TRINO – Don Patrizio Maggioni lascia la Parrocchia e torna in Missione tra gli ultimi - VercelliOggi.it VercelliOggi
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Giustizia è accettare di perdere un po' del tanto che noi abbiamo per donarlo a chi è nel poco o nel nulla.

TRINO, PALAZZOLO VERCELLESE, TRICERRO - Don Patrizio Maggioni lascia la cura pastorale delle tre Parrocchie e torna in Missione tra gli ultimi del Mondo - La notizia ieri sera, sabato, nel corso della S.Messa anticipata - Toccante lettera di commiato (si spera temporaneo) sul Notiziario

Ho bisogno di trascorrere un periodo di qualche mese in missione, per provare a recuperare quella serenità evangelica che ora manca.

(marilisa frison) – Questo sabato 17 febbraio 2024, i fedeli recandosi alla Santa messa delle 18, ritirando il Notiziario, in prima pagina, hanno avuto una notizia inaspettata, che ha lasciato tutti senza parole, disorientati.

I trinesi sono molto affezionati e legati sia al parroco don Patrizio Maggioni, che a don Riccardo Leone e leggere che il proprio parroco si sente irrequieto e ha bisogno di un periodo di congedo per dedicarsi ai più poveri, ai più bisognosi, ha creato un po’ di smarrimento. Non voglio aggiungere altro, lascio parlare la sua bella e commovente lettera, in versione integrale, in cui spiega in modo esaustivo tutto il suo stato d’animo, ai parrocchiani.

“Cari parrocchiani,
le voci di qualche settimana fa, rimbalzate qua e là, su una mia possibile partenza da Trino, hanno dato adito ad una riflessione profonda nella mia persona.
Da dove queste voci? Perché questo pensiero?
L’unica risposta che son riuscito a darmi è che, esse, avessero origine nella condivisione con qualcuno, di una certa mia intranquillità, nel mio modo di esercitare il ministero sacerdotale in questo preciso momento storico, nel mondo attuale che ci circonda.
Vi scrivo dunque per condividere lo stato di salute del mio animo.
L’ho fatto con l’Arcivescovo, ora lo faccio con voi.
Parto da una frase famosa di Sant’Agostino: “Il mio cuore è inquieto finché non riposa in Te”, perché, in sintesi estrema, essa riassume bene quel che vivo interiormente.
Sono inquieto… e probabilmente questo lo si evince anche dalle omelie che dovete, vostro malgrado, subire. La maggior parte delle parole che spendo dall’ambone mi rimbalzano addosso, i discorsi, i concetti, che da lì esprimo, sono, quasi tutti e quasi sempre, in primis, per me, più che per altri… “Cosa significa riposare nel Signore?” Cercare un bel posto in cui mettersi comodi a far niente? Il mio rischio personale è proprio questo, adagiarmi su un modello di sacerdozio comodo.
Di fronte alle varie guerre, alle immagini dei bambini che innocenti ne stanno portando tutto il peso, io sto male… e dentro me dico: cosa vuol dire essere prete?

Starsene qui in mezzo all’opulenza, al tutto e più di tutto, inermi, a fare parole, spesso vuote?!

Questo è essere prete?

Il mondo con le sue guerre di dominio, (perché di questo si tratta), ci sta trascinando in una direzione dai contorni drammatici, io ho bisogno di scendere da questo treno pesante lanciato a velocità sostenuta verso un dove che spaventa e di cui non sappiamo bene.
“Cosa significa riposare nel Signore?” Aprirsi alle parole del Santo Padre, le uniche ormai che invocano la PACE… aprirsi e adoperarsi per quelle…
“Ogni impegno per la pace implica e richiede
l’impegno per la giustizia. La pace senza giustizia non è una vera pace, non ha solide fondamenta né possibilità di futuro.” Giustizia è accettare di perdere un po’ del tanto che noi abbiamo per donarlo a chi è nel poco o nel nulla… La mia vocazione nasce proprio da questo esercizio di dono, nasce dall’imparare a perdere del mio, per regalarlo a chi, più sfortunato di me, non aveva il necessario per vivere, nasce in terra di missione, nasce tra i poveri
Una vita più mangiata, più spesa, più consumata dove si arriva a sera sfatti dalla stanchezza, per aver corso per altri, questo è evangelicamente riposante.
Ho bisogno di tornare a sudare quell’aria lì, per questo ho chiesto al vescovo la possibilità di trascorrere un periodo di qualche mese in missione, per provare a recuperare quella serenità evangelica che ora manca.
A sorpresa il vescovo mi ha detto: “Va bene” e così tra non molto partirò.
Il vescovo mi ha detto che provvederà a non far mancare ciò che serve alla parrocchia. – Prosegue – Ringraziando tutti, partendo da don Riccardo, per la clemenza accordatami sin’ora nell’aver accettato di aver accanto un prete inquieto e irrequieto, accogliendomi per quel che sono, vi chiedo quest’altro esercizio di pazienza, che so non facile… capisco già sin d’ora chi faticherà a capire il mio modo strampalato di essere prete. Metto tutto e tutti nella preghiera affinché si possa apprendere nel profondo ciò che significa “RIPOSARE NEL SIGNORE” quel “in Te” che sa anche di relazione e relazioni profonde e vere. Fiducioso che la Chiesa la guida lo Spirito Santo… e meno male perché altresì sareste/saremmo fritti, buon cammino di quaresima…”

Don Pato

***

Anche se a malincuore e con tanta tristezza, non ci resta che prendere atto, accogliere e rispettare la sua decisione e sperare che tra i poveri e gli ultimi ritrovi una meritata pace interiore e ritorni presto tra noi sereno e gioioso come eravamo abituati a vederlo prima di questi tempi difficili e dolorosi che caratterizzano lo scenario internazionale, oggi così martoriato.

Don Maggioni è parroco oltre che di Trino, di Palazzolo e Tricerro.
Un abbraccio dai tuoi parrocchiani caro don Pato.

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