Riceviamo e pubblichiamo
Il Partito Democratico Vercelli Valsesia fa propria e rilancia la voce della consigliera comunale Manuela Naso, che ha scelto di intervenire sulle recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni in merito alla presenza di ragazzi di origine straniera nelle scuole italiane.
Lo fa da una prospettiva particolarmente significativa: quella di una docente che ogni giorno vive concretamente la realtà della scuola e, insieme, quella di una rappresentante delle istituzioni che sente la responsabilità di intervenire quando il dibattito pubblico rischia di allontanarsi dalla realtà quotidiana vissuta nelle nostre comunità scolastiche.
Come Partito Democratico facciamo nostre queste riflessioni e riteniamo importante condividerle, perché crediamo che sulla scuola sia necessario parlare di inclusione, pari opportunità, risorse, sostegno agli insegnanti e strumenti per accompagnare studenti e famiglie, evitando generalizzazioni che rischiano di trasformare le differenze in contrapposizioni.
Per questo riteniamo che la voce di chi vive ogni giorno la scuola debba essere ascoltata e possa contribuire a riportare il confronto politico alla concretezza e alla responsabilità.
Condividiamo quindi integralmente la riflessione di Manuela Naso e la diffondiamo come contributo a una discussione pubblica attenta, rispettosa e fondata sulla realtà quotidiana vissuta da studenti, famiglie e insegnanti.
“In qualità di insegnante, profondamente convinta del valore della scuola come luogo di crescita, inclusione e costruzione di una comunità, e di consigliera comunale, sento il dovere di esprimere le mie perplessità rispetto alle recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni riguardo alla presenza di ragazze e ragazzi di origine straniera nelle scuole italiane.
È proprio partendo dall’esperienza quotidiana nella scuola e nelle istituzioni che credo sia importante ribadire quanto l’inclusione rappresenti non solo un valore educativo, ma anche una responsabilità collettiva. Le differenze culturali e le diverse storie personali che abitano le nostre classi fanno ormai parte della realtà del Paese e possono essere una risorsa preziosa per costruire una società più consapevole e coesa.
Su questi temi credo sia necessario mantenere un confronto serio e rispettoso, evitando semplificazioni e mettendo al centro, prima di tutto, le ragazze e i ragazzi, il loro percorso educativo e il loro diritto a sentirsi pienamente parte della comunità in cui vivono.
La scuola dovrebbe essere prima di tutto un luogo di inclusione, crescita e pari opportunità, nel quale ogni ragazza e ogni ragazzo possa sentirsi parte della comunità scolastica, indipendentemente dalla propria origine, dalla cittadinanza o dalla storia della propria famiglia.
Affrontare le difficoltà del sistema scolastico è necessario, ma ritengo che la presenza di studenti stranieri non possa essere presentata come un problema in sé. Le criticità dell’integrazione, dell’apprendimento della lingua italiana e del sostegno alle scuole vanno affrontate con risorse, insegnanti, strumenti educativi e politiche capaci di accompagnare concretamente studenti e famiglie.
Il dibattito pubblico deve quindi evitare generalizzazioni e contrapposizioni tra ragazzi italiani e ragazzi di origine straniera. La scuola ha il compito di unire, non di creare categorie contrapposte.
Ogni studente deve poter avere le stesse opportunità di apprendere, partecipare e costruire il proprio futuro. È su questo principio che dovrebbe concentrarsi la discussione politica sull’istruzione.
Il resto, oltre a risultare difficilmente praticabile anche sul piano numerico e organizzativo, rischia di trasformarsi in uno strumento di propaganda costruito sulla pelle di studenti che, nella stragrande maggioranza dei casi, vivono la scuola, si integrano e contribuiscono quotidianamente alla comunità scolastica senza essere né fonte di problemi né oggetto di discriminazione.
Da insegnante, prima ancora che da consigliera comunale, non posso che prendere le distanze da queste affermazioni, perché profondamente distanti dalla realtà che noi docenti viviamo ogni giorno nelle nostre scuole. Il nostro lavoro quotidiano va nella direzione opposta: includere, educare, accompagnare, valorizzare le differenze e garantire a ogni studente le stesse opportunità, senza trasformare l’origine di una persona in un criterio di distinzione.
La scuola non ha bisogno di divisioni o di capri espiatori: ha bisogno di investimenti, strumenti e politiche che sostengano concretamente chi ogni giorno lavora per costruire una comunità più inclusiva e coesa”.
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Redazione di Vercelli


















