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L'ADDIO DELLA CITTA' E DELLA "GRANDE FAMIGLIA UROLOGICA" AL DOTT. MARCO IANNUCCI - In un Duomo gremito le esequie del Medico Urologo amato e stimato da tutti per le sue qualità umane, oltre che professionali - Integrale l'intervento di commiato preparato dal "suo" Primario Dott. Giovanni Cipollone

Oggi tanta gente dice a sua moglie ed ai suoi tre figli che non saranno mai soli, ma potranno contare su tutti coloro che lo hanno stimato ed amato

Il Duomo di Vercelli gremito di tanta gente, questa mattina, 19 aprile, per l’ultimo saluto al

Dott. Marco Iannucci (mancato prematuramente quanto improvvisamente nei giorni scorsi – leggi qui – ),

in servizio presso l’Urologia (vedremo presto, tra poche righe: la “famiglia urologica”) dell’Ospedale S.Andrea dice tutto il bene che questo Medico, marito e padre esemplare aveva saputo fare e trasmettere, nel pur breve periodo in cui ha lavorato e vissuto nella nostra città.

Tanta gente che ha voluto, soprattutto, dire ai suoi familiari, provati da un dolore incommensurabile, che non sono soli.

Con loro ci sono tanti amici, c’è tutta, unita oggi in un abbraccio forte e, certamente, anche nel futuro, quella che il Primario, il “suo” Primario, Dott. Giovanni Cipollone, ha chiamato, appunto la grande “famiglia urologica” del S. Andrea.

Una famiglia che lo stesso Marco aveva, con le proprie qualità umane, oltre che professionali, saputo costruire, con tutti i Colleghi, con tutto il Personale.

Non saranno soli, dunque, né la sua Sposa, né i suoi tre bellissimi ragazzi, appena adolescenti: sanno di poter contare su questa famiglia allargata.

Le mirabili parole che, al termine della Liturgia, il Primario Dott. Cipollone ha voluto rivolgere (affidandone le lettura al Dott. Luigi Apice) ai presenti, un dialogo ideale e ancora reale con Marco, sono integralmente riportate, per gentile concessione dell’Autore, al termine di queste righe.

Dicono tutto di un incontro, tratteggiano i profili essenziali di una personalità luminosa e non banale.

Sono altresì, per la seconda parte, quella più direttamente evocativa della “genesi” di questo approdo del giovane Medico nella nostra città, la “storia” di questi ultimi anni, dal 2008 ad oggi, riprese in video.

Ma i familiari del Dott. Iannucci non sono soli – lo ricorda Don Massimo Bracchi, nell’omelia, anch’essa in repertorio video – perché sappiamo che Marco sarà sempre con loro, non li perderà di vista un minuto, intercederà per loro presso il Padre, ora che è ammesso a contemplarne il volto.

Accade, talvolta che la Fede si faccia interrogativa, anche la Fede che si crede salda, offerta alla dimensione contemplativa della preghiera; anche questa Fede, autentica ed umile, non riesce a rintuzzare la domanda antica, quella fatta di una sola parola, radicale, esigente, severa: perché?

Domande destinata a restare senza risposta, ma anche priva di una deriva deludente.

Riconoscere il nostro limite, la nostra minorità che non sa dare una spiegazione a ciò che solo Dio può conoscere del suo stesso progetto, sempre misericordioso, anche quando misterioso.

E così, se non si può sapere “perché”, certo si può essere certi che Marco ora sia ammesso alla contemplazione del volto di Dio, sia e sarà sempre a fianco della sua famiglia, che mai sarà abbandonata da un amore ora entrato in quello immenso del Padre.

***

Ma ora lasciamo che siano le parole del Dott. Giovanni Cipollone (lette dal Dott. Luigi Apice, che a sua volta ha interpretato i sentimenti di tutta Struttura di Urologia), qui integrali, a parlarci di Marco Iannucci

“Ciao Marco,

in questo momento di dolore non servono tante parole per esprimere quanto sei stato importante per noi.

Non solo un collega, ma un amico.

Anche stavolta sei riuscito a stravolgere tutti i nostri piani, a sconvolgere la nostra visione del mondo, a stupirci.

Stavolta ci hai chiesto di crescere più velocemente del dovuto.

Ci hai messo alla prova.

La più dura.

Qualcuno ti ha conosciuto da più tempo, altri da meno ma in realtà con la tua simpatia e ironia riuscivi a creare un bel legame da subito, amalgamavi il gruppo.

Adesso invece ci hai lasciati cosi, senza salutare, senza spiegare.

Tu che ci dicevi “Aspe’ vieni di là ti devo dire una cosa” e chiarivi le tue impressioni, per migliorarci, per liberarti di un peso, per ritrovare l’armonia e l’equilibrio che sembrava perso o semplicemente per una chiacchiera in confidenza.

Sei stato una presenza importante e solida del nostro quotidiano. Imponente.

Saranno giorni difficili, intensi, di riflessione.

Sembra impossibile invece che da ora in poi non farai più parte della quotidianità…

È strano arrivare in Studio e non trovarti li seduto a controllare gli esami.

Non ci saranno più i tuoi messaggi “Andiamo in mensa?” a battere il tempo di una mattinata infinita.

Lasci un vuoto, dovremo imparare a non averti più al nostro fianco nel riflettere sui casi, non avere il tuo punto di vista.

Non ti avremo più vicino con la soluzione sempre pronta e sempre più originale della nostra ai dilemmi quotidiani.

Sarà strano perfino non sentire le tue battute, pronte a cogliere le nostre piccole insicurezze e i nostri malumori e a convertirli in un sorriso.

Avevi una personalità ricca, complessa, abbondante, strabordante.

Mai invadente, ma sensibile.

Una sensibilità mascherata di ironia, che centrava sempre il “dunque” della situazione.

Abbiamo condiviso ogni momento della giornata.

In realtà, Marco, tu ci sarai sempre, con le tue frasi, le tue espressioni, le tue intuizioni.

Spetta ora a noi continuare nel tuo ricordo quel percorso di lavoro e di vita che abbiamo intrapreso insieme.

Adesso nei momenti difficili, quando dovremo prendere una decisione, con il pensiero ti cercheremo cercando di riflettere a modo tuo e cercando il tuo punto di vista, il tuo confronto, ci sarà sempre un “Marco avrebbe fatto così…”

Il nostro gruppo, la nostra equipe, perde un tassello importante, un pezzo di Noi.

Ci sentiremo abbandonati perché oggi perdiamo un collega ma anche un amico, che con la sua sensibilità ed intelligenza sapeva sempre cogliere le inflessioni del nostro umore e sdrammatizzare o spronare a fare meglio, superare gli ostacoli nonostante le insicurezze e le stanchezze.

Marco lasci un vuoto che ci impegneremo a riempire di tutti i ricordi che ravviveremo all’occorrenza pensando “Marco in questo momento avrebbe…fatto/detto/ci avrebbe presi scherzosamente in giro”

Marco pensaci da lassù, noi ti porteremo nei nostri pensieri e nei nostri cuori, vivrai ogni giorno al nostro fianco. Continueremo a viaggiare e crescere insieme. Porteremo avanti il percorso iniziato insieme”.

***

Ciao Marco

Avrei tante cose da dire per il collaboratore che sei stato, ma oggi voglio solo far conoscere a tutti la persona.

Voglio in particolare ricordare due episodi che per me sono stati fondamentali e rimarranno sempre nel mio cuore:

La telefonata che ti feci nel lontano 2008 dall’aeroporto di Catania durante il mio rientro a Vercelli per proporti di venire a lavorare da noi e tu subito accettasti, a scatola chiusa, ma rimarcando la fiducia nei miei confronti

La tua risposta alla notizia della mia nomina a Direttore FF dell’Urologia: “a Giovà tu devi diventare il mio primario” e poi “noi dobbiamo creare una famiglia”

Ebbene con orgoglio oggi posso confermare che, grazie alla tua preziosa collaborazione, l’Urologia della ASL VC è una vera famiglia.

Siamo riusciti insieme a renderla tale.

Certo non come la tua splendida famiglia reale, non come tutte le nostre famiglie, ma comunque una famiglia.

Una famiglia urologica allargata che comprende oltre noi medici soprattutto il personale del comparto, ovvero “gli infermieri” come ti piaceva chiamarli.

Una famiglia riconosciuta tale da tutta l’Azienda.

Una “famiglia urologica” spesso con tanti problemi ma che tu hai saputo gestire in autonomia, a volte senza neanche dirmi niente.

Sempre pronto a trovare una soluzione, a dare consigli, a trovare parole appropriate.

Mancherà a tutti noi la tua capacità di essere un collante, un riferimento, una persona su cui contare.

Mancherà a me in particolare poter rispondere ai Capisala della Sala Operatoria, del Reparto, della Day Surgery o agli Infermieri dell’ambulatorio: “Chiamate il dr lannucci”

Mancherai.. maledettamente mancherai!!!!

Il tuo Primario”

Posted in Cronaca