Parlare di innamoramento a scuola non è un azzardo: è un atto necessario.
È quello che sta accadendo nelle classi 5^D TUR, 5^I TUR, 5^B SSAS e 3^A SIA, coinvolte negli incontri sull’affettività tenuti dalla Prof.ssa Maria Elena Michelone, sessuologa e formatrice nell’ambito della Rassegna Culturale dell’istituto.
Non si tratta di “lezioni” nel senso tradizionale del termine, piuttosto di spazi in cui le parole – spesso assenti o imprecise quando si parla di emozioni – trovano finalmente forma.
E i ragazzi, tutt’altro che disinteressati o superficiali, mostrano una fame evidente di strumenti per nominare ciò che vivono.
“Il primo innamoramento è all’insegna delle possibilità: intensità, purezza, desiderio, paura, insicurezza, certezza, tutto insieme contemporaneamente”. La citazione di Ugo Telfner accompagna bene ciò che emerge in aula: sorrisi trattenuti, sguardi complici, ma anche attenzione vera.
Perché quel miscuglio di emozioni non è teoria: è esperienza quotidiana.
Il rapporto di coppia, in adolescenza, non è un dettaglio marginale.
È uno dei luoghi in cui prende forma l’identità, non solo affettiva ma anche personale e sessuale.
È lì che si comincia a capire cosa significa desiderare, essere desiderati, avvicinarsi all’intimità senza perdersi.
Le relazioni diventano allora un laboratorio: si sperimentano emozioni nuove, si mettono alla prova fiducia ed empatia, si impara – spesso per tentativi ed errori – a comunicare.
Ma non è un percorso lineare. Gli adolescenti si muovono in equilibrio instabile tra il bisogno di autonomia e il desiderio di essere riconosciuti e accolti.
Una relazione può rassicurare, ma anche diventare troppo stretta, troppo definita, troppo ingombrante.
È qui che il lavoro educativo acquista valore concreto.
Non con formule astratte, ma entrando nei nodi reali: la gestione della gelosia, il rispetto dei confini, la capacità di stare nel conflitto senza trasformarlo in aggressività o silenzio.
Temi che non appartengono solo all’età adulta, ma che si costruiscono proprio adesso.
Un altro elemento che emerge con forza è il peso dei modelli esterni.
Famiglia, gruppo dei pari, social media: tutto contribuisce a creare immagini di coppia spesso idealizzate, rapide, semplificate. Imparare a distinguere tra affetto autentico e pressione sociale diventa allora una competenza fondamentale, quasi una forma di alfabetizzazione emotiva.
Non mancano i rischi: dipendenze affettive, relazioni squilibrate, dinamiche di controllo.
Ma ridurre tutto a questo sarebbe fuorviante.
Le relazioni adolescenziali sono anche un potente spazio di crescita: sviluppano consapevolezza, rafforzano l’autostima, aprono alla possibilità di costruire legami più maturi.
In questo senso, parlare di affettività a scuola non è un’aggiunta accessoria al programma. È un investimento educativo.
Offrire agli studenti occasioni di dialogo guidato, come quelle proposte dalla Prof.ssa Michelone, significa riconoscere che l’apprendimento passa anche – e inevitabilmente – attraverso le emozioni.
Il rapporto di coppia, allora, smette di essere solo “innamoramento” e diventa ciò che realmente è: un luogo complesso, a tratti confuso, ma essenziale.
Un laboratorio in cui si impara, passo dopo passo, a costruire relazioni sane e consapevoli.
E forse il punto è proprio questo: dare ai ragazzi le parole giuste non per spiegare loro cosa provano, ma per permettere di riconoscerlo da soli.
Per restare sempre aggiornato sui contenuti offerti
da VercelliOggi.it aderisci ai nostri Canali Social:
Iscriviti alla nostra pagina Facebook
e al nostro Gruppo pubblico di Facebook
al nostro account di Instagram
Redazione di Vercelli

















