TRINO – Per il nuovo Anno Pastorale ci si prepara bene e in amicizia - VercelliOggi.it VercelliOggi
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In video, integrale, la relazione del Parroco

TRINO - Per il nuovo Anno Pastorale, ci si prepara bene ed in amicizia - L'invito del Parroco, Don Patrizio Maggioni, per una riflessione a tutto campo sul ruolo della Parrocchia, delle Parrocchie e dei Sacerdoti, anche se oggi sono pochi: è lo Spirito Santo che ci chiede un maggiore impegno dei laici nella Chiesa

La Comunità Pastorale 12 della Diocesi di Vercelli è costituita dalle Parrocchie di Trino, Palazzolo Vercellese, Tricerro

(marilisa frison)Il parroco di Trino don Patrizio Maggioni, venerdì sera, 22 Settembre, ha invitato una rappresentanza di parrocchiani oltre ai facenti parte del Consiglio Pastorale, per discutere sull’inizio del nuovo anno pastorale della Comunità Pastorale 12, che riunisce le parrocchie di Trino, Tricerro e Palazzolo.

Molti i parrocchiani che hanno risposto in modo positivo all’invito del sacerdote e alle 21 si sono ritrovati nel salone di Via Irico.

Era presente anche il co-parroco don Riccardo Leone, fresco di rientro dal ritiro spirituale a Bordighera con il Vescovo mons. Marco Arnolfo e altri sacerdoti.

La premessa di don Maggioni: “Il nostro Vescovo è ormai da anni che ci invita a formare una comunità di parrocchie. Ciò essenzialmente per la sempre maggior scarsità di preti sul territorio.

Penuria di preti che potrebbe essere parte di un disegno provvidente dello Spirito Santo.

Spirito Santo che vuole una chiesa con un laicato più protagonista.

Spirito Santo che ci vorrebbe un po’ più umili, probabilmente, alla chiesa delle origini, dove il senso di Comunità era fortemente avvertito”.

Praticamente il don vorrebbe ispirarsi a San Paolo e guardare alle prime comunità cristiane da lui fondate: Corinto, Efeso, Filippi… Nessuna di queste comunità era munita di casa parrocchiale. San Paolo non aveva residenza in esse, ma si è consumato totalmente per loro. Serve un maggior protagonismo dei laici nel tessuto ecclesiale, il futuro della chiesa è sempre più un bell’interrogativo e la carenza di vocazioni fa lanciare nuove sfide. I laici dovrebbero vedere la casa parrocchiale come propria casa e prendersi cura dei problemi della comunità e comunicarli successivamente al sacerdote che si metterebbe a servizio della comunità.

È il laicato che deve sentire l’importanza di creare una buona rete di catechisti, se la ritiene utile; è il laicato che deve studiare come arrivare ai lontani, se ne sente l’urgenza; è il laicato che deve studiare come impostare la parrocchia affinché questa sia segno vivo di Cristo nel mondo. Il prete si metterà a servizio in primis curando ciò che gli è più proprio: S. Messa e confessioni, e rimanendo a disposizione per esercizi spirituali, incontri sul Vangelo e per risolvere problematiche sorte nella comunità, affinché siano risolte alla luce della volontà di Dio.

“Quante volte mi avete sentito dire che il prete in parrocchia, in oratorio è il più “ospite” di tutti e il meno padrone di ciò che gli è affidato… È giunto il momento ed è questo in cui i laici di Trino, Palazzolo e Tricerro sentano tutto ciò che è la parrocchia qualcosa come sostanzialmente loro!”

Molte le perplessità e i dubbi dei presenti su questo tema, non ci si sente ancora pronti a un simile cambiamento. Tante le proposte emerse nei confronti.

Il don ha sottolineato l’importanza della Santa Messa della domenica, a cui tutta la comunità dovrebbe partecipare. La Santa Messa come un cuore, cuore di un corpo che è la comunità. Se nel nostro corpo il cuore non è in forma tutto il nostro essere ne patisce…  Così è per la comunità!

La Comunità come un corpo, fatto di diverse membra, tutte preziose e indispensabili. Membra che devono lavorare in sinergia tra loro, con spirito di grande collaborazione e di profondo bene, perché il sangue che arriva dal cuore che è l’Eucarestia è Amore, e tutto si deve muovere in virtù di questo Amore.

Dannosa e malata quella comunità dove talune membra non si sopportano tra loro, dove nascono maldicenze, dove è sparsa in abbondanza la zizzania… una comunità di tal tipo non può che dar vita a Eucarestie misere, vuote, assenti.

La Santa Messa dovrebbe essere un momento bello, dove si ascolta la parola di Dio e il coro dovrebbe cantare in mezzo all’assemblea e coinvolgerla nei canti, coinvolgere dovrebbe essere una cosa che viene dal cuore. Cantare tutti insieme è gioia e fa sentire bene le persone che andranno a casa felici con la gioia nel cuore, e torneranno anche la domenica successiva. Ha sottolineato l’importanza dell’Adorazione Eucaristica, però, ahimè nostro Signore viene lasciato spesso solo. Oltre all’Adorazione Eucaristica del Sabato mattina, ha pensato di farla anche il giovedì mattina dalle 6,30 alle 7,30 per dar la possibilità anche a chi lavora di passare un momento a salutare nostro Signore.

Se i genitori non vengono in chiesa, a scuola i sacerdoti non possono più andare, chi parla ai ragazzi; bisogna tornare a mettere Dio al primo posto come avveniva in passato, solo così torneranno le vocazioni e si riusciranno a coprire tutte le parrocchie.

(Nel video il discorso completo di don Maggioni).

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