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Quei giovani mottesi il 24 giugno 1859, si trovarono a combattere sul fronte lombardo la “Battaglia di San Martino e Solferino”,

MOTTA DEI CONTI - Quella campanella che da 167 anni è simbolo di speranza, richiama il valore della Pace, della collaborazione e della concordia - La Festa di San Giovanni in questo 2026 pone l'accento sul valore della coesione tra le persone, per far crescere il paese - Il Sindaco Emanuela Quirci: "Una comunità non si misura solo dalle opere pubbliche che realizza, ma soprattutto dalla qualità delle relazioni che sa costruire" - IL VIDEO E LA GALLERY

Presenti tanti Sindaci del territorio con il Presidente della Provincia Davide Gilardino - Partecipazione fattiva di tutti i gruppi di volontariato e dei giovani della Leva 2008

I giovani mottesi che, il 24 giugno 1859, si trovarono a combattere sul fronte lombardo la “Battaglia di San Martino e Solferino”, ormai da tempo ci hanno lasciati, ma certo oggi sarebbero contenti di vedere come la gente del loro paese scioglie ancora il voto che loro vollero dedicare a San Giovanni Battista.

La Tradizione attinge da fatti tremendi e, ad un tempo, permeati di sentimenti capaci di commuovere.

Le Guerre di Indipendenza furono guerre sanguinose, dove il confronto con il nemico era una lotta senza esclusione di colpi, non di rado guardando l’altro, guardandosi tra ragazzi coetanei, negli occhi, prima di uccidersi.

Tanti i feriti lasciati sul campo e merita ricordare che, trovandosi in quei luoghi nei giorni immediatamente successivi, lo svizzero Henry Dunant, alla vista dei corpi martoriati affidati alle cure spontanee della popolazione, mosso da intenti umanitari, concepì l’idea di soccorrere i feriti di entrambi gli schieramenti.

Così nacque la Croce Rossa Internazionale.

Il fronte si estendeva, appunto tra le due città, lungo una linea di fuoco di circa 30 chilometri ed i giovani mottesi si trovavano, ovviamente con l’esercito piemontese, nel settore di San Martino.

Concreto ed incombente il pericolo di perdere la vita.

Ma era il 24 giugno e parve loro di udire il rintocco della piccola campana che chiama alla preghiera la gente del paese, nella festa del Battista: tanto bastò perché si affidassero alla sua intercessione, che non deluse.

Fecero tutti ritorno a casa.

Da quel giorno l’intera comunità ha stretto un voto di ringraziamento, che si scioglie con questa processione nel corso della quale l’effige del Santo, riprodotta in olio su tela, è raffigurata con uno sfondo inedito rispetto all’iconografia tradizionale giovannea: il teatro di guerra.

La tela viene portata in processione per poi essere collocata in Chiesa parrocchiale, nel corso dell’Eucarestia.

A proposito di questa sacra immagine, quest’anno una bella novità: si è ripristinata l’usanza di incorniciarla con una ghirlanda di fiori bianchi e rossi, come fu usanza originaria.

Oggi la comunità di Motta de’ Conti ha sciolto questo voto, partecipando numerosa, pur nella corrusca giornata da bollino rosso.

Comunque, una bella giornata che è parso volesse partecipare ulteriori e incoraggianti messaggi di fiducia: illuminata dal sole, con la presenza di tanta gente, di una banda davvero all’altezza del compito, la Banda Arditi di Crescentino.

Altrettanto è doveroso dire per la cantoria che ha animato la Liturgia presso la chiesa parrocchiale della Santissima Annunziata (presieduta

dal Parroco, Don  Amedeo Degregori); si tratta delle Corale San Giovanni Bosco, diretta dalla Signora Veronica Valentini.

Poi tanti Amministratori dei Comuni vicini,  personalità della Pubblica Amministrazione come il Presidente della Provincia Davide Gilardino, delle Forze dell’Ordine e dell’Associazionismo sociale.

Tutti li ringrazia il Sindaco Emanuela Quirci che, con la sua Vice Cristina Ferraris e l’aiuto sempre prezioso di Marinella Volpi, costituiscono un “tridente” capace di intuito e motivazione, non meno che di grandi risultati organizzativi.

Il Sindaco, nel proprio discorso (ripreso nel video che accompagna queste note, insieme alla gallery) riprende un’intuizione particolarmente persuasiva:

una comunità non si misura solo dalle opere pubbliche che realizza, ma soprattutto dalla qualità delle relazioni che sa costruire”,

così assonante con la massima di Salvador de Madariaga: “asfaltar no es gubernar”; a significare come il ruolo di guida di una comunità, oltre alla pur doverose iniziative concrete di servizio, postuli necessariamente la capacità di capire, interpretare e rappresentare le istanze più autentiche della gente, le speranze più irrinunciabili, debba motivare una sempre rinnovata fiducia nel futuro.

E, a proposito di futuro, non si può non ricordare la bella serata di venerdì scorso, concepita sempre nel ciclo di manifestazioni per la festa di San Giovanni, che ha visto il confronto sul tema

“Scienza e Fede” tra l’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco Arnolfo ed il Dott. Daniele Gardiol, un Fisico di fama internazionale.

La serata – a proposito di collaborazione intelligente e corale tra tutte le componenti del paese – è stata resa possibile grazie all’impegno del Presidente del Comitato di San Giovanni, Edoardo Benzoni.

Vi lasciamo con il video e la gallery, non senza un plauso ai giovani della Leva 2008, per l’impegno profuso nel corso della giornata.