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Sabato 20 ottobre, a conclusione dell'Anno Scolastico

VERCELLI - Francesco d'Assisi, una preziosa eredità da cogliere e raccogliere" - Gli Insegnanti di Religione cattolica in ritiro spirituale al termine dell'Anno Scolastico, per meditare con Frate Claudio Passavanti - Il saluto dell'Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo - 

Iniziativa coordinata dai Professori Carla Barale e Giovanni Garlanda

(elisabetta acide) – ll tempo del “ristoro spirituale” e della “rigenerazione”.

Con queste parole Mons. Marco Arnolfo ha dato il benvenuto ai docenti di Religione Cattolica della diocesi di Vercelli, riuniti presso il monastero di Santa Margherita, sabato 20 giugno per il consueto “Ritiro Spirituale” al Termine dell’anno scolastico.

E nel presentare il relatore della giornata, frate Claudio Passavanti, porge il saluto ai presenti ed un ringraziamento ai responsabili dell’ Ufficio Scuola della Diocesi, prof. Giovanni Garlanda e prof.ssa Carla Barale, che sempre con grande impegno, organizzano e seguono le attività formative, educative e progettuali, rivolte ai docenti ed agli studenti delle scuole del territorio vercellese.

Mons. Marco non manca di ricordare la vicinanza con i docenti nel loro impegno quotidiano e l’ affidamento affettuoso all’amore di Dio, fonte di gioia e di speranza.

Mons. Arnolfo annuncia la “giornata del creato” e del dialogo ecumenico, evento diocesano importante, che si snoderà nel territorio della città, previsto per il giorno 3 ottobre, alla vigilia della ricorrenza della memoria di san Francesco d’Assisi.

Prima del momento di formazione – meditazione, la Prof. ssa Barale, ha offerto ai presenti ed al relatore, la proiezione dei pregevoli e creativi lavori del progetto annuale “Stanze Francescane”, che ha coinvolto le scuole di ogni  ordine e grado in quest’anno e che ha aiutato a vivere e riscoprire non solo la vita e i passaggi salienti della predicazione di san Francesco, ma i valori, l’ attualità del suo messaggio che ha attraversato i secoli.

E frate Claudio entra subito “nel vivo”.

Legale rappresentante e guardiamo superiore dei frati cappuccini del Piemonte, presenta il testamento di San Francesco; uno scritto, riscoperto, analizzato, valorizzato anche fuori dagli ambienti  specifici, grazie agli studi del secolo scorso di Paul Sabatier, Giovanni Miccoli, Pietro Maranesi, datato qualche mese prima della morte del santo (1226).

Un “testamento” che non si “sostituisce” alla regola  approvata da Papa Onorio III nel 1221, ma che costituisce una “eredità “preziosa, indica “la meta” e racconta la sua spiritualità e la sua “concretezza” di vita fatta di misericordia e di predilezione per gli umili, i lebbrosi, i poveri ,il “volto di Dio” in terra.

E con una puntuale ed originale analisi esegetica, fra Claudio, individua la “meta” indicata da Francesco, perché il “dove andare” è importante, proprio come quando i docenti “programmano”, “vedono” quella meta che auspicano per i loro studenti.

Il testo, che ha una struttura tripartita, si snoda dai ricordi (1-23), prescrizioni (24-33) e arriva alla “meta”, il perché del “testo”, che ha un suo “centro”: vivere il Vangelo nella concretezza della povertà e della misericordia.

Due dunque sono le modalità che accompagnano il testo e il “modo di vivere” di Francesco, “raccomandazioni” che lascia in “eredità”:

Incontrare i lebbrosi (poveri ed umili)

Incontrare la Chiesa

Solo in questo modo, per il santo, si può vivere quel “ribaltamento” che aiuta a scoprire il “gusto nuovo”, la “dolcezza” dell’Amore di Dio.

Dio rivela a Francesco il Vangelo della misericordia come vita cristiana, vissuta in pienezza e al servizio: avere a cuore la sorte dei miseri.

Non “farsi piccolo”, ma “farsi misericordioso”.

Una “scelta di vita” che trae forza dall’incontro con Dio crocifisso “vivente” nel volto dei lebbrosi.

E da quell’incontro nasce quella preghiera che diventa “vita”, che diventa “servizio”, che diventa “dono”:

“Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”,

perché la croce è la “sintesi” della fede e la gioia della fatica, il Mistero dell’Incarnazione.

La croce è il punto in cui Cristo è più vicino all’uomo e più lontano da Dio:

“Dio mio, Dio mio…” (citazione di Gesù in croce dal salmo 21/22), unica volta in cui Gesù “chiama” Dio non Padre, Abbà, ma Dio, ma proprio qui, nel dolore e nell’abisso della sofferenza, Gesù ci parla di speranza, di risurrezione: Dio non abbandona, non “sottrae” Gesù dai nemici e dal dolore, perché quel dolore, unità all’Amore sarà la salvezza del mondo.

E frate Claudio, non manca di sottolineare la fede di Francesco che è fede in Cristo Eucaristia, nascosto in poco pane, contemplazione di Dio Infinitamente piccolo e immensamente grande.

Amore di Dio e rivelazione trinitaria per vivere l’identità comunitaria, come “lascito” di Francesco, lo “stile di vita” improntato sulla fraternità e sul “progetto condiviso”: vivere e portare la gioia di Cristo.

E nel testamento, san Francesco lo esprime citando i brani dei Vangeli ( Mt 19,21; Lc 14,26; Mt 19,20; Mt 16,24) perché solo il Vangelo è il “centro”, il “riferimento” per il discernimento nella vita cristiana.

Il peccato altro non è che una “mancanza di relazione” con Dio e con i fratelli; se nella preghiera non lascio la Parola a Dio, la mia vita viene riempita di “altro”: Solo la Parola parla alla vita e produce quella relazione che è amore vero, fatto di carità, di accoglienza, di attenzione, di dono… di amore e perdono che è vero “dono” soprattutto quando l’altro non è “amabile”.

Si sofferma frate Claudio sull’importanza di quel saluto: “pace e bene”, che non è solo “saluto” è l’annuncio della pace, è la sottolineatura di san Francesco “Il Signore ti dia pace” (27 del Testamento), perché la pace è l’ “effetto” di Dio nella vita, pace è vivere con il cuore pieno di Dio.

Essere annunciatori di pace, è essere annunciatori di Cristo, segni di speranza e di gioia in un mondo lacerato da discordie e contese”:

sono parole di Francesco (1226), ma sono parole per gli uomini e le donne del mondo di oggi (2026).

Una “eredità difficile e preziosa”, che richiede di vivere con preziosa semplicità e umiltà, per “dire bene”, per “leggere” tutto come dono, nella “categoria del bene”, per annunciare Dio con la vita.

Una meditazione ricca e originale, appassionata e coinvolgente, intercalata da domande “preziose” per sollecitare la riflessione in ciascuno e sul proprio “ruolo” di docente.

La mattinata si è conclusa con un momento di riflessione personale, “guidata” dalle sollecitazioni di frate Claudio e un ritrovarsi nella bellissima Chiesa del monastero, dove, grazie alle esecuzioni di musiche curate dalla scuola Comunale di Musica “F.A. Vallotti”, le allieve del maestro Canone, hanno accompagnato la preghiera dei docenti presenti, sulle parole di San John Henry NewmanMeditations and Devotions, London, 1912,).

***

Dopo il momento conviviale, i docenti si sono ritrovati nella Chiesa per proseguire il dialogo con fratel Claudio e per condividere le proprie riflessioni, rispetto alla propria vita, alla propria “missione”.

Nella conversazione ricca di spunti e di condivisione di idee, hanno trovato risonanza le riflessioni su quelle “domande”, che lo sappiamo, spesso sono più importanti delle risposte: preghiera, conversione, discernimento, Chiesa, missione, fede, misericordia… molti i “temi” affrontati, a cui fratel Claudio ha offerto altrettante meditazioni tratte dal libro degli Atti degli Apostoli, dal Vangelo di Giovanni, dal capitolo 3 del libro dell’Esodo.

Significative le conclusioni per accompagnare il riposo estivo con quelle parole che possono aiutare a proseguire quella “conversione di amore” di cui tutti hanno bisogno per essere autentici “portatori di misericordia” e “scrivere parole belle nel cuore degli studenti”.

Al termine i responsabili dell’Ufficio Scuola, hanno fornito ai docenti presenti, alcune “anticipazioni” per il prossimo anno scolastico, in merito ad attività e progetti che arricchiranno l’offerta formativa dei docenti nel loro lavoro quotidiano, quali proposte di cammini diocesani comuni.

Soddisfazione tra i docenti e ringraziamento per il dono della Parola.

L’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti [o Dio].

Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te’…

Lui parlava di una ricerca interiore alla quale da sempre sono legate, nell’essere umano, le grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri, per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni” (S. Agostino):

con queste parole Papa Leone XIV aveva accolto i docenti di Religione Cattolica nel mese di aprile e dunque “arricchire” la vita interiore è sempre ricchezza che sarà poi donata e  diventerà relazione.

I docenti possono “fare la differenza”, essere “generatori” di relazioni, di ascolto, di dialogo, di pace… e vive l’esercizio della temperanza per poter essere sempre a servizio della creatività bella di Dio, che scrive ogni giorno, nella vita di ciascuno, parole di amore.