socialità umana si organizzi al di fuori degli apparati coercitivi. Ed è nei nuovi movimenti sociali attivi a livello globale ed estranei alle mitologie prevalenti che oggi si vede all’opera un ideale democratico capace di mobilitare dal basso l’intera società.”

Con questo spirito di mobilitazione globale ho partecipato al pride ritenendo necessario creare altri due cartelli che andassero a evidenziare in maniera schematica, visiva il meccanismo perverso mascherato da meccanismo protettivo come ad esempio quelli del ddl “Antisemitismo” e del Ddl “Bavaglio” unendomi alla lotta degli amici e compagni del Mattone Rosso di Vercelli.

 

 

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Per questo il Pride è stato il contenitore perfetto, inclusione spontanea globale, per unire attiviste, attivisti, attivist*, famiglie, singoli e chiunque si ritrovasse nello spirito della piazza e nella musica (varia e per tutti) a Vercelli il 19 settembre 2026.

Finalmente uniti in un cammino comune pur diverso per creare l’alternativa a una globalizzazione voluta da pochi per tutti ma che non accetta l’unicità, il benessere e le differenze di tutti noi.

Con affetto Licia (una manifestante)

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