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ROTARY SANT’ANDREA VERCELLI - Tema della conviviale “Se 8 ore… 120 anni di diritti” le conquiste delle mondine

I relatori Sarasso e Rosso hanno offerto una riflessione sulle radici storiche, economiche e sindacali di una trasformazione epocale

Vercelli Città

“Un territorio che non ha attraversato la storia da semplice spettatore, ma che in alcuni momenti ne è stato protagonista: nell’arte, nell’innovazione, nell’economia e, in questo caso, nelle conquiste sociali”.

Così il Presidente di Consulta 1219, Paolo Mensa ha introdotto la conviviale del Rotary Sant’Andrea Vercelli, presieduto da Stefano Mazza.

Il tema della serata, infatti, è stato “Se 8 ore… 120 anni di diritti”, richiamando le conquiste delle mondine.

Relatori sono stati il Dott. Giuseppe Sarasso e l’Avvocato Edoardo Rosso che hanno offerto una riflessione a più voci sulle radici storiche, economiche e sindacali di una trasformazione epocale nata nel mondo agricolo e capace di estendersi a tutti gli ambiti lavorativi.

L’appuntamento ha fatto da apripista al convegno di approfondimento organizzato da Consulta 1219, in programma per il 7 novembre al Teatro Civico di Vercelli.

Il Dott. Giuseppe Sarasso ha ripercorso l’evoluzione agronomica del Vercellese a partire dall’Ottocento, ricordando la figura pionieristica di Camillo Benso di Cavour e la nascita di Ovest Sesia nel 1853: “L’idea – ha spiegato – era quella di costituire una società attraverso la quale gli stessi agricoltori potessero diventare concessionari delle acque, gestendole direttamente”.

Ha poi parlato dell’introduzione di strumenti avanzati come il livello a cannocchiale e le trebbiatrici.

Tra le tappe ricordate, la Stazione Sperimentale di Risicoltura nel 1908 – la prima in Europa – e il primo incrocio sul riso nel 1925, grazie agli studi di Giovanni Sampietro.

Sarasso, in seguito, ha illustrato l’evoluzione degli addetti in agricoltura.

Infatti, il censimento del 1951 indicava il 42,2 % della popolazione attiva totale impiegata in questo settore.

Sarasso ha spiegato che “oggi la percentuale è scesa intorno al 4% grazie all’introduzione della meccanizzazione dell’agricoltura”.

Sulle mondine ha ricordato: “Il lavoro in risaia era particolarmente faticoso. Trascorrevano molte ore chine nell’acqua, impegnate nella monda e nel trapianto”.

Durante la giornata erano previste brevi pause per consumare il cibo, spesso direttamente nei campi: “Con il tempo anche la razione alimentare si è arricchita, passando da pane, riso, lardo, fagioli e patate a nuovi alimenti quali pasta, latte, carne e formaggio”.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta “la progressiva meccanizzazione ha reso sempre meno necessario il ricorso alla manodopera stagionale”, fino al crollo delle presenze nel 1964.

In seguito è intervenuto l’Avvocato Edoardo Rosso che ha analizzato le posizioni degli agrari, illustrando il loro contributo all’evoluzione del settore.

Ha ripercorso le tappe a partire dal 1901, anno di nascita dell’Associazione tra agricoltori del Vercellese.

Come recitava l’appello ufficiale dell’epoca, l’organizzazione intendeva promuovere “il miglioramento dell’agricoltura non disgiunto dal benessere delle classi lavoratrici, considerato come precipuo elemento di pace sociale e di vero progresso”, sostenendo anche la ricerca agronomica.

Rosso ha sottolineato che gli agrari sono stati protagonisti di una modernizzazione d’impresa.

Ne è stata un esempio la creazione, nel 1902, della cassa mutua cooperativa contro gli infortuni (quali ferite da attrezzi, infezioni dovute alla permanenza nell’acqua e danni agli occhi).

La cassa ha introdotto un sistema particolare, ovvero il «metodo vercellese»: il premio assicurativo era calcolato sulla superficie coltivata anziché sul numero di lavoratori.

Nel 1908 è nata poi la Stazione Sperimentale di Risicoltura, prima in Europa, per studiare nuove tecniche, aumentare la produttività e selezionare le varietà di riso.

Il nodo dello scontro con le mondine ha riguardato la gestione del tempo: condizionati anche dal meteo e dalle stagioni, per i proprietari il controllo dell’orario era il perno aziendale. Di fronte alle proteste, “gli agrari erano spesso più disponibili a concedere aumenti salariali che a ridurre l’orario lavorativo”. Cedere sulle ore significava infatti perdere potere organizzativo, mentre le mondine chiedevano “il riconoscimento del tempo libero come diritto individuale”.

Si è trattato del “confronto tra due diversi processi di trasformazione: da una parte la modernizzazione dell’impresa agricola, dall’altra quella dei diritti del lavoro, da cui è scaturito un nuovo e duraturo equilibrio sociale”, ha concluso l’Avvocato.

Alla serata erano presenti l’Assistente del Governatore Milly Cometti, i Soci del Rotaract Sant’Andrea, il Presidente e la Curatrice del Museo Borgogna rispettivamente Pier Paolo Forte e Cinzia Lacchia, il Vicepresidente di Consulta 1219 Giulio Zella e il Tesoriere Roberto Graneris.

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Redazione di Vercelli

Posted in Società e Costume