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VARALLO - La Biblioteca ricorda la grande figura di Ovidio Raiteri

Piera Mazzone Direttore della Biblioteca Civica “Farinone-Centa”: “Era un uomo di altri tempi, un signore vero, dai gesti e dal pensiero gentile”

Valsesia e Valsessera

La Biblioteca di Varallo ricorda la grande figura di Ovidio Raiteri, Medaglia d’Oro del Cai: un uomo di altri tempi, un signore vero, dai gesti e dal pensiero gentile che rappresentò: “L’esempio emblematico di chi, silenziosamente, fa la traccia nella neve, senza mai alzare la testa con la grande umiltà che solo le anime cristalline come l’acqua di roccia posseggono”.

Tra i tanti riconoscimenti ricevuti da Raiteri il Premio Vincenzo Lancia nel 2008: “Per l’esemplare attaccamento alla montagna della montagna per la quale si è prodigato sotto ogni aspetto, in umile silenzio, ma con la determinazione di chi crede nelle virtù dell’alpe, nella salvaguardia e nel recupero dei valori che ad essa appartengono”.

Traiamo dalle note biografiche i momenti salienti della sua lunga e operosa esistenza.

Ovidio Raiteri era nato a Borgosesia nel 1927.

Dopo le elementari si iscrisse all’Istituto Tecnico “Guglielmo Marconi” per poi proseguire gli studi di Ragioneria a Novara presso l’Istituto Mossotti.

Conseguito il diploma di Ragioniere decise di continuare gli studi all’Università di Torino presso la Facoltà di Economia e Commercio.

Intanto la sua passione per la montagna era già più di un germoglio senza peraltro dimenticare gli impegni nei confronti del padre che gestiva un’avviata attività commerciale di coloniali e affini che lo portava a visitare tutti i Comuni della Valsesia e della Valle Strona, stringendo rapporti, anche strettissimi, con le genti delle vallate ai piedi dei monti.

La morte del fratello Carlo provocò una battuta d’arresto negli studi.

Per Raiteri l’unico sfogo al dolore fu la montagna.

Conseguì la Laurea in Economia e Commercio presso la prestigiosa Normale di Pisa.

Nel 1945 fu tra i fondatori della Sottosezione del CAI di Borgosesia che raccolse, fin da subito, circa duecento soci.

Il rifugio del Tovo vide la luce, anche, grazie a Raiteri.

Attraverso la passione per la montagna conobbe Luisa Festa Bianchet, diplomata al Conservatorio, insegnante: nel 1952 si sposarono.

Dal matrimonio nacquero Monica, Carlo, Manuela, Anita e Mattia, morto prematuramente.

Nel 1954 Raiteri, con altri pionieri, costituì il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino.

Fu un momento epocale, per la prima volta, il territorio nazionale ebbe una copertura per il recupero di chi era in difficoltà in montagna.

Grande organizzatore, diresse splendidamente le varie Stazioni, creando una grande coesione tra gli operatori.

Per ventisei anni rimase alla guida della Delegazione Valsesia Valsessera, andando anche a ricoprire, sotto la presidenza Toniolo, la carica di Vicepresidente Nazionale.

Nel 1959 contribuì alla nascita dell’Associazione Amici delle Guide, con lo scopo di valorizzare, far conoscere ed apprezzare la professionalità delle Guide Alpine della Valsesia.

Nel 1964, da una sua idea, sul Monte Tovo venne costruito l’Altare di Roccia con le rocce provenienti da tutti i monti d’Italia, sul quale ogni anno, nel mese di ottobre, viene celebrata la Messa in occasione della Cerimonia della Benedizione dei Ceri a ricordo di tutti i Caduti in Montagna.

Il suo infinito amore per la montagna non tollerava di veder degradare nell’incuria i monumenti d’arte e di fede che costellano le vallate valsesiane: nel 1973 promosse la nascita di “Montagna Antica-Montagna da Salvare”.

Con “I Sentieri dell’Arte sui Monti della Valsesia” volle conservare e divulgare, su larga scala, tutti gli interventi effettuati per la salvaguardia del patrimonio montano, nacquero dodici itinerari, raccolti in agili opuscoli a stampa.

Nel 1982 Raiteri riprese la tradizione del “Rosario Fiorito“, che aveva visto la luce nel 1600, ma che con i primi anni del Novecento era andato perdendosi.

Istituì, con un gruppo di amici, il Premio “Fabbriciere di Montagna” per sottolineare l’impegno prezioso di coloro che si prendono cura delle chiese, delle cappelle e degli oratori sugli alpeggi remoti.

Ogni anno al Col d’Olen promosse la Messa a ricordo dei Portatori, mitiche insostituibili figure di un alpinismo romantico.

I figli di Ovidio portano avanti i valori e l’impegno dei quali il padre fu testimone.

La figlia Monica recentemente ha donato alla Biblioteca di Varallo, un gran numero di cataloghi di mostre d’Arte e di Storia.

Il figlio Carlo, che è stato Presidente della Sezione CAI di Varallo, studioso e autore di pubblicazioni, alcune delle quali dedicate alla Manifattura Lane di Borgosesia, ha frequentato la Biblioteca, donando gli speciali annulli filatelici.

Salutando Ovidio, antico gentiluomo valsesiano che ha fatto onore alla sua terra, allargandone i confini spirituali, lo ringraziamo per il suo impegno e la sua dedizione, essendoci onorati della sua Amicizia.

Il Direttore della Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo

Dott.ssa Piera Mazzone

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Redazione di Vercelli

Posted in Cronaca