(elisabetta acide) – “Vi affido le mie intenzioni, in particolare per la comunione nella Chiesa e la pace nel mondo”.
(Papa Leone XIV – 3 Maggio 2026).
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Forse sono proprio queste le parole che possono “sintetizzare” un anno di pontificato.
Eletto l’8 maggio 2025 con una fumata bianca alle ore 18,08, già al secondo giorno di conclave, dopo quattro scrutini.
Papa Leone XIV è il 267° papa della Chiesa cattolica.
Trepidazione e attesa e poi quelle parole che hanno “scaldato il cuore” e che hanno fatto risuonare quella parola che avremmo imparato e stiamo ancora “imparando” a declinare in molti modi: pace.
Ed allo scadere del primo anno dalla sua elezione al soglio pontifico, Papa Prevost ancora fa risuonare quelle quattro lettere con una forza che arriva al cuore.
E nel Regina Coeli del giorno 3 maggio Papa Leone ci lascia ancora con pacatezza e serenità il messaggio del Risorto:
“La morte minaccia di cancellare il nome e la memoria, ma in Dio ognuno è finalmente sé stesso. In verità, è questo il posto che cerchiamo per tutta la vita, talvolta disposti a tutto pur di avere un po’ di attenzione e di riconoscimento «Abbiate fede», ci dice Gesù. Ecco il segreto! «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1)”.
L’attesa di quella sua prima benedizione, aveva tenuto tutti con quell’ attesa che racconta la speranza dei cristiani … come gli apostoli con il “naso all’ insù” sul monte di Galilea, molti erano accorsi in piazza S . Pietro e il mondo attendeva quella “uscita”… attesa e speranza …
E quelle parole scritte, precise, insolitamente un discorso lungo e puntuale :
“La pace sia con tutti voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio.
Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi!
Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante.
Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.
Parole che hanno accompagnato un anno difficile, in uno scenario di guerra, in un mondo che corre, corre sempre più in fretta, in una società sempre più disgregata e individualista, in una sfida continua tra realtà e virtualità, tra possibilità e scarto… e Papa Leone non ha mancato di esserci, di non tirarsi indietro, di invocare e pregare, di chiedere e agire per la pace.
E proprio nel tempo Pasquale, quando la chiesa, con Maria si “rallegra” per la risurrezione di Gesù, il papa, alla vigilia dell’ anniversario di elezione, richiama il mondo all’ amore, alla fraternità, alla pace (Regina Coeli del 3 maggio 2026).
Non si stanca il Papa di ripetere quella parola.
Alle 19,23 da quella loggia centrale della Basilica Vaticana erano risuonate quelle parole: “Pace disarmata e disarmante”…
“La Pace sia con tutti voi”.
La pace sia per il mondo … eppure il mondo ancora non ha compreso la pace del Risorto …
Quella pace perseverante ed umile che interpella tutti … e papa Prevost ancora, instancabilmente dice:
“…nel mondo nuovo in cui il Risorto ci porta, ciò che vale di più è alla portata di tutti.
Ma non per questo perde attrattiva.
Al contrario, ciò che è aperto a tutti ora dà gioia: la gratitudine prende il posto della competizione; l’accoglienza cancella l’esclusione; l’abbondanza non comporta più diseguaglianza”. (Regina Coeli 3 maggio 2026).
Tutti … per la Chiesa e per il mondo.
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Un Papa che non manca di citare il suo predecessore e di seguire le orme di quelle istanze tanto care a Papa Francesco (continuità) ma anche un pontefice che ha il coraggio di richiamare alla “centralità di Cristo”, di non darla per “scontata”, di far sentire la voce nel mondo con coerenza e coraggio nel suo magistero papale (discontinuità e originalità).
Si sono “sbizzarriti” i giornalisti, con i titoli e gli articoli delle varie Testate nel Mondo, il giorno successivo all’elezione, “giocando” sul nome scelto da Papa Prevost… forse ora, quel nome, oltre alla “continuità” con Papa Francesco, ci dice la “linea” del pontefice.
Un Papa che non ha “scelto a caso” quel nome, che alla mente di tutti richiama il predecessore tanto attento ai cambiamenti sociali ed epocali, segno di un Papa attento alle trasformazioni e “rivoluzioni” in atto, ai “pericoli” della de-umanizzazione; un Papa che ha la fermezza di percorrere le vie della coerenza e dell’ umano” perché il mondo più che mai, ha bisogno della notizia del Vangelo di Cristo, senza tentennamenti ne’ passi incerti.
Un Papa che ci ha, “in punta di piedi”, aiutato a riscoprire la mitezza e l’ umiltà della fermezza e del coraggio della testimonianza.
Un Papa che sta richiamando la Chiesa alla sua missione evangelizzatrice, alla fedele e rigorosa speranza, alla proclamazione della Verità.
Un Papa che ha il coraggio di sollecitare la riflessione affinché non si corra un pericolo, che:
“ciascun diritto diventi autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità”.
Papa Prevost ci sta “scuotendo” dal torpore e dalla sonnolenza del “va bene così”, dal “tiepidume” delle tranquillità personali, per richiamarci alla “missione” di tutti noi battezzati”: siate coraggiosi testimoni del Risorto, siate annunciatori della Sua Pace, sia uomini e donne in cammino, non che rincorrono il mondo, ma che al mondo portando la “Strada di Cristo”.
Ci scuote, in continuità con il predecessore che aveva aperto “strade anche inesplorate”, e lo fa con il “suo stile”, quello che aveva già “annunciato” nel suo discorso il 10 maggio 2025 nell’incontro con i cardinali, facendo sue le parole di San Paolo VI del 1963:
“Passi su tutto il mondo come una grande fiamma di fede e di amore che accenda tutti gli uomini di buona volontà, ne rischiari le vie della collaborazione reciproca, e attiri sull’umanità, ancora e sempre, l’abbondanza delle divine compiacenze, la forza stessa di Dio, senza l’aiuto del Quale, nulla è valido, nulla è santo”. (Messaggio di Paolo VI all’ intera famiglia umana “Qui fausto die”, 22 giugno 1963).
Un “impegno” che collocò e dunque “colloca”, la Chiesa sul solco della fecondità di dialogo con la società.
E non possiamo dimenticare il discorso che il Santo Padre ha tenuto ai Vescovi della CEI il 17 giugno 2025, dopo aver citato i predecessori pontefici ed i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, ricorda:
“La relazione con Cristo ci chiama a sviluppare un’attenzione pastorale sul tema della pace.
Il Signore, infatti, ci invia al mondo a portare il suo stesso dono: “La pace sia con voi!”, e a diventarne artigiani nei luoghi della vita quotidiana.
Penso alle parrocchie, ai quartieri, alle aree interne del Paese, alle periferie urbane ed esistenziali.
Lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, magari in modo sottile, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione.
L’apostolo Paolo ci esorta così: «Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti» (Rm 12,18).
E indica “la strada” in modo chiaro e preciso:
“Ci sono poi le sfide che interpellano il rispetto per la dignità della persona umana.
L’intelligenza artificiale, le biotecnologie, l’economia dei dati e i social media stanno trasformando profondamente la nostra percezione e la nostra esperienza della vita. In questo scenario, la dignità dell’umano rischia di venire appiattita o dimenticata, sostituita da funzioni, automatismi, simulazioni.
Ma la persona non è un sistema di algoritmi: è creatura, relazione, mistero.
Mi permetto allora di esprimere un auspicio: che il cammino delle Chiese in Italia includa, in coerente simbiosi con la centralità di Gesù, la visione antropologica come strumento essenziale del discernimento pastorale.
Senza una riflessione viva sull’umano – nella sua corporeità, nella sua vulnerabilità, nella sua sete d’infinito e capacità di legame – l’etica si riduce a codice e la fede rischia di diventare disincarnata. Raccomando, in particolare, di coltivare la cultura del dialogo.
È bello che tutte le realtà ecclesiali – parrocchie, associazioni e movimenti – siano spazi di ascolto intergenerazionale, di confronto con mondi diversi, di cura delle parole e delle relazioni.
Perché solo dove c’è ascolto può nascere comunione, e solo dove c’è comunione la verità diventa credibile”.
“…Ogni comunità diventi una “casa della pace”.
“Guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose!”
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E dunque questo messaggio giunge a tutta la Chiesa, in particolare alla Chiesa Italiana ed a noi che “siamo Chiesa”.
Un papa del “dialogo possibile” e della “pace ecumenica”, un papa che sa guardare “dentro” e “fuori” la Chiesa con sguardo aperto, lungimirante e “critico”, senza scontri, ma con coerenza e carità.
Un Papa che richiama e scuote i cristiani all’ impegno ed alla responsabilità, a “stare” nelle sfide del mondo senza farsi sommergere e annientare da esse, ma conservando la speranza e “sobrietà”.
Sobrietà che è “linearità” ed “essenzialità”, come quelle citazioni di S. Agostino che in diverse occasioni hanno sollecitato la riflessione ed arricchito gli interventi del pontefice: come il 18 maggio in apertura della sua omelia quando, citando le “Confessioni” del santo ipponate, ricorda proprio il “centro”:
“Ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non ha posa finchè non riposa in Te”.
Un “richiamo” al “percorso” interiore, alla conversione a cui tutti siamo chiamati,un “richiamo” a Cristo ed al suo messaggio, alla “relazione” con Lui e con Dio.
Un papa che in diverse occasioni, non manca di farci “guardare” ai giovani, alle relazioni:
“i giovani, desiderosi di relazioni autentiche e di maestri di vita” (messaggio alle famiglie del 28 maggio 2025),
“guardare nel proprio cuore, a riconoscere che Dio è presente e che, forse in molti modi diversi”
(video messaggio ai giovani a Chicago) per avere “maestri credibili e coerenti”, in grado di trasmettere e testimoniare valori “senza protagonismi né moralismi”, in un mondo che rischia, con i suoi stimoli, di silenziare la voce dell’anima.
Ai giovani non servono “risposte preconfezionate” ai grandi aneliti e interrogativi esistenziali, ma “vicinanza e onestà” di adulti “autorevoli e responsabili” (discorso ai docenti di Religione Cattolica, Aula Paolo VI, 25 aprile 2026).
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Ed al Giubileo delle equipe sinodali, durante la III Assemblea Sinodale, ribadisce e sottolinea il “metodo” che occorre percorrere:
“ll dono dell’ascolto è qualcosa che, penso, tutti riconosciamo, ma che spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa.
Dobbiamo continuare a scoprire quanto è prezioso, a cominciare dall’ascolto della Parola di Dio, dall’ascolto reciproco, dall’ascolto della saggezza che troviamo in uomini e donne, in membri della Chiesa e in quanti sono alla ricerca della verità, ma che ancora non sono, e forse non saranno mai membri della Chiesa”.
Nel rispondere alle domande, proprio in quella occasione, Papa Prevost non ha mancato di dire coraggiosamente ai presenti (laici, sacerdoti, consacrati, Vescovi, Cardinali):
“la preoccupazione di alcuni pastori o vescovi che la loro autorità possa essere sminuita. A quanto pare alcuni di voi ne hanno parlato, diciamo.
Vorrei invitare tutti voi, come tutti noi siamo stati invitati nelle sessioni del Sinodo, a riflettere sul significato della sinodalità e invitare i sacerdoti, in particolare ancor più dei vescovi, credo, ad aprire in qualche modo il loro cuore e a prendere parte a questi processi.
Spesso le resistenze nascono dalla paura e dalla mancanza di conoscenza. E ogni persona che finora ha inviato una relazione dalla propria regione ha indicato come priorità la formazione. E penso che dobbiamo essere molto chiari e sinceri sull’importanza della formazione a ogni livello…”.
E ancora:
“dobbiamo capire che non corriamo tutti alla stessa velocità e che a volte dobbiamo essere pazienti gli uni con gli altri.
E piuttosto che avere solo poche persone che corrono avanti e ne lasciano molte altre indietro — cosa che potrebbe persino causare una rottura in un’esperienza ecclesiale — dobbiamo cercare modi, a volte molto concreti, per capire che cosa sta accadendo in ogni luogo, quali sono le resistenze o da dove provengono, e cosa possiamo fare per incoraggiare sempre più l’esperienza di comunione in questa Chiesa, che è sinodale”.
Un Papa che sui passi della sinodalità richiama la Chiesa e tutti i cristiani a guardare al futuro, ad uscire dalle ristrette polarizzazioni, per abbracciare con coraggio le strade della comunione.
Uno “stile” che papa Prevost non manca di sottolineare:
“la sinodalità è uno stile, un atteggiamento che ci aiuta ad essere Chiesa” (Saluto ai membri del Consiglio Ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, Roma (26 giugno 2025).
Un anno che ci chiede di percorrere le “strade dei ponti” che creano brecce nei muri, che sanno dialogare ed ascoltare con rispetto senza rinunciare alla Parola di verità con chiarezza e semplicità.
Un Papa che ci aiuta a riflettere come uomini e donne nel mondo, costruttori di pace e di speranza:
”Una società è viva se è plurale. Sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile… per il bene della famiglia umana”.
Durante la Settimana Santa appena trascorsa, Papa Leone, ci ha regalato parole che possono riassumere il cammino percorso e che dobbiamo percorrere:
“Come Re della pace, Gesù vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo”.
Papa Leone ci ha ricordato che lo Spirito Santo abita la chiesa ed ogni credente, che occorre ricordare che lo Spirito Santo “abita” la Chiesa, la “sospinge”, che abbiamo bisogno di essere ricchi di vita “spirituale”.
Nella S. Messa di Pasqua ci ha ricordato che:
“la Pasqua del Signore ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore.
Essa continua ad alimentare nel nostro spirito e nel cammino della storia il seme della vittoria promessa.
Ci mette in movimento come Maria di Magdala e come gli Apostoli, per farci scoprire che il sepolcro di Gesù è vuoto, e perciò in ogni morte che sperimentiamo c’è anche spazio per una nuova vita che sorge.
Il Signore è vivo e rimane con noi” e l’ “annuncio pasquale abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti.
Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare: la morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi!”.
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Nella benedizione “Urbi et orbi” di domenica 5 aprile forse, possiamo sintetizzare il “segreto” che ci suggerisce Papa Leone XIV, ciò di cui abbiamo bisogno come cristiani e come Chiesa,è non dimenticare la speranza e l’ essenza:
”Questa forza, questa potenza è Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta”.
Ricordiamo ogni giorno la sua “presentazione” al mondo e impegniamoci a vivere quella pace “disarmata e disarmante” che nasce dall’ Amore di Cristo e vive nell’ amore del prossimo.
Prendiamo come un “incoraggiamento giornaliero” le sue parole:
“Restate uniti e non difendetevi dalle provocazioni dello Spirito.
La sinodalità diventi mentalità, nel cuore, nei processi decisionali e nei modi di agire.
In secondo luogo, guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose!
Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi, di servire i poveri. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo, ed è il Vangelo che siamo inviati a portare, perché è di questo che tutti, noi per primi, abbiamo bisogno per vivere bene ed essere felici…
…Carissimi, camminiamo insieme, con la gioia nel cuore e il canto sulle labbra. Dio è più grande delle nostre mediocrità: lasciamoci attirare da Lui”
(Discorso del santo Padre Leone XIV ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025).














