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VERCELLI - Enrico Demaria ricorda la figura di Angelo Fragonara - Dagli anni giovanili a quelli della maturità, dallo Sport all'Insegnamento alla Pubblica Amministrazione - Fino all'ultima festa per l'80° compleanno - Affresco che offre immagini inedite, lungo oltre 50 anni di storia della nostra comunità - 

Le date e gli orari del Santo Rosario e delle Esequie

Ringraziamo Enrico Demaria, autorevole testimone del tempo, per questo mirabile affresco sulla figura di Angelo Fragonara.

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(enrico demaria) – Conobbi Angelo Fragonara, tra la fine degli Anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, poco prima che egli si laureasse, grazie allo sport.

Chi l’ha conosciuto di recente forse fa fatica ad immaginarselo atletico e competitivo; invece, come ricorda l’amico Bruno Casalino (di uno anno più giovane), Angelo giocava sia a calcio sia a basket.

Per quanto riguarda la pallacanestro, il Liceo classico e il Magistrale (anticipando i tempi dell’istituto comprensivo) avevano allestito un’unica squadra per partecipare al torneo tra le scuole.

Angelo – ricorda Casalino – giocava  con me, ma più che giocare, tirava, voleva la palla sempre lui, ed era difficile che te la riconsegnasse, lui puntava sempre al canestro”. 

E leader era anche nella squadra universitaria, se non ricordo male si chiamava Soav, di calcio.

Io, in quegli anni, avevo una squadra amatoriale, tutta mia, fatta di amici, che si chiamava Atletico: calciatori assolutamente mediocri, come me, ma di tanto in tanto, la squadra veniva rinforzata da un giocatore, assolutamente geniale, come Pietro Nicola Petrucci (futuro “mister” di assoluta eccellenza).

E soprattutto, noi potevamo contare su un portiere fenomenale  come Sergio Borsetti, futuro marito di Gianna Giovannini, il terzo portiere, allora, della Pro.

Un’estate, in un torneo che allora si giocava a Costanzana, ci incontrammo.

Gli universitari avevano in porta Roberto Crosio, futuro papà di Francesco  e, in squadra, tra gli altri, il futuro primario di Reumatologia Giorgio Delvino e il futuro notaio Maurizio Ferrara, ma il leader ovviamente, era proprio lui, l’Angelo.

Per superare il turno e andare nel girone finale ai nostri avversari bastava il pari, noi dovevamo vincere.

L’arbitro era “comprensivo” e dilatò i novanta minuti, per aiutarci, ma a tempo abbondantemente scaduto, sullo zero a zero, segnò proprio lui, il Frago, e tutti a casa.

Ci ritrovammo qualche anno dopo a Radio City.

Per l’emittente di Mimmo Catricalà, che era proprio ai primordi, Fragonara confezionò, con l’amico Sebi Astuto, compagno di studi dalla prima media alla terza Liceo classico (il liceo del preside Berzero!) una trasmissione di puro divertimento e di pura intelligenza che si chiamava “Il Pizzaro Nero”, un appuntamento settimanale tutto in rima baciata che il futuro vice preside del Classico e il futuro notaio confezionavano negli studi di via Duchessa Jolanda – per la verità l’ingresso utilizzato da tutti noi era in via Dionisotti – divertendosi un sacco, prima di far divertire gli ascoltatori. 

Angelo Fragonara stava diventando il magnifico, unico docente che intere generazioni di allievi e di colleghi hanno ammirato e amato anche grazie a due donne, tra le più importanti della sua vita: sua mamma e sua zia.

Avevano aperto un negozio di macchine da cucire nel cortile dell’edifici di corso Libertà che, un tempo, ospitava l’albergo della Corona Grossa.

Angelo aveva perso precocemente il padre, mamma e zia lo circondarono di affetto, attenzioni e soprattutto, gli mostrarono la via da percorrere, via su cui Angelo si inoltrò sicuro, senza titubanze, sorretto da una solidità mentale e morale semplicemente proverbiale, e da un innato senso dell’ironia cui egli si aggrappò anche nei frangenti più impervi della vita; certo anche la scuola, la sua scuola contribuì a forgiarlo.

La sua scuola, il Classico, i suoi insegnanti.

Tra tanti, Celso Rosso, prof di Storia e Filosofia, e poi futuro preside.

Diceva ai suoi ragazzi: “Non voglio sentire storie, scuse e non voglio che utilizziate trucchi.

Siate uomini, se ritenete di non essere preparati per l’interrogazione, ditemelo con franchezza: ‘Non me la sento’”.

Era dieci anni più avanti di tutti, un esempio assoluto da seguire per il giovane liceale Fragonara.

Radio City ha cementato la nostra amicizia.

Io sono diventato giornalista e abbiamo avuto decine di occasioni per confrontarci, chiacchierare, discutere.

Quando nella scuola accadeva un fatto degno di cronaca o di nota, io, da responsabile della redazione della Stampa di Vercelli, dicevo ai miei giornalisti:

“Ricordatevi di sentire il parere del professor Fragonara”.

Poi, nel 1985, la Dc stava cercando di riconquistare il Comune perso alle elezioni di dieci anni prima, che avevano sancito la vittoria del Pci. Segretario politico della Dc era Sandro Cattaneo.

L’ex presidente della Provincia Antonino Villa gli presentò un trentottenne docente di Italiano e Latino, di area liberale: “I suoi allievi lo adorano, mettilo in lista, non te ne pentirai”. Fragonara venne schierato dalla Dc come “indipendente” e raccolse un’enormità di voti per un esordiente.

Anche grazie a lui, la Dc vinse le elezioni, e Cattaneo non dovette pentirsi della scelta.

L’accordo fra i partiti prevedeva che il Psi avrebbe avuto il sindaco, Fulvio Bodo. La scelta del vice spettava alla Dc che scelse Fragonara, al quale fu assegnata la delega alla Cultura.

L’impulso dato al settore dal neo vice sindaco fu ragguardevole: musica, arti figurative, letteratura.

Non ci fu voce  che Fragonara tenne in disparte.

Avendo fatto parte del Coro polifonico, era competente anche in musica.

Appoggiò sempre il Viotti, recuperò la Fontione dell’Entierro della Settimana Santa, si occupò della Vallotti, di cui conosceva la storia come pochi altri.

Lavorò così bene da essere di riconfermato dagli elettori, nelle amministrative del 1990, con un vero plebiscito di voti (più di tremila preferenze).

Riconferma a vice di Bodo, altri due anni di giunta poi il terremoto dell’ottobre del ‘92, che fermò tutto.

È rientrato a modo suo, ha assunto prima la vice presidenza poi il timone di VercelliViva, ha tenuto ripetute, e seguitissime conferenze, è stato vicino a don Cesare Massa nel Meic, una colonna portante di Unitré, quindi tra i fondatori del Centro studi politico-culturale “Riflessione e Proposta” dedicato alla memoria dell’amica fraterna Lucia Pigino. Centro studi di cui era l’anima, con gli amici Gianfranco Astori (consigliere del Presidente Sergio Mattarella), Sandro Cattaneo, Filippo Campisi, Donata Belossi, Alessandro Bizjak, Ugo Breddo, Eusebio Baucè e Luigi Tavano.

L’ultima conferenza, nel salone dell’Unione industriale di via Piero Lucca, il 13 febbraio scorso, per la presentazione del libro dello storico Miguel Gotor sull’omicidio di Piersanti Mattarella, era stata seguita da una cena dei fondatori del Centro Studi (presente Astori e il neo presidente dell’associazione Daniele Capolupo) per celebre i suoi 80 anni (compiuti due giorni prima, l’11 febbraio).

Una serata in cui Angelo aveva ancora dispensato chicche di saggezza e di ironia.

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(L’immagine di apertura è di Andrea Cherchi, per gentile concessione).

Il Santo Rosario in suffragio di Angelo Fragonara si pregherà oggi, 21 luglio presso il Duomo di Vercelli, ad ore 17, 30, mentre le Esequie saranno celebrate il successivo mercoledì 22 luglio ad ore 10,30, sempre in Cattedrale.

 

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