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Biellese e Oropa, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte
Perdona l'offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella XXIV Domenica del Tempo Ordinario - "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette" - Commento a cura delle Suore Carmelitane del Monastero "Mater Carmeli" di Biella - 

Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore

Sir 27, 30 – 28, 7

Dal libro del Siracide
Il rancore e l’ira sono un abominio,

il peccatore li possiede.
Chi si vendica avrà la vendetta dal Signore
ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo
e allora per la tua preghiera
ti saranno rimessi i peccati.
Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo,
come oserà chiedere la guarigione al Signore?
Egli non ha misericordia per l’uomo suo simile,
e osa pregare per i suoi peccati?
Egli, che è soltanto carne, conserva rancore;
chi perdonerà i suoi peccati?
Ricordati della tua fine e smetti di odiare,
ricordati della dissoluzione e della morte
e resta fedele ai comandamenti.
Ricordati dei comandamenti
e non aver rancore verso il prossimo,
ricordati dell’alleanza con l’Altissimo
e non far conto dell’offesa subita.

Sal.102

RIT: Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

  RIT: Il Signore è buono e grande nell’amore.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia.

  RIT: Il Signore è buono e grande nell’amore.

Egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

  RIT: Il Signore è buono e grande nell’amore.

Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia
su quanti lo temono;
come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.

  RIT: Il Signore è buono e grande nell’amore.

Rm 14, 7-9
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore.

Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

Mt 18, 21-35
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”.

***

UN PENSIERO SULLA PAROLA, A CURA DELLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO “MATER CARMELI” DI BIELLA

Entriamo nella logica di Dio

(Sir 27,30-28,7; Sal 102/103; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35)

La domanda di Pietro è in linea con il vangelo di domenica scorsa.

Gesù invitava a incontrare per primi il fratello o la sorella che ci hanno offeso, o fatto un torto, per cercare di ristabilire la comunione; se a chi ha sbagliato è chiesto di riconoscere e ammettere la propria colpa, alla parte lesa è chiesto di perdonare.

Queste dinamiche erano ben presenti nella vita comunitaria della comunità dei discepoli, così come in ogni comunità. Pietro, che aveva capito l’importanza del perdono, domanda a Gesù: “quante volte dovrò perdonare? Fino a sette volte?”.

C’è già una bella disponibilità nell’apostolo, poiché può accadere che fin dalla prima offesa si chiuda il rapporto e l’altra persona venga tagliata fuori dalla nostra vita.

La risposta di Gesù non asseconda la ragionevolezza umana che arriva fino a un certo punto di generosità e non oltre.

La parola del Signore non pone nessun limite al perdono: “non ti dico fino a sette volte” – come Pietro si attendeva – “ma fino a settanta volte sette”, che significa sempre. Possiamo immaginare come Pietro possa essersi sentito ascoltando questa risposta.

Gesù poi aiuta ad approfondire la questione attraverso una parabola che racconta una storia con un aspetto inverosimile, due somme di denaro che non hanno paragoni possibili.

La prima è sufficiente per pagare un operaio dei tempi di Gesù durante 200.000 anni!

La seconda basterebbe appena per pagarlo tre mesi.

Il grande debito è quello che Dio rimette ad ogni uomo che è un debitore insolvibile.

La buona notizia della salvezza in Gesù è che Dio rimette totalmente il debito all’umanità.

Non gli chiede più conto di nulla.

Il Vangelo ci fa entrare in un mondo paradossale, che cambia tutto e dove tutto è possibile. “Impossibile agli uomini, ma possibile a Dio”: questa è la chiave di lettura del Vangelo.

Dio è compassionevole e pieno di bontà e amore con chi lo invoca, con chi come l’uomo dal debito enorme, lo prega di avere pazienza, promettendo di restituire una somma che non è restituibile.

Dio ha compassione e condona tutto.

Quest’uomo si trova in un attimo sollevato dal peso del suo debito, avrebbe dovuto scoppiare di gioia e gratitudine, avrebbe potuto nella riconoscenza, maturare in sé qualcosa del dono ricevuto, così come il Signore gli dirà: “non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”.

L’esigenza conclusiva della parabola è senza scappatoie: non agire in modo conseguente, dopo che si è rivelato l’amore di Dio, significa annullare il suo perdono nei propri riguardi. Dio lega il suo perdono al nostro, egli è disposto a condonarci tutto e sempre, ma chiede che anche noi, da lui continuamente amati e perdonati, cerchiamo di ricambiare il dono ricevuto con la disponibilità a perdonare di cuore i fratelli.

Così possiamo entrare nel mondo della buona novella e dire in verità: Padre nostro, rimetti a noi i nostri debiti e fa che la gioia, l’esperienza della gratuità del tuo perdono, ci doni un cuore capace a nostra volta di perdonare!

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

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