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  • TRINO PIANGE DUE GRANDI MAESTRE - Maria Pia Galanti, vedova Catti,  ed Ernestina Barberis, vedova Martinotti sempre nel cuore degli allievi che tanto hanno amato, ricambiati - Il ricordo dell'ex allieva Sara

Sono state anche due maestre di vita; andavano oltre l’insegnamento, entrambe erano molto religiose e trasmettevano la fede ai loro scolari

(marilisa frison) – A fine novembre, a pochi giorni di distanza una dall’altra, ci hanno lasciato due straordinarie maestre trinesi: Maria Pia Galanti, vedova Catti, di anni 88 ed Ernestina Barberis, vedova Martinotti, di anni 91.

Molto amate dai loro allievi, sono state anche due maestre di vita; andavano oltre l’insegnamento, entrambe erano molto religiose e trasmettevano la fede e i sani principi ai loro scolari, aiutando anche chi si trovasse nel bisogno.

Un esempio di gentilezza, bontà, generosità e forza che hanno dato tanto alla comunità.

La loro dolcezza e il loro piglio rimarrà sempre nei cuori di coloro che le hanno conosciute e voluto bene.

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Un ex allieva della maestra Catti ha voluto ricordarla così:

“La mia Maestra”

La mia maestra, è la maestra Catti.

Già perché anche se il suo era un cognome gentile, che per altro le si addiceva molto, per tutti noi lei era la Maestra Catti. Motivo di orgoglio, quasi come dire: ho la maestra migliore del Mondo!

Cara la mia Maestra, anzi, cara la nostra Maestra. Perché oggi mi trovo qui a condividere con altri dei suoi alunni, il suo ricordo, quello che Lei ha rappresentato per me e credo fortemente per tutti loro. Una voce gentile, lo sguardo amorevole, un simpatico accento emiliano e una fede profonda.

Si vive per amare mi aveva scritto tempo fa in una bellissima lettera.

Per Donare Amore e Riceverlo, Gesù ci ha detto “Rimanete nel mio amore”. Lei lo ha fatto e ce lo ha insegnato.

Perché, se da bambina ho creduto di essere la sua preferita, crescendo, ho capito che lo eravamo tutti. Nessuna differenza, è riuscita a dare la stessa attenzione lo stesso amore, allo stesso modo ad ognuno di noi, e noi oggi, siamo qua per Lei.

Un ultimo saluto le vorrei rivolgere attraverso una poesia, una delle tante che Lei amava, ma questa in particolare credo rappresenti un po’ la sua essenza, i suoi insegnamenti…

TRILUSSA “LA FEDE”

Quella vecchietta cieca, che incontrai

la notte che me spersi in mezzo ar bosco,

me disse: – Se la strada nun la sai,

te ciaccompagno io, ché la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso,

de tanto in tanto te darò ‘na voce,

fino là in fonno, dove c’è un cipresso,

fino là in cima, dove c’è la Croce…

Io risposi: – Sarà … ma trovo strano

che me possa guidà chi nun ce vede… –

La cieca allora me pijò la mano

e sospirò: – Cammina! – Era la fede.

Con immenso affetto

Sara

Posted in Società e Costume