Alberto Deambrogio, Segretario Regionale di Rifondazione Comunista del Piemonte, interviene con una nota durissima in merito alle recenti dichiarazioni di Alessandro Canelli, Sindaco di Novara e voce autorevole dell’ANCI, riguardo alle difficoltà finanziarie dei Comuni italiani.
“È difficile non scorgere un misto di grottesco e ipocrisia nelle lamentele del Sindaco Canelli – esordisce Deambrogio -. Siamo di fronte a un paradosso politico totale: un esponente di primo piano della stessa area politica che sostiene il Governo Meloni si scaglia contro i tagli che quel medesimo Governo impone. Canelli e i suoi colleghi di centrodestra amministrano i territori lamentandosi degli effetti di decisioni prese dai loro stessi partiti a Roma. È un gioco delle parti stucchevole che non incanta più nessuno.”
Deambrogio allarga poi l’analisi alla gestione degli ultimi decenni: “Non dimentichiamo che la situazione attuale è il frutto avvelenato di anni di politiche neoliberiste. Governi tecnici e di centrosinistra hanno sistematicamente usato i Comuni come un bancomat per far quadrare i conti dello Stato, sacrificando i servizi essenziali sull’altare dei vincoli di austerità imposti dalle élite europee. Questa deriva ha spinto i sindaci, spesso consenzienti, verso la privatizzazione selvaggia di ogni servizio locale, trasformando i diritti dei cittadini in profitti per i privati”.
Il punto centrale della critica di Rifondazione Comunista riguarda però le priorità di spesa nazionale.
“C’è una contraddizione di fondo che Canelli e il suo governo di riferimento fingono di non vedere – prosegue il segretario regionale del PRC -. Non si può pretendere di avere risorse per gli asili nido, i trasporti o il sostegno alle povertà se, contemporaneamente, si scelgono il riarmo e il finanziamento della guerra. Finché l’Italia continuerà a dirottare miliardi di euro verso l’invio di armi e l’aumento delle spese militari, per i Comuni e per i bisogni reali delle persone ci saranno sempre e solo briciole”.
“Il Sindaco Canelli e l’ANCI abbiano il coraggio di dire la verità: l’autonomia e la sopravvivenza degli enti locali sono incompatibili con l’economia di guerra e con i diktat di Bruxelles che loro stessi hanno sostenuto per anni. Senza una rottura netta con queste politiche, le loro restano solo grida nel deserto e fumo negli occhi dei cittadini piemontesi” conclude Deambrogio.
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Redazione di Vercelli














